Al Pitti Uomo 97 sfilano le Nazioni Unite della Moda

Al Pitti Uomo 97 sfilano le Nazioni Unite della Moda

Di Enrico Maria Albamonte

Pitti uomo apre in bellezza. La novantasettesima edizione del salone fiorentino di menswear si preannuncia ricca di appuntamenti e di novità con un’impronta sempre più internazionale. Nella cornice della Fortezza da Basso allestita in un tripudio di bandiere secondo il nuovo tema della manifestazione sviluppato dal creativo Angelo Figus, come se Pitti fosse, per usare le parole di Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine, “le Nazioni Unite della moda”, i più prestigiosi marchi di moda maschile esporranno le loro collezioni per l’autunno-inverno 2020-21.

I 75 anni di Brioni, la sfilata di Jil Sander, special guest di questa kermesse e il ritorno di fiamma di Stefano Pilati con una collezione che porta il nome random identities concepita per l’era digitale nel segno del cross gender, sono gli eventi clou della rassegna di moda maschile che animerà Firenze dal 7 al 10 gennaio.

Clark Gable fitting in Brioni
Clark Gable fitting in Brioni


La maratona dedicata alla definizione dei nuovi trend maschili prevede una girandola di appuntamenti e tanti momenti di mondanità che vedranno la partecipazione di una folla cosmopolita composta di 36.000 visitatori, il tutto su un’area espositiva di 60.000 metri quadrati per esplorare le novità di 1203 marchi, di cui 540 esteri, con 265 fra nomi nuovi e rientri in un percorso articolato in dodici sezioni. Per quanto riguarda il bel paese fra i ritorni spiccano Herno Laminar, Fornasetti, Canadian, Il Tabarro di Sandro Zara, Malo, Lab-Pal Zileri, Moma. Una delle novità più attese è la presentazione del brand Telfar, un marchio agender di New York fondato dallo stilista di origini liberiane Telfar Clemens in cui estetica, identità e funzionalità si fondono in un progetto unico. Un altro mega evento, curato quest’ultimo dallo storico della moda Olivier Saillard, è il 75esimo anniversario della maison Brioni, oggi controllata da Kering. Il primo brand italiano di moda maschile a sfilare sulla passerella della sala bianca di Palazzo Pitti nel 1952, celebra la sua gloriosa storia presentando la nuova collezione per il prossimo inverno sullo sfondo di una suggestiva retrospettiva del marchio attraverso una scenografica installazione. Al centro della manifestazione ci sarà la sfilata ‘Otherwise formal’ a cura della rivista Dust edita da Luigi Vitali con l’art direction di Luca Guarini. Un’occasione per riflettere sul mutamento del concetto di abbigliamento formale maschile: Pitti Uomo ha contribuito al superamento del concetto di classicità sartoriale, la sfilata ha luogo nel cavedio di fronte al padiglione centrale, negli spazi aperti della fortezza e si prefigge, attraverso una selezione di capi provenienti dagli stand della fiera, di rispondere alla domanda: “che cos’è il nuovo formale oggi?”.

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SARTORIA LATORRE


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LARDINI


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LAMBORGHINI _ Pitti Uomo 97 _ Giacca Termica


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CIVIDINI


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L’ALTRO UOMO_GAZZARRINI


E non poteva mancare il focus sulla sostenibilità, tema sempre più cruciale in questa fase storica. Nasce così il progetto ‘Think green: from waste to new materials’ : lo spazio Lyceum diventa per la prima volta un ‘luogo delle idee’ per una riflessione costruttiva e positiva su una produzione consapevole e sull’eco-design. Lo spazio, ideato dall’architetto Andrea Caputo autore di progetti retail con una visione aperta sui nuovi materiali nati dal concetto dell’economia circolare e del riciclo sarà una sorta di isola intorno alla quale si svolgeranno talk, dialoghi, confronti, provocazioni a cura della designer Angela Rui. Ma che uomo sarà quello che si affaccia sulla scena del prossimo inverno? A giudicare dalle previsioni dei ricercatori di tendenze di Pitti immagine il classico punta sui piumini dalla stampa tartan, sul fascino della divisa evocata da alamari e dettagli marziali come anche da certe fogge legate ai guerrieri ninja e alle tute workwear, sui mix inediti di jersey e lana all’insegna di un neo-edonismo, sul mood da gentleman rilassato a base di principe di Galles e pied de poule. Per gli amanti del look più informale niente di meglio di una sferzata di energia rock, uno spirito ribelle declinato in un’alternanza di pelle, velluti e sete scanditi dalla preponderanza del nero totale per cappotti fascianti e perfecto dove la creatività dei duri con stile si esprime al meglio nelle stampe. Inflessioni nordiche conquistano la scena del casual dove il design più minimal incontra un’anima hi-tech che si traduce in giacche in graphene, in capi cerati per varcare gli oceani, mentre echi vintage ripropongono il gusto settanta-ottanta che si coglie anche nei riferimenti alle tute dei primi astronauti russi, rivissute fra ironia e nostalgia. Chi dice avanguardia sceglie i cappotti più sofisticata dall’anima sci-fi con interni ingegneristici. La libertà agender, altro filone di punta nella moda maschile, si estrinseca nelle scelte di stile delle nuove generazioni sempre più consapevoli che propendono per la massima libertà d’espressione nel dresscode. Il nylon ottenuto dal recupero di reti da pesca e il pet riciclato sono protagonisti della moda ecologica e sostenibile, sempre più alla ribalta del dibattito sull’estetica contemporanea. Parola d’ordine: colori squillanti come il verde brillante e il giallo fluo soprattutto per lo sportswear, sdoganato nel guardaroba più urbano. Il parka scende sotto il ginocchio o diventa corto e per la sera non mancano cravatte corte e giacche scintillanti. Fra gli appuntamenti del Pitti di questi giorni segnaliamo la mostra ‘Celebluation’ di Renato Balestra che apre alla Fondazione Zeffirelli, il debutto di Chiara Boni nel menswear con la presentazione della collezione Trailblazer nella boutique fiorentina della stilista, lo IED svelerà la nuova edizione del progetto Detox sviluppato con le scuole di moda della penisola in tandem con Greenpeace, mentre Carlo Pignatelli torna al Pitti Uomo con una capsule di capi ricercati ed esclusivi (25 outfit in totale) dedicati ai nuovi dandy digitali che optano per fantasie tridimensionali geometriche, floreali o animalier e per lana, seta e lurex lavorati con il jacquard e il taglio vivo.

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Carlo Pignatelli Pitti Uomo 97


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BAGUTTA


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Schneiders-Salzburg-Loden-jacket-Pitti97


La Harrington Jacket di Baracuta, brand di WP Lavori in Corso, amata da James Dean, Frank Sinatra e Steve McQueen, sarà protagonista dello stand nel Padiglione delle Ghiaie dove saranno esposte le foto dell’agenzia Magnum che raccontano la storia del brand, mentre Blundstone festeggia 150 anni di storia con una speciale edizione del suo iconico stivale e Schneiders Salzburg presenta Eco-Montgomery, capo simbolo di una politica green che da sempre vede schierata in prima linea l’azienda salisburghese fondata nel 1946. Last but not least Lardini che propone sontuosi cappotti in Harris Tweed ispirati alla gran via siberiana, velluti broccati, trench termonastrati, cappotti in ‘carta tessuta’ e la sofisticata maglieria che riproduce il volto del lupo siberiano. Gabriele Pasini invece privilegia i cappotti, il tinto in capo declinato nella nuova versione del check rosso e nero e il gessato, una cifra dello stilista. Gallo reinterpreta il velluto con le sue calze variopinte realizzate in filato di ciniglia. Appuntamento a Firenze per la maratona di moda maschile più cool. Stay tuned.

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FOTO STORY BARACUTA MAGNUM

FOREO RIVELA IL SET PIÙ’ ESCLUSIVO AL MONDO, IN SOLE 500 UNITA’!

FOREO RIVELA IL SET PIÙ’ ESCLUSIVO AL MONDO, IN SOLE 500 UNITA’!

L’Unlimited Edition Smart Mask Set ti offre 6 mesi di maschere viso ad un’offerta imperdibile

FOREO annuncia il beauty set più esclusivo di sempre sotto forma del lancio dell’Unlimited Edition Smart Mask Set: un set di ben 184 maschere viso e disponibile per l’acquisto in 25 Paesi dell’area EMEA in sole 500 unità. Ciò non rappresenta solo l’opportunità di mettere le mani su una fornitura di maschere per 6 mesi; le beauty addicted potranno infatti approfittare di una imperdibile offerta rispetto al costo dei prodotti acquistati separatamente.

L’Unlimited Edition Smart Mask Set include il primo dispositivo maschera viso smart al mondo, UFO mini, che trasforma l’esperienza di applicazione della classica maschera viso di 20 minuti in un rivoluzionario e lussuoso trattamento di 90 secondi, grazie ad una combinazione di termoterapia, pulsazioni T-Sonic e terapia a luce LED. Dunque, ben 184 maschere viso per coccole infinite, in vero stile FOREO!

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Le maschere UFO attivate nascono in Corea, terra d’origine del fenomeno maschere in tessuto, e sono infuse con gli ingredienti più per un’esperienza di autentico lusso. Il set contiene maschere per ogni occasione e beneficio: dalle maschere nutrienti notte alle maschere anti-inquinamento per il giorno, avrai tutto quello che ti serve per una pelle perfetta.

Dalia Fernandez, Product Development Manager di FOREO, dichiara: “L’Unlimited Smart Mask Set è davvero un’opportunità unica per ottenere una fornitura di 6 mesi di maschere viso smart con un notevole risparmio. Abbiamo a disposizione solo 500 set per tutti i 25 mercati dell’area EMEA quindi, a conti fatti, lo stock è davvero limitato!”

A seguito del lancio, la gara per accaparrarsi il beauty set più esclusivo al mondo è ufficialmente aperta.

L’Unlimited Smart Mask Set è disponibile per l’acquisto esclusivamente su www.foreo.com/it/unlimited-edition-smart-mask-set fino a esaurimento scorte. Cosa aspetti?
Corri ad assicurarti il tuo Set!

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PREZZO: 399 EUR
L’Unlimited Edition Smart Mask set contiene:

Dispositivo UFO mini

28 confezioni di maschere UFO mini attivate in tessuto

● Maschera ‘Make My Day’: con acido ialuronico e alga rossa, per una idratazione profonda
abbinata alla protezione anti-inquinamento per una pelle radiosa.
● Maschera ‘Call It A Night’: con ginseng e olio di oliva per rivitalizzare e nutrire – una formula
che rigenera la pelle durante la notte.
● Maschera ‘H2Overdose’: con acido ialuronico per le pelli che necessitano di un’idratazione
intensa.
● Maschera ‘Glow addict’: formula infusa con perla per illuminare la pelle opaca, per un bagliore
sano e radioso.
● Maschera ‘Youth Junkie’: formula infusa con collagene per appianare le linee sottili e
ripristinare una pelle più tonica e più giovane.

L’armoniosa bellezza secondo Jamal Taslaq

L’armoniosa bellezza secondo Jamal Taslar

Di Enrico Maria Albamonte

Jamal Taslaq punta sulla bellezza, e al clima di odio e di violenza generalizzato risponde con la sua estetica fatta di seduzione soft, mai aggressiva. Lavorazioni certosine, ricami minuziosi, intarsi virtuosistici fra geometria e finezza, definiscono una silhouette bodyconscious che propende per colori accesi e linee flessuose che accarezzano il corpo. Perché è indubbio che la bellezza salverà il mondo e l’eleganza unisce e non divide. Echi anni’80 che citano la lezione sartoriale di Mugler ma anche Alaia e Gianni Versace per certi ricami arabeggianti si colgono in passerella nel défilé dello stilista italo-palestinese che ha presentato le sue creazioni alle Nazioni Unite, a Parigi e a Gerusalemme. Lo stile di Taslaq riesce ad armonizzare l’atmosfera, i colori, le emozioni della sua terra di origine con la modernità, l’eleganza ed il gusto ricercato della tradizione Made in Italy.




Tinte vibranti animano i tailleur da cocktail dalla baschina pieghettate e con le maniche arricchite da cut out a losanghe e da scolli sagomati. Le gonne lambiscono il ginocchio per poi allungarsi sul far della sera, quando le gonne si aprono in lievi ampiezze di chiffon o di mikado e organza, spesso le robes da sera sono connotate da stratificazioni di tessuti di diverso peso e di colori sempre concordanti. Equilibrio, gusto delle proporzioni, nitore grafico e morbidezza femminile sono le componenti dominanti dei modelli da gran sera che varcano i confini delle nazioni fondendo lo spirito folk e il genius loci con l’eccellenza artigianale italiana. Ormai di casa a Roma nel suo atelier di via Ludovisi 44 a due passi da via Veneto, mecca romana della Dolce Vita, Taslaq propone con le sue collezioni delle esperienze di arte multiculurale. Nei corpini le frastagliature, gli smerli, i sinuosi tagli guepière i ricami di pelle e perline, impreziosiscono creazioni senza tempo caratterizzate da un senso di calibrata sofisticatezza.



La sposa esibisce una creazione architettonica in mikado. La palette è vitale: rosso, ceruleo, verde clorofilla, melone, ametista, ciclamino. Bellissimo l’abito del finale con corpino ispirato alla vegetazione botticelliana in cui il sontuoso ricamo del corpetto è richiamato dai bracciali anch’essi brodé. Nel cast spicca la top model ageless Alona che porta il maestoso peplo grigio tortora abbellito da un magnifico ricamo virato nei toni del verde edera. Jamal Taslaq nasce nel 1970 a Nablus dove l’osmosi e la convivenza di culture e religioni sono parte della tradizione. Ancora giovanissimo, all’età di 10 anni, scopre il mondo dell’Alta Moda accompagnando la madre in un atelier. Rimane subito colpito dalla magia della creazione osservando semplici tessuti trasformarsi in abiti da sposa e da cerimonia leggiadri e sontuosi. Nel luglio del ‘99 apre il suo atelier in via Veneto, mentre nel 2000 inizia l’avventura nel mondo della Alta moda sulle passerelle di AltaRoma insieme agli stilisti più acclamati del momento come Raffaella Curiel, Fausto Sarli, Elie Saab, Furstenberg, Renato Balestra e Zuhair Murad. La sua vocazione è marcatamente cosmopolita e la sua cultura estetica premia l’integrazione.


GUESS PRESENTA LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA DELLA COLLEZIONE PRIMAVERA ESTATE 2020

GUESS PRESENTA LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA DELLA COLLEZIONE PRIMAVERA ESTATE 2020

La campagna pubblicitaria per la stagione Primavera Estate 2020 di GUESS, girata negli Stati Uniti, in Nevada, ha come protagonisti Andrea Damante, dj e modello italiano con 2,2 milioni di follower su Instagram, Stefano Sala, Alex Dellisola, Simone Susinna e Mattia Narducci.

Con la direzione creativa di Paul Marciano, in collaborazione con la rinomata fotografa Tatiana Gerusova, la campagna è stata girata per due giorni. Il primo giorno il focus è stato il denim utilizzando come sfondo la città fantasma di El Dorado Canyon Mile; il secondo giorno, invece, il focus è stato l’eleganza dello smoking e lo stile chic, sviluppati nell’iconica location del Caesar Palace a Las Vegas.

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Il primo giorno la squadra ha avuto come set una vecchia città mineraria a Nelson, in Nevada. La straordinaria ambientazione di questo servizio ha accentuato l’allure di questa fantastica collezione. Il denim era la parola d’ordine, in vari lavaggi e con tagli classici e moderni, rifiniti con dettagli particolari. I jeans e giacche di jeans rimangono i pezzi chiave del look del ragazzo GUESS, abbinato all’iconica t-shirt con logo.

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Il secondo giorno il team ha girato la campagna a Las Vegas, per ricreare una serata di glam casinò presso il Palace. Lo stile classico dello smoking era il tema del giorno, con un taglio sartoriale senza tempo, abbinato a camicie abbottonate nere e papillon di raso nero. I ragazzi hanno valorizzato gli abiti grazie anche a questa splendida cornice.
La collezione sarà disponibile nei negozi e online a partire dall’inizio di marzo. La campagna pubblicitaria sarà invece presente sui prossimi numeri delle principali riviste internazionali di moda e lifestyle, nei negozi GUESS e sui social media.

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L’appello civile di ‘Santa subito’ di Alessandro Piva


L’appello civile di ‘Santa subito’ di Alessandro Piva

Di Enrico Maria Albamonte


Dodici minuti di applausi e una standing ovation. Così è stato accolto il film ‘Santa subito’, distribuito da Seminal, dal pubblico romano che ha potuto vederlo in anteprima alla festa del cinema della capitale. Un film diretto dal bravissimo Alessandro Piva che ha vinto non a caso il premio BNL del pubblico e che sbarca nelle sale italiane solo il 9, 10, 11 dicembre. Chi scrive invita tutti, e soprattutto gli uomini, a non perdere questo accorato manifesto della bellezza e dell’immensa forza delle donne di oggi, vittime sempre più spesso di molestie e di persecuzioni che sfociano sovente in efferati delitti. Ogni 72 ore in Italia una donna perde la vita per mano di un uomo e ogni 15 minuti una donna subisce violenza sessuale. Un fenomeno che finalmente nel 2009 il legislatore ha deciso di disciplinare introducendo il reato di stalking. Un po’ tardi in realtà, considerando che molto si sarebbe potuto fare per salvare la sventurata Santa Scorese, una ragazza che nella notte del 15 marzo del 1991 a soli 23 anni venne colpita da tredici coltellate da parte di un persecutore, un ragazzo di 30 anni malato di mente e disoccupato che la madre si rifiutava di curare e che dopo l’assassinio di Santa, dopo soli 10 anni di detenzione in un ospedale psichiatrico, è stato rimesso in libertà. Il film ricostruisce in modo lucido ma poetico il percorso di Santa Scorese, nata nel 1968 a Bari da una bella e solida famiglia del Sud, papà Piero poliziotto e mamma Angela onesta casalinga, credente e cattolica. Cresciuta in un ambiente sereno e di sani principi, Santa sente fin da giovanissima un richiamo forte dentro di sé, quello della fede in Dio: una autentica vocazione che la guida fino a renderle chiaro il suo progetto spirituale, quello di diventare una missionaria. Santa ha tanti sogni, è affamata di vita e tiene un diario che custodisce gelosamente, e scrive lettere a Gesù, lettere piene di amore ma anche piene di consapevolezza e di maturità critica.

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Il film è diviso in due parti: nella prima tutto è bello e luminoso, le amiche di Santa e le missionarie la ricordano come una figura pura e angelica, quasi ieratica. Un modello di vita. Ma poi nella seconda parte improvvisamente irrompe il male: un individuo frustrato e malato comincia a pedinarla e a subissarla di messaggi minacciosi tentando perfino di aggredirla. Un crescendo di tensione e di segnali nefasti che avrebbero dovuto allarmare le istituzioni: Santa cerca più volte di bloccare questo maniaco con denunce reiterate ma all’epoca il sistema non era preparato a impedire queste situazioni. Perfino il padre poliziotto si sente inerme perché la legge non è dalla sua parte. Fino al tragico, ineluttabile epilogo che il regista evoca con un pathos mai stucchevole. Il film pone il quesito: femminicidio o martirio?

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Effettivamente Santa Scorese è destinata a essere beatificata per il suo sacrificio. Alessandro Piva regala un quadro suggestivo e pieno di luce volgendo uno sguardo introspettivo su una vicenda triste che fa riflettere: la storia di santa è ‘una cronaca di una morte annunciata’, i germi del delirio erano palesi ma nessuno ha bloccato il mostro. Il regista di ‘La capagira’, di ‘Milionari’ e ‘Mio cognato’ vincitore di un David di Donatello come miglior regista esordiente, fa centro con uno storytelling avvincente e appassionato e una fotografia magnifica che esalta la bellezza della Puglia sfondo di una straziante vicenda umana dove le vittime sono anche i familiari della ragazza uccisa, testimoni della ferocia e del delirio che oggi ritorna prepotente sulla scena italiana e non solo, mettendo a repentaglio l’incolumità di moltissime donne innocenti. Grazie al regista per questo bel film, vibrante e ottima prova registica davvero riuscito.

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Holiday Edition di Salvatore Ferragamo Parfums

Holiday Edition di Salvatore Ferragamo Parfums

Il Natale è l’occasione perfetta per regalare e regalarsi una fragranza preziosa in limited edition

Regalare un’emozione attraverso un’esperienza olfattiva può essere l’idea migliore per rendere speciale il Natale. Quest’anno Salvatore Ferragamo Parfums ha creato le edizioni limitate vestite a festa delle sue fragranze più amate, Amo Ferragamo e Signorina Eau de Parfum.

Tra le creazioni più inebrianti della Maison, le due fragranze manterranno la propria composizione originaria svelando un packaging esclusivo che celebra la gioia e la felicità delle vacanze in arrivo, fatto su misura per le feste.

Audace e appassionato, Amo Ferragamo fonde un intenso bouquet fiorito con note fruttate e nuance di mate e rosmarino. Simbolo della giovane donna autentica, libera, pronta a cogliere ogni possibilità che il mondo le offre, questa fragranza si rivolge alle donne che agiscono d’istinto, che osano, che seducono.

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Fresca e sognante, Signorina Eau de Parfum accosta gli accenti vivaci del pepe rosa alla freschezza generosa dei petali di rosa e gelsomino e alla dolce cremosità della panna cotta. Omaggio alla ragazza chic, sofisticata, fresca, la fragranza incarna l’eleganza tutta italiana.

L’iconico fiocco Vara di Signorina ed il nuovo nastro decorativo di Amo Ferragamo, richiamano il Natale con il colore delle feste, l’argento glitterato, mentre i flaconi in vetro con rifiniture metalliche risplendono nei cofanetti della tonalità distintiva di Salvatore Ferragamo.

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Signorina Eau de Parfum Limited Edition 50 ml 82€

Le note effervescenti e vivaci del ribes con un accento speziato di fresco pepe rosa donano un carattere gioioso e vivace alla naturalità delle note vegetali verdi.Una generosa dose di petali bagnati di rugiada, il fresco ed elegante gelsomino, la peonia rosata e la rosa con la sua femminilità elegan- te dà vita a un creativo accordo fiorito.La dolcezza inaspettata e delicata della panna cotta, abbinata a tenui muschi e a intriganti note boisè di patchoili evoca una briosa eleganza italiana, sorprendentemente inebriante.

Amo Ferragamo Eau de Parfum Limited Edition 50 ml 84€

Amo Ferragamo è un accordo audace di glamour e passione. La fragranza apre con una dirompente dichiarazione di personalità: le note di testa sono siglate dall’Accordo Italian Bitter accompagnato da Ribes Nero e Rosmarino. Nel cuore si concentrano luce e femminilità, rappresentate da un fiore, il Gelsomino Sambac, che qui incontra la brillantezza dell’Assoluta di Matè e del Rabarbaro. Il fondo schiude una persistenza dolce e legnosa. È la sensualità secondo Amo Ferragamo, creata dall’incontro morbido tra Assoluta di Vaniglia Bianca di Tahiti, Ambrox e Legno di Sandalo.

ASA – Giornata Mondiale contro l’AIDS

1 dicembre 2019 – Giornata Mondiale contro l’AIDS
ASA, Associazione Solidarietà AIDS
Campagna U=U #zerovirale


In occasione del 1° dicembre 2019, Giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS, ASA Associazione Solidarietà AIDS e Arci Gay, in collaborazione con ALA Milano e ANLAIDS Lombardia, organizzano una serata speciale in 10 Corso Como Tazzoli, per pensare in modo diverso alle persone che vivono con HIV e ribadire l’impegno contro lo stigma e il pregiudizio che ancora oggi le colpisce.

Con il patrocinio dalla Regione Lombardia e del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America, Asa presenta la nuova campagna #zerovirale sul tema U=U: Undetectable = Untransmittable, per confermare che un virus non rilevabile, Undetectable, non è trasmissibile: Untransmittable.
La campagna video è stata ideata da Marco Gucciardi, Art Director, che ha coinvolto diverse agenzie internazionali di comunicazione. Insieme hanno sviluppato un progetto creativo per riaffermare che le persone sieropositive in cura non possono trasmettere il virus. Un’iniziativa che si rivolge in particolare ai giovani, spesso disinformati sulle modalità di trasmissione della malattia.

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Marco Gucciardi: «Oggi vivere con l’HIV significa vivere una vita normale, come tutti. Soprattutto se si ha carica virale zero. Partendo da questo principio quest’anno ASA ha sviluppato un progetto di comunicazione con DLV BBDO, una della più importanti e premiate agenzie di comunicazione internazionali. Una campagna multi-soggetto che verrà diffusa sui social, con l’obiettivo di sensibilizzare il target più giovane, un messaggio che invita a superare la diffidenza verso le persone sieropositive ancora soggette a discriminazioni».

Andrew Quinn, videomaker e Computer Graphic Artist australiano, ha ideato un video interattivo dal titolo “IN QUILT”, per celebrare Le Coperte dei Nomi che ASA raccoglie dal 1989. La collezione italiana di AIDS Memorial Quilts o delle Coperte dei Nomi, considerata tra le più estese opere collettive al mondo, è stata digitalizzata grazie alle tecnologie di Google Arts & Culture.
Da giugno Le Coperte dei Nomi (THE QUILT), coperte disegnate e ricamate da amici o parenti di vittime dell’AIDS, affinché il loro ricordo non vada perduto, sono fruibili da tutti e in qualsiasi momento sul sito Google Arts & Culture.

Numerosi artisti e fashion designer hanno creato esclusivi artwork per una limited edition di t-shirt. A questo progetto speciale hanno contribuito l’illustratrice Lucia Emanuela Curzi, autrice dell’immagine invito, l’artista Mariano Franzetti, le fashion label Andrea Pompilio, Salar Milano, Salvatore Vignola e Huge Underground Business. Alcuni fashion designer hanno interpretato il tema con grafiche ironiche (l’artwork di Mariano Franzetti) o più informative come Huge Underground Business, mentre altri si sono concentrati su slogan forti (“Discrimination has no sense” per Salar Milano) o messaggi di speranza per regalare coraggio nel quotidiano, come quello di Salvatore Vignola con il suo “Andrà tutto bene”.

Tutte le t-shirt sono state realizzate da Manuel Ritz, che rinnova il suo impegno attivo contro l’AIDS. La serata, affidata all’abile conduzione di Fabio Marelli, speaker di Discoradio, ha due testimonial d’eccezione: Fabrizio Sclavi e il Dj Claudio De Tullio, protagonista di uno speciale DJ Set.

Conclude Massimo Cernuschi, Presidente di ASA: «Le persone in terapia efficace da almeno sei mesi non trasmettono il virus con i rapporti sessuali. Questa svolta epocale noi la sintetizziamo in U=U. Eppure in Italia i media e le istituzioni la ignorano. Con #zerovirale speriamo di dare una bella scossa».

Programma
Domenica 1° dicembre, dalle ore 18.30 alle ore 23.30
10 Corso Como Tazzoli, via Tazzoli 3.
Ore 18.30 Welcome Cocktail
Ore 19.00 Fabio Marelli, speaker di Discoradio, introduce i protagonisti e i progetti dell’evento.
Ore 19.30 Massimo Cernuschi, presidente di ASA, racconta la rivoluzione U=U
Ore 20.00 Marco Gucciardi presenta la campagna U=U #zerovirale – proiezione dei video
Ore 20.20 Lettura Nomi – Coperta dei Nomi
Ore 21.00 – 22.00 drink & dance con DJ Set di Claudio De Tullio + special music performance




ASA

L’ASA – Associazione Solidarietà Aids, iscritta al Registro Regionale Lombardo del volontariato, opera dal 1985 a favore delle persone con Hiv/Aids e sviluppa iniziative di informazione e prevenzione rispetto a tali patologie nella città di Milano e Provincia. ASA è stata la prima organizzazione italiana a istituire gruppi di auto-aiuto, counseling telefonico e diretto, formazione dei volontari, interventi nelle scuole e presenza in ambienti ad alto rischio di contagio come le discoteche e il carcere milanese di “San Vittore”. Le attività dell’Associazione sono in continua evoluzione con l’obiettivo di una presenza sempre più incisiva in tema di solidarietà, informazione e prevenzione.

MOMONI AL FIANCO DELLA ONLUS “MUMMY&DADDY” A SOSTEGNO DEI BAMBINI DELL’INDIA

MOMONI AL FIANCO DELLA ONLUS “MUMMY&DADDY” A SOSTEGNO DEI BAMBINI DELL’INDIA

Un progetto speciale per un Natale sotto il segno della solidarietà e dell’amore: la pochette di Momonì, che contiene al suo interno un disegno realizzato da un bambino indiano, aiuterà a rendere i loro sogni realtà
Milano, ottobre 2019. Il momento del Natale è sempre l’occasione perfetta per aiutare chi è meno fortunato e regalare la speranza di una vita migliore: anche un piccolo gesto può fare la differenza e dare un aiuto concreto. Un pensiero questo che da sempre ispira la filosofia del brand e si rinnova nel sostegno a “Mummy&Daddy”, Onlus che da oltre 20 anni si prende cura attivamente dei bisogni di oltre 20 mila ragazzi indiani.
Il cuore di questa attività è l’orfanotrofio di Andrhra Pradesh che, grazie ai fondi raccolti e all’aiuto concreto dei volontari, sta raggiungendo traguardi importanti in termini di possibilità di adozioni dentro e fuori il territorio indiano.
Momonì ha deciso di dare il suo contributo coinvolgendo le sue boutique monomarca in un doppio appuntamento.

Nelle giornate del 4 dicembre – nelle boutique di Milano, Firenze, Padova, Treviso e Bologna – e del 5 dicembre – nelle boutique di Roma, Vicenza e Verona – saranno in vendita le speciali pochette colorate personalizzate Momonì il cui intero ricavato verrà interamente devoluto a sostenere le attività dell’Associazione. La pochette è disponibile in 7 colori al prezzo di 25 euro e contiene al suo interno un disegno realizzato da un bambino indiano dell’orfanotrofio.

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Inoltre nelle boutique sarà disponibile il materiale informativo dedicato alle attività di “Mummy&Daddy” per scoprire non solo le procedure relative alle adozioni ma anche l’iter per prestare attività di volontariato con l’Associazione.





Mummy&Daddy Onlus è un’associazione che si dedica alla beneficenza e alla solidarietà sociale nei confronti dei minori e delle loro famiglie. La sua attività nasce e si sviluppa nel territorio indiano dove fornisce strutture attrezzate per accogliere i bambini e garantire loro assistenza e istruzione. Ogni giorno i volontari si impegnano a raccogliere i fondi necessari ad aiutare i bambini, senza discriminazioni di alcun genere ma mossi solo da un interesse benefico e solidale, con la speranza di poter diffondere il proprio aiuto in tutto il mondo.

Un libro racconta Miuccia Prada apostata dello stile

Un libro racconta Miuccia Prada apostata dello stile

Di Enrico Maria Albamonte

Miuccia Prada ovvero del paradosso élitario della moda concepito da un’artista pensante, libera e geniale. Se la si dovesse paragonare a un movimento artistico del Novecento, si potrebbe dire che la scaturigine della sua riflessione creativa si situa a metà strada fra modernismo e dadaismo. Modernista lo è senz’altro la ragazza ribelle figlia dell’alta borghesia milanese, perché come Coco Chanel che ha sempre ammirato insieme a Yves Saint Laurent, la fanciulla curiosa e brillante che da giovane militava nel Partito Comunista e frequentava la scuola del Piccolo Teatro, ha sempre puntato a tagliare i ponti con il passato e con l’antico, senza alimentare alcuna facile e retorica operazione nostalgia. E dadaista Miuccia Prada lo è veramente perché ha sempre giocato a decontestualizzare e ricontestualizzare capi, accessori e oggetti del quotidiano assegnando a essi una destinazione nuova, anticonvenzionale e imprevedibile che rompe gli schemi e crea nuove tendenze nel segno di una provocazione radical-chic sullo sfondo di una vibrante tensione fra funzionalità e nitore design. La sua prima sfilata di pret-à-porter femminile a Milano in via Melzi d’Eril risalente al 1988 viene frettolosamente definita ‘minimalista’. Il colore dominante, declinato in silhouette sottili e forma ad ‘A’, spesso abbinato al nero più claustrale, è il marrone che, per usare le parole della stilista, “è il colore meno commerciale che ci sia” e che da quel fatidico momento diventa una cifra stilistica della maison milanese.

a destra Spring/Summer 1996 Courtesy of Prada/Alfredo Albertone
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Spring/Summer 1996
Courtesy of Prada/Alfredo Albertone


357 a destra Spring/Summer 2007 © firstVIEW
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a destra Spring/Summer 2007 © firstVIEW


388 a destra Autumn/Winter 2008-2009 © firstVIEW
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Autumn/Winter 2008-2009 © firstVIEW


405 a destra Spring/Summer 2009 © firstVIEW
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a destra Spring/Summer 2009 © firstVIEW


Ma anche se all’epoca l’impostazione della moda di Prada poggiava sull’idea della sottrazione, la stilista è allergica alle etichette perché è totalmente anarchica. Nel suo ineffabile sense of humour l’estetica di Prada per citare Maria Vittoria Carloni in ‘Prada-Dizionario della moda’, “rappresenta l’elaborazione colta e concettuale del disordine estetico della nostra epoca ma senza astrazione”. E il contributo fondamentale della maison all’evoluzione della moda e dello stile nella contemporaneità é mirabilmente illustrato nel pregiato volume “Prada le sfilate’ rilegato in tessuto azzurro e edito da Ippocampo che, attraverso i bei testi di Susanna Frankel e oltre 1300 immagini d’archivio ripercorre la parabola stilistica della creativa, considerata come una delle più influenti interpreti della moda odierna con accenti di dissonanza spesso appariscente anche nei look più dimessi e understated. I codici stilistici della maison associata a Elsa Schiaparelli sono assolutamente riconoscibili fin dai primi défilé: gonne a ruota midi a pieghe piatte e a lama di coltello, tweed sommato a chiffon, cashmere e angora, echi seventies, gli spolverini, le giacche a vento da sera, le calze spesse al polpaccio con le scarpe sexy, le borse a mezzaluna da bowling, il nylon di seta usato sia per l’abbigliamento che per gli zainetti iconici contrassegnati dal celebre ma discreto triangolino metallico rovesciato che funge da logo del brand, sandali anche in inverno, pellicce estive, un feeling mitteleuropeo, gli accostamenti cromatici inediti come il rosa e il marrone, il rosso carminio e il verde chartreuse.

420 in alto Spring/Summer 2010 © firstVIEW
420 in alto Spring/Summer 2010
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490 a sinistra Spring/Summer 2014 © firstVIEW
490 a sinistra Spring/Summer 2014
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556 a destra Spring/Summer 2017 © firstVIEW
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a destra Spring/Summer 2017 © firstVIEW


Miuccia Prada viene definita una stilista concettuale e intellettuale ma la creativa rifiuta questa classificazione: non è dogmatica né cerca il consenso al pari di Rei Kawakubo di Comme des Garçons e di Martin Margiela guru dell’estetica sovversiva degli avanguardisti belgi. Miuccia Prada segna profondamente l’estetica degli anni’90: la sua collezione primavera-estate 1996 viene definita ‘ugly chic’ e la sua identità si definisce attraverso le stridenti contraddizioni che ne consacrano la popolarità elevando il marchio allo stesso livello di Gucci, all’epoca disegnato da Tom Ford. Dissacrante e autoironica, Miuccia Prada fonde austerità e frivolezza, sartorialità e pauperismo radicale, borghesia e spirito ribelle, tradizione e iconoclastia.

cover Prada sfilate

La regina della moda non è la classica stilista che siede al tavolo da disegno producendo schizzi come molti suoi colleghi, preferisce verbalizzare le sue idee, il suo metodo stilistico è intuitivo e ‘impressionista’. Appassionata di musica, cinema, letteratura e poesia, la stilista è anche una colta mecenate e insieme al marito Patrizio Bertelli, cervello economico e manageriale dell’azienda italiana del lusso fondata nel 1913 a Milano da Mario, nonno della stilista e artigiano di bauli e accessori, crea nel 1993 la Fondazione Prada. La civetteria aristocratica e mai banale della donna che sceglie Prada si esplica nella sfilata anni’40 del 2000 e in quella super sexy versione nuova valchiria maliarda un po’ virago del 2002-03, nelle stampe anglofile alla William Morris del 2003-04, nell’algido animalier dell’inverno 2006, in quella immaginifica e visionaria della primavera-esatte 2008 ispirata a Hieronymus Bosch e all’Art Nouveau, nel macramé nero e nella lussuosa guipure dorata dell’inverno 2008, nelle stropicciature ad arte e nel tocco di Mida ellenizzante della primavera-esatte 2009 contraddistinta da zeppe vertiginose e torreggianti, lo spirito etno-chic e messicano della primavera-esatte 2011 che rifà il verso alla grazia piccante di Josephine Baker, l’omaggio a Fassbinder della collezione autunno-inverno 2014-15. Altra riscoperta della stilista è il lamé del 2002 associato a tessuti semplici come il cotone più croccante. Ciò che conta per uno stilista è avere una visione, un’idea in questo caso della femminilità, asciutta e sognante allo stesso tempo, e questa visione Miuccia Prada l’ha sempre avuta, con la sua ottica personale, dignitosa e intelligente. Un bon ton distopico , una prospettiva lungimirante sul futuro che sa antipare mirabilmente anticipare il zeitgeist.

Cinecult: Joker di Todd Phillips

Cinecult: Joker di Todd Phillips

Di Enrico Maria Albamonte

Una risata vi seppellirà. Dopo ‘IT’e ‘It2’ e il Joker di Tim Burton interpretato da Jack Nicholson in ‘Batman’, arriva sugli schermi italiani il nuovo attesissimo, irriverente, visionario capitolo dedicato a uno dei più grandi cattivi della DC comics che esplora il lato dark dell’umorismo e della comicità analizzando l’efferatezza metaforica del pagliaccio nella società postmoderna.

Leone d’oro alla mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 76, ‘Joker’ di Todd Phillips e distribuito da Warner Bros.Pictures viene da molti considerato il film dell’anno. Film complesso, inquietante e alquanto cupo, ma destinato a lasciare il segno nello spettatore, è un’opera di indubbio spessore e valore artistico incentrata su un’acuta e graffiante critica sociale dove la struggle class si intreccia inestricabilmente con la visione cruda e surreale del perfido Joker, antieroe beffardo e disadattato con gravi alterazioni psichiche che combatte quotidianamente contro la barbarie e l’inciviltà di una società in disfacimento che condanna l’individualità e la diversità.

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Joaquin Phoenix, candidato per tre volte all’Oscar, stavolta potrebbe vincerlo davvero con un’interpretazione straordinaria, magnetica e coinvolgente. L’attore dimostra di essersi calato magnificamente nel personaggio e di viverlo come se fosse un suo gemello. Nel film Phoenix è Arthur Fleck. Arthur indossa due maschere. Una se la dipinge per svolgere il suo lavoro come pagliaccio durante il giorno. L’altra non se la può mai togliere: è la maschera che mostra nell’inutile tentativo di sentirsi parte del mondo che lo circonda, che nasconde l’uomo incompreso che la vita sta ripetutamente abbattendo. Senza un padre, Arthur ha una madre fragile, Penny Fleck (la brava Frances Conroy) probabilmente la sua migliore amica, che lo ha soprannominato ‘Felice’, un appellativo che ha generato in Arthur un sorriso che nasconde una profonda angoscia interiore. Il tutto sullo sfondo una città brulicante e ostile, degna della New York anni’70 di Scorsese in ‘Taxi driver’. La Gotham City rappresentata nel film potrebbe essere una qualunque metropoli decadente di oggi: afflitta dal problema della mancanza di igiene e dello smaltimento dell’immondizia, attanagliata dalla piaga della disoccupazione, una città in ginocchio sull’orlo del baratro in cui divampa la rabbia sociale a causa della esponenziale proletarizzazione del ceto medio. Un tycoon candidato sindaco, Thomas Wayne (il padre di batman) che definisce ‘pagliacci’ i suoi concittadini meno fortunati fomentando un clima di tensione e l’odio e Joker, letteralmente il buffone, che diventa il simbolo della ribellione contro la tirannide del privilegio.

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Gli spunti di critica sociale disseminati nel film vengono sublimati dalla definizione del personaggio, con una grande ricchezza di introspezione psicologica laddove il disagio psichico del protagonista che ride e fa ridere ma non certo per allegria, si riverbera esteriorizzata nella sua struttura fisica quasi deforme, in perfetto stile Egon Schiele: la sua risata è il frutto di una patologia neuro-cerebrale che in presenza di un forte choc emotivo viene fuori irritando le persone adulte ma suscitando l’ilarità dei bambini. Bullizzato, pestato, emarginato da tutti per la sua innata stranezza, umiliato e offeso da un sistema spietato, cinico e plutocratico e cinico, Arthur Fleck saprà prendersi la sua rivincita in uno storytelling serrato e vibrante.

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Accanto a Phoenix giganteggia Robert De Niro, rutilante e pieno di verve, lui il vero comico amato dall’establishment, il conduttore televisivo Murray Franklin che in una scenografia che rifà il verso allo studio del celeberrimo ‘Johnny Carson Show’ mette in scena il dramma di una comicità dal risvolto patetico un po’ come in ‘re per una notte’. La costruzione del personaggio Joker è affidata non solo al talento recitativo di Phoenix (che peraltro a Toronto si è aggiudicato già il ‘tribute actor award’) ma anche all’abilità del costumista Mark Bridge che ha lavorato molto bene in passato con Phoenix in altri due film. Arthur punta più alla praticità che allo stile. Veste capi comodi, e si vede che li ha da molto tempo, inoltre ha un vago aspetto infantile, alternato a quello di una persona anziana. Il completo ruggine che costituisce nella sceneggiatura la ‘divisa’ di Joker è stato studiato con proporzioni vagamente anni settanta calibratissime, con un notevole accordo di colori rispetto al gilet (giallo) e alla camicia. Onore al merito alla truccatrice Nicki Lederman che ha realizzato esasperandolo il make-up di Joker utilizzando a piene mani il verde e il rosso della maschera del clown.

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Fanny Ardant, la grande dame del cinema francese

Fanny Ardant, la grande dame del cinema francese

Di Enrico Maria Albamonte

Elegante, sorridente, gentile, sensuale, magnetica. Ritratto dell’ultima grande diva del cinema francese, Fanny Ardant. Un’attrice di grande carisma che ha vissuto e vive la sua relazione con il cinema con intensità e passione e che a Roma, la mecca della settima arte per antonomasia, si è raccontata ai suoi estimatori in occasione della quattordicesima edizione della festa del cinema di Roma.

Non ho rimpianti, je ne regrette rien” dice sorridendo la magnifica attrice, 70 anni portati divinamente con grinta e stile, e una carriera folgorante come attrice icona del cinema francese e italiano, un percorso che oggi si evolve anche dietro la macchina da presa. L’attrice, che è stata legata sentimentalmente a François Truffaut, ha già diretto tre film come ‘Il divano di Stalin’ il cui protagonista nella parte del dittatore russo è Gerard Depardieu, un mito del cinema internazionale con il quale la Ardant ha condiviso il set di alcuni dei suoi più bei film come ‘La donna della porta accanto’ in cui rappresenta una appassionata e tragica liaison amorosa degna del grande maestro della Nouvelle Vague.

Depardieu è carnale e appassionato. Amo il glamour delle dive anni’40 e delle signore di Hitchcok, adoro Polansky che mi ha diretto a teatro in una pièce sulla Callas, il teatro è una grande scuola, mi ha dato libertà e indipendenza”.

ROME, ITALY - OCTOBER 20: Fanny Ardant attends the "La Belle Epoque" red carpet during the 14th Rome Film Festival on October 20, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF)
ROME, ITALY – OCTOBER 20: Fanny Ardant attends the “La Belle Epoque” red carpet during the 14th Rome Film Festival on October 20, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF)


A Roma la grande attrice che si divide fra cinema e teatro ha portato il suo ultimo film diretto da Nicolas Bedos ‘La Belle Epoque’ in cui affianca Daniel Auteuil in una squisita e istrionica commedia sulla nostalgia e l’amore, senza rimpianti e con ironico lirismo. Una bella storia che svela anche i retroscena e le trappole della recitazione e della dialettica suggestiva fra finzione e realtà proiettata in una prospettiva esistenziale, un dibattito sulla memoria e sull’identità che affascina, fa sorridere e commuove come solo i film francesi sanno fare. Con un linguaggio di rara poesia che incanta e seduce il film ritrae la diva nel ruolo della moglie di un disegnatore fumettista un po’ fané e depresso che improvvisamente riscopre il gusto della seduzione e del romanticismo e torna indietro nel passato per riconquistare la moglie che nel presente lo tradisce con un altro uomo.

ROME, ITALY - OCTOBER 20: Nicolas Bedos and Fanny Ardant attend the photocall of the movie "La belle Epoque" during the 14th Rome Film Festival on October 20, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF)
ROME, ITALY – OCTOBER 20: Nicolas Bedos and Fanny Ardant attend the photocall of the movie “La belle Epoque” during the 14th Rome Film Festival on October 20, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF)


Nell’epoca in cui tutto è vintage, Nicolas Bedos rappresenta una sensucht timeless e coinvolgente, autentica come la vita.

Scelgo i copioni con l’istinto e con la passione, non sono calcolatrice, sono generosa soprattutto con i registi delle opere prime, ogni nuovo cineasta può convertirsi in una grande avventura”.

Festa del Cinema di Roma 2019 - Red Carpet La belle epoque | foto Luca Dammicco / Fondazione Cinema per Roma
Festa del Cinema di Roma 2019 – Red Carpet La belle epoque | foto Luca Dammicco / Fondazione Cinema per Roma


Dialoghi briosi e tempestosi, ricchi di verve, bellissime ambientazioni Seventies ricostruite con classe, una sceneggiatura brillante e abilmente sviluppata con un ritmo sostenuto, fanno di questo un film da non perdere. Fanny Ardant, che ha interpretato il ruolo di Maria Callas in ‘Callas forever’ di Franco Zeffirelli e che ha recitato in due film di Ettore Scola ‘Speriamo che sia femmina’ e ‘La famiglia’ ha sempre ammirato profondamente il nostro cinema e i suoi protagonisti, intrecciando una tenera amicizia sul set con il ‘fragile umanista, galante, intelligente’ Vittorio Gassman, grande indimenticabile mattatore del cinema italiano. Così lo ha definito con trasporto Fanny Ardant, una diva per tutte le stagioni.