Fondazione Franco Albini e Bentley Home: al via la terza edizione di “Progettare futuri possibili”

Giovani designer under 35 chiamati a reinterpretare il divano Galloway attraverso il Metodo Albini. Il progetto finale sarà presentato durante la Design Week 2027.

La Fondazione Franco Albini e Bentley Home annunciano una partnership a sostegno dei giovani creativi in occasione della terza edizione di “Progettare Futuri Possibili.” Il format, ideato da Paola Albini e promosso dalla Fondazione Franco Albini con la supervisione di Studio Albini Associati, è rivolto ad architetti, designer e giovani professionisti under 35.

L’edizione 2026-2027 unisce un concorso internazionale, un workshop di formazione e un percorso di co-progettazione ispirato ai principi del Metodo Albini, dove alla capacità individuale si affiancano il valore del confronto e della collaborazione.

Il design diventa così uno strumento concreto per lavorare insieme: un processo che invita ad ascoltare, mettere in comune competenze e punti di vista differenti, trasformando le intuizioni individuali in una visione condivisa. La collaborazione con Bentley Home (Luxury Living Group) porta questo percorso nel mondo dell’alta gamma, creando un ponte tra il patrimonio metodologico di Franco Albini, la formazione dei giovani progettisti e la cura artigianale che guida ogni pezzo Bentley Home.

LA METAFORA DELLA SCALATA E DEL METODO ALBINI

La scalata, grande passione di Franco Albini, è la metafora scelta per raccontare questa edizione. Osservare, individuare gli appigli, scegliere la direzione e procedere un passo alla volta sono azioni che appartengono tanto all’arrampicata quanto al processo progettuale.

È la stessa logica del Metodo Albini: osservare, scomporre, ricercare l’essenza, ricomporre e verificare ogni scelta con consapevolezza e responsabilità.

La scalata richiama inoltre la dimensione collettiva del percorso: come nell’affrontare una parete, anche in un progetto complesso sono fondamentali fiducia, ascolto e capacità di collaborare.

LA SFIDA 2026/27: IL DIVANO GALLOWAY

Nell’edizione 2026-2027, i partecipanti saranno chiamati ad applicare i principi del Metodo Albini al divano Galloway, uno degli elementi della collezione Bentley Home.

La sfida sarà ripensarne forma, struttura e significati con particolare attenzione a sostenibilità, essenzialità, qualità e durata nel tempo.

Al termine della fase di selezione, tre progetti scelti dalla Commissione Esaminatrice vedranno i propri autori coinvolti in un workshop intensivo di otto giorni tra la Sardegna e Milano, con tappe a Casa Albini, in Fondazione Franco Albini e presso l’Atelier Bentley Home.

Durante il workshop, le tre proposte verranno analizzate e sviluppate fino a farle convergere in un unico progetto. È in questa fase che si esprime lo spirito del format: le competenze individuali entrano in relazione per costruire una soluzione condivisa.

Il progetto finale sarà realizzato da Bentley Home e presentato durante la Design Week 2027 con un allestimento presso l’Atelier Bentley Home, prima di essere messo in produzione. La Fondazione Franco Albini ospiterà inoltre una mostra dedicata ai lavori ritenuti meritevoli dalla Commissione Esaminatrice, offrendo visibilità anche alle proposte che non confluiranno nel progetto finale.

“Ho ideato Progettare Futuri Possibili con l’obiettivo di valorizzare i giovani talenti e consegnare loro il Metodo Albini come strumento di consapevolezza, ma anche di educazione alla cooperazione, oggi più che mai necessaria per la costruzione del futuro — dice Paola Albini, presidente della Fondazione Albini — Questa terza edizione nasce da un incontro umano e professionale con Bentley Home e dalla condivisione di valori profondi: attenzione alla qualità, alla ricerca, alla cultura del progetto e alla volontà di investire nelle nuove generazioni. Credo sia importante offrire ai giovani occasioni concrete per sperimentare il valore del confronto e della costruzione condivisa. Non chiediamo ai progettisti di rinunciare alla propria identità, ma di metterla in dialogo con quella degli altri per dare forma a qualcosa di più grande. È un insegnamento che sento profondamente attuale e che appartiene anche alla storia di mio nonno.”

“Quando Fondazione Albini ci ha proposto di applicare il suo metodo al divano Galloway, per noi è stato naturale riconoscerci in quel processo: scomporre un pezzo che già esiste, capirne davvero la struttura, e ricostruirlo con uno sguardo nuovo, è lo stesso lavoro che facciamo ogni giorno nell’artigianato che sta dietro ogni pezzo Bentley Home. Con questa partnership — la prima che costruiamo con la Fondazione — non chiediamo a tre giovani progettisti di copiare un metodo, ma di misurarsi con un’eredità vera, quella di Franco Albini, e di portarla dove nessuno l’ha ancora portata: nella nostra collezione. È un modo concreto di credere che il futuro del design nasca dal dialogo tra chi ha costruito una storia e chi ha
ancora la propria da scrivere.”
Andrea Gentilini — CEO Luxury Living Group

FORMAZIONE, PARTNERSHIP E PREMI

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Scuola del Design del Politecnico di Milano e Professione Architetto, con il patrocinio del Salone del Mobile.Milano e dell’ADI — Associazione per il Disegno Industriale, e con il supporto di Triennale Milano.

Il programma prevede un’esperienza di otto giorni di formazione intensiva per i tre finalisti selezionati dalla Commissione Esaminatrice, tra Milano (presso la Fondazione Franco Albini e l’Atelier Bentley Home) e la Sardegna (presso Casa Albini).
Durante il percorso, i partecipanti applicheranno il Metodo Albini per sviluppare, attraverso confronto e co-creazione, un unico progetto collettivo.

A ciascuno dei tre finalisti sarà inoltre assegnato un premio di 1.500 euro.

Il progetto prevede inoltre:
-La premiazione ufficiale presso la Triennale Milano il 17 novembre 2026;
-L’esposizione del progetto finale durante la Design Week 2027 in Corso Venezia e presso la Fondazione Franco Albini;
-La messa in produzione del progetto finale da parte di Bentley Home;
-Un piano di comunicazione e ufficio stampa dedicati.

DETTAGLI DEL BANDO E CANDIDATURE

Il concorso è ufficialmente aperto e si rivolge a studenti universitari e giovani professionisti e progettisti under 35, italiani e internazionali.
Apertura Call: 30 luglio 2026
Scadenza Concorso: 3 novembre 2026, ore 23:59 (CET)
Bando completo e iscrizioni: Fondazione Franco Albini – Progettare Futuri Possibili, 3a Edizione

“Calling for peace”: l’artista Francesco Barone all’Unesco di Parigi

L’artista e rappresentante della terza generazione di Barone Italia firma l’opera simbolo dell’evento internazionale dedicato  ai diritti umani, al cambiamento climatico e alla tutela della vita, consegnando i riconoscimenti a nomi d’eccezione.

Una figura inginocchiata, scolpita nel marmo Verde Alpi, tende le mani in avanti accogliendo un ramo d’ulivo in ottone. È Calling for Peace, l’opera ideata e realizzata dall’artista Francesco Barone, con il contributo del designer Simone Roveda, presentata il 21 settembre nella sede dell’UNESCO a Parigi, nell’ambito dell’omonima iniziativa internazionale fortemente voluta da AFG – All Future Generations – in occasione della Giornata internazionale della Pace. 

Un’opera in cui la materia diventa linguaggio e il gesto artistico si fa messaggio. Il marmo Verde Alpi, attraversato dalle sue venature naturali, racchiude la memoria e l’eredità del passato; l’ottone, modellato da Francesco Barone col fuoco, simboleggia la responsabilità di agire nel presente.
La figura inginocchiata non evoca sottomissione, bensì un gesto di cura: l’atto di chi si avvicina alla terra e decide di piantare un seme di pace, senza sapere se sarà lui a raccoglierne i frutti.

Durante l’evento, incentrato sui tre pilastri fondamentali dei diritti umani, del contrasto al cambiamento climatico e del rispetto per ogni forma di vita, la madrina dell’iniziativa, Alicia Fall, giornalista e produttrice pluripremiata, ha accompagnato i principali momenti della cerimonia. All’apertura dei lavori è intervenuto Nicola Paparusso, fondatore di AFG – All Future Generations. 

Nel corso dell’incontro, Francesco Barone ha consegnato le statuette artistiche Calling for Peace, create per l’occasione, alle personalità di rilievo internazionale, tra cui Claudio Andrea Gemme, CEO di ANAS;  Daniel Grieder, CEO di Hugo Boss; Marco Falcioni, direttore creativo di Hugo Boss e Valeria Mangani, fondatrice e presidentessa della Sustainable Fashion Innovation Society.

“Quando è nato il progetto Calling for Peace, ho avvertito subito la responsabilità di raccontare la pace attraverso ciò che conosco meglio: la materia e il lavoro delle mie mani” dichiara Francesco Barone. «Per me la pace non è un concetto astratto che riceviamo passivamente, ma una costruzione quotidiana. È nel gesto di accogliere e piantare quel ramo d’ulivo che risiede il senso della nostra responsabilità collettiva”.

La partecipazione all’evento UNESCO segna una nuova tappa nel percorso artistico di Francesco Barone, titolare insieme al fratello Mauro di Barone Italia, azienda di famiglia con una lunga tradizione nella lavorazione dei metalli. È proprio all’interno di questa eredità artigiana che si sviluppa la sua ricerca artistica, nata dal desiderio di esplorare le potenzialità espressive del metallo e di trasferire nell’arte e nel design d’autore tutte le sue conoscenze e il saper fare maturati negli anni.

Il metallo è per l’artista una materia viva, da trasformare attraverso il fuoco e il lavoro manuale: la fiamma lo rende più docile fino a plasmarlo in forme organiche ispirate alla natura. Rami, foglie ed elementi vegetali prendono forma direttamente dalle sue mani e nelle sue opere arrivano a comporre veri e propri “bonsai vivi in metallo”. Ogni creazione nasce così come pezzo unico, in un equilibrio tra la forza del metallo e la fragilità delle forme naturali che l’artista sceglie di riprodurre.

Una ricerca cresciuta anche nel confronto con artisti e designer internazionali, in un dialogo che negli anni ha portato il suo lavoro a misurarsi con linguaggi e sensibilità diverse.

Un percorso fatto di incontri e contaminazioni, che trova nel progetto più recente, Cerchi di Pace, una delle sue espressioni più significative. L’installazione artistica di cinque metri, ideata da Paola Albini e promossa dalla Fondazione Franco Albini e  Studio Albini Associati è stata realizzata da Francesco Barone con un intervento artistico di Marco Gallotta. Il lavoro porta in vita il Totem Olimpico progettato nel 1956 da Franco Albini, Franca Helg e Albe Steiner per i Giochi Invernali di Cortina, mai realizzato allora. Dopo la presentazione alla Fabbrica del Vapore, l’opera è stata trasferita al Politecnico di Milano, dove il suo messaggio di pace continua tuttora a incontrare il  pubblico.

A Parigi, con Calling for Peace, la ricerca di Francesco Barone incontra così un contesto internazionale e affida all’arte un messaggio semplice e universale: la pace nasce da un gesto e una scelta e, come un seme, può germogliare solo se trova cura. 

Hedy Lamarr: la bellezza, il genio, l’invenzione

In occasione della Festa del Cinema di Roma, un libro racconta la storia di una diva

La storia di Hedy Lamarr, attrice hollywoodiana considerata per anni “la donna più bella del mondo”, torna in Italia attraverso la voce della figlia Denise Loder De Luca, pittrice, ma anche autrice del libro “I Love Your Hair”, pubblicato pochi giorni fa negli Stati Uniti.

Il libro, dedicato alla straordinaria figura della madre, sarà presentato a Roma, in occasione della Festa del Cinema, nella sede dell’Associazione Stampa Estera a Palazzo Grazioli, da Wendy Colton, nipote di Hedy Lamarr (per la prima volta in Italia), protagonista di una testimonianza familiare inedita sulla donna che si celava dietro l’icona di Hollywood.

L’incontro sarà anche l’occasione per svelare alla stampa e agli invitati, i primi modelli della nuova collezione di borse Lamarr Limited edition, creata in Italia dall’imprenditrice e designer italo-brasiliana Hedylamarr Rodrigues e ispirata proprio alla figura di Hedy Lamarr.

Un progetto che nasce dall’incontro tra moda, design, memoria e innovazione e che vuole restituire alla diva una dimensione spesso rimasta nell’ombra: quella di una donna dotata di una straordinaria intelligenza creativa e di una visione tecnologica sorprendentemente avanti rispetto al proprio tempo.

Hedy Lamarr non fu soltanto una delle grandi icone della Hollywood degli anni d’oro. Durante la Seconda guerra mondiale, insieme al compositore George Antheil, nel 1942 sviluppò e brevettò un sistema di frequency hopping, il salto di frequenza, concepito per rendere più sicure le comunicazioni radio.

Quella intuizione tecnologica è oggi considerata uno dei precedenti fondamentali delle tecnologie di comunicazione wireless che hanno contribuito allo sviluppo di sistemi moderni quali Wi-Fi, Bluetooth e reti cellulari. Per molti anni, tuttavia, il suo talento scientifico rimase oscurato dalla sua straordinaria bellezza e dalla fama cinematografica.

È proprio questo contrasto — la diva e l’inventrice, l’immagine e l’intelligenza, la bellezza e la capacità di immaginare il futuro — a costituire il filo conduttore dell’incontro romano.

Il libro di Denise Loder De Luca aggiunge a questa figura pubblica la prospettiva intima della figlia, mentre le borse di Hedylamarr Rodrigues trasformano la sua storia in un progetto contemporaneo di design. La presentazione vuole così celebrare non soltanto una leggenda del cinema, ma soprattutto una donna che ha saputo vedere oltre il proprio tempo. Un omaggio a Hedy Lamarr, dunque, nel luogo in cui la sua storia personale e quella della sua straordinaria invenzione possono incontrare la stampa internazionale e un pubblico attento alla cultura, alla moda, al design e all’innovazione.

Mercanteinfiera 2026: il press tour di SNOB tra collezionismo e vintage

Mercanteinfiera Autunno 2026: il press tour di SNOB tra collezionismo e vintage

Venerdì 9 ottobre SNOB ha accompagnato giornalisti, esperti e content creator in un percorso selezionato tra gli stand della 45ª edizione. Sei sguardi diversi su una fiera che da oltre quarant’anni mette in dialogo oggetti, storie e collezionisti.


Si è chiusa domenica 11 ottobre a Fiere di Parma la 45ª edizione di Mercanteinfiera Autunno, l’appuntamento internazionale dedicato ad antiquariato, modernariato, design storico e collezionismo.
Con 55 mila presenze e 6 mila buyer da quattro continenti, Australia, Thailandia e Canada si aggiungono ad Europa ed USA. Quattro mostre collaterali e il debutto di Vintage Photo Parma hanno accompagnato nove giorni di scambi internazionali.

Nella giornata di venerdì 9 ottobre, su incarico di Mercanteinfiera, SNOB  ha guidato un press tour riservato a una selezione di giornalisti, esperti di settore e content creator, ideato e curato dalla fondatrice e direttrice Miriam De Nicolò.

L’obiettivo: offrire a chi scrive e a chi crea immagini una chiave di lettura della fiera, attraverso incontri diretti con espositori, artigiani e collezionisti.

Una fiera che cresce

Mercanteinfiera arriva a questa edizione forte dei risultati della primavera 2026: 55.000 visitatori, 1.000 presenze espositive e oltre 6.000 buyer da tutto il mondo. L’edizione autunnale del 2026 ha portato a Parma quattro mostre collaterali dedicate alla cultura materiale, tra cui Suoni e Orizzonti: viaggio tra strumenti inattesi, a cura di Flavio Dassenno e Luigi Blesio; “Un mondo di menù” a cura di Garum, Biblioteca e Museo della Cucina & Menu Associati, che ha riunito circa 70 pezzi di una collezione di 400, dal più antico menù a stampa conosciuto, datato 1803, a uno dei menù del Titanic, fino al pranzo dei reali inglesi Charles e Diana.


Il percorso tra gli stand

Brand On. Prima tappa nello spazio dell’atelier vintage fondato da Giusy Zhou, che ha sede a Milano in via Larga 2, tra i più importanti e noti in città per la cura e la ricerca di pezzi storici rari.

Brand On nasce dall’idea che il valore di un oggetto di lusso sopravviva al suo primo proprietario e possa trasformarsi in una seconda vita. Giusy Zhou viaggia costantemente per il mondo, coltivando relazioni con una clientela internazionale e intercettando pezzi certificati che altrove sarebbero introvabili.

Qui il gruppo ha incontrato la founder e gli artigiani di 2ndLoop, collaboratore storico di Brand On, specializzati nel restauro di borse vintage. Una dimostrazione su pellami, cuciture e pulizia, ha mostrato come un oggetto segnato dal tempo possa tornare in uso senza perdere la propria identità. Ai partecipanti è stato donato un kit per la cura delle borse in pelle e camoscio: olii professionali, spazzole per la renna, creme dedicate alle pelli di vitello e alle pelli naturali; ed una etichetta da valigia in pelle personalizzata al momento.

Giusy Zhou sulla Fiera:

“Mercanteinfiera ha dato grande visibilità al nostro brand, anche se oggi il second-hand rappresenta ancora una piccola parte della loro storia.

In qualità di espositori nel settore del lusso second-hand, cerchiamo di portare una visione e un approccio utili a valorizzare la tradizione e a promuovere uno sviluppo più sostenibile.”



A.N.G.E.L.O. Vintage. Seconda tappa da Angelo Caroli, il “Re del Vintage”, colui che ha nobilitato il second hand e fondatore dell’A.N.G.E.L.O. Vintage Palace di Lugo, uno degli archivi di moda vintage più grandi d’Europa, consultato negli anni da maison e designer internazionali. Caroli è stato protagonista di un’intervista pubblicata su uno dei numeri cartacei di SNOB.
A Mercanteinfiera, ha deciso di portare una Kelly Hermès in coccodrillo degli anni ’80, aggiudicata durante il noto programma televisivo Cash or Trash, arricchita da Spa di 8 mesi nella casa madre a Parigi.

Fiore all’occhiello di MIF, il servizio di consulenza peritale gratuita e il proseguo online delle aste dal 23 ottobre al 2 novembre attraverso Catawiki – un dopo manifestazione che permette di connettere oggetti e collezionisti.


Le voci del tour

Alessandro Marras · @alessandromarras – content creator settore lifestyle luxury

“Mercanteinfiera ha un ritmo tutto suo, e ti chiede di rallentare. Ogni stand è un archivio aperto e la differenza la fanno le persone che lo animano, con la loro competenza e la voglia di condividerla.
Lo dimostra la storia di una preziosa croce tempestata di pietre, indicata come la seconda al mondo di questa tipologia dopo quella custodita al Louvre, dal valore di 150 mila euro. L’ha acquistata un buyer turco, a conferma di quanto la Turchia sia oggi tra i mercati più presenti in fiera.»

Sofia Senesi · @designempatico – Interior designer

“A Mercanteinfiera si respira aria d’altri tempi. Qui gli oggetti hanno anima e personalità uniche, e vengono selezionati dai commercianti con cura e passione, portando storie ed aneddoti affascinanti.

Da designer consiglio una selezione “arredi” per poter inserire negli ambienti di casa stili diversi che li rendano interessanti, rompendo la monotonia del colore unico.
Mi colpisce sempre l’amore che gli standisti mettono nella scelta dei pezzi da portare in Fiera, i cui segni d’usura, a mio parere, sono un valore aggiunto e il simbolo di un tempo in cui le cose si facevano meglio.
“

Marzia Peragine · @marziaperagine – stylist e content creator – appassionata di vintage

“Essere ospite di SNOB Magazine a Mercanteinfiera è stata un’occasione preziosa per osservare da vicino l’interpretazione del vintage come ricerca, cultura e valorizzazione del patrimonio della moda.

Mi ha colpito particolarmente lo stand di Brand On per la filosofia che guida il lavoro di conservazione delle borse e la ricerca di pezzi in condizioni eccellenti, capaci di rispondere a una sensibilità contemporanea e a una logica di see now, buy now, senza rinunciare all’autenticità e al valore del tempo.

Da appassionata e studiosa dei pezzi vintage, credo che il vero valore di questi oggetti non risieda soltanto nella loro desiderabilità, ma anche nella storia che custodiscono, nella loro rarità e nella responsabilità di preservarli. Perché, a volte, la passione per la moda raggiunge un livello tale da trasformare un oggetto in una testimonianza culturale: qualcosa che non ha soltanto un prezzo, ma un valore che va oltre il mercato”.

Clara Fayer · @clarafayer – architetto e pr

“Il mio sguardo si muove da sempre tra architettura, design e moda, alla ricerca di oggetti capaci di raccontare una storia. La luce mi affascina per la sua capacità di trasformare gli spazi e valorizzare le forme. A Mercanteinfiera mi sono lasciata guidare dalla curiosità, cercando le applique Poliedri vintage di Venini disegnate da Carlo Scarpa: pezzi in cui vetro, luce e disegno diventano espressione di un’estetica senza tempo. È proprio questa ricerca, tra memoria e contemporaneità, a rendere speciale ogni scoperta.“

Luigi Liccardi  · @__luigiliccardi__ Visual designer Roberta e Basta, collezionista

“Mercanteinfiera è un luogo dove si viene per cercare e si finisce per scoprire. Uno stand in particolare mi ha conquistato per la qualità della sua selezione: litografie giapponesi dipinte poi a mano, che raccontano storie attraverso segni, colori e tradizioni, accostate a opere grafiche di maestri come De Chirico e Mario Schifano. Una scelta coerente e colta, in cui ogni stampa custodisce un frammento di storia dell’arte.“

Silvia Zaccherini · @ilcircodellecose – creator esperta di vintage

“Tra i padiglioni, un cartello mi ha commossa: “Si riparano ricordi”. Non saprei trovare parole migliori per raccontare Mercanteinfiera. Questa volta non sono andata a cercare oggetti, ma ad ascoltarne le storie, insieme a SNOB Magazine. Il menù del Quirinale del 1907, il primo scritto in italiano anziché in francese; il linguaggio del fazzoletto, con cui una donna diceva tutto senza dire nulla: sfiorarsi le labbra significava “vorrei conoscerti”. Ma più degli oggetti mi hanno colpita le persone che ne custodiscono la memoria. Riparatori di ricordi, appunto. Mi sono persa nei loro racconti al punto da dimenticare quasi di comprare. Quasi.“



SNOB e Mercanteinfiera, una collaborazione che continua

Il press tour rientra nelle attività di marketing, eventi e comunicazione che SNOB ha curato per Mercanteinfiera nel corso della manifestazione, a conferma di una collaborazione che prosegue nel segno della cultura e dell‘eccellenza.

“E’ stato un piacere e un’opportunità ospitare il Press Tour di SNOB: Mercanteinfiera è stato infatti raccontato da numerosi punti di vista, cogliendo così davvero la sua poliedrica essenza. – commenta Ilaria Dazzi, Brand Manager di Mercanteinfiera.

Continua – L’Osservatorio Permanente sul Collezionismo è stato ripreso nella sua totalità, con dinamismo ed energia. Auspico che possano esserci altre occasioni simili, proprio a dimostrazione che è la varietà delle prospettive a rendere Mercanteinfiera assolutamente unico.”

“Mercanteinfiera è il luogo in cui un oggetto ritrova il proprio valore culturale», dichiara Miriam De Nicolò, fondatrice e direttrice di SNOB. «Portare qui chi scrive e chi crea immagini significa far circolare quel valore ben oltre i padiglioni, dando loro una vita…eterna. Con Fiere di Parma condividiamo questa visione e continueremo a costruire insieme nuove occasioni di incontro.”


SNOB

SNOB è un magazine biannuale bilingue edito da SNOB S.r.l. Dedicato all’eccellenza internazionale a partire dall’Italia, è distribuito in librerie selezionate, Feltrinelli, aeroporti, yacht club, hotel cinque stelle – in Europa, Stati Uniti e Asia. Il prossimo numero cartaceo è in uscita a fine novembre 2026.
SNOB è anche una Boutique Agency che cura progetti speciali di comunicazione e marketing.

Mercanteinfiera – Fiere di Parma

Organizzata da Fiere di Parma S.p.A., Mercanteinfiera è l’evento più importante d’Europa dedicato ad antiquariato, modernariato e collezionismo, con due edizioni annuali, in primavera e in autunno. www.mercanteinfiera.it

La prossima edizione di Mercanteinfiera è in programma a Fiere di Parma dal 27 febbraio al 7 marzo 2027.

Da New York a Seoul, il collezionismo mondiale si incontra a Parma: 6.000 buyer attesi a Mercanteinfiera

Da New York a Seoul, il collezionismo mondiale si incontra a Parma: 6.000 buyer attesi a Mercanteinfiera

Antiquariato, modernariato, design d’autore, orologeria, gioielli e collezionismo vintage,  dal 3 all’11 ottobre alle Fiere di Parma. Si allarga la geografia dei buyer, con nuovi arrivi da Australia, Thailandia e Canada.

Da Parigi a Seoul, da New York a Sydney: il collezionismo internazionale si dà appuntamento a Parma. Sono 6.000 i buyer attesi a Mercanteinfiera, in programma alle Fiere di Parma dal 3 all’11 ottobre. Accanto ai mercati consolidati di Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e Vietnam, l’edizione autunnale allarga ancora la mappa con nuovi arrivi da Australia, Thailandia e Canada. Una rete internazionale che conferma la natura della manifestazione: una delle principali piazze europee per antiquariato, modernariato, design storico, moda vintage, orologeria, gioielli e collezionismo, ma anche un luogo nel quale oggetti, immagini e archivi continuano a generare mercato e a raccontare stili, gusti e immaginari di epoche diverse.

L’apertura è in programma sabato 3 ottobre alle ore 12, al Padiglione 4, con i polistrumentisti Nicola Elias Rigato e Dario Castiello. Da qui prende il via anche il programma dei Mercanteinfiera Talks, che affianca al salone una serie di incontri dedicati alle storie custodite dagli oggetti. Mercanteinfiera anticipa l’apertura ufficiale con “Mercante 45 x Edicola Solferino”, in programma giovedì 1 ottobre dalle ore 19 in Piazza XXV Aprile a Parma, in collaborazione con Barino ed Edicola Solferino. Un aperitivo aperto alla città, con musica e buffet.

Il primo appuntamento, sabato 3 ottobre alle 15 (Pad 4, Area Talk), affronta “L’evoluzione delle telecomunicazioni” con Luca Tomassini, Cavaliere del Lavoro, innovatore e protagonista dell’evoluzione del settore, e Gabriele Balbi, professore di storia dei media all’Università della Svizzera italiana. Modera Ilaria Dazzi (Brand manager). Alle 16.30 (Area Talk) Camilla Ruffini, costumista e divulgatrice di moda, ripercorre invece “La storia del fazzoletto”. 

Domenica 4 ottobre il programma si sposta sulla fotografia. Alle 11, in Sala Barilla, Fabio Castelli, imprenditore culturale, fondatore di MIA Photo Fair e autore del volume “Fotografia Anonima”, Jean Marie Donat, collezionista, editore e visual artist, Serge Plantureux, cacciatore di immagini fotografiche e critico, Sergio Smerieri, fondatore del Festival Gu.pho, Stefano Vigni, fotografo ed editore di SeiperSei, e Alberto Gerosa Volonté, antropologo e regista, dal 2007 alla guida di Thy Lab, si confrontano sul tema della fotografia anonima. A moderare è Michele Smargiassi, giornalista e critico de la Repubblica. Alle 15, al Padiglione 4 nell’Area Talk, Mimmo Di Marzio, giornalista, curatore e critico d’arte, presenta il libro “Gli Insospettabili”.

Il calendario prosegue sabato 10 ottobre. Alle 11 (Area talk) Tommaso Tomasi, antiquario, Marzio Dall’Acqua, storico dell’arte e archivista, e Stefania Provinciali, giornalista, presentano la pittura di Welleda Cantù. Alle 14.30 (Area Talk) Francesco Vicario e Giovanna Gallo, rispettivamente Royal Editor e Royal Contributor di Gente, portano il pubblico “A tavola con i Windsor: curiosità e segreti”. Alle 15.30 (Area Talk) chiude il programma il workshop “Vintage Scarf Styling” con Alice Negri, illustratrice vintage. 

LE MOSTRE COLLATERALI 

“Suoni e Orizzonti: viaggio tra strumenti inattesi”, a cura di Flavio Dassenno e Luigi Blesio, raduna a Parma strumenti musicali da India, Tibet, Indonesia e Birmania, frutto di decenni di viaggi del collezionista bresciano Luigi Blesio. Liuti santal con sculture antropomorfe, arpe birmane, sarinda himalayane, rebab afghani: manufatti costruiti a mano, molti ormai scomparsi anche nei luoghi d’origine. Hanno perso la funzione sonora che li aveva generati, ma restituiscono intatti gesti artigianali e tradizioni musicali lontane dall’immaginario occidentale.

Il confine tra documento e oggetto si assottiglia in “Un mondo di menù”, a cura di Maurizio Campiverdi, Franco Chiarini, Giulio Fano, Matteo Ghirighini e Roberto Liberi per Garum, Biblioteca, Museo della Cucina & Menu Associati. La mostra, il cui catalogo ha vinto il Gourmand Awards 2025, porta a Parma circa 70 pezzi scelti tra i 400 della collezione: dal più antico menù a stampa conosciuto, datato 1803, a uno dei menù del Titanic, fino al foglio con dedica autografa di D’Annunzio per il pranzo dei Bersaglieri ciclisti a Fiume e ai menù dei matrimoni di Carlo e Diana e di William e Kate.

Tra i protagonisti anche Barilla, con Academia Barilla e la sua collezione storica di menu, patrimonio che testimonia l’evoluzione della cultura gastronomica e della società attraverso le diverse epoche. La mostra “Un mondo di menù” offre la possibilità ai visitatori di ammirare una selezione di alcuni tra gli esemplari più rari della raccolta, in un primo percorso nella storia della tavola attraverso documenti e oggetti di particolare valore storico.

“Ricami di storia: il fazzoletto tra moda, memoria e galateo”, in collaborazione con Arcadia e a cura di Ilaria Dazzi e Simona Palo, sposta l’attenzione sulla storia del costume italiano ed europeo. Fazzoletti da sposa, fazzoletti nobiliari, fazzoletti con le firme dei soldati della Grande Guerra attraversano tre secoli, dal Settecento al Novecento. Oggetti legati a rituali d’amore, codici del galateo e convenzioni sociali, che restituiscono uno spaccato inatteso sulla storia delle relazioni tra persone.

“Pronto chi parla? L’evoluzione della telefonia pubblica italiana”, a cura del Museo della Telefonia Pubblica di Leonmario Moretti, guarda invece a un’archeologia molto più recente. Per decenni le cabine telefoniche sono state così presenti nel paesaggio urbano da diventare quasi invisibili, prima di sparire nel giro di pochi anni insieme alla funzione per cui erano nate. La mostra le restituisce non soltanto come tecnologia superata, ma come infrastruttura della relazione, attraverso cui generazioni di italiani hanno tenuto in vita distanze, affetti e conversazioni che non potevano aspettare.

DEBUTTA VINTAGE PHOTO PARMA

La fotografia entra quest’anno anche nel cuore del mercato con il debutto di “Vintage Photo Parma”, in programma il 3 e 4 ottobre, la nuova sezione dedicata alla fotografia vernacolare, anonima e vintage. Curata in collaborazione con Fabio Castelli, presenta opere di artisti contemporanei che reinterpretano scatti anonimi attraverso manipolazione e montaggio, insieme a una selezione di immagini vernacolari prodotte tra l’invenzione della fotografia e la fine dell’era analogica.

Completano il percorso fotografie scelte per la loro efficacia visiva e concettuale, dalle origini del medium fino alla metà del Novecento. Il dialogo sulla fotografia anonima del 4 ottobre porta questa ricerca anche fuori dagli stand, mettendo intorno allo stesso tavolo collezionisti, fotografi, editori e studiosi. 

L’edizione autunnale propone infine una sezione speciale dedicata a libri e manifesti vintage, in collaborazione con Luca Cena.

Per le famiglie, Mercanteinfiera propone inoltre uno Spazio Bimbi al Padiglione 1, vicino alla Sala Barilla. L’area baby parking è realizzata in collaborazione con FABA e mette a disposizione dei più piccoli FABA Raccontastorie, il dispositivo audio dedicato a storie, musica e contenuti per bambini.

“Mercanteinfiera – afferma la Brand manager Ilaria Dazzi –  resta prima di tutto un grande marketplace internazionale, ma usa sempre più il collezionismo per leggere le storie, i gusti e gli immaginari che gli oggetti custodiscono oltre il loro valore economico. È questa doppia natura che ci interessa: da una parte il mercato, con una comunità di buyer sempre più internazionale. Dall’altra gli oggetti come testimonianze del loro tempo, capaci di raccontare come sono cambiati i nostri modi di vivere, comunicare, vestirci e persino stare insieme. Le mostre e i talk di questa edizione nascono proprio da qui: dalla possibilità di attraversare epoche e linguaggi diversi partendo dalle cose che abbiamo prodotto, usato, conservato e infine scelto di collezionare”.

Dal 7 al 9 ottobre 2026, in contemporanea con Mercanteinfiera Autunno, a Parma va in scena Greenitaly, Salone Internazionale del Florovivaismo e del Paesaggio. Greenitaly è molto più di un evento di settore: è un hub scientifico e culturale del verde in tutte le sue declinazioni, dove l’eccellenza florovivaistica incontra l’architettura, la ricerca e l’arredo per l’outdoor. All’interno della location PalaVerdi, si apre un percorso botanico tra aree espositive, aree tematiche e conferenze con esperti, la manifestazione celebra infatti la natura come elemento strategico per disegnare il futuro del paesaggio. Un incontro che trasforma il quartiere fieristico di Parma nell’epicentro autunnale della riqualificazione e del design paesaggistico internazionale. Info: greenitaly.net


INFORMAZIONI


Dove: Via delle Esposizioni 393/A
Quando: 3- 11 ottobre 2026
Orari: dalle 10.00 alle 19.00 (domenica chiusura ore 17) 

 www.mercanteinfiera.it

ZHONGFANG.LIJIN – SS 2027

ZHONGFANG.LIJIN SS2027 – BROCADE REBORN

La millenaria tradizione cinese della tessitura del broccato si è tramandata attraverso i secoli, evolvendo negli stili, nelle tecniche e nelle lavorazioni, senza perdere le proprie radici culturali. Oggi questo patrimonio dialoga con la ricerca e la moda contemporanea, dando vita a un linguaggio che integra cultura orientale, alta manifattura tessile e design, attraverso nuove interpretazioni dell’abito.


Debutta durante questa edizione della Milano Fashion Week la collezione SS27 Brocade Reborn del brand cinese ZHONGFANG.LIJIN, sviluppata attorno al concetto di “Jin Mai” (锦 脉), le trame vitali del broccato, dove le venature della vita si intrecciano con trama e ordito del tessuto, dando vita a una nuova fase del suo utilizzo.


Le creazioni traggono ispirazione da elementi naturali quali la foglia di gelso, il bozzolo e la farfalla, trasponendo le venature, le ali e le texture dei fili di seta. Il broccato si trasforma così in una silhouette con pieghe e motivi decorativi, donando ai look l’energia stessa della sua identità.


La palette cromatica affonda le proprie radici nella tradizione dei Cinque Elementi (Wu Xing), declinandosi in raffinate tonalità della sensibilità estetica orientale: Tianshui Bi, un verde-azzurro limpido come l’acqua e il cielo; Taoyao, delicata tonalità di fiore di pesco; Mihe, morbida sfumatura miele-beige; Yuebai, bianco lunare dalle leggere note azzurre; e Dailan, un intenso blu indaco. Toni profondi e sfumature leggere si alternano e si fondono, evocando armonia e la rigenerazione della natura.


La rilevanza storica e culturale del broccato è oggi riconosciuta e tutelata dalle istituzioni cinesi come patrimonio culturale, a testimonianza del suo ruolo nella storia e nell’identità della Cina. Zhongfang Lijin attraversa il confine tra tradizione e futuro, permettendo all’arte del broccato di continuare a vivere ed evolversi, una bellezza orientale che rinasce costantemente oltre ogni confine.

CHEN.1988 – SS 2027

Insieme con Amore – SS 2027

La collezione Primavera/Estate 2027 del marchio cinese CHEN.1988 nasce da una riflessione sul percorso compiuto dal brand e sul significato che la moda assume nella quotidianità.


“Insieme con Amore” sfila il 25 Settembre a Milano al Castello Sforzesco. Racconta dieci anni di ricerca attraverso un linguaggio che rimane fedele ai codici di CHEN.1988, continuando a esplorare l’equilibrio tra struttura e morbidezza, rigore e libertà, costruzione e fluidità. Le silhouette alternano linee aderenti a volumi più rilassati, creando un guardaroba dinamico e contemporaneo.

Le lavorazioni intrecciate, elemento ricorrente nell’identità del brand, vengono ulteriormente sviluppate, mentre tagli asimmetrici, drappeggi spontanei e bordature precise introducono movimento e leggerezza.

La palette della stagione si costruisce attorno a nero, grigio, beige lino, verde tenue, rosso borgogna e grigio cemento, attraversati da accenti di blu notte e verde germoglio. Tonalità inaspettate si incontrano in un universo visivo misurato, nel quale il colore assume una funzione ritmica più che decorativa.


La ricerca materica alterna suede, velluto a coste e motivi check a volant e pieghe, valorizzando la superficie, la consistenza e la naturale caduta dei tessuti. All’interno della collezione trova spazio anche una significativa presenza del menswear e un approccio genderless, attraverso un guardaroba nel quale i confini tradizionali tra maschile e femminile diventano progressivamente più fluidi.

È da questa visione che nasce il concetto di Daily Attitude: la moda non come gesto eccezionale, ma come espressione personale da vivere ogni giorno.

La Bursch, una casa nella Valle Cervo

LA BURSCH, UNA CASA NELLA VALLE CERVO
di Irene Bastante

Ci sono luoghi nei quali il territorio non è soltanto ciò che si vede fuori dalla finestra. È qualcosa che entra nelle stanze, negli oggetti, nella cucina e, inevitabilmente, nella memoria. La Bursch nasce proprio da questa idea: dalla volontà di Barbara Varese di riportare alla vita la casa di famiglia nella Valle Cervo e trasformarla in un progetto di ospitalità capace di mantenere un legame concreto con il luogo in cui si trova.

A Oretto, frazione di Campiglia Cervo, il progetto prende forma nel 2018 attraverso il recupero della casa di famiglia e degli edifici che la circondano. Pietra e legno, bosco e acqua costruiscono una dimensione che conserva la natura originaria del borgo senza trasformarla in una semplice scenografia. Il torrente Cervo scorre accanto alla proprietà, mentre la valle continua a definire il paesaggio e il ritmo delle stagioni.

La Bursch è, prima di tutto, una casa. E anche il nome lo racconta. Nella lingua locale, Bürsch è il termine con cui viene indicata l’Alta Valle del Cervo e porta con sé significati che vanno oltre quello di semplice abitazione: tana, casa, piccola patria. È una parola che restituisce il rapporto profondo tra questa terra e chi l’ha abitata, quel senso di appartenenza che nel tempo ha accompagnato la storia della valle.

Il progetto di Barbara Varese parte proprio da questo legame. Una casa di famiglia, un borgo da recuperare, una storia che rischiava di rimanere soltanto nella memoria e che viene invece trasformata in un luogo di ospitalità, senza recidere il rapporto con ciò che l’ha preceduta.

Questo rapporto con la memoria emerge anche nei dettagli. La cultura del Biellese, infatti, non appartiene soltanto al paesaggio, ma anche alla sua storia produttiva. Qui il tessile ha rappresentato per generazioni una parte fondamentale dell’identità del territorio, e alla Bursch questo legame arriva fino alla tavola.

I menù vengono infatti presentati con rivestimenti in tessuto, tutti differenti, accompagnati dalla descrizione del materiale utilizzato. Lane Merino superfini australiane, peso e armatura diventano parte dell’oggetto che introduce il percorso gastronomico. Non è soltanto una scelta estetica: è un modo per riportare all’interno dell’esperienza una delle espressioni più significative della cultura biellese.

Anche la cucina, inevitabilmente, parte da qui.

Negli anni La Bursch ha costruito il proprio percorso gastronomico attorno alla stagionalità, alle materie prime locali, ai piccoli produttori e alla memoria della cucina piemontese, senza però trasformare il concetto di territorio in un limite. Oggi questo percorso entra in una nuova fase con l’arrivo di Stefano Landoni, chef biellese classe 1996, che a maggio ha assunto la guida della cucina.

Landoni arriva a La Bursch dopo esperienze maturate in cucine italiane e internazionali, tra cui Le Calandre, Antica Corona Reale e Geranium a Copenaghen, oltre a diversi indirizzi in Valle d’Aosta. Il suo ingresso rappresenta anche un ritorno: quello di un cuoco cresciuto nel Biellese che, dopo avere costruito il proprio percorso lontano, torna a lavorare nel territorio di origine.

La sua cucina parte dalla Valle Cervo, ma non si ferma ai suoi confini. È un’impostazione che permette di leggere il nuovo corso della Bursch non come una semplice celebrazione della tradizione locale, ma come un confronto continuo tra memoria, tecnica e influenze raccolte altrove.

Il nuovo menù segue questa direzione attraverso tre percorsi, Fuoco, Acqua e Terra, nei quali ingredienti, tecniche e ricordi vengono messi in relazione. La cucina del territorio rimane presente, ma viene osservata attraverso una sensibilità più ampia, costruita sulle esperienze maturate dallo chef lontano dalla valle.

Tra i piatti, Tomino e bagnetto verde riprende una delle combinazioni più riconoscibili della cucina piemontese, lavorando su un elemento profondamente legato alla tradizione locale. Tubetti cacio e pino introduce invece un contrasto più inatteso, nel quale la pasta incontra il profilo balsamico dell’abete rosso, raccolto nei boschi della zona e trasformato in cucina.

Il rapporto con la materia vegetale torna in Melanzana, mentre Scarola, uova e olive bruciate costruisce il piatto intorno a pochi elementi e a un profilo gustativo più deciso, dove la nota amaricante e quella tostata diventano parte dell’equilibrio.

Con Salmerino il legame con l’acqua della valle torna in primo piano, mentre Zucchine scapece e salsa al vino biancomette in dialogo una preparazione di origine meridionale con una cucina che rimane fortemente legata alla stagione e alla materia prima.

Ci sono poi preparazioni nelle quali emerge maggiormente la volontà di allargare il vocabolario gastronomico. Il Piccione appartiene a una cucina di carattere più strutturato e internazionale, mentre la Tartare lavora sulla materia prima attraverso una costruzione essenziale.

Prima ancora di arrivare ai piatti, però, c’è un elemento che accompagna il percorso e che restituisce bene l’attenzione riservata alla tavola: il burro montato alla camomilla. È un gesto apparentemente semplice, ma diventa parte dell’esperienza e racconta una cucina capace di lavorare anche sui dettagli, trasformando un accompagnamento in un elemento riconoscibile.

Il cambio di chef, dunque, si inserisce in una storia che era già iniziata. Dopo il percorso degli anni precedenti, la cucina della Bursch cambia interprete ma mantiene il rapporto con la valle come elemento centrale. Landoni porta con sé tecniche, esperienze e influenze raccolte fuori dal Biellese, mettendole a confronto con una realtà che conosce fin dall’infanzia.

Ed è forse proprio questo il punto più interessante del progetto.

La Bursch non cerca di ricostruire un’idea immobile di tradizione. Il suo valore sta piuttosto nella capacità di mettere in relazione ciò che appartiene alla memoria con ciò che ancora deve accadere. La casa di famiglia, il tessile, il torrente, i prodotti della valle, la cucina e le persone che negli anni hanno attraversato questo luogo diventano parti di una stessa narrazione.

Qui la natura non è una decorazione e la tradizione non è un confine. Sono entrambi punti di partenza.

Quando il giorno finisce, il rumore del torrente rimane sullo sfondo e il borgo si fa più silenzioso. Le luci si accendono tra le pietre e il bosco, mentre la casa torna a quella dimensione raccolta che il nome porta con sé.

Una tana, una casa, una piccola patria.

Forse è proprio questo che La Bursch continua a essere: un luogo da cui partire per conoscere la valle, ma soprattutto un luogo nel quale, almeno per qualche ora, si può avere la sensazione di essere tornati a casa.

Barbara Varese

Sito web: https://labursch.com/

SNOB x Clivati 1969 – la settimana della moda milanese si chiude all’insegna dell’eccellenza

SNOB x Clivati 1969 – la settimana della moda milanese si chiude all’insegna dell’eccellenza

Si è chiusa con viva partecipazione la settimana di SNOB x Clivati 1969, l’aperitivo esclusivo che ha animato Pasticceria Clivati per tutta la durata della Milano Fashion Week.

Ad aprire le celebrazioni, domenica 20 settembre, una serata che ha riunito gli ospiti in un susseguirsi di brindisi, incontri e conversazioni negli eleganti spazi di Viale Coni Zugna. Durante la serata, i presenti hanno potuto scoprire la drink list firmata Silvio Carta – storica cantina e distilleria sarda nata negli anni ’50 sulla costa occidentale della Sardegna – che ha ideato per l’occasione anche un cocktail SNOB – firmati Clivati 1969 i biscotti SNOB realizzati su misura, e una selezione di finger food creata ad hoc.

Per tutta la durata della fashion week, le vetrine di Clivati sono rimaste allestite delle due cover dell’ultimo numero di SNOB Magazine, e dei bellissimi kimono firmati Raptus & Rose, trasformando lo storico affaccio su Viale Coni Zugna in un piccolo palcoscenico editoriale per chi passeggiava tra un appuntamento e l’altro della settimana della moda.

Un’occasione anche per raccontare al pubblico internazionale della fashion week un lato meno noto di Clivati 1969: la pasticceria infatti non propone solo la prima colazione, da sempre nel cuore dei milanesi, ma anche lunch e aperitivo, con la qualità artigianale che da oltre cinquant’anni contraddistingue la casa. Non a caso, Clivati è universalmente riconosciuta per avere la migliore Sacher, il miglior tiramisù e i migliori maritozzi della città, oltre ai classici panettoni delle festività.

Un progetto che conferma ancora una volta la doppia natura di SNOB: non solo magazine, ma boutique agency capace di curare e raccontare, con lo stesso gusto e la stessa attenzione al dettaglio, sia i contenuti editoriali che le esperienze fisiche che animano la città.

📍 Pasticceria Clivati, Viale Coni Zugna 57, Milano

Traffic Gallery presents CHOLULO, the new solo show by Mattia Zoppellaro

Traffic Gallery è felice di ospitare nei propri spazi Cholulo, mostra personale del fotografo Mattia Zoppellaro, che per la sesta volta a partire dal 2009 sarà esposto negli spazi di Traffic. In mostra ritratti di Damon Albarn, Alessandro Borghi, Cesare Cremonini, Willem Dafoe, Franz Ferdinand, Francesco Guccini, Mahmood, Marracash, Lou Reed, Patti Smith, Elisa Toffoli.

Cholulo è un termine colloquiale tipico dell’argentinismo (usato anche in Uruguay) che indica una persona ossessionata o eccessivamente attratta dal mondo dello spettacolo, delle celebrità e del gossip. Il Cholulismo quindi indica l’atteggiamento o la mania collettiva di venerare i famosi. Come se si trattasse di una nuova religione, o semplicemente di una versione contemporanea di tutte le antiche religioni che da sempre hanno innalzato Divinità e Idoli come icone da venerare e idolatrare.

Qui le icone avvengono con il medium fotografico e questo linguaggio ne decreta la potenza: il ritratto dei personaggi della galassia musicale, infatti, ha la capacità di instaurare immediatamente un regime di visibilità universale a cui tutti possono accedere, sostenendo automaticamente il passaggio da persona ad idolo, da cantante a star.

Alessandro Borghi

Nove cantanti provenienti da differenti ambiti e due attori, Willem Dafoe e Alessandro Borghi, che nella sua giovane ma già affermata carriera ha interpretato un famoso cantante prematuramente scomparso della tradizione canora italiana, Luigi Tenco. Dieci ritratti esclusivamente in bianco e nero, dove torna uno degli scatti più famosi del fotografo rodigino, quello del 2010 a New York dove Patti Smith tiene in mano un cartello da lei scritto in maniera estemporanea. Uno scatto iconico e concettualmente ambiguo che verrà prestato per l’occasione dai Collezionisti Simona Leidi e Oliviero Falconi.

E nel rapporto che si crea tra fotografo e soggetto si possono notare due differenti modalità. C’è chi preferisce abbandonarsi chiudendo gli occhi o fuggendo con lo sguardo, e chi invece guarda dritto nella camera quasi nel tentativo di indagare la natura delle intenzioni di chi vuole immortalare e bloccare per sempre un unico istante.

E ripercorrendo le parole della Semiologa Claudia Attimonelli scritte nel 2016: “Alle volte si tratta di una posa durante la performance, … della piega delle labbra nel canto, altre volte siamo dinanzi a delle rappresentazioni di tre quarti, come dipinti classici, la cui potenza è dovuta alla fotografia che accende il desiderio del pubblico di possedere, con un’immagine, eroticamente il proprio idolo così come costei o costui gode nell’essere a sua volta posseduto. Il soggetto così guardato dai nostri occhi ammirati diventa un oggetto da guardare. … Nell’atto della reificazione, quando cioè l’immagine diventa un feticcio, la riguardiamo nella speranza di cogliervi per un istante la vicinanza e instaurare un grado di familiarità. E così come il mito di Narciso accompagna il culto dell’immagine, mentre ci sembra di eternarci negli occhi dell’altro ritratto, al contempo ci perdiamo nei volti dei grandi che non ci sono più, resi eterni da uno scatto fotografico … Le effigi di Zoppellaro celebrano il bello, l’arte e la musica, e così facendo, ci appassionano alle vette e alla caduta, al consumo che investe la carne e al corpo vibrante del rock ‘n roll.”

NEUMA RADIO ARRIVA A ROMA – UN NUOVO MEDIUM PER SENTIRE

NEUMA RADIO ARRIVA A ROMA – UN NUOVO MEDIUM PER SENTIRE


Giovedì 24 settembre 2026, dalle ore 9.30 alle 17.30, NEUMA Radio sarà al Centro Studi Storici dei PP. Barnabiti, Sala Erba, nell’ambito di Rome Future Week 2026. Sarà la prima presenza pubblica di NEUMA, progetto nato per restituire profondità all’ascolto e alla comunicazione.

NEUMA è la radio che ti vede. Lavora nel TRA: lo spazio tra chi parla e chi ascolta, tra l’informazione e il senso, tra la razionalità del dato e ciò che una voce riesce a far vivere anche emotivamente.

Il progetto si sviluppa attraverso le Colonne: Corpo e Mente, Connessioni e Ripartenza. Aree che affrontano il benessere, le relazioni e i momenti di crisi con il contributo di esperti, autori, redazione e tecnici, insieme a una ricerca musicale costruita per cadenzare il tempo e lo stato di chi ascolta. La giornata sarà la prima occasione per entrare in NEUMA e conoscerne da vicino l’identità, le voci e il modo di produrre senso.

Sarà anche uno spazio di confronto con persone, imprese e realtà culturali e sociali interessate a sostenere lo sviluppo di una radio libera dalla pubblicità e fondata sulla qualità dei contenuti.

I fondatori Carmina Gallucci e Michelangelo Tagliaferri presenteranno il progetto e la sua visione, insieme a Paola Ghedini, Maria Covotta e Alessio Briguglio. «Non andiamo a Roma per raccontare NEUMA. Facciamo accadere NEUMA a Roma.»