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Premiati i migliori bar, cocktail bar, pasticcerie, birrerie ristoranti e hotel italiani
Barawards: tutti i vincitori dell’edizione 2025
Torna il premio dedicato alle eccellenze dell’ospitalità italiana con l’annuale serata di gala all’Alcatraz di Milano.
La fotografia del meglio del fuoricasa, da Nord a Sud, con i locali e i professionisti top dell’anno
Torna l’annuale “Capodanno dell’ospitalità” all’Alcatraz di Milano, lo sfavillante Gala Night Party per la premiazione dei Barawards 2025. Ventuno i premi e le cinque menzioni speciali assegnati a bartender, chef, pasticceri, professionisti del caffè e della birra, nonché locali, team e brand ambassador del mondo del food & beverage. Una festa dell’ospitalità, in cui per la prima volta il ruolo di maestro di cerimonie è toccato a Ross Pellecchia, icona di Radio 105, conduttore, scrittore e cantante, mentre sono tornati a far ballare il Dj set a cura di Nora Bee, Dj e producer, star delle serate milanesi, e il ritmo swing dei The Good Fellas.
Il premio, promosso da Bargiornale, in collaborazione con Ristoranti di Bargiornale e Hotel Domani, è l’appuntamento annuale che celebra il meglio dell’ospitalità italiana, scovando le eccellenze su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, dalle Alpi alle isole. Quest’anno i premiati sono stati scelti su una rosa di oltre 600 locali e 500 professionisti, con due nuove menzioni speciali: una dedicata al lato femminile del bartending e l’altra all’impresa sociale dell’anno.

Il meglio del mondo Cocktail
Nel settore mixology non può che saltare all’occhio il “triplete” di Moebius e Lubna, i locali milanesi capitanati da Lorenzo Querci e soci. Cominciamo dal premio al professionista, Giovanni Allario, che guida il programma mixology di entrambe le realtà e vince il Premio Nardini Bar Manager dell’anno. Moebius resta una solida conferma e ottiene il Premio Limoncè Aperitivo Cocktail Bar dell’anno, mentre Lubna, la costola “artistica” in zona Fondazione Prada aperta da meno di un anno, ottiene il Premio Paşabahçe Bar Rivelazione dell’anno.
Scendendo più a Sud, arriviamo nella capitale, dove troviamo fra i premiati una grande certezza della miscelazione, che da vent’anni – festeggiati proprio nel 2025 – è il punto di riferimento cittadino per l’aperitivo: è Freni e Frizioni, a cui va il Premio Amaro Montenegro Bar Team dell’anno. Dallo street bar dagli alti volumi, all’ospitalità a cinque stelle, sempre a Roma troviamo un altro consolidato punto di riferimento per il bere bene, guidato da Mattia Capezzuoli, bar manager e membro del Drink Team di Bargiornale, sotto la supervisione del mitico “the Maestro” Salvatore Calabrese: è lo Stravinskij Bar dell’Hotel De Russie, che ottiene il Premio Bar d’Albergo dell’anno.
E ancora nella capitale, in quella che negli anni si è attestata come una grande scuola di bartending, il Jerry Thomas Speakeasy, troviamo Giulia D’Anello, la giovane promessa che vince il Premio Campari Academy Bartender Under 25 dell’anno e a cui Bargiornale ha dedicato la copertina del primo numero del 2026, per celebrare il futuro della miscelazione.
Ancora qualche chilometro più giù, è a Dario Tortorella, uno dei volti dell’Antiquario, lo storico locale che da dieci anni ha cambiato la storia della mixology a Napoli, che va il Premio Campari Academy Bartender dell’anno.
Ed è a Cannes, precisamente all’Hotel Barrière Le Majestic, che bisogna andare per trovare Emanuele Balestra, che porta in Francia il Premio bartender italiano all’estero dell’anno, per essersi distinto per il suo lavoro sulla miscelazione green e sulle essenze. Un tema su cui, in Italia, troviamo altrettanta attenzione a San Vincenzo, vicino Livorno, dove da dieci anni il Sal8 è il “bar agricolo” per definizione, a cui va il Premio Slow Wine Fair Locale Green dell’anno.
Last but not least, il Premio Brand Ambassador Spirits&co dell’anno, che quest’anno viene assegnato ad Angelo Canessa, storico Mixology Manager di Velier dall’anima gourmet.

Nel mondo dell’ospitalità d’hotel
Abbiamo già fatto cenno al Bar d’albergo dell’anno, ma ospitalità è un concetto a 360°, che passa dalle camere alla ristorazione e che non trova spazio solo nelle grandi città, ma anche nei luoghi in cui la natura si mescola con la storia. È il caso del Castello di Casole, A Belmond Hotel, Tuscany, nel cuore della campagna senese, che vince il Premio Hotel Rivelazione dell’anno.
La vista sul Lago d’Orta negli occhi e la cucina dello chef Gianni Bertone (con l’impronta del patron Antonino Cannavacciuolo), portano invece in Piemonte il Premio Ristorante d’albergo dell’anno, che va al Cannavacciuolo by the Lake – Laqua by the Lake di Pettenasco (No).
Faro puntato sul bar diurno, fra caffetterie e pasticcerie
Nel Paese degli espressi, ogni giorno si consumano oltre 9 milioni di caffè e sempre di più il mondo specialty sta prendendo piede, mostrando che un’altra visione del caffè è possibile. Lo dimostra il successo di Ditta Artigianale, realtà che mescola la torrefazione alla caffetteria e che da Firenze si è lanciata alla conquista di Milano, con il nuovo locale di Corso Magenta che vince il Premio Bloom Specialty Coffee Bar Caffetteria dell’anno.
Con gli specialty coffee nel cuore del progetto, anche Massimo Carpineti con il suo Barnum a Roma è una storia di successo, che porta a casa il Premio Monin Barista dell’anno. Altro volto del mondo del caffè è Patrick Sinapi, coffee master e formatore, legato a Caffè Pascucci, chevince il Premio Brand Ambassador coffee & more dell’anno.
Torniamo in Toscana, per trovare un punto di riferimento del bar all day, che inizia con una proposta di pasticceria e continua fino a sera, dispensando Negroni come sarebbero piaciuti al conte Camillo. Il simbolo del bar storico d’eccellenza, Caffè Gilli è la pasticceria più antica di Firenze, la seconda più longeva d’Italia, che non mostra i segni dell’età e vince il Premio Bar Pasticceria/Gelateria dell’anno.
Ristorazione: i premi della cucina italiana
Nell’anno in cui la cucina italiana è diventata Patrimonio Unesco, i premi dedicati al mondo della ristorazione assumono una maggiore responsabilità, diventando veicolo di valorizzazione dell’identità culturale. Esempio di una tradizione familiare che si rinnova da oltre cinquant’anni, il ristorante Don Alfonso 1890 a Sant’Agata sui Due Golfi (NA) è recentemente stato oggetto di un importante restyling, che è valso il Premio Ristorante Rivelazione dell’Anno, celebrando uno degli esempi più virtuosi di passaggio generazionale, dalle mani del fondatore Alfonso a quelle solide di Ernesto Iaccarino.
Da uno chef stellato a un altro, Jacopo Ticchi, mente e cuore della cucina di Da Lucio a Rimini, ha appena appuntato il macaron alla sua giubba: convincendo con le sue sperimentazioni sulla frollatura del pesce, vince il Premio Metro Cuoco dell’anno.
E se l’anno scorso il premio più dolce era nel paragrafo precedente, quest’anno trova posto nella categoria ristorazione, perché va all’altra sponda della pasticceria, quella dei pastry chef da fine dining. Torniamo, quindi, ai piedi del Vesuvio, nella Galleria Principe di Napoli, dove Federico Andreini di Sustànza porta a casa il Premio Pasticcere/Gelatiere dell’anno.
Paninoteche e birrerie
Un panino e una birra: per molti questa è la felicità. È ancora a Napoli che se ne può trovare un esempio virtuoso, in un locale di quartiere come il Frank Malone al Vomero, in cui un boccale di birra spillata alla perfezione e un panino, magari mangiati guardando la partita della propria squadra del cuore, fanno la differenza, portando a Napoli il Premio Birreria dell’anno. E ancora nella città partenopea va il Premio Agritech Paninoteca dell’anno, perché quando si parla di street food non c’è città in grado di raccontare meglio di Napoli un patrimonio popolare fatto di gusto e tradizione. In questo caso, racchiusi nei panini di Puok, che nel 2026 festeggia i dieci anni e che ha saputo trasformare la popolarità di un food blogger (Egidio Cerrone, in arte Puokemed) in un format di successo.
Le menzioni speciali
Iniziate con l’edizione 2024, le menzioni speciali sono diventate una nuova consuetudine per i Barawards, passando dalle tre dello scorso anno alle cinque di quest’anno. Si tratta di un riconoscimento che va a chi si è fatto notare soprattutto per la sua capacità di attirare l’attenzione. È il caso di Alessia Bellafante del Sali di Milano, a cui va la Menzione Speciale Pallini She Bartender dell’anno. Quest’ultima è la nuova categoria del 2025, insieme alla Menzione Speciale Impresa Sociale dell’anno, che va al progetto PizzAut, capitanato da Nico Acampora, che con il suo format di pizzerie/ristoranti, al grido di “Nutriamo l’inclusione”, è riuscito a costruire una prospettiva professionale per oltre quaranta ragazzi con autismo.
Poi ci sono le tre menzioni dedicate a chi si è distinto per una comunicazione innovativa ed efficace. È il caso di Azotea, il noto locale di Torino che mescola mixology e sapori fusion, premiato con la Menzione Comunicazione social dell’anno, per la cura e la coerenza con cui trasmette la sua immagine. La Menzione Speciale Video Promo dell’anno va invece a Smile Bar di Roma, in cui un istrionico Biagio Gennaro è protagonista di una surreale docufiction tutta da ridere. Infine, la Menzione Speciale Bar Menu dell’anno per Jiani’s Cocktail Bar & Bistrot a Bologna, che ha realizzato una divertente drink list a fumetti, i cui protagonisti sono proprio i membri dello staff.

Il commento
«Nell’anno in cui il bar all’italiana, anche se fuori dall’Italia, è sul tetto del mondo della miscelazione e la cucina italiana viene riconosciuta patrimonio mondiale dall’Unesco, i Barawards aggiungono un nuovo tassello, scovando il meglio che l’ospitalità nostrana può offrire su tutto il territorio nazionale. Dal caffè della mattina al cocktail del dopocena, il fuoricasa è un mondo variegato, che offre qualità e sorrisi in ogni campo, dal bancone di un bar alle tavole del fine dining. L’accoglienza fa parte del dna degli italiani e noi abbiamo l’onore, quotidianamente, di raccontarlo attraverso le pagine delle nostre riviste e dei nostri siti, nonché attraverso i canali social. Il culmine di questo lavoro, ogni anno da undici anni, è la serata del Gala Night Party dei Barawards, nella quale celebriamo il meglio del food&beverage. Un evento di festa e networking, che porta a Milano ogni anno i professionisti e i rappresentanti dei locali più prestigiosi; una festa sfavillante, che noi amiamo chiamare il Capodanno dell’ospitalità», ha affermato il vicedirettore di Bargiornale, Stefano Nincevich.
«Di anno in anno, crescono i numeri di questo premio, giunto all’undicesima edizione – aggiunge l’altro vicedirettore di Bargiornale, Andrea Mongilardi -: più di 1.200 tra locali e professionisti candidati, 130 panelist scelti tra i più riconosciuti esperti e testimoni del mondo dell’ospitalità che hanno espresso il loro voto e 30mila voti on line, nonché biglietti sold out per la serata di gala all’Alcatraz. Barawards si conferma un premio ambito, capace di fotografare il settore del fuoricasa, un ecosistema in cui convergono esperienze, visioni imprenditoriali e quella lucida follia necessaria per realizzare format innovativi, senza mai perdere di vista l’identità e la cultura dell’ospitalità all’italiana. Quest’anno molti premi sono andati a realtà con una lunga storia di successo alle spalle: è la dimostrazione che, puntando all’eccellenza e alla costanza, non senza rinnovarsi quando necessario, si ottengono risultati duraturi e di valore».
TUTTI I VINCITORI
Premio Monin Barista dell’anno: Massimo Carpineti – Barnum – Roma
Premio Campari Academy Bartender Under 25 dell’anno: Giulia D’Anello – Jerry Thomas Speakeasy – Roma
Premio Bar d’Albergo dell’anno: Stravinskij Bar – Hotel De Russie – Roma
Premio Amaro Montenegro Bar Team dell’anno: Freni e Frizioni – Roma
Premio Nardini Bar Manager dell’anno: Giovanni Allario – Moebius/Lubna – Milano
Premio Bloom Specialty Coffee Bar Caffetteria dell’anno: Ditta Artigianale – Milano
Premio Limoncè Aperitivo Cocktail Bar dell’anno: Moebius – Milano
Premio Paşabahçe Bar Rivelazione dell’anno: Lubna – Milano
Premio Campari Academy Bartender dell’anno: Dario Tortorella – L’Antiquario – Napoli
Premio Pasticcere/Gelatiere dell’anno: Federico Andreini – Sustànza – Napoli
Premio Ristorante Rivelazione dell’anno: Don Alfonso 1890 – Sant’Agata sui Due Golfi (Na)
Premio Birreria dell’anno: Frank Malone – Napoli
Premio Agritech Paninoteca dell’anno: Pouk – Napoli
Premio Bar Pasticceria/Gelateria dell’anno: Caffè Gilli 1733 – Firenze
Premio Hotel Rivelazione dell’anno: Castello di Casole, A Belmond Hotel, Tuscany – Casole Val D’Elsa (Si)
Premio Slow Wine Fair Locale Green dell’anno: Il Sal8 – San Vincenzo (Li)
Premio Metro Cuoco dell’anno: Jacopo Ticchi – Da Lucio – Rimini
Premio Ristorante d’albergo dell’anno: Cannavacciuolo by the Lake – Laqua by the Lake – Pettenasco (No)
Premio Bartender italiano all’estero dell’anno: Emanuele Balestra – Hotel Barrière Le Majestic – Cannes (Francia)
Premio Brand Ambassador coffee&more dell’anno: Patrick Sinapi – Caffè Pascucci
Premio Brand Ambassador Spirits&co dell’anno: Angelo Canessa – Velier
LE MENZIONI SPECIALI
Menzione Speciale Pallini She Bartender dell’anno: Alessia Bellafante – Sali – Milano
Menzione Speciale Bar Menu dell’anno: Jiani’s Cocktail Bar & Bistrot – Bologna
Menzione Speciale Video Promo dell’anno: Smile Bar – Roma
Menzione Speciale Comunicazione Social dell’anno: Azotea – Torino
Menzione Speciale Impresa Sociale dell’anno: PizzAut – Cassina de’ Pecchi (Mb) – Monza
Trovate qui le Top 10 di ogni categoria
LE TOP TEN
PREMIO MONIN BARISTA DELL’ANNO
PREMIO BLOOM SPECIALTY COFFEE BAR CAFFETTERIA DELL’ANNO
PREMIO BRAND AMBASSADOR COFFEE & MORE DELL’ANNO
PREMIO BAR PASTICCERIA/GELATERIA DELL’ANNO
PREMIO PASTICCERE/GELATIERE DELL’ANNO
PREMIO AGRITECH PANINOTECA DELL’ANNO
PREMIO CAMPARI ACADEMY BARTENDER UNDER 25 DELL’ANNO
PREMIO CAMPARI ACADEMY BARTENDER DELL’ANNO
PREMIO NARDINI BAR MANAGER DELL’ANNO
PREMIO AMARO MONTENEGRO BAR TEAM DELL’ANNO
PREMIO BARTENDER ITALIANO ALL’ESTERO DELL’ANNO
PREMIO BRAND AMBASSADOR SPIRITS & CO DELL’ANNO
PREMIO LIMONCÈ APERITIVO COCKTAIL BAR DELL’ANNO
PREMIO PAŞABAHÇE BAR RIVELAZIONE DELL’ANNO
PREMIO RISTORANTE RIVELAZIONE DELL’ANNO
PREMIO HOTEL RIVELAZIONE DELL’ANNO
PREMIO BAR D’ALBERGO DELL’ANNO
PREMIO RISTORANTE D’ALBERGO DELL’ANNO
PREMIO METRO CUOCO DELL’ANNO
PREMIO SLOW WINE FAIR LOCALE GREEN DELL’ANNO
LE MENZIONI SPECIALI
MENZIONE SPECIALE PALLINI SHE BARTENDER DELL’ANNO
MENZIONE SPECIALE BAR MENU DELL’ANNO
MENZIONE SPECIALE VIDEO PROMO DELL’ANNO
MENZIONE SPECIALE COMUNICAZIONE SOCIAL DELL’ANNO
MENZIONE SPECIALE IMPRESA SOCIALE DELL’ANNO
PizzAut – Cassina de’ Pecchi / Monza (Mb)
INTERVIEW BY MIRIAM DE NICOLÒ
PHOTOGRAPHY GIANLUCA GATTA
PRESS OFFICE MARIA GRAZIA VERNUCCIO
Se oltrepassando la soglia di una casa che non è la tua, intravedi sulle pareti (nell’arco di quei dieci secondi in cui cerchi di fotografarla) le opere che hanno cambiato la tua esistenza, il legame che nasce con chi quelle immagini ha scelto di vederle ogni giorno della sua vita, ha la stessa naturalezza di quel cucciolo d’animale che, appena nato e aperti gli occhi, crede sia “madre” l’uomo visto per la prima volta e lo segue con istinto filiale.
Nella grande sala illuminata dalle ampie finestre, su quelle pareti, L’isola dei morti (Die Toteninsel) di Arnold Böcklin, dalla cui tenebrosa enigmaticità furono attratti diversi artisti, pensatori e letterati, come Freud, D’Annunzio e non ultimo Hitler, che ne acquistò una copia portandola con sé nel bunker dove si tolse la vita; il Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich; e una serie di Jack Vettriano, il pittore dell’eros, della sensualità, del desiderio, che il proprietario di casa scoprì a 18 anni sfogliando una rivista, ed il primo autore ad appassionarlo all’arte.
Soffermandosi su quei dipinti pensò: “Allora le immagini possono raccontare qualcosa che io non so di avere dentro”.
Vettriano ed il languore, l’insinuante, la sessualità, il pittore del sospetto.
Vettriano che desidera, e desidera che il mondo si ami in maniera anche un po’ noir.
Vettriano che racconta le coppie che si amano, ma che siano clandestine o che si abbraccino da vent’anni, questo, la vera opera d’arte, siamo noi a definirlo, nel nostro intimo, attraverso la nostra personale esperienza.
“Se non fosse stato per lui, non avrei mai fatto il critico d’arte”.
A parlare è Luca Cantore D’Amore, il destino nel nome, refrattario alle definizioni, e una casa che parla: una sorta di galleria d’arte dove colleziona passioni, traguardi raggiunti, le opere che lo ritraggono, come “A Luca cantore di se stesso“, il ritratto ermetico e un po’ critico che gli fece Marco Nereo Rotelli, uno dei più grandi artisti italiani viventi, 10 Biennali di Venezia e da lui soprannominato il Doge, suo padre artistico.
Luca Cantore D’Amore odia le etichette, si sottrae alla definizione di curatore d’arte, di critico, di intellettuale, di scrittore, anche se in definitiva ha pubblicato un libro (L’estetica del decanter, 2019 – oltre a volumi e cataloghi artistici), curato diverse importanti mostre (è Direttore Artistico di Gad, della fondazione «Bartolomeo Gatto», de «Il Prisma» lo studio di architettura internazionale di Milano) e giocato come un paroliere, ma l’aura del poeta è quella che preferisce, forse perchè il poeta fa tutto questo, ma con il cuore.

Tre parole per descriverti.
Tre parole sono pochissime. Furioso, inesauribile, appassionato.
L’inesauribilità a volte si paga anche con lo scotto di ritmi troppo frenetici, talvolta nevrotici, ma la furia ti fa sostenere l’inesauribilità, tutto sul letto della passione che regge ogni cosa.
Perché non ti piace essere definito “curatore d’arte?
Non mi ritrovo nella definizione di specialismo. Un grandissimo antropologo contemporaneo parlava di idiotismo specialistico. L’intellettuale 3.0, a mio parere, deve avere una liquidità tra gli ambiti, quindi essere solo un curatore ci riporta sempre a una definizione che spiega perfettamente José Mourinho nella frase “chi capisce solo di calcio non capisce nulla di calcio”.
Questo in termini paradigmatici è applicabile a qualsiasi disciplina. Chi capisce solo d’arte non capisce nulla d’arte, chi capisce solo di cinema non capisce nulla di cinema. La cultura o è tutto o non è. È intersecata, intrecciata, deve necessariamente essere elastica.
Hai più volte dichiarato di aver dedicato la tua vita allo studio della bellezza. Qual è la tua definizione di bellezza?
Thomas Mann diceva che può trafiggerci come un dolore. Mentre Paolo Sorrentino insegna che la bellezza include anche lo squallore, che non è bruttezza, è asimmetria, ritualità che non hanno sempre un’armonia ma hanno un senso.
Bellezza è quello slancio emotivo che una volta intercettato ci dà la possibilità di spostare l’asse di noi stessi per qualche millimetro. E non siamo più quelli di prima.
All’altro polo troviamo il concetto di morte, che nelle tue elucubrazioni rimandi spesso quale accettazione della vita, con un approccio quasi artistico ed estetico. È corretto?
Assolutamente sì.
La morte è uno spettro perenne, costante, che ingombra e ci invade nel momento in cui finisce la giovinezza, che fa rima con eternità.
Io credo che uno dei tempi più affascinanti, in quanto umani, sia la finitezza che ci caratterizza. Essere destinati a perire conferisce valore all’attimo e credo che la vita vada vissuta per ampiezza, cioè articolando ogni senso, ogni dimensione sentimentale, emotiva, delle cose; vivere per fronte, non come in una retta, come in una linea.
Diceva De Crescenzo, grande filosofo contemporaneo, che non ha grandi meriti innovativi perché la filosofia è stata scritta tutta prima di lui, ma ha grandi meriti divulgativi, “se noi vedessimo la vita come qualcosa che si svolge sull’asse delle ascisse e delle coordinate, vedremmo che dopo aver vissuto 60 anni, se non avessimo provato mai alcuna emozione, il tempo sarebbe stato appunto un sessantenario. Ma se noi invece svolgessimo la nostra vita deludendoci, soffrendo, amando, gioendo, patendo, immalinconendoci, si genererebbe una retta che non è più lineare, ma va su, giù, su, giù, e questo genererebbe una compressione del tempo. Quindi l’eterna giovinezza passa per la capacità di emozionarsi, sempre.“


Night and Day sono i due macrotemi di questo numero. Qual è la tua natura più profonda? Sei più un animale notturno o vivi con e attraverso la luce?
Devo risponderti con due citazioni. La prima è di Walt Whitman «Mi contraddico, poiché contengo moltitudine». E l’altra è un meraviglioso verso di Shakespeare «di notte e di giorno d’intorno girando».
Questa vita frenetica è una montagna russa sentimentale che gira e rigira di notte e di giorno avendo un funzionamento costante ma diverso. Di notte si crea. Immaginare che Mascagni abbia scritto «La Cavalleria Rusticana» di giorno è poco credibile, La Cavalleria Rusticana si scrive di notte, così come Dante scriveva di notte, ne sono sicuro, come lo era Shakespeare: «notte fatta non fosti per dormire».
Io sono un animale notturno dal punto di vista intellettuale e un animale diurno dal punto di vista manageriale. Però la notte per me è un rifugio, un grande involucro poetico e legittimante.
Che ruolo ricopre oggi l’arte in questo esatto momento storico attraversato dall’intelligenza artificiale? E’ cambiato dal Cinquecento Fiammingo o in qualche modo il suo significato più profondo è sempre lo stesso?
È cambiato completamente e il suo significato più profondo quasi non esiste più. Si intreccia con il marketing, la comunicazione, con quello che viene nomenclato art-washing, cioè un pulitore di coscienza e di economia, di sistemi e meccanismi aziendali. L’arte vera presuppone la solitudine, la lentezza, la sofferenza, ma oggi queste sono tematiche che tutti scacciano, rigettano, rifuggono.
Non si va a fondo, perché andare a fondo significa dover fare i conti con noi stessi. Spesso anch’io sono vittima di questo circo, dell’enorme carillon sempre funzionante che è Milano, da me ribattezzata Eventopoli. Quando tutto accade e ognuno sente la necessità di fare eventi, di manifestare cose, il paradosso è che la qualità si rivela a ribasso perché nulla si distingue più, è tutto omogeneo.
Il vero dramma è dover sottostare ad una serie di dinamiche che quasi inevitabilmente ti espongono alla velocità e di conseguenza alla superficialità, sfugge quella che in filosofia estetica si chiama l’essenza delle cose, l’essenza del pensiero.
Leopold von Sacher-Masoch ci ha parlato, senza mentire, delle suo ossessioni, lasciandoci un caposaldo letterario, “Venere in pelliccia” 1870. Citi spesso il termine “ossessione” quando parli di arte, svelaci le tue.
Sin da bambino sono stato felicemente sopraffatto dall’insensatezza dell’esistenza, dentro cui oggi svolgo un’attività ancora più insensata, ma con delle impalcature per non sentirmi smarrito e dove c’è spazio anche per il divertimento, da cui derivano tante mie manìe che deflagrano oltre il tema dell’arte, come il mio ordine ossessivo, preparo i vestiti dal lunedì alla domenica, per tutta la settimana saprò come vestire.
Ti pensavo caotico.
Sono caotico a livello mentale, non a livello operativo. L’architettura del mio tempo è ben scandita, altrimenti la creatività, se non affiancata al metodo, diventa delirio. Essere artisti non legittima la casualità.
Tra le figure che continuano ad ispirarmi nel mondo dell’arte c’è senza dubbio quella di Philippe Daverio, che l’ha democraticizzata entrando nelle case di tutti gli italiani con “Passpartout”, un programma televisivo che l’ha resa semplice e comprensibile. So che è stato un tuo caro amico, puoi raccontarci un aneddoto a lui legato?
Assolutamente, tengo anzitutto a ringraziarlo, da qualche parte nel cosmo sono sicuro mi starà ascoltando. Philippe ha introdotto nella storia dell’arte e nella cultura una cosa che prima di lui non esisteva: il sorriso. L’intellettuale, prima di lui, era visto come qualcuno di gobbuto, noioso, ghettizzato dal mondo dello sfavillio, mentre lui viveva la cultura in un modo così disinvolto, così raggiante e canzonatorio che te ne faceva appassionare. La cultura è uno di quegli ambiti che non puoi dire di conoscere se non sai trasmetterla, e lui in questo era un monumento vivente.
Il vero aneddoto è molto personale. La prima volta che mi invitò a casa sua, prima ancora di farmi entrare in casa mi fece attendere 30 secondi sul pianerottolo, pioveva in un modo vertiginoso e notai fuori la sua porta di casa un ombrello, un oggetto così semplice che lo rese però umano ai miei occhi e pensai che alla fine anche Philippe, nei giorni di pioggia, avesse bisogno dell’ombrello. Varcando quella porta, entrando in quel trionfo vivente che era la sua casa studio, capii una cosa molto forte senza che lui me la spiegasse, e cioè che se te lo metti in testa puoi rendere la tua vita un vero capolavoro.


Gabriele D’Annunzio, vero dandy e grande snob, scrisse “vivere non significa semplicemente esistere, ma trasformare ogni momento in un’opera d’arte”. Cosa rispondi agli anemici di creatività, convinti che sia impossibile avere una vita capolavoro, che loro ingenuamente credono possibile solo nei film?
Non sanno cosa si perdono.
Ricordo, senza fare nomi, una grandissima scienziata astronauta che durante una conferenza si schierò contro la creatività, dicendo che solo la scienza avrebbe salvato il mondo, ed elogiava se stessa e questa sua smania di capire l’universo, le stelle, gli altri pianeti, magari visitarli. Un attimo dopo il professor Riccardo Valentini, Premio Nobel per la Pace, membro dell’Intergovernmental Panel on Climate Change e mio caro amico, si interrogò “Non è che forse questa sua passione per il mondo, per l’universo, per le stelle, per i sogni, deriva da quella creatività fumettistica dei cartoni animati, quindi dall’arte da cui inevitabilmente è stata condizionata da bambina!?“
Lo snob che più ami nella storia?
Philippe Daverio, uno snob democratico.
Sabino Cassese dice che l’intellettuale non deve trincerarsi sulla sua torre d’avorio, nonostante il suo sapere, altrimenti diventa snob. Snob può avere una definizione sia mortificante che lucente, ovviamente, e tu sei capostipite di questa definizione, SNOB può essere la volontà di elevare a una potenza X noi stessi, una versione migliore di noi; in questo Daverio era fortissimo perché estremamente selettivo in termini culturali ed intellettuali, ma ascoltava tutti, sorridendo, e poi faceva l’operazione più difficile degli snob, che faceva anche D’Annunzio, cioè scremare, sfrondare. Essere snob non vuol dire avere pregiudizi, vuol dire scegliere, allora lì sei uno snob vistoso.
Domanda di rito, quanto sei snob?
Con i pescatori nei porticcioli a Salerno, quando fuggo dal caos di Milano e dalla mia vita isterica, parlo della tonalità vaporosa del tramonto; le loro storie contengono verità poiché affondano le radici sul terreno fertile dell’autenticità che nessuna modernità, nessuna cultura, nessun libro può darti.
Sono Snob perchè scelgo e anch’io seleziono, come si selezionano gli amori, gli amici, i vestiti, le automobili che compriamo, gli orologi che produciamo, però ascolto tutti, perché la verità viene dal basso, non dall’alto, mai.
Imprenditoria, intelligenza artificiale e il ritorno del networking reale
Intervista a Christian Gaston Illan
di Alessandra Chianese
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale accelera processi, contenuti e decisioni, il vero discrimine tra chi subirà il cambiamento e chi lo guiderà non sarà la tecnologia in sé, ma la capacità di restare umani, credibili e connessi nel mondo reale.
Christian Gaston Illan, imprenditore e co-owner di Beesness Magazine, da anni osserva e interpreta l’evoluzione del business, del networking e dei media con uno sguardo trasversale che unisce strategia, relazione e visione. In questa intervista racconta come l’IA stia ridisegnando le regole del gioco e perché, paradossalmente, il futuro sarà sempre più fisico, diretto e selettivo.

1. Christian, oggi si parla molto di intelligenza artificiale applicata all’imprenditoria. Dal tuo punto di vista, qual è il vero impatto che stiamo vivendo?
L’impatto reale dell’intelligenza artificiale non è solo tecnologico, è culturale. L’IA sta abbattendo le barriere d’ingresso: oggi chiunque può produrre contenuti, presentazioni, analisi, perfino strategie. Questo livella la superficie, ma al tempo stesso rende molto più evidente chi ha una visione e chi no.
Nel breve periodo vedremo efficienza, nel medio periodo una saturazione enorme. Nel lungo periodo emergerà una selezione naturale: resteranno credibili solo le persone che sapranno usare l’IA come amplificatore del proprio pensiero, non come sostituto.
2. Molti temono che l’IA possa “disumanizzare” il business. Tu sembri sostenere il contrario. Perché?
Perché ogni tecnologia spinge sempre nella direzione opposta al suo eccesso. Più i processi diventano automatici, più il valore umano diventa raro.
La fiducia, l’intuizione, la lettura del contesto, la relazione costruita nel tempo non sono replicabili da un algoritmo. L’IA può simulare, ma non può vivere le conseguenze delle decisioni. Chi farà impresa dovrà essere ancora più presente, più coerente, più riconoscibile. In questo senso, l’IA non elimina l’elemento umano: lo rende centrale.
3. Secondo le tue stime, i social network cambieranno radicalmente. In che modo?
I social network saranno sempre più popolati da contenuti generati dall’intelligenza artificiale: post, reel, commenti, perfino interazioni simulate. Questo produrrà una grande quantità di rumore.
Di conseguenza, il valore percepito dei social diminuirà come strumento di relazione profonda. Diventeranno vetrine, non luoghi di fiducia. Le persone impareranno a distinguere ciò che è costruito da ciò che è reale, e inizieranno a cercare conferme altrove.
4. Ed è qui che entra in gioco il networking reale?
Esattamente. Il networking tornerà ad essere fisico, diretto, selettivo. Non di massa, ma di qualità.
In un mondo dove tutti possono apparire competenti online, conterà chi riesce a esserlo dal vivo. Uno sguardo, una stretta di mano, una conversazione non mediata non sono replicabili. Il futuro del networking non sarà “più grande”, sarà “più vero”.
5. Che ruolo avranno eventi, incontri e comunità nel nuovo scenario imprenditoriale?
Un ruolo strategico. Gli eventi non saranno più semplici occasioni sociali, ma veri e propri ecosistemi di valore. Chi saprà creare contesti credibili, curati e coerenti attirerà persone di livello.
Le comunità diventeranno filtri: non tutti entreranno, non tutti resteranno. Questo aumenterà il valore delle relazioni e renderà il networking uno strumento di crescita reale, non solo di visibilità.
6. Come deve cambiare la mentalità dell’imprenditore per affrontare questo futuro?
L’imprenditore dovrà smettere di inseguire tutto e iniziare a scegliere. Scegliere dove essere, con chi parlare, cosa rappresentare.
La reputazione diventerà più importante dell’esposizione. La coerenza più importante della velocità. E soprattutto, sarà fondamentale sviluppare una visione che tenga insieme tecnologia e umanità, senza delegare all’IA il pensiero critico.
7. Se dovessi sintetizzare la tua visione in una frase, quale sarebbe?
L’intelligenza artificiale moltiplicherà i contenuti, ma solo l’intelligenza umana costruirà valore. Chi saprà restare reale in un mondo sempre più artificiale avrà un vantaggio competitivo enorme.
Bellezza e illusione: l’arte di Andrea Crespi tra umano e macchina
Dal braccio robotico agli ambienti immersivi in cui l’Amore e Psiche di Canova si declina in chiave futuristica – umanoide, moltiplicandosi in un gioco infinito di specchi, passando attraverso dipinti a olio che incontrano ipotetici furti d’identità hacker, sculture di nuove Veneri, avveniristiche Nike di Samotracia e video installazioni. Dal 23 ottobre 2025 al 25 gennaio 2026, negli spazi post-industriali della Fabbrica del Vapore di Milano, prende forma Artificial Beauty di Andrea Crespi: oltre trenta opere per un percorso articolato e multi-linguaggio che indaga la metamorfosi della bellezza tra il classico e l’AI.

Dopo le presenze alla Triennale di Milano, al CAFA Art Museum di Pechino, al MAGA, a Times Square e ad Art Dubai, Andrea Crespi arriva a Milano con la sua prima grande esposizione istituzionale – curata da Alisia Viola e Sandie Zanini e co-prodotta da Fabbrica del Vapore e Comune di Milano con il patrocinio di Regione Lombardia. Un corpus di opere site specific che indagano il concetto di bellezza, osservato oggi nella sua trasformazione più radicale: non più armonia delle forme, ma territorio di sperimentazione e campo di tensione continua tra fisico e digitale, umano e macchina, emozione e algoritmo.
Have no fear of perfection è l’opera-manifesto che apre la mostra Artificial Beauty; indaga il concetto di bellezza nell’era tecnologica, dove l’estetica è filtrata, manipolata e ridefinita da nuovi canoni, resa artificiale da strumenti digitali che trasformano la percezione del reale.


Il percorso espositivo prosegue con The Artist and The Thief, un’opera simbolica e fortemente evocativa che introduce i temi centrali dell’intero progetto. Il titolo, volutamente ambiguo, innesca un cortocircuito semantico e concettuale che accompagna il visitatore lungo l’intera mostra: chi è, oggi, il vero artista?
Tra il nuovo ciclo di opere presentato, The Transition rappresenta la sintesi tra memoria classica e visione tecnologica. L’opera nasce da un avanzato processo di scansione 3D realizzato su un calco restaurato in scala 1:1 della Nike di Samotracia. Attraverso tecniche di modellazione e prototipazione, l’artista genera un dialogo che rivela la sostanza più profonda del tempo presente: una bellezza che nasce nell’intersezione tra ciò che è stato e ciò che diventerà.
Digital Labyrinth è un’opera che nasce da un’azione di incursione contemporanea al sistema tradizionale dell’arte. Nel 2022, l’artista hackera fisicamente il MoMA di New York attraverso un atto performativo che si trasforma in docufilm. Un’indagine sul confine tra reale e illusorio, dove la comunicazione si rivela più forte dell’essenza e la percezione diventa ciò che scegliamo di credere.
La mostra prosegue con l’ultimissima serie Future Magazine. Celebri copertine del domani, come numeri zero di una rivista ancora inesistente, in cui le protagoniste non sono più modelle o celebrità, ma umanoidi levigati, algoritmi di bellezza. Le figure appaiono come icone di un futuro prossimo, reliquie di una civiltà che ha delegato la propria immagine alla macchina. L’artista trasforma la superficie lucida della cultura pop in uno specchio critico del presente, dove la distinzione tra naturale e artificiale si dissolve in un’estetica dell’iper-reale. Attraverso questa serie, Andrea Crespi invita a una riflessione profonda sull’umanizzazione della macchina e la meccanizzazione dell’uomo. Più rendiamo la tecnologia simile a noi, più le concediamo di sostituirci.


Questa retrospettiva è concepita come un osservatorio sull’evoluzione culturale del nostro tempo, dove arte e tecnologia si intrecciano in un dialogo articolato e multidisciplinare. Il percorso conduce a esplorare il presente attraverso prospettive trasversali e a immaginare scenari futuri. Le opere di Crespi restituiscono un attuale stato dell’arte dell’incontro tra pratiche tradizionali e innovazione tecnologica, delineando un itinerario eterogeneo, animato dalla pluralità di linguaggi e media. Al contempo, il pubblico è invitato a interrogarsi su come la nozione di bellezza possa trasformarsi, adattarsi e riflettersi nella relazione, in costante evoluzione, tra naturale e artificiale” Alisia Viola.
“Per Andrea Crespi la sperimentazione è un mezzo per conoscersi e, attraverso la comprensione del sé, dare sfogo alla propria creatività, per scuotere l’io dello spettatore, in un processo di liberazione reciproca. In questa mostra ci conduce attraverso salti temporali inediti, mediante l’esplorazione poliedrica di media differenti, mantenendo sempre un filo conduttore nella riconoscibilità del suo segno. Un sorprendente viaggio nell’altrove della dicotomia, per ridefinire il concetto di bellezza” Sandie Zanini.
La mia poetica vive nel contrasto. Unisco passato e futuro, visibile e invisibile, artificiale e umano. Mi ispiro alla storia dell’arte, alla cultura pop e alle fratture della società contemporanea per creare opere che siano specchi e glitch della nostra realtà. In un mondo complesso, credo che la semplificazione sia l’unica strada possibile, ed è proprio ciò che cerco di fare attraverso la Neosintesi: rivelare l’essenziale” Andrea Crespi.

Andrea Crespi è un artista italiano il cui lavoro si concentra sull’indagine della trasformazione sociale e della rivoluzione digitale, tematiche che affronta attraverso un linguaggio visivo innovativo e multidisciplinare. La sua ricerca artistica traduce i cambiamenti culturali del presente in opere capaci di evocare riflessioni profonde. Considerato tra i giovani artisti italiani più influenti a livello nazionale e internazionale, Crespi opera tra Milano e Miami, portando avanti una produzione in costante evoluzione. La sua pratica si distingue per la capacità di fondere media fisici e digitali in un’estetica riconoscibile e contemporanea, che interpreta la realtà con precisione e senso critico. Le sue opere sono state esposte in prestigiosi contesti espositivi, tra cui la Triennale di Milano, il CAFA Art Museum di Pechino, il MAGA di Gallarate, Times Square a New York e Art Dubai.
La Pinacoteca Ambrosiana, in soli 4 anni, passa da 60.000 visitatori a circa mezzo milione e chiude il bilancio in positivo per il terzo anno consecutivo. Più del 50% degli ingressi rispetto al 2024: un risultato straordinario che consolida il ruolo di questa istituzione come punto di riferimento culturale, sia in Italia sia a livello internazionale.
“Non si tratta di un miracolo ambrosiano, afferma Antonello Grimaldi Segretario Generale della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ma del frutto di una gestione della “cultura” manageriale ed inclusiva non elitaria ed autoreferenziale. Una gestione che si basa su pilastri fondamentali: preservare, valorizzare, innovare e comunicare, sempre all’insegna della sostenibilità finanziaria, culturale e sociale. Tutto questo all’insegna di uno spirito appartenenza che contraddistingue l’operato di tutto il mio staff”.
“Tutta l’Ambrosiana s’impegna a proseguire nel 2026 il proprio lavoro e a migliorarlo. Gli ottimi risultati ottenuti nell’anno che finisce ci fanno ben sperare per il prossimo, ma non ci dobbiamo accontentare dei numeri: è necessario preparare e mettere in pratica un progetto culturale adeguato alla storia della nostra istituzione, che sia in grado di comunicare a un pubblico sempre più ampio con la ricchezza del suo patrimonio. Non trascureremo le domande profonde che arrivano da Milano e dal mondo che ci circonda: la nostra città vive un periodo di grande notorietà e attira l’attenzione universale, però soffre di una rappresentazione spesso troppo superficiale. L’Ambrosiana deve colmare, collaborando con le altre realtà culturali, un vuoto di pensiero e di cuore.” aggiunge Andrea Canova Presidente della Congregazione dei Conservatori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana.
Un 2025 ricco di eventi all’insegna della valorizzazione e dell’innovazione
Quest’anno la Pinacoteca Ambrosiana ha saputo conquistare nuovi visitatori grazie a una serie di iniziative di grande impatto: sul fronte contemporaneo: una tra tutte, la mostra di Pietro Terzini (più di 35.000 visitatori in meno dei 25 gg di apertura nella sala del Foro Romano. Determinante il ruolo di “non curatore di Antonello Grimaldi: “una dichiarazione di liberà artistica: una scelta coraggiosa e visionaria che ha permesso all’artista di esprimersi senza filtri e/o condizionamenti, dimostrando che anche il Museo più antico di Milano può essere un laboratorio di idee contemporanee); il riallestimento espositivo e multimediale della sala 7, dedicata ai pittori Fiamminghi, in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Il percorso espositivo della Pinacoteca sta accogliendo adesso la mostra diffusa di Nicola Samorì Classical Collapse, senza dimenticare la mostra di Filippo Sorcinelli, stilista noto per aver vestito gli ultimi tre Papi e il dialogo tra la canestra di Jago e la Canestra del Caravaggio.
Le aperture straordinarie e prolungate al pubblico a 3 euro, i concerti di musica classica e la partecipazione a Bookcity, Museo City, Orticola ed Open House hanno reso ancora più fruibile il museo e arricchito l’offerta per il visitatore.
L’Ambrosiana, nel 2025, oltre ad essere attiva su tutti i canali social e ad avere un canale podcast dedicato alla collezione artistica, ha realizzato dei video in lingua dei segni LIS. Un’importante attività di comunicazione attraverso i media tradizionali e i new media, sia a livello nazionale che internazionale, ha consolidato l’immagine dell’Istituzione nel mondo.
Progetti istituzionali ed internazionali
Nell’ambito del progetto “Milano e Leonardo”, realizzato dal Comune di Milano e finanziato dal Ministero del Turismo, l’Ambrosiana mette in mostra, a rotazione da marzo a ottobre, presso il Padiglione Italia Expo 2025 Osaka-Giappone, quattro disegni del Codice Atlantico di Leonardo Da Vinci. Un’ulteriore straordinaria opportunità per esportare nel mondo le meraviglie di Leonardo da Vinci.
A seguito del successo avuto durante Expo Osaka 2025, ulteriori fogli sono esposti a OsakaCity Museum of Fine Arts fino 12 gennaio 2026. La mostra, intitolata “Atlante Farnese and the Treasures of the Italy Pavilion from the Expo 2025 Osaka”, permetterà ai visitatori di continuare ad ammirare due nuovi fogli del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci.
Dal 10 dicembre fino a marzo 2026 la mostra “Leonardo alla IULM”. Tre fogli del Codice Atlantico sono esposti per la prima volta in un ateneo universitario, in un’ottica di avvicinamento all’arte, in maniera gratuita, a studenti e territorio.
Nel 2026 progetti e mostre e auspici
Il 2026 si preannuncia altrettanto entusiasmante: a gennaio, per rispondere con uno spazio ancora più adeguato all’incremento dei visitatori verrà riallestito l’atrio d’ingresso della Pinacoteca Ambrosiana.
Terminata la mostra di Nicola Samorì (marzo 2026), nella sala del Cartone di Raffaello arriva Sidival Fila, frate francescano e artista che fonda la sua ricerca partendo dai materiali in disuso.
In primavera, in collaborazione con la Fondazione Rava, nella sala del Foro Romano, si terrà la mostra Remake. Ragazzi di alcuni penitenziari italiani e donne del carcere della Giudecca di Venezia realizzeranno dei disegni ispirati al Cartone di Raffaello, che verranno assemblati e cuciti in un’opera delle dimensioni reali del cartone rinascimentale.
A maggio, sempre nella sala del Foro Romano della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, è prevista la mostra del tape artist No Curves, che prosegue il filone di mostre pop e gratuite dell’Ambrosiana.
La Veneranda Biblioteca Ambrosiana si conferma quindi una delle Istituzioni culturali più importanti a livello internazionale: la prima Biblioteca Europea aperta al pubblico, il Museo più antico di Milano e l’Accademia, fondata nel 1620 dal Cardinal Federico Borromeo, oggi luogo dedicato a promuovere l’incontro e il dialogo tra diversi popoli e culture.
L’Ambrosiana, punto di riferimento per tutti i milanesi da quattro secoli, continua ad essere un luogo vivo, ricco di storia e arte.
Conclude Antonello Grimaldi: “sono un Manager prestato al mondo della cultura: diceva Bunuel che i buoni risultati sono quanto di più pericoloso possano capitare ad un uomo, perché lo porta a credere di essere infallibile, e questo è il principio dell’illusione. Ritengo che in Ambrosiana si possa fare sempre di più e meglio”.
RACCOLTI OLTRE 150 MILA EURO ALLA CENA BENEFICA DELLA FONDAZIONE DE MARCHI
Si è tenuta il 30 novembre, nella cornice di Palazzo Parigi la tradizionale serata benefica della Fondazione G.e D. De Marchi, realtà da anni impegnata nel sostegno ai piccoli pazienti della pediatria del Policlinico di Milano. Il ricavato dell’evento contribuirà allo sviluppo del progetto di umanizzazione della nuova pediatria, firmato dallo studio d’architettura di Fabio Novembre



Un appuntamento che ha riscosso grande successo e partecipazione anche quest’anno e che ha visto il coinvolgimento di autorità istituzionali e numerosi esponenti del mondo dell’impresa. Durante la serata – svoltasi negli eleganti spazi di Palazzo Parigi – sono stati raccolti oltre 150 mila euro, risorse che la Fondazione destinerà alle iniziative rivolte alla costruzione de “la pediatria più bella del mondo”.
Un’iniziativa di umanizzazione degli spazi pediatrici del nuovo Policlinico di Milano, che saranno inaugurati nei primi mesi del 2026 su progetto dello studio di architettura di Fabio Novembre.
“La bella serata di ieri sera ha testimoniato quanto Milano sia vicina ai bambini che più hanno bisogno di aiuto. Agli oltre 350 generosi amici presenti abbiamo potuto far vedere in anteprima le immagini del nuovo reparto pediatrico che grazie anche a loro sarà presto inaugurato e chiesto un nuovo aiuto per dotare il Policlinico di uno strumento unico in Europa per la cardiochirurgia pediatrica.” Ha sottolineato Francesco Iandola, direttore esecutivo della Fondazione G. e D. De Marchi.
La serata, articolata in un aperitivo e una cena placée e firmata dallo chef stellato Enrico Bartolini, è stata condotta da Rocio Munoz Morales insieme a Enrico Bertolino, a loro volta affiancati da Manuela Donghi, tutti sostenitori della Fondazione. Con loro Christie’s che ha gestito l’asta benefica, resa possibile grazie alla generosità di importanti brand, case di moda, grandi chef e campioni dello sport. Nel corso dell’asta sono stati battuti oltre 100 lotti, una decina dei quali in modalità live, con un ruolo di primo piano per Cristiano De Lorenzo, managing director di Christie’s Italia, che ha personalmente aggiudicato cinque dei lotti più prestigiosi. Una pesca benefica ha inoltre coinvolto gli ospiti seduti ai tavoli.
Cuore del progetto è La città dei bambini, il concept architettonico sviluppato da Novembre Studio, che mira a trasformare gli spazi ospedalieri in un ambiente più accogliente a misura di bambino.
“Il progetto nasce dal desiderio di offrire ai bambini un luogo che li abbracci, non che li spaventi. Grazie al sostegno della Fondazione De Marchi abbiamo immaginato l’ospedale come una vera e propria ‘città dei bambini’, trasformando l’intero reparto pediatrico in una metafora urbana capace di rendere gli spazi più familiari, riconoscibili e vicini alle loro esperienze quotidiane. Ogni area diventa così un luogo simbolico della città, pensato per accompagnare tutte le età della crescita. In questo modo l’ospedale diventa casa, perché la cura è anche sentirsi al sicuro: uno spazio che ascolta, accoglie e mette al centro i bisogni dei bambini e delle loro famiglie”, ha raccontato l’architetto Fabio Novembre.
Ogni ambiente è stato immaginato per ridurre la distanza percepita tra l’ospedale e la quotidianità, ricreando idealmente il quartiere di ciascun bambino. Piazze, skatepark, viali decorati, un giardino pensile pensato come uno “zoo” immaginario comporranno una vera casa lontano da casa. Anche i genitori avranno a disposizione spazi più confortevoli, inclusa un’area dedicata allo smartworking. A impreziosire il progetto, i disegni dell’illustratore Emiliano Ponzi.
Mobili bagno sospesi: eleganza, praticità e massima pulizia
Nel panorama dell’arredamento contemporaneo, il bagno ha compiuto un vero e proprio salto di qualità, superando il suo ruolo storico di semplice locale di servizio per diventare una zona chiave dedicata al benessere e al design. Al centro di questa trasformazione stilistica, i mobili sospesi hanno conquistato la scena, rivelandosi un elemento che sa rispondere brillantemente sia all’esigenza di pura estetica che a quella di funzionalità. L’effetto visivo creato dall’assenza di basi a terra dona subito all’ambiente un senso di grande leggerezza e modernità, elevando istantaneamente la qualità percepita di tutto lo spazio. Scegliere questa tipologia di arredo non è, quindi, solo un seguire la moda, ma rappresenta una scelta molto intelligente per organizzare gli ambienti moderni. Optare per i mobili bagno di Iperceramica consente di unire il gusto minimalista con le necessità concrete legate alla manutenzione e alla pulizia quotidiana.
Il fattore estetico e la percezione dello spazio
Il pregio estetico più evidente dei mobili sospesi è la loro straordinaria capacità di amplificare visivamente lo spazio. Lasciando completamente libero il pavimento, il mobile offre la sensazione di fluttuare, contribuendo a un look essenziale e pulito che si sposa alla perfezione con le linee del design contemporaneo. Questa percezione di leggerezza è particolarmente preziosa nei bagni di dimensioni contenute, dove ogni soluzione per allargare lo sguardo è benvenuta. Le forme rigorose e geometriche, spesso rifinite con materiali opachi o con venature lignee lasciate naturali, esaltano la pulizia formale dell’arredo. Non secondario è il vantaggio di poter regolare l’altezza di installazione dal pavimento, un dettaglio che permette di adattare il mobile alle specifiche esigenze ergonomiche di chi lo userà.
Praticità e facilità di igiene
Oltre al solo impatto estetico, la praticità offerta da questa tipologia di arredo è un aspetto che ne motiva profondamente la scelta. I mobili bagno sospesi eliminano di fatto l’ostacolo creato da battiscopa e basi appoggiate a terra. Questa caratteristica facilita enormemente le operazioni di igienizzazione: la zona sottostante al mobile diventa pienamente accessibile a qualsiasi strumento di pulizia, garantendo una maggiore salubrità e impedendo in modo efficace l’accumulo di polvere, umidità o detriti, che in un ambiente come il bagno possono essere problematici. Questa semplicità di manutenzione si rivela un fattore determinante per mantenere uno spazio curato e igienico nel lungo periodo.
Soluzioni contenitive e integrazione funzionale
Nonostante l’aspetto aereo e leggero, i mobili sospesi sono progettati per massimizzare la capacità di stoccaggio. La profondità dei cassetti è attentamente studiata per sfruttare ogni centimetro utile, mentre l’integrazione di sistemi di apertura moderni, come il push-pull o le guide ammortizzate a chiusura rallentata, rafforza la percezione di qualità costruttiva. Inoltre, la modularità tipica di molti sistemi sospesi concede una grande libertà compositiva. È possibile accostare basi lavabo a colonne e pensili laterali, creando così una parete attrezzata che risponde con grande precisione alle esigenze di organizzazione e archiviazione. Questo approccio componibile permette di progettare un bagno che sia, simultaneamente, un piacere per gli occhi e uno spazio perfettamente organizzato per la routine quotidiana.
Bollette, stabilità e nuove opportunità: come orientarsi oggi tra luce e gas
Negli ultimi mesi il mercato dell’energia ha mostrato segnali di maggiore equilibrio dopo un lungo periodo di tensioni e forti rialzi. Questa rinnovata stabilità non significa però che le bollette siano diventate automaticamente leggere o prevedibili per tutti. La differenza, oggi, la fanno soprattutto le scelte contrattuali, nonché la capacità di leggere i dati di mercato e la consapevolezza con cui si accettano le offerte.
Famiglie e imprese, di questi tempi, si ritrovano a dover imparare a sfruttare le dinamiche del mercato libero. È proprio per questo che serve affidarsi a strumenti di confronto come bollettecasa.it, ideali per analizzare le proposte energetiche disponibili e confrontarle con i reali valori di mercato, oltre che per informarsi su norme, cambiamenti e andamenti dei prezzi.
Il gas in calo: nuova fase di consolidamento
Uno dei segnali più interessanti degli ultimi tempi arriva dal mercato del gas. Il valore del PSV, cioè il principale riferimento per il prezzo del gas naturale in Italia, ha registrato un calo fino ai 0,353 €/Smc, con una flessione di circa il 5% ad ottobre 2025.
Le temperature più miti hanno ridotto la domanda, mentre i livelli di stoccaggio elevati e la discesa del prezzo del TTF europeo hanno contribuito a mantenere sotto controllo le quotazioni. A questo si aggiunge una fase di relativa stabilità geopolitica, che ha evitato scossoni improvvisi nei flussi di approvvigionamento.
Energia elettrica e PUN
Il valore medio del PUN si è attestato poco sopra gli 0,11 €/kWh, il che testimonia una lieve crescita rispetto al mese precedente, pur restando su livelli più contenuti rispetto ai picchi del biennio precedente.
Per le famiglie, l’impatto di queste variazioni è spesso graduale. Chi ha un prezzo fisso vede effetti solo al rinnovo, mentre chi ha un contratto indicizzato nota piccoli aggiustamenti mensili. In ogni caso, leggere il PUN permette di capire se la propria tariffa è in linea con il mercato oppure se esistono margini di risparmio.
Come valutare le offerte e difendersi dai rincari
La fase attuale può essere letta come un’opportunità per riprendere il controllo della spesa energetica, ma solo a patto di adottare un approccio attivo. Conoscere gli indici di riferimento, come PSV e PUN, aiuta a comprendere perché una bolletta sale o scende, evitando di attribuire tutto a generiche “colpe del mercato”.
Un altro aspetto importante per la scelta riguarda la struttura delle offerte. Spesso la differenza non sta solo nel prezzo dell’energia, ma nello spread applicato, nei costi fissi e nella durata delle condizioni economiche. È qui che bisogna saper confrontare, perché due proposte apparentemente simili possono produrre risultati molto diversi nel medio periodo.
Infine, non si deve sottovalutare mai l’impatto dei consumi. Se si prova a spostare l’uso degli elettrodomestici nelle fasce più convenienti, a ridurre gli sprechi invisibili e a monitorare l’andamento si potrà notare, sul medio e lungo periodo, l’effettività del risparmio. Parliamo di cifre non consistenti, certo, ma che sommate tra loro possono fare la differenza a fine mese.
Langosteria St. Moritz riapre la suggestiva location nella prestigiosa località dell’Engadina a Chesa Chantarella il 5 dicembre.
Aperto nel 2023, accoglie gli ospiti in una suggestiva baita con un’ampia terrazza, affacciata su un panorama montano mozzafiato, e un accesso diretto alle piste del comprensorio sciistico del Corviglia.
In un’atmosfera calda e raffinata, in perfetto equilibrio tra tradizione e modernità, il legno domina la scena conferendo allo spazio un’estetica avvolgente e armoniosa, mentre le pareti sono impreziosite da oblò decorati con gli ormai iconici mosaici di Langosteria. Dalla sala principale, con la sua straordinaria vista sulle Alpi, agli spazi dedicati al private dining e alla terrazza Langosteria St. Moritz è il luogo ideale per vivere la magia dell’inverno.


Nel menu, signature dishes come lo Chateaubriand di cernia nera e i Paccheri con branzino si affiancano a proposte studiate ad hoc come la Polenta con frutti di mare. L’offerta culinaria è arricchita da una selezione di vini pregiati ed etichette ricercate curata da Valentina Bertini, Corporate Wine Manager del Gruppo. Novità assoluta della stagione il Moncler Grenoble Bar situato sulla terrazza di Langosteria, una location d’eccezione che si affaccia sulle piste da sci evocando il DNA montano del brand. Qui è possibile concedersi una pausa grazie ad una curata selezione di drink, incluso un cocktail caldo, e un menu di piatti e snack che reinterpretano i sapori della tradizione con un tocco contemporaneo: Pizza al tartufo, Patatine fritte al gruyère, Baguette con pastrami e salsa tartara e Melanzane “in carrozza”.


Nel 2025 Donnafugata e Dolce&Gabbana presentano Bollicina Gold, lo spumante rosé metodo classico nato per celebrare momenti importanti con stile, personalità e autenticità. È l’ultima creazione di una collezione di vini che, in pochi anni, è diventata ambasciatrice di un’idea di Sicilia contemporanea, creativa e raffinata, portando l’eccellenza artigianale del Made in Italy in oltre 60 mercati internazionali.
Bollicina Gold rappresenta molto più di una nuova etichetta: è il punto di arrivo di un progetto che ha saputo unire due visioni, quelle di Donnafugata e Dolce&Gabbana, in un percorso coerente e sorprendente. Uno spumante nato da uve Nerello Mascalese coltivate alle pendici del vulcano Etna, selezionate nella vendemmia 2019. Una lunga attesa – oltre cinque anni di affinamento – che ha dato vita a un brut rosé di rara eleganza, caratterizzato da un colore rosa antico con riflessi dorati, da un bouquet complesso con note di crosta di pane, agrumi e ribes, e da una mineralità decisa e persistente, che racconta la peculiarità del territorio vulcanico.

“La collaborazione con Dolce&Gabbana nasce proprio nel 2019 – afferma Antonio Rallo, winemaker dell’Azienda di famiglia – quando ci è stato proposta la partnership e la produzione di uno spumante rosé. Così abbiamo fatto la prima vendemmia, pensando già a quello che oggi è Bollicina Gold. Sapevamo che ci sarebbe voluto tempo perché un metodo classico di pregio richiede anni di affinamento. Nel frattempo, abbiamo dato vita a tutta la collezione: prima con il rosato Rosa, poi con le edizioni limitate di Tancredi, quindi con Isolano e Cuordilava. Bollicina Gold chiude idealmente questo percorso, portando nel calice tutta la mineralità dei terreni vulcanici, la finezza del Nerello Mascalese e l’eleganza che solo una lunga evoluzione sui lieviti può regalare.”
Con Donnafugata e Dolce&Gabbana, il vino incontra lo stile: presentato in una veste esclusiva caratterizzata da un’etichetta applicata a mano ispirata alla preziosa finitura liquid gold della Collezione Dolce&Gabbana Casa Oro24K, Bollicina Gold incarna l’iconico stile di Dolce&Gabbana ed è un tributo all’eccellenza dell’artigianato italiano che si riflette in ogni aspetto di questo pregiato spumante.
“La presentazione di Bollicina Gold – dichiara José Rallo di Donnafugata – è anche l’occasione per ripercorrere le tappe di una collaborazione che ha unito due realtà con radici siciliane e una visione internazionale. Dalla moda al vino, dalla creatività alla ricerca enologica, il progetto Donnafugata e Dolce&Gabbana è nato da profondi valori condivisi. La nostra collaborazione con Dolce&Gabbana si fonda su una forte affinità valoriale: l’amore per la Sicilia, la creatività e la maestria artigianale.”
“La partnership con Dolce&Gabbana ha aperto le porte dei nostri vini a un pubblico nuovo, soprattutto all’estero – dichiara Gabriella Favara, 6a generazione della famiglia di Donnafugata –. Abbiamo raggiunto persone affascinate dallo stile di vita italiano, curiose e attente alla qualità, ma anche giovani winelover. Il lavoro creativo di Dolce&Gabbana sulle etichette e sul packaging ha reso ogni vino un’esperienza memorabile, estetica oltre che sensoriale.”
Oltre il vino, uno stile, un’identità, un messaggio. Con Bollicina Gold, Donnafugata e Dolce&Gabbana chiudono il cerchio di un progetto avviato nel 2019 e arrivato, oggi, a essere riconosciuto a livello internazionale. Un modo nuovo di parlare di vino, che ha saputo affascinare mercati, consumatori e collezionisti, e che continua a ispirare nuove direzioni per il Made in Italy nel mondo.
