Quagliotti e Ferretti Yachts, la partnership

Una nuova partnership tra due eccellenze italiane

Quagliotti, che dal 1933 rappresenta l’alta manifattura tessile italiana, e Ferretti Yachts, icona internazionale dello yachting, annunciano una nuova partnership che unisce prodotto lifestyle e immagine.
La collaborazione prenderà ufficialmente il via in occasione dei saloni nautici internazionali di settembre2026 , dove sarà presentato il progetto che vedrà Quagliotti vestire alcune delle imbarcazioni della flotta Ferretti Yachts.

Dalla cabina dell’armatore alle zone living, dalla biancheria da letto agli elementi tessili, il savoir-faire Quagliotti entrerà negli yacht Ferretti Yachts portando a bordo un tessile elegante e di qualità, così da contribuire a creare un’esperienza nella quale comfort, qualità dei materiali e attenzione ai dettagli accompagnino ogni momento della vita a bordo.
Il progetto nasce da una forte affinità tra due aziende che hanno fatto della cura del dettaglio, della qualità dei materiali e della cultura del fatto in Italia i pilastri della propria identità.

La partnership sarà inoltre parte di un più ampio progetto di collaborazione, con l’obiettivo di raccontare l’incontro tra il mondo della nautica e quello dell’alta manifattura tessile italiana.
Gli yacht diventeranno un nuovo spazio di espressione per il savoir-faire Quagliotti, mentre il prodotto tessile contribuirà a definire l’atmosfera degli ambienti Ferretti Yachts.

Il debutto agli eventi di settembre rappresenterà il primo passo di una collaborazione pensata per svilupparsi nel tempo. Un percorso comune che potrà evolvere sia a bordo sia attraverso nuove iniziative dedicate a happenings, prodotto e al racconto di due realtà unite da una stessa visione.

Le Vie del Gusto conquistano Milano: 150 ospiti per raccontare le eccellenze del territorio alessandrino

Grande partecipazione all’incontro promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Gran Monferrato, Alto Monferrato, Strada Derthona e Gavi protagonisti di una serata dedicata al territorio, alle sue produzioni e alla sua capacità di diventare destinazione.

Centocinquanta ospiti riuniti a Milano per scoprire un territorio attraverso i suoi sapori, i suoi vini, le sue storie e i suoi protagonisti.

È stato questo il cuore della serata dedicata a “Le Vie del Gusto”, il progetto promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria per valorizzare e raccontare in modo nuovo il patrimonio enogastronomico, culturale e turistico del territorio alessandrino.

L’incontro, ospitato da Mari&Co a Milano, ha portato nel capoluogo lombardo le diverse anime di un territorio straordinariamente ricco e ancora, per molti aspetti, da scoprire: Gran Monferrato, Alto Monferrato, Strada Derthona e Gavi.

Una serata che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, produttori, operatori del territorio, giornalisti, professionisti della comunicazione e ospiti del mondo della cultura e dello spettacolo, costruendo un’occasione di incontro e confronto intorno a una visione comune: fare delle eccellenze locali non soltanto un patrimonio da preservare, ma uno strumento concreto di attrattività e sviluppo.

Paolo Arrobbio, Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e Francesco Novelli Presidente Ats Tartufo Bianco Pregiato Comuni Alto Monferrato

«È stata una bellissima serata – sottolinea Paolo Arrobbio, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria – che ci ha consentito di presentare a un selezionato pubblico di addetti ai lavori le eccellenze non solo enogastronomiche, ma anche turistiche e culturali della provincia di Alessandria: un territorio che merita di essere visitato e anche “vissuto” con la necessaria lentezza, per apprezzarne appieno storia, bellezza, offerta di benessere e qualità di vita.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria ha deciso, attraverso il progetto Le Vie del Gusto, non solo di promuovere una rassegna di eventi, ma di costruire un modello permanente di valorizzazione territoriale, capace di generare nuove opportunità economiche, rafforzare l’identità del territorio e consolidare il posizionamento di Alessandria, del Monferrato, del Tortonese e delle Terre del Gavi tra le destinazioni di riferimento del turismo enogastronomico italiano».

Paolo Massobrio e l’enologo Donato Lanati 

Protagonista della serata è stata naturalmente l’enogastronomia, interpretata come espressione di un’identità che cambia da una zona all’altra mantenendo un legame profondo con la terra, la storia e le comunità locali.

Il percorso gastronomico ha accompagnato gli ospiti alla scoperta delle eccellenze del territorio attraverso piatti e vini scelti per restituirne la varietà e la personalità, trasformando la cena in un vero e proprio viaggio tra paesaggi, produzioni e tradizioni.

Ma Le Vie del Gusto vuole andare oltre il singolo appuntamento.

Walter Massa Presidente Vie del Gusto strada Derthona Gavi

Il progetto della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria nasce infatti con l’obiettivo di creare connessioni tra amministrazioni, associazioni, produttori, ristoratori, operatori turistici, istituzioni e stakeholder, mettendo a sistema realtà diverse all’interno di una strategia condivisa di promozione.

Gran Monferrato, Alto Monferrato, Strada Derthona e Gavi diventano così quattro porte d’ingresso a un unico grande racconto: quello di una provincia nella quale vino e cucina dialogano con paesaggio, storia, borghi, arte e cultura.

La serata milanese rappresenta quindi non un punto d’arrivo, ma l’inizio di un percorso: portare Le Vie del Gusto fuori dai propri confini per far conoscere un territorio autentico e contemporaneo e trasformare la curiosità suscitata dalle sue eccellenze in un invito a partire, visitarlo e viverlo.

Le Vie del Gusto: il territorio diventa destinazione.

Bentley Torcal, l’anteprima nazionale a Milano

NUOVA BENTLEY TORCAL: DEBUTTO ITALIANO A MILANO TRA ELEGANZA E INNOVAZIONE ELETTRICA

Dopo il recente esordio mondiale, la nuova Bentley Torcal – primo modello a propulsione 100% elettrica della casa di Crewe – ha fatto la sua prima apparizione ufficiale in Italia. L’anteprima nazionale, promossa da Bentley Milano (Gruppo Fassina), si è svolta nella serata di ieri presso i Dazi all’Arco della Pace, cornice simbolica scelta per tracciare un ideale punto d’incontro tra l’eleganza storica del marchio automobilistico e la vocazione contemporanea del capoluogo lombardo.

All’esclusivo appuntamento hanno preso parte circa 200 ospiti selezionati, che hanno potuto ammirare, in anteprima, le linee della nuova vettura. Concepita come modello del tutto inedito all’interno della gamma, dove affiancherà Continental GT, Flying Spur e Bentayga, la Torcal rappresenta il nuovo manifesto tecnologico e stilistico del brand. Una vettura che sintetizza le direttrici fondamentali delle Bentley del futuro:

avanzamento tecnologico,
raffinata maestria artigianale,
ricerca sui materiali,
attenzione alla sostenibilità, a prescindere dal tipo di motorizzazione.

“Per 107 anni le Bentley sono state le auto più complete: prestazioni, comfort, artigianalità britannica, utilizzando i migliori materiali naturali. Torcal fissa nuovi standard in ogni ambito”, così la descrive Frank-Steffen Walliser, CEO del marchio inglese.

Il nuovo SUV elettrico introduce un linguaggio stilistico inedito, caratterizzato da volumi essenziali, tagli netti e proporzioni che ne esaltano la presenza scenica: il passo lungo, gli sbalzi contenuti e l’imponente frontale con griglia a diamante illuminata, in omaggio alla Continental T, incarnano i concetti di “eleganza verticale” e “cofano infinito”, mentre il posteriore è segnato dalle grafiche prestigious shield e dai passaruota marcati che richiamano la postura di una resting beast.

Innovazione e manifattura d’eccellenza definiscono anche l’abitacolo, che al comfort dei sedili pluriregolabili, riscaldati, ventilati e massaggianti (integrabili con le funzioni Postural Adjust e Smart Seat Climate) affianca una dotazione tecnologica di prim’ordine e finiture di pregio, tra cui il primo tessuto in lana Merino certificato Responsible Wool Standard realizzato con Fox Brothers, l’inedito Sunburst Aluminium d’ispirazione vintage e il legno Ombré Walnut by Mulliner, nato dalla pressatura di mille strati di noce e carta riciclata.

Sul fronte meccanico, la vettura adotta la trazione integrale garantita da due motori elettrici – uno per asse – alimentati da un pacco batterie da 113 kWh netti, garantito per 10 anni o 160.000 km. La versione d’ingresso sviluppa 821 CV e 1.194 Nm di coppia per uno scatto da 0 a 100 km/h in 3,4 secondi e 250 km/h di velocità massima, mentre la declinazione S tocca gli 888 CV e 1.350 Nm, abbattendo la soglia dello 0-100 in soli 2,9 secondi fino a una punta di 260 km/h.

L’autonomia WLTP raggiunge i 600 km e l’architettura a 800 V supporta ricariche rapide fino a 400 kW, consentendo di passare dal 10% all’80% in 16 minuti o di ripristinare 160 km di percorrenza in appena sette minuti. La tecnologia del telaio Bentley più avanzata di sempre garantisce un nuovo livello di comfort di marcia e controllo della vettura.

A completare il quadro è il sistema Bentley Dynamic Symphony, una firma acustica studiata dagli ingegneri di Crewe per ricreare le sonorità tipiche del celebre V8 del marchio senza cedere a una mera simulazione artificiale del propulsore termico.

L’evento di presentazione di ieri sera è stato concepito come un’esperienza immersiva pensata per svelare l’identità e i valori fondanti della nuova Torcal. Per l’occasione, Bentley Milano ha sviluppato una fragranza esclusiva in collaborazione con l’Italian Perfumery Institute, offrendo agli ospiti intervenuti un itinerario olfattivo attraverso un’installazione sensoriale dedicata. Un percorso guidato da campane di vetro custodiva le note del profumo bespoke, ciascuna destinata a evocare sfumature ispirate a natura, artigianalità e viaggio, in perfetta continuità con lo stile e la tradizione della Casa di Crewe.

Grande successo ed entusiasmo alle stelle per Bentley Milano: la serata di anteprima ufficiale della nuova Torcal in Italia si è conclusa superando ogni aspettativa. L’evento ha riscosso un plauso unanime, lasciando i presenti visibilmente affascinati da una vettura straordinaria. La nuova Torcal ha rapito la scena, incarnando in modo sublime il perfetto equilibrio tra l’innovazione più audace e l’inconfondibile tradizione del brand.

A margine della presentazione, Ado Fassina, Dealer Principal di Bentley Milano e Bentley Padova, ha riassunto così lo spirito del nuovo modello:

“Il design, il rombo e la maestria artigianale di una Bentley creano un legame emotivo unico tra uomo e vettura. Ogni dettaglio della Torcal è stato concepito per amplificare queste sensazioni, fondendo tecnologia all’avanguardia e maestria artigianale per riaffermare il legame umano tra conducente e automobile che è al centro di ogni Bentley.“

Ado Fassina, Dealer Principal Bentley Milano e Padova


(Foto Samedia Studios)

Fondazione Franco Albini e Bentley Home: al via la terza edizione di “Progettare futuri possibili”

Giovani designer under 35 chiamati a reinterpretare il divano Galloway attraverso il Metodo Albini. Il progetto finale sarà presentato durante la Design Week 2027.

La Fondazione Franco Albini e Bentley Home annunciano una partnership a sostegno dei giovani creativi in occasione della terza edizione di “Progettare Futuri Possibili.” Il format, ideato da Paola Albini e promosso dalla Fondazione Franco Albini con la supervisione di Studio Albini Associati, è rivolto ad architetti, designer e giovani professionisti under 35.

L’edizione 2026-2027 unisce un concorso internazionale, un workshop di formazione e un percorso di co-progettazione ispirato ai principi del Metodo Albini, dove alla capacità individuale si affiancano il valore del confronto e della collaborazione.

Il design diventa così uno strumento concreto per lavorare insieme: un processo che invita ad ascoltare, mettere in comune competenze e punti di vista differenti, trasformando le intuizioni individuali in una visione condivisa. La collaborazione con Bentley Home (Luxury Living Group) porta questo percorso nel mondo dell’alta gamma, creando un ponte tra il patrimonio metodologico di Franco Albini, la formazione dei giovani progettisti e la cura artigianale che guida ogni pezzo Bentley Home.

LA METAFORA DELLA SCALATA E DEL METODO ALBINI

La scalata, grande passione di Franco Albini, è la metafora scelta per raccontare questa edizione. Osservare, individuare gli appigli, scegliere la direzione e procedere un passo alla volta sono azioni che appartengono tanto all’arrampicata quanto al processo progettuale.

È la stessa logica del Metodo Albini: osservare, scomporre, ricercare l’essenza, ricomporre e verificare ogni scelta con consapevolezza e responsabilità.

La scalata richiama inoltre la dimensione collettiva del percorso: come nell’affrontare una parete, anche in un progetto complesso sono fondamentali fiducia, ascolto e capacità di collaborare.

LA SFIDA 2026/27: IL DIVANO GALLOWAY

Nell’edizione 2026-2027, i partecipanti saranno chiamati ad applicare i principi del Metodo Albini al divano Galloway, uno degli elementi della collezione Bentley Home.

La sfida sarà ripensarne forma, struttura e significati con particolare attenzione a sostenibilità, essenzialità, qualità e durata nel tempo.

Al termine della fase di selezione, tre progetti scelti dalla Commissione Esaminatrice vedranno i propri autori coinvolti in un workshop intensivo di otto giorni tra la Sardegna e Milano, con tappe a Casa Albini, in Fondazione Franco Albini e presso l’Atelier Bentley Home.

Durante il workshop, le tre proposte verranno analizzate e sviluppate fino a farle convergere in un unico progetto. È in questa fase che si esprime lo spirito del format: le competenze individuali entrano in relazione per costruire una soluzione condivisa.

Il progetto finale sarà realizzato da Bentley Home e presentato durante la Design Week 2027 con un allestimento presso l’Atelier Bentley Home, prima di essere messo in produzione. La Fondazione Franco Albini ospiterà inoltre una mostra dedicata ai lavori ritenuti meritevoli dalla Commissione Esaminatrice, offrendo visibilità anche alle proposte che non confluiranno nel progetto finale.

“Ho ideato Progettare Futuri Possibili con l’obiettivo di valorizzare i giovani talenti e consegnare loro il Metodo Albini come strumento di consapevolezza, ma anche di educazione alla cooperazione, oggi più che mai necessaria per la costruzione del futuro — dice Paola Albini, presidente della Fondazione Albini — Questa terza edizione nasce da un incontro umano e professionale con Bentley Home e dalla condivisione di valori profondi: attenzione alla qualità, alla ricerca, alla cultura del progetto e alla volontà di investire nelle nuove generazioni. Credo sia importante offrire ai giovani occasioni concrete per sperimentare il valore del confronto e della costruzione condivisa. Non chiediamo ai progettisti di rinunciare alla propria identità, ma di metterla in dialogo con quella degli altri per dare forma a qualcosa di più grande. È un insegnamento che sento profondamente attuale e che appartiene anche alla storia di mio nonno.”

“Quando Fondazione Albini ci ha proposto di applicare il suo metodo al divano Galloway, per noi è stato naturale riconoscerci in quel processo: scomporre un pezzo che già esiste, capirne davvero la struttura, e ricostruirlo con uno sguardo nuovo, è lo stesso lavoro che facciamo ogni giorno nell’artigianato che sta dietro ogni pezzo Bentley Home. Con questa partnership — la prima che costruiamo con la Fondazione — non chiediamo a tre giovani progettisti di copiare un metodo, ma di misurarsi con un’eredità vera, quella di Franco Albini, e di portarla dove nessuno l’ha ancora portata: nella nostra collezione. È un modo concreto di credere che il futuro del design nasca dal dialogo tra chi ha costruito una storia e chi ha
ancora la propria da scrivere.”
Andrea Gentilini — CEO Luxury Living Group

FORMAZIONE, PARTNERSHIP E PREMI

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Scuola del Design del Politecnico di Milano e Professione Architetto, con il patrocinio del Salone del Mobile.Milano e dell’ADI — Associazione per il Disegno Industriale, e con il supporto di Triennale Milano.

Il programma prevede un’esperienza di otto giorni di formazione intensiva per i tre finalisti selezionati dalla Commissione Esaminatrice, tra Milano (presso la Fondazione Franco Albini e l’Atelier Bentley Home) e la Sardegna (presso Casa Albini).
Durante il percorso, i partecipanti applicheranno il Metodo Albini per sviluppare, attraverso confronto e co-creazione, un unico progetto collettivo.

A ciascuno dei tre finalisti sarà inoltre assegnato un premio di 1.500 euro.

Il progetto prevede inoltre:
-La premiazione ufficiale presso la Triennale Milano il 17 novembre 2026;
-L’esposizione del progetto finale durante la Design Week 2027 in Corso Venezia e presso la Fondazione Franco Albini;
-La messa in produzione del progetto finale da parte di Bentley Home;
-Un piano di comunicazione e ufficio stampa dedicati.

DETTAGLI DEL BANDO E CANDIDATURE

Il concorso è ufficialmente aperto e si rivolge a studenti universitari e giovani professionisti e progettisti under 35, italiani e internazionali.
Apertura Call: 30 luglio 2026
Scadenza Concorso: 3 novembre 2026, ore 23:59 (CET)
Bando completo e iscrizioni: Fondazione Franco Albini – Progettare Futuri Possibili, 3a Edizione

“Calling for peace”: l’artista Francesco Barone all’Unesco di Parigi

L’artista e rappresentante della terza generazione di Barone Italia firma l’opera simbolo dell’evento internazionale dedicato  ai diritti umani, al cambiamento climatico e alla tutela della vita, consegnando i riconoscimenti a nomi d’eccezione.

Una figura inginocchiata, scolpita nel marmo Verde Alpi, tende le mani in avanti accogliendo un ramo d’ulivo in ottone. È Calling for Peace, l’opera ideata e realizzata dall’artista Francesco Barone, con il contributo del designer Simone Roveda, presentata il 21 settembre nella sede dell’UNESCO a Parigi, nell’ambito dell’omonima iniziativa internazionale fortemente voluta da AFG – All Future Generations – in occasione della Giornata internazionale della Pace. 

Un’opera in cui la materia diventa linguaggio e il gesto artistico si fa messaggio. Il marmo Verde Alpi, attraversato dalle sue venature naturali, racchiude la memoria e l’eredità del passato; l’ottone, modellato da Francesco Barone col fuoco, simboleggia la responsabilità di agire nel presente.
La figura inginocchiata non evoca sottomissione, bensì un gesto di cura: l’atto di chi si avvicina alla terra e decide di piantare un seme di pace, senza sapere se sarà lui a raccoglierne i frutti.

Durante l’evento, incentrato sui tre pilastri fondamentali dei diritti umani, del contrasto al cambiamento climatico e del rispetto per ogni forma di vita, la madrina dell’iniziativa, Alicia Fall, giornalista e produttrice pluripremiata, ha accompagnato i principali momenti della cerimonia. All’apertura dei lavori è intervenuto Nicola Paparusso, fondatore di AFG – All Future Generations. 

Nel corso dell’incontro, Francesco Barone ha consegnato le statuette artistiche Calling for Peace, create per l’occasione, alle personalità di rilievo internazionale, tra cui Claudio Andrea Gemme, CEO di ANAS;  Daniel Grieder, CEO di Hugo Boss; Marco Falcioni, direttore creativo di Hugo Boss e Valeria Mangani, fondatrice e presidentessa della Sustainable Fashion Innovation Society.

“Quando è nato il progetto Calling for Peace, ho avvertito subito la responsabilità di raccontare la pace attraverso ciò che conosco meglio: la materia e il lavoro delle mie mani” dichiara Francesco Barone. «Per me la pace non è un concetto astratto che riceviamo passivamente, ma una costruzione quotidiana. È nel gesto di accogliere e piantare quel ramo d’ulivo che risiede il senso della nostra responsabilità collettiva”.

La partecipazione all’evento UNESCO segna una nuova tappa nel percorso artistico di Francesco Barone, titolare insieme al fratello Mauro di Barone Italia, azienda di famiglia con una lunga tradizione nella lavorazione dei metalli. È proprio all’interno di questa eredità artigiana che si sviluppa la sua ricerca artistica, nata dal desiderio di esplorare le potenzialità espressive del metallo e di trasferire nell’arte e nel design d’autore tutte le sue conoscenze e il saper fare maturati negli anni.

Il metallo è per l’artista una materia viva, da trasformare attraverso il fuoco e il lavoro manuale: la fiamma lo rende più docile fino a plasmarlo in forme organiche ispirate alla natura. Rami, foglie ed elementi vegetali prendono forma direttamente dalle sue mani e nelle sue opere arrivano a comporre veri e propri “bonsai vivi in metallo”. Ogni creazione nasce così come pezzo unico, in un equilibrio tra la forza del metallo e la fragilità delle forme naturali che l’artista sceglie di riprodurre.

Una ricerca cresciuta anche nel confronto con artisti e designer internazionali, in un dialogo che negli anni ha portato il suo lavoro a misurarsi con linguaggi e sensibilità diverse.

Un percorso fatto di incontri e contaminazioni, che trova nel progetto più recente, Cerchi di Pace, una delle sue espressioni più significative. L’installazione artistica di cinque metri, ideata da Paola Albini e promossa dalla Fondazione Franco Albini e  Studio Albini Associati è stata realizzata da Francesco Barone con un intervento artistico di Marco Gallotta. Il lavoro porta in vita il Totem Olimpico progettato nel 1956 da Franco Albini, Franca Helg e Albe Steiner per i Giochi Invernali di Cortina, mai realizzato allora. Dopo la presentazione alla Fabbrica del Vapore, l’opera è stata trasferita al Politecnico di Milano, dove il suo messaggio di pace continua tuttora a incontrare il  pubblico.

A Parigi, con Calling for Peace, la ricerca di Francesco Barone incontra così un contesto internazionale e affida all’arte un messaggio semplice e universale: la pace nasce da un gesto e una scelta e, come un seme, può germogliare solo se trova cura. 

Hedy Lamarr: la bellezza, il genio, l’invenzione

In occasione della Festa del Cinema di Roma, un libro racconta la storia di una diva

La storia di Hedy Lamarr, attrice hollywoodiana considerata per anni “la donna più bella del mondo”, torna in Italia attraverso la voce della figlia Denise Loder De Luca, pittrice, ma anche autrice del libro “I Love Your Hair”, pubblicato pochi giorni fa negli Stati Uniti.

Il libro, dedicato alla straordinaria figura della madre, sarà presentato a Roma, in occasione della Festa del Cinema, nella sede dell’Associazione Stampa Estera a Palazzo Grazioli, da Wendy Colton, nipote di Hedy Lamarr (per la prima volta in Italia), protagonista di una testimonianza familiare inedita sulla donna che si celava dietro l’icona di Hollywood.

L’incontro sarà anche l’occasione per svelare alla stampa e agli invitati, i primi modelli della nuova collezione di borse Lamarr Limited edition, creata in Italia dall’imprenditrice e designer italo-brasiliana Hedylamarr Rodrigues e ispirata proprio alla figura di Hedy Lamarr.

Un progetto che nasce dall’incontro tra moda, design, memoria e innovazione e che vuole restituire alla diva una dimensione spesso rimasta nell’ombra: quella di una donna dotata di una straordinaria intelligenza creativa e di una visione tecnologica sorprendentemente avanti rispetto al proprio tempo.

Hedy Lamarr non fu soltanto una delle grandi icone della Hollywood degli anni d’oro. Durante la Seconda guerra mondiale, insieme al compositore George Antheil, nel 1942 sviluppò e brevettò un sistema di frequency hopping, il salto di frequenza, concepito per rendere più sicure le comunicazioni radio.

Quella intuizione tecnologica è oggi considerata uno dei precedenti fondamentali delle tecnologie di comunicazione wireless che hanno contribuito allo sviluppo di sistemi moderni quali Wi-Fi, Bluetooth e reti cellulari. Per molti anni, tuttavia, il suo talento scientifico rimase oscurato dalla sua straordinaria bellezza e dalla fama cinematografica.

È proprio questo contrasto — la diva e l’inventrice, l’immagine e l’intelligenza, la bellezza e la capacità di immaginare il futuro — a costituire il filo conduttore dell’incontro romano.

Il libro di Denise Loder De Luca aggiunge a questa figura pubblica la prospettiva intima della figlia, mentre le borse di Hedylamarr Rodrigues trasformano la sua storia in un progetto contemporaneo di design. La presentazione vuole così celebrare non soltanto una leggenda del cinema, ma soprattutto una donna che ha saputo vedere oltre il proprio tempo. Un omaggio a Hedy Lamarr, dunque, nel luogo in cui la sua storia personale e quella della sua straordinaria invenzione possono incontrare la stampa internazionale e un pubblico attento alla cultura, alla moda, al design e all’innovazione.

Mercanteinfiera 2026: il press tour di SNOB tra collezionismo e vintage

Mercanteinfiera Autunno 2026: il press tour di SNOB tra collezionismo e vintage

Venerdì 9 ottobre SNOB ha accompagnato giornalisti, esperti e content creator in un percorso selezionato tra gli stand della 45ª edizione. Sei sguardi diversi su una fiera che da oltre quarant’anni mette in dialogo oggetti, storie e collezionisti.


Si è chiusa domenica 11 ottobre a Fiere di Parma la 45ª edizione di Mercanteinfiera Autunno, l’appuntamento internazionale dedicato ad antiquariato, modernariato, design storico e collezionismo.
Con 55 mila presenze e 6 mila buyer da quattro continenti, Australia, Thailandia e Canada si aggiungono ad Europa ed USA. Quattro mostre collaterali e il debutto di Vintage Photo Parma hanno accompagnato nove giorni di scambi internazionali.

Nella giornata di venerdì 9 ottobre, su incarico di Mercanteinfiera, SNOB  ha guidato un press tour riservato a una selezione di giornalisti, esperti di settore e content creator, ideato e curato dalla fondatrice e direttrice Miriam De Nicolò.

L’obiettivo: offrire a chi scrive e a chi crea immagini una chiave di lettura della fiera, attraverso incontri diretti con espositori, artigiani e collezionisti.

Una fiera che cresce

Mercanteinfiera arriva a questa edizione forte dei risultati della primavera 2026: 55.000 visitatori, 1.000 presenze espositive e oltre 6.000 buyer da tutto il mondo. L’edizione autunnale del 2026 ha portato a Parma quattro mostre collaterali dedicate alla cultura materiale, tra cui Suoni e Orizzonti: viaggio tra strumenti inattesi, a cura di Flavio Dassenno e Luigi Blesio; “Un mondo di menù” a cura di Garum, Biblioteca e Museo della Cucina & Menu Associati, che ha riunito circa 70 pezzi di una collezione di 400, dal più antico menù a stampa conosciuto, datato 1803, a uno dei menù del Titanic, fino al pranzo dei reali inglesi Charles e Diana.


Il percorso tra gli stand

Brand On. Prima tappa nello spazio dell’atelier vintage fondato da Giusy Zhou, che ha sede a Milano in via Larga 2, tra i più importanti e noti in città per la cura e la ricerca di pezzi storici rari.

Brand On nasce dall’idea che il valore di un oggetto di lusso sopravviva al suo primo proprietario e possa trasformarsi in una seconda vita. Giusy Zhou viaggia costantemente per il mondo, coltivando relazioni con una clientela internazionale e intercettando pezzi certificati che altrove sarebbero introvabili.

Qui il gruppo ha incontrato la founder e gli artigiani di 2ndLoop, collaboratore storico di Brand On, specializzati nel restauro di borse vintage. Una dimostrazione su pellami, cuciture e pulizia, ha mostrato come un oggetto segnato dal tempo possa tornare in uso senza perdere la propria identità. Ai partecipanti è stato donato un kit per la cura delle borse in pelle e camoscio: olii professionali, spazzole per la renna, creme dedicate alle pelli di vitello e alle pelli naturali; ed una etichetta da valigia in pelle personalizzata al momento.

Giusy Zhou sulla Fiera:

“Mercanteinfiera ha dato grande visibilità al nostro brand, anche se oggi il second-hand rappresenta ancora una piccola parte della loro storia.

In qualità di espositori nel settore del lusso second-hand, cerchiamo di portare una visione e un approccio utili a valorizzare la tradizione e a promuovere uno sviluppo più sostenibile.”



A.N.G.E.L.O. Vintage. Seconda tappa da Angelo Caroli, il “Re del Vintage”, colui che ha nobilitato il second hand e fondatore dell’A.N.G.E.L.O. Vintage Palace di Lugo, uno degli archivi di moda vintage più grandi d’Europa, consultato negli anni da maison e designer internazionali. Caroli è stato protagonista di un’intervista pubblicata su uno dei numeri cartacei di SNOB.
A Mercanteinfiera, ha deciso di portare una Kelly Hermès in coccodrillo degli anni ’80, aggiudicata durante il noto programma televisivo Cash or Trash, arricchita da Spa di 8 mesi nella casa madre a Parigi.

Fiore all’occhiello di MIF, il servizio di consulenza peritale gratuita e il proseguo online delle aste dal 23 ottobre al 2 novembre attraverso Catawiki – un dopo manifestazione che permette di connettere oggetti e collezionisti.


Le voci del tour

Alessandro Marras · @alessandromarras – content creator settore lifestyle luxury

“Mercanteinfiera ha un ritmo tutto suo, e ti chiede di rallentare. Ogni stand è un archivio aperto e la differenza la fanno le persone che lo animano, con la loro competenza e la voglia di condividerla.
Lo dimostra la storia di una preziosa croce tempestata di pietre, indicata come la seconda al mondo di questa tipologia dopo quella custodita al Louvre, dal valore di 150 mila euro. L’ha acquistata un buyer turco, a conferma di quanto la Turchia sia oggi tra i mercati più presenti in fiera.»

Sofia Senesi · @designempatico – Interior designer

“A Mercanteinfiera si respira aria d’altri tempi. Qui gli oggetti hanno anima e personalità uniche, e vengono selezionati dai commercianti con cura e passione, portando storie ed aneddoti affascinanti.

Da designer consiglio una selezione “arredi” per poter inserire negli ambienti di casa stili diversi che li rendano interessanti, rompendo la monotonia del colore unico.
Mi colpisce sempre l’amore che gli standisti mettono nella scelta dei pezzi da portare in Fiera, i cui segni d’usura, a mio parere, sono un valore aggiunto e il simbolo di un tempo in cui le cose si facevano meglio.
“

Marzia Peragine · @marziaperagine – stylist e content creator – appassionata di vintage

“Essere ospite di SNOB Magazine a Mercanteinfiera è stata un’occasione preziosa per osservare da vicino l’interpretazione del vintage come ricerca, cultura e valorizzazione del patrimonio della moda.

Mi ha colpito particolarmente lo stand di Brand On per la filosofia che guida il lavoro di conservazione delle borse e la ricerca di pezzi in condizioni eccellenti, capaci di rispondere a una sensibilità contemporanea e a una logica di see now, buy now, senza rinunciare all’autenticità e al valore del tempo.

Da appassionata e studiosa dei pezzi vintage, credo che il vero valore di questi oggetti non risieda soltanto nella loro desiderabilità, ma anche nella storia che custodiscono, nella loro rarità e nella responsabilità di preservarli. Perché, a volte, la passione per la moda raggiunge un livello tale da trasformare un oggetto in una testimonianza culturale: qualcosa che non ha soltanto un prezzo, ma un valore che va oltre il mercato”.

Clara Fayer · @clarafayer – architetto e pr

“Il mio sguardo si muove da sempre tra architettura, design e moda, alla ricerca di oggetti capaci di raccontare una storia. La luce mi affascina per la sua capacità di trasformare gli spazi e valorizzare le forme. A Mercanteinfiera mi sono lasciata guidare dalla curiosità, cercando le applique Poliedri vintage di Venini disegnate da Carlo Scarpa: pezzi in cui vetro, luce e disegno diventano espressione di un’estetica senza tempo. È proprio questa ricerca, tra memoria e contemporaneità, a rendere speciale ogni scoperta.“

Luigi Liccardi  · @__luigiliccardi__ Visual designer Roberta e Basta, collezionista

“Mercanteinfiera è un luogo dove si viene per cercare e si finisce per scoprire. Uno stand in particolare mi ha conquistato per la qualità della sua selezione: litografie giapponesi dipinte poi a mano, che raccontano storie attraverso segni, colori e tradizioni, accostate a opere grafiche di maestri come De Chirico e Mario Schifano. Una scelta coerente e colta, in cui ogni stampa custodisce un frammento di storia dell’arte.“

Silvia Zaccherini · @ilcircodellecose – creator esperta di vintage

“Tra i padiglioni, un cartello mi ha commossa: “Si riparano ricordi”. Non saprei trovare parole migliori per raccontare Mercanteinfiera. Questa volta non sono andata a cercare oggetti, ma ad ascoltarne le storie, insieme a SNOB Magazine. Il menù del Quirinale del 1907, il primo scritto in italiano anziché in francese; il linguaggio del fazzoletto, con cui una donna diceva tutto senza dire nulla: sfiorarsi le labbra significava “vorrei conoscerti”. Ma più degli oggetti mi hanno colpita le persone che ne custodiscono la memoria. Riparatori di ricordi, appunto. Mi sono persa nei loro racconti al punto da dimenticare quasi di comprare. Quasi.“



SNOB e Mercanteinfiera, una collaborazione che continua

Il press tour rientra nelle attività di marketing, eventi e comunicazione che SNOB ha curato per Mercanteinfiera nel corso della manifestazione, a conferma di una collaborazione che prosegue nel segno della cultura e dell‘eccellenza.

“E’ stato un piacere e un’opportunità ospitare il Press Tour di SNOB: Mercanteinfiera è stato infatti raccontato da numerosi punti di vista, cogliendo così davvero la sua poliedrica essenza. – commenta Ilaria Dazzi, Brand Manager di Mercanteinfiera.

Continua – L’Osservatorio Permanente sul Collezionismo è stato ripreso nella sua totalità, con dinamismo ed energia. Auspico che possano esserci altre occasioni simili, proprio a dimostrazione che è la varietà delle prospettive a rendere Mercanteinfiera assolutamente unico.”

“Mercanteinfiera è il luogo in cui un oggetto ritrova il proprio valore culturale», dichiara Miriam De Nicolò, fondatrice e direttrice di SNOB. «Portare qui chi scrive e chi crea immagini significa far circolare quel valore ben oltre i padiglioni, dando loro una vita…eterna. Con Fiere di Parma condividiamo questa visione e continueremo a costruire insieme nuove occasioni di incontro.”


SNOB

SNOB è un magazine biannuale bilingue edito da SNOB S.r.l. Dedicato all’eccellenza internazionale a partire dall’Italia, è distribuito in librerie selezionate, Feltrinelli, aeroporti, yacht club, hotel cinque stelle – in Europa, Stati Uniti e Asia. Il prossimo numero cartaceo è in uscita a fine novembre 2026.
SNOB è anche una Boutique Agency che cura progetti speciali di comunicazione e marketing.

Mercanteinfiera – Fiere di Parma

Organizzata da Fiere di Parma S.p.A., Mercanteinfiera è l’evento più importante d’Europa dedicato ad antiquariato, modernariato e collezionismo, con due edizioni annuali, in primavera e in autunno. www.mercanteinfiera.it

La prossima edizione di Mercanteinfiera è in programma a Fiere di Parma dal 27 febbraio al 7 marzo 2027.

Da New York a Seoul, il collezionismo mondiale si incontra a Parma: 6.000 buyer attesi a Mercanteinfiera

Da New York a Seoul, il collezionismo mondiale si incontra a Parma: 6.000 buyer attesi a Mercanteinfiera

Antiquariato, modernariato, design d’autore, orologeria, gioielli e collezionismo vintage,  dal 3 all’11 ottobre alle Fiere di Parma. Si allarga la geografia dei buyer, con nuovi arrivi da Australia, Thailandia e Canada.

Da Parigi a Seoul, da New York a Sydney: il collezionismo internazionale si dà appuntamento a Parma. Sono 6.000 i buyer attesi a Mercanteinfiera, in programma alle Fiere di Parma dal 3 all’11 ottobre. Accanto ai mercati consolidati di Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e Vietnam, l’edizione autunnale allarga ancora la mappa con nuovi arrivi da Australia, Thailandia e Canada. Una rete internazionale che conferma la natura della manifestazione: una delle principali piazze europee per antiquariato, modernariato, design storico, moda vintage, orologeria, gioielli e collezionismo, ma anche un luogo nel quale oggetti, immagini e archivi continuano a generare mercato e a raccontare stili, gusti e immaginari di epoche diverse.

L’apertura è in programma sabato 3 ottobre alle ore 12, al Padiglione 4, con i polistrumentisti Nicola Elias Rigato e Dario Castiello. Da qui prende il via anche il programma dei Mercanteinfiera Talks, che affianca al salone una serie di incontri dedicati alle storie custodite dagli oggetti. Mercanteinfiera anticipa l’apertura ufficiale con “Mercante 45 x Edicola Solferino”, in programma giovedì 1 ottobre dalle ore 19 in Piazza XXV Aprile a Parma, in collaborazione con Barino ed Edicola Solferino. Un aperitivo aperto alla città, con musica e buffet.

Il primo appuntamento, sabato 3 ottobre alle 15 (Pad 4, Area Talk), affronta “L’evoluzione delle telecomunicazioni” con Luca Tomassini, Cavaliere del Lavoro, innovatore e protagonista dell’evoluzione del settore, e Gabriele Balbi, professore di storia dei media all’Università della Svizzera italiana. Modera Ilaria Dazzi (Brand manager). Alle 16.30 (Area Talk) Camilla Ruffini, costumista e divulgatrice di moda, ripercorre invece “La storia del fazzoletto”. 

Domenica 4 ottobre il programma si sposta sulla fotografia. Alle 11, in Sala Barilla, Fabio Castelli, imprenditore culturale, fondatore di MIA Photo Fair e autore del volume “Fotografia Anonima”, Jean Marie Donat, collezionista, editore e visual artist, Serge Plantureux, cacciatore di immagini fotografiche e critico, Sergio Smerieri, fondatore del Festival Gu.pho, Stefano Vigni, fotografo ed editore di SeiperSei, e Alberto Gerosa Volonté, antropologo e regista, dal 2007 alla guida di Thy Lab, si confrontano sul tema della fotografia anonima. A moderare è Michele Smargiassi, giornalista e critico de la Repubblica. Alle 15, al Padiglione 4 nell’Area Talk, Mimmo Di Marzio, giornalista, curatore e critico d’arte, presenta il libro “Gli Insospettabili”.

Il calendario prosegue sabato 10 ottobre. Alle 11 (Area talk) Tommaso Tomasi, antiquario, Marzio Dall’Acqua, storico dell’arte e archivista, e Stefania Provinciali, giornalista, presentano la pittura di Welleda Cantù. Alle 14.30 (Area Talk) Francesco Vicario e Giovanna Gallo, rispettivamente Royal Editor e Royal Contributor di Gente, portano il pubblico “A tavola con i Windsor: curiosità e segreti”. Alle 15.30 (Area Talk) chiude il programma il workshop “Vintage Scarf Styling” con Alice Negri, illustratrice vintage. 

LE MOSTRE COLLATERALI 

“Suoni e Orizzonti: viaggio tra strumenti inattesi”, a cura di Flavio Dassenno e Luigi Blesio, raduna a Parma strumenti musicali da India, Tibet, Indonesia e Birmania, frutto di decenni di viaggi del collezionista bresciano Luigi Blesio. Liuti santal con sculture antropomorfe, arpe birmane, sarinda himalayane, rebab afghani: manufatti costruiti a mano, molti ormai scomparsi anche nei luoghi d’origine. Hanno perso la funzione sonora che li aveva generati, ma restituiscono intatti gesti artigianali e tradizioni musicali lontane dall’immaginario occidentale.

Il confine tra documento e oggetto si assottiglia in “Un mondo di menù”, a cura di Maurizio Campiverdi, Franco Chiarini, Giulio Fano, Matteo Ghirighini e Roberto Liberi per Garum, Biblioteca, Museo della Cucina & Menu Associati. La mostra, il cui catalogo ha vinto il Gourmand Awards 2025, porta a Parma circa 70 pezzi scelti tra i 400 della collezione: dal più antico menù a stampa conosciuto, datato 1803, a uno dei menù del Titanic, fino al foglio con dedica autografa di D’Annunzio per il pranzo dei Bersaglieri ciclisti a Fiume e ai menù dei matrimoni di Carlo e Diana e di William e Kate.

Tra i protagonisti anche Barilla, con Academia Barilla e la sua collezione storica di menu, patrimonio che testimonia l’evoluzione della cultura gastronomica e della società attraverso le diverse epoche. La mostra “Un mondo di menù” offre la possibilità ai visitatori di ammirare una selezione di alcuni tra gli esemplari più rari della raccolta, in un primo percorso nella storia della tavola attraverso documenti e oggetti di particolare valore storico.

“Ricami di storia: il fazzoletto tra moda, memoria e galateo”, in collaborazione con Arcadia e a cura di Ilaria Dazzi e Simona Palo, sposta l’attenzione sulla storia del costume italiano ed europeo. Fazzoletti da sposa, fazzoletti nobiliari, fazzoletti con le firme dei soldati della Grande Guerra attraversano tre secoli, dal Settecento al Novecento. Oggetti legati a rituali d’amore, codici del galateo e convenzioni sociali, che restituiscono uno spaccato inatteso sulla storia delle relazioni tra persone.

“Pronto chi parla? L’evoluzione della telefonia pubblica italiana”, a cura del Museo della Telefonia Pubblica di Leonmario Moretti, guarda invece a un’archeologia molto più recente. Per decenni le cabine telefoniche sono state così presenti nel paesaggio urbano da diventare quasi invisibili, prima di sparire nel giro di pochi anni insieme alla funzione per cui erano nate. La mostra le restituisce non soltanto come tecnologia superata, ma come infrastruttura della relazione, attraverso cui generazioni di italiani hanno tenuto in vita distanze, affetti e conversazioni che non potevano aspettare.

DEBUTTA VINTAGE PHOTO PARMA

La fotografia entra quest’anno anche nel cuore del mercato con il debutto di “Vintage Photo Parma”, in programma il 3 e 4 ottobre, la nuova sezione dedicata alla fotografia vernacolare, anonima e vintage. Curata in collaborazione con Fabio Castelli, presenta opere di artisti contemporanei che reinterpretano scatti anonimi attraverso manipolazione e montaggio, insieme a una selezione di immagini vernacolari prodotte tra l’invenzione della fotografia e la fine dell’era analogica.

Completano il percorso fotografie scelte per la loro efficacia visiva e concettuale, dalle origini del medium fino alla metà del Novecento. Il dialogo sulla fotografia anonima del 4 ottobre porta questa ricerca anche fuori dagli stand, mettendo intorno allo stesso tavolo collezionisti, fotografi, editori e studiosi. 

L’edizione autunnale propone infine una sezione speciale dedicata a libri e manifesti vintage, in collaborazione con Luca Cena.

Per le famiglie, Mercanteinfiera propone inoltre uno Spazio Bimbi al Padiglione 1, vicino alla Sala Barilla. L’area baby parking è realizzata in collaborazione con FABA e mette a disposizione dei più piccoli FABA Raccontastorie, il dispositivo audio dedicato a storie, musica e contenuti per bambini.

“Mercanteinfiera – afferma la Brand manager Ilaria Dazzi –  resta prima di tutto un grande marketplace internazionale, ma usa sempre più il collezionismo per leggere le storie, i gusti e gli immaginari che gli oggetti custodiscono oltre il loro valore economico. È questa doppia natura che ci interessa: da una parte il mercato, con una comunità di buyer sempre più internazionale. Dall’altra gli oggetti come testimonianze del loro tempo, capaci di raccontare come sono cambiati i nostri modi di vivere, comunicare, vestirci e persino stare insieme. Le mostre e i talk di questa edizione nascono proprio da qui: dalla possibilità di attraversare epoche e linguaggi diversi partendo dalle cose che abbiamo prodotto, usato, conservato e infine scelto di collezionare”.

Dal 7 al 9 ottobre 2026, in contemporanea con Mercanteinfiera Autunno, a Parma va in scena Greenitaly, Salone Internazionale del Florovivaismo e del Paesaggio. Greenitaly è molto più di un evento di settore: è un hub scientifico e culturale del verde in tutte le sue declinazioni, dove l’eccellenza florovivaistica incontra l’architettura, la ricerca e l’arredo per l’outdoor. All’interno della location PalaVerdi, si apre un percorso botanico tra aree espositive, aree tematiche e conferenze con esperti, la manifestazione celebra infatti la natura come elemento strategico per disegnare il futuro del paesaggio. Un incontro che trasforma il quartiere fieristico di Parma nell’epicentro autunnale della riqualificazione e del design paesaggistico internazionale. Info: greenitaly.net


INFORMAZIONI


Dove: Via delle Esposizioni 393/A
Quando: 3- 11 ottobre 2026
Orari: dalle 10.00 alle 19.00 (domenica chiusura ore 17) 

 www.mercanteinfiera.it

ZHONGFANG.LIJIN – SS 2027

ZHONGFANG.LIJIN SS2027 – BROCADE REBORN

La millenaria tradizione cinese della tessitura del broccato si è tramandata attraverso i secoli, evolvendo negli stili, nelle tecniche e nelle lavorazioni, senza perdere le proprie radici culturali. Oggi questo patrimonio dialoga con la ricerca e la moda contemporanea, dando vita a un linguaggio che integra cultura orientale, alta manifattura tessile e design, attraverso nuove interpretazioni dell’abito.


Debutta durante questa edizione della Milano Fashion Week la collezione SS27 Brocade Reborn del brand cinese ZHONGFANG.LIJIN, sviluppata attorno al concetto di “Jin Mai” (锦 脉), le trame vitali del broccato, dove le venature della vita si intrecciano con trama e ordito del tessuto, dando vita a una nuova fase del suo utilizzo.


Le creazioni traggono ispirazione da elementi naturali quali la foglia di gelso, il bozzolo e la farfalla, trasponendo le venature, le ali e le texture dei fili di seta. Il broccato si trasforma così in una silhouette con pieghe e motivi decorativi, donando ai look l’energia stessa della sua identità.


La palette cromatica affonda le proprie radici nella tradizione dei Cinque Elementi (Wu Xing), declinandosi in raffinate tonalità della sensibilità estetica orientale: Tianshui Bi, un verde-azzurro limpido come l’acqua e il cielo; Taoyao, delicata tonalità di fiore di pesco; Mihe, morbida sfumatura miele-beige; Yuebai, bianco lunare dalle leggere note azzurre; e Dailan, un intenso blu indaco. Toni profondi e sfumature leggere si alternano e si fondono, evocando armonia e la rigenerazione della natura.


La rilevanza storica e culturale del broccato è oggi riconosciuta e tutelata dalle istituzioni cinesi come patrimonio culturale, a testimonianza del suo ruolo nella storia e nell’identità della Cina. Zhongfang Lijin attraversa il confine tra tradizione e futuro, permettendo all’arte del broccato di continuare a vivere ed evolversi, una bellezza orientale che rinasce costantemente oltre ogni confine.

CHEN.1988 – SS 2027

Insieme con Amore – SS 2027

La collezione Primavera/Estate 2027 del marchio cinese CHEN.1988 nasce da una riflessione sul percorso compiuto dal brand e sul significato che la moda assume nella quotidianità.


“Insieme con Amore” sfila il 25 Settembre a Milano al Castello Sforzesco. Racconta dieci anni di ricerca attraverso un linguaggio che rimane fedele ai codici di CHEN.1988, continuando a esplorare l’equilibrio tra struttura e morbidezza, rigore e libertà, costruzione e fluidità. Le silhouette alternano linee aderenti a volumi più rilassati, creando un guardaroba dinamico e contemporaneo.

Le lavorazioni intrecciate, elemento ricorrente nell’identità del brand, vengono ulteriormente sviluppate, mentre tagli asimmetrici, drappeggi spontanei e bordature precise introducono movimento e leggerezza.

La palette della stagione si costruisce attorno a nero, grigio, beige lino, verde tenue, rosso borgogna e grigio cemento, attraversati da accenti di blu notte e verde germoglio. Tonalità inaspettate si incontrano in un universo visivo misurato, nel quale il colore assume una funzione ritmica più che decorativa.


La ricerca materica alterna suede, velluto a coste e motivi check a volant e pieghe, valorizzando la superficie, la consistenza e la naturale caduta dei tessuti. All’interno della collezione trova spazio anche una significativa presenza del menswear e un approccio genderless, attraverso un guardaroba nel quale i confini tradizionali tra maschile e femminile diventano progressivamente più fluidi.

È da questa visione che nasce il concetto di Daily Attitude: la moda non come gesto eccezionale, ma come espressione personale da vivere ogni giorno.

La Bursch, una casa nella Valle Cervo

LA BURSCH, UNA CASA NELLA VALLE CERVO
di Irene Bastante

Ci sono luoghi nei quali il territorio non è soltanto ciò che si vede fuori dalla finestra. È qualcosa che entra nelle stanze, negli oggetti, nella cucina e, inevitabilmente, nella memoria. La Bursch nasce proprio da questa idea: dalla volontà di Barbara Varese di riportare alla vita la casa di famiglia nella Valle Cervo e trasformarla in un progetto di ospitalità capace di mantenere un legame concreto con il luogo in cui si trova.

A Oretto, frazione di Campiglia Cervo, il progetto prende forma nel 2018 attraverso il recupero della casa di famiglia e degli edifici che la circondano. Pietra e legno, bosco e acqua costruiscono una dimensione che conserva la natura originaria del borgo senza trasformarla in una semplice scenografia. Il torrente Cervo scorre accanto alla proprietà, mentre la valle continua a definire il paesaggio e il ritmo delle stagioni.

La Bursch è, prima di tutto, una casa. E anche il nome lo racconta. Nella lingua locale, Bürsch è il termine con cui viene indicata l’Alta Valle del Cervo e porta con sé significati che vanno oltre quello di semplice abitazione: tana, casa, piccola patria. È una parola che restituisce il rapporto profondo tra questa terra e chi l’ha abitata, quel senso di appartenenza che nel tempo ha accompagnato la storia della valle.

Il progetto di Barbara Varese parte proprio da questo legame. Una casa di famiglia, un borgo da recuperare, una storia che rischiava di rimanere soltanto nella memoria e che viene invece trasformata in un luogo di ospitalità, senza recidere il rapporto con ciò che l’ha preceduta.

Questo rapporto con la memoria emerge anche nei dettagli. La cultura del Biellese, infatti, non appartiene soltanto al paesaggio, ma anche alla sua storia produttiva. Qui il tessile ha rappresentato per generazioni una parte fondamentale dell’identità del territorio, e alla Bursch questo legame arriva fino alla tavola.

I menù vengono infatti presentati con rivestimenti in tessuto, tutti differenti, accompagnati dalla descrizione del materiale utilizzato. Lane Merino superfini australiane, peso e armatura diventano parte dell’oggetto che introduce il percorso gastronomico. Non è soltanto una scelta estetica: è un modo per riportare all’interno dell’esperienza una delle espressioni più significative della cultura biellese.

Anche la cucina, inevitabilmente, parte da qui.

Negli anni La Bursch ha costruito il proprio percorso gastronomico attorno alla stagionalità, alle materie prime locali, ai piccoli produttori e alla memoria della cucina piemontese, senza però trasformare il concetto di territorio in un limite. Oggi questo percorso entra in una nuova fase con l’arrivo di Stefano Landoni, chef biellese classe 1996, che a maggio ha assunto la guida della cucina.

Landoni arriva a La Bursch dopo esperienze maturate in cucine italiane e internazionali, tra cui Le Calandre, Antica Corona Reale e Geranium a Copenaghen, oltre a diversi indirizzi in Valle d’Aosta. Il suo ingresso rappresenta anche un ritorno: quello di un cuoco cresciuto nel Biellese che, dopo avere costruito il proprio percorso lontano, torna a lavorare nel territorio di origine.

La sua cucina parte dalla Valle Cervo, ma non si ferma ai suoi confini. È un’impostazione che permette di leggere il nuovo corso della Bursch non come una semplice celebrazione della tradizione locale, ma come un confronto continuo tra memoria, tecnica e influenze raccolte altrove.

Il nuovo menù segue questa direzione attraverso tre percorsi, Fuoco, Acqua e Terra, nei quali ingredienti, tecniche e ricordi vengono messi in relazione. La cucina del territorio rimane presente, ma viene osservata attraverso una sensibilità più ampia, costruita sulle esperienze maturate dallo chef lontano dalla valle.

Tra i piatti, Tomino e bagnetto verde riprende una delle combinazioni più riconoscibili della cucina piemontese, lavorando su un elemento profondamente legato alla tradizione locale. Tubetti cacio e pino introduce invece un contrasto più inatteso, nel quale la pasta incontra il profilo balsamico dell’abete rosso, raccolto nei boschi della zona e trasformato in cucina.

Il rapporto con la materia vegetale torna in Melanzana, mentre Scarola, uova e olive bruciate costruisce il piatto intorno a pochi elementi e a un profilo gustativo più deciso, dove la nota amaricante e quella tostata diventano parte dell’equilibrio.

Con Salmerino il legame con l’acqua della valle torna in primo piano, mentre Zucchine scapece e salsa al vino biancomette in dialogo una preparazione di origine meridionale con una cucina che rimane fortemente legata alla stagione e alla materia prima.

Ci sono poi preparazioni nelle quali emerge maggiormente la volontà di allargare il vocabolario gastronomico. Il Piccione appartiene a una cucina di carattere più strutturato e internazionale, mentre la Tartare lavora sulla materia prima attraverso una costruzione essenziale.

Prima ancora di arrivare ai piatti, però, c’è un elemento che accompagna il percorso e che restituisce bene l’attenzione riservata alla tavola: il burro montato alla camomilla. È un gesto apparentemente semplice, ma diventa parte dell’esperienza e racconta una cucina capace di lavorare anche sui dettagli, trasformando un accompagnamento in un elemento riconoscibile.

Il cambio di chef, dunque, si inserisce in una storia che era già iniziata. Dopo il percorso degli anni precedenti, la cucina della Bursch cambia interprete ma mantiene il rapporto con la valle come elemento centrale. Landoni porta con sé tecniche, esperienze e influenze raccolte fuori dal Biellese, mettendole a confronto con una realtà che conosce fin dall’infanzia.

Ed è forse proprio questo il punto più interessante del progetto.

La Bursch non cerca di ricostruire un’idea immobile di tradizione. Il suo valore sta piuttosto nella capacità di mettere in relazione ciò che appartiene alla memoria con ciò che ancora deve accadere. La casa di famiglia, il tessile, il torrente, i prodotti della valle, la cucina e le persone che negli anni hanno attraversato questo luogo diventano parti di una stessa narrazione.

Qui la natura non è una decorazione e la tradizione non è un confine. Sono entrambi punti di partenza.

Quando il giorno finisce, il rumore del torrente rimane sullo sfondo e il borgo si fa più silenzioso. Le luci si accendono tra le pietre e il bosco, mentre la casa torna a quella dimensione raccolta che il nome porta con sé.

Una tana, una casa, una piccola patria.

Forse è proprio questo che La Bursch continua a essere: un luogo da cui partire per conoscere la valle, ma soprattutto un luogo nel quale, almeno per qualche ora, si può avere la sensazione di essere tornati a casa.

Barbara Varese

Sito web: https://labursch.com/