ANNA ZHANG

INTERVIEW BY MIRIAM DE NICOLO’
PHOTOGRAPHY D2UNO MASSIMO MORGANTE + DAVID LENAZ
STYLING DILETTA PECCHIA
MAKE UP ARTIST MARTINA BELLETTI
PHOTOGRAPHY ASSISTANT MATTEO MARTEGANI
STYLING ASSISTANT SILVIA DAVIS
MAKE UP ARTIST ASSISTANT SARA SELVESTREL
LOCATION D2UNO STUDIO
POST-PRODUCTION TEA DRAGANO

Incontro con Anna Yi Lan Zhang, la vincitrice di MasterChef Italia 14 che ha fatto della sua doppia identità una filosofia culinaria

Andiamo al Dabass”, mi dice Anna quando le chiedo dell’intervista. “È di amici, mangio sempre benissimo lì”. Al ristorante-cocktail bar milanese, dove la cucina segue il ritmo della natura piuttosto che quello delle mode, Anna mi accoglie con quel sorriso che già in tv mi aveva conquistato, e con me l’Italia intera. Sul tavolo arrivano piatti di verdure poco cotte, sapori onesti, quella “cucina sincera” che lei ama e che racconta già molto di chi è: una ragazza che ha trasformato la propria doppia identità in un linguaggio universale. La scelta del luogo non è casuale – come scoprirò nel corso della serata, per Anna ogni gesto ha un significato, ogni dettaglio parla.

Nata a Milano da genitori cinesi arrivati in Italia per sfuggire alla legge del figlio unico, cresciuta a Rovigo, oggi veneziana d’adozione, Anna incarna quel “ponte” culturale di cui l’Italia – e forse il mondo – ha bisogno. Ma lo fa con una leggerezza sana, quasi inconsapevole della propria unicità.

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Anna, la tua cucina è profondamente contaminata – affonda le radici nella tradizione cinese e nei sapori orientali, eppure non rinuncia all’italianità. È un equilibrio affascinante, soprattutto considerando che non hai mai davvero vissuto in Cina. Come nasce questo linguaggio ibrido?

È un paradosso che vivo quotidianamente. Sono stata in Cina pochissime volte – da piccola qualche viaggio, poi nel 2018 per lavoro, 21 giorni in 17 città. Ma quando torno là mi sento straniera: non so bene di cosa parlare, faccio un po’ fatica a trovare argomenti di conversazione. Eppure qui, in Italia, quella cultura vive dentro di me attraverso i miei genitori. Mia madre mi ha insegnato a pensare al cibo come energia: ogni ingrediente ha una natura termica che influenza il nostro equilibrio psico-fisico. Per anni non l’ho ascoltata, poi, durante il Covid ho letto il libro del Dr. Lucio Sotte sulla medicina e dietetica cinese: tutto quello che mia madre diceva era lì, scritto. È stato un colpo di fulmine – ho capito che quella sapienza antica mi apparteneva, anche senza aver mai vissuto là.

Tua madre sembra essere stata una maestra silenziosa.

La domanda a casa era sempre “cosa vuoi mangiare oggi?”. Ogni giorno, sapori nuovi, per questo i miei ricordi sono legati a tantissimi piatti specifici dell’infanzia sempre diversi – il mio comfort food è lo spaghetto al pomodoro e basilico, ma anche il riso cinese saltato con verdure e gamberi. Preferisco la sorpresa al ricordo. Così sono stata cresciuta, nella curiosità, nell’apertura. Amici ed abitudini italiane, e l’estetica cinese, che mi ha sempre profondamente ispirata.

Jacket Sara Wong

Hai studiato ragioneria e lavorato nella moda. Come sei arrivata alla cucina?

Ho fatto una tesi sulla contraffazione del Made in China – per approfondire il tema del copiare, scoprendo che tutto arriva da un insegnamento di Confucio secondo il quale l’imitazione è un ottimo punto di partenza per imparare. Poi ho studiato moda e sapendo il cinese mi chiamavano in boutique di lusso, showroom, sales director, una crescita veloce, ma non ero felice. Mi sentivo una qualunque, non avevo un traguardo. E l’ambiente era pesante, soprattutto tra donne. Ricordo il mio terzo giorno in boutique: una collega mi chiuse in camerino e mi disse “qui ci sono i budget personali, le percentuali le prendiamo noi che siamo qui da più tempo”. Lavorava lì da dodici anni. Pensai: forse è ora che cambi tu lavoro, no? Ma avevo solo 21 anni.

E non l’hai mandata a quel paese?

(ride) In realtà faccio fatica. Sono autentica, ma se mi sento presa in giro non trovo le parole giuste per essere diplomatica.

Il Covid è stato il tuo spartiacque?

Sì. Ero da sola in quarantena a Milano, in Corso Magenta, quaranta metri quadri, una finestra sola che affacciava sul palazzo di fronte e la polizia che urlava “dovete stare a casa!”. Terribile. Ho iniziato a ordinare cose su Amazon – libri, e un’aspirabriciole per perdere più tempo visto che con l’aspirapolvere ci mettevo tre secondi. (ride) Ho letto quel libro di Lucio Sotte e mi sono innamorata. Tutti gli insegnamenti di mia madre: il Qi, lo Yin, lo Yang, i cibi caldi e freddi. Ho capito che la cucina era la mia strada; non cucinare dietro ai fornelli e basta, ma qualcosa di più grande, di etico.

Parli spesso di energia, di cibi “vivi”. Cosa intendi?

I vegetali sono vivi, i vegetali appena raccolti hanno l’anima dentro, l’energia scorre ancora per qualche giorno, ed è l’energia che ci ricarica. Mangio insalatone enormi, con verdure saltate – amo quando le foglie rimangono verdi. In medicina cinese ad esempio lo zenzero è un attivante: va mangiato la mattina, mai dopo le quattro del pomeriggio. Mia nonna, novantadue anni, beve tè verde il pomeriggio accompagnato da patatine fritte o frutta secca per bilanciare, perché il tè ha natura fredda, rinfrescante. Lascia la frutta fuori dal frigo due ore prima, sempre a temperatura ambiente, e le verdure a foglia verde mai spadellate troppo – per noi “troppo” vuol dire cinque minuti. Sono conoscenze antiche che oggi abbiamo perso.

Una cultura profonda che arriva dalla tua famiglia. Raccontami dei tuoi genitori – come hanno scelto l’Italia?

Sono venuti in Italia per avere me. In Cina c’era la legge del figlio unico e loro volevano una famiglia allargata. Hanno sempre lavorato facendo sacrifici enormi, non si sono mai goduti le circostanze. Si sono integrati con l’Italia sì, ma non tanto con gli italiani. I cinesi sanno fare rete, si supportano a vicenda, sono a loro modo affettuosi anche se da fuori non si vede. Con la mia vittoria a MasterChef Italia sento di aver chiuso un cerchio per loro: sono venuti qui, hanno lavorato tanto, e forse attraverso me hanno visto qualcosa realizzarsi.

Quanto ha pesato, nella tua storia, sentirsi “diversa”?

Ho subìto anch’io da bambina forme di bullismo. Ogni tanto penso: Meno male che sono nata carina! (ride) Dentro di noi la parola “diverso” esprime qualcosa di negativo. Ma così non è – o almeno, non dovrebbe esserlo. Anche se pure in Cina chiamano gli italiani “le persone opposte”, quindi il problema è universale. Io spero di riuscire a fare da ponte. La mia cucina non è fusion forzata – io ci sono nata in questi gusti. A casa mia non manca mai il parmigiano, c’è sempre un formaggio e mia madre cucina le melanzane alla soia, con l’origano!

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La vittoria a MasterChef ti ha regalato, oltre al titolo, un corso di alta formazione presso ALMA, a Colorno. Come vivi questa nuova fase?

È bellissimo. Lezioni dal lunedì al venerdì, dalle sette e mezza alle cinque del pomeriggio; teoria, pratica, cultura gastro- nomica del vino, analisi sensoriale. Impariamo le categorie degli alimenti, facciamo demo con gli chef, poi training nelle nostre postazioni singole. Voglio avere tutte le competenze, tutte le carte in regola, e tra tre mesi non sarò più solo “la vincitrice di MasterChef”, voglio essere Anna.

Qual è il tuo sogno?

Un programma di cucina divulgativa in tv. L’ho sempre saputo, in realtà – da piccola dicevo che volevo diventare famosa. Non mi vedevo cantante o attrice, ma “quella che parla alle persone”. E poi c’è l’Oasi, il progetto con il mio fidanzato: un luogo dove stare bene, mangiare bene, ma soprattutto dove insegnare attività manuali. Perché riconnettersi alla natura significa anche riconnettersi con se stessi. Vorrei corsi di ventagli col bambù, arpa cinese, pittura. Tanti giochi di luce.

Dress Sara Roka – Boots Sonora Bracelet – necklace Pianegonda

Venezia, la città dove ora vivi, cosa ti ha dato?

Qualità della vita. Esco e saluto il fruttivendolo alla barca di San Barnaba, il pescivendolo, il fioraio. Andando a piedi ho tempo per riflettere, per parlare a me stessa. Quando l’uomo è in moto il cervello funziona meglio, hai illuminazioni. Non avrei mai fatto MasterChef se fossi rimasta a Milano. Qui ho trovato la dimensione giusta. E ho trovato il mio compagno, che porta con sé una storia straordinaria – il nonno era pioniere dello yoga in Italia, allievo di Iyengar, aveva fondato un ashram su un’isola della laguna. Lui lavora nell’immobiliare con la stessa filosofia: trovare per ogni persona la casa giusta. E insieme vorremmo lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato.

Scrivi un diario, mi hai detto..

Un obbligo che mia madre mi ha imposto sin da piccola; un esercizio freudiano, più che cinese, ma fondamentale per metabolizzare le cose. I miei mi hanno sempre detto: “ascolta il tuo cuore”. Così facendo ogni scelta sarà quella giusta, perché sei una bambina buona. Ho fatto anche le mie cazzate, ma sono sempre tornata sui miei passi.

Jacket Trussardi – Trousers Luisa Spagnoli – Shoes Santoni – Necklace Rosa Antica

Sei credente?

Sì. I miei sono cristiani protestanti. Io credo nella forza dell’energia positiva, nel karma, nella gentilezza che porta gentilezza. Credo che la fortuna dell’uomo sia l’altro uomo.

C’è un momento particolare che ricordi di MasterChef?

La prova con i peperoncini peruviani. Avevo talmente paura di esagerare col piccante che sono partita col freno a mano tirato, un errore da principiante (ride). Avevo scelto Samuele come compagno di squadra, non per strategia ma per curiosità: volevo capire come ragiona, osservarlo da vicino. E poi il Perù è un viaggio che sogno di fare, c’è un universo di sapori che non ho ancora esplorato. Ma il ricordo più bello è un altro.

A questo punto al tavolo si avvicina un’amica di Anna — una delle “Telline”, così si chiama il loro gruppo. Ride, ci racconta di quella volta che Anna aprì il suo frigo quasi vuoto e creò un piatto miracoloso: farinata surgelata, zucca a cubetti, feta, mela verde, broccoli scottati, uvetta e marmellata di fichi. “Con due ingredienti fa magie”, dice.

Le chiedo di descrivere Anna con tre aggettivi. “Stimolante, dinamica, eclettica. Da quando l’ho conosciuta le ho detto che era speciale. Non aveva ancora questa direzione, sbatteva da una parte all’altra, ma una sera, nel letto, le ho preso la mano e le ho detto: sento che domani farai qualcosa di grande.”

Anna ha gli occhi lucidi. Si abbracciano. Qualcosa si stringe anche nel mio petto.


(in copertina: Dress and stockings Vivetta – Shoes Santoni – Earrings Rosantica)

MEMORIA

PHOTOGRAPHY: NICOLA BERTELLETTI

Nicola Bertellotti photographs the archives of memory. Forgotten villas, palaces without owners, theaters where the last curtain fell decades ago. He seeks what resists ruin – that beauty which time layers, refines, rendering it truer.

He travels the world with the patience of one who knows that authentic beauty requires natural light, long exposures, no manipulation. Only time. And silence. “Abandonment gives me peace,” he says.

His work has been exhibited in museums from Naples (Hic Sunt Dracones) to Estonia (The Great Beauty) to New Orleans (Paradiso Perduto). He has published “Fenomenologia della fine” (2014) and “In Absentia” (2022). He is the custodian of frescoes no one looks at anymore, of staircases suspended in the void, of out-of-tune pianos – but his true objective is the preservation of a beauty that is vanishing.

CONSTANȚA CASINO
The Casino of Constanța, inaugurated in 1910, was a symbol of Belle Époque and luxury on the Black Sea. It was severely damaged during the wars and subsequently abandoned for decades.

VILLA BORROMEO D’ADDA
Villa Borromeo d’Adda has been used as a set for various productions, including Marco Bellocchio’s film The Prince of Homburg (1997), which suits its noble context.



RACCONIGI ASYLUM
Built on an immense area and operational for over a century, it is a symbol of Italian psychiatric history before the Basaglia Law of 1978 and a place of immense suffering and forgotten stories.

VILLA CARPENETO
Villa Carpeneto is a historic noble residence located in the municipality of La Loggia, in the plain south of Turin. Its distinctive internal stair-case has earned it the nickname “Shell Villa.”

PALAZZO DAMIANI
The most famous fresco in the palace narrates the story of Niobe, punished for her hubris, whose children were killed. Niobe, transformed into stone, never stopped weeping.

VILLA DOLCI
Villa Dolci is the mark of an era: the exuberant and rich Art Nouveau testimony of the industrial bourgeoisie that shaped the history of Somma Lombardo at the beginning of the twentieth century, now left in silence to narrate its lost prosperity.

BATHS OF BĂILE HERCULANE
This complex was one of the most important and luxurious thermal spa stations in Europe during the Habsburg period and, subsequently, part of Romania’s golden age before its collapse

PALAZZO BRATOSZEWICACH
Palazzo Bratoszewicach is a historic residence located in the Łódź Voivodeship, Poland. In 1984 the palace suffered a severe fire that destroyed part of the roof. Since then, this piano has lain solitary in the courtyard.

VILLA MASSONI
The four-story residence with an eight-hectare park was beloved by Napoleon’s sister, Elisa, and by the wife of poet Ezra Pound, who was arrested by the Allies for treason and later hosted at the end of World War II by the then-owners.

VILLA BECKER
Villa Becker was used for the final scenes of The Mother of Tears, the 2007 film that concludes the Three Mothers trilogy (Mater Suspiriorum, Mater Tenebrarum, and MaterLacrimarum)

VILLA POSS
Villa Poss, overlooking Lake Maggiore, is famous primarily for hosting Winston Churchill in 1945, immediately after the war ended, while he was writing his memoirs.

VILLA GONZAGHESCA
The complex has ancient roots; the area where it stands was donated by Matilde di Canossa to the monks of San Benedetto in Polirone Abbey. It is considered the first example of a villa-castle built by the Gonzaga family, later becoming a hunting lodge and finally a prestigious noble residence of the cadet branch of the Gonzaga of Vescovato.

SNOB Magazine torna con una nuova edizione dei corsi di autenticazione luxury

Dopo il successo del primo appuntamento, SNOB Magazine lancia una nuova giornata formativa dedicata all’autenticazione di Hermès, Prada e Fendi tra teoria, pratica e cultura del lusso contemporaneo.

A seguito del successo della prima edizione, SNOB Magazine torna con un nuovo corso dedicato al mondo dell’autenticazione del lusso.

Dopo l’interesse registrato per il primo appuntamento, SNOB amplia il percorso formativo introducendo nuove maison protagoniste: HermèsPrada e Fendi.
Pensato per appassionati, professionisti del settore, collezionisti e curiosi del mercato luxury, il corso offrirà una giornata immersiva dedicata all’analisi dei codici distintivi dei grandi brand.

Dalla storia delle maison ai materiali, fino ai dettagli più tecnici legati a cuciture, finiture, hardware e lavorazioni, i partecipanti saranno guidati da esperti certificati nell’apprendimento delle principali tecniche di autenticazione.

Rispetto alla prima edizione, questo nuovo appuntamento approfondirà brand differenti e nuove modalità di analisi, con un focus ancora più specifico sulle dinamiche contemporanee del mercato second-hand e della resale culture, oggi sempre più centrale nel panorama del lusso.

Il corso alternerà momenti teorici e pratica avanzata, permettendo ai partecipanti di confrontare direttamente prodotti autentici e repliche, sviluppando così uno sguardo più consapevole e competente.

L’appuntamento è fissato per sabato 20 giugno 2026 a Milano, dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00, con aperitivo finale di networking.

Il costo del corso, comprensivo di attestato di partecipazione, è di 249 euro.
I posti sono limitati a un massimo di 10 partecipanti.

Per informazioni e prenotazioni: info@snobnonpertutti.it / miriam@snobonpertutti.it





I marchi citati nel corso vengono menzionati esclusivamente per scopi accademici e di approfondimento.
Non esiste alcuna affiliazione, partnership o associazione tra i suddetti marchi e questo corso. Tutti i diritti sui marchi appartengono ai rispettivi proprietari.



WI

East-West printed issue 2026.
Director & photography @vecsamoano
Art direction & styling @dilech_
Make up artist @credodinomaforselisir
Hair stylist @alexander_franzjoseph
Ass. Light @max_relax Ass.Digital @giuliaiapoce
Set designer @thxla
Styling assistant @a.yell.ow @astou.camara
Model @wi_geum00 Agency @nextmilan
Location @chedoeventsolutions

Gianfranco Frattini’s Portofino


Text Giuseppe Galbiati
Photography Tiziano De Muro

A Portofino, il piccolo rifugio dell’architetto Gianfranco Frattini che traguarda il mare

È una scaletta stretta e ripida, una scaletta di un’architettura tipicamente ligure, quella che dalla piazzetta di Portofino conduce al piccolo appartamento di Gianfranco Frattini. Si tratta in effetti di una casa che affonda le proprie radici nella storia: nata come cappella per i pescatori locali, venne trasformata dall’architetto milanese nel 1971, quando la scelse come rifugio creativo lontano dal caos del capoluogo lombardo. Qui, i soffitti voltati, le nicchie, gli stipiti lignei e intarsiati delle vecchie porte parlano ancora oggi di una memoria chiaramente religiosa. L’intervento di Frattini si inserisce con delicatezza in questo luogo, senza stravolgimenti strutturali, conservandone i caratteri e variandone la funzione.

Si tratta di un ambiente unico, uno spazio minimo di 39m2, che, come ci ricordano Emanuela Marco Frattini, figli dell’architetto, venne pensato come l’interno di una barca. Un rosa tenue definisce alle pareti l’intero volume abitato e una pavimentazione in teak, una sorta di tappeto ligneo, corre a terra senza soluzione di continuità. L’esiguità dello spazio fu la condizione che condusse a una estrema funzionalità progettuale, caratteristica tipica di tutta la produzione di Frattini. Tutto il mobilio, rigorosamente su misura e realizzato dagli abili artigiani brianzoli, era pensato come un insieme di elementi trasformabili, capaci di definire e ridefinire lo spazio secondo le necessità della famiglia e in base ai diversi momenti della giornata. Così, un elegante tavolo a ribalta può comparire davanti all’ingresso, un letto matrimoniale scorre celato al di sotto della scrivania e gli sgabelli possono essere riuniti a spicchi intorno a uno spigolo della casa.




I materiali sono raffinati e ridotti al minimo necessario. I legni dominano gli ambienti, dove oltre al già citato teak, spiccano il mogano e le grosse pannellature smaltate verde scuro, che dalla zona living culminano nel dettagliato ambiente cucina.




E proprio in corrispondenza di queste pannellature si trovano disposte in file le numerosissime lampadine a incandescenza, altro tratto distintivo dell’architetto, che con i loro riflessi donano luminosità all’intero ambiente.


Vissuto dalla famiglia Frattini per oltre 50 anni, l’appartamento racchiude in sé una collezione eclettica di libri, fotografie e oggetti legati alla vita e al lavoro dei suoi abitanti. Al centro della zona living si trova uno dei primissimi prototipi del tavolino Kyoto, disegnato da Frattini nel 1974 per Pierluigi Ghianda, privo in questa versione dei suoi caratteristici dentelli sporgenti. Poco distanti l’elegante tripolina e il divanetto in pelle nera, laddove in origine erano collocate due poltrone Sesann, celebre modello disegnato nel 1970 per Cassina. A queste si aggiungono le numerose lampade, tra cui spicca sicuramente la Lucilla per Tronconi, i decanters Sofia, Orsola e Jole, i celebri tavolini Marema per Cassina e perfino le stoffe, come le scacchiere che rivestono i letti, appartenenti alla serie pensata per Torri Lana.

Questi pezzi di design convivono con numerosi altri oggetti cari a Frattini, come i tantissimi modelli, di auto e di velieri, i libri d’arte e di architettura, e tra cui non si può dimenticare il ritratto realizzato dall’amico Roberto Sambonet.

Ma l’elemento forse più simbolico di tutto l’appartamento resta la finestra, quella sola finestra, che affaccia sul porticciolo di Portofino e dalla quale avremmo probabilmente trovato affacciato l’architetto, intento a osservare il brulichio della vita quotidiana. Questa finestra ha così la duplice funzione di convogliare la luce naturale all’interno dell’appartamento, ma soprattutto di soglia architettonica, di elemento tridimensionale capace di dilatare lo spazio di una piccola e antica cappella verso il più lontano e fuggevole orizzonte marino.

La nuova “week” in città: MILANO HOSPITALITY WEEK

MILANO HOSPITALITY WEEK CHIUDE LA SUA PRIMA EDIZIONE:
UNA NUOVA ENERGIA PER L’OSPITALITÀ MILANESE

Si è conclusa la prima edizione della Milano Hospitality Week, un progetto nato con l’obiettivo di creare connessioni autentiche tra bar, professionisti e realtà dell’ospitalità italiana e internazionale, trasformando Milano in un punto d’incontro vivo, contemporaneo e collaborativo.

Per quattro giorni, alcuni dei locali più rappresentativi della città hanno ospitato guest shift, incontri, aperitivi ed eventi speciali che hanno coinvolto bartender, chef, hotel, media, brand e ospiti provenienti da tutto il mondo.

Da Ceresio 7 a Moebius, passando per Camparino in Galleria, Dry Milano, Rita Cocktails, Bvlgari Hotel Milano e molte altre realtà coinvolte, la settimana ha dimostrato quanto la collaborazione possa generare valore reale per tutta l’industria.

Tra gli ospiti internazionali presenti: Argo, Kwant, Boadas Cocktails, Service Bar e Press Club, Zest , Angelita e molti altri insieme a professionisti e amici che hanno contribuito a rendere questa “edizione zero” qualcosa di molto più grande di un semplice calendario di eventi.

Milano Hospitality Week nasce infatti con una visione precisa: costruire nel tempo una piattaforma aperta, credibile e internazionale dedicata all’ospitalità, capace di unire qualità, cultura del servizio, creatività e spirito di squadra.

La risposta ricevuta in questi giorni ci ha fatto capire che Milano aveva bisogno di qualcosa del genere.
Non solo eventi, ma connessioni vere.
Siamo riusciti a creare entusiasmo, fiducia e soprattutto collaborazione tra realtà che troppo spesso lavorano separate
.”

Questa prima edizione rappresenta soltanto l’inizio di un progetto destinato a crescere, evolversi e strutturarsi ulteriormente nei prossimi anni, coinvolgendo sempre più operatori, partner e città.

Un ringraziamento speciale va a tutti i locali partecipanti, agli ospiti internazionali, ai team operativi, ai partner e a tutte le persone che hanno creduto in questa prima visione condivisa.

Milano Hospitality Week tornerà nel 2027.
E sarà solo l’inizio.

SNOB Magazine presenta 2 talk a TUTTOFOOD 2026, trend e mercati globali

SNOB Magazine è media partner dei talk a TUTTOFOOD 2026 e presenta:
Dal Food Cost al Value Perception  11 maggio 2026 | ore 16.30
Global F&B Trends: Mercati Esteri vs Italia 13 maggio 2026 | ore 12.30
AREA: MIXOLOGY MAIN BAR ARENA
padiglione 6, Fiera Milano Rho

SNOB Magazine — pubblicazione indipendente di lifestyle e cultura, distribuita in librerie selezionate, aeroporti, hotel cinque stelle in Europa, Usa, Asia — è media partner di due talk di TUTTOFOOD 2026, la manifestazione internazionale di riferimento per il settore alimentare e del beverage, in programma alla Fiera di Milano dall’11 al 14 maggio 2026.

Nell’ambito di questa partnership, SNOB Magazine cura e organizza due talk di alto profilo dedicati al futuro dell’economia del fuoricasa e alle tendenze globali del Food & Beverage. Entrambi gli appuntamenti saranno moderati da Miriam De Nicolò, Fondatore e Direttore Responsabile di SNOB Magazine.


TALK 1 — Dal Food Cost al Value Perception 11 maggio 2026 | ore 16.30| Mixology Arena

Il primo talk affronta una delle questioni più urgenti per chi opera nella ristorazione e nell’ospitalità: il cambio di paradigma dall’economia della rotazione all’economia dell’esperienza. Non più frequenza, ma valore. Non più coperti, ma memoria.

Sul palco quattro voci d’eccezione:

Salvatore Calabrese, detto The Maestro. Definito il barman più importante al mondo, un mito nel settore mixology. Oltre 40 anni di carriera, dal Duke’s Hotel di Londra al Lanesborough, da Mayfair a Las Vegas e Hong Kong. Inventore del Breakfast Martini, detentore del Guinness World Record per il cocktail più costoso al mondo — il Salvatore’s Legacy, 5.500 sterline — e autore di 13 pubblicazioni. Durante il talk preparerà live il suo cocktail più celebre!

Salvatore Morello, Chef Inkiostro di Parma (1 stella Michelin). Catanzarese, formatosi nelle cucine di Alain Ducasse, Paul Bocuse e Joachim Wissler (tre stelle Michelin), ha fatto della cucina scenografica e della tecnica, un linguaggio preciso. Provocatorio, diretto come i suoi piatti.

Dom Carella, consulente internazionale di Arkana & Consulting. Ex chef, pioniere della cucina liquida in Italia, collabora con Mauro Colagreco Group, Campari Group, Tresind Studio Dubai e Pirata Group Hong Kong. Creatore del primo Martini Room al mondo, Problem silver di professione, ha sempre un’idea in serbo, pronta a uscire dal cilindro.

Guglielmo Miriello, Direttore del Mandarin Garden al Mandarin Oriental Milano. Pugliese di origini, vincitore della selezione italiana della Diageo World Class Competition, formatosi tra Bulgari Hotel, Ceresio7 e lo stellato Maison Pourcel di Shanghai, al Mandarin Oriental persegue l’eccellenza dell’ospitalità con una precisione di 11 pilastri fondamentali della catena hotel lusso più nota al mondo.



TALK 2 — Global F&B Trends: Mercati Esteri vs Italia 13 maggio 2026 | ore 12.30 | Mixology Main Bar Arena

Il secondo talk allarga il campo: un’analisi comparativa dei mercati F&B internazionali — per esplorare velocità di innovazione, propensione al rischio, comportamento dei consumatori e mobilità dei talenti. La domanda che guida il confronto: cosa può imparare l’Italia? E cosa non deve assolutamente copiare per non perdere se stessa?

Sul palco:

Peppe Doria, Fondatore del Bar Volare di Bologna. Siciliano, ideatore del cocktail Fellini, promotore e sostenitore di una visione dell’aperitivo italiano come atto culturale prima che commerciale. Il suo approccio “gentile”— che lui chiama “archeologia alcolica” — ha ridefinito il concetto di bar contemporaneo in Italia, riportando in auge i distillati/eccellenza del territorio.

Umberto Oliva, il nerd della mixology – è stato Bar Manager di Bella, Milano, è Direttore Artistico di Pollino Cocktail Camp e BITE, oggi Bar manager di Entice Milano, calabrese d’origine, ex studente di economia, ha inventato il concetto di gastrococktail — il drink come la madelaine proustiana che riscopre i ricordi dai cassetti. Specialista di fermentazione e miscelazione d’autore.

Adriana Bonezzi, Direttrice Generale di Marcas de Restauración, l’associazione spagnola che rappresenta oltre 170 catene di ristorazione organizzata per più di 6.500 ristoranti. Laureata in Diritto, ex Capo di Gabinete della Vicepresidenza del Congresso dei Deputati spagnolo, porta al tavolo lo sguardo istituzionale e sistemico sul F&B europeo.

Dom Carella, presente anche in questo secondo appuntamento nel ruolo di chi il mondo internazionale lo ha vissuto direttamente — Shanghai, Hong Kong, Dubai, Copenaghen — e ne ha tratto una visione concreta su dove l’Italia vince e dove ancora fatica.


TUTTOFOOD è la principale manifestazione italiana dedicata al settore alimentare e del beverage, con oltre 2.500 espositori e visitatori provenienti da più di 140 paesi. Un contesto unico per il confronto tra professionisti, imprenditori e operatori del settore a livello internazionale.

SNOB Magazine invita lettori, professionisti e operatori del settore a partecipare a entrambi gli appuntamenti.

Per informazioni: info@snobnonpertutti.itmiriam@snobnonpertutti.it

Wearing a Kind Life, La Litoranea

Wearing a Kind Life – La Litoranea

IL BRAND
Fondata nel 2024, La Litoranea è una maison di resortwear nata nel cuore del Salento, l’estremo
sud della Puglia, per celebrare la bellezza della pausa, della presenza e dei piaceri essenziali della
vita mediterranea.

Il nome richiama la celebre strada costiera che disegna il profilo della penisola salentina, separando la terra dal mare: una soglia simbolica tra movimento e quiete. Serpeggia tra scogliere, uliveti e borghi assolati, come un filo conduttore di bellezza autentica.

Allo stesso modo, il brand intesse storie di connessione profonda con il territorio. Ogni capo è ideato e realizzato interamente in Italia, in un laboratorio artigianale a Matino (Salento), con fibre 100% naturali, lavorate da mani esperte.

La Litoranea è un progetto radicato in persone reali, luoghi veri e in una conoscenza profonda del fare: da dove proviene un abito, come prende forma, e soprattutto, chi lo crea.

FILOSOFIA
Il brand si fonda su tre presupposti essenziali:

    • Senso della lentezza – Capi pensati per seguire i ritmi gentili dell’estate, favorendo momenti di dolce far niente.
    • Qualità della vita e produzione italiana – Abiti realizzati con maestria e cura, utilizzando solo tessuti naturali, tracciabili e sostenibili.
    • Gentilezza ed etica – Un approccio rispettoso alla produzione, alle relazioni e alla comunicazione. Ogni capo è pensato per accompagnare la donna in momenti significativi della sua quotidianità: morbido, traspirante, essenziale e destinato a durare.

    COLLEZIONE – SS25
    Echoes of an Italian Summer
    La collezione Primavera/Estate 2025 è un guardaroba essenziale e raffinato, pensato per vivere pienamente i ritmi lenti dell’estate mediterranea. I capi sono modulari, versatili e consapevoli, pensati per accompagnare una giornata intera – dalla colazione in piazza al pranzo vista mare, fino a una sera in terrazza o una passeggiata tra i vicoli.



    Ispirata all’eleganza spontanea dell’Italia anni ’60 – l’epoca della dolce vita – la collezione esprime un’estetica sobria e scolpita, attenta alla postura, al movimento e al dettaglio. La palette cromatica è un omaggio alla memoria visiva del Sud:

      • il terracotta della terra rossa pugliese,
      • il bianco avorio delle città imbiancate a calce,
      • il giallo pieno del sole, dei limoni e dei fiori,
      • il rosa tenue dei cieli estivi durante le tradizionali biancate.

      Ogni capo è pensato per stare tutto in una sola valigia, senza superfluo: utile, elegante, combinabile in contesti diversi. Tutti i modelli portano il nome di una donna incontrata dalla fondatrice durante il suo tempo in Salento: ognuno racchiude un gesto, una storia, un consiglio rimasto impresso.
      Una collezione che incarna lo spirito del dolce far niente, inteso non come passività, ma come arte del vivere: valorizzando il modo in cui ci si muove, si sente, e si ricorda.



      LA FONDATRICE
      Alexa Minerva, designer italo-moldava, fonda La Litoranea dopo aver stretto un legame profondo con il Salento, la sua cultura e il suo ritmo di vita. Il brand nasce come tributo alla gentilezza ricevuta in quei luoghi e a uno stile di vita che dà valore al tempo, alla cura e alla relazione. Per Alexa, La Litoranea è un modo di restituire quella generosità attraverso abiti che portano con sé memoria e intenzione. Collabora con artigiani locali, seleziona solo materiali tracciabili e disegna capi pensati non per impressionare, ma per accompagnare. Abiti che viaggiano con chi li indossa, nello spazio e nell’anima
      .

        ABOVE TOKYO

        Eight meters above Tokyo, Michele Lugaresi becomes invisible. A monopod as creative constraint, an unusual height that transforms reportage into visual layering. The inhabitants of the megalopolis don’t notice him – too high, too far. Thus Above Tokyo was born: a slow, reflective, respectful gaze. One that captures people while protecting their – and his own – privacy.

        BARONE ITALIA AL FUORISALONE 2026

        BARONE ITALIA INAUGURA IL NUOVO SPAZIO PROGETTUALE ALL’INTERNO DEL METROQUALITY ATELIER

        Una collaborazione che prende forma nel cuore di Brera, durante il Fuorisalone 2026, con due installazioni inedite tra materia e natura

        In occasione della Milano Design Week, all’interno della rinnovata sede di MetroQuality in via Solferino 24, Barone Italia inaugura il proprio spazio progettuale e presenta due sculture che interpretano in chiave contemporanea il dialogo tra materia, natura e architettura.

        Un’apertura che segna un passaggio strategico per l’azienda, che entra a far parte dell’ecosistema di realtà riunite nel MetroQuality Atelier: un contesto dinamico e altamente specializzato, punto di riferimento per la ricerca materica e la progettazione su misura, pensato per favorire sinergie tra aziende, architetti e progettisti.

        Per il suo debutto, Barone Italia affida il racconto dello spazio a due opere che interpretano l’identità del brand: sculture in metallo, interamente realizzate a mano.

        La prima – ispirata alla celebre Vigna di Leonardo- è concepita come una vite rampicante sospesa, che si espande nello spazio e attraversa le superfici con un segno fluido e organico, trasformando l’ambiente in un’esperienza immersiva. Un vero e proprio racconto.

        La scultura evoca il gesto naturale della crescita, traducendolo in un linguaggio progettuale forte e riconoscibile.

        Il metallo, lavorato artigianalmente, perde rigidità e si fa fluido, quasi vegetale, dando origine a una composizione dinamica che attraversa e ridefinisce la percezione del luogo.

        La seconda installazione si configura, invece, come una presenza scultorea essenziale: rami in ottone privi di foglie emergono al centro di una controsoffittatura luminosa dalla quale appaiono sospesi, come cristallizzati in un istante senza tempo.

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        L’ambiente richiama l’intimità di un soggiorno, con divani, tavolini e lampade a costruire una dimensione domestica accogliente, arricchita dalla presenza di elementi di altre aziende, in un dialogo spontaneo e armonico.

        L’intervento di Barone Italia non è solo espositivo, ma progettuale: una dichiarazione di intenti che racconta il modo in cui il brand nterpreta la materia, intesa non come semplice rivestimento, ma come linguaggio.

        Il progetto si inserisce nel nuovo concept di MetroQuality, che amplia e ridefinisce i propri spazi in una logica sempre più esperienziale, rafforzando il dialogo tra aziende partner e progettisti. In questo contesto, Barone Italia porta una visione che unisce ricerca estetica e cultura del fare, mettendo al centro il valore della lavorazione manuale.

        Con questa apertura all’interno del MetroQuality Atelier, Barone Italia consolida la sua presenza nel panorama milanese e rafforza il proprio posizionamento come interlocutore per progetti su misura, dove ogni elemento nasce dall’incontro tra visione e materia.

        Il vero trattamento anti-age parte dall’interno

        COLLAGENIAL INTENSIVE contribuisce alla formazione del collagene per il benessere e la compattezza della pelle. L’ideale routine quotidiana nel trattamento anti-aging. 

        Il collagene è la proteina che consente alla pelle di essere più tonica e idratata e di mostrarsi più luminosa e inevitabilmente più bella.
        Uno stile di vita sano e una dieta equilibrata ne sono il presupposto, ma con l’età la produzione di collagene diminuisce, e la perdita di elasticità, le rughe e i segni di invecchiamento si rendono maggiormente visibili.
        L’integrazione consapevole diventa allora una scelta per stimolarne la produzione, che già a partire dai 30 anni inizia a rallentare, con un declino importante dopo i 50 anni quando la sintesi del collagene può ridursi del 25% per poi arrivare al 40% attorno ai 60-70 anni.

        Non parliamo solo di segni estetici, ma di manifestazioni di un decadimento biologico legato anche a stress ossidativo, inflammaging e ridotta sintesi proteica, con la conseguenza di:

        – Perdita di idratazione per il calo dell’acido ialuronico
        – Diminuzione della densità dermica per la degradazione delle fibre di collagene      
        – Rallentamento della rigenerazione cellulare
        – Riduzione dell’attività dei fibroblasti


        L’effetto combinato è allora una pelle meno elastica, più sottile e soggetta a rughe, ma anche capelli e unghie che perdono vitalità e struttura.
        Da questi presupposti nasce COLLAGENIAL INTENSIVE, la NOVITA’ DI AQUAVIVA a marchio  NUTRIFARMA un integratore alimentare a base di collagene marino idrolizzato a basso peso molecolare (500–1500 Da), che grazie all’impiego di materie prime di qualità assoluta utilizzate secondo le più avanzate tecnologie, garantisce un rapido assorbimento e una maggiore efficacia nel sostenere l’elasticità, la compattezza e la luminosità della pelle.

        Arricchito con Collagene Iperlage®,un collagene marino idrolizzato con peso molecolare tra 500–1500 Da, ad altissima biodisponibilità e DracoBelle™ Nu, un estratto innovativo da Melissa Moldavica che attiva i meccanismi cellulari legati alla longevità e alla riparazione del collagene, migliorando la resistenza allo stress ossidativo, COLLAGENIAL INTENSIVE completa la sua azione sinergica con vitamina Czinco e biotina per un trattamento anti-age che favorisce un aspetto sano, giovane e idratato.

        COLLAGENIAL INTENSIVE DI NUTRIFARMA è indicato per: 

        • favorire la riduzione delle rughe ed aumentare l’elasticità della pelle 
        • come antiossidante per la salute di pelle e ossa 
        • favorire l’idratazione, la luminosità e il turgore della pelle

        INGREDIENTI ATTIVI (per stick-5,7g):

        • COLLAGENE MARINO IDROLIZZATO Iperlage® – 5000
          Una proteina strutturale fibrosa che genera le fibre bianche (fibre collagenose) della pelle, dei tendini, delle ossa, della cartilagine e degli altri tessuti connettivi, che risulta ideale nel trattamento anti-aging di pelle, unghie, capelli.
        • DRACOBELLE™ Nu – 100 mg
          Un estratto innovativo che sviluppa effetti benefici attivando i percorsi anti-invecchiamento e longevità di alcuni enzimi (AMPK/FOXO), innescando una migliore riparazione del collagene, una migliore difesa cellulare e maggiore resistenza allo stress ossidativo. Grazie a questa peculiarità favorisce il ringiovanimento della pelle rendendola elastica e luminosa.
        • VITAMINA C – 80 mg (100% VNR*)
          Consente la produzione naturale di collagene e protegge dai radicali liberi.
        • ZINCO – 7,5 mg (75% VNR*)
          Migliora l’idratazione e la levigatezza della pelle e aumenta l’azione antiossidante.
        • BIOTINA – 50 mcg (100% VNR*)
          La biotina è utile per la salute di pelle, capelli e cuoio capelluto.

        COLLAGENIAL INTENSIVE DI NUTRIFARMA è in vendita in farmacia e parafarmacia al costo di 45,00€, inconfezione da 20 stick –  5,7g – gusto pesca