SNOB EXCLUSIVE EVENT 7 APRILE 2026 – IL NUOVO NUMERO ORIENTE/OCCIDENTE AL MUSEO BAGATTI VALSECCHI


SNOB EXCLUSIVE EVENT

Il nuovo numero cartaceo di SNOB Magazine presentato a Milano

7 aprile 2026 — ore 19.00 / 23.00 Museo Palazzo Bagatti Valsecchi, Via Gesù 5, Milano


SNOB Magazine annuncia il proprio Exclusive Event per la presentazione dell’ultimo numero cartaceo della rivista: una serata su invito strettamente personale, che si terrà lunedì 7 aprile 2026 dalle ore 19.00 alle 23.00, negli ambienti del Museo Bagatti Valsecchi, nel cuore del Quadrilatero della Moda di Milano.


UNA CORNICE D’ECCEZIONE
Museo Bagatti Valsecchi, Milano

Pochi luoghi a Milano incarnano con altrettanta coerenza il senso di ciò che SNOB custodisce e racconta. Il Museo Bagatti Valsecchi è una casa museo frutto di una straordinaria vicenda collezionistica di fine Ottocento, che ha come protagonisti i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi: a partire dagli anni Ottanta del XIX secolo, i due fratelli si dedicarono alla ristrutturazione della dimora di famiglia — un palazzo tra via Gesù e via Santo Spirito — con l’intento di creare una dimora ispirata alle abitazioni del Cinquecento lombardo. 

Museo Bagatti Valsecchi, aperto al pubblico dal 1994, è oggi una delle case museo meglio conservate d’Europa e tra le prime grandi espressioni del design milanese. 
Scegliere questo spazio per presentare un numero dedicato all’incontro tra Oriente e Occidente è una scelta di affinità elettive.


IL NUMERO: UN NUOVO FORMATO, UN’OPERA UNICA

L’edizione East-West di SNOB Magazine segna un’evoluzione significativa nella storia della rivista. Il nuovo formato si distingue per una nobilitazione esclusiva su carta Velvet Touch con lamina oro e lamina silver, che trasforma ogni copia in un oggetto da collezione, coerentemente con la vocazione di SNOB quale coffee table book di riferimento per il proprio target ultra-high-net-worth.

Una delle due cover è un’opera unica firmata dall’artista contemporaneo Marco Gallotta, commissionata da SNOB Magazine in esclusiva assoluta. Gallotta, italiano residente a New York la cui arte del paper cut è tipicamente orientale, ha creato questo lavoro espressamente per il numero East-West, esplorando la connessione tra le due culture, i ponti invisibili tra Oriente e Occidente. Si tratta della seconda commissione artistica nella storia di SNOB: la prima fu realizzata da Max Papeschi nel 2024, in un’opera poi stampata in lenticolare e venduta all’asta di beneficenza della Fondazione De Marchi, alla quale SNOB partecipò con l’intera collezione cartacea.

Il numero ospita inoltre servizi inediti sul Giappone e approfondimenti sul Made in Italy di eccellenza, in un dialogo editoriale tra le due sponde del mondo che è oggi più urgente che mai.


LA SERATA: SPONSOR E PARTNER

La serata è costruita come un percorso sensoriale coerente con l’anima del numero.

FINGER’S GARDEN — FOOD EXPERIENCE
Nel 2004, lo chef Roberto Okabe — nato in Brasile da genitori giapponesi, formatosi tra Tokyo e San Paolo — fondò Finger’s insieme al calciatore Clarence Seedorf, portando per la prima volta in Italia il sushi fusion. Da allora Finger’s fonde alta cucina, arte, design e le delicate atmosfere della cultura nipponica, in un progetto che ha ridefinito la ristorazione giapponese creativa a Milano, approdando nel tempo anche a Porto Cervo e Roma.
Per l’evento East-West, Finger’s Garden porta una selezione di fingers che racconta vent’anni di questa storia: un percorso gastronomico che è, esso stesso, un dialogo tra culture.

BEVERAGE- FINE SPIRITS
La serata si apre con il welcome drink: una flûte di Champagne A. Robert, maison récoltant-manipulant radicata nella Vallée de la Marne dal 1722. Da trecento anni la famiglia Robert coltiva le stesse 68 parcelle tra la Vallée de la Marne e la Côte des Blancs, con una filosofia che unisce terra, uomini e tempo in un equilibrio di rara precisione, il benvenuto della serata.

Nel corso della serata Fine Spirits porta in carta una selezione che attraversa geografie e stili: il Song Cai Dry Gin dal Vietnam, primo gin mai distillato nel Paese; la Tequila Arette Blanco, dalla famiglia Orendain a Jalisco dal 1900; il Tamdhu 12 Speyside, maturato esclusivamente in pregiate botti ex-Sherry Oloroso; The Hearach, primo single malt della distilleria di Harris, isola delle Ebridi Esterne incorniciata tra Oceano Atlantico e Mare del Nord; il Vermouth 9diDANTE Inferno, Vermouth di Torino Superiore ispirato ai nove gironi della Divina Commedia con 27 botaniche; il Terza Bitter, aperitivo italiano da miscelazione prodotto in batch limitati da 6.666 bottiglie; e i due whisky giapponesi Mars Komagatake e Mars Tsunuki — espressioni identificative delle due distillerie giapponesi di Mars.

DRINK LIST – THE SPIRIT MILANO
Il servizio e il concept cocktail della serata è affidato a The Spirit, il membership club E cocktail bar nato nel 2017 nel cuore di Porta Romana. Un ambiente raccolto, sofisticato, quasi nascosto, dove l’esperienza nasce dalla combinazione tra atmosfera, servizio e qualità della proposta.
Ivan Francesco Filippelli, Bar Manager con una formazione costruita tra i più autorevoli indirizzi della mixology londinese — dal 69 Colebrooke Row di Tony Conigliaro all’Hotel Café Royal, secondo hotel al mondo ad avere un cocktail book dopo il Savoy, propone una visione che non si accontenta del classico, con una miscelazione colta e imprevedibile, capace di muoversi tra le due sponde del numero — Oriente e Occidente — con la leggerezza di chi conosce le regole della mixology contemporanea.

WHISKY TASTING PREMIUM 
Una degustazione privata di whisky d’eccellenza: una selezione di Scotch whisky e whisky giapponesi guidata da Jacopo Grosser, a costruire un dialogo sensoriale tra due culture della distillazione — quella scozzese, madre di tutto, e quella giapponese, che l’ha studiata, assorbita e reinventata con una precisione tutta orientale. Quattro whisky, due mondi, una sola domanda: quale sarà il vostro preferito?

La selezione:
The Hearach — Isle of Harris, Scozia
 
Tamdhu 12 — Speyside, Scozia
Mars Komagatake Single Malt — Alpi giapponesi 
Mars Tsunuki Edition 2022 — Kagoshima, Giappone 

SIGARI OLIVA — CIGAR PAIRING
La serata si completa con un pairing di sigari Oliva, una delle maison cigariere più rispettate al mondo. La selezione include:

  • Flor de Oliva Original — Robusto
  • Flor de Oliva Maduro — Robusto

La degustazione sarà gestita dall’esperto Pier Serravezza, che guiderà gli ospiti attraverso le caratteristiche organolettiche di questi due blend: due espressioni dello stesso tabacco — uno naturale, uno con foglia Maduro fermentata più a lungo.

WDRINK — PROFUMI ALIMENTARI
La drink list della serata integra i profumi alimentari WDRINK, un sistema sensoriale che ridefinisce l’esperienza della miscelazione. I profumi vengono utilizzati in doppia modalità: nella composizione stessa dei cocktail — dove aggiungono una nota olfattiva invisibile ma percepita — e come elemento libero durante la serata vaporizzato direttamente sui drink a piacimento.

Tra le applicazioni in carta, il profumo di ulivo leccino entra come vaporizzazione nel Mixed West— un tocco mediterraneo e terroso che dialoga con le note affumicate del Tamdhu 12; il risultato è un cocktail che si annusa e si respira, una dimensione sensoriale inedita che trasforma il bicchiere in un’esperienza di percezione totale – dove l’arte del profumo nobilita la cerimonia del bere.

WINE SELECTION
La serata sarà accompagnata da una selezione vinicola curata in abbinamento all’esperienza gastronomica.

VINCHIO VAGLIO — Piemonte. Dal cuore del Monferrato, una cantina che dal 1959 interpreta la Barbera d’Asti nelle sue tante possibili espressioni: il Sorì dei Mori Barbera d’Asti DOCG 2024, rosso profumato e fresco in bocca, si adatta alla perfezione con qualunque piatto valorizzandone le qualità. Non possono mancare le bollicine dell’Alta Langa, metodo classico piemontese, la risposta elegante e territoriale alla grande bollicina italiana.

ANTICA HIRPINIA — Campania. Dall’Irpinia, terra vulcanica e antica tra le più vocate del Sud Italia, arrivano due espressioni di massima territorialità: il Fiano di Avellino DOC 2024, bianco di grande profondità e persistenza aromatica che contraddice l’opinione generalizzata che i bianchi si debbano bere entro l’anno e il Coda di Volpe Irpinia DOC 2024, anch’esso vitigno autoctono campano dalla personalità discreta e radicata.

MUSICA LIVE — Swing 
La colonna sonora della serata è affidata al gruppo di Gianluca Militello, con un repertorio swing che porta gli ospiti in un’atmosfera d’altri tempi, perfettamente in risonanza con gli ambienti rinascimentali del Palazzo.

CLOSING GIFT
Al termine della serata, ogni ospite riceverà una bag brandizzata contenente il numero cartaceo East-West di SNOB Magazine.


SNOB MAGAZINE

SNOB è un osservatorio culturale del lusso contemporaneo, distribuito in formato cartaceo nei migliori bookstores selezionati in Europa, Usa e Asia. Il suo posizionamento è unico, come coffe table book da collezione e di approfondimento.

Gres effetto marmo in grandi lastre: le 5 tendenze di design per pavimenti e rivestimenti 2026

Gres effetto marmo in grandi lastre: le 5 tendenze di design per pavimenti e rivestimenti 2026

L’architettura d’interni attraversa una fase di riscoperta della materia, in cui il lusso si sposta verso superfici capaci di unire prestigio estetico e funzionalità reale. In questo panorama, l’impatto visivo dei materiali lapidei orienta le scelte progettuali per residenze e spazi commerciali di alto profilo, ma con una consapevolezza nuova. La sfida attuale non riguarda solo la resa estetica, quanto la capacità di integrare elementi che garantiscano continuità visiva e una gestione quotidiana priva di complicazioni. 

Optare per un rivestimento effetto marmo in formato XXL rappresenta una risposta concreta a queste esigenze: una soluzione che supera i limiti della pietra di cava per trasformare gli ambienti in scenografie abitative di grande respiro, dove il design incontra la resistenza della ceramica evoluta.

Caratteristiche costruttive e vantaggi del grande formato

L’affermazione del gres porcellanato effetto marmo in grandi lastre è il punto d’arrivo di un’evoluzione industriale che ha permesso di superare i tre metri di altezza. Queste superfici si distinguono per un realismo grafico che riproduce con profondità digitale le venature e le inclusioni minerali tipiche delle rocce pregiate. 

Al di là dell’aspetto visivo, il vantaggio risiede nelle proprietà fisiche: a differenza del marmo naturale, il gres non è poroso, resiste agli urti e non subisce l’azione degli acidi, risultando idoneo anche per zone umide o piani di lavoro. Inoltre, lo spessore ridotto consente la posa su pavimenti preesistenti, ottimizzando i tempi di cantiere, riducendo i detriti e garantendo una stabilità che non teme l’usura del calpestio intenso.

Grazie alla sua capacità di adattarsi a numerosi stili, ecco alcune delle tendenze di design per pavimenti e rivestimenti più interessanti del 2026.

La tendenza dei marmi colorati e delle venature calde

Per il 2026, si osserva un allontanamento dai bianchi freddi a favore di tonalità calde e avvolgenti. Il gres porcellanato effetto marmo viene declinato in varianti crema, terra di Siena e rosa cipria, con venature ambrate che scaldano l’ambiente.

Questa tendenza risponde al bisogno di creare spazi accoglienti, dove il lusso coincida con il comfort materico. Il consiglio è di abbinare queste superfici a dettagli in ottone e a tessuti come il velluto, per esaltare la profondità delle venature e creare un’atmosfera intima nel living o nella zona notte, evitando contrasti cromatici eccessivamente stridenti.

Il fascino del “total look” e della continuità spaziale

Una tendenza forte è l’applicazione integrale del materiale su più superfici per eliminare le interruzioni visive. Grazie al grande formato, è possibile rivestire con lo stesso materiale pavimento, pareti e persino arredi complessi come tavoli, lavabi e quinte scenografiche. Questa continuità conferisce monumentalità agli interni, rendendoli visivamente molto ampi e armoniosi

Per un risultato eccellente, si suggerisce la posaa macchia aperta“, dove le venature si specchiano creando disegni geometrici naturali, trasformando una semplice parete divisoria in un’opera d’arte minerale di eccezionale valore decorativo.

Marmi scuri e finiture “velvet” per ambienti teatrali

Il 2026 segna il ritorno dei marmi dai colori profondi, come il nero Marquinia e il verde bosco, proposti con finiturevelvet” o satinate. Queste superfici offrono una sensazione setosa e una riflettenza morbida che non abbaglia, ideale per creare ambienti scenografici dal gusto ricercato

Si tratta di una scelta di carattere per il bagno o zone di rappresentanza. Il consiglio è di curare l’illuminazione con luci radenti a LED, che mettano in risalto la texture della lastra senza creare riflessi fastidiosi che potrebbero distrarre dalla bellezza intrinseca della materia ceramica.

Il connubio tra marmo e natura: il design biofilico

Il marmo viene sempre più integrato in progetti biofilici per connettere l’uomo agli elementi naturali. La tendenza prevede l’accostamento di grandi lastre a pareti verdi verticali o ampie vetrate

La naturalezza del disegno ceramico si sposa con piante e materiali grezzi come il legno massello e la pietra a spacco. Per questo trend, è preferibile scegliere marmi con venature grigio-verdi o tonalità neutre che richiamino la roccia viva, favorendo una sensazione di pace e rigenerazione psicofisica all’interno delle mura domestiche.

Personalizzazione e arredi integrati in gres

L’ultima tendenza riguarda la versatilità del gres, che diventa materia prima per l’arredamento su misura. Così nascono cucine con top e ante in grandi lastre coordinate al pavimento, ma anche tavoli scultorei che riprendono lo stesso disegno della superficie calpestabile. 

Questa integrazione permette una personalizzazione totale del progetto architettonico. Il consiglio è di rivolgersi a trasformatori specializzati per lavorazioni millimetriche, garantendo giunzioni invisibili e bordi rifiniti a regola d’arte che esaltino la qualità estetica del prodotto finale, assicurando al contempo la massima facilità di pulizia superficiale.



(immagini Pinterest)

Anne Macchiatto FW2026: “IMPRINT” l’impronta indelebile della donna contemporanea

Ma Liang è molto più di un ingegnere tessile: è un visionario che ha trasformato la tradizione in futuro.
Laureato alla prestigiosa Dalian Polytechnic University, ha saputo unire rigore tecnico e creatività,
interpretando le macchine per la produzione di abbigliamento come organismi vivi, capaci di evolversi
insieme a chi li utilizza. Con la sua genialità, ha rivoluzionato l’azienda di famiglia, progettando
macchinari innovativi che riducono gli sprechi, migliorano la sicurezza e integrano tecnologie
all’avanguardia come cuciture laser su seta e cachemire
, ricami complessi e camerini virtuali.

Il suo brand, Anne Macchiatto, un nome che significa “segno di felicità” e che porta il nome della figlia
amata, incarna l’eleganza sostenibile e l’alta moda che celebra la femminilità con grazia e audacia. Ogni
capo è un’opera d’arte, frutto di maestria artigianale e tecnologia, pensata per trasformare ogni momento in un ricordo indelebile.

Ma Liang non è solo un innovatore, ma un leader riconosciuto a livello internazionale, che con la sua visione porta la moda cinese a dialogare con il mondo, facendo di Milano la sua casa creativa.
In questo contesto si inserisce CHINA SELECT, fondato nel 2023 e primo progetto IP internazionale
promosso dalla China Fashion Designers Association
. Con la moda come veicolo espressivo, il progetto mira a far percepire al mercato internazionale una visione più multidimensionale del design,
dell’artigianato, dell’estetica e della cultura cinese, promuovendo al contempo lo scambio e la cooperazione nel panorama della moda.

La nuova collezione Anne Macchiatto per l’Autunno/Inverno 2026 è un inno alla forza e alla dolcezza della donna che lascia un segno nel tempo.

“IMPRINT” è il cuore pulsante di questa stagione, un viaggio emozionale dove i punti di cucitura diventano incisioni di vita e i tessuti custodiscono gli echi di crescita, passione e determinazione.

Sulla passerella della Milano Fashion Week, Anne Macchiatto fonde l’artigianalità orientale con l’eleganza minimalista italiana, creando silhouette scultoree e inclusive, dove spalle decise e gonne stratificate raccontano storie di carattere e movimento. I tessuti preziosi – raso, tulle, pizzo, lana e seta – danzano tra luci e ombre, avvolgendo la donna in un abbraccio di calore e leggerezza.


La palette cromatica gioca con toni neutri e accenti luminosi: verde profondo, oro champagne, nero velato e marrone intenso si intrecciano con tocchi di argento-diamante, rosa cipria e azzurro ghiaccio, come stelle che illuminano ogni passo. I dettagli artigianali – ricami manuali, perline tridimensionali, pieghe scolpite e frange fluide – sono la firma di un’eleganza autentica, che celebra la bellezza femminile senza eccessi.

Il capo finale, un capolavoro di oltre 2.100 ore di lavorazione, unisce la tradizione milanese e l’estetica
orientale, riproducendo lo stemma Visconti con ricami e perle naturali, simbolo di un ponte culturale che guarda al futuro.


“IMPRINT” non è solo una collezione haute couture, ma un manifesto di empowerment: un invito a ogni
donna a lasciare la propria impronta nel mondo, con grazia, forza e passione. Disponibile da maggio 2026 nelle boutique Anne Macchiatto, nei department store selezionati e online, questa collezione segna l’inizio di una nuova era per la moda internazionale, dove l’artigianalità e l’innovazione si fondono in un racconto vibrante e senza tempo.

Lucio c’è. Il talk esclusivo su Lucio Dalla a cura di SNOB magazine, a Mercanteinfiera

Lucio c’è. E ci ha parlato ancora.

Il talk esclusivo “Lucio c’è” con Marcello Balestra, a cura di SNOB magazine e moderato da Miriam De Nicolò – Direttore Responsabile, a Mercanteinfiera 2026

L’apertura: le parole di Ilaria Dazzi, Brand Manager Mercanteinfiera

Sabato 14 marzo 2026, alle 14.30, il palco di Mercanteinfiera si è trasformato in un luogo di memoria viva. Ad aprire l’incontro è stata Ilaria Dazzi, Brand Manager di Mercanteinfiera, che ha voluto sottolineare la natura profonda di questo appuntamento: un talk «molto desiderato, costruito grazie alla collaborazione con SNOB e con Miriam De Nicolò, Fondatore e Direttore Responsabile del magazine, che ci segue già dallo scorso anno e con cui stiamo costruendo progetti culturali su diversi fronti settoriali».

Ha ricordato come quest’anno Mercanteinfiera avesse già aperto uno spazio importante alla musica — con la mostra dedicata al Festival di Sanremo, dove tra gli scatti compariva anche un’immagine di Lucio — e ha invitato il pubblico, al termine del talk, a vivere l’esperienza della mostra fotografica “Lucio Dalla. Vita e musica”, a cura di Miriam De Nicolò, «Una mostra che accompagna le fotografie con le canzoni di Dalla da ascoltare in cuffia, ritratti noti e alcuni scatti inediti, sulle note delle vostre melodie preferite».
Tante le dediche a Dalla, sono rimaste sul quaderno dei ricordi di chi ha lasciato ritornelli, le strofe indimenticabili, i pensieri all’artista che manca, ma che è sempre presente.




Il talk: Miriam De Nicolò dialoga con Marcello Balestra, storico collaboratore, amico intimo di Lucio Dalla e autore del libro “Lucio c’è – la vita e la musica”.

Miriam De Nicolò, Direttore Responsabile di SNOB Magazine, ha aperto il dialogo con Marcello Balestra — storico collaboratore, talent scout, editore e amico intimo di Lucio Dalla per oltre trent’anni — portando in sala un libro, “Lucio c’è – la vita e la musica”, e la domanda: quando hai sentito il bisogno di raccontare tutto questo?

La risposta di Balestra ha sorpreso anche lui stesso: «Un giorno mi hanno detto: sali sul palco, Marcello, che ci racconti qualche episodio. Mi sono trovato davanti a un pubblico che ascoltava le sue canzoni. E ho capito che la gente voleva altri racconti, voleva sentire Lucio ancora vicino». Da lì è nata «la sensazione di un racconto che da dentro è uscito fuori, e che ha preso poi la forma di un libro».

L’incontro alle Isole Tremiti: tutto nasce da un conto da pagare

Balestra aveva 14 anni quando Lucio Dalla si presentò davanti a lui in un albergo delle Isole Tremiti. Era estate, primi anni Ottanta, Marcello era dietro al bancone della reception — giovane, preciso, in giacca — quando un uomo con «una canotta gialla, tanti peli sulle spalle, una barba bella folta, occhiali da sole» si avvicinò e disse: “Dovrei pagare il conto“. Dopo averlo saldato, Lucio chiese di essere accompagnato alla marina col pulmino dell’albergo; Marcello rispose che non poteva perchè non aveva la patente, e Lucio, guardandolo dal basso verso l’alto, disse: «Scusa, uno alto come te non ha la patente? Io ne ho una — tu dovresti averne almeno due!». Da quell’incontro, Marcello Balestra ha vissuto la sua seconda vita. «Quest’inverno vieni con me a Bologna — ti porto alla Fonoprint e ti farò vedere dove nascono i dischi».
«Lucio ha fatto così, ha scelto per me. Sapeva già, che il mio sogno era la musica».

Roma, 1984: “Marcello sarà il mio editore per tutta la vita”

A 17 anni, in Piazza Navona, in una “Roma che basta annusarla e ti aiuta a comporre i testi“, Lucio Dalla pronunciò una frase che avrebbe cambiato per sempre la vita di Balestra. Erano appena usciti dalla RCA, la grande casa discografica, e Lucio stava raccontando come era nata La Sera dei Miracoli. Quando tornò Renzo Cremonini con le sigarette, a tonnellate, Lucio si girò e disse: «Io sono l’artista, Renzo è il mio produttore artistico, e Marcello sarà il mio editore per tutta la vita».
«Non sapevo neanche cosa significasse fare l’editore», ha ricordato Balestra tra le risate del pubblico. «Però l’ha fatto. Così, senza che io lo avessi chiesto».

In autostrada a 200 all’ora, con un piede fuori dal finestrino

Uno degli episodi più esilaranti del pomeriggio è stato il racconto di Lucio alla guida. Estate 1982, appena dopo la finale dei Mondiali vista insieme a San Domino. Lucio aveva detto a Marcello: “Ti riporto io in Romagna“. Da Termoli su una Jeep Cherokee rossa, Lucio cominciò ad accelerare. «Non mi preoccupava la velocità — ma il fatto che non mettesse i piedi sui pedali. Aveva una mano sul volante, un piede fuori dal finestrino e l’altro sotto il sedere». Quando superarono i 200 in galleria, un’altra macchina li affiancò: i passeggeri riconobbero Dalla e cominciarono a salutarlo. «E Lucio, con l’unica mano che aveva sul volante, li salutò».
«L’unica speranza era quella di rimanere sulle pagine dei giornali insieme a Lucio. Perché se muore lui, quello famoso, c’era anche un altro — ero io».

Le spine, la solitudine e la musica come via d’uscita

Nel chiedere a Balestra di raccontare il Lucio più intimo — quello che camminava nelle città, che osservava il mondo, che rifletteva ad alta voce, che amava parlare con la gente nei bar, con i cani, seduto sul sagrato di una chiesa, i ricordi:

«Lucio diceva: io sono alto poco, ho tanti peli, non ho tanti capelli, non sarò il più bello — ma tutti questi ostacoli hanno creato in me l’opportunità per superare dei piccoli muri». La sua metafora preferita era quella dell’autostrada: «Se vai sempre dritto, a un certo punto finisce la strada. Cos’hai visto? Dove ti sei fermato? Cos’hai vissuto?». Sulla musica, Lucio era ancora più radicale: «Non sopportava i fan della musica in generale. Diceva: cosa vuol dire essere fan della musica? È come essere fan dell’aria. La cosa bella è quando tu diventi musica — e trovi una via d’uscita». Sulla solitudine, invece, era categorico: «Ha sempre detto: siamo noi soli. Io, tu, lui, loro. Poi c’è un’energia che ci porta da qualche parte — ma siamo noi a dover guidare la nostra vita».

Per oltre un’ora, il palco di Mercanteinfiera ha ospitato qualcosa di raro: non una semplice intervista, non una celebrazione ridondante, ma una conversazione vera, che dopo il dietro le quinte di una vita, ha portato balestra a raccontare al pubblico la ragnatela di storie, di gesti, di silenzi e di risate che Lucio Dalla aveva tessuto attorno a chi amava.

A tenere i fili del dialogo è stata Miriam De Nicolò, «ascolto Lucio Dalla da sempre, fin dall’infanzia, e le sue canzoni hanno fatto da colonna sonora a diversi momenti più importanti della mia vita, parole che ancora oggi riescono ad emozionarmi con la stessa intensità. Ci sono artisti che appartengono al loro tempo, e poi c’è Lucio Dalla, che attraversa generazioni e ne esce sempre, più vivo che mai».

L’incontro è stato preceduto e affiancato dalla mostra fotografica “Lucio Dalla: Vita e Musica”, curata da Miriam De Nicolò, con scatti di Renzo Chiesa, Lucio Garofalo e Aldo Castoldi — presenti in prima fila a ricevere il ringraziamento speciale dalla sala.

«Le occasioni per parlare di Lucio sono occasioni per parlare di noi, delle persone, della vita.
Lucio non è mio. È di tutti.»

— Marcello Balestra




snobnonpertutti.it  |  @snob_magazine  |
Per informazioni stampa: info@snobnonpertutti.it

(Foto Danny Torres)


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Due appuntamenti a Mercanteinfiera per celebrare Lucio Dalla:
una mostra fotografica e un talk esclusivo con chi lo ha vissuto da vicino per oltre trent’anni.

Ci sono artisti che appartengono a un’epoca. E poi c’è Lucio Dalla che appartiene al tempo. Nato il 4 marzo 1943 a Bologna, Dalla ha costruito nel corso di una carriera straordinaria un universo poetico senza eguali nella canzone italiana: capace di passare dall’ironia alla malinconia, dal jazz alla ballata mediterranea, dal dialogo con la strada al dialogo con l’assoluto.

SNOB Magazine — custode dell’eccellenza italiana — ha scelto Mercanteinfiera 2026 come palcoscenico di questo omaggio doppio: una mostra fotografica che cattura l’uomo oltre il mito, e un talk che apre per la prima volta le porte di un Lucio inedito, intimo, sorprendente.

PRIMO APPUNTAMENTO
MOSTRA FOTOGRAFICA

« Lucio Dalla: Vita e Musica »

Scatti d’autore — più alcuni inediti — firmati da Renzo Chiesa, Lucio Garofalo, Aldo Castoldi: non una galleria celebrativa, ma un racconto per immagini che restituisce le mille facce di un artista totale. L’istrionico performer dei palchi italiani. Il poeta malinconico che trovava nel silenzio i versi più potenti. L’uomo capace di trasformare ogni gesto — anche il più quotidiano — in teatro.

La mostra è curata da Miriam De Nicolò, Direttore Responsabile di SNOB Magazine, con la collaborazione di Fiere di Parma. Un’esposizione collaterale che si inserisce nel cuore di Mercanteinfiera, l’evento più importante a livello europeo dedicato al collezionismo, antiquariato e modernariato.

📅  7 – 15 marzo 2026

📍  Fiere di Parma, Viale delle Esposizioni 393A – Parma

🖼️  Ingresso incluso nel biglietto Mercanteinfiera

📷  Photo Credits: Renzo Chiesa, Lucio Garofalo, Aldo Castoldi

SECONDO APPUNTAMENTO
TALK ESCLUSIVO

« Lucio c’è »

Cosa significa condividere trent’anni della propria vita con un genio? Cosa rimane, quando la voce si spegne, di tutto quello che si è vissuto insieme?

Il 14 marzo 2026, alle ore 14.30, salirà sul palco di Mercanteinfiera Marcello Balestra, storico collaboratore, manager e amico intimo di Lucio Dalla per oltre trent’anni. Balestra è l’autore di “Lucio c’è”, un libro che non è una biografia e non è un memoir: è qualcosa di più raro e prezioso, la testimonianza di una presenza — quella presenza straripante, instancabile, geniale — che non smette di essere reale neanche dopo.

Nel corso del talk, Balestra condividerà storie mai raccontate prima: il Lucio notturno, curioso, capace di reinventarsi ogni giorno; il compositore che lavorava all’alba; l’amico che sapeva sempre quando stare in silenzio e quando riempire la stanza. Un ritratto umano, intimo, ricco di aneddoti e storie mai sentite prima.

A moderare l’incontro sarà Miriam De Nicolò, Direttore Responsabile di SNOB Magazine, in un dialogo pensato per andare oltre l’omaggio: un’occasione di riflessione sulla sua opera che continua ad interrogarci, a emozionare, e a sorprenderci.

📅  Sabato 14 marzo 2026, ore 14.30

📍  Fiere di Parma, Viale delle Esposizioni 393A – Parma

🎙️  Ospite: Marcello Balestra

📖  Presentazione del libro: “Lucio c’è”

🗣️  Modera: Miriam De Nicolò – SNOB Magazine

Due appuntamenti, un’unica visione

La mostra fotografica e il talk non sono due eventi paralleli, ma un cerchio d’insieme. Le fotografie che raccontano Dalla mostrano il corpo di Lucio nello spazio — sul palco, nella luce, nel movimento, con la sua ironia e la sua instancabile voglia di giocare. Le parole di Marcello Balestra ne restituiscono l’anima nel tempo — nei ricordi, nelle risate, nel silenzio che lasciava. Insieme compongono un ritratto a tutto tondo che nessun disco, nessun documentario, nessuna antologia ha mai tentato di costruire.



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SNOB Magazine porta questo progetto a Mercanteinfiera perché crede che la cultura non sia un ornamento del commercio, ma il suo cuore pulsante. E perché Lucio Dalla — con la sua capacità di trovare poesia nell’ordinario, bellezza nel quotidiano, grandezza nel piccolo — è il simbolo perfetto di tutto ciò che SNOB vuole custodire.

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Per informazioni e accrediti stampa: contattare la redazione a info@snobnonpertutti.it

(foto di copertina su gentile concessione di Renzo Chiesa)

Automotoretrò: il talk di Snob Magazine celebra l’heritage dei grandi brand italiani

Automotoretrò: il talk di Snob Magazine celebra l’heritage dei grandi brand italiani

Grande partecipazione di pubblico ad Automotoretrò per il talk dedicato al valore dell’heritage automotive e alla tutela dei marchi storici italianicurato, organizzato e moderato da Miriam De Nicolò, Fondatore e Direttore Responsabile di SNOB Magazine. Un incontro che ha riunito alcune figure di primo piano del settore per raccontare il patrimonio culturale e industriale che ruota attorno ai grandi brand automobilistici italiani.

Ad aprire l’incontro è stata Ilaria Dazzi, Brand Manager di Mercanteinfiera, che ha sottolineato l’importanza di creare momenti di confronto culturale all’interno delle grandi manifestazioni dedicate al motorismo storico. «Questa collaborazione con SNOB nasce lo scorso anno a Mercanteinfiera e continua qui ad Automotoretrò. Siamo particolarmente grati agli ospiti che hanno accettato l’invito a portare un contributo sul tema del marchio storico come patrimonio culturale».

Nel suo intervento introduttivo, Miriam De Nicolò ha evidenziato il valore di questi momenti di dialogo tra industria, design, artigianato e tutela giuridica dei brand: «Parliamo di tutela ma soprattutto delle nostre eccellenze italiane. Automotoretrò è il contesto ideale per raccontare storie di marchi che hanno costruito l’identità industriale del nostro Paese. L’affluenza che vediamo oggi dimostra quanto il pubblico sia interessato alla storia e ai valori che stanno dietro ai grandi brand italiani».


Tra i protagonisti dell’incontro Stefano Agazzi, di Stellantis Heritage – Alfa Romeo Classiche, che ha ripercorso oltre un secolo di storia del Biscione: «Il Museo Storico Alfa Romeo di Arese è uno dei primi luoghi in Italia – e tra i primi in Europa – dedicati alla conservazione del patrimonio automobilistico di un marchio. Da oltre cinquant’anni custodisce vetture, motori, trofei e documenti che raccontano più di un secolo di storia del Biscione. Qui conserviamo modelli straordinari che hanno segnato l’evoluzione dell’automobile e delle competizioni, dalle leggendarie vetture da corsa come la P2 campione del mondo fino a icone più recenti come la 8C Competizione. È un luogo che non racconta solo delle automobili, ma delle persone, dell’ingegno e della cultura industriale italiana che hanno costruito l’identità di Alfa Romeo.”


Accanto alla memoria storica, il talk ha approfondito anche il tema del design contemporaneo con Alessandro Maccolini, designer Alfa Romeo e responsabile del progetto Bottega Fuoriserie. «Il cosiddetto “virus Alfa Romeo” esiste davvero: chi entra in contatto con questo marchio ne rimane inevitabilmente contaminato. Dietro ogni automobile non c’è solo un oggetto, ma il lavoro di ingegneri, designer, artigiani e di tutte le persone che negli anni hanno costruito l’identità del brand. Personalmente sono molto legato alla 4C, perché è una vettura che ho disegnato in un momento particolare della storia dell’azienda, quello del trasferimento da Arese a Torino: un passaggio importante che ha segnato una nuova fase per Alfa Romeo».


Il dialogo si è poi allargato al mondo dell’artigianato d’eccellenza con Simone Schedoni, presidente della storica azienda di pelletteria emiliana. «La nostra storia inizia nel 1880 ed oggi Schedoni collabora con alcune delle più prestigiose case automobilistiche al mondo – da Ferrari a Lamborghini, da Pagani a Bugatti, fino a Rolls-Royce e Bentley – realizzando creazioni in pelle completamente su misura. Ogni oggetto nasce come un pezzo unico, quasi un’opera d’arte, pensata per interpretare i desideri dei clienti più esigenti e audaci: tra loro collezionisti, artisti e personalità internazionali, dai Pink Floyd al re Hussein di Giordania».


A completare il quadro, il contributo di Patrizio De Ferri, partner e responsabile marchi di Bologna alla Jacobacci & Partners, azienda leader di IP, che ha approfondito il tema della tutela giuridica dei marchi storici. «Il marchio registrato ha una funzione distintiva: permette al consumatore di riconoscere immediatamente l’origine imprenditoriale di un prodotto. Il marchio storico invece rappresenta qualcosa di più: è un riconoscimento che celebra almeno cinquant’anni di storia, tradizione e utilizzo continuo, diventando un vero simbolo del patrimonio del Made in Italy».


Il talk si è concluso con un forte messaggio condiviso: eventi come Automotoretrò rappresentano un luogo privilegiato per raccontare non solo le automobili, ma anche le storie, le persone e le competenze che hanno reso grande l’industria italiana nel mondo.

Un momento di confronto che ha registrato un’affluenza significativa di pubblico, confermando l’interesse crescente verso il patrimonio storico dell’automotive e verso quei marchi che, da oltre un secolo, continuano a tenere alto il nome dell’Italia a livello internazionale.




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SNOB per AUTOMOTORETRÒ – IL TALK CON 4 PROTAGONISTI DELL’HERITAGE AUTOMOTIVE

SNOB Magazine porta ad Automotoretrò quattro protagonisti dell’eccellenza italiana al talk di sabato 7 marzo ore 14.30 –IL MARCHIO STORICO COME PATRIMONIO CULTURALE

Sabato 7 marzo alle 14:30 il talk curato da Miriam De Nicolò con i custodi dell’heritage automotive: da Alfa Romeo a Ferrari, dalla tutela legale all’artigianalità centenaria


Sabato 7 marzo alle ore 14:30, Automotoretrò ospita un appuntamento dedicato al valore autentico dei marchi storici italiani. “Il marchio storico come patrimonio culturale” è il talk curato e moderato da Miriam De Nicolò, Fondatore e Direttore Responsabile di SNOB Magazine, che riunisce quattro voci autorevoli del panorama automotive italiano.

Sul palco di Fiere Parma si confronteranno un responsabile heritage, un designer con oltre vent’anni di carriera, un esperto di tutela legale internazionale e la quarta generazione di una tradizione artigianale secolare.

GUEST SPEAKER:

Stefano Agazzidi Stellantis Heritage Operations, Alfa Romeo Classiche. Dal 2006 si occupa della gestione del patrimonio storico Alfa Romeo, coinvolto nelle attività di “Alfa Romeo Automobilismo Storico” in cui le vetture del Biscione sono tra le protagoniste negli eventi internazionali. Attualmente inserito all’interno della struttura dell’heritage del gruppo Stellantis, continua a focalizzarsi su Alfa Romeo, contribuendo a divulgare la cultura del Marchio milanese.

Alessandro Maccolini, Designer Alfa Romeo e Responsabile del progetto “Bottega Fuori Serie”. Il suo contributo e la sua firma compaiono su alcune delle vetture più iconiche del Biscione: dalla 147 che ha segnato gli anni 2000 fino alla contemporanea 33 Stradale, passando per 8C Competizione, Giulietta, 4C, Giulia, Stelvio e Tonale. Maccolini ha dedicato quasi trent’anni a disegnare l’identità estetica di un marchio che attraversa generazioni mantenendo coerenza stilistica. Il suo lavoro parte sempre dallo studio approfondito dell’identità storica del marchio.

Patrizio De Ferri, Partner, Head of Trademarks Bologna Jacobacci, esperto IP. Avvocato specializzato in proprietà intellettuale, De Ferri è tra i massimi esperti italiani di tutela dei marchi storici. La sua competenza abbraccia l’anti-contraffazione, la gestione di portfolio internazionali per aziende del settore automotive, fashion, food e design. Ha sviluppato strategie di protezione del Made in Italy su scala globale, con particolare focus su Cina e mercati americani.

Simone Schedoni, Presidente di Schedoni e quarta generazione di una famiglia che dal 1880 lavora il cuoio a Modena. Dal 1977 l’azienda collabora con Ferrari producendo set di valigie su misura per ogni modello di vettura. Ogni pezzo viene realizzato interamente a mano, utilizzando le stesse pelli degli interni delle automobili. Oggi Schedoni fornisce Ferrari, Lamborghini, Rolls Royce, Bugatti, McLaren e Pagani. Dal 1983 al 2006 ha inoltre rivestito i sedili delle monoposto Ferrari di Formula 1, tra cui quelli guidati da Michael Schumacher e Sebastian Vettel.

I TEMI DEL TALK

Il confronto esplorerà quattro dimensioni complementari della tutela dei marchi storici: la conservazione archivistica e museale dell’heritage aziendale, il processo creativo che permette al design di evolversi mantenendo identità riconoscibile, gli strumenti legali di protezione della proprietà intellettuale contro la contraffazione, e il saper fare artigianale che si tramanda attraverso le generazioni e che hanno portato l’eccellenza del Made in Italy per il mondo.

Miriam De Nicolò guiderà la conversazione verso le sfide concrete che questi professionisti affrontano quotidianamente: come si gestisce un archivio storico di oltre cento anni? Quali sono i riferimenti progettuali che guidano il design di una nuova automobile? Come si difende legalmente un marchio storico nei mercati globali? Come si mantiene viva una tradizione artigianale nell’era della produzione industriale?

AUTOMOTORETRÒ: CONTESTO E OPPORTUNITÀ

Automotoretrò rappresenta dal 1983 il salone di riferimento europeo per il motorismo storico.
Da oltre 40 anni rappresenta la prima stagionale italiana delle grandi fiere di settore dove trovare una selezione dei migliori gioielli del passato a quattro ruote.
Dopo il talk, il pubblico potrà visitare i padiglioni dove sono esposte automobili leggendarie, ricambi originali, automobilia e le proposte dei principali dealer europei di vetture storiche.

La scelta di Automotoretrò come sede del talk risponde a una precisa logica culturale: i marchi storici vivono attraverso le automobili che hanno prodotto, conservate e tramandate da collezionisti e appassionati. Fiere Parma diventa così il luogo dove la riflessione teorica incontra l’esperienza diretta.

INFORMAZIONI PRATICHE

Evento: Il marchio storico come patrimonio culturale
Data: Sabato 7 marzo 2026, ore 14:30
Luogo: Automotoretrò – Fiere Parma, Viale delle Esposizioni 393A, 43126 Parma (PR)
Ingresso: Con biglietto Fiera
Organizzazione: SNOB Magazine in collaborazione con Automotoretrò


SNOB MAGAZINE – Fondata e diretta da Miriam De Nicolò, SNOB Magazine è una pubblicazione internazionale printed e digital di lifestyle dedicata all’eccellenza. Con distribuzione esclusiva in bookstores selezionati, rivenditori diretti Hoepli, Mondadori, Feltrinelli, aeroporti, eliporti e hotel 5 e 7 stelle (Milano), SNOB sviluppa progetti culturali e istituzionali per la valorizzazione del Made in Italy autentico.

(foto cover concessa da Fiere Parma ufficio stampa – Ph Max Ronchetto)

La colonna sonora del Novecento italiano, a Mercanteinfiera la mostra fotografica che racconta il Festival di Sanremo

La colonna sonora del Novecento italiano, a Mercanteinfiera la mostra fotografica che racconta il Festival di Sanremo

Dai calamai come memoria della scrittura agli accessori della vittoria sportiva, dalla musica di Sanremo alla cultura pop televisiva di “Happy Days“, Mercanteinfiera Primavera 2026 (Fiere di Parma 7-15 marzo) costruisce un viaggio pop nel secolo breve attraverso oggetti, immagini e immaginari condivisi.

Ilaria Dazzi, Brand Manager: “Con Mercanteinfiera Primavera abbiamo voluto costruire un racconto del Novecento attraverso gli oggetti e il suo immaginario“.

C’è un momento, nella memoria collettiva, in cui una canzone ascoltata alla radio, un oggetto appoggiato su una scrivania, una vittoria sportiva celebrata in bianco e nero diventano molto più di ciò che sono stati. Diventano coordinate emotive, frammenti di un tempo condiviso. Sanremo, prima ancora di essere un festival, è questo: una sequenza di serate, di voci e di rituali domestici che hanno accompagnato generazioni intere, mescolandosi alla vita quotidiana, agli interni delle case, agli oggetti che le abitavano. È dentro questa trama di memorie, segni e immaginari che Mercanteinfiera Primavera 2026 costruisce il suo racconto: un atlante sentimentale del Novecento fatto di cose viste, toccate, vissute. Dal 7 al 15 marzo, a Fiere di Parma, l’antiquariato, il modernariato e il design d’autore diventano strumenti per rileggere il secolo breve come una sedimentazione di passioni e desideri che ancora oggi continuano a parlarci.

Cuore culturale dell’edizione Primavera 2026 è il programma delle mostre collaterali, che si configurano come un racconto plurale che attraversa la storia della televisione e dell’intrattenimento, il rapporto tra sport e simboli della vittoria, la scrittura come gesto materiale, la musica come memoria collettiva, fino all’immaginario meccanico legato al mondo dei motori.

SANREMO: LA COLONNA SONORA DI UN PAESE

A dare forma a questa dimensione della musica come memoria collettiva è “Sanremo 76: la colonna sonora di un Paese”, una mostra curata da Ilaria Dazzi e Simona Palo, che restituisce il Festival non come semplice evento musicale, ma come dispositivo culturale capace di attraversare generazioni, linguaggi e sensibilità diverse. Attraverso fotografie iconiche e materiali d’archivio provenienti dall’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo e dell’Archivio Storico SIAE, Sanremo emerge come uno spazio in cui la canzone ha saputo farsi racconto condiviso, specchio dei cambiamenti sociali, delle trasformazioni del costume, delle emozioni collettive di un Paese che si riconosce, anno dopo anno, in una stessa ritualità.

Accanto alle fotografie, gli spartiti originali di brani che hanno segnato epoche e sensibilità diverse — da “Grazie dei fior” a “Non ho l’età”, da “Uomini Soli” a “Luce e Sincerità” — tracciano una mappa sonora che attraversa oltre settant’anni di storia. Ogni spartito non è solo una partitura musicale, ma una traccia materiale di un immaginario: racconta un tempo, un linguaggio, una tensione emotiva condivisa.

 LE ALTRE MOSTRE

Tra le esposizioni in programma, “Gli accessori della vittoria: premi, ornamenti e sport”, a cura di Mara Cappelletti, indaga il valore simbolico degli oggetti legati alla competizione sportiva. “Dentro Happy Days”, realizzata in collaborazione con Giuseppe Ganelli ed Emilio Targia, invita a entrare idealmente sul set della serie attraverso la più grande collezione di memorabilia del mondo: dai copioni di scena alla tuta da meccanico di Fonzie, dall’orologio dedicato al personaggio alle action figure dei protagonisti, un insieme di oggetti di culto che riaccende la memoria delle 255 puntate e mostra come la serie abbia attraversato generazioni diventando uno dei grandi miti pop del Novecento.

“A punta d’inchiostro: il calamaio nella collezione Mariani”, in collaborazione con Mario e Marco Mariani, riporta l’attenzione sulla scrittura come pratica quotidiana attraverso oltre settanta calamai selezionati da una collezione privata di oltre mille pezzi che attraversa secoli di storia della scrittura. 

La nuova edizione accoglie inoltre la presentazione del volume “Lucio c’è” di Marcello Balestra (Mondadori Electa), curata e moderata da Miriam De Nicolò, Fondatore e Direttore Responsabile di SNOB Magazine. Un incontro che restituisce Lucio Dalla attraverso la voce di chi lo ha vissuto in prima persona.

Confermato anche nell’edizione Primavera il programma dei talk, in via di definizione, che si arricchisce della collaborazione con il Festival Internazionale GU.PHO (https://gupho.art/), che racconterà la fotografia anonima all’interno dell’Area Talk.

Con Mercanteinfiera Primavera – afferma la Brand manager Ilaria Dazzi – abbiamo voluto costruire un racconto del Novecento attraverso gli oggetti e il suo immaginario. Le mostre collaterali non sono semplici approfondimenti tematici, ma capitoli di una narrazione più ampia che attraversa televisione, sport, musica, scrittura e design. Oggetti diversi, epoche diverse che, insieme, diventano chiavi di lettura di una memoria ritrovata e condivisa“.

Con circa 1.000 presenze espositive, migliaia di oggetti unici e un pubblico internazionale di collezionisti, appassionati e professionisti, Mercanteinfiera — appuntamento internazionale del collezionismo dall’antiquariato al modernariato al design d’autore — non è solo un salone, ma un archivio vivo. Dove il Novecento non si studia. Lo si ritrova.


INFORMAZIONI GENERALI

Mercanteinfiera Primavera 2026 | 7 – 15 marzo
Giornate per operatori 5-6 Marzo 2026
Fiere di Parma, Viale delle Esposizioni 393a
Orari per il pubblico dalle 10:00 alle 19:00

Prezzi giornalieri per persona

  • Online €12 + d.p.
  • In cassa €16
  • Ragazzi fino a 12 anni gratuito (accompagnati da un adulto pagante)
  • Disabile e accompagnatore gratuito* (*Gratuito mostrando in cassa la Carta Europea della Disabilità) 

“Cerchi di pace”, il totem olimpico del ’56 di Albini, Helg e Steiner, con un messaggio universale alla Fabbrica del Vapore

LA FABBRICA DEL VAPORE CO-PRODUCE E OSPITA “CERCHI DI PACE “, IL TOTEM OLIMPICO DEL ’56 DI ALBINI, HELG E STEINER, CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI MILANO.

Occorre usare la matita come una spada”, diceva l’architetto Franco Albini, Maestro del Razionalismo Italiano.
Raccogliendo questo pensiero prende vita Cerchi di Pace, un manifesto interdisciplinare che intreccia design, artigianato e arte contemporanea in un’opera interattiva e partecipativa, pensata per entrare in dialogo con i luoghi e con le persone che la attraversano.

Un’installazione itinerante, nata da un disegno originale di Franco Albini, Franca Helg e Albe Steiner, che oggi rinasce come manifesto contemporaneo di pace nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.

In un’epoca segnata da conflitti e fratture globali, l’arte torna a farsi linguaggio attivo di dialogo e costruzione. Da questa urgenza nasce Cerchi di Pace, il progetto ideato e promosso dalla Fondazione Franco Albini e dallo Studio Albini Associati, con il Patrocinio del Comune di Milano, che riporta in vita – dopo settant’anni – l’installazione ideata da Franco Albini insieme a Franca Helg e Albe Steiner per le Olimpiadi Invernali di Cortina 1956, realizzata oggi dall’azienda Barone Italia e arricchita dall’intervento dell’artista italo-americano Marco Gallotta.
Il progetto nasce in accostamento alla mostra “Milano Cortina Andata e Ritorno: 1956– 2026”, allestita presso la nuova sede della Fondazione Franco Albini in via Saffi 27 a Milano e dedicata all’allestimento urbano progettato da Albini, Helg e Steiner per le Olimpiadi di Cortina del ’56 (dal 12 febbraio-30giugno 2026).

In piena continuità con il percorso espositivo, Cerchi di Pace si inserisce in un dialogo vivo tra memoria storica e visione contemporanea, portando in vita quello che era un modellino di archivio, realizzato oggi in scala reale (5 metri di altezza), per proiettarne il significato nel presente.



Giovedì 12 marzo 2026 | ore 18.30 Sala Messina – Fabbrica del Vapore
Cerimonia simbolica e partecipata di inaugurazione di Cerchi di Pace.
Per inaugurare quest’opera unica, i cittadini saranno invitati a prendere parte a un gesto attivo, collettivo e poetico rivolto alla costruzione di pace attraverso la tolleranza e l’inclusione.

Un momento corale di condivisione e speranza per richiamare i valori universali del messaggio Olimpico.
La cerimonia sarà organizzata in collaborazione con il Comune di Milano alla presenza di Testimonial di eccellenza.

Un progetto storico con una vocazione globale e contemporanea
Cerchi di Pace, è una versione fedele ma contemporanea del progetto originario, a cui si aggiunge il contributo artistico di Marco Gallotta, artista italiano di fama internazionale, da oltre vent’anni attivo a New York, che interviene sull’opera con un gesto rispettoso e poetico, ispirato alla fiamma olimpica. La realizzazione è affidata a Barone Italia, azienda artigiana specializzata nella lavorazione del metallo, garantendo precisione e fedeltà alle proporzioni originali. La Fondazione Franco Albini e lo Studio Albini Associati ne custodiscono il significato culturale e ne rilanciano la forza simbolica per le nuove
generazioni.



La prima tappa: Milano
Cerchi di Pace sarà esposta per tre mesi alla Fabbrica del Vapore, in uno dei periodi di massima visibilità internazionale per la città: le Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, Miart e il Salone del Mobile. Durante il periodo di esposizione saranno organizzate diverse iniziative:

  • un’installazione interattiva permanente, che raccoglierà i messaggi di pace dei visitatori, destinati a
    diventare parte di una campagna di comunicazione internazionale.
  • Un percorso formativo dedicato agli studenti della Scuola di Design del Politecnico di Milano che, guidati da Ico Migliore dello Studio Migliore+Servetto, realizzeranno 50 modellini del Totem Olimpico di Albini interpretandolo con materiali differenti. Le opere degli studenti entreranno a far parte della mostra Milano Cortina Andata e Ritorno; 1956-2026, ospitata nella sede nuova della Fondazione Franco Albini, in Via Saffi 27.
  • Un talk pubblico sul tema “Il Design per la costruzione della Pace” da realizzarsi alla Fabbrica del Vapore.


Un viaggio culturale internazionale
Conclusa la tappa milanese, l’opera intraprenderà un Tour internazionale che toccherà città simboliche del design, dell’arte, della diplomazia e dello sport, tra cui New York, Parigi, Londra, Tokyo, Sydney, Rio de Janeiro e Ginevra, sede delle Nazioni Unite. Ogni tappa sarà accompagnata da incontri, conferenze e workshop sul tema “Le arti come linguaggio di pace”, coinvolgendo istituzioni culturali, università e scuole di design.

Arte per la Pace, rispetto per la terra:
Il messaggio dell’opera nelle parole di Paola Albini, Marco Gallotta e Francesco Barone:

Paola Albini, Fondazione Franco Albini
Cerchi di Pace nasce da un richiamo profondo al significato originario delle Olimpiadi, concepite come tempo sospeso di tregua e fratellanza tra i popoli. Durante i Giochi, le guerre si interrompevano, le armi tacevano, e le differenze lasciavano spazio all’incontro, al rispetto e alla competizione leale. Riattivare oggi un’opera progettata per le Olimpiadi di Cortina 1956 non è un gesto nostalgico, ma una presa di posizione culturale e civile: vogliamo dimostrare che arte, design e bellezza possono essere strumenti concreti di dialogo e coesione, capaci di costruire immaginari condivisi e ricordarci ciò che unisce prima di ciò che divide.

Marco Gallotta, artista
I cerchi – simbolo universale di unità, continuità e relazione – diventano per me un manifesto visivo di pace. Sono un invito a fermarsi, ascoltare e riconoscersi parte di una stessa comunità umana. In questo progetto, la mia interpretazione vuole rispettare il rigore e la poetica dell’originale, amplificando il messaggio di unione e dialogo che oggi è più necessario che mai.

Francesco Barone, Barone Italia
La visione di Cerchi di Pace va oltre la dimensione culturale: l’opera porta con sé anche un messaggio di sostenibilità. Attraverso la scelta dei materiali, la cura nelle tecniche artigianali e l’attenzione all’impatto ambientale, vogliamo ricordare che pace e cura del pianeta sono due responsabilità complementari. È un messaggio semplice e radicale allo stesso tempo: la pace e la sostenibilità sono scelte quotidiane, anche culturali.

Training Day: nasce a Roma l’appuntamento che ispira e connette la nuova community del bartending

Training Day: nasce a Roma l’appuntamento che ispira e connette la nuova community del bartending

REM e Led Dragon lanciano Training Day, un appuntamento mensile pensato per costruire e rafforzare la community del bartending italiano attraverso momenti autentici di dialogo con alcuni dei protagonisti più influenti del settore. Non un evento vetrina. Ma uno spazio reale di incontro, scambio e crescita collettiva.

Elemento distintivo dell’iniziativa è la sua totale gratuità: Training Day nasce dalla volontà di restituire valore alla community, offrendo a bartender, giovani professionisti e appassionati un’occasione concreta per avvicinarsi a chi ha trasformato la miscelazione in una scelta di vita e in un percorso professionale di successo.

A differenza delle tradizionali masterclass — spesso frontali in cui si forma una netta separazione fra lo speaker e il pubblico — Training Day propone un format immersivo e partecipativo. Gli ospiti hanno la possibilità di entrare davvero in relazione con il guest: non solo tecniche e preparazioni, ma visione, errori, intuizioni, sacrifici e momenti decisivi che definiscono una carriera. Un percorso umano in cui motivare, umanizzare e ispirare.

L’appuntamento si sviluppa in due momenti complementari.
Il primo è un incontro aperto e interattivo, in cui gli speaker si mettono a nudo e raccontano curiosità ed esperienze personali, in cui il knowledge sharing diventa esperienza concreta: i drink vengono preparati dal vivo, osservati da vicino, analizzati e raccontati senza filtri.

Il secondo prende forma dietro al bancone, con il guest shift serale, durante il quale tutto ciò che è stato condiviso si trasforma in esperienza diretta per il pubblico, creando un filo continuo tra apprendimento, ispirazione e convivialità.

Il progetto ha preso il via con l’inizio del 2026 con Gianni Zottola, riferimento internazionale della cultura tiki, inaugurando un format che punta a diventare un punto di riferimento per la scena italiana.

Il prossimo appuntamento vedrà protagonista Anthony Murcia di Piano35 a Torino, cocktail bar presente nella selezione 50 Best Discovery, confermando la volontà di portare a Roma voci autorevoli capaci di generare confronto e contaminazione.

Con Training Day, ogni mese REM e Led Dragon ribadiscono la propria visione: i bar non sono solo luoghi di consumo, ma piattaforme culturali dove far crescere relazioni, competenze e nuove generazioni di professionisti. 

Perché una community solida non nasce dalla competizione, ma dalla condivisione.

L’evento è gratuito con registrazione consigliata. Per informazioni e richieste:

@led.dragon
@castel_g
@rem.trastevere

mail: ledragontrastevere@gmail.com

Bugatti Eyewear presenta la Collection Four

BUGATTI EYEWEAR PRESENTA LA COLLECTION FOUR

A Milano, città dove il design viene tanto creato quanto vissuto in ogni aspetto della vita, Bugatti Eyewear ha presentato la Collection Four – l’ultima espressione della sua filosofia di design in evoluzione – durante un’anteprima esclusiva su appuntamento, ambientata nel contesto del Milan Eyewear Show. La presentazione privata ha segnato un momento fiducioso dove ingegneria di precisione ed estetica raffinata convergono nell’inconfondibilmente elegante stile Bugatti.

La presentazione si è svolta all’interno del Bugatti Home Atelier by Luxury Living Group – un ambiente intimo e accuratamente curato dedicato al più ampio universo lifestyle del marchio. Segnato da un cocktail esclusivo a clienti selezionati che hanno avuto la possibilità di visionare la collezione, la vetrina milanese ha proposto un incontro immersivo con la quarta collezione di occhiali – che si fonda in modo armonioso sulla rinnovata direzione di design rivelata per la prima volta al SILMO Paris lo scorso settembre.

Con la Collection Four, Bugatti Eyewear apre un nuovo capitolo del suo percorso di design. La collezione introduce un linguaggio visivo misurato, definito da equilibrio architettonico, proporzioni ponderate e un’enfasi sulla purezza dei materiali. Espressioni sottili del logo, trattamenti di superficie precisi e dettagli in smalto dipinto a mano sull’iconico macaron Bugatti sono i frutti di un approccio artigianale che riecheggia la stessa meticolosa maestria intessuta in ogni veicolo Bugatti.

Al centro della collezione risiede una costruzione in titanio di nuova concezione, progettata per armonizzare performance tecnica ed eleganza discreta. Ogni montatura è stata accuratamente ingegnerizzata per offrire forma e funzione, incorporando un ponte inferiore, una curvatura della montatura più ridotta e naselli intercambiabili in silicone e titanio per una maggiore adattabilità. Le aste ultra-sottili e flessibili in titanio completano la struttura, dando vita a occhiali dal peso straordinariamente leggero pur offrendo resistenza, durabilità e comfort personalizzato su una vasta gamma di forme del viso.

La Collection Four amplia il vocabolario di design di Bugatti Eyewear attraverso sette nuovi concept di montature; ciascuno guidato da una filosofia di atemporalità e lusso discreto, riuniti in una sinfonia di dettagli raffinati, precisione tattile e un senso di portabilità senza sforzo.

Tre nuovi design di occhiali da sole articolano la visione unica della Collection Four attraverso forme contemporanee e sicure, plasmate da precisione ed equilibrio. Il Modello 111 presenta un’interpretazione audace ma elegante del classico aviatore, realizzato interamente in titanio per raggiungere un senso di purezza architettonica combinato con una leggerezza straordinaria. A completamento di questo pezzo d’eccezione, i Modelli 101 e 102 introducono silhouette navigator contemporanee che combinano frontali in acetato e titanio, creando un raffinato gioco di materiali che aggiunge profondità, contrasto e una sensibilità distintamente moderna radicata in proporzioni senza tempo.

Wiebke Ståhl, Managing Director di Bugatti International S.A., ha dichiarato: “Con la Collection Four, continuiamo a plasmare un’identità senza pari per Bugatti Eyewear; una definita da precisione, longevità e forza discreta. Attraverso la nostra partnership con OBI, siamo in grado di tradurre questi valori in prodotti che risuonano con un pubblico globale, rimanendo fedeli al DNA del nostro marchio.”

Un’ulteriore serie di pezzi recentemente aggiornati prosegue questo dialogo tra innovazione e raffinatezza. Il Modello 50 esplora un sofisticato equilibrio tra struttura e calore attraverso il suo frontale in combinazione di titanio e acetato, mentre il Modello 56 distilla la filosofia di design della collezione nella sua forma più pura – una montatura tonda ultra-leggera, interamente in titanio, che mette in mostra precisione del materiale, maestria tecnica ed eleganza discreta. A completare la gamma, i Modelli 60 e 61 reinterpretano montature ottiche in acetato ultra-sottile con aste in titanio di nuova concezione e naselli regolabili in titanio – migliorando comfort, adattabilità e finezza architettonica.

Presentata all’interno del Bugatti Home Atelier, l’anteprima milanese ha sottolineato lo stretto rapporto del marchio con design, artigianalità e lifestyle – posizionando la Collection Four come un’estensione naturale dell’universo Bugatti, dove eccellenza ingegneristica e lusso contemporaneo esistono in perfetto equilibrio.

La Collection Four di Bugatti Eyewear sarà disponibile su Bugatti.store, rivenditori autorizzati selezionati e concessionarie a partire dalla primavera del 2026. Per maggiori informazioni o richieste speciali, visitare: bugattieyewear.com.