SNOB x Clivati 1969 – la settimana della moda milanese si chiude all’insegna dell’eccellenza
Si è chiusa con viva partecipazione la settimana di SNOB x Clivati 1969, l’aperitivo esclusivo che ha animato Pasticceria Clivati per tutta la durata della Milano Fashion Week.
Ad aprire le celebrazioni, domenica 20 settembre, una serata che ha riunito gli ospiti in un susseguirsi di brindisi, incontri e conversazioni negli eleganti spazi di Viale Coni Zugna. Durante la serata, i presenti hanno potuto scoprire la drink list firmata Silvio Carta – storica cantina e distilleria sarda nata negli anni ’50 sulla costa occidentale della Sardegna – che ha ideato per l’occasione anche un cocktail SNOB – firmati Clivati 1969 i biscotti SNOB realizzati su misura, e una selezione di finger food creata ad hoc.
Per tutta la durata della fashion week, le vetrine di Clivati sono rimaste allestite delle due cover dell’ultimo numero di SNOB Magazine, e dei bellissimi kimono firmati Raptus & Rose, trasformando lo storico affaccio su Viale Coni Zugna in un piccolo palcoscenico editoriale per chi passeggiava tra un appuntamento e l’altro della settimana della moda.
Un’occasione anche per raccontare al pubblico internazionale della fashion week un lato meno noto di Clivati 1969: la pasticceria infatti non propone solo la prima colazione, da sempre nel cuore dei milanesi, ma anche lunch e aperitivo, con la qualità artigianale che da oltre cinquant’anni contraddistingue la casa. Non a caso, Clivati è universalmente riconosciuta per avere la migliore Sacher, il miglior tiramisù e i migliori maritozzi della città, oltre ai classici panettoni delle festività.
Un progetto che conferma ancora una volta la doppia natura di SNOB: non solo magazine, ma boutique agency capace di curare e raccontare, con lo stesso gusto e la stessa attenzione al dettaglio, sia i contenuti editoriali che le esperienze fisiche che animano la città.
📍 Pasticceria Clivati, Viale Coni Zugna 57, Milano
Traffic Gallery è felice di ospitare nei propri spazi Cholulo, mostra personale del fotografo Mattia Zoppellaro, che per la sesta volta a partire dal 2009 sarà esposto negli spazi di Traffic. In mostra ritratti di Damon Albarn, Alessandro Borghi, Cesare Cremonini, Willem Dafoe, Franz Ferdinand, Francesco Guccini, Mahmood, Marracash, Lou Reed, Patti Smith, Elisa Toffoli.
Cholulo è un termine colloquiale tipico dell’argentinismo (usato anche in Uruguay) che indica una persona ossessionata o eccessivamente attratta dal mondo dello spettacolo, delle celebrità e del gossip. Il Cholulismo quindi indica l’atteggiamento o la mania collettiva di venerare i famosi. Come se si trattasse di una nuova religione, o semplicemente di una versione contemporanea di tutte le antiche religioni che da sempre hanno innalzato Divinità e Idoli come icone da venerare e idolatrare.
Qui le icone avvengono con il medium fotografico e questo linguaggio ne decreta la potenza: il ritratto dei personaggi della galassia musicale, infatti, ha la capacità di instaurare immediatamente un regime di visibilità universale a cui tutti possono accedere, sostenendo automaticamente il passaggio da persona ad idolo, da cantante a star.
Alessandro Borghi
Nove cantanti provenienti da differenti ambiti e due attori, Willem Dafoe e Alessandro Borghi, che nella sua giovane ma già affermata carriera ha interpretato un famoso cantante prematuramente scomparso della tradizione canora italiana, Luigi Tenco. Dieci ritratti esclusivamente in bianco e nero, dove torna uno degli scatti più famosi del fotografo rodigino, quello del 2010 a New York dove Patti Smith tiene in mano un cartello da lei scritto in maniera estemporanea. Uno scatto iconico e concettualmente ambiguo che verrà prestato per l’occasione dai Collezionisti Simona Leidi e Oliviero Falconi.
E nel rapporto che si crea tra fotografo e soggetto si possono notare due differenti modalità. C’è chi preferisce abbandonarsi chiudendo gli occhi o fuggendo con lo sguardo, e chi invece guarda dritto nella camera quasi nel tentativo di indagare la natura delle intenzioni di chi vuole immortalare e bloccare per sempre un unico istante.
E ripercorrendo le parole della Semiologa Claudia Attimonelli scritte nel 2016: “Alle volte si tratta di una posa durante la performance, … della piega delle labbra nel canto, altre volte siamo dinanzi a delle rappresentazioni di tre quarti, come dipinti classici, la cui potenza è dovuta alla fotografia che accende il desiderio del pubblico di possedere, con un’immagine, eroticamente il proprio idolo così come costei o costui gode nell’essere a sua volta posseduto. Il soggetto così guardato dai nostri occhi ammirati diventa un oggetto da guardare. … Nell’atto della reificazione, quando cioè l’immagine diventa un feticcio, la riguardiamo nella speranza di cogliervi per un istante la vicinanza e instaurare un grado di familiarità. E così come il mito di Narciso accompagna il culto dell’immagine, mentre ci sembra di eternarci negli occhi dell’altro ritratto, al contempo ci perdiamo nei volti dei grandi che non ci sono più, resi eterni da uno scatto fotografico … Le effigi di Zoppellaro celebrano il bello, l’arte e la musica, e così facendo, ci appassionano alle vette e alla caduta, al consumo che investe la carne e al corpo vibrante del rock ‘n roll.”
NEUMA RADIO ARRIVA A ROMA – UN NUOVO MEDIUM PER SENTIRE
Giovedì 24 settembre 2026, dalle ore 9.30 alle 17.30, NEUMA Radio sarà al Centro Studi Storici dei PP. Barnabiti, Sala Erba, nell’ambito di Rome Future Week 2026. Sarà la prima presenza pubblica di NEUMA, progetto nato per restituire profondità all’ascolto e alla comunicazione.
NEUMA è la radio che ti vede. Lavora nel TRA: lo spazio tra chi parla e chi ascolta, tra l’informazione e il senso, tra la razionalità del dato e ciò che una voce riesce a far vivere anche emotivamente.
Il progetto si sviluppa attraverso le Colonne: Corpo e Mente, Connessioni e Ripartenza. Aree che affrontano il benessere, le relazioni e i momenti di crisi con il contributo di esperti, autori, redazione e tecnici, insieme a una ricerca musicale costruita per cadenzare il tempo e lo stato di chi ascolta. La giornata sarà la prima occasione per entrare in NEUMA e conoscerne da vicino l’identità, le voci e il modo di produrre senso.
Sarà anche uno spazio di confronto con persone, imprese e realtà culturali e sociali interessate a sostenere lo sviluppo di una radio libera dalla pubblicità e fondata sulla qualità dei contenuti.
I fondatori Carmina Gallucci e Michelangelo Tagliaferri presenteranno il progetto e la sua visione, insieme a Paola Ghedini, Maria Covotta e Alessio Briguglio. «Non andiamo a Roma per raccontare NEUMA. Facciamo accadere NEUMA a Roma.»
Combattere il rilassamento cutaneo: ecco alcuni consigli beauty
Il rilassamento cutaneo è uno dei cambiamenti che più spesso si associano al passare del tempo, ma raccontarlo solo come una questione di età sarebbe riduttivo. La pelle può apparire meno tonica anche per motivi diversi: disidratazione, perdita di elasticità visibile, esposizione solare non protetta, periodi di stress, variazioni di peso, sonno irregolare e routine skincare poco costante. Il risultato è un viso che sembra meno definito, con contorni più morbidi e una sensazione generale di minore compattezza.
In una routine cosmetica pensata per accompagnare questi cambiamenti, una linea come Revitalift di L’Oréal Paris può diventare un riferimento quando si desidera lavorare sull’aspetto della pelle matura o che inizia a mostrare segni visibili del tempo. L’obiettivo non è promettere trasformazioni irrealistiche, ma costruire una routine coerente, piacevole e sostenibile, capace di aiutare la pelle ad apparire più levigata e luminosa.
Quando può comparire il rilassamento cutaneo
Non esiste un momento uguale per tutti. Alcune persone iniziano a notare una minore compattezza già dopo i 30 anni, altre molto più avanti. A cambiare è soprattutto la pelle: il viso può sembrare meno elastico, i contorni meno netti, le guance meno piene e alcune rughe possono risultare più evidenti. Questo accade perché, con il tempo, la pelle tende naturalmente a modificare il proprio aspetto e può apparire più sottile, più secca o meno uniforme.
Anche lo stile di vita incide sulla percezione del rilassamento. Una pelle poco idratata appare spesso più segnata; l’esposizione quotidiana ai raggi UV senza protezione può contribuire a rendere più visibili i segni dell’invecchiamento cutaneo; una routine discontinua può rendere più difficile mantenere un aspetto fresco e confortevole. Per questo il primo consiglio beauty è osservare la pelle con regolarità, senza aspettare che il cambiamento diventi molto evidente.
Una routine costante fa la differenza
Quando si parla di tonicità visibile, la skincare deve essere semplice ma ben costruita. La detersione è il primo passaggio: una pelle fresca riceve meglio i trattamenti successivi e mantiene una sensazione di comfort più stabile. Dopo la detersione, un siero o una crema con attivi cosmetici mirati può aiutare a migliorare l’aspetto della pelle, lavorando su idratazione, levigatezza e luminosità.
La mattina, la protezione solare è un passaggio fondamentale, anche quando il cielo è coperto o si trascorre molto tempo in città. La fotoprotezione non è solo un gesto estivo: è una scelta quotidiana che aiuta a proteggere la pelle dai raggi UV, tra i fattori che possono contribuire alla comparsa dei segni visibili del tempo. La sera, invece, si può puntare su trattamenti più ricchi o mirati, lasciando alla pelle una sensazione di maggiore comfort durante la notte.
Texture, massaggio e abitudini quotidiane
Un prodotto anti-età funziona meglio quando viene usato con costanza, e la costanza dipende anche dalla texture. Una crema troppo ricca per una pelle mista rischia di essere abbandonata; un siero troppo leggero per una pelle secca potrebbe non offrire abbastanza comfort. Scegliere formule piacevoli è quindi parte integrante della strategia beauty.
Anche l’applicazione conta. Massaggiare la crema con movimenti delicati dal centro del viso verso l’esterno e dal basso verso l’alto può rendere il momento della skincare più piacevole e favorire una maggiore attenzione alle zone che tendono a perdere definizione, come mandibola, guance e collo. Non serve esercitare pressione: la pelle va trattata con delicatezza, soprattutto quando è più sottile o sensibile.
Il rilassamento si affronta con una visione completa
La cosmetica può aiutare la pelle ad apparire più compatta, levigata e luminosa, ma il risultato visibile nasce da una combinazione di gesti. Dormire a sufficienza, bere acqua, seguire un’alimentazione equilibrata, evitare esposizioni solari intense senza protezione e mantenere una routine regolare sono attenzioni che contribuiscono al benessere generale della pelle.
Contrastare il rilassamento cutaneo, quindi, non significa inseguire una pelle immobile o priva di espressione. Significa prendersi cura dell’aspetto del viso in modo intelligente, scegliendo trattamenti coerenti e imparando ad adattare la routine nel tempo. Una pelle matura può essere luminosa e morbida quando viene accompagnata con gesti costanti, texture adatte.
Alpine accende la settimana di Monza tra Formula 1 e passione condivisa
In occasione del Gran Premio d’Italia di Formula 1, Alpine apre una settimana speciale dedicata alla propria visione della performance, dell’innovazione e della passione automobilistica, attraverso due appuntamenti che mettono in connessione il mondo delle competizioni e quello delle vetture sportive stradali.
Nella serata del 3 settembre si è svolta una presentazione in anteprima dei nuovi spazi dell’Atelier Alpine Milano, che si amplierà nei prossimi mesi per offrire un ambiente ancora più accogliente, conviviale e immersivo per appassionati, clienti e membri della community Alpine.
Entro la fine dell’anno gli ambienti dell’Atelier Alpine si arricchiranno di una nuova area ristorazione in partnership con Cantun Bakery & Bistrot, realtà milanese che offre un’esperienza sensoriale e conviviale frutto della passione per l’ospitalità e dell’artigianalità che contraddistingue la loro proposta di food and beverage.
Un’evoluzione che conferma il ruolo dell’Atelier come luogo di incontro e condivisione, un punto di riferimento capace di esprimere pienamente i valori del brand e la sua presenza nel cuore di Milano.
L’ampliamento degli spazi nasce con l’obiettivo di rafforzare l’esperienza offerta dall’Atelier, trasformandolo sempre più in una casa per gli appassionati di motorsport e dei modelli della gamma 100% elettrica di Alpine oltre che un punto di riferimento per chi desidera vivere il brand oltre il solo prodotto.
Il programma della settimana si arricchisce con la possibilità di vivere in prima persona la passione dell’auto grazie aila gamma Alpine disponibile per i test drive, alla possibilità di provare uno speciale simulatore di guida professionale e al live viewing di qualifiche e GP di Monza per tutti gli appassionati di F1.
Un incontro esclusivo dedicato alla Formula 1
Durante la serata si è svolto anche un incontro esclusivo, dal titolo “Born to Race, Built to Dream”, per raccontare il legame profondo che unisce la Formula 1, l’innovazione tecnologica e le vetture stradali ad alte prestazioni che compongono la gamma Alpine.
Protagonisti dell’incontro sono stati Flavio Briatore, Team Principal del BWT Alpine F1 Team, e i due piloti ufficiali del team, Pierre Gasly e Franco Colapinto.
Durante il confronto sono stati affrontati i temi chiave della stagione di Formula 1, l’evoluzione del team, le prospettive future di Alpine nel motorsport e il contributo dei piloti nello sviluppo delle prestazioni in pista.
È stato dedicato ampio spazio anche al dialogo tra pista e strada, elemento centrale dell’identità Alpine. Attraverso le esperienze dirette di Pierre Gasly e Franco Colapinto, il pubblico ha potuto scoprire come tecnologie, sensazioni di guida e know-how maturati nel motorsport trovino applicazione nelle vetture della gamma Alpine, dalla A290 alla nuova A390.
Dalla gara di Monza ai modelli della gamma Alpine
Il weekend di Monza rappresenta una delle tappe più significative della stagione di Formula 1 e costituisce il contesto ideale per raccontare la filosofia Alpine: una continua contaminazione tra competizione e prodotto che alimenta innovazione, performance ed emozione di guida.
Con l’apertura dei nuovi spazi dell’Atelier Alpine Milano e con la presenza del BWT Alpine F1 Team nel weekend di Monza, Alpine conferma la propria ambizione di costruire un ecosistema nel quale passione sportiva, tecnologia e cultura dell’automobile possano incontrarsi e svilupparsi insieme.
SNOB x Clivati 1969 — aperitivo pre-opening Milano Fashion Week
Domenica 20 settembre, SNOB firma un aperitivo esclusivo negli spazi di Clivati 1969, storica pasticceria milanese. In occasione della settimana della moda milanese, una serata che unisce musica, moda, food e drink in un’atmosfera elegante e conviviale.
Finger food pensati per l’occasione e una drink list firmata Silvio Carta, storica cantina e distilleria sarda nata negli anni ’50 sulla costa occidentale della Sardegna, dove terra, natura e sapere si trasformano in tecnica.
Le vetrine Clivati, allestite per l’occasione, ospiteranno l’ultimo numero cartaceo di SNOB magazine, il progetto editoriale che racconta le eccellenze, distribuito nei migliori bookstores selezionati di Europa, Usa, Asia, aeroporti e hotel 5 stelle; mentre all’interno dello spazio sarà possibile acquistare la rivista.
L’aperitivo si svolge negli eleganti spazi di Clivati 1969, una delle istituzioni dolciarie tra le più antiche e più amate di Milano. Fondata dal mastro pasticcere Angelo Clivati, la pasticceria di Viale Coni Zugna è da oltre cinquant’anni un punto di ritrovo per il quartiere e per l’intera città, custode di una tradizione artigianale che si rinnova nel tempo pur restando fedele alle proprie origini. Dal 2007 sotto la guida della famiglia Giampietro, Clivati ha ampliato la propria identità con la sala da tè, l’aperitivo, la torrefazione del caffè e un raffinato progetto di vermouth bar, mantenendo però la produzione interamente artigianale: dai grandi classici come la Sacher e il Tiramisù ai celebri maritozzi, fino ai panettoni delle festività.
Un momento pensato per chi vive la moda come cultura: SNOB non è solo un magazine, ma una boutique agency che seleziona, cura e racconta l’eccellenza italiana, dagli eventi ai progetti editoriali su misura. La direzione PR e comunicazione dell’evento è curata da SNOB.
📍 Pasticceria Clivati, Viale Coni Zugna 57, Milano 🗓 Domenica 20 Settembre 🕕 Dalle ore 18:00 — Aperitivo pre opening Accesso su invito. Scrivici qui per accreditarti: miriam@snobnonpertutti.it
LA REGIONE PIEMONTE RACCONTA I GIARDINI STORICI ATTRAVERSO IL PNRR
Protagonisti 111 giardinieri d’arte, una professione d’eccellenza grazie a 8 corsi di formazione specialistica.Completata anche la catalogazione di 400 parchi e giardini storici del Piemonte
I grandi progetti del Pnrr prendono forma attraverso le immagini e le voci di chi li realizza.
“Racconti PNRR – Storie da un territorio in continua evoluzione” è un viaggio visivo sul canale multimediale istituzionale della Regione Piemonte, pensato per mostrare concretamente la trasformazione del territorio piemontese grazie ai principali progetti del Pnrr. Con questo piano la Regione ha gestito 2419 interventi, per un valore complessivo di 1,78 miliardi di euro, ottenendo il 100% del target prefissato.
Una delle prime tappe del video racconto riguarda la salvaguardia dei parchi e giardini storici, un patrimonio verde del Piemonte, costruito nel corso dei secoli, che oggi viene tutelato come bene culturale e paesaggistico, valorizzando al contempo la professionalità di chi se ne occupa.
L’intervento, che vale complessivamente 721 mila euro, previsto dalla missione 1, componente 3 del Pnrr, unisce la conoscenza scientifica del paesaggio alla riscoperta di mestieri d’eccellenza con un racconto immersivo (https://pnrr.regione.piemonte.it/racconti/verde-storico).
Il progetto ha permesso di censire e catalogare 400 parchi e giardini storici di straordinario pregio con schede georeferenziate realizzate insieme agli esperti universitari. Questo lavoro, finanziato con 120 mila euro, pone le basi per una nuova programmazione turistica e culturale, coinvolgendo siti di rilievo come l’Abbazia di Vezzolano – Giardino del Chiostro ad Albugnano (AT), il Castello di Miasino (ex Villa Solaroli) a Miasino (NO), le Cascine e le Serre del Castello di Racconigi (CN), il Giardino di Villa della Regina a Torino, il Giardino del Sacro Monte di Varallo (VC), il Giardino di Villa Schneider a Biella, il Parco del Castello di Marengo ad Alessandria e Villa San Remigio a Verbania (VB).
Accanto alla mappatura scientifica, le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e l’azione della Regione Piemonte hanno dato un impulso decisivo alla qualificazione del capitale umano. Il settore della Formazione Professionale della Regione Piemonte, tramite il sistema delle agenzie formative accreditate, ha giocato un ruolo chiave: grazie a un investimento di oltre 600 mila euro derivante dalle risorse europee, sono stati attivati 8 percorsi formativi accreditati che hanno permesso a 111 nuovi giardinieri d’arte di acquisire competenze specialistiche e un titolo riconosciuto. Gli allievi, affiancati sul campo da maestri d’arte e tecnici esperti, hanno alternato lezioni teoriche a centinaia di ore di tirocinio pratico, lavorando nelle più prestigiose dimore storiche del territorio.
«Valorizzare la professione dei giardinieri d’arte significa investire nella tutela di un patrimonio unico, trasformandolo in opportunità di sviluppo, occupazione qualificata e competenze altamente specialistiche – sottolineano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Formazione, Daniela Cameroni –. Per una Regione che ha scelto l’eccellenza come motore della propria crescita, formare professionalità dedicate anche alla cura della botanica storica significa fare del patrimonio culturale e paesaggistico una leva concreta per costruire il futuro. Le Residenze Reali e, più in generale, il patrimonio storico, artistico e paesaggistico del Piemonte rappresentano infatti uno straordinario fattore di attrazione turistica, capace di generare valore, occupazione e ricadute economiche lungo un’intera filiera della quale i giardinieri d’arte sono protagonisti. I giardini storici sono un patrimonio identitario della nostra Regione, e lo sono anche le donne e gli uomini che, con competenza e passione, se ne prendono cura ogni giorno».
Accostarsi al mestiere di giardiniere d’arte significa infatti unire rispetto per la natura e padronanza delle tecniche conservative. Prendersi cura di un giardino storico significa conservare un’opera viva. Ogni intervento, dalla potatura di una siepe secolare alla gestione di alberi monumentali e specchi d’acqua, richiede competenze botaniche, conoscenza del paesaggio e tecniche conservative specifiche.
Le immagini e i video pubblicati portano dietro le quinte del restauro verde, offrendo una prospettiva che svela i gesti concreti a tutela del patrimonio verde piemontese.
«La scelta del linguaggio visivo ci consente di mostrare alla cittadinanza le azioni concrete delle istituzioni, offrendo uno sguardo diretto sul lavoro svolto tra rilievi tecnici e momenti di apprendimento quotidiano – concludono Cirio e Cameroni –. Il progetto dimostra l’efficacia di un intervento strategico: da un lato mappare e valorizzare con un rigore scientifico senza precedenti l’immenso patrimonio verde regionale, dall’altro investire sui giovani e sulle competenze, creando nuove opportunità di lavoro qualificato con la figura del giardiniere d’arte. Diamo risalto al talento delle persone e al costante impegno dedicato a custodire le ricchezze culturali del Piemonte».
Brand On, due anni di storia: l’anniversario a cura di SNOB magazine
Si è conclusa con una grande partecipazione di ospiti, emozione e sorprese, la serata, ideata da Brand On e realizzata in collaborazione con SNOB Magazine, per il secondo anniversario di Brand On, l’atelier dedicato al vintage che a Milano ha fatto della ricerca del pezzo introvabile, la propria identità.
Ad aprire la serata, il benvenuto della fondatrice di Brand On, Giusy Zhou, in Italia da quando ne aveva undici, cresciuta in una piccola fabbrica di confezioni che i genitori hanno costruito con fatica e determinazione. E’ a Hong Kong che fonda la sua prima società, nel 2013, e dopo cinque anni, il primo negozio vintage a Shenyang, in Cina. Ma è solo in Italia, con questa nuova location sita in via Larga 2, in pieno centro a Milano, che Giusy Zhou affida uno sguardo più attento, dove unicità, valore e storia sono i pilastri di questa nuova avventura.
“Trust is passed on. Luck follows.” è il tema scelto per la serata.
“Per me, la fortuna non è qualcosa che arriva per caso. La fortuna è incontrare le persone giuste, riconoscersi negli stessi valori e scegliere di costruire qualcosa insieme.” – afferma la fondatrice di Brand On. “Ed è anche il motivo per cui questa sera sono felice di avere accanto a noi SNOB Magazine e la sua fondatrice, Miriam De Nicolò, che ha curato e organizzato questo evento speciale, per raccontare la nostra storia fatta di bellezza, carattere, libertà, autenticità senza tempo, e di un lusso più responsabile e sostenibile.”
Solo alcuni numeri della storia di Brand On: 8.000 articoli venduti, più di 20.000 clienti ricevuti e oltre 1.000 recensioni positive.
Tre pezzi esposti come opere d’arte
Il cuore dell’evento è stata l’esposizione di tre pezzi selezionati e presentati come vere e proprie opere:
– una Hermès Birkin 25 del 2025 in coccodrillo lucido con hardware dorato del valore di 80.000 euro, e simbolo di come il tempo renda certi oggetti più unici anziché meno desiderabili;
– uno storico choker Chanel a tre fili di perle, risalente agli anni Ottanta, e appartenuto per decenni a un’unica proprietaria, che ha affidato a Brand On la vendita per scriverne un nuovo capitolo;
– una Gucci bag introvabile degli anni ’80, tre storie, tre oggetti diversi e un’unica filosofia: prendersi cura non solo dei pezzi, ma delle persone che li scelgono.
Dietro ogni pezzo certificato c’è il lavoro instancabile della fondatrice, che gira il mondo alla ricerca di una clientela VIP e di creazioni che altrove sarebbero semplicemente irreperibili: una passione per il vintage che l’accompagna fin da bambina e che ha reso l’atelier un punto di riferimento per chi cerca l’autenticità oltre l’etichetta.
Le experience della serata
Ad accogliere gli ospiti, un percorso di esperienze pensate su misura. Un artigiano ha realizzato dal vivo, per ogni presente, un portachiavi a forma di quadrifoglio, simbolo di fortuna riconosciuto in tutto il mondo e particolarmente caro anche alla tradizione cinese, in omaggio ai viaggi che portano la fondatrice a intrecciare relazioni con clienti e artigiani di ogni continente. Un angolo dedicato al colore, curato da esperte che secondo la teoria dei 5 elementi hanno rivelato a ciascun ospite la propria tonalità più fortunata.
Il protagonista indiscusso del beverage è stato il signature cocktail Brand On, creato per l’occasione con lo yangmei, il frutto cinese che ricorda un lampone, impreziosito da una foglia d’oro: il drink più richiesto della serata firmato dal cocktail club milanese The Spirit, e accompagnato da un catering di finger food raffinato e da musica in sottofondo.
Non è mancata la tradizionale pesca dei biscotti della fortuna, che ha regalato a quattro ospiti particolarmente fortunati, dei buoni acquisto da 100 euro ciascuno da spendere in boutique.
A firmare l’organizzazione dell’evento è SNOB, che ha curato ogni dettaglio con la propria cifra stilistica e coinvolgendo il proprio network selezionato, confermando ancora una volta che il lusso porta con sé una storia da custodire e da tramandare, fatta di cura e di contenuto e non di apparenza.
Oggetto di design o dispositivo tecnologico? Come le cuffie di alta qualità diventano una dichiarazione di stile
Nel paesaggio visivo delle metropoli contemporanee, i confini tra funzionalità digitale ed estetica dell’abbigliamento appaiono sempre più sfumati, dando vita a fusioni inattese tra mondi un tempo distanti. L’attenzione verso gli strumenti che scandiscono le abitudini quotidiane non si esaurisce più nell’efficienza del circuito elettronico o nella risposta in frequenza dei trasduttori, ma abbraccia una ricerca visiva rigorosa, orientata a riflettere il gusto e la sensibilità di chi li indossa.
In questo processo di costante raffinamento formale, il modo in cui ci si connette ai propri contenuti audio ha cessato di essere un gesto puramente privato per trasformarsi in un elemento della propria immagine pubblica.
Dallo strumento acustico all’accessorio identitario
Per molto tempo considerate semplici strumenti tecnici destinati a isolare l’ascoltatore dall’ambiente circostante, consentendo la riproduzione di brani, contenuti multimediali o conversazioni senza interferenze esterne, le cuffie hanno intrapreso una metamorfosi profonda, anche grazie all’introduzione della tecnologia Bluetooth, che ha eliminato gli inestetici cavi.
L’evoluzione dei costumi urbani le ha, infatti, sollevate dal ruolo subordinato di periferica hardware per consacrarle ad autentico complemento di stile, paragonabile all’orologeria di precisione o alla pelletteria d’autore.
Portate al collo sopra un cappotto sartoriale o indossate durante gli spostamenti quotidiani, queste strutture ridefiniscono la silhouette, integrandosi nell’abbigliamento come una scelta estetica deliberata e consapevole.
La matericità costruttiva e la nobilitazione delle forme
Questa transizione ha imposto un ripensamento radicale dellecuffie bluetooth di alta qualità, determinando il progressivo abbandono di scocche plastiche ordinarie a favore di elementi ricchi di consistenza fisica e valore visivo, trasversalmente a tutti i fattori di forma.
Se nelle strutture circumaurali prevalgono archetti rivestiti in pelle a pieno fiore, cuscinetti in memory foam modellati con precisione millimetrica e padiglioni in alluminio lavorato dal pieno, la medesima cura investe il mondo degli auricolari compatti: custodie di ricarica rifinite in ceramica lucida, policarbonati trasparenti che svelano la microingegneria interna e inserti metallici godronati trasformano gli in-ear in veri e propri gioielli contemporanei da esibire nel lobo.
Anche le soluzioni aperte e a conduzione ossea, nate per lo sport o per mantenere il contatto con l’ambiente circostante, hanno affinato le proprie linee: telai flessibili in titanio rivestiti da elastomeri siliconici vellutati e profili ultrapiatti disegnano geometrie essenziali e futuristiche, fondendo leggerezza ergonomica, resistenza meccanica e un’estetica minimale capace di armonizzarsi naturalmente con i lineamenti del volto
La convergenza tra ingegneria audio, lusso ed espressione personale
Il dialogo sempre più fitto tra case di moda, atelier di design industriale e marchi storici dell’alta fedeltà ha sancito l’ingresso dei dispositivi sonori nelle collezioni di lusso.
L’architettura circumaurale e le geometrie minimaliste delle soluzioni sovraurali vengono oggi concepite secondo armonie cromatiche studiate: nuances sabbiate, tonalità brunite o accenti metallici discreti permettono di abbinare il dispositivo a guardaroba formali o casual chic.
All’interno di questo scenario in cui la tecnologia scompare dietro l’eleganza delle finiture, scegliere cuffie alta qualità significa prediligere un manufatto in cui la purezza del segnale digitale convive con un’estetica scultorea, capace di dialogare con i canoni del design contemporaneo.
L’equilibrio tra presenza visiva e raffinatezza minimalista
L’affermazione delle cuffie come capo visibile sancisce una nuova percezione del lusso tecnologico, non più ostentato attraverso loghi invadenti ma suggerito dalla ricercatezza delle proporzioni e dalla morbidezza al tatto dei componenti.
L’oggetto sonoro diventa così un’estensione della personalità, un’opera di microarchitettura da esibire con naturalezza che definisce l’identità dell’individuo moderno, sempre in bilico tra il desiderio di isolamento acustico e la volontà di comunicare una precisa visione estetica al mondo circostante.
Via Larga 2, Milano — Giovedì 10 settembre 2026, ore 19:00
Ogni borsa ha una storia. Quella di Brand On ne compie due.
Due anni fa, Brand On apriva le porte del suo atelier milanese con un’idea semplice e radicale: che ogni borsa di lusso non finisce con il primo proprietario, che il valore si trasforma. Raccontare la storia di un accessorio luxury significa dargli una seconda vita più ricca della prima.
Giovedì 10 settembre 2026, Brand On festeggia il suo secondo anniversario con un evento privato a numero chiuso, celebrando il vintage e i pezzi unici delle maison più ambite al mondo.
LA SERATA
Per l’occasione, l’atelier sito in via Larga, 2 a Milano, svelerà tre dei suoi tesori più preziosi:
creazioni storiche di Chanel, Gucci ed Hermès, pezzi introvabili la cui provenienza e la cui storia verranno raccontate nel corso della serata. Dietro ogni oggetto c’è un lavoro di ricerca che pochi conoscono: la fondatrice di Brand On, Giusy Zhou, viaggia costantemente per il mondo coltivando relazioni con una clientela VIP internazionale e intercettando pezzi che altrove sarebbero semplicemente irreperibili. È questa la vera cifra del progetto: la capacità di dare una seconda vita a oggetti che raccontano un’epoca, un savoir-faire, un’eleganza che non si trova facilmente negli scaffali del contemporaneo.
La serata si snoderà attraverso una serie di esperienze pensate su misura per gli ospiti.
Un angolo dedicato alla scoperta del proprio colore fortunato, secondo la tradizione cinese, e la teoria dei 5 elementi.
Un artigiano lavorerà dal vivo la pelle per realizzare portachiavi personalizzati con le iniziali di ogni ospite. Un ricordo unico, di una serata all’insegna del lusso senza tempo.
Non mancherà un angolo beverage con drink customizzati firmati per l’occasione da The Spirit, il cocktail club milanese dell’alta miscelazione, ideati per richiamare nei sapori e nell’estetica la storia stessa del brand, accompagnato da un catering di finger food.
Musica, sorprese e doni scandiranno la serata, tra cui la tradizionale pesca dei biscotti della fortuna: un gesto giocoso che, per i più fortunati, potrà nascondere importanti buoni acquisto da utilizzare in negozio.
A curare l’organizzazione dell’evento è SNOB, che firma ogni dettaglio con la cura e la selettività che contraddistinguono il proprio network: un’esperienza tailor made, pensata per chi considera il lusso un linguaggio da custodire.
Francesco Barone reinterpreta Tara di Dornbracht: quando il design dialoga con l’arte
In una performance dal vivo,, l’artista ha lavorato a fuoco e a mano sulla celebre linea di rubinetteria, trasformandola in un’opera d’arte ispirata alla natura.
Dornbracht ha ospitato nel proprio showroom di Milano una serata dedicata al dialogo tra design e arte, confermando il ruolo dello spazio come luogo di confronto tra progettazione, cultura e ricerca creativa.
La ricerca artistica prende forma
Al centro dell’iniziativa, Tara, una delle serie di rubinetteria più iconiche di Dornbracht, è diventata il punto di partenza della ricerca artistica di Francesco Barone, artista noto per le sue sculture in metallo ispirate alle forme organiche della natura.
Attraverso una performance dal vivo, Barone ha utilizzato la rubinetteria come base della propria opera, lavorando direttamente sul metallo con la fiamma e modellando a mano sottili rami, foglie e dettagli metallici. Il processo creativo, sviluppato davanti al pubblico, ha trasformato Tara in una composizione scultorea, invitando a osservare l’icona del design da una prospettiva inedita.
Design e arte in dialogo
L’iniziativa nasce dalla volontà di creare uno spazio di incontro tra il mondo del design e quello dell’arte, lasciando piena libertà interpretativa all’artista. Attraverso la propria sensibilità creativa, Francesco Barone ha offerto una nuova chiave di lettura di Tara, proponendo una riflessione sul valore di un’icona del design contemporaneo.
Per Dornbracht, il confronto con discipline differenti rappresenta un’opportunità per ampliare lo sguardo sul progetto: una collaborazione, quella con Francesco Barone, che apre nuove prospettive sul design, mostrando come un oggetto possa continuare a generare significati anche al di là della propria funzione. L’incontro con il linguaggio dell’arte non ne modifica l’identità, ma ne amplia le possibilità di interpretazione.
L’opera realizzata durante la serata rappresenta l’esito della ricerca artistica di Francesco Barone, nata dal dialogo con Tara. Il risultato è una composizione scultorea in cui elementi vegetali in metallo si intrecciano alla rubinetteria, offrendo una rilettura poetica dell’oggetto attraverso il linguaggio dell’arte.
Oggi Francesco Barone continua a esplorare i confini del metallo, dimostrando che anche la materia più dura, se accarezzata dal fuoco e guidata da un gesto di cura, può mettere radici e generare bellezza.