L’estate civettuola di MSGM – spring summer 2020

L’estate civettuola di MSGM

Di Enrico Maria Albamonte

Sono passati dieci anni da quando Massimo Giorgetti ha iniziato la sua avventura nella moda con il brand MSGM. Oggi lo stilista che si è conquistato un posto al sole nel gotha della moda anche grazie alla sua esperienza come direttore creativo da Emilio Pucci, ripercorre i suoi primi anni di successi con una collezione radiosa, ludica e festosa, ma sempre molto elegante. La rilettura dei classici, dal tailleur al soprabito estivo in tweed leggero, approda a una grintosa destrutturazione del formalwear: i cappotti in tweed, dalle forme oversize in check vivaci, sono insieme irriverenti e rigorosi, in contrasto con il romanticismo delle camicie in popeline con rouche. Gli abiti fluidi in organza si indossano su t-shirt con stampe delicate e funny insieme. I jeans attillati a vita alta si portano con bluse di taffetas croccante con maniche voluminose assecondando una verve petillante che pervade l’intera collezione. I prendisole di bouclé terminano con lunghe frange danzanti. Il pizzo si accende di bagliori fluo, abiti esuberanti esibiscono pattern floreali dai contorni sfocati, le grandi rose di una cappa in popeline, rievocano l’esplosione di vita di un giardino immaginario. L’approccio alla moda del giovane Giorgetti è garbato e charmant, i colori esplodono in una sinfonia di tinte vivaci che nella scenografia delle sculture dei bagni misteriosi di De Chirico nei giardini della Triennale acquistano ancor maggiore risalto. Fiocchi e tye die, mocassini decorati da graffiti, street meets couture, sulle note del sound di Battiato e delle sue più magiche canzoni anni’80. Benedetta nostalgia.

Il neoclassicismo romantico di Bartolotta & Martorana

Il neoclassicismo romantico di Bartolotta & Martorana

Di Enrico Maria Albamonte


Simone Bartolotta e Salvatore Martorana hanno da poco lanciato Bartolotta & Martorana, un brand giovane ed effervescente che fa della couture-à-porter il suo sigillo creativo. Le creazioni della coppia stilistica si distinguono per il connubio fra alta moda e tecnologia: tecniche da atelier si intrecciano con materiali avant-garde come il neoprene e il lattice. Trasparenze piccanti e linee sinuose definiscono un’estetica stravagante ma mai banale nel segno di una coquetterie concettuale che sembra citare la grande lezione sartoriale di Alexander McQueen e Viktor & Rolf ma anche i virtuosismi di Riccardo Tisci quando era direttore creativo di Givenchy. I due giovani fashion designer siciliani, che già esportano le loro creazioni all’estero, per la primavera-estate 2020 hanno evocato a Palazzo Parigi a Milano un immaginario fatto di abiti onirici, sospesi fra l’attitudine playful e romantica dell’infanzia e la dimensione concettuale e contemporanea della maturità. Pizzo 3D e tulle scolpito per architetture soft siglano l’identità di questa sirena tecnoromantica. Tinte pastello e golosi toni sorbetto accendono le silhouette teatrali ed elaborate delle toilette notturne ma anche i pant suits, le tute e le mise da cocktail: protagonista il tulle lavoratissimo, a onde, a cespuglio, per spettacolari abiti da red carpet che inneggiano alla seduzione femminile. Dalla linea a sirena si passa agli abiti imprimés floreali in rosa/rosso e turchese e azzurro. Forme organiche e civettuole rouche guarniscono giacche e bluse e raffinati arabeschi sci-fi velano i body nude look. Deliziosi coni gelato campeggiano sugli sfiziosi abiti e tailleur celesti. Una donna childish e raffinata che punta a sedurre sussurrando il suo DNA di languida malia.

La vena coquette di Ermanno Scervino – SS20

La vena coquette di Ermanno Scervino


Di Enrico Maria Albamonte


Una femme fatale d’altri tempi incede sinuosa in pedana sulle note ammalianti delle canzoni di Mina e di Ornella Vanoni, avvolta in languide vestaglie di satin e pigiami couture di una raffinata lascivia, per una nottambula che vive una vita da sogno. L’intimo inside-out, elevato da Ermanno Scervino a regola aurea dello stile, conquista la scena nella collezione donna primavera-estate applaudita da Kitty Spencer, Martina Colombari e Luca Argentero, protagonista dell’ultimo biopic su Leonardo Da Vinci. Lo stilista, che il prossimo anno festeggerà 20 anni di carriera, può essere legittimamente considerato l’erede di Emanuel Ungaro famoso per i suoi drappeggi da diva e per il suo uso magistrale del pizzo che gli valse ai tempi d’oro l’appellativo di ‘monsieur dentelle’. Laddove però il pizzo da Scervino è sempre sdrammatizzato: se nella collezione invernale è sommato alla severa eleganza androgina dei coat di tweed, per l’estate prossima simula l’insostenibile leggerezza delle piume, a ribadire l’effetto lingerie à porter che pervade la collezione. La piccante coquetterie di sottovesti e giacche da camera come anche dei nuovi pigiami azzurro cielo, animalier o punteggiati di pois formula un visione destrutturata del suit formale più ricercato dal giorno alla sera, per una femme galante che ama le succinte cappe di nappa verde pisello e il parka prezioso e dégagé. Tutto ha un piglio rilassato e insieme sexy di una sofisticata ambiguità: la nappa nera è tradotta in tute casual e pantaloni dal taglio femminile come anche nelle fogge ipersexy degli abiti bustier a princesse dalla gonna animata da volumi inediti. Un flash ciclamino somma il pizzo e i ricami di cristalli, le stampe e il giallo, l’organza e lo chiffon conferiscono una vaporosa leggerezza agli abiti da gran sera e da ballo destinati a star del calibro di Nicole Kidman che ripetono gli orli frastagliati delle gonne svasate degli abiti da cocktail che si avvicendano agli outfit romantici dalle inflessioni mannish in pizzo brodé. Sexy-chic.

L’incantesimo floreale di Blumarine – spring summer 2020

L’incantesimo floreale di Blumarine


Di Enrico Maria Albamonte


Per Anna Molinari, meglio nota nel fashion system come la regina delle rose, la vera eleganza è la gentilezza. Che tradotto significa: un giardino fiorito di rose che sbocciano ovunque. Su top di organza in colori pastello e si posa su abiti-petalo dalla leggerezza incantevole. È stampata sul satin duchesse in abiti a corolla; diventa tridimensionale trasformandosi quasi per magia in cinture fiorite; è ricamata come un gioiello con cristalli luccicanti su lunghi abiti da sera languidi e sensuali. Conferisce un tocco delicato ricamata su camicie maschili o su spolverini in suède. L’idea è quella di una donna gentile ma i sensuali abiti maculati e brodé evocano l’immaginario peccaminoso e civettuolo di Helmut Newton, il fotografo superstar artefice delle più memorabili campagne pubblicitarie del brand. Le classiche sottovesti in satin sono bordate con maliziosi pizzi Chantilly e indossate sotto trench affusolati stampati animalier, per un look da giorno dalla disinvoltura moderna e femminile. Per un tocco di glamour, gli abitini lingerie sono rivestiti da una preziosa rete trasparente in cristalli, che rivela il corpo con seduttiva raffinatezza. La palette della collezione si accende di nuance delicate e vibranti. Il bianco dei gelsomini; il fucsia vivace delle azalee; il verde lime dei limoni profumati; il giallo delle margherite e delle mimose. Novità di questa collezione primavera-estate 2020: cinque maglie in filato di seta realizzate in freschi colori sorbetto, con parole, ricamate in strass e cristalli, che esprimono sentimenti delicati – Sweetie, Lovely, Smiley, Cutie, Kind. E’ una proposta see now buy now messa in vendita dopo la sfilata sul sito e-commerce della griffe e nella boutique milanese di via della Spiga.

Le piratesse posh di Etro

Le piratesse posh di Etro – collezione Primavera Estate 2020

Di Enrico Maria Albamonte


Con leggerezza e una spontaneità disinvolta, la collezione per la primavera-estate 2020 disegnata da Veronica Etro è un continuo gioco di contrasti dagli effetti inaspettati. Sofisticate piratesse, come Anne Bonny e Mary Read, e groupie aristocratiche, come Anita Pallenberg e Marianne Faithfull si incontrano in destinazioni hippy ed esotiche. Uno spirito selvaggio e spensierato incontra una raffinatezza borghese: due diverse anime che si mescolano in un’estetica che combina in maniera audace ed effortless forze contrastanti dedicata a donne coraggiose e passionali, nuove eroine di mondi lontani, eppure così vicini. Se gli abiti asimmetrici in voile di cotone, i caftani stampati e gli abitini fazzoletto ricamati richiamano le atmosfere di un lungo viaggio, tailleur sartoriali indossati sia con camicie rubate al guardaroba maschile che con bluse in seta dai morbidi fiocchi e giacche safari introducono una ventata di raffinata eleganza. Tessuti leggerissimi punteggiati da tattili ricami, frange metalliche e stampe variopinte trovano posto accanto all’elaborata maglieria, che include poncho e maxi cardigan in cotone. Patchwork di jacquard e tessuti stampati caratterizzano i capispalla in pelle e suede. Accenti di lingerie dai tessuti preziosi introducono nella collezione una sensualità discreta, esaltata dalla enigmaticità della sera che si tinge di note di navy blu scuro e nero. Simbolo di libertà e rinascita, la farfalla diventa protagonista di stampe allover, si nasconde nei motivi paisley e ispira le costruzioni a pannello di fluidi abiti. Grandi cappelli in paglia dall’aspetto vissuto, foulard stampati, alte cinture con fibbie lavorate a mezza luna, stivali da pirata in pelle e sandali piatti arricchiti da cavigliere gioiello o decorati da farfalle in metallo sono souvenir da collezionare lungo un viaggio senza fine in giro per il mondo.

Missoni o della solarità – Spring Summer 2020

Missoni o della solarità

Di Enrico Maria Albamonte

Atmosfera vacanziera, insostenibile leggerezza ed effortless elegance. Missoni rilegge i suoi codici legati ai cromatismi calibrati e al contempo irriverenti nel segno della più completa libertà di comporre e scomporre ad libitum il proprio guardaroba. In attesa di svelare il suo progetto di accessori su cui il brand pare punterà sempre di più, Angela Missoni, direttore creativo della maison di famiglia si diverte a citare gli amori estivi di Jane Birkin e di Serge Gainsbourgh, lei un po’ crazy gipsy, confusa e felice, lui un artista eccentrico, arbiter elegantiarum e un filo narcisista. Ma ci sta, perché la collezione è un inno alla gioia e soprattutto un modo ludico per attestare la fedeltà del nuovo percorso creativo, intrapreso ormai da alcune stagioni, nei confronti di un retaggio che ha segnato non solo la storia della moda ma anche del costume. Gli anni settanta, quelli di Jane Birkin e di Serge Gainsbourgh ma anche di BB e di Gigirizzi, il playboy avvenente che era anche attore e che portava sempre un foulardino annodato al collo (qualcuno lo chiama ‘strangolino’) proprio come i modelli che sfoggiano con grande spontaneità i capi della nuova collezione nel segno di una eleganza rilassata che abbraccia la filosofia del put together che ha decretato il successo mondiale del marchio. In questa sfilata co-ed che si svolge lungo la passerella naturale di un bordo piscina, nei bagni misteriosi di via Pierlombardo, si scorge tutto il rigoglio di una natura voluttuosa che ambisce a essere finalmente rispettata e amata. Attraverso le fantasie floreali minute spesso rielaborate in digitale e quindi mai leziosamente romantiche, i colori pieni e sempre ben orchestrati in una palette che privilegia il bluette, il rosso fiamma e il giallo canarino, evocano la grande evasione estiva di un immaginario fatto di stampe e di patchwork, di lavorazioni raffinate ma molto anticonvenzionali, fra frange e nugoli di rouche e volant che ondeggiano con il corpo nei lunghi abiti a tenda oppure nei baby doll imprimé da portare con impalpabili cardigan e con gilet rubati palesemente al guardaroba di lui che a lei invece chiede in prestito i colori e una certa studiata negligenza che consente di portare senza imbarazzo una giacca glitterata o sfumata in turchese e smeraldo. Perché oggi in fondo gli steccati fra i sessi sono diventati del tutto evanescenti.

Il giallo Tarantino di Fendi

Il giallo Tarantino di Fendi

Di Enrico Maria Albamonte

Un’estate assolata e bucolica dove fiori profumati sbocciano nei prati sullo sfondo di una natura radiosa illuminata da un sole caldo, abbagliante, che si tinge di quel giallo brillante tanto caro al regista Quentin Tarantino che ne ha fatto la cifra distintiva del suo ultimo capolavoro ‘C’era una volta…a Hollywood’. Baciata dal sole, la donna di Fendi tratteggiata da Silvia Venturini Fendi, al suo debutto come direttore creativo del ready-to-wear femminile della maison di LVMH( la designer figlia di Anna Fendi si occupava già degli accessori anche prima della scomparsa di Karl Lagerfeld e ora è il direttore artistico di Fendi) è più realistica ma anche più libera e un po’ più audace che in passato, come ha precisato la stilista romana nel backstage. Nel parterre, oltre al gotha della stampa internazionale, spiccano Katie Holmes, Sabrina Carpenter, Tommy Dorfman, Diplo, Matilda Lutz e altri ricchi, belli e famosi, tutti a Milano per scoprire le nuove proposte della griffe. Nello spazio Fendi di via Solari 35, su una lunga passerella dorata, sfilano le star del catwalk internazionale che rifanno il verso alla bellissima e sventurata Sharon Tate, icona tarantiniana (interpretat nell’ultimo film dalla splendida ed elegante Margot Robbie) amante del giallo canarino e delle pelli preziose, esibendo i nuovi feticci dell’estate 2020 targati dalla doppia ‘F’ (che significa Fun Fur ed è stato creato da Lagerfeld negli anni’60): la baguette e la peekaboo subiscono una metamorfosi realizzate con materiali sontuosi e insieme capricciosi come la rafia, pelle intrecciata e tela logata, ma anche fiori di visone intarsiati sulle baguette più desiderabili. Lavorazioni superbe impreziosiscono i talismani del lusso made in Fendi: le fantasie botaniche che celebrano una natura botticelliana appaiono shiny nella innovativa versione vetrificata e sono traslate sulle minibag da caveau e nella fodera del caban di castoro estivo, il camoscio traforato con patchwork geometrici è declinato in giacche fittate e lunghi spolverini molto seventies, la giacca boxy di nylon dal print tropical è completamente perforata al laser, il blouson di visone estivo biondo si porta con lo chemisier check dalla superficie cerata, l’accappatoio di spugna è stampato in versione quadri verdi e neri, striscioline di pellicce fresate e stampate a fiori multicolori sono disposte sui lievi soprabiti trasparenti, trame crochet si alternano a pattern matelassé peso piuma in bianco gesso e tinte pastello, come il rosa marshmallow. I volumi over e le costruzioni sartoriali che citano l’archivio anni’80 della maison non lasciano spazio ad anodine leziosità. Paillettes trasparenti drappeggiate e maglie sottilissime rimandano alle dimensioni scultoree di lavorazioni trapuntate e cloqué. Un caleidoscopio di texture e tonalità unisce la tradizione FENDI ad una vena di fronda estiva. La palette alterna i colori naturali al giallo, fino al rosa cipria e bib bubble fino al verde clorofilla. Tutto è molto fluido ed esprime il punto di vista femminile di Silvia Fendi sulla moda. Deliziosi maxi-gambaletti si abbinano a mocassini slingback con tacco largo e sandali peep-toe floreali.


L’opulenza sostenibile di Versace

L’opulenza sostenibile di Versace

Di Enrico Maria Albamonte

Incede imperiosa sulla lunga passerella rasoterra issata su vertiginosi tacchi a stiletto, sfidando le insidie della giungla metropolitana sulle note di un sound martellante e ipnotico, molto rock. La password della moda primavera-estate 2020 è giungla. La musa di Donatella Versace è sempre stata self conscious, assertiva e indipendente e oggi guarda con attenzione e preoccupazione alla questione cruciale della salvaguardia del pianeta. La foresta amazzonica, polmone globale, è in fiamme? Donatella Versace non ci sta. E con la sua collezione per la prossima stagione calda abbraccia la causa ecologica rieditando un abito che dopo 20 anni è ancora attualissimo: il jungle dress, sfoggiato da Jennifer Lopez nel 2000 in occasione dei Grammy Awards dove si presentò a braccetto di Puff Daddy per ritirare un premio ambito al suo talento canoro, consegnatole da David Duchovny. In quell’occasione, come racconta la bionda stilista della griffe della medusa, Google lanciò Google images, un autentico serbatoio iconografico volto a sopperire alla carenza di immagini del mitico abito, portato in passerella nel 2000 a Milano da già Amber Valletta che chiude la pedana di Versace con un lungo abito scollato in cady di seta nero con uno spacco vertiginoso, un modello di archivio di atelier rivisitato.

Jennifer Lopez
Jennifer Lopez in Versace


Il tropical glamorama di Versace è allestito sotto una cupola ricreata ad hoc in memoria del retaggio neoclassico della maison e fulcro dell’ariosa scenografia, ed esplode affrescando la lunga parete che scorre attorno alla passerella. Sensuale e sinuosa, la sirena di Versace è definita innanzitutto da una silhouette boyconscious a T, scultorea e conturbante, che acquista carattere grazie alle spalle imbottite (forgiate da Gianni Versace negli anni’70 dopo aver visto Star Wars) e dal busto triangolare per poi valorizzare seno, vita e fianchi enfatizzati da corsetti scollati a cuore e a quadrifoglio e dalle forme ad anfora.



La lussureggiante foresta tropicale ammalia in verde e blu ma anche, nella versione più lisergica e flamboyant, in fucsia e arancio, traducendosi in look eleganti e grintosi che riesumano il total look anni’80. Il gusto dei coordinati perfettamente abbinati si coglie nei completi in nappa dipinta a mano in nero e verde alga, come pure nei tailleur pantaloni in principe di Galles volutamente ‘sporcato’ dalla tecnica tie-die, nel denim fantasia jungle in cui le maxi bag e gli spolverini-trench in pvc trasparente, come pure le calze e i collant, assecondano il mood eco-glamour delle sgargianti fantasie del fashion show. Il colore prima di tutto, che è poi la poesia dell’anima. La blusa in seta laccata dalle spalle ad arco e dalle maniche importanti percorse da arricciature arancio, è abbinata alla gonna nera a matita longuette e si porta con gli occhiali a maschera (un’altra autocitazione anni’80 dell’archivio) in tinta sia con il parka in plastica laccata sia con l’elegante dress in jersey che scivola sul corpo. L’oro, epitome dell’opulenza medusa style, impera come un tocco di Mida in tutta la collezione: nei dettagli delle spille da balia e dei bottoni, sulle aste degli occhialoni scuri e coloratissimi, nelle catene delle borsette da sera, nei portasigarette in metal mesh che si portano come un collier, nei braccialetti che ornano le caviglie delle modelle. Oro a profusione anche nei bijoux ricchissimi dalle forme floreali anni’40 che non fanno rimpiangere l’alta gioielleria. Dopo la parata dei modelli in nero assolutamente vamp, dalla giacca in pelle doppiopetto all’abito con le spalle drappeggiate, dal minidress punteggiato da fiori di paillettes anch’esse nere alla princesse con lo scollo sagomato in crepe di seta, arriva la gran sera.



Era forse il cast più favoloso quello delle super top che sfilano in pedana da Versace: Iman Amman, Gigi Hadid, Irina Shayk, kaia Gerber, Kendall Jenner, Amber Valletta e le più strepitose modelle ebony che calcano le più prestigiose passerelle della moda. Femminilità senza compromessi e seduzione esplosiva negli abiti da gran sera, spesso longuette o mini: sono in maglia metallica stampata jungle, ricamata di fiori 3D in plexi e petali di pelle e cristalli con frange di pvc multicolori, oppure sono tempestati da un diluvio di paillettes. L’estetica eco-glam culmina nell’uscita finale dello show che è anche il fashion moment più cliccato e fotografato della fashion week di Milano: volteggia provocante orgogliosa dei suoi 50 anni Jennifer Lopez, attrice e cantante portoricana, avvolta nel jungle dress verde e blu e con la gonna che si solleva altezza inguine, aprendosi sul pube tempestato di cristalli, sulla falsariga della spettacolarizzazione della malia femminile della gonna plissé dell’abito sexy e immacolato di Marylin nel film ‘Quando la moglie è in vacanza’. La diva, che a 50 anni compiuti sfoggia un fisico flessuoso e invidiabile modellato dalla pole dance, è la protagonista del film ‘Hustlers’ che sta per uscire sui nostri schermi e racconta la storia di un gruppo di spogliarelliste che si improvvisano rapinatrici. Un nuovo capitolo arguto e ironico sull’empowerment femminile, vangelo di Donatella Versace che tuttora le donne più belle del mondo.



Laura Biagiotti e l’abito dell’anima

Laura Biagiotti e l’abito dell’anima

Di Enrico Maria Albamonte

Oggi le donne hanno bisogno di abiti che le rappresentino e le accompagnino con discrezione e complicità nella vita quotidiana senza rinunciare a romanticismo e femminilità: questa è una collezione timeless, senza età e senza tempo, come lo stile Biagiotti che, quando guarda al passato, è già proiettato nel futuro”.

Con queste parole e con la grinta leonina che da sempre la caratterizza, Lavinia Biagiotti Cigna ha espresso in maniera efficace lo spirito della collezione primavera-estate 2020, in continuità con lezione della madre Laura, fondatrice di una delle griffe più longeve del gotha dell’italian style, la stessa griffe con la quale ha varcato i confini del celeste impero nel 1988 in tempi non sospetti, precorrendo la strada imboccata in seguito da tanti altri marchi del lusso. L’incipit e la conclusione dello show, ambientato come sempre al Piccolo Teatro studio, è affidato al talento performativo della bellissima Anna Cleveland, che dalla iconica madre Pat, la super top anni’70 e’80 amatissima da tutti i più grandi creatori di moda della scena mondiale per la sua autoironia e per l’allure leggera e solare con la quale calcava le passerelle più prestigiose danzando, ha ereditato l’eleganza innata e la capacità di saper interpretare magistralmente e con grazia l’abito che porta.



Americana, ma cresciuta in Italia, Anna Cleveland, che è anche il nuovo volto della campagna pubblicitaria di Laura Biagiotti per l’autunno-inverno alle porte, ha sfilato per la prima volta a 6 anni sulla scalinata di Trinità dei Monti per il brand Biagiotti Doll pensato per vestire le più piccine. In pedana si dipana un racconto fatto di capi saggi e colti, che in una palette che alterna il bianco, cifra dello stile Biagiotti, al ciclamino, al deep blu e al giallo granturco, reinventano il settecento attraverso le garbate stampa floreali un po’ Marie Antoinette e con le bluse in tessuti croccanti che si arricchiscono di qualche balza qua e là per stemperare il nitore formale dei capi della griffe. Il cachemire estivo più immacolato è proposto in versione fishnet mentre il denim domina il daywear attraverso volumi generosi e pantaloni cinquetasche che non strizzano mai le forme. Per la sera un diluvio di lustrini sulle tute e gli abiti sognanti, mentre sulle note di dolci musiche in stile revival anni’80 compare lo stesso abito bambola in taffetas color panna che è diventato il passepartout delle donne contemporanee che amano stare comode ma anche sognare un po’. Nel parterre applaudono Carla Fracci, Natasha Stefanenko, Tiziana Rocca, Serena Rossi e non ultima, Laura Chiatti, avvolta in un tuxedo di pizzo dorato e musa del nuovo profumo della maison romana che si chiama appunto ‘forever’, perché lo chic è inossidabile e il profumo è un po’ l’abito dell’anima. ‘La moda passa ma lo stile resta’ diceva Coco Chanel che di eleganza se ne intendeva eccome. E in un momento in cui la moda si appella al buon senso spezzando una lancia affilata a favore della normalità e del buongusto, Laura Biagiotti che ha sempre disegnato una moda ‘umana’ per donne che non amano strafare, è sicuramente nel suo elemento.

La archetipica semplificazione di Prada – SS2020

La archetipica semplificazione di Prada

Di Enrico Maria Albamonte

Come scriveva Paul Valéry ‘la semplicità è un’arte’. E di questa nuova ricercata semplicità, che poi se guardiamo con attenzione è tutto fuorché semplice, Miuccia Prada sembra essere una maestra indiscussa. Con la sua visione dadaista della moda e della società la stilista milanese, espressione di un’intellighenzia anticonformista e antiborghese, ha saputo catturare il senso della contemporaneità, rileggendola nel prisma di idee audaci e di combinazioni insolite, alla luce delle contaminazioni sempre più appariscenti e smart con le arti visive e con le altre arti applicate. Amante della sperimentazione e protettrice di artisti e cineasti, la stilista sensibile e poliedrica, affranca la preziosità da ogni sussiego lasciando parlare le sue creazioni che sembrano citare lo ‘chic senza fronzoli’ con cui Vogue nel 1929 descrisse l’avvento del modernismo. Le geometrie e i verticalismi netti e formalistici degli scatti di Edward Steichen (il primo fotografo di moda a sperimentare il colore) e lo spirito disinvolto e noncurante della sua musa, la modella Marion Morehouse, allergica ai cliché della moda, ebbene tutto questo sembra rivivere in una collezione molto riuscita che inneggia a un nuovo modernismo, come sempre consapevole e colto. Anche se, come tiene a precisare la signora della moda, questa collezione non intende essere né minimale né tantomeno citazionista.

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E’ venuto il momento di fare il punto” -ha spiegato la stilista pochi minuti prima della sfilata- “c’è troppo di tutto e si punta spesso a torto sul sensazionalismo e sul coté bling, in fondo è anche una questione etica che dobbiamo porci, ma questo non vuol dire smettere di inventare, perché c’è una via di mezzo fra lo strafare e il non fare nulla. E poi penso che la moda debba concentrarsi sulla personalità delle donne che sono poi le destinatarie finali di ciò che realizziamo. Il focus deve rimanere sull’individualità perché chi recepisce il nostro messaggio deve appropriarsi di ciò che facciamo in modo originale e ragionato”.

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L’impressione è quella di una riduzione all’essenza come antidoto al caos dilagante e ipertrofico che ci attanaglia, alla ricerca di un nuovo classico che si sottragga agli estetismi posticci e che bandisca gli eccessi di un compiacimento retrospettivo e anodino, in nome dello stile che nell’intento della fashion designer deve prevalere sulla volatilità della moda. Il flair che percorre la collezione, non a caso presentata quasi en plein air, con la luce del giorno che sembra inondare la scenografia della grande sala di via Lorenzini, è un nuovo naturalismo frutto di un elaborato processo di realizzazione artigianale. Un processo che affida il compito di definire una nuova accezione del lusso ‘quotidiano’ al carattere apparentemente rustico e naif di certi materiali e lavorazioni. Facciano alcuni esempi: la rafia intrecciata, le conchiglie utilizzate per divertenti collane, le borse shopping fatte di una ‘cage’ di perline di legno, o la nappa che per le gonne a portafoglio asimmetriche è stata tagliata a vivo, trattata come seta e cosparsa di piume stilizzate come in un’illustrazione di Erté (ma riprodotte con un ricamo certosino di microperline).

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Ogni dettaglio è studiato con meticolosità: dai cappelli di morbida pelle che simulano una cloche e sono chiusi da nastri, ai bavaglini di velluto sfumato che completano gli abiti lineari dalla silhouette geometrica, fino alla modulazione sartoriale dei completi animati da stampe foulard, dei soprabiti in punto stoffa caratterizzati da tessuti compatti jacquard a disegni stilizzati o monocromatici e in tinte squillanti come l’arancio e il verde petrolio.

Non mancano, per assemblare un guardaroba oculato ma sempre elegante, i tailleur da mattino dalle nuove calibrate proporzioni virati in antracite o fumo di Londra con la giacca dagli ampi revers sagomati; una mise perfetta per un consiglio di amministrazione come anche per un appuntamento galante. Le borse hanno forme tondeggianti e diventano secchielli oppure si tingono di un rosa acceso quasi pop, e un filo civettuolo, o sono perforate. I sandali sono in pelle intrecciata in turchese, bianco e nero, il tacco è abolito salvo poi a fare capolino (ma si tratta di una struttura decisamente più funzionale) come base solida su cui poggiare i mocassini in spazzolato fumé. E’ già un must il verde lime della tunica sharp longuette di velluto di cotone a coste.

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Sembrano un omaggio ai pepli di Antigone e Medea gli abiti in garza di seta tagliati a fazzoletto o a semicerchio, e ricamati di perline da assortire a scarpe flat ma appuntite o ai sandali laminati d’oro ornati da volute come nella saga di Giasone, mente gli occhiali sono decorati da riccioli neobarocchi. Per la sera tocchi d’oro e outfit in broccato.

Applaudono in prima fila Nicole Kidman avvolta in un abito dalla stampa astratta su fondo bianco, e Wes Anderson, il talentuoso regista visionario dalla vena surreale che ha inaugurato con un grande evento durante la fashion week di Milano Moda Donna la sua nuova mostra, resa possibile grazie al prezioso contributo dell’illustratrice Juman Malouf e intitolata ‘il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori’, un omaggio al collezionismo e alla curiosità che investiamo nella ricerca.

L’esposizione è aperta presso gli spazi della Fondazione Prada in Largo Isarco fino al 13 gennaio 2020, in un complesso museale evoluto e polifunzionale, un autentico tributo alla capitale della moda italiana oltre che centro propulsore di una nuova vitalità creativa da cui parte il rilancio del capoluogo lombardo a livello internazionale.

NOMINATION, IL NUOVO CORSO DEL BRACCIALE COMPOSABLE VALORIZZA LA REALE CONDIVISIONE E I LINK INTERGENERAZIONALI

NOMINATION, IL NUOVO CORSO DEL BRACCIALE COMPOSABLE VALORIZZA LA REALE CONDIVISIONE E I LINK INTERGENERAZIONALI

La società fiorentina leader mondiale nel mercato della gioielleria in acciaio e oro veicola un moderno messaggio tramite l’iconico bracciale componibile, grazie alle nuove maglie-link. A supporto del progetto un’importante campagna pubblicitaria firmata dallo studio newyorkese GB65 e incentrata sul nuovo corso del Composable. Al centro del racconto il messaggio “Uno a me, uno a te” in un monito contro l’individualismo.

Un invito a entrare in contatto con gli altri. A creare link intergenerazionali per relazioni vere, speciali e sincere. Ma anche un monito forte contro l’individualismo moderno, grazie a una generosa condivisione.

Nomination alza il volume del suo messaggio grazie al prodotto più iconico: il Composable, facendo allo stesso tempo vivere al suo gioiello universalmente più famoso un nuovo e affascinante corso. Ideato nel 1987 dall’azienda fiorentina nata dall’idea di Paolo Gensini e oggi leader mondiale nel mercato della gioielleria in acciaio e oro, è considerato universalmente come il primo bracciale componibile e modulare a essere stato inventato. Un connubio di materiali della migliore qualità, interamente Made in Italy, vincente fin da subito e oggi presente a livello worldwide grazie a una rete capillare di oltre cento negozi monomarca Nomination nelle capitali del fashion e cinquemila retailer indipendenti.

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La forza del bracciale Composable è proprio quella di essere stato precursore del concetto di link, centrale nell’era di Internet, prima della diffusione di massa della Rete. Grazie alle maglie interscambiabili, unite da un meccanismo a molla, che permettono infinite combinazioni di forme e colori, Composable è un gioiello adatto a uomini e donne di ogni età e status. Un messaggio potente che permette di esprimere la propria personalità, accostando lettere e simboli che parlano di sé, diventando così un cult intergenerazionale.
La nuova strategia di Nomination per il celebre bracciale si identifica così nel messaggio Uno a me, uno a te, in un continuo scambio di link che, oltre a essere piccoli gioielli della migliore tradizione orafa fiorentina, sono anche simboli, dediche, parole d’amore che celebrano i legami e arricchiscono di significati ogni creazione. Così, le maglie-link del nuovo corso rimandano al concetto di condivisione non virtuale, ma da toccare con mano, grazie a specifici messaggi legati all’amicizia, all’amore, agli affetti familiari, o ai ricordi preziosi.

Del resto, preziosa come un gioiello è la storia di Nomination. I valori portanti dell’azienda fiorentina incarnano l’eccellenza della qualità italiana, data da un rigoroso Made in Firenze, supportata da qualità artigianale, design, innovazione e ricerca e spinta da un modello manageriale innovativo, che integra le sinergie e i valori familiari.
Un importante cambio di passo nel posizionamento del Composable, unito a una capillare campagna promozionale, che l’azienda ha affidato allo studio newyorkese GB65, specializzato in luxury brand. Il direttore creativo Giovanni Bianco è anche il regista dei nuovi spot della Composable Collection di Nomination. Per l’azienda fiorentina ha realizzato un commercial per la TV che ha il ritmo e il trasporto di un moderno video-clip dal target giovane, con protagonista una ragazza e il mondo di relazioni che fanno parte della sua vita: gli amici, i genitori, i figli, la famiglia. Perché vivere è condividere.

Nomination uno a me uno a te

Tante sfaccettature come le oltre duemila oggi possibili con la collezione Composable. La base del bracciale, prezioso ma democratico, è sempre in acciaio, mentre le decorazioni spaziano dall’oro 18K, all’oro rosa 9K, all’argento 925. I temi di ogni singola maglia-link si adattano allo stile di chi li indossa. Da piccoli simboli alle iniziali del nome, fino a vivaci pietre semi- preziose, smalti colorati, cubic zirconia e diamanti naturali.

“Da tempo conosciamo e apprezziamo il lavoro creativo di Giovanni Bianco, che oltre ad avere un respiro internazionale parla alle stesse frequenze delle giovani generazioni, a cui è rivolto il nostro nuovo messaggio, oggetto di una capillare campagna promozionale. Un progetto così importante per un nuovo posizionamento del nostro prodotto ” iconico ” non poteva avere un partner migliore. L’incontro con Giovanni Bianco ha risposto a due grandi obiettivi dell’azienda; in primis trovare un linguaggio iconico ed originale che parlasse alle giovani generazioni che adesso definiamo “Generazione Nomination” e al contempo comunicare i nostri valori ed il nostro DNA, che hanno origine in questo prodotto cosi rivoluzionario nel mondo della gioielleria. Giovanni Bianco, grazie alla sua creatività e professionalità, da me sempre riconosciuta e ammirata, è riuscito in pieno nell’intento esaudendo questo importante “sogno” per me e la mia famiglia.” spiega Alessandro Gensini, direttore marketing e comunicazione di Nomination.