MILANO FASHION WEEK – COLLEZIONE CRISTIANO BURANI SPRING SUMMER 2019
Indossava un abito lungo ed un velo bianco, candido come quello di una sposa, Maria Stuarda quando si presentò al patibolo. Quando le due dame l’aiutarono a spogliarsi, scoprì un sottoabito rosso cremisi, il colore della passione, scelto appositamente per morire, davanti ai protestanti, da regina cattolica.
Alla solennità di questa regina ho pensato quando ho visto sfilare l’abito di Cristiano Burani, della collezione Primavera Estate 2019.
Decantata per bellezza e portamento, il ricordo di Mary Stuart, regina di Scozia, regina consorte di Francia e regina d’Inghilterra, aleggia in passerella, l’andamento regale, il pallore della pelle, la durezza dei volti, la conformazione fisica di una regina che svettava il metro e ottanta di altezza.
Cristiano Brani porta in passerella una collezione “da ritratto”, dove i dettagli seicenteschi, come le gorgiere, vengono rese attuali e moderni, romantici e street.
Una reinterpretazione che mescola l’austerità del passato, le sue rigide leggi e morali, alla libertà dello street style contemporaneo.
I tessuti nobili come il tulle plumetis, il taffetas, il raso di seta, lo chiffon effetto fruisse’, vengono mixati a capi in denim trattato, a cappotti over con cappuccio arricchiti da macro zip in plastica.
Le camicie hanno maniche importanti e colli plissettati, ricordano i pregiati tessuti dei ritratti reali di famiglia. Sono le cornici del volti, dal make up neutro, quasi assente, dal capello raccolto che scopre i tratti, o lasciato cadere morbido sulle spalle, con onde naturali.
I volumi si allargano sulle spalle, grandi da portare il peso di un intero impero, le gambe sono in evidenza ma velate da bianchi collant, i ricami degli alti colletti crochet in poliuretano hanno un sapore retrò.
Total look nei colori tenui del lilla e nude dall’effetto tie-dye, su taffettà di seta o su lunghe t-shirt/abito in raso di seta, drappeggiate e chiuse da nodi asimmetrici.
Sfoglia la collezione Cristiano Burani Primavera Estate 2019:
Nessuna città, per quanto grande o piccola possa essere, è totalmente esposta ai vostri occhi. Ci sarà sempre quel vicolo buio che non avete attraversato per paura, o quel sentiero solitario che finisce dentro un bosco, che non avete mai oltrepassato. Non tutte le vie percorse ogni giorno da migliaia di persone, sono le vostre vie, non tutti i lampioni della vostra città vi illuminano la strada; spesso ritrovate quella piazza in un film e allora correte a vederla e la riscoprite con occhi diversi, oppure venite a conoscenza di un ottimo ristorante attraverso il racconto di un amico.
Ogni città avrà sempre un angolo inesplorato, quel perimetro entro il quale tutto è a portata di mano, ma per cui occhi e orecchie necessitano di una speciale sensibilità.
Il progetto di Perimetro ha esattamente questo come obiettivo, svelarvi tutto l’ecosistema della città di Milano, una Milano che agli occhi del mondo è il centro della moda, ma che assorbe in sé le periferie dalle vite più dure, le notti più bizzarre, le geometriche e affascinanti architetture, quei palazzi che avete costeggiato mille volte ma di cui non ne avete colto la bellezza.
@ Sha Ribeiro
@Delfino Sisto Legnani
@Delfino Sisto Legnani
Perimetro è il community magazine di cultura per immagini e fotografia. I talenti fotografici della città meneghina si sono riuniti, ciascuno con le proprie diversità ma accomunati dall’amore per Milano, e l’hanno rappresentata con i loro occhi.
Ne esce uno spazio urbano, uno stile di vita, la percezione di una città nuova, una mappa colorata che ha un retro inesplorato, il disegno della forza milanese, in forte contrasto con le lacrime mass-mediatiche.
@ Alessandro Vullo
@ Alessandro Vullo
Alessandro Furchino Capria, Alessandro Mitola, Alessandro Vullo, Angelo Cirrincione, Carlo Cozzoli, Delfino Sisto Legnani, Donald Gjoka, Hugo Weber, Lady Tarin e Sha Riberio sono solo alcuni dei collaboratori che hanno ritratto Milano per questo primo numero di novembre.
Perimetro ha un appuntamento fisso:
Ogni lunedì e giovedì pubblica nuove gallery fotografiche e approfondimenti per immagini, creando vere e proprie indagini che spaziano dall’esplorazione dell’urbanistica alle storie di vita vera, dal centro alla periferia.
Con cadenza mensile, invece, un estratto del portale di 32 pagine chiamato Tasca viene stampato e venduto all’interno di un network di concept store mappati all’indirizzo http://perimetro.eu/tasca/
Le 12 uscite di Tasca andranno a comporre un vero e proprio libro da collezione, una ‘fotografia storica’ della Milano di oggi, un’analisi culturale e insieme un censimento, una documentazione per i posteri che Perimetro lascerà in eredità alle generazioni future. www.perimetro.eu
Sembrano arrivare da una festa caraibica le donne Daizy Shely, che per la collezione Spring Summer 2019 ha dichiarato di aver dato libero sfogo alla fantasia.
Solo la gioia di creare e di poter regalare alle donne che scelgono il brand, degli abiti che le facciano sentire belle e a proprio agio.
Sono i fiori le grandi ispirazioni della stilista israeliana, i fiori esotici dai colori vibranti, gli arancioni fluo, i rosa shocking, ma anche i lilla, il turchese e le preziose stampe nate dalla collaborazione con l’artista Umberto Chiodi. Dei bouquet floreali, inno alla femminilità, alla luce, alla bellezza.
sx Daizy Shely SS19 – dx plumeria
Coloratissima la collezione Primavera Estate 2019 Daizy Shely, che prende dalla palette colori tutto l’entusiasmo delle feste dell’America tropicale.
E da quelle terre arriva la plumeria, una pianta della famiglia delle Apocinacee che produce dei deliziosi fiori profumati, con i petali distribuiti come girandole, in genere bianchi verso l’esterno per poi colorarsi di crema, rosa, giallo e rosso. Ma attenzione, le grosse bacche della pianta, dall’aspetto succulento, sono fortemente tossiche, l’altra faccia della medaglia di ogni donna.
Sempre seguendo l’onda dell’ironia, la collezione Daizy Shely propone capi in gabardine e cotone, alcuni più strutturati quali lo jacquard multicolor dallo spirito anni ’70 e il gessato classico accompagnati a linee d’associazione maschile.
La maglieria ha tagli vertiginosi, giocata sia per il giorno che per la sera in simpatiche sovrapposizioni di tessuti e colori; la sera ci si scatena in balli di gruppo con capi in tulle, applicazioni di cristalli e perline e si lascia il segno con il dettaglio: la foglia plastica a forma di cuore dell’Anturium diventa collana/gioiello… Potreste sempre regalarlo a qualcuno…
Sfoglia qui l’intera collezione Daizy Shely SS2019:
Ha sfilato a Milano durante la settimana della moda, Unique Edition, la collezione di Roberto Musso (direttore artistico del brand) che ha scelto di impreziosire i suoi abiti con le creazioni di Giulia Colussi.
Giulia Colussi, designer di gioielli, ha creato dei pezzi unici per la collezione Primavera Estate 2019 Unique Edition, collane di cristalli levigati ispirate alle naturali forme ritrovate nei suoi lunghi viaggi.
Una capsule che arriva dalla natura incontaminata, dove cristalli naturali e druse danno vita a pezzi dal forte carattere e dalla personalità decisa.
Dal deserto più antico del mondo, il Namib, arido da oltre 80 milioni di anni, nascono le pietre di Giulia Colussi. Da un’Africa che nasconde rocce risalenti a più di tre milioni di anni fa, panorami vastissimi e luminosi, da una terra che possiede una luce catturata per regalare brillantezza ai gioielli di Giulia Colussi.
Sui tailleur Unique Edition cadono maxi collane, i bracciali in druse naturali si accostano ai colori tenui della collezione.
Gli anelli, rigorosamente in bronzo per riprodurre la durezza della natura, proteggono cristalli levigati come gocce o spade, ma nel pieno rispetto di quello che la natura ha creato, senza troppo snaturarne la forma.
Giulia Colussi ha voluto entrare nelle viscere della Terra e tirarne fuori i veri tesori, si è lasciata ispirare dai panorami che non lasciano scampo, quelli che non si scordano mai, quelli per cui la “nostalgia” diventa “ossessione”. Ha portato con sé un pezzo di quel paradiso, dal lontano Sossusvlei, quell’area sabbiosa della Namibia dove i colori sono intensi per la composizione ferrosa della sabbia e a causa dell’ossidazione: il rosa e l’arancione che ritroviamo nelle creazioni della designer, che racconta:
“Sono rimasta incantata dagli spazi enormi ed incontaminati del Sossusvlei, dal quel rosso acceso di cui si colorano le sue dune immense, ma anche i sassi e l’asprezza di certi paesaggi del Nord del Namib. E’ proprio lì che ho capito di voler riprodurre in qualche modo quell’emozione, quella gioia che si prova nel disvelare gemme custodite dalla terra, fuse con essa create grazie al tempo di sedimentazione nel suo ventre.”
Una serata di festeggiamenti, a conclusione del lavoro collettivo del team NITO, si è tenuta a Torino, città natale del brand (NUOVA INDUSTRIA TORINESE), con l’incoronazione del nuovo gioiello del motore: URBAN MOTARD N4.
I collaboratori di NITO e la sua famiglia, amici e giornalisti, si sono riuniti per testare i prodotti top di gamma NES5 e NES10, e celebrare l’operato di chi realizza dei veri e propri oggetti di design a due ruote, mezzi innovativi per muoversi rispettando l’ambiente e risparmiando denaro.
NITO è il brand italiano che rispecchia il design made in Italy, motori dalle forme compatte e dallo stile metropolitano, produce veicoli a emissioni zero e totalmente personalizzabili.
Il modello NES, vincitore quest’anno di tre fra i più importanti premi europei, ADI Design Index, German Design Award e bid_18 (Biennale Iberoamericana di Design), è un oggetto di stile unico per design e personalizzazione fra gli scooter elettrici disponibili sul mercato; inoltre, in termini di prestazioni, il NES risulta tra i più brillanti fra i mezzi sotto ai 4 kW, ed è facilmente verificabile nell’affrontare qualsiasi salita.
NES è personalizzabile tra 72 combinazioni di colore, customizzando catena, sella e pedana. Quest’ultima, una vera chicca in legno marinato curvato, dalla texture naturale ed elegante, il dettaglio che fa la differenza.
Ma NITO non si ferma e, ambiziosa come i propri obiettivi, presenta ad EICMA 2018 (6-11 novembre), la 76° Esposizione Internazionale del Ciclo e Motociclo di Milano, “urban motard N4“, una vera sfida a due ruote che coniuga design e prestazioni elevate.
Nell’N4 la mancanza del serbatoio è valorizzata dal telaio a vista a cui si unisce l’ampia sella sviluppata sui fianchi del veicolo, generando la forma di un fulmine che connota fortemente il concept. Con una velocità massima di 150 km/h, 11 kW di potenza e 150 km di autonomia è una motard pensata per andare ovunque, divertendosi.
La realizzazione del prototipo in scala 1:1 non sarebbe stata possibile senza la valida collaborazione di grandi marchi come Selle Italia, FG Racing, Jonich, Honpe, Danisi Engineering, Pirelli e Brembo.
NITO, con N4, è fra le poche aziende del settore 100% elettrico a posizionarsi sia sul mercato degli scooter che delle moto. L’arrivo del modello di produzione è previsto fra poco più di un anno, a inizio 2020.
César Mendoza, socio fondatore e CEO di NITO ha dichiarato: “Siamo certi che il binomio prestazioni elevate/design, possa far arrivare la mobilità elettrica a tutti. Lavoriamo da tre anni in questa direzione, con obiettivo quello di cambiare le abitudini di muoversi in città, nel pieno rispetto dell’ambiente, etica a cui crediamo, con prodotti dinamici, veloci e dal design accattivante, accontentando i gusti più disparati.”
Nito sarà presente all’evento EICMA 2018 presso il PADIGLIONE 11. Oltre a N4, NITO espone il prodotto di serie dello scooter NES (presente anche sullo stand di Motociclismo e dI Honpe), due NES special edition, i monopattini a spinta ed elettrico N1 e N1e e il motociclo leggero pieghevole N3.
MILANO FASHION WEEK – COLLEZIONE PRIMAVERA ESTATE 2019
Un grande designer può dire di aver lasciato il segno quando, chi decide di acquistare un suo abito, interpreta l’atmosfera che questo gli ispira, nella sua vita stessa.
Un abito in vichy ci ricorda le giornate in campagna all’aria aperta, un pin-nic primaverile, le giornate passate con la nonna a fare la pasta in casa. Un vestito dalle stampe a fiori invece ci porta in provence, nel sud della Francia, nelle distese lille di lavanda e nei borghi antichi dove regna il silenzio.
Ai lati Luisa Beccaria SS19, al centro Fernand Toussaint “Dreamy”
Ma quanti abiti realmente posseggono il dono di farci sognare, quanti hanno quella magia di trasportarci in un altro luogo e la capacità di ispirare? C’è chi, partendo da un abito, ha creato un vero e proprio stile di vita, il suo nome è Luisa Beccaria.
Luisa Beccaria, la stilista milanese che da’ il nome all’omonimo brand, rimane fedele a se stessa, romantica e femminile anche per la collezione Primavera Estate 2019.
Ruches, volants, tulle, tulle a volontà, nei colori di Delphin Enjolras e delle sue docili fanciulle, sempre illuminate dalla luce di una lampada, nei loro ambienti intimi, intente a leggere una lettera d’amore o a sognare ad occhi aperti.
“The Enchanted Garden”, la Collezione Spring/Summer 2019 di Luisa Beccaria, un giardino incantato dove regnano i fiori, stampati sulle stoffe o ricamati sugli abiti, uno di quei giardini che Irving Ramsey ha dipinto con eleganza e grazia, dove una tavola semplice unisce la conversazione tra donne.
Leggerezza è la parola d’ordine, tessuti impalpabili, freschi come il vento delle sere in Provenza, autentici come ogni capo della maison che veste le donne più eleganti del cinema, da Nicole Kidman a Kate Winslet.
Sovrapposizioni, il cotone innestato dal pizzo, la garza, il lino, piccoli tocchi di broccato delicato; protagonista è il fil coupé, che come un acquerello dipinge e da’ sostanza a balze, corpetti e sensuali gonne. Ma la donna Luisa Beccaria è in continua evoluzione, gioca tra le tavole imbandite in un grembiule Vichy o in un vestito midi dal sapore folk, per poi risplendere la sera in un abito da cocktail organza fil coupé con fiori gialli, rossi e rosa.
Ai lati Luisa Beccaria SS19 – al centro Fernand Toussaint
Talvolta malinconiche come i soggetti di Fernand Touissaint, le atmosfere L.Beccaria hanno il sapore del passato e il fascino delle favole. Abiti come bouquet di fiori, merletti, trasparenze che si increspano in balze, sottogonne dalle mille nuance, sfumature pastello perfettamente equilibrate e muliebri.
A completare la collezione dalla perfetta palette cromatica, tiare, velette, cuffie in rafia metallizzata, e ai piedi sandali in satin legati alla caviglia e impreziositi da nodi e fiocchi tono su tono, perché i dettagli sono importanti e ci rendono uniche.
Guarda qui tutta la collezione Primavera Estate 2019 Luisa Beccaria:
LA TOP MODEL BIANCA BALTI E’ IL VOLTO DELLA NUOVA CAMPAGNA ALESSANDRO ANGELOZZI COUTURE SCATTATA DAL FOTOGRAFO ANDREA VARANI
Alessandro Angelozzi Couture è la bandiera italiana del wedding e del “saper fare“, questa strana arte in cui la nostra penisola eccelle.
Per la nuova campagna il brand sceglie ovviamente il centro della moda, la città in cui nulla è lasciato al caso, dove le boutique hanno vetrine scintillanti e dove ci si volta a guardare un pedone tanto è elegante: Milano. Milano città del dettaglio, Milano chic e pretenziosa, Milano che chiede ma offre il doppio; qui, nelle vie più importanti e nei prestigiosi palazzi, Alessandro Angelozzi Couture presenta la sua nuova collezione.
Testimonial d’eccezione non poteva che essere Bianca Balti, altro simbolo della bella Italia, quella sana e vivace. Una scelta che ricade sull’immagine della top model dal volto fresco, giovane, una donna che si ricorda solo sorridente.
La donna Alessandro Angelozzi Couture è positiva e legata alla famiglia e alla tradizione, il vestito che indosserà il giorno più bello della sua vita sarà classico ma impreziosito dall’arte nobilissima del ricamo.
“It’s only love” è la nuova brand campaign scattata dal fotografo Andrea Varani. Una visione che rispecchia il passato del marchio, fotografie dai colori milanesi, la professionalità di una mano esperta, la serietà di chi è convinto che un abito possa veramente lasciare il segno. E Alessandro Angelozzi Couture ne è la prova!
Gli abiti da sposa di Alessandro Angelozzi Couture sono disponibili nei migliori atelier e possono essere ordinati direttamente alla maison attraverso il sito www.alessandroangelozzicouture.it
Dopo quasi cinquant’anni dalla retrospettiva che Villa Medici gli dedico’, torna in Italia presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, la mostra di Gustave Courbet, padre del realismo e uno dei più grandi pittori dell’Ottocento.
“Courbet e la natura“, mostra organizzata da Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, racconta l’importanza storico-artistica del pittore francese che ha dato voce a Madre Natura, ha dato carattere alle vallate della Loue, ha intriso di nostalgia i laghi della Svizzera, quelli dipinti durante il suo esilio.
Nessuno come Courbet ha saputo dare il soffio umano alla natura che ci circonda, così come l’uomo fece con il Golem; le sue opere diventano presto modello di riferimento per gli artisti che lo seguirono: Monet, Manet, Degas…
Esattamente 49 le opere provenienti dai principali musei europei ed americani, formano il percorso espositivo di quell’uomo sicuro delle sue capacità e dei suoi mezzi, così come ci viene detto dal suo primo “Autoritratto con cane nero” (1842) in cui un Courbet appena venticinquenne vestito come un vero dandy, si mostra accompagnato dal suo spaniel sullo sfondo della natia Franca Contea.
“Autoritratto con cane nero” (1842)
E’ una ricerca profonda e ossessiva quella di Courbet, che della sua produzione lavora per i due terzi sulla natura.
Misteriose le grotte da cui scaturiscono sorgenti alle cavità carsiche, buio e luce, sono questi gli elementi che lo attraggono a quei luoghi come una calamita, spazi in cui si perde, in cui gode silenziosamente di quella solitudine che non gli faceva paura, i luoghi remoti e nascosti “delle valli del suo paese“.
Potenza e mistero erano qui rappresentati con un minuzioso tocco di spatola, che restituisse alla tela la materia di cui erano fatte quelle rocce, la spigolosità e la profondità di quelle grotte.
La valle della Loue sotto un cielo tempestoso 1849
Anche se è vero il detto che recita “tutto il mondo è paese“, non è altrettanto vero che la luce sia uguale in tutti i luoghi del mondo. Gustave Courbet ci riporta dai suoi diari, che sono le sue stesse tele, tutte le intensità di luce dei suoi viaggi. Limpidi i cieli di Liverpool e di Hartford, trasparenti le atmosfere e cheti i paesaggi.
Tra il 1865 e il 1869, l’artista soggiorna spesso in Normandia dove, oltre agli amici, incontra l’oceano, le sue violente tempeste, le architetture naturali, il mare che cambia sempre forma e colore, il mare meteoropatico, il mare adiratoe poi placido. E’ in questi che luoghi che sperimenta una personale tecnica pittorica, in cui subentrano mezzi quali stracci, spatole, ma anche polpastrelli.
La tela diviene fotografia di quei mari, possiamo sentirne il suono, la risacca sulla battigia, l’infrangersi delle onde sugli scogli, lo scricchiolìo dei sassi bagnati dall’acqua. Cézanne, che venerava il maestro diceva:
“Le onde di Courbet sembrano arrivare dalla notte dei tempi“.
Il mare in burrasca detto anche L’onda (Gustave Courbet, 1870)
Sempre lirici i dipinti del pittore francese, dalla rappresentazione di una quercia a quella di una “Giovane bagnante” (1866), la rivoluzione pittorica sta nella relazione tra l’essere umano e la natura, un legame talmente forte da rendere i due soggetti indissolubili, uniti per destino e inseparabili. Quale profonda emozione legava il pittore alla natura? Che volesse esprimere forse il suo stato di grazia quando ne rimaneva immerso delle ore, durante la pittura o nelle sue lunghe passeggiate, solo o in compagnia di qualche amico con cui parlare? Che sia stato così buono da volerci regalare quei suoi momenti di gioia e di pace che sente l’uomo saggio, così vicini al pastore più che all’uomo del commercio? Che lui, come Tolstoy in “Anna Karenina” o Bertrand Russell in “La conquista della felicità” voglia dirci quanto la natura sia portatrice di pace e di energia positiva?
Riuscirci ci è riuscito, anche senza l’uso della parola, ci è arrivato con i colori, con la pastosità della materia, abbiamo vissuto con lui la nostalgia dell’esule sul lago Lemano in Svizzera, la parabola malinconica di quei profili montuosi, le vedute lacustri e i suoi riflessi sullo specchio d’acqua.
Tramonto: la Spiaggia a Trouville, ca. 1866
Ma, testimonianza della sua grandezza pittorica, è la rappresentazione della caccia, il senso di impotenza dell’uomo di fronte alle leggi della natura. Tele in cui il cielo domina sulla terra, grandi formati che prima erano destinati alle scene storiche e bibliche, Courbet li dedica alla caccia. Con questo tema il pittore arriva sulla punta dell’iceberg, governa in grandezza, attinge da una tradizione pittorica che spazia dai maestri fiamminghi del Seicento ai contemporanei inglesi.
Dipinge ciò che conosce, apprendiamo infatti dalle sue numerose lettere, che amava trascorrere i mesi invernali della nativa Ornans andando a caccia sulle colline innevate o nei sottoboschi insieme agli amici d’infanzia.
All’amico Jules Castagnary scriveva ” Guarda l’ombra della neve, com’è azzurra!“.
Nello straordinario dipinto “Volpe nella neve” (1860), Courbet esprime con maestria gli effetti coloristici della luce e delle ombre sul candore della neve. Il manto scuro della volpe gli permette di raccontare il contrasto tra i due elementi (natura/animale), con un tocco felpato nella rappresentazione del manto, così reale da poterne sentire la morbidezza, soffice e folto, prende quasi tridimensionalità.
Courbet, Volpe nella neve 1860
Lo spettatore viene accompagnato nelle varie fasi dell’opera pittorica di un artista che ha lasciato un segno indelebile nell’arte dell’Ottocento fino a noi, le quasi 50 opere scelte sono la sintesi dell’amore che Courbet aveva per la natura e di come si sentisse debitore nei suoi confronti, dedicandogli tutta la sua vita in viaggi e osservazioni.
“Courbet e la natura” è l’esposizione a Palazzo dei Diamanti di Ferrara e rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2019.
(in copertina “Les Demoiselles des bords de la Seine” Gustave Courbet 1856-1857)
Se siete alla ricerca di una crema viso leggera, non troppo grassa ma ugualmente idratante, la GINGER TEA ENERGIZING AQUA-CREAM è la soluzione giusta!
Anche se con l’arrivo dell’inverno la pelle necessita di maggiori cure e di creme che contengano diversi princìpi, non è detto che queste debbano essere per forza corpose, grasse, oleose. Esistono soluzioni soft ma al contempo molto nutrienti, come la crema viso di TEAOLOGY, il brand che si dedica alla cosmesi traendo beneficio dalle piante del tè.
GINGER TEA ENERGIZING AQUA-CREAM è talmente vellutata che si fonde istantaneamente con il viso non appena la si spalma. Crea un sottile velo di idratazione a lunga durata, ottimo come base per il trucco perché non unge la pelle.
E’ una crema energizzante e dissetante che contiene vitamina C e vitamina E, zenzero, acido ialuronico e infuso di tè nero.
L’infuso di tè nero nel dettaglio è uno stimolante e insieme antiossidante; le vitamine C ed E svolgono un’azione tonificante e rivitalizzante. L’estratto di zenzero rafforza il sistema di autodifesa cellulare, e infine l’acido ialuronico migliora la compattezza cutanea, l’elasticità e combatte l’invecchiamento.
La particolarità di GINGER TEA ENERGIZING AQUA-CREAM è la sua profumazione, delicata, floreale, primaverile, frizzante, che la rende unica e un rito piacevole in ogni momento della giornata. Se abbinata ai prodotti TEAOLOGY, come l’Imperial Tea Miracle Face Mask, assicura un effetto purificante permanente, mantenendo la pelle luminosa e rivitalizzata, senza quei segni rossastri causati dal vento e dal freddo o dall’uso di cosmetici non idonei al nostro tipo di pelle.
“Glitch” è la parola chiave della collezione Annakiki Primavera Estate 2019.
Glitch, quel momento di interruzione, improvviso, glitch, l’errore, qualcosa che salta, glitch come imperfezione.
Che il mondo della moda stia subendo un momento di stallo, lo si nota dalle vetrine e dalle affluenze sempre minori durante gli eventi del settore; la moda ha bisogno di novità, è in arrivo una rivoluzione, come quando il sinistro silenzio preannuncia una turbinosa tempesta.
Che questo “Glitch” voglia intendere la fase di mezzo, quel momento che ne preannuncia subito uno nuovo e duraturo?
Annakiki lo mette in scena sfilando in calendario alla fashion week milanese con una collezione che esalta l’errore.
Glitch sulle tute, sui completi in denim e sui marsupi tono su tono, righe di interferenza come elettrocardiogrammi.
La designer cinese Anna Jang sfila per la quarta stagione seguendo l’onda della nuova fotografia, una ricerca della scomposizione, una destrutturazione dell’immagine, una sovrapposizione apparentemente confusa di volumi e colori.
I tessuti sono lucidi e liquidi come il pvc, cristallo e borchie vengono applicati a mano sul denim, sono linee interrotte, glitch luminosi per illuminare le notti più rumorose.
Fondato nel 2012, il brand Annakiki sta al passo con i tempi, segue le vibrazioni della new generation, costruisce collezioni che ben rappresentano i gusti e che calzano a pennello nel contesto storico. Annakiki è moderna e glitch, molto glitch!
Sfoglia la collezione Annakiki Primavera Estate 2019:
MILANO FASHION WEEK – COLLEZIONE SPRING SUMMER ARTHUR ARBESSER 2019
Stratificazioni, mix and match, le new entry dei tessuti eco, sono le fondamenta della collezione Spring Summer 2019 Arthur Arbesser. Da questo si diramano i temi della collezione, materializzazione dell’idea, geometria, struttura, ordine.
L’ispirazione è fondamentale per Arbesser, che ricerca nel mondo dell’arte la scintilla da portare su carta, per farsi abito. Dai lavori di Fausto Melotti, scultore italiano, Arthur Arbesser da’ vita a quello che è ordine e pulizia, ritmo e armonia. Come nello opere di Melotti dove vigono le regole matematiche e i ritmi musicali, così in alcuni capi di Arbesser vengono rappresentati gli stessi temi partendo da un ordine naturale, dalla scelta dei colori – principalmente del bianco e del nero -, a quello delle linee – la nettezza delle giacche, la morbidezza delle vestaglie.
Sx Arthur Armesser SS19 – dx opera di Fausto Melotti
Se da un lato abbiamo la sperimentazione concettuale riguardante i grandi interrogativi dell’umanità, quelli tanto cari a Melotti, dall’altro Arbesser inserisce uno spazio in cui lavora sui colori, e più precisamente sulla tavolozza di Vally Wieselthier, scultrice e ceramista viennese, esponente dell’Art dèco.
sx Vally Wieselthier – dx Arthur Arbesser SS19
I volumi si fanno più ariosi, le proporzioni intatte, le forme classiche vengono scomposte e ricostruite, sugli abiti una tavolozza di colori come vasi di Pandora, le stratificazioni sono un gioco di contrasti.
sx Vally Wieselthier – dx Arthur Arbesser SS19
La luce arriva dai tessuti spalmati in oro e platino, bilanciata dall’introduzione di materiali naturali, come la juta stampata e sfrangiata, dal crêpe nei toni del rosa e dell’azzurro e dal jersey di lino stampato.
Sx Arthur Armesser SS19 – dx Vally Wieselthier
Gli orecchini, disegnati per la seconda stagione dalla designer Nathalie Jean, in maglia d’oro, ricordano le forme primordiali di Melotti, le calzature della collezione riconfermano la consolidata collaborazione con l’azienda toscana di Fabio Rusconi.
Sfoglia qui la collezione Primavera Estate 2019 Arthur Arbesser: