Teatro alla Scala, danno il balletto “La Bella addormentata nel bosco” con la coreografia di Rudolf Nureyev.
A spettacolo iniziato, dopo l’effetto wow della scenografia di Ezio Frigerio, ricordo che il teatro è un’esperienza sana, e che dovremmo recuperarlo, il valore della lentezza… perchè so che mi aspettano tre ore di incanto.
Proprio qui, nel lontano 1966 accanto a Carla Fracci, debuttò il grande Nureyev nel ruolo del principe Désiré che, dopo cento anni, risveglia la principessa Aurora della fiaba di Perrault, la stessa rimasta nella memoria di molti di noi, grazie all’adattamento animato della Walt Disney.
In origine, Čajkovskij e Petipa, e i due mostri sacri della danza, portarono il balletto nell’Olimpo dei balletti, riconosciuto come irripetibile per eccellenza, ed indimenticabile. Oggi, l’equilibrio dei costumi di Franca Squarciapino immersi nel castello che evoca gli sfarzi barocchi francesi, tra i boschi incantati e misteriosi, mi fa luccicare gli occhi; la grazia delle étoiles, con le gonne di tulle che vibrano a ogni movimento, come cigni che si scrollano di dosso l’acqua dalle piume vaporose, e quei passettini sincopati, rapidi, velocissimi come il volo di un colibrì, mi ricordano che la bellezza è sempre dinnanzi a noi, nella natura che imitiamo inconsapevolmente.
Quando le fate tornano per celebrare il risveglio, nel terzo atto, le danseurs sembrano venire dal mare; le gonne olografiche che cambiano colore a ogni movimento della luce, portano con sé riflessi di conchiglie e di schiume, delle profondità marine, portano i toni della coda di una sirena.

Il pas de deux del Gatto con gli Stivali e della Gattina Bianca, (che ha divertito tutto il pubblico in sala), con quel gioco felino di “mordi e fuggi“, tocca e scappa, tra civetteria, carezze e graffi, è il leitmotiv di Čajkovskij più celebre di tutto il balletto, quasi a dire che anche questa è una fase della coppia, quella del corteggiamento libertino, del puro piacere, quella del Settecento portato in scena con verità, con le scollature che si fanno più profonde, i bustini che si strizzano, e le donne più audaci.
Il teatro è affascinante e curioso anche perchè ha un pubblico a sé: sul palco dove sono seduta, delle habituée sulla settantina col binocolo puntato in scena, si sussurrano: “Sì sì, è molto carina” quando entra Camilla Cerulli (la principessa Aurora), e si sorridono complici quando Mattia Semperboni, (il principe Désiré), prende il volo in quei salti che inevitabilmente evocano i mitici jeté di Nureyev che sfidavano la forza di gravità.
Questa sera ad ogni modo è accaduto qualcosa che ha del contraddittorio. Nell’obbligatorietà di spegnere i telefoni, evitare di fare foto e video, stare in silenzio per ore nell’attenzione, il teatro ci ha regalato una grande libertà: quella di essere travolti dalla bellezza senza necessariamente doverla possedere, immortalare, ma godendone passivamente, con l’impressione che tutto il corpo di ballo sia stato protagonista, non solo accompagnatore, una coreografia complice più che “vetrina” per pochi.
(foto @ Teatro alla Scala)



