Ronin, food, cocktail e members club… a luci rosse

Lasciate ogni ricordo del mondo reale voi che entrate, e perdetevi in quello parallelo dove il Giappone sta in centro a Milano, nel quartiere Chinatown.

Un po’ come il binario 9 e 3/4 di Harry Potter o la tana del Bianconiglio di “Alice nel paese delle meraviglie“, una volta varcata la porta del Ronin, ci si trova immersi nelle fantasie dei fondatori del gruppo Salva tu Alma, Guillaume Desforges, Jacopo e Leonardo Signani, tra atmosfere Japan e luci rosse, tante.

La scelta di questo “quartiere”, è d’obbligo chiamarlo così anche se è un palazzo, è una struttura in stile neo-liberty diviso in quattro livelli, quasi pensati come ad un gioco in cui conquistarsi il più alto.

IZAYAKA
Per iniziare ad assaporare l’idea che si cela dietro l’experience Ronin, l’IZAYAKA del Piccolo Ronin si trova al piano terra, il primo step, l’assaggio, un’osteria dove “bere e divertirsi” (questa la traduzione letterale), dove ascoltare sonorità di ricerca, ma dove potrete trovare ottimi piatti della cultura giapponese, una collezione di LP ed ottimi cocktail, tra cui consigliamo Amaterasu, dedicato alla dea del Sole, la dea degli dei.

ROBATAYAKI
Salendo le scale, tra maxi schermi interattivi dalle grafiche surreali e psichedeliche, troviamo il RONIN ROBATA, un ristorante che raccoglie le caratteristiche iconiche di una casa in stile Japan: fusuma alle pareti, che in architettura rappresentano dei pannelli verticali rettangolari realizzati tipicamente in carta di riso per permettere alla luce di filtrare ma che assicurano un’ottima privacy perché non trasparenti. Anche le case di piacere erano strutturate alla stessa stregua; non vorrei azzardare ma l’enorme specchio posizionato sul soffitto, lascia molto intendere al carattere erotico di questo luogo, dove il cibo, forse, è metafora di un preludio amoroso. Da provare gli huramaki di tonno e foie gras accompagnati da Heavensake Junmai Ginjo (un sorso prima del boccone), considerato lo champagne dei sake; il piccione con cipollotto, arancia e zenzero, sapori orientali che incontrano diverse culture in un viaggio culinario ideato dallo chef Gigi Nastri, romano e diverse esperienze in terra francese.

MADAME CHENG’S
Se amate Wong Kar-wai, non può non venirvi in mente attraversando queste sale, un set cinematografico degno del maestro cinese che coltiva una vera e propria ossessione per il colore. Qui, nel cocktail & sake bar dove trovare i massimi esperti della mixology, la luce che permea tutto è (ovviamente) rossa, ma i lampi fluorescenti arrivano dalle verdi lampade appese al soffitto, le tipiche andon reticolate, dalle luci blu che attraversano la stanza e dalle abat-jour posizionate sopra il lungo divano angolare.
Si trova al secondo piano del Ronin, un tuffo per le strade di Shinjuku nella Tokyo notturna, quelle che ospitano divertenti nightclub e karaoke illuminati. A tema, anche il cocktail menu, il migliore? Macau’s whorehouse, un nome, un programma. Il bar manager è Riccardo Speranza, la mente creativa di queste ambigue e succulente metafore.
Sullo stesso piano di 200 mq, 4 stanze karaoke private con servizio late night di bento box, bottiglie, snack e finest mixology, luogo di culto per i giapponesi di tutte le età.

ARCADE
Riccardo Speranza studia una drink list taylor-made anche per questo spazio members club, prende ispirazione per il concept della drink list da una parola, amae, nella traduzione giapponese “il comportamento di chi che vuole essere amato e coccolato”, come fa un bambino nei confronti dei genitori, la ricerca di benevolenza e accoglienza, i modi civettuoli di una donna che vuole attirare attenzioni. Atteggiamento insito nella cultura giapponese, che vede nella figura della geisha la rispondenza dei propri bisogni. Regno dei migliori distillati, qui non potete perdervi un Gokudo, miscelato con uno Starward Two-fold Double Grain, un whisky australiano invecchiato in botti di vino.

Siete nel mondo dei Ronin, i samurai senza padrone, i combattenti erranti, qui tutto è concesso, potete vivere l’illusione d’essere nei locali giapponesi, assaporare i gusti del Sol Levante, lasciarvi trasportare in uno spazio che vi coccola e risponde ai vostri bisogni.
La vera ricchezza del Ronin sta nell’accoglienza, quella che i giapponesi chiamano omotenashi, che si racchiude in un pensiero:
Il cliente è come Buddha“.

RONIN