Nel panorama delle imprese estreme contemporanee, quella compiuta da Alex Honnold segna un punto di non ritorno. A fine gennaio 2026, l’arrampicatore statunitense ha scalato il Taipei 101, uno dei grattacieli più alti e iconici del pianeta (508 metri), senza corde, senza protezioni, senza margine di errore. Un’azione che, per la maggior parte delle persone, sarebbe semplicemente impensabile.
Per SNOB non è solo una storia di sport estremo o di spettacolo mediatico: è un’occasione per interrogarsi su che cosa accade nella mente umana quando la paura sembra non esistere.
L’impresa: free solo verticale nel cuore della città
La salita di Honnold si è svolta lungo la facciata del grattacielo, sfruttando micro-appigli architettonici, giunzioni metalliche e superfici progettate per resistere ai tifoni, non certo per essere scalate.
Novanta minuti sospesi nel vuoto, con il traffico e la vita urbana centinaia di metri più in basso.
Non si è trattato di un gesto improvvisato. Come ogni impresa di Honnold, anche questa è stata preceduta da anni di preparazione fisica, mentale e strategica. Ma ciò che continua a stupire non è solo la tecnica: è la sua apparente assenza di paura.
Paura, adrenalina e cervello: cosa dice la scienza
Negli ultimi anni, neuroscienziati e ricercatori hanno studiato il cervello di alpinisti, base jumper e atleti estremi come Honnold per capire perché alcuni individui riescano a esporsi a rischi letali senza entrare in uno stato di panico.
Uno degli elementi chiave, oltre ad anni di esercizio fisico e mentale di concentrazione, è l’amigdala, la regione cerebrale coinvolta nella risposta alla paura. Studi condotti su Honnold hanno mostrato una reattività dell’amigdala significativamente ridotta rispetto alla media. In parole semplici: stimoli che per la maggior parte delle persone attivano allarme e paralisi, nel suo cervello producono una risposta minima.
Ma non si tratta di incoscienza.
Le ricerche indicano che questi soggetti presentano:
- Regolazione atipica della dopamina, che riduce la ricerca compulsiva di stimoli ma aumenta la concentrazione
- Gestione efficiente della noradrenalina, l’ormone dello stress, che consente uno stato di iper-lucidità senza panico
- Corteccia prefrontale altamente attiva, responsabile del controllo razionale e della pianificazione
Il risultato non è l’assenza di paura, ma la capacità di modularla, trasformandola in attenzione estrema anziché in blocco emotivo.
Uomini, donne e rischio: esistono differenze?
Le ricerche scientifiche mostrano che non esiste una distinzione netta tra cervello maschile e femminile nella gestione del rischio estremo, ma emergono differenze statistiche:
- Gli uomini tendono a esporsi più spesso a rischi ad alta probabilità di morte
- Le donne, negli sport estremi, mostrano mediamente una maggiore valutazione del contesto e delle variabili ambientali
Non è una questione di coraggio, ma di strategie cognitive differenti. In entrambi i casi, però, chi pratica discipline estreme a livelli d’élite presenta pattern neurochimici fuori dalla norma.
La scalata del Taipei 101 non è solo una dimostrazione atletica. È uno specchio delle nostre paure.
Osservare Honnold sospeso nel vuoto ci costringe a confrontarci con i nostri limiti, con il bisogno di controllo, con l’istinto di sopravvivenza che governa la vita quotidiana.
In un mondo iper-protetto, assicurato, regolato, l’assenza totale di protezione diventa un gesto radicale, quasi filosofico.
Alex Honnold non è semplicemente “senza paura”. È il risultato di una combinazione rarissima di biologia, allenamento mentale, disciplina e consapevolezza. Le sue imprese rappresentano un laboratorio vivente per neuroscienze e psicologia, oltre che una potente narrazione contemporanea sul limite umano.
E forse è proprio questo che ci ipnotizza:
non la sfida alla morte, ma la dimostrazione che il confine tra paura e controllo è scritto, in parte, nel nostro cervello.



