Stellantis e l’Italia: Filosa e Gusmeroli, la svolta di un dialogo che finalmente funziona
Ci sono audizioni parlamentari che passano agli archivi come pura formalità, e ce ne sono altre che segnano davvero un cambio di passo. Quella del 17 giugno scorso, con l’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa davanti alle Commissioni riunite Attività Produttive della Camera e Industria del Senato, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. E il merito va condiviso: da un lato un manager che ha saputo restituire credibilità e visione a un gruppo che ne aveva bisogno, dall’altro una commissione parlamentare guidata con competenza e costanza dal deputato Alberto Luigi Gusmeroli, che in due anni di lavoro silenzioso ha costruito le condizioni perché questo dialogo potesse finalmente dare frutti concreti.
Un cambio di tono che si sente
Filosa si è presentato con un registro positivo: il richiamo ai suoi 27 anni nel gruppo, l’omaggio a Sergio Marchionne nel giorno del suo compleanno, la rivendicazione di un legame personale e autentico con l’Italia. Sembra a tutti gli effetti il segnale di un management che ha scelto di tornare a parlare con le istituzioni italiane, anziché limitarsi a comunicare ai mercati.
Le quattro direttrici del piano industriale
Al centro dell’audizione, le linee guida con cui Stellantis intende affrontare la fase che il settore automotive sta attraversando a livello globale. Come ha sottolineato lo stesso Gusmeroli al termine dei lavori, l’amministratore delegato ha confermato quattro direttrici di intervento solide e coerenti:
– il principio del Made in Europe, per favorire progettazione e componentistica realizzate nel Vecchio Continente e contrastare la concorrenza cinese;
– robusti investimenti in innovazione per diversificare le motorizzazioni nel rispetto della neutralità tecnologica;
– lo sviluppo di utilitarie per le famiglie con costi accessibili e consumi ridotti;
– e una nuova generazione di veicoli commerciali, da produrre in Italia.
Un impianto strategico che Filosa ha tradotto in un’affermazione programmatica più che propagandistica: “Per l’Italia abbiamo una visione chiara“, ha detto, rivendicando il rispetto degli impegni del Piano Italia presentato lo scorso anno da John Elkann, e aggiungendo che in molti casi il gruppo si spingerà anche oltre quanto previsto. Una dichiarazione che, alla luce dei dati che vedremo più avanti, trova già oggi riscontri concreti.
Stabilimento per stabilimento: un impegno fabbrica per fabbrica
Il dato più atteso dall’opinione pubblica e dai territori coinvolti riguarda il destino dei singoli stabilimenti italiani, e su questo fronte Filosa ha offerto un quadro puntuale e rassicurante, indicando una missione produttiva precisa per ciascun sito.
Cassino, il dossier più delicato e seguito con apprensione dai territori, non chiuderà: Filosa ha mostrato piena consapevolezza delle aspettative sullo stabilimento, dichiarando che il gruppo è al lavoro “anche con potenziali partner” per il suo futuro, nel quadro del piano Maserati. È un approccio prudente e responsabile: prendersi il tempo necessario per costruire un’alleanza solida, piuttosto che annunciare soluzioni affrettate. Nel frattempo il gruppo si concentrerà sulla gamma attuale, con una serie speciale per Alfa Romeo Giulia e Stelvio e l’arrivo di una nuova Maserati Grecale dal 2027.
Pomigliano ospiterà entro il 2028 la prima piattaforma e-car, con almeno due (forse tre) nuovi modelli ad alti volumi e un prezzo di vendita accessibile, intorno ai 15mila euro, che si affiancheranno alla Fiat Pandina ibrida, confermata almeno fino al 2030.
Mirafiori resta quella che Filosa ha definito “la casa italiana ed europea” del gruppo, con la 500 ibrida, l’hub di economia circolare e oltre tremila ingegneri: un investimento in capitale umano che testimonia quanto il radicamento italiano resti centrale nella strategia del gruppo.
Melfi vedrà la produzione di due nuovi modelli, Ds e Lancia Gamma, mentre Modena, che ha già riaccolto la produzione delle Maserati GranTurismo e GranCabrio e ospita Bottega Fuoriserie, sarà entro il 2028 la sede di una nuova Alfa Romeo.
Per Maserati in particolare, Filosa ha annunciato un piano “ambizioso”, da presentare a Modena entro fine anno, che comprenderà due nuovi modelli del segmento delle ammiraglie. “Maserati si confermerà icona italiana di stile ed eleganza”, ha dichiarato il ceo – una frase che racchiude la volontà di coniugare competitività industriale e valorizzazione del patrimonio italiano.
La novità industriale più rilevante riguarda Atessa, dove sarà prodotta la prossima generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni. “Solo ad Atessa investiremo oltre un miliardo di euro nei prossimi cinque anni”, ha annunciato Filosa, definendo l’operazione una scelta destinata a garantire il futuro dello stabilimento abruzzese e a confermare la centralità dell’Italia nei veicoli commerciali: un impegno economico imponente, che parla da solo.
I numeri della ripresa
A sostegno del quadro positivo, Filosa ha fornito alcuni dati che meritano di essere sottolineati con chiarezza: nei primi cinque mesi del 2026 le immatricolazioni sono cresciute di quasi il 15%, la produzione del 16%, mentre il ricorso alla cassa integrazione si è ridotto del 30%. A livello globale, nel primo trimestre il gruppo è tornato a una “crescita redditizia” e dispone di una liquidità di quasi 45 miliardi di euro. Sull’Italia, il gruppo prevede complessivamente 5 miliardi di euro in ricerca e innovazione nei prossimi cinque anni. Sono numeri che, presi insieme, raccontano un’inversione di tendenza reale e misurabile.
Energia e lavoro: una richiesta legittima
Restano, nelle parole dello stesso Filosa, “i nodi competitivi”, e va riconosciuto il merito di averli affrontati con franchezza anziché nasconderli. Il principale è il costo dell’energia: nel primo trimestre Stellantis ha pagato in Italia in media 205 euro al MWh, contro i 90 euro pagati in Spagna e i 100 euro in Francia. È un divario oggettivo, documentato, che non dipende da scelte aziendali ma da un fattore di sistema-Paese.
Sul fronte del lavoro, Filosa ha chiesto maggiore flessibilità, citando il modello spagnolo: “Serve introdurre meccanismi di flessibilità in linea con le esigenze operative contemporanee, come è stato fatto in Spagna“, ha dichiarato, precisando subito dopo che questa flessibilità deve “gratificare e tutelare le persone“, consentendo al tempo stesso di “sintonizzare la produzione, il mercato e le altre dinamiche esogene“. Un equilibrio, tra competitività e tutela dei lavoratori, che è esattamente ciò che ci si augura da una leadership industriale matura.
L’emendamento Gusmeroli: una soluzione concreta
È proprio su questo punto che si misura il valore del lavoro svolto dalla commissione presieduta da Alberto Luigi Gusmeroli. Filosa ha riconosciuto esplicitamente il valore delle misure introdotte di recente dal Parlamento nella conversione del Decreto Primo Maggio, ringraziando direttamente il presidente della commissione: “Ringrazio il presidente Gusmeroli per un emendamento che crediamo possa essere di grande utilità per migliorare la competitività industriale e, al contempo, valorizzare i nostri lavoratori”.
Si tratta dell’emendamento a prima firma dello stesso Gusmeroli, che disciplina il distacco di lavoratori da aziende in difficoltà verso aziende sane, con l’obiettivo di mantenere competenze e redditi dei lavoratori, evitando il ricorso alla cassa integrazione. È una misura pragmatica, uno strumento che tiene insieme la tutela del lavoratore e la sostenibilità del sistema industriale.
Commentando l’esito dell’audizione, Gusmeroli ha sintetizzato bene il senso di questi due anni di lavoro: “L’attività della commissione di questi due anni di sensibilizzazione e attenzione sulla crisi automotive che colpisce anche il nostro Paese ha visto oggi in audizione le prime azioni positive di svolta“. Un bilancio che i fatti, numeri alla mano, sembrano confermare. Il deputato ha inoltre rivendicato con orgoglio il ruolo della Lega nella difesa dei territori coinvolti: “La Lega ha dimostrato anche in questa occasione una concreta vicinanza ai territori, avendo come obiettivi la difesa dell’occupazione e lo sviluppo economico dell’Italia per le presenti e le future generazioni“.
Le tre priorità per l’Europa
Guardando oltre i confini nazionali, Filosa ha indicato a Bruxelles tre priorità su cui chiede maggiore realismo in termini di regole e tempistiche: i veicoli commerciali leggeri, le auto piccole e il principio del Made in Europe. Una richiesta sensata, che colloca l’Italia non come Paese in difesa, ma come voce propositiva nel dibattito sulla politica industriale europea.
Non capita spesso, nel rapporto tra grande industria e politica italiana, di vedere un dialogo così diretto, documentato da numeri verificabili e da impegni puntuali stabilimento per stabilimento. È un modello di collaborazione istituzionale che meriterebbe di essere preso a esempio anche in altri settori strategici del Made in Italy.
(foto in copertina @alberto_gusmeroli)



