Stellantis e l’Italia: Filosa e Gusmeroli, la svolta di un dialogo che finalmente funziona

Stellantis e l’Italia: Filosa e Gusmeroli, la svolta di un dialogo che finalmente funziona

Ci sono audizioni parlamentari che passano agli archivi come pura formalità, e ce ne sono altre che segnano davvero un cambio di passo. Quella del 17 giugno scorso, con l’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa davanti alle Commissioni riunite Attività Produttive della Camera e Industria del Senato, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. E il merito va condiviso: da un lato un manager che ha saputo restituire credibilità e visione a un gruppo che ne aveva bisogno, dall’altro una commissione parlamentare guidata con competenza e costanza dal deputato Alberto Luigi Gusmeroli, che in due anni di lavoro silenzioso ha costruito le condizioni perché questo dialogo potesse finalmente dare frutti concreti.

Un cambio di tono che si sente

Filosa si è presentato con un registro positivo: il richiamo ai suoi 27 anni nel gruppo, l’omaggio a Sergio Marchionne nel giorno del suo compleanno, la rivendicazione di un legame personale e autentico con l’Italia. Sembra a tutti gli effetti il segnale di un management che ha scelto di tornare a parlare con le istituzioni italiane, anziché limitarsi a comunicare ai mercati.

Le quattro direttrici del piano industriale

Al centro dell’audizione, le linee guida con cui Stellantis intende affrontare la fase che il settore automotive sta attraversando a livello globale. Come ha sottolineato lo stesso Gusmeroli al termine dei lavori, l’amministratore delegato ha confermato quattro direttrici di intervento solide e coerenti:

– il principio del Made in Europe, per favorire progettazione e componentistica realizzate nel Vecchio Continente e contrastare la concorrenza cinese;
– robusti investimenti in innovazione per diversificare le motorizzazioni nel rispetto della neutralità tecnologica;
– lo sviluppo di utilitarie per le famiglie con costi accessibili e consumi ridotti;
– e una nuova generazione di veicoli commerciali, da produrre in Italia.

Un impianto strategico che Filosa ha tradotto in un’affermazione programmatica più che propagandistica: Per l’Italia abbiamo una visione chiara, ha detto, rivendicando il rispetto degli impegni del Piano Italia presentato lo scorso anno da John Elkann, e aggiungendo che in molti casi il gruppo si spingerà anche oltre quanto previsto. Una dichiarazione che, alla luce dei dati che vedremo più avanti, trova già oggi riscontri concreti.

Stabilimento per stabilimento: un impegno fabbrica per fabbrica

Il dato più atteso dall’opinione pubblica e dai territori coinvolti riguarda il destino dei singoli stabilimenti italiani, e su questo fronte Filosa ha offerto un quadro puntuale e rassicurante, indicando una missione produttiva precisa per ciascun sito.

Cassino, il dossier più delicato e seguito con apprensione dai territori, non chiuderà: Filosa ha mostrato piena consapevolezza delle aspettative sullo stabilimento, dichiarando che il gruppo è al lavoro “anche con potenziali partner” per il suo futuro, nel quadro del piano Maserati. È un approccio prudente e responsabile: prendersi il tempo necessario per costruire un’alleanza solida, piuttosto che annunciare soluzioni affrettate. Nel frattempo il gruppo si concentrerà sulla gamma attuale, con una serie speciale per Alfa Romeo Giulia e Stelvio e l’arrivo di una nuova Maserati Grecale dal 2027.

Pomigliano ospiterà entro il 2028 la prima piattaforma e-car, con almeno due (forse tre) nuovi modelli ad alti volumi e un prezzo di vendita accessibile, intorno ai 15mila euro, che si affiancheranno alla Fiat Pandina ibrida, confermata almeno fino al 2030.

Mirafiori resta quella che Filosa ha definito “la casa italiana ed europea” del gruppo, con la 500 ibrida, l’hub di economia circolare e oltre tremila ingegneri: un investimento in capitale umano che testimonia quanto il radicamento italiano resti centrale nella strategia del gruppo.

Melfi vedrà la produzione di due nuovi modelli, Ds e Lancia Gamma, mentre Modena, che ha già riaccolto la produzione delle Maserati GranTurismo e GranCabrio e ospita Bottega Fuoriserie, sarà entro il 2028 la sede di una nuova Alfa Romeo.

Per Maserati in particolare, Filosa ha annunciato un piano “ambizioso”, da presentare a Modena entro fine anno, che comprenderà due nuovi modelli del segmento delle ammiraglie“Maserati si confermerà icona italiana di stile ed eleganza”, ha dichiarato il ceo – una frase che racchiude la volontà di coniugare competitività industriale e valorizzazione del patrimonio italiano.

La novità industriale più rilevante riguarda Atessa, dove sarà prodotta la prossima generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni. Solo ad Atessa investiremo oltre un miliardo di euro nei prossimi cinque anni”, ha annunciato Filosa, definendo l’operazione una scelta destinata a garantire il futuro dello stabilimento abruzzese e a confermare la centralità dell’Italia nei veicoli commerciali: un impegno economico imponente, che parla da solo.

I numeri della ripresa

A sostegno del quadro positivo, Filosa ha fornito alcuni dati che meritano di essere sottolineati con chiarezza: nei primi cinque mesi del 2026 le immatricolazioni sono cresciute di quasi il 15%, la produzione del 16%, mentre il ricorso alla cassa integrazione si è ridotto del 30%. A livello globale, nel primo trimestre il gruppo è tornato a una “crescita redditizia” e dispone di una liquidità di quasi 45 miliardi di euro. Sull’Italia, il gruppo prevede complessivamente 5 miliardi di euro in ricerca e innovazione nei prossimi cinque anni. Sono numeri che, presi insieme, raccontano un’inversione di tendenza reale e misurabile.

Energia e lavoro: una richiesta legittima

Restano, nelle parole dello stesso Filosa, “i nodi competitivi”, e va riconosciuto il merito di averli affrontati con franchezza anziché nasconderli. Il principale è il costo dell’energia: nel primo trimestre Stellantis ha pagato in Italia in media 205 euro al MWh, contro i 90 euro pagati in Spagna e i 100 euro in Francia. È un divario oggettivo, documentato, che non dipende da scelte aziendali ma da un fattore di sistema-Paese.

Sul fronte del lavoro, Filosa ha chiesto maggiore flessibilità, citando il modello spagnolo: “Serve introdurre meccanismi di flessibilità in linea con le esigenze operative contemporanee, come è stato fatto in Spagna, ha dichiarato, precisando subito dopo che questa flessibilità deve “gratificare e tutelare le persone“, consentendo al tempo stesso di “sintonizzare la produzione, il mercato e le altre dinamiche esogene“. Un equilibrio, tra competitività e tutela dei lavoratori, che è esattamente ciò che ci si augura da una leadership industriale matura.

L’emendamento Gusmeroli: una soluzione concreta

È proprio su questo punto che si misura il valore del lavoro svolto dalla commissione presieduta da Alberto Luigi Gusmeroli. Filosa ha riconosciuto esplicitamente il valore delle misure introdotte di recente dal Parlamento nella conversione del Decreto Primo Maggio, ringraziando direttamente il presidente della commissione: “Ringrazio il presidente Gusmeroli per un emendamento che crediamo possa essere di grande utilità per migliorare la competitività industriale e, al contempo, valorizzare i nostri lavoratori”.

Si tratta dell’emendamento a prima firma dello stesso Gusmeroli, che disciplina il distacco di lavoratori da aziende in difficoltà verso aziende sane, con l’obiettivo di mantenere competenze e redditi dei lavoratori, evitando il ricorso alla cassa integrazione. È una misura pragmatica, uno strumento che tiene insieme la tutela del lavoratore e la sostenibilità del sistema industriale.

Commentando l’esito dell’audizione, Gusmeroli ha sintetizzato bene il senso di questi due anni di lavoro: L’attività della commissione di questi due anni di sensibilizzazione e attenzione sulla crisi automotive che colpisce anche il nostro Paese ha visto oggi in audizione le prime azioni positive di svolta. Un bilancio che i fatti, numeri alla mano, sembrano confermare. Il deputato ha inoltre rivendicato con orgoglio il ruolo della Lega nella difesa dei territori coinvolti: La Lega ha dimostrato anche in questa occasione una concreta vicinanza ai territori, avendo come obiettivi la difesa dell’occupazione e lo sviluppo economico dell’Italia per le presenti e le future generazioni.

Le tre priorità per l’Europa

Guardando oltre i confini nazionali, Filosa ha indicato a Bruxelles tre priorità su cui chiede maggiore realismo in termini di regole e tempistiche: i veicoli commerciali leggeri, le auto piccole e il principio del Made in Europe. Una richiesta sensata, che colloca l’Italia non come Paese in difesa, ma come voce propositiva nel dibattito sulla politica industriale europea.

“L’audizione di Tavares stava distruggendo Stellantis in nome del solo elettrico”, ricorda Gusmeroli. “Elkann è stato un Ceo di transizione. Con Filosa ho fatto, prima dell’audizione, tre incontri a porte chiuse.” 

Non capita spesso, nel rapporto tra grande industria e politica italiana, di vedere un dialogo così diretto, documentato da numeri verificabili e da impegni puntuali stabilimento per stabilimento. È un modello di collaborazione istituzionale che meriterebbe di essere preso a esempio anche in altri settori strategici del Made in Italy.


(foto in copertina @alberto_gusmeroli)

Addio a Manlio Rocchetti : un truccatore da Oscar di fama mondiale

Beauty – Manlio Rocchetti , 73 anni , orgoglio italiano del trucco cinematografico, uomo talentuoso dall’animo nobile, ci ha lasciati tre giorni fa durante la sua permanenza in Florida.
Lo chiamavano il truccatore delle star: alle spalle aveva una gloriosa carriera ricca di successi.


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Nato a Roma nel 1943 da una famiglia d’arte che si è sempre occupata di fornire parrucche al mondo dello spettacolo, Rocchetti è il rappresentante di una delle più famose famiglie italiane della storia del cinema, ma è anche il nostro unico connazionale italiano che sia mai stato premiato con un Academy Award per il miglior make-up.

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Suo zio ebbe ruolo fondamentale nella sua vita in quanto lo indirizzo’ alla carriera del truccatore debuttando poi nella pellicola di Renato Castellani sulla vita di Giuseppe Verdi.
La sua carriera ebbe così inizio nei primi anni sessanta.
Il 1989 è stato il turno dell’Oscar al miglior trucco per A spasso con Daisy, il film con Morgan Freeman e Jessica Tandy.

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Nel 1989 conquista un Emmy Award per il film Lonesome Dove, ha raccolto un sacco di nomination agli Emmy Awards e premi BAFTA. Con una carriera di oltre 60 film (La nuit de Varennes, C’era una volta in America, Il principe delle maree, Ricordando Hemingway, Il Libro, L’avvocato del diavolo, Brokeback Mountain, ecc), Manlio Rocchetti è stato make-up artist di scelta per Martin Scorsese, con il quale ha collaborato a l’ultima tentazione di Cristo, l’età dell’innocenza,Gangs of New York e Shutter Island.

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Tutti i diritti riservati Rocchetti&Rocchetti



Negli ultimi anni Manlio non ha mai smesso di dedicarsi al suo mestiere con passione , lavorando costantemente a Roma nella sua boutique storica di parrucai e a Bologna trasmettendo ai ragazzi sua metodologia come docente di trucco cinematografico all’accademia nazionale del cinema.



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Rocchetti ha lavorato per i più grandi registi del cinema italiano e internazionale, come Sergio Leone, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Roberto Rossellini, Ettore Scola, Martin Scorsese, Brian De Palma.
Tra gli attori al quale ha curato il make-up, le seguenti persone si distinguono: Al Pacino, Robert De Niro, Sean Connery, George Clooney, Leonardo Di Caprio, Jack Nicholson, Robert Duvall, Kevin Costner, Matt Damon, Charlize Theron, Morgan Freeman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Liza Minnelli, Keanu Reeves, Michael Caine..


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Un persona umile , che ha sempre elogiato la fatica , il sudore , la determinazione , un maestro nel lavoro e nella vita.
“Non bisogna credere di essere il più bravo, bisogna dimostrarlo. Il complimento deve arrivare dagli altri e non da se stessi, non bisogna autoincensarsi”, citava.




Qui delle interessanti interviste dove Rocchetti si racconta.
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interview with Manlio

Pronti per il Black Friday? Amazon propone il triplo delle offerte

Anche per quest’anno si è tutti in attesa del tanto citato Venerdì Nero, è il Black Friday ed è il giorno in cui è possibile sbizzarrirsi con lo shopping.
Tradizionalmente stabilito dopo il giorno del Ringraziamento, nasce negli Stati Uniti come giornata di sconti nella quale è possibile approfittare di diverse offerte con una durata massima di qualche ora.

Il suo nome deriverebbe dalla calca e dalla fila interminabile che ogni anno affolla i centri e i negozi delle catene più importanti.
La polizia di Philadelphia utilizzò “Black Friday” per esprimere il disagio provocato dal traffico e dagli ingorghi che si tengono durante il giorno dopo del giorno del Ringraziamento.
Dopo il Venerdì Nero, si tiene nel seguente lunedì il Cyber Monday, ovvero un ulteriore giornata di sconti ma solo in ambito ambito elettronico.

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In Italia questa tradizione è iniziata a spopolare pochi anni fa soprattutto nei negozi online come Amazon.it, che quest’anno ha prolungato gli sconti per un’intera settimana anticipando il Black Friday già dal 21 Novembre.
Le offerte sono previste fino a lunedì 28 Novembre, giorno del Cyber Monday.
Oltre a possedere una maggiore durata, gli sconti sono triplicati rispetto all’anno scorso aumentando, quindi, fino a 10.000 offerte.

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In poco tempo in Italia il Black Friday è diventato un appuntamento di riferimento per i clienti che hanno scoperto la comodità dello shopping online da casa o tramite smartphone, dicendo così addio alle lunghe code e alle attese. Infatti durante il Black Friday dello scorso anno abbiamo registrato una media di circa 7 ordini al secondo, segnando il giorno di maggiori vendite del 2015“, sostiene François Nuyts, Country Manager di Amazon Italia e Spagna.

Le offerte variano a seconda degli ambiti, con un’accurata ricerca è possibile trovare diversi sconti nel reparto di elettronica, informatica, giocattoli, attrezzi, cucina e cura della casa.

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Pratica che ti passa. Le 5 interessanti novità da non perdere per gli appassionati di yoga

Sempre più italiani si approcciano all’antica disciplina scegliendola come propria filosofia di vita. Per questo motivo D-Art sceglie di portarvi alla scoperta delle ultime tendenze e curiosità inerenti lo yoga.



A qualche giorno dalla conclusione dello Yoga Festival Milano 2015, edizione particolarmente significativa, trattandosi di quella decennale, si è sancito un punto sulla situazione dei praticanti della disciplina in Italia. E’ una comunità che cresce giorno dopo giorno, fatta di persone affascinate dal suo valore millenario, intente a trovare il proprio equilibrio interiore attraverso la filosofia.
Nello spazio di circa 4500 mq, presso il Superstudio di via Tortona, sono state ospitate oltre 80 scuole di yoga e vari espositori, 5 sale per le pratiche, 2 sale conferenze, un ristoro biologico e una sezione speciale per i più piccoli.
Un’occasione per scoprire tutte le novità per gli yogi, molte delle quali ancora in fase di startup.
Ed ecco che D-Art va alla ricerca delle 5 più innovative curiosità, dentro e fuori dal festival, per garantire ai propri lettori la possibilità di essere al passo con i trend anche in fatto di benessere psicofisico.


1. Approdato nel 2012 a Milano, grazie a Antonio Spera, il Bikram yoga a caldo si pratica in pochissime altre città. Presso il suo centro, che ha sede in via Spontini, si svolgono anche laboratori di hatha yoga, hot flow e workshop di aggiornamento e perfezionamento periodici. Le lezioni durano 60 e 90 minuti e si sviluppano attraverso 26 āsana, vale a dire posture, e 2 particolari esercizi di respirazione a 40 gradi. Ogni sistema del corpo umano insieme agli organi interni lavora profondamente. Di lezione in lezione si impara a concentrare la mente sulle proprie capacità di resistenza, a controllare il respiro e a acquistare consapevolezza del collegamento tra mente e corpo perfezionando forza e flessibilità. Il Bikram prende il nome dal suo ideatore Bikram Choudhury, pluripremiato campione internazionale di yoga e mentore di molte celebrities hollywoodiane, conosciuto dallo stesso Spera nel 2010. Una pratica che può essere svolta dai 9 ai 99 anni, che può ridurre i sintomi di molte malattie croniche ed è un’ottima attività di prevenzione.


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2. E’ proprio nella programmazione annuale dei workshop di Spera Bikram Yoga che si incrocia l’insegnante statunitense Benjamin Sears, ideatore di LuxYoga, uno spazio aperto a tutti gli appassionati, nel cuore della Provenza, che mixa una full immersion nella disciplina a una vacanza nel segno del luxury. Aperto nel 2007, la villa che lo ospita vede lo svolgimento di classi giornaliere e consente ai propri ospiti di essere coccolati dallo chef residente intento a preparare solo pasti con prodotti bio. Al termine di ogni classe viene offerto un drink ayurvedico da gustare prima di tuffarsi in piscina. Gli ospiti, inoltre, possono usufruire di massaggi sul patio con una splendida vista sul Mediterraneo e gustare selezionati vini rossi locali. Escursioni e lezioni di cucina non mancano per completare il confronto con gli altri yogi, provenienti da ogni parte del mondo. Un modo per incrementare la pratica, massimizzare il proprio potenziale e ricevere nozioni extra rendendo LuxYoga un’esperienza unica nel suo genere e impossibile altrove.


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3. Lusso e esclusività personalizzata anche per My Ginny, il servizio “à porter“ di ginnastica femminile a corpo libero, fortemente ispirata dallo yoga, atta a modellare la figura di ogni donna. Partendo anche dai principi della ginnastica Vedres, della danza, del pilates e della ginnastica posturale, si riescono a creare piccole coreografie mirate all’allungamento, stiramento, scioglimento degli accumuli di grasso, rassodamento e benessere della schiena e cervicale. A idearla è la poliedrica trainer Costanza Sibio che, con l’utilizzo di un tamburello scandisce il ritmo da seguire durante le lezioni che sono sempre diverse e mai annoianti. Le possibilità di svolgimento sono tante e tutte personalizzate, da sole, a casa o a lavoro, la Sibi vi raggiungerà ovunque vogliate per consentirvi di essere in forma e di rilassare lo spirito e il corpo.





4. Dal personal trainer al personal food coach, specializzato in consigli per coloro che vogliono affiancare alla pratica yoga uno stile alimentare in linea. Dopo essersi formata sulla tematica, Gioia Camillo, già food blogger e chef vegana di Bacche di Gioia, è in grado di dare suggerimenti personalizzati su come nutrirsi evitando tutto ciò che è tossico per l’organismo. In quattro settimane, tempo idoneo per sviluppare un nuovo stile di vita a tavola, attraverso chiacchierate informali e consulenza illimitata, porta i suoi assistiti alla scoperta della loro essenza e dei loro desideri, nel segno dell’armoniosità del proprio organismo.


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5. Ma chi sono e che volto hanno i maestri che diffondono la disciplina nel nostro Paese? E’ l’arcano che viene svelato da Georgia Nuzzo, fotografa ufficiale della Federazione Mediterranea Yoga dal 2008, per la quale realizza reportage fotografici.
“Equilibri Yoga” è la sua ultima personale nella quale si focalizza su ritratti di 16 maestri in āsana.
Presentata proprio allo Yoga Festival questi ultimi sono colti in differenti posizioni che lasciano captare la personale determinazione spirituale. Un connubio di forza fisica e mentale che sancisce la perfezione raggiunta da chi svolge la pratica da anni. La naturalezza dei loro movimenti supera, per chi osserva i magici scatti su sfondo nero, la reale difficoltà.
Negli eleganti ritratti ritroviamo i maestri: Jacopo Ceccarelli, Perumal Koshy, , Willy Van Lysebeth, Roberto Miletti, Antonio Nuzzo, Walter Ruta, Gualtiero Vannucci, Piero Vivarelli, Jayadev Jac e Barbara Woehler.



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Nomi noti settorialmente ai quali si aggiungono quelli meno conosciuti ma ugualmente appassionati e coinvolgenti. Secondo le statistiche , infatti, nel 2016 si prevede un incremento di praticanti e insegnanti intenti a approcciarsi alla disciplina nelle sue varianti classiche e in quelle sperimentali, pronti a alimentare un mercato satellite fortemente in crescita.

NICOLE ORLANDO: QUANTE MEDAGLIE!

Medaglie e record ai Mondiali di Atletica IAADS (International Athletic Association for people with Down Syndrome) in Sudafrica. Gli Azzurri chiudono al terzo posto nella classifica a squadre.


Sapevate che in Sudafrica, a Bloemfontein, si sono tenuti i Mondiali di Atletica per persone affette da Sindrome di Down? Sicuramente no.
Forse, perché è difficile seguire lo sport, quello vero, fatto di valori e grande passione, mentre è molto più avvincente seguire un campionato di calcio dove gli scandali e gli illeciti sportivi sono di casa.
Manifestazioni come quella che si è recentemente svolta in Sudafrica non sono mai pubblicizzate in larga scala e alle stesse non è mai dato il giusto peso.
Eppure, sono delle gare sportive, così come i seguitissimi mondiali di calcio, il motomondiale, la Formula 1, le gare di nuoto, le “classiche” Olimpiadi e così via. Ma, restano sempre in secondo piano. Tutto questo è davvero triste, sopratutto se si considera che tutti i ragazzi che hanno preso parte a queste meravigliose gare hanno dato tutto se stessi per onorare la propria Nazione, gareggiando con il sogno di salire sul podio ed ascoltare l’inno nazionale, guardando la “propria” bandiera sventolare più alta delle altre.
Anche L’Italia ha partecipato ai Mondiali di Atletica IAADS in Sudafrica, rappresentata da atleti di spessore, che all’ombra del tricolore hanno ottenuto risultati straordinari.
Le emozioni che gli atleti partecipanti hanno regalato ai presenti sono state davvero incredibili: con cuore e grinta da leoni hanno lottato per vincere, dimostrando che anche loro sono in grado di prestazioni di altissimo livello.
Lo sport non è solo per normodotati e questi ragazzi ne sono la prova.


NICOLE, AVVERSARIA IMPOSSIBILE DA BATTERE.
Tra i tanti atleti italiani che hanno preso parte a questa manifestazione sportiva mondiale, si è distinta Nicole Orlando, un vero e proprio uragano, uno schiacciasassi, che ha letteralmente annientato i suoi avversari in diverse discipline.
Niente e nessuno è riuscita a fermarla, portando a casa una completa collezione di medaglie e un record mondiale.
Questi i suoi risultati: oro nei 100m, nel salto in lungo, nel Triathlon (con annesso record mondiale), oro nella staffetta 4x100m e argento nei 200m.
Risultati incredibili, che meriterebbero qualche elogio in più. Dimenticavo, non stiamo parlando della serie A.
Nicole, con cuore e grande passione per lo sport, è riuscita in un’impresa epica. No, non sto facendo riferimento alla gare, ma ad un qualcosa di molto più grande ed importante. Nicole ha cominciato a cancellare, con fatica e sudore, la scritta che è possibile leggere, a chiare lettere, negli occhi di tantissime persone: pregiudizio.


UNA SQUADRA VINCENTE.
Nicole ha dominato in tutte le discipline per le quali, giorno dopo giorno, con costanza e determinazione, si era allenata duramente. Ma, al suo fianco, c’erano tanti altri atleti azzurri, che hanno creato con le loro grandi prestazioni, la cornice ideale per sue vittorie.
Questi i nomi degli altri atleti che hanno onorato l’Italia, regalando nuova luce al nostro tricolore: Sara Bonfanti, Giulia Pertile, Silvia Preti, Giovanna Tiano, Sara Spano, Gabriele Rondi, Michele Zugno, Roberto Casarin, Luca Mancioli, Tiziano Capitani, Gabriele Festa, Simone Nieddu, Stefano Lucato e Riccardo Bora.
Ora riposo e poi tutti a Firenze, dove a luglio 2016 si terrà il più grande evento mondiale sportivo per atleti con sindrome di Down, i “Trisome Games”.
Un grande team: onore a voi, Campioni!

I selvaggi paradisi franco tahitiani di Gauguin: la mostra più attesa dopo la fine dell’Expo

Fino al 21 febbraio è possibile ammirare presso il nuovo Museo delle Culture una delle collezioni più complete al mondo dedicate a Paul Gauguin


Autoportrait au Christ jaune Paul Gauguin (1848-1903)
Autoportrait au Christ jaune Paul Gauguin (1848-1903)



La Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen ospita la più grande raccolta dei lavori di Paul Gauguin e, per la prima volta, un’ampia sezione viene esposta al di fuori di essa scegliendo come prestigiosa location espositiva il nuovo Mudec di Milano.
35 i lavori dell’artista, provenienti da 12 musei e altrettante collezioni private, accompagnati da quelli di Cézanne, Pissarro e Van Gogh, atti a illustrare le influenze e le sinergie di cui l’artista si circondava. Tra le perle esposte anche “Vahine no te tiare” (Donna col fiore), una delle prime testimonianze del suo filone polinesiano. L’approccio peculiare e originale al primitivismo e al selvaggio, costante fondamentale della produzione artistica di Gauguin, introduce il visitatore nel percorso, che si snoda in cinque sezioni e la cui ultima tappa l’arte della Polinesia, passando da quella popolare della Bretagna francese, a quella dell’antico Egitto, da quella peruviana delle culture Inca a quella cambogiana e javanese.


Gauguin Paesaggio Francese
Gauguin Paesaggio Francese



Un moderno globe trotter che, attraverso i suoi viaggi, onirici e reali, aprì gli occhi del mondo sugli universi paralleli, lontani nello spazio e nel tempo, fondendoli alla sua variegata produzione di matrice impressionistica francese.
Nella prima sezione espositiva viene presentato l’artista attraverso il suo autoritratto, introducendo il contesto storico e culturale francese del tempo, nella seconda, “Le visioni di Gauguin e il concetto di primitivo”, si ripercorre il suo lavoro dal 1876 al 1892, quando viene colto dal fascino della cultura incontaminata, fil rouge della sua produzione fino alla morte. La terza sezione, invece, “I viaggi di Gauguin, reali e immaginari”, racconta le sue esplorazioni fino al 1889 attraverso l’esposizione di alcuni lavori chiave e un video del poliedrico artista contemporaneo Filippo Timi. Nella quarta sezione, infine, “I dipinti di Gauguin: tecnica e visione”, si esplorano gli anni della maturità artistica fino a chiudere il racconto con la concretizzazione del suo credo. Mito, fantasia, sogno e realtà le chiavi di lettura dell’identità gaugainiana il cui omaggio alla figura della vahine polinesiana è il chiaro riconoscimento da parte della collettività.


Gauguin Donne Sdraiate
Gauguin Donne Sdraiate



Lo stesso incubatore espositivo riapproderà alla base la prossima Primavera, quando, un’ampliamento dell’esposizione sancirà il connubio tra il patrimonio artistico danese e l’ospitalità sopraggiunta dallo spazio italiano.

Le 4 migliori location della Milano da bere

Con l’avvento del social sharing i luoghi di tendenza per l’happy hour vengono presi d’assalto non solo per deliziare il palato con l’ultima variante del Moscow Mule ma, grazie alla particolare attenzione nei confronti dell’interior design, diventano ambite mete per immagini da condividere sui network. Scoprite, quindi, insieme a D-Art, quali sono le 4 imperdibili location milanesi dove dare appuntamento agli amici o organizzare un meeting nel segno delle ultimissime tendenze del lifestyle.

Nella centrale Porta Venezia sorgono Eppol e il Bar Basso.
Il primo, riaperto da poco, prende vita in una delle più belle strade della capitale lombarda, Via Marcello Malpighi, culla dello stile Liberty. In linea con ciò che lo circonda è arredato con una particolare attenzione ai dettagli. Nato come liquor bar, adesso Eppol offre variegati menù da gustare a tutte le ore, senza dimenticare le intolleranze e la scelta vegetariana. Il locale è anche luogo d’arte visiva e musicale, infatti, nei suoi angoli più intimi, troviamo i testi e i quadri di SOLO vinili | libri da consultare e ammirare.

La saletta di Eppol Milano
La saletta di Eppol Milano

Spostandosi verso Viale Abruzzi ecco sorgere un altro iconico bar meneghino.
La ricerca che, da anni, rende il Bar Basso unico nel suo genere conduce il cliente alla scoperta dei primi drink degli anni 30 fino a quelli delle mode più attuali.
Nato nel 1967, nel pieno dei moti rivoluzionari, ai suoi esordi offriva proposte esclusive in bicchieroni dall’aria pop mixandole alla tradizione alcolica italiana.
E’ qui che sono nati gli esperimenti in puro stile “Milano da bere” come il Rossini, il Negroni Sbagliato e il Fragolino.
Frequentato assiduamente dai baluardi dello stile e dell’ intelletto è il luogo prescelto da designer, giornalisti, stilisti e da chi lavora nel mondo della comunicazione per i propri incontri lavorativi e il tempo libero. La particolare attenzione e il rispetto per la creatività hanno ispirato il Bar Basso nella produzione di oggetti di design, come la collezione di bicchieri di vetro soffiato a mano e il maxi cubettone di ghiaccio che, per merito del designer Jacopo Pavesi, che ne ha progettato lo stampo, è inserito nei drink come firma esclusiva del bar.

La storica insegna del Bar Basso
La storica insegna del Bar Basso

Andando verso Porta Romana si giunge in uno spazio che, con le sue proposte gourmet, ci invita a vivere il fascino di un’antica drogheria intenta a vendere tabacchi.
A ideare la Tabaccheria Giacomo è l’omonimo chef Bulleri, da oltre 50 anni uno dei più rinomati in città, che propone una formula easy per degustare le sue prelibatezze.
Dalla colazione all’aperitivo, i grandi classici della cucina italiana, scoperti dallo stesso nei meandri della Penisola, sono accompagnati dai migliori vini senza tralasciare la vendita diretta. Ottime le idee regalo da esporre e fotografare, corredate di un elegante packaging con l’effige di Giacomo, che spaziano dalla colatura di alici di Cetara al pecorino bagnolese alla passata di pomodoro giallo, dal burro al tartufo bianco di Gubbio al profumato olio extravergine di oliva di Spello.

Un angolo della Tabaccheria di Giacomo Bulleri.
Un angolo della Tabaccheria di Giacomo Bulleri.

Dal fascino della tradizione italiana al glam di ispirazione newyorkese dell’American bar Ceresio7 diretto da Dario Gentile e situato sul tetto dell’ ex palazzo Enel, oramai divenuto sede del gruppo Dsquared2.
E’ lo skyscraper della nuova Milano, quella sorta grazie all’Expo, a accompagnare uno dei luoghi più cool della città. Due le piscine sulla sua terrazza, tante le preziose selezioni di super alcolici e drinks miscelati nel migliore dei modi grazie alla lungimirante esperienza dei barman.
Aperto dalle 18,30 alle 1,00, è ideale per lo sharing del dopo lavoro di coloro che vogliono concedersi momenti di lusso informale, lontani dallo stress ma sempre connessi grazie allo smartphone.

L'American bar Ceresio7 e la sua vista mozzafiato
L’American bar Ceresio7 e la sua vista mozzafiato

Un panorama in evoluzione, quindi, quello degli ambienti curati nei minimi dettagli per mettere a proprio agio gli ospiti 2.0, intenti non solo ad esaltare il gusto personale ma anche a catturare l’apprezzamento dei propri followers.

Starbucks apre in Italia: quando il caffè è glamour

La catena di caffè più amata dalle star di tutto il mondo sta per arrivare in Italia. Simbolo del lifestyle americano, sdoganato persino sulle passerelle di Milano nel lontano 2009, ora Starbucks apre il suo primo negozio a Milano.

La catena americana di caffetterie starebbe per aprire i battenti nella capitale lombarda: protagonista dell’operazione è l’imprenditore bergamasco Percassi. L’accordo, che dovrebbe essere concluso entro Natale, prevede l’apertura nel 2016 del primo punto Starbucks in Italia.

Numerosi i rumours che si rincorrevano a tale proposito, già da due anni a questa parte. Il famoso marchio americano, leader nella caffetteria, fondato da Howard Schultz, vanta un fatturato di circa 9 miliardi di dollari.

La top model Lara Stone fotografata per Terry Richardson
La top model Lara Stone fotografata per Terry Richardson

Magdalena Frackowiak, foto di Terry Richardson per Harper’s Bazaar US
Magdalena Frackowiak, foto di Terry Richardson per Harper’s Bazaar US

Coco Rocha
Coco Rocha

Una modella con la celebre tazza di Starbucks durante la sfilata di Dsquared2, Milano, marzo 2009, foto di  Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
Una modella con la celebre tazza di Starbucks durante la sfilata di Dsquared2, Milano, marzo 2009, foto di Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)


Una nuova sfida, quella di portare il brand in Italia, patria per antonomasia del caffè: e fu proprio l’Italia la location che diede a Schultz l’ispirazione per la sua celebre catena. L’atmosfera dei caffè italiani, in cui ci si rilassa, si legge il caffè e si dibatte dei temi di attualità, portò il manager americano a tentare di adattare la formula al mercato americano. Impresa non facile, data la differenza culturale tra i due Paesi: tante sono le differenze tra il caffè lungo abbinato al latte, che incontra il gusto tipicamente yankee, e la classicità dell’espresso italiano. Largo uso della tecnologia in locali rigorosamente free wifi: su questo puntò inizialmente Schultz per imporsi sul mercato. Genio del marketing, i celebri bicchieroni extralarge in carta per l’asporto di bevande, simbolo del brand, sono entrati così nel mito.

La top model Alessandra Ambrosio
La top model Alessandra Ambrosio

Lily Aldridge con un cappuccino Starbucks

La top model Heidi Klum per le strade di Beverly Hills con la figlia Leni e cappuccino  Starbucks
La top model Heidi Klum per le strade di Beverly Hills con la figlia Leni e cappuccino Starbucks


I bicchieroni extralarge simbolo della catena Starbucks, sono ormai entrati nell’immaginario collettivo americano: numerosissime le celebrities paparazzate con questo status symbol stretto tra le mani. Immortalata anche in numerosi fashion shoots, la celebre tazza di carta è stata fotografata dall’obiettivo di celebri fotografi di moda, in primis da Terry Richardson, dopo aver calcato le passerelle della Milan Fashion Week, grazie all’estro di Dean e Dan Caten, celebri direttori creativi di Dsquared², che la scelsero come accessorio principe della loro collezione Primavera/Estate 2010.

Jessica Alba con buste di Starbucks per le strade di New York City
Jessica Alba con buste di Starbucks per le strade di New York City

Taylor Swift con bevande Starbucks
Taylor Swift con bevande Starbucks

Miley Cyrus
Miley Cyrus

Lindsay Lohan esce da Starbucks
Lindsay Lohan esce da Starbucks


Ora Antonio Percassi, bergamasco doc ed ex calciatore, si pone come il franchising partner dell’operazione di lancio del brand nel nostro Paese. La strategia di marketing dovrebbe coniugare al gusto della tradizione italiana le nuove tecnologie. Largo quindi al caffè americano, unito al free wifi e alle suggestioni tipicamente americane. Buon Frappuccino a tutti.


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Riccardo Tisci per Givenchy: un alchemico bilustro di croci e delizie

Dopo l’amarcord attraverso le emozioni suscitate da John Galliano per Christian Dior qui, D-Art, in occasione del decennale del designer italiano per la maison di moda francese, vi conduce, grazie a 5 video, nel ricordo delle sfilate più memorabili.


Ci si aspettava un designer con una forte impronta italiana, ricco di positivismo e opulenza quando, circa dieci anni fa, Riccardo Tisci debuttò sulle passerelle parigine dell’Haute Couture, lasciando tutti senza fiato.
La Maison Givenchy stava fallendo e l’unica ancora di salvezza era risollevarne le sorti affidandosi a un talento che stava proiettando la sua personale visione sul mondo.
Scoperto alla settimana della moda milanese, nell’autunno 2004, Tisci decise di portare in passerella il lato oscuro della moda, sperimentando materiali innovati e volumi decostruiti, ricchi di riferimenti al mondo dell’arte sacrale e al gotico grottesco. Un anticipatore di tendenze in grado di spianare la strada a quello che sarebbe stato il trend degli anni a seguire.
La melanconia, la forte religiosità, l’infanzia segnata dalla perdita del padre e l’aura della femminilità che pervade le sue giornate, grazie alle otto sorelle, mix esplosivo e fonte ispirazionale costante. Il designer è riconosciuto anche per l’italianismo soffuso, mai invadente, che, però, ha sempre celato una critica al panorama politico e sociale.
E’stato lui stesso a sdoganare il fenomeno “no gender” iniziando, anni orsono, a giocare con l’ambiguità e la varietà razziale.
Sin dalla sua prima collezione, 8:30, The Procession, elaborata come progetto finale per la Central Saint Martins School di Londra, frequentata grazie a una borsa di studio, ha, inoltre, denotato una forte sensibilità per il mondo delle arti.
Proprio per questo motivo, sceglie da sempre la collaborazione di Marina Abramović, Antony Hegarty, Vanessa Beecroft e Erykah Badu.
E grazie alla sue forte identità, i riconoscimenti da parte del mondo dello spettacolo sono cresciuti a dismisura. Maria Carla Boscono, Madonna e Donatella Versace che, nonostante fosse una concorrente, ha posato per una delle ultime campagne Givenchy, solo alcune delle sue estimatrici.
La moda di Tisci, inoltre, è democratica. Basti pensare che, dieci anni dopo il suo ingresso nell’ufficio stile, è diventata anche social: 1200 gli inviti estesi alla gente comune per la sfilata celebrazione a New York, lo scorso 11 settembre.


Una notizia che spiana la strada all’excursus attraverso i 5 show evento che, in questi anni, hanno fatto breccia nella collettività:

Un video inedito per ricordare il debutto per la casa di moda con l’Haute Couture Primavera/Estate 2006.

Il leitmotiv è il leopardato. Una giungla pagana, quella di Tisci, che bandisce la religiosità portando in passerella, per la prima volta, un transgender: Lea T.

Con l’utilizzo dell’iconografia neo gotica dà il via a uno dei trend dell’ultima decade.

E’ Path McGrath, make up artist di fama mondiale, a celarsi dietro ai volti tribali visti in passerella. Una scelta stilistica che, tutt’oggi, identifica gli show Givenchy.

Haute couture e Ready to wear si fondono in un’unica visione. E’ il percorso della casa di moda negli ultimi dieci anni. La femminilità viene mixata agli elementi del guardaroba maschile bandendo il technicolor.

Speciale Fashion Week: Au jour le jour Primavera/Estate 2016

Il duo di designer si lega ad una delle storiche icone Pop italiane: il fustino Dash.


L’irriverenza di Au Jour le Jour, per lanciare segnali positivi e esularsi dalla crisi economica, celebra una delle icone pop nazional popolari: il fustino Dash.
In occasione del cinquantenario, infatti, il brand stringe una partnership con la Procter&Gamble dando vita a una collezione tematica.
Nato negli anni del boom economico, il detersivo ha segnato intere generazioni promuovendo l’innovazione e la ricerca nell’ambito della pulizia e della cura dei tessuti.


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Un concetto affine alle idee del giovane marchio che, in passerella, fa sfilare un vero e proprio “omaggio allo sporco da lavare”.
Le macchie di tutti tipi si ritrovano nelle intessiture jacquard, nelle spalmature gommate, nelle trasparenze del fil coupé nei trompe l’oeil sull’ecopelle effetto alligatore.
Le paillettes trionfano sui tessuti e il concetto di riutilizzo degli accessori vede i pendenti staccarsi dagli abiti per diventare gioielli da indossare.

A completare i look stravaganti calzature che invadono la scena pronte per graffiare la cinepresa di moderni Andy Warhol.


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Speciale Fashion Week: Leitmotiv Primavera/Estate 2016

La donna proposta dal duo di designer fugge alla ricerca della felicità.


La studio dei pattern e dei ricami, che contraddistingue da sempre le collezioni Leitmotiv, nella prossima stagione fa un salto nell’arido deserto dell’Arizona.
Il solleone, però, rende la natura del luogo un posto incantato. Ed è così che il cactus vede invadere il suo habitat naturale da cavallucci marini e gorilla. Un parco giochi dove i fiori si mescolano a rotaie e a pastiglie della felicità e il logo del brand , il cervo, vede le proprie corna trasformarsi in tronchi di alberi dove volano insetti e libellule.
Le modelle sfilano attraverso un’istallazione dell’atelier Wandschappen; si tratta di piante macro in linea con l’immaginario dei capi, proposti in denim, popeline, filati laminati, organze, cadì, seta e mikado stretch.


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Le distese di sabbia offrono spunti cromatici di notevole impatto ma, ancora una volta, i Leitmotiv preferiscono i colori intensamente accesi.
Una sfilata che ambisce alla sensibilizzazione e all’impegno sociale nei confronti dei temi di attualità. Infatti, il messaggio esteso al pubblico è quello di rompere i reticolati e i fini spinati per fuggire verso i paradisi del pacifismo e della tolleranza.


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