INTERVIEW BY MIRIAM DE NICOLO’
PHOTOGRAPHY D2UNO MASSIMO MORGANTE + DAVID LENAZ
STYLING DILETTA PECCHIA
MAKE UP ARTIST MARTINA BELLETTI
PHOTOGRAPHY ASSISTANT MATTEO MARTEGANI
STYLING ASSISTANT SILVIA DAVIS
MAKE UP ARTIST ASSISTANT SARA SELVESTREL
LOCATION D2UNO STUDIO
POST-PRODUCTION TEA DRAGANO
Incontro con Anna Yi Lan Zhang, la vincitrice di MasterChef Italia 14 che ha fatto della sua doppia identità una filosofia culinaria
“Andiamo al Dabass”, mi dice Anna quando le chiedo dell’intervista. “È di amici, mangio sempre benissimo lì”. Al ristorante-cocktail bar milanese, dove la cucina segue il ritmo della natura piuttosto che quello delle mode, Anna mi accoglie con quel sorriso che già in tv mi aveva conquistato, e con me l’Italia intera. Sul tavolo arrivano piatti di verdure poco cotte, sapori onesti, quella “cucina sincera” che lei ama e che racconta già molto di chi è: una ragazza che ha trasformato la propria doppia identità in un linguaggio universale. La scelta del luogo non è casuale – come scoprirò nel corso della serata, per Anna ogni gesto ha un significato, ogni dettaglio parla.
Nata a Milano da genitori cinesi arrivati in Italia per sfuggire alla legge del figlio unico, cresciuta a Rovigo, oggi veneziana d’adozione, Anna incarna quel “ponte” culturale di cui l’Italia – e forse il mondo – ha bisogno. Ma lo fa con una leggerezza sana, quasi inconsapevole della propria unicità.
Anna, la tua cucina è profondamente contaminata – affonda le radici nella tradizione cinese e nei sapori orientali, eppure non rinuncia all’italianità. È un equilibrio affascinante, soprattutto considerando che non hai mai davvero vissuto in Cina. Come nasce questo linguaggio ibrido?
È un paradosso che vivo quotidianamente. Sono stata in Cina pochissime volte – da piccola qualche viaggio, poi nel 2018 per lavoro, 21 giorni in 17 città. Ma quando torno là mi sento straniera: non so bene di cosa parlare, faccio un po’ fatica a trovare argomenti di conversazione. Eppure qui, in Italia, quella cultura vive dentro di me attraverso i miei genitori. Mia madre mi ha insegnato a pensare al cibo come energia: ogni ingrediente ha una natura termica che influenza il nostro equilibrio psico-fisico. Per anni non l’ho ascoltata, poi, durante il Covid ho letto il libro del Dr. Lucio Sotte sulla medicina e dietetica cinese: tutto quello che mia madre diceva era lì, scritto. È stato un colpo di fulmine – ho capito che quella sapienza antica mi apparteneva, anche senza aver mai vissuto là.
Tua madre sembra essere stata una maestra silenziosa.
La domanda a casa era sempre “cosa vuoi mangiare oggi?”. Ogni giorno, sapori nuovi, per questo i miei ricordi sono legati a tantissimi piatti specifici dell’infanzia sempre diversi – il mio comfort food è lo spaghetto al pomodoro e basilico, ma anche il riso cinese saltato con verdure e gamberi. Preferisco la sorpresa al ricordo. Così sono stata cresciuta, nella curiosità, nell’apertura. Amici ed abitudini italiane, e l’estetica cinese, che mi ha sempre profondamente ispirata.

Hai studiato ragioneria e lavorato nella moda. Come sei arrivata alla cucina?
Ho fatto una tesi sulla contraffazione del Made in China – per approfondire il tema del copiare, scoprendo che tutto arriva da un insegnamento di Confucio secondo il quale l’imitazione è un ottimo punto di partenza per imparare. Poi ho studiato moda e sapendo il cinese mi chiamavano in boutique di lusso, showroom, sales director, una crescita veloce, ma non ero felice. Mi sentivo una qualunque, non avevo un traguardo. E l’ambiente era pesante, soprattutto tra donne. Ricordo il mio terzo giorno in boutique: una collega mi chiuse in camerino e mi disse “qui ci sono i budget personali, le percentuali le prendiamo noi che siamo qui da più tempo”. Lavorava lì da dodici anni. Pensai: forse è ora che cambi tu lavoro, no? Ma avevo solo 21 anni.
E non l’hai mandata a quel paese?
(ride) In realtà faccio fatica. Sono autentica, ma se mi sento presa in giro non trovo le parole giuste per essere diplomatica.
Il Covid è stato il tuo spartiacque?
Sì. Ero da sola in quarantena a Milano, in Corso Magenta, quaranta metri quadri, una finestra sola che affacciava sul palazzo di fronte e la polizia che urlava “dovete stare a casa!”. Terribile. Ho iniziato a ordinare cose su Amazon – libri, e un’aspirabriciole per perdere più tempo visto che con l’aspirapolvere ci mettevo tre secondi. (ride) Ho letto quel libro di Lucio Sotte e mi sono innamorata. Tutti gli insegnamenti di mia madre: il Qi, lo Yin, lo Yang, i cibi caldi e freddi. Ho capito che la cucina era la mia strada; non cucinare dietro ai fornelli e basta, ma qualcosa di più grande, di etico.
Parli spesso di energia, di cibi “vivi”. Cosa intendi?
I vegetali sono vivi, i vegetali appena raccolti hanno l’anima dentro, l’energia scorre ancora per qualche giorno, ed è l’energia che ci ricarica. Mangio insalatone enormi, con verdure saltate – amo quando le foglie rimangono verdi. In medicina cinese ad esempio lo zenzero è un attivante: va mangiato la mattina, mai dopo le quattro del pomeriggio. Mia nonna, novantadue anni, beve tè verde il pomeriggio accompagnato da patatine fritte o frutta secca per bilanciare, perché il tè ha natura fredda, rinfrescante. Lascia la frutta fuori dal frigo due ore prima, sempre a temperatura ambiente, e le verdure a foglia verde mai spadellate troppo – per noi “troppo” vuol dire cinque minuti. Sono conoscenze antiche che oggi abbiamo perso.
Una cultura profonda che arriva dalla tua famiglia. Raccontami dei tuoi genitori – come hanno scelto l’Italia?
Sono venuti in Italia per avere me. In Cina c’era la legge del figlio unico e loro volevano una famiglia allargata. Hanno sempre lavorato facendo sacrifici enormi, non si sono mai goduti le circostanze. Si sono integrati con l’Italia sì, ma non tanto con gli italiani. I cinesi sanno fare rete, si supportano a vicenda, sono a loro modo affettuosi anche se da fuori non si vede. Con la mia vittoria a MasterChef Italia sento di aver chiuso un cerchio per loro: sono venuti qui, hanno lavorato tanto, e forse attraverso me hanno visto qualcosa realizzarsi.
Quanto ha pesato, nella tua storia, sentirsi “diversa”?
Ho subìto anch’io da bambina forme di bullismo. Ogni tanto penso: Meno male che sono nata carina! (ride) Dentro di noi la parola “diverso” esprime qualcosa di negativo. Ma così non è – o almeno, non dovrebbe esserlo. Anche se pure in Cina chiamano gli italiani “le persone opposte”, quindi il problema è universale. Io spero di riuscire a fare da ponte. La mia cucina non è fusion forzata – io ci sono nata in questi gusti. A casa mia non manca mai il parmigiano, c’è sempre un formaggio e mia madre cucina le melanzane alla soia, con l’origano!

La vittoria a MasterChef ti ha regalato, oltre al titolo, un corso di alta formazione presso ALMA, a Colorno. Come vivi questa nuova fase?
È bellissimo. Lezioni dal lunedì al venerdì, dalle sette e mezza alle cinque del pomeriggio; teoria, pratica, cultura gastro- nomica del vino, analisi sensoriale. Impariamo le categorie degli alimenti, facciamo demo con gli chef, poi training nelle nostre postazioni singole. Voglio avere tutte le competenze, tutte le carte in regola, e tra tre mesi non sarò più solo “la vincitrice di MasterChef”, voglio essere Anna.
Qual è il tuo sogno?
Un programma di cucina divulgativa in tv. L’ho sempre saputo, in realtà – da piccola dicevo che volevo diventare famosa. Non mi vedevo cantante o attrice, ma “quella che parla alle persone”. E poi c’è l’Oasi, il progetto con il mio fidanzato: un luogo dove stare bene, mangiare bene, ma soprattutto dove insegnare attività manuali. Perché riconnettersi alla natura significa anche riconnettersi con se stessi. Vorrei corsi di ventagli col bambù, arpa cinese, pittura. Tanti giochi di luce.
Venezia, la città dove ora vivi, cosa ti ha dato?
Qualità della vita. Esco e saluto il fruttivendolo alla barca di San Barnaba, il pescivendolo, il fioraio. Andando a piedi ho tempo per riflettere, per parlare a me stessa. Quando l’uomo è in moto il cervello funziona meglio, hai illuminazioni. Non avrei mai fatto MasterChef se fossi rimasta a Milano. Qui ho trovato la dimensione giusta. E ho trovato il mio compagno, che porta con sé una storia straordinaria – il nonno era pioniere dello yoga in Italia, allievo di Iyengar, aveva fondato un ashram su un’isola della laguna. Lui lavora nell’immobiliare con la stessa filosofia: trovare per ogni persona la casa giusta. E insieme vorremmo lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato.
Scrivi un diario, mi hai detto..
Un obbligo che mia madre mi ha imposto sin da piccola; un esercizio freudiano, più che cinese, ma fondamentale per metabolizzare le cose. I miei mi hanno sempre detto: “ascolta il tuo cuore”. Così facendo ogni scelta sarà quella giusta, perché sei una bambina buona. Ho fatto anche le mie cazzate, ma sono sempre tornata sui miei passi.
Sei credente?
Sì. I miei sono cristiani protestanti. Io credo nella forza dell’energia positiva, nel karma, nella gentilezza che porta gentilezza. Credo che la fortuna dell’uomo sia l’altro uomo.
C’è un momento particolare che ricordi di MasterChef?
La prova con i peperoncini peruviani. Avevo talmente paura di esagerare col piccante che sono partita col freno a mano tirato, un errore da principiante (ride). Avevo scelto Samuele come compagno di squadra, non per strategia ma per curiosità: volevo capire come ragiona, osservarlo da vicino. E poi il Perù è un viaggio che sogno di fare, c’è un universo di sapori che non ho ancora esplorato. Ma il ricordo più bello è un altro.


A questo punto al tavolo si avvicina un’amica di Anna — una delle “Telline”, così si chiama il loro gruppo. Ride, ci racconta di quella volta che Anna aprì il suo frigo quasi vuoto e creò un piatto miracoloso: farinata surgelata, zucca a cubetti, feta, mela verde, broccoli scottati, uvetta e marmellata di fichi. “Con due ingredienti fa magie”, dice.
Le chiedo di descrivere Anna con tre aggettivi. “Stimolante, dinamica, eclettica. Da quando l’ho conosciuta le ho detto che era speciale. Non aveva ancora questa direzione, sbatteva da una parte all’altra, ma una sera, nel letto, le ho preso la mano e le ho detto: sento che domani farai qualcosa di grande.”
Anna ha gli occhi lucidi. Si abbracciano. Qualcosa si stringe anche nel mio petto.
(in copertina: Dress and stockings Vivetta – Shoes Santoni – Earrings Rosantica)






