“Nelly e Monsieur Arnaud”, un film di Claude Sautet
Nelly vende baguette, è di una bellezza dolce e sensuale, di quelle bellezze che vestono chi non sa d’esserne portatrice, difatti Nelly, come molte donne inconsapevoli, ha sposato un fannullone, un uomo che passa le giornate sul divano a guardare la tv, in attesa che la mogliettina torni a casa e adempia pure ai suoi obblighi da coniugata.
Nelly presto riceve, da un conoscente di una sua cara amica, la somma di denaro che coprirà tutti i suoi debiti, come dono, come un regalo, un gesto di quelli che, anche alla più ingenua delle donzelle, lascia il punto di domanda e molti puntini di sospensione.
Il gentiluomo è un ex magistrato che ha avuto fortuna negli affari immobiliari, le proporrà di fargli da dattilografa, offrendole una fissa retribuzione, dettandole il libro che avrebbe sempre voluto scrivere e avendo così l’opportunità di starle accanto ogni giorno. Troverà il tempo di sedurla con lo sfoggio del potere, con le parole, con cene sontuose, con l’eleganza di un uomo d’altri tempi.
Alla bella Emmanuelle Béart hanno consegnato un copione bianco con moltissimi “OUI” e “NO”, detti a labbra serrate, alla francese, ma forse a lei basta presenziare in questa pellicola di Claude Sautet, che lascia alla donna il ruolo misterioso e magnetico, persuasivo e sfuggente.
Non uno dei suoi film migliori, ma di Sautet sappiamo che il silenzio è una componente onnipresente, nei suoi personaggi distaccati, introversi, guardinghi, come in Stéphane, il liutaio di “Un cuore in inverno”.
Piuttosto noioso se non fosse per il magnetismo della Béart che ci attacca allo schermo a seguire ogni suo movimento, e per una scena rivelatrice che Sautet descrive in maniera eccellente:
Una sera Nelly e Monsieur Arnaud cenano insieme in un ristorante stellato, l’età media della clientela è molto alta e la ragazza non passa certo inosservata accanto all’anziano signore, che tutti conoscono per fama. Lei indossa un tubino nero, degli orecchini di perle e un disinvolto chignon (ça va sans dire); l’alcool, uno Chateau d’Yquem del ’61, fa il suo gioco, e i due si ritrovano a flirtare scherzosamente per le insistenti occhiate dai tavoli vicini: tutti pensano che lei sia una prostituta e questo la diverte. Salutato Monsieur Arnaud, Nelly chiama in piena notte l’uomo che da tempo la corteggia, l’editore di Arnaud, a cui, fino a quella sera, non si era mai concessa, e si lascia andare ad un gioco che era già stato iniziato da un altro uomo.
Ecco, questa scena descrive perfettamente la donna dal punto di vista della donna, le bugie, le contraddizioni, i capricci, i desideri. Nelly sa che può trovare un corteggiamento antico, maturo ed elegante da Mr Arnuad e sa che può rivelare il suo lato istintivo con Vincent, l’editore, che l’accoglierà con l’ardore di un giovanotto. Nelly, dopo aver lasciato il marito, prende tutto, ma dovrà fare i conti con i sentimenti, quelli che fanno radici con lo stesso silenzio con cui lei si burla degli altri, per poi fare rumore quando sta per perderli.
In “La sirène du Mississipi” di François Truffaut, Julie ne indossa uno casto, dalle linee semplici, fattezze usate per confondere la vittima; in “Melancholia” di Lars von Trier è avvolto da veli che fluttuano nell’acqua, citazione a Ophelia di Millais; mentre “La bisbetica domata” di Zeffirelli (tratto dall’opera di Shakespeare) ne veste uno con ampiezze cinquecentesche e i colori che fanno brillare gli occhi viola di Elisazeth Taylor. Stiamo parlando dell’abito da sposa, quell’oggetto che ha il compito di rapire al primo sguardo, come una Sirena fa col suo canto.
Melania Fumiko, giovane brand della designer omonima, presenta una collezione dedicata agli abiti da cerimonia e da gran sera, e una linea Sposa “Yuki”, dallo stile elegante, sobrio, raffinato, capi sartoriali che rispondono alle esigenze e ai gusti di ciascuna futura sposa, per rendere il loro giorno indimenticabile e ricco di bellissimi ricordi.
La Collezione Yuki, che nella lingua giapponese significa “neve”, raccoglie tutti gli elementi dei numerosi viaggi della designer, e racconta la ricerca di una perfezione graziosa e rispettosa della donna, rispettosa di un’estetica femminile e raffinata. I tessuti sono i veri gioielli della linea: sete di kimono antichi, ikat turchi tinti a mano, sete vegetali marocchine, pizzi o piccole perle giapponesi; ciascuno di essi porta con sé una storia diversa.
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Melania Fumiko Benassi, la stilista italo-americana completa il lavoro di ricerca con una collezione di alta gioielleria, che risponde ai valori di riflessione e dedizione che hanno spinto la nascita del marchio nel 2015. Una bellezza armoniosa e in perfetto equilibrio che si sposa con la filosofia zen, gioielli in oro bianco, giallo e rosa 18 carati. Realizzati a mano, con pavé di pietre preziose, zaffiri gialli, smeraldi, diamanti che rappresentano la foglia di Ginkgo Biloba, simbolo della maison e sinonimo di rinascita, vitalità, immutabilità delle cose.
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L’atelier milanese di Melania Fumiko è sito nel cuore della città, in Via Chiossetto 10, a pochi passi da piazza San Babila e dal Quadrilatero della moda.
GLI INTERVENTI DI 6 INFLUENCER CON PSICOLOGI, PERSONAL COACH, SCRITTORI, IMPRENDITORI
Si dice che la disperazione crei delle occasioni, o forse è meglio dire che nella disperazione c’è chi sa utilizzare le proprie risorse per trovare soluzioni al problema. L’emergenza Coronavirus sta colpendo tutti, indistintamente, tutti i mestieri, tutte le classi sociali, tutte le razze, ed è inevitabile che in momenti come questi emergano le persone in grado di fare qualcosa di utile, mentre la massa rimane nell’ombra. Anche i social network fanno sentire la loro voce, luogo in cui le tendenze, fino a ieri, volgevano al brutto, al volgare, al superficiale. Isocial network, frittata di influencer che si pasticciano il corpo mostrando solo una reale assenza di contenuto che è diventata una moda, oggi paiono rifiorire. E siamo certi che ci sarà da domani una inversione di tendenze, una nuova primavera che guarda al bello, al contenuto di qualità, alla condivisione intelligente e matura. E allora chi ha qualcosa da dire finalmente oggi può contribuire alla causa ognuno con le proprie velleità; quindi non solo tutorial che mostrano come inserire un bottone dentro un’asola, ma interventi concreti con psicologi, sportivi, imprenditori.
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Dall’agenzia Venicemesh 6 influencer hanno cercato di dare il proprio contributo intelligente per alleggerire questi giorni di quarantena forzata. Abbiamo fatto una chiacchierata con ciascuno di loro: c’è chi ha discusso con psicoterapeuti che danno consigli alle coppie su come affrontare le distanze obbligate; chi ha registrato interventi con agricoltori che hanno mostrato le reali difficoltà del settore e le misure da adottare; ci sono studenti costretti a utilizzare nuovi metodi di studio per portare avanti tesi ed esami, e sportivi senza attrezzi che si ingegnano nella creazioni di strumenti per l’allenamento.
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6 personalità diverse, 6 mestieri diversi, 6 modi di sfruttare al meglio il nostro tempo e trasformarlo da difficoltà a risorsa.
Ambra Ronconi @ab_ambra
Ambra è una psicologa ipnoterapeuta che durante la quarantena ha avuto modo di fare una chiacchierata con una collega psicoterapeuta familiare.
Qui alcuni consigli per coppie e famiglie, a partire dal servizio gratuito che offre l’ordine degli psicologi, disponibili per video-chiamate e assistenza in un periodo di forte stress.
Per la coppia che vive nella stessa casa:
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Rispettare gli spazi: “imparare a bussare”, accettare i momenti della giornata in cui ciascuno dedica il proprio tempo in linea alle esigenze e ai gusti. Gli spazi sono intesi come “aria vitale” dell’individuo.
Ritagliare i momenti di condivisione: decidere insieme lo spazio della giornata in cui concedersi tempo, può essere una cena, il momento del pranzo, la visione di un film insieme.
Per le coppie distanti: .
Prima regola: Congelare ogni sorta di conflitto. Per le coppie separate in questo momento è opportuno non rimuginare il passato, perchè non potersi vedere e risolvere quindi la questione vis a vis, porta a rancori e accumuli di rabbia.
Non colpevolizzare l’altro: Evitiamo frasi del tipo “Tu hai detto … Tu hai fatto”, sostituendole con “Io mi sento…” Raccontiamoci imparando a cambiare la prospettiva dello stare insieme, raccontiamoci per conoscerci.
Condivisione: possiamo fare delle video-chiamate che accorciano le distanze, vedere delle serie tv nello stesso momento per poi discuterne, leggere un libro insieme e parlare dei temi, cenare insieme in video-chiamata, per rendere la vita di coppia il più normale possibile. La condivisione nella coppia è fondamentale e rinforza il rapporto. Un buon dialogo è un ottimo inizio.
Consigli su come affrontare l’epidemia: .
Seguire le informazioni da fonti attendibili, evitare le fake news, che creano ansia e smarrimento.
Strutturare la giornata in modo che la settimana sia una settimana lavorativa, quindi mettere la sveglia, lavarsi, truccarsi, vestirsi esattamente come se ci si appropinquasse al luogo di lavoro. Tenere il pigiama tutto il giorno allunga la percezione del tempo e ci si affatica più facilmente. Organizzare il tempo significa anche concedersi il riposo, per cui il fine settimana è dedicato al relax.
Gestire la fame: avere molto tempo a disposizione porta alla noia, che crea spazi vuoti spesso riempiti dalla corsa al frigorifero. Impariamo a controllare la fame e a regalarci solo piccoli sfizi all’ora dello snack, una volta al giorno.
Tenere un diario. Questo consiglio è valido soprattutto per le persone ansiose. Permette di scaricare tensione e di allenare la mente all’operazione; è inoltre un valido modo per imparare a conoscerci meglio e più profondamente.
Gloria Bombarda @gloriabombarda .
Gloria ci porta nel mondo dei libri insieme alla scrittrice Felicia Kingsley. Per Gloria i libri sono come un biglietto gratis per fare il giro del mondo. Leggere permette di viaggiare con la fantasia senza limiti di spazio. In questo periodo sta leggendo “Un albero cresce a Brooklyn”, della scrittrice statunitense Betty Smith, una New York inizi ‘900 dove i piccoli negozianti, il macellaio di fiducia, il barbiere, le bancarelle, sono i luoghi abitudinari che creano l’atmosfera del romanzo. .
E allora il consiglio è quello di essere positivi e leggere libri che aiutino a questa attitudine, un modo valido per concedersi distrazione e momenti di gioia. .
E-book o cartaceo? Qui sta a voi, c’è il classicista che ama ancora sentire il profumo della carta e tastarne la ruvidezza tra le mani; avere il piacere di sottolineare le frasi che tornerà a leggere chissà quando nella vita, scrivere degli appunti a margine, collezionare pezzi della propria crescita intellettuale/culturale. In questo caso aiutiamo le piccole librerie, che in alcuni paesi fanno anche consegne a domicilio. .
Per gli spiriti innovativi, gli e-book sono un’ottima soluzione risparmio. Costano meno, non occupano spazio, e soprattutto sono soggetti a continue promozioni. Essere una booklover, ci confida Gloria, avvicina ai follower e crea un legame di credibilità e durevolezza.Previous
Paola Bettinaglio @paola_bet .
Paola ha tenuto una diretta Instagram con Elisa Vianello, che si occupa di psicologia infantile e psicoterapia. Il tema è la filmografia, in che modo influenzano le pellicole in questo momento di difficoltà e panico e i consigli sui film da vedere.
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NO: ai film che argomentano guerra e pandemie, rischiano solo di creare ansie e preoccupazioni. Tutte le informazioni che la nostra mente raccoglie durante la visione, le portiamo a letto con il rischio di creare disturbo al sonno. SI: alle commedie, ai film leggeri e a quelli che ci riportano all’infanzia. Italia 1 a questo proposito ha inserito nel palinsesto tutta la Saga di Harry Potter. .
Consigli utili: l’App SimulWatch è la nuova applicazione che permette di trovare in modo semplice, all’interno di un sistema di ricerca avanzata, tutti i migliori film in streaming disponibili sulle principali piattaforme quali Netflix, Infinity, CHILI; Amazon Prime Video, iTunes, Rakuten, Google Movie. La cosa divertente è che gli utenti possono chattare tra di loro e commentare i film in diretta!Previous
Andrea Dal Corso @andreadalcorso
Lo ricordiamo tutti nel ruolo di corteggiatore a Uomini e Donne, ma Andrea Dal Corso è anche uno spumantista, cioè colui che si occupa della produzione di vini spumanti. E la chiusura di ristoranti, e grandi catene alberghiere ha vanificato gli sforzi di aziende i cui prodotti vanno deteriorandosi, come per alcuni vini il cui consiglio è quello di berli entro breve tempo per mantenere gli standard di qualità e gusto. Per fortuna, ci confida Andrea, gli e-commerce stanno di contro, alzandosi in richiesta, come rivela Tannico, l’enoteca online di vini italiani più grande al mondo.
E il made in Italy è l’altro tema su cui Andrea pone l’attenzione, consapevole di essere un portavoce digitale e di avere la possibilità, se non altro, di influenzare in maniere consapevole e utile le masse che lo seguono, i follower. Le aziende vinicole si stanno rendendo conto che il passaggio immediato dalla vendita usuale a quella alternativa, cade sui social network, la comunicazione diventa digitale, gli influencer diventano il mezzo per vendere, il tramite con cui comunicare un prodotto in maniera diversa e innovativa.
Consigli: prediligete vini italiani, Lugana, Chiaretto, Prosecco… Mai come ora serve aiutare il nostro paese a una rinascita più florida. Inoltre non siamo secondi a nessuno in fatto di vini!
Dove acquistare:Www.cortilia.it è il selezionatore dei migliori prodotti italiani dove poter far la spesa online, e dove trovare frutta, verdura, carni, pesce, pasta, uova, scelti da produttori amanti della natura e del nostro territorio.
Anselmo Prestini @anselmoprestini_
Come vive uno studente ai tempi del Coronavirus? Come organizza la sua giornata in assenza delle lezioni in aula? Ci risponde Anselmo, 24 anni, studente all’ultimo anno di magistrale allo IULM. .
Se pensavate di trovare un allievo allo sbaraglio che festeggia l’assenza di esami vi sbagliavate: Anselmo è lo studente modello, studia come ogni mattina, ascolta la lezione dal pc dove dall’altra parte dello schermo si collega il professore, oltre ad altri 70 ragazzi che nel frattempo mangiano, giocano col gatto, fanno una partita alla PlayStation. Perchè perdere la concentrazione è un attimo, e a questo proposito viene in soccorso Carlo Merli, psicologo e psicoterapeuta che ci porta all’attenzione della “tecnica del pomodoro“, ovvero quell’oggetto che funge da timer in cui calcolare 20 minuti di totale concentrazione, per poi concedersi 5 minuti di pausa. E’ un tecnica efficace inventata da Francesco Cirillo, sviluppatore di software e utlizzata da molti imprenditori di successo.Previous
Federico Corvi @federicocorvi
Federico è una di quelle anime avventuriere e spericolate che scelgono lo sport come stile di vita. Federico è uno sciatore professionista del mondo freeride, quei matti che piroettano sulla neve ad altezze folli e una personalità simile non poteva che farci divertire con la sua creatività: infatti, non potendosi allenare nella sua palestra ed essendo costretto alla quarantena a Cortina d’Ampezzo, tra monti e vallate, Federico si è costruito una palestra con le sue mani.
Attrezzi alla Flintstones, ciocchi di legno come pesi di un bilanciere uniti da una lunga trave, anch’essa di legno; corde fatte di spaghi con un sasso legato al centro che faccia da peso; bottiglie d’acqua per i bicipiti; allenamento su per le montagne trainando una carriola carica, Federico non si ferma e di diverte a creare con la fantasia. Federico Colli, tecnico federale di sci alpino e suo preparatore atletico, gli ricorda che alle porte lo aspettano le gare e che è importante mantenere la forza fisica.
Consigli: se non avete una palestra in casa, usate la fantasia e create pesi con i mezzi disponibili
Se avete uno spazio tipo un piazzale, fate dei segni con dello scotch a terra e allenatevi con scatti, percorsi e attività aerobica. Bastano 40 metri quadri. .
Secondo Carl Rogers, psicologo statunitense fondatore della “terapia non direttiva”, il concetto di “empatia” non sta solo alla base della tecnica terapeuta, ma è fondamentale all’ esistenza stessa.
L’empatia è quel sentimento indispensabile alla relazione umana, permette di entrare in connessione con gli altri, di capire i loro sentimenti, di identificarcisi, immedesimarsi, più specificatamente la derivazione dal termine greco significa “entrare nella sofferenza”.
Mai come in questo momento storico, molti di noi stanno entrando in “empatia” con le migliaia di famiglie che hanno perso i loro cari a causa di questa bestia di nome COVID-19, il virus che sta uccidendo senza distinzione di razza e classi sociali. E c’è un modo concreto per dimostrare il sentimento dell’empatia, ed è l’aiuto. I più validi rappresentanti sono i medici e tutto lo staff ospedaliero che ogni giorno mettono a rischio la propria vita per salvare quella degli altri; sono i volontari, le sarte che lavorano giorno e notte per cucire mascherine ormai introvabili sul mercato, sono gli autisti che non si fermano per rifornirci dei beni di prima necessità, e poi ci sono quelli che nel mondo digital ci lavorano e stanno dimostrando di saperlo utilizzare nel migliore dei modi e per cause nobili. A partire dalla raccolta fondi lanciata da Fedez e Chiara Ferragni che ha permesso l’apertura di un nuovo reparto di terapia intensiva all’Ospedale San Raffaele di Milano.
Ma il web non si ferma e un’altra corsa all’empatia arriva da Perimetro, il community magazine fondato da Sebastiano Leddi che, insieme alla Onlus Liveinslums, hanno lanciato l’iniziativa “100 fotografi per Bergamo”. L’obiettivo è quello di raccogliere fondi per rinforzare la terapia intensiva dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, nella città più colpita d’Italia che si trova oggi in una situazione drammatica.
Il mondo della fotografia tende la mano e mette a disposizione 100 foto d’autore acquistabili a questo sito:https://perimetro.eu/100fotografiperbergamo/ al costo di 100 euro l’una. Tutto il ricavato sarà interamente devoluto all’ospedale per potenziare il reparto di terapia intensiva attraverso l’acquisto di attrezzatura specialistica.
Tra gli autori rappresentanti la fotografia artistica, ristrattistica, paesaggistica, di moda, ci sono Paolo Roversi, Mario Sorrenti, Maurizio Galimberti, Oliviero Toscani, Toni Thorimbert, Settimio Benedusi, Davide Monteleone, Michelangelo Di Battista, Giampaolo Sgura, Alex Majoli, Marco Onofri, Francesco Jodice, Alessandro Furchino Capria, Mario Zanaria, Paolo Zerbini, Mattia Balsamini, Fabrizio Albertini, Piero Percoco, Andy Massaccesi…
La raccolta è iniziata il 27 marzo e terminerà il 3 aprile; in 48 ore ha già raggiunto quota 200.000 euro grazie alla viralità della notizia e grazie all’unione degli amici del web che l’hanno condivisa.
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L’empatia, speriamo ci salvi.
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Sfoglia la gallery con alcune foto in vendita:
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Sirya.Tel Abyad. 17.6.15.A soldier of the YPG, check out the city from the highest floor of the barracks where the troops are stationed.the cCity of Tel abyad was liberated by the kurds, the retreat of ISIS was really fast.
Stefano e Giacomo, compagni nella Libera Rugby, coppia nella vita.
The Solovetsky Islands , January 2007 – View of the monastery ><
Isole Solovky , gennaio 2007 – Vista del monastero
In “Love is a many-splendored thing” la dottoressa Han Suyin ne indossa uno intero di un giallo canarino che ne accentua la pelle candida e sottolinea la folta chioma scura: è il costume, complice di quello che sarà il primo bacio della coppia protagonista del film.
Una bella Romy Schneider, tra le infinite effusioni con Alain Delon ne “La piscine”, luogo di baci appassionati, ne sfoggia di interi e due pezzi nelle tinte decise del bianco e del nero.
La statuaria Ursula Andress ha invece lanciato la tendenza del due pezzi a vita alta, in quella che fu l’uscita dall’acqua da venere combattiva, del famoso film “Agente 007- Licenza di uccidere”, nel primo capitolo della serie.
Il costume è quindi protagonista di film cult che hanno reso le attrici delle icone di sensualità e di stile, indossando i bikini che da quel momento in avanti avrebbero dettato tendenza.
Il brand Elisabetta Sammarco, sulle onde dell’elegante nudità da spiaggia anni ’70, ha realizzato una collezione costumi per la stagione estiva di questo 2020.
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I colori sono delicati e vanno dal cipria al rosa confetto, dal pesca al malva, per spaziare nei brillanti due pezzi multicolore a righe. Sono prodotti totalmente Made in Italy e l’effetto cangiante della lycra cattura la luce rendendoli iridati e perlati; i tessuti velvet stretch regalano a chi l’indossa un’allure sofisticata e di classe.
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I costumi Elisabetta Sammarco sono destinati a donne che amano “vestire” anche in spiaggia, che dedicano cura e stile anche al capo che per natura meno abbiglia. Le varianti dei modelli, gli interi dalle spalline sottili, gli olimpionici con scollo all’americana, i crop top, i bottom e le culotte a vita alta, permettono a ogni donna di sceglierli in base ai loro gusti e alla loro personalità, anche se, come diceva il giornalista americano Irving R. Levine : “le statistiche sono come i bikini: ciò che rivelano è suggestivo, ma ciò che nascondono è più importante”.
Se la cultura è un bene di tutti, ora più che mai i paesi si uniscono per dire che è anche accessibile a tutti.
Causa emergenza COVID-19, anche i Musei e i luoghi di culto hanno chiuso le porte ma non l’accesso virtuale; la cosa bella è che comodamente sdraiati sul divano di casa, possiamo prendere un aereo immaginario e volare fino a New York o a San Pietroburgo per visitare il MOMA e l’Hermitage. Niente code, nessuna folla davanti ai quadri, niente commenti sciocchi alle vostre spalle: “Oh bello, Oh meraviglioso, Oh cos’è sta roba?!”… Potrete goderveli e studiarveli dimenticandovi del tempo, soffermarvi sui dettagli quanto vorrete, esplorare le opere d’arte ad alta definizione, camminare verso le stanze vuote.
Qui alcuni tra i musei nazionali e internazionali che offrono il servizio online e altri su cui potrete finalmente dedicare il vostro tempo ad imparare l’arte, e a metterla da parte.
1. MUSEO DEL PRADO
Una delle opere più significative dell’arte figurativa europea è il “Saturno che divora i figli” di Francisco Goya (1821-23), conservato al Museo del Prado di Madrid. Secondo la mitologia greca Crono, il più giovane dei Titani, il protagonista del dipinto, sapeva che sarebbe stato privato del potere da uno dei suoi figli, cosicche’, preso dalla rabbia, iniziò a divorarli tutti uno ad uno. La foga, la pazzia, il cannibalismo di Crono è in netto contrasto con la debolezza del piccolo corpo deturpato e sanguinolento; il piccolo non può nulla contro l’esplosione cieca della violenza. E’ un’opera cruda di una ferocia che si legge sulle mani dure e nervose di Saturno che non allenta la preda di quel corpicino innocente. Immerso nel buio più nero, la scena potrebbe significare il conflitto tra vecchiaia e gioventù, oppure il ritorno di un assolutismo in Spagna che limitava ogni forma di libertà intellettuale.
Mai quadro fu così adatto a dare speranza agli italiani come il famoso Bacio di Francesco Hayez. Un inno alla gioia, un simbolo di speranza e di patriottismo, il quadro icona della Pinacoteca di Brera. Il capolavoro più copiato e ristampato nella storia, è stato realizzato nel 1859 e ripercorre i fatti nel periodo in cui l’Italia venne suddivisa in tanti piccoli stati sotto il dominio degli Asburgo d’Austria. Periodo nel quale gli italiani, uniti nonostante la divisione, crearono dei gruppi, delle piccole società segrete che avevano lo scopo di restituire dignità al paese. Mi sembra ci sia una forte attinenza col periodo che stiamo vivendo. Un popolo che canta l’inno di Mameli in questi giorni di reclusione forzata, un popolo che si abbraccia da lontano, che col canto e con la musica regala speranza e la voglia di farcela, nonostante tutto.
“Lo stagno delle ninfee” di Claude Monet riprende una serie di ponti che l’artista si accingeva a dipingere in diverse ore del giorno. La luce, questa era la migliore amica di un grande pittore, per conoscerla, per riconoscerla, bisognava studiarla notte e dì, quando era calda di Sole o fredda di Luna. Il ponte da lui stesso costruito nei giardini della sua abitazione, taglia a metà la ricca vegetazione che da un lato si erge verso il cielo e dall’altro si specchia nelle acque. Quei dolci e sussurranti fiorellini che sono ninfee dai toni pastello, ricordano tanto i giardini giapponesi e le sue rappresentazioni. In un morbido letto di verde, spuntano come piccole vite capaci di donare gioia e speranza.
7. LE GALLERIE DEGLI UFFIZI – GIARDINO DEI BOBOLI – FIRENZE
Chi ha avuto la fortuna di vagare attraverso il Giardino dei Boboli sa che un tour viruale non potrà regalare la stessa sensazione di immersione totale in un mondo astratto e ovattato.
Lo visitai per la prima volta dodici anni fa, di fronte a Palazzo Pitti esisteva ancora un Internet Point, dove mi recai per aggiornare il mio stato Facebook e raccontare del mio viaggio in solitaria a Firenze. Uno dei ragazzi del negozio mi si avvicinò e mi dette un consiglio molto prezioso, e cioè quello di non attraversare il percorso visibile dei Giardini, quello a linea retta tagliato al centro dai gradoni, ma di prendere le vie laterali e immergermi totalmente nel verde. Lo ascoltai e se potessi rintracciarlo lo ringrazierei perchè quella passeggiata nell’arte mi ha regalato non poche emozioni.
Il Viale dei Cipressi è un tunnel di arbusti fitto fitto che parte da terra e si riunisce sopra la tua testa; in piena estate creava un nido buio e silenzioso che mi proteggeva dal brusìo e dal cicaleccio dei turisti; ed erano tanti. D’improvviso, nel fruscìo delicato dalle foglie mosse da qualche animaletto indiscreto, vidi comparire dietro di me un gatto, nero, che mi fissava immobile. Non appena riprendevo a camminare, lui da dietro mi seguiva, in modo felpato, per poi rifermarsi quando dalle spalle gli mostravo il volto. Non ho mai capito cosa significasse quella strana presenza, in certi casi le domande non servono e le risposte non le vogliamo, ma so una cosa: so che quell’esperienza diede vita ad una lunga serie di viaggi in solitudine di cui rimangono un bellissimo diario, e una foto di me in lacrime con quel misterioso gatto dagli occhi gialli e il pelo nero.
Su Google Arts & Culture esiste uno strambo video che rappresenta il quadro di Pieter Bruegell il Vecchio datato 1562, la “Caduta degli angeli ribelli”, una realtà aumentata che ci porta faccia a faccia con i mostri più mostri della storia della pittura. Il quadro racconta un episodio biblico, la caduta degli angeli che si sono ribellati a Dio per sete di potere, uno scivolone lento e indimenticabile in cui dall’alto vediamo gli angeli che suonano il trionfo, biondi come fanciulli, degli uccelli del Paradiso, dei putti vestiti e senza vizio. Al centro l’Arcangelo Michele che combatte il drago dell’Apocalisse a sette teste; e verso il basso delle diapositive precise e dettagliate dei mostri di fattura Boschiana. Sono metà pesci e metà volatili; hanno il ventre squarciato a mostrare uova già marce; sono giganteschi e sproporzionati insetti; gli orifizi in mostra e le bocce avide e dai denti appuntiti e radi. E’ una scena spaventosa che rappresenta la fede da una parte e l’avidità dall’altra.
Il quadro è custodito presso il Museo Reale delle Belle Arti del Belgio
Annoto nella prima pagina di ogni libro che leggo, la data che non scorderò mai, annoto COVID-19, e sono sicura che la memoria in futuro non avrà bisogno di altre spiegazioni.
E’ stata dichiarata la Pandemia dall’OMS (Organizzazione Mondiale Sanitaria), siamo tutti costretti a rimanere tra le mura di casa, a uscire solo per procurarci beni di prima necessità o per urgenze mediche; c’è chi urla al complotto, cioè coloro che ritengono il Coronavirus un’arma batteriologica, e c’è chi crede nella scienza. Di certo sappiamo che la natura si sta ribellando, sta fermandoci a modo suo, l’inquinamento globale è diminuito, lo si legge nelle mappe della Nasa; nessuna auto per le città, impianti industriali chiusi, chiuse le fabbriche e i luoghi di lavoro, l’impatto di questa obbligata quarantena ha evidenziato in poche settimane un netto miglioramento atmosferico. E’ come una punizione dall’alto a cui noi tutti dobbiamo solo obbedire e prendere coscienza. Una catena che passa anche nelle case e tra gli affetti, sentiamo la mancanza di chi potevamo avere accanto ed ora non ci è concesso vedere, niente abbracci, niente baci, solo l’utilizzo di un’immagine virtuale, che cominceremo a odiare dopo troppo tempo di dipendenza. Sogniamo il caffè con un’amica, il viaggio col compagno, la passeggiata in centro; iniziamo a desiderare ciò chi di più caro abbiamo, dandogli finalmente il giusto peso, troppo impegnati prima a correre da un ufficio all’altro.
Ora abbiamo una grande opportunità e una grande risorsa: il tempo. Che ci permette di conoscere noi stessi e di elevarci a cose nobili. E allora iniziamo con l’imparare.
Qui una piccola lista delle infinite cose che possiamo fare durante questa dolceamara quarantena.
Le 10 cose da fare in questa dolceamara quarantena:
1. Leggere il racconto “Voce di bambù fiori di pesco” di Yasunari Kawabata. Non ci sono parole più adatte in questo momento per raccontare il rapporto uomo-natura. Un racconto-auspicio all’illuminazione. “I fiori sbocciano ogni anno, ma non tutti quelli che li vedono raggiungono l’illuminazione.” Oggi si è materializzato dinnanzi a tutto il mondo un grosso fardello, sta a noi sentire la voce che ci spinge alla luce, anziche’ il rumore che ci tende verso il basso.
Kawata è certamente l’autore capace di descrivere questo non descrivibile. Leggete questo racconto raccolti nel silenzio delle vostre stanze. Vi aiuterà.
2. Allenare la mente con “Il giro della mente in 80 test”, un libro scientifico con simpatici test psicologici tra i più importanti e i più famosi, che misureranno la vostra intelligenza. Se siete fortunati fatelo con i vostri cari, vi divertirete a nutrire la vostra salute cerebrale.
3. Cucinare delle cose buone e salutari, e se non siete capaci, è il momento di imparare! Ne “Il grande ricettario” di Gualtiero Marchesi, la Bibbia degli chef, troverete ben 1200 preparazioni della nostra bellissima terra, ricette italiane regionali rivisitate dal grande maestro dell’arte culinaria. Siete ancora in tempo per cucinare una trippa alla fiorentina e giocare ai voti con i commensali come in “4 ristoranti”. Datevi un bel “Dieesci!”
4. A proposito di cucina, Philippe Daverio, noto critico d’arte ma anche ottima forchetta, ci illustra i e ci spiega con invidiabile semplicità ne “A pranzo con l’arte” edito da Rizzoli, la nascita delle abitudini a tavola. Sapevate che l’usanza di mangiare all’aperto arriva dall’epoca d’oro di re Luigi XV? Si faceva un pic-nic durante le partite di caccia e si consumava cibo cotto in precedenza dai cuochi di corte, come l’arancino, invenzione dello chef di Federico II di Svevia in Sicilia. Con Philippe Daverio non si smette mai d’imparare, divertendosi.
5. Scrivere una sorta di “diario di bordo“, delle pagine che raccontino i vostri stati d’animo, le vicende di questi giorni, ritagliatevi anche solo un’ora delle vostra giornata in cui scendete nella zona più buia e nascosta di voi stessi, e accendete una luce. Col passare dei giorni, illuminerete tutta casa.
6. Scrivere una lettera alla persona che amate. L’amore ha infinite forme, il destinatario può essere un amico, vostra madre, vostra sorella; trasformate i vostri pensieri in parole, che le parole possiedono una forza immensa. Tutto quello che la vostra timidezza, i vostri retaggi culturali e comportamentali bloccano, colorateli su un foglio bianco con parole di affetto, gentilezza, grazia. Farà bene a voi, ai vostri rapporti, sarà miele per il cuore.
7. Iniziare un corso di calligrafia. Il volume “Lettering creativo ma non solo” vi inizia all’arte della calligrafia. Tornerete all’ABC esattamente come al primo giorno di scuola elementare, ma con l’obiettivo di trasformare la vostra scrittura da medico, in scrittura da geisha. Solo allora potrete imbustare la poesia all’amore disperato, timbrarlo con la cera lacca, rigorosamente rossa, ovviamente con il timbro riportante le vostre iniziali. Scrivere in vestaglia di seta, con penna d’oca, sul coiffeuse della vostra camera da letto, vi porterà l’ispirazione.
8. Fai qualcosa che rimandi da una vita. Molto spesso troviamo scusanti per pigrizia, per mancanza di sicurezza, per svogliatezza, perchè crediamo di non potercela fare, perchè abbiamo paura del cambiamento, temiamo i risultati, temiamo il giudizio. Lasciate fuori dalla porta virus e paure, e abbandonatevi ai vostri sogni: il libro che non avete mai scritto, le foto che non avete mai fatto, le parole che non avete mai detto. Lasciatevi andare e seguite l’onda dell’impulsività, almeno ora. Fatelo.
9. Dedicarsi alla cura del tuo corpo aiuta la mente ad essere più libera e reattiva; non datelo mai per scontato. Preparate un bagno caldo con mezza tazza di bicarbonato e 10 gocce di Olio31, quel miscuglio miracoloso che serve per ogni malanno. Il bicarbonato è defaticante, rilassante e tonificante; l’Olio31 è invece antibatterico, antidolorifico e antireumatico. Mentre siete immersi, ascoltando il “Tristano e Isotta”, l’opera di Wagner, sorseggiate quel Barolo Docg del 2012 che custodivate per un momento speciale. Quel momento è arrivato.
10. Guardare tutta la fimografia di Wong Kar-wai. Una lezione di grazia, di fotografia sublime, di poesia cinese. Maestro dell’arte erotica, del sentimentalismo romantico, le sue donne feticcio sono bellissime e ambigue. Le atmosfere delle sue pellicole, notturne e oniriche, calde come una lampada ad olio, le protagoniste, sfuggenti come lampade di carta. A mio parere, uno tra i più grandi cineasti viventi.
L’unione fa la forza, e quando due creativi si uniscono il risultato è doppio e promettente: così han fatto Fabbricatorino e Giuseppe Buccinnà. Fabbricatorino è l’azienda artigianale produttrice di occhiali dal 1922, oggi sotto la supervisione di Alessandro Monticone, CEO dell’azienda, che ha deciso di creare un laboratorio sperimentale di co-branding di prodotti di alta gamma. FT-LAB, questo il suo nome, presenta quindi il suo progetto di lancio alla settimana della moda milanese insieme a Giuseppe Buccina’, brand nato nel 2015, improntato sulla ricerca di un’estetica lineare, pulita, strutturale, rigorosa e ritmica.
Grande il successo di pubblico che ha applaudito alla capsule nata da questa partnership, una serie limitata di occhiali d’ispirazione concettuale e artistica. Le figure molli dei quadri di Salvador Dalì fanno da sfondo a questi prodotti di grande personalità perché è ai consumatori dotati di identità forti che essi si rivolgono.
Sono creazioni geometriche, oniriche, possiedono il grande know-how della tradizione artigianale di Fabbricatorino e lo stampo contemporaneo di Giuseppe Buccinnà.
La capsule “FT-LAB // Giuseppe Buccinnà” risponde a un concetto di lusso contemporaneo, non dimentica l’eccellenza e la precisione rispondendo a una domanda sempre più attenta e pretenziosa, i telai sono realizzati con lastre di acetato Made in Italy e ogni singolo pezzo viene rifinito a mano.
Il Mod.GB01 Sveva è il primo prodotto che anticipa una capsule collection di sei modelli, realizzati da blocchi di acetato italiano; la nuance creata da una base nera con graffi metallici e borchie rutenio sposa perfettamente le geometrie che ritroviamo sul frontale e sulle aste; pensato in abbinamento ai capi spalmati della collezione. I volumi creati sono sostenuti da imponenti cerniere a sette svasi che conferiscono la giusta solidità e qualità che richiede un prodotto di lusso di questo tipo.
Distribuito già in 11 paesi del mondo, Fabbricatorino si apre a mercati nuovi con progetti innovativi e soprattutto vicino agli emergenti con una grande visione di mercato. Ogni occhiale ha un carattere distintivo, magnetico e carismatico, diventa esattamente l’accessorio che fa la differenza.
E’ un viaggio immaginario attraverso il deserto del Sahara; nelle esotiche giungle dove, elegantissime e silenziose, si aggirano le tigri; tra gli sfarzi luminosi e impegnati dell’oro ai tempi greco-romani; nei villaggi beduini; tra i colori africani con i suoi accessori bizzarri; la mostra di Maison ARTC durante il White di Milano è stata la più straordinaria e d’ispirazione di tutta la settimana della moda.
Un’installazione /percorso negli spazi di Tortona 27, dentro cui scoprire culture, usanze, abitudini di popoli vicini e lontani, raccontati e reinterpretati dall’artista Artsi Ifrach.
Lo stilista nato a Gerusalemme e fondatore del brand Maison ARTC, utilizza la sua memoria per creare abiti nuovi da pezzi di stoffa vintage; il passato si fonde col presente e lo rende carico di storia e di vissuto. Tutto, nell’espressione dell’abito, traspare dalla multiculturalità delle esperienze personali: Artsi Ifrach infatti si sposta da Tel Aviv a Parigi, da Amsterdam a Marrakech, dove attualmente risiede.
Totalmente “costruiti” a mano, gli abiti sono accompagnati da immagini che completano la mostra fotografica, visioni surrealiste che tanto ricordano il sodalizio Salvador Dalì – Elsa Schiaparelli, con quei guanti dalle unghie pittate di rosso che la Marchesa Casati indossò, seppur in estrema povertà, fino alla fine dei suoi giorni.
Gli spazi delle immagini sono immensi, il protagonista è l’abito che prende vita e diventa animato, come se l’animo del tessuto raccontasse tutte le sue storie passate, dai viaggi in treno passando per paesi stranieri per arrivare a noi sotto una forma nuova, con un messaggio nuovo. Ed è un messaggio di forza e speranza, di responsabilità e sensatezza, perché la fashion house marocchina lavora con materiali di recupero ed è sempre all’insegna della sostenibilità.
Apparentemente frivolo, apparentemente salottiero, Jeremy Scott porta in passerella per Moschino una fotografia contemporanea, uno sfotto’ dei tempi moderni.
L’ambientazione è settecentesca, siamo alla fine del secolo alla corte di Francia al cospetto di Maria Antonietta, moglie illustrissima di Luigi XVI, ma l’atmosfera è secondaria, un giochetto divertente per rappresentare l’edonismo che assale anche i nostri giorni. Le scarpette un tempo, i social network oggi, mezzi superficiali per soddisfare l’ego smisurato, rovina dei Millenials e della Generazione Z.
Edonismo è la parola chiave, ricerca del piacere come unico scopo di vita ma con il minimo sforzo; fasto e sfarzo tutt’intorno, insieme a una buona dose di bonbon, torte glassate, specchi d’argento, e una collezione di porcellane di Messein che si fanno abito nella collezione Autunno Inverno 2020/21.
sx Moschino FW 20/21 – dx Kirsten Dunst interpreta “Marie Antoinette” nel film di Sofia Coppola.
Moschino collezione FW 20/21 Moschino FW 20/21
L’ironia, forse più sarcasmo, con cui Moschino denuncia un pensiero, lascia sempre il segno. Dalle stravaganze di Maria Antonietta all’ambiguità di Lady Oscar, Moschino reinterpreta il personaggio cult delle anime giapponesi diretto da Osamu Dezaki e Tadao Nagahama nel 1979, divenuto un successo anche in Italia.
Un’ambiguità sessuale rivelata solo alla scoperta del vero amore, il personaggio di Lady Oscar, fattezze femminili e tempra maschile, sfila in passerella con broccati, velluti e passamaneria.
sx episodio dell’anime Lady Oscar – dx Moschino FW 20/21 sx Moschino Fall Winter 20/21 – dx Maria Antonietta nell’anime Lady Oscar
Sulle ampie gonne da cortigiana compaiono biker jacket, evergreen del marchio, felpe ibride, denim con ricami dorati. Se la moda è un gioco, Moschino conosce perfettamente le regole per vincere.
Non c’è nessuna corsa alla novità a tutti i costi, nessuno spintone, nessun sensazionalismo, Alberta Ferretti è come quel saggio che sente, passati gli anni più difficili, di non dover dimostrare nulla a nessuno, a cui è rimasto solo il desiderio di dire la verità.
La collezione autunno inverno 2020/21 propone lo stesso codice di serietà e modernità e attualità che sono la firma del brand. Un tono su tono che parte dal capospalla e arriva fino alla stivale, arricciato, ripreso nello stesso colore e materiale del look.
L’attitude è quella di una donna forte della sua femminilità, che le permette di indossare abiti di taglio maschile: le giacche over, le spalline importanti, i pantaloni a vita alta con le pences, i tailleur dal taglio classico.
Muliebri e delicati i dettagli: i colletti che ricordano una gorgiera, le ruches, gli orecchini che seguono le forme ondeggianti degli abiti, i maxi fiocchi alla collegiale, la trasparenza dei pizzi.
Capo icona la jumpsuite in denim con cerniere profilate dorate; parola chiave “frange”, ma soprattutto “coerenza” e nessuna sottomissione mediatica, perchè l’eleganza è saper fare silenzio quando gli altri fanno rumore.