Rudy Profumi, il made in Italy delle essenze

Il profumo può rimanere un ricordo indelebile nella memoria perchè ha una incredibile connessione con le esperienze vissute, che inconsciamente riaffiorano quando ne sentiamo gli aromi. Pensate all’odore di caffèlatte che sentivate la mattina da bambini, una ricerca ha evidenziato che gli uomini lo eleggano a odore preferito in assoluto. Le donne invece, le mamme in particolar modo, prediligono l’odore pulito di talco della pelle dei bambini. Sono interessanti queste relazioni, perchè raccontano qualcosa di noi, tratti della nostra personalità; un profumo si sceglie come si sceglie un abito: deve vestire bene, calzare a pennello, parlare del nostro carattere e soprattutto, lasciare il segno. 

L’azienda Rudy Profumi è maestra nel settore, l’esperienza centenaria della famiglia Spiridione, che dal 1920 con il suo fondatore, il Sig. Spiridione Calabrese, rivela oggi una solidità tale che la distribuzione è presente in 30 paesi del mondo, con un marchio che si delinea come “maison di fragranze di alto profilo” e che unisce ottima qualità e grande attenzione al design. 

Le linee di Rudy Profumi sono infinite, raccolgono creme corpo, creme mani, bagnoschiuma, profumi, fragranze, saponi, colonie, in una varietà di formulazioni provenienti dalla natura e pensate per ogni gusto. 

La Botanic collection ci porta tra i fiori, nei campi infiniti di lavanda, tra i profumi delicati delle rose, della magnolia e delle peonie. Un esperto reparto di ricerca e sviluppo garantisce l’eccellenza del prodotto, seguito passo passo nelle sue lavorazioni accurate, fatte di oli essenziali, accordi, molecole di sintesi.



La Botanic collection è la più evocativa, i profumi arrivano dalla natura, ci ricordano i quadri di Monet, “Le jardin de l’artiste à Giverny”, una prospettiva diagonale in cui file di iris prendono i vari colori viola, rosa, bluastri per i giochi di luce; o gli iris di Van Gogh, uno studio sulla natura che lo ha sempre magnetizzato, così come i suoi “vasi di rose”, che raccontano molto della sua estrema sensibilità e della ricerca del bello in natura, la salvezza a portata di tutti. 



vasi di rose, Van Gogh

Le profumazioni, sono studiate in modo da ottenere suggestioni olfattive che rimandano alle inebrianti, evocative e variegate profumazioni della Natura. 

L’azienda Rudy Profumi è inarrestabile in ricerca e innovazione; ogni collezione proposta ci riporta un aroma della nostra terra, come quella della serie “Italian Fruits”, un carnevale di arance, fichi, mele glassate, nettare di pesca, succosi pompelmi, un tripudio di essenze e di aromi che dimostrano la grande passione del marchio. 



Nella Piramide olfattiva della Peonia, della serie Botanic collection, le note di testa sono fiore di arancio e limone Italia. Le note di testa sono quelle che percepiamo appena spruzzato un profumo sulla pelle, dette anche “capitali”. Le note di cuore sono gelsomino e peonia, durano di più sulla pelle e sono considerate la “personalità del profumo”; sono dette anche “corpo”. Le note di fondo, dette anche “coda”, evaporano lentamente e sono l’anima del profumo; nella “Peonia” abbiamo i legni bianchi, il vetyver, l’ambra e la vaniglia. 

Peonia – Botanic Collection Rudy Profumi



Piccolo consiglio: se volete profumare il vostro armadio, potrete spruzzare su una carta assorbente per inchiostri (la trovate in cartoleria) il vostro profumo e riporlo nell’armadio e nei cassetti: darà una nota delicata ai vostri capi e alla vostra biancheria intima. La lavanda e i fiori in generale sono un’ottima scelta! 

L’Arabesque, il cult store già cult nella Milano mondana

La parola “arabesque” deriva da “arabesco”, che indica uno stile ornamentale composto da motivi geometrici ed elementi calligrafici, un tipo di disegno che riporta gli elementi naturali delle foglie, delle onde, dei riccioli che tra loro si intersecano e si ripetono. A questo elegante intreccio “L’Arabesque” ha pensato quando ha creato il marchio: un’insieme di contenuti tutti sposi della stessa filosofia: la ricerca del bello



L’Arabesque è foodartfashion and design, uno spazio unico situato nel cuore pulsante della città di Milano, in Largo Augusto, ideato dalla mente creativa di Chichi Meroni nel settembre 2010.

L’arabesque Café e L’Île de l’Arabesque sono i due ristoranti di design ispirati agli anni ’60, il primo è un ambiente accattivante che offre ricette tradizionali italiane ispirate al libro “C’era una volta a tavola” (pubblicato nel 1999) di Chichi Meroni e, ogni mercoledi sera (19.30-22.30) e sabato a pranzo per il brunch, musica jazz live con al sax Mirko Fait; il secondo è un locale dall’aria elegante ideale per eventi privati.

Il ristorante-cafè si offre come luogo di rappresentanza in una Milano che oggi esige meno rumore e più conversazione; qui gentiluomini coltivano il buon gusto e buone maniere perchè la mondanità è anche regola e saper viver bene. Ma se la qualità degli ospiti determina il nome del locale, L’Arabesque stupisce anche in cucina offrendo un menu’ alla carta di qualità con manicaretti di stampo italiano contaminati dalla cultura orientale, esattamente come negli arredi, il cui gusto dominante proviene dal Sol Levante. Una cucina che appaga vista e gusto, in perfetta sintonia con l’ambiente; riserbo e gentilezza fanno de L’Arabesque un progetto d’amore e di costume, dove virtù e costanza vengono premiati con la fedeltà della clientela.

Accanto al cafè, la libreria di ricerca, una vera chicca per appassionati lettori, una perfetta bomboniera del sapere, dove poter coltivare spirito artistico e modaiolo. Libri introvabili di moda, arte e design vi aspettano per essere sfogliati e acquistati, seguiti e consigliati per essere meglio indirizzati; la libreria è aperta spesso anche la sera durante il mercoledi in concomitanza con la serata jazz. La biblioteca è un progetto importante che rivela nuovamente il lato di Chichi Meroni, dall’inesauribile curiosità intellettuale.

Per chi inneggia all’unicità e all’originalità, L’Arabesque Research Vintage è la speciale area dedicata alla raccolta e alla vendita dei pezzi di “storia” dell’alta sartoria. Solo qui potrete trovare capi rari di grandi firme o sartoriali unici; per gli stylist e addetti al settore si propone come luogo di ricercae di scelta per creare shooting ed editoriali moda. Una linea contemporanea di prêt-à-porterfragranze dell’alta profumeriakimono giapponesi di inizio ‘900, bigiotteria e arredi moderni di metà secolo di maestri del design europei e americani, oltre a una nuova collezione progettata da Chichi Meroni e lanciata alla Milano Design Week 2019, fanno de L’Arabesque un mondo completo del nuovo dandy contemporaneo. E per accontentare tutti ma proprio tutti, il nuovo salone fitness “Nautilus”, per allenare corpo con discipline cucite su misura e hammam, massaggi, cure fisioterapiche per coccolarvi.

Sembrava un sogno arabeggiante poter soddisfare tutti i propri desideri in un’unica soluzione, eppure questo sogno si è fatto realtà e si chiama “L’Arabesque”, il cult store già cult nella Milano mondana. 

Sangue pugliese, gusto francese, il made in Italy di Isabel Pabo

Sangue pugliese, gusto francese, Dalila Palumbo è una designer cresciuta tra gomitoli di lana e metri di stoffa. La sua storia è presto scritta e si fa spazio nel settore moda sotto il nome di Isabel Pabo, brand made in Italy, bandiera del “saper fare” italiano.
Ultima nata in casa Isabel Pabo, una collezione di borse che sono piccoli scrigni preziosi nati dalle tele di un pittore locale e impreziositi con gusto e originalità; dei pezzi unici perché ogni tela racconta un paesaggio diverso, dalle colline in fiore al tramonto marino.


Quando è nata la tua passione per la moda?

Ricordo le domeniche in famiglia, quando guardavo mio padre dipingere, trasformare la creta, creare. Ricordo gli abiti di mia madre: tailleur, abiti, cappotti vintage, copricapi bizzarri ed accessori che brillavano, tutti accuratamente conservati come dei piccoli gioielli.
Ricordo la precisione di mia nonna, quella paterna, una sarta dentro i cui cassetti si celavano fili di cotone colorati, matasse da sbrogliare, pezzi di stoffa; e quella materna che sul grande divano “sferruzzava” a maglia sciarpe, cappellini, maglioncini e babbucce durante il periodo natalizio e le scampagnate estive. Mia sorella ed io giocavamo alle sfilate di moda, nel lungo corridoio di casa, e già sognavo di vestire le donne; le bambole mi avevano già annoiato.


Perchè hai deciso di applicarti in questo settore?

Per dare concretezza ad un’idea. Perché credo nel buon gusto e nella sana vanità; vestire una donna con questi due ingredienti uniti ad un mio abito, mi rende felice.

Dove trai ispirazione?


Vivo in una terra magica, la Puglia, ricca di paesaggi, colori, profumi e tradizioni, a cui ho dedicato una linea di accessori, le borsescrigni di Puglia”. Le mie radici sono la fantasia più grande, ma le persone, quando meno te lo aspetti, sanno darti una vera scossa.

 


C’è un designer che ammiri maggiormente? E perché?

Christian Dior per la bravura di esaltare le forme femminili; Elsa Schiapparelli per la sua eccentricità e la cura dei particolari mai scontati; Gabriel Coco Chanel per la genialità nel creare capi iconici e facilmente riconoscibili; “Re” Giorgio Armani e “l’Imperatore” Valentino per l’eleganza senza tempo ed intramontabile dei loro abiti; Karl Lagerfeld per la capacità di creare e gestire contemporaneamente diverse case di moda dagli stili differenti e sempre vincenti; Maria Grazia Chiuri, attuale direttrice creativa di Dior, e Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino, per la freschezza di collezioni che durano nel tempo, ma che mantengono sempre lo stampo del passato con un pizzico di innovazione.


A che genere di donna è rivolto il tuo prodotto?

I miei abiti appartengono sicuramente ad una donna che non vuol passare inosservata e non vuol esser scontata, una donna sicura di sé a cui piace osare. Mi diverto a creare abiti giocando con le personalità delle mie clienti non solo basandomi sulla loro silhouette. Si passa dal capo dalle linee semplici, romantiche e minimal con dettagli particolari a quello dai tagli audaci che giocano ai limiti delle trasparenze con tessuti preziosi.



Quali sono i contesti più professionali oggi, in ambito fashion?


Milano, Firenze e Roma in Italia, seppur in maniera differente, sono secondo me i contenitori dove maggiormente si incentra e confluisce il fashion system. Milano Fashion Week, Pitti, Altaroma, White,  “vetrine”  dove avvengono molte connessioni lavorative.

Esiste un’icona che vorresti vestire?


Mi piacerebbe un giorno vestire l’attrice Tilda Swinton. Sono sempre stata affascinata dalla sua immagine androgina, dalla sua bellezza eterea, dai suoi modi eleganti e dal suo spirito ribelle. Ha uno stile versatile e ricercato, passa con disinvoltura da abiti iper femminili a tailleur maschili super strutturati.


E una del passato?


Se potessi scegliere un’ icona del passato sarebbe Anna Magnani: una donna talentuosa, simpatica, dalla personalità intensa, dura e fragile al tempo stesso, sfortunata nella vita privata ma grande ed unica in quella lavorativa, altezzosa ma anche genuina e generosa; una bellezza classica ma iconica, indipendente e padrona del proprio destino.


Cosa non manca mai nel tuo armadio?

Un tubino ed un paio di décolleté.


Quali sono i pezzi must have che ogni donna dovrebbe avere?

Nell’armadio di una donna non dovrebbero mai mancare un abito basic, un pantalone classico, un jeans, una camicia, una t-shirt, un cappotto, un blazer, una décolleté, una sneakers ed una borsa.


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Come indossi il denim?

Spesso con camicie e giubbottini, è un capo passe-partout che permette di creare abbinamenti per quasi tutte le occasioni.  Indossato anche con un capo più elegante permette di “sdrammatizzare” e “alleggerire” il look.


Qual è il capo più importante di un outfit?

Il portamento e la capacità di saper indossare qualsiasi capo; è la personalità che attrae e calamita l’attenzione e l’ammirazione, non un capo in sè.


Come ti relazioni con le clienti?


Inizio con una consulenza di immagine, cercando sempre di valorizzare i loro “punti di forza” facendo risaltare la silhouette. Con ogni donna mi piace lavorare non solo sulla loro immagine esteriore, ma anche sulla loro personalità e questo mi permette non solo di creare “semplicemente” un bell’abito su misura, ma soprattutto un capo cucito sulla loro identità.

Come poterti contattare?

È possibile contattarci tramite profili social, Instagram e Facebook sulla pagina ISABEL PABO, per e-mail all’indirizzo isabelpabosrl@gmail.com e presto anche sul nostro nuovo sito internet.


 

 

Perimetro racconta Milano come non l’avete mai vista

Vi capita mai di essere convinti di conoscere qualcuno e in un attimo sentirvi estranei?
Qualcosa vi ha turbato, probabilmente le grandi aspettative che lasciano sempre spazio alle delusioni. Ma capita anche di sentirsi sorpresi, stretti nell’inevitabile pregiudizio che invece viene ribaltato e ci costringe a riflettere che le apparenze ingannano. Succede anche alle città. Le si vivono e si scoprono degli angoli ancora inesplorati, le si giudica e ci viene regalata una festa, le si snobba e si viene accolti con calore. Chissa’ quanti di noi hanno storie da raccontare… io credo moltissimi e qualcuno ha voluto farne un magazine: Perimetro!

Perimetro è un progetto fondato da Sebastiano Leddi che ha come obiettivo quello di raccontare Milano, una città ricca di eventi, di luoghi, di razze e culture, la città dove la moda nasce, dove la notte bolle e dove l’arte fiorisce. C’è chi la ama, c’è chi la odia, c’è chi non la guarda e la subisce come una condanna da scontare, ma il fermento di questi anni ci dice che c’è soprattutto chi vuole vederla vincitrice. Impetuosa e sfarzosa, la bella Milano vive un periodo di grande bellezza, così ci mostrano i numerosi collaboratori di Perimetro, tra i più grandi fotografi contemporanei e i raccontastorie.

La generosità di Milano sta nella varietà degli eventi, dei luoghi di culto, nella quantità dei musei da visitare, nella pluralità dei ristoranti dove poter viaggiare con un piatto; una Milano che si promuove, che ci rende libera la scelta di essere, chi negli eccessi, chi nella riservatezza.

Sono i reportage ad aprirci lo spioncino su Milano, i fotografi di Perimetro vi osservano anche se non li sentite, spiano le vostre vite, inneggiano i vostri amori segreti, come nelle immagini di Chiara Cappetta, milanese d’adozione, collezionista di attimi altrui che combatte l’insonnia con l’arte della fotografia, all’alba, con la luce che più la rappresenta.



Ma Milano, quando non dorme, è battagliera; lo vediamo nella serie di Gabriele Puglisi, che raccoglie immagini delle manifestazioni giovanili, la loro rabbia, il desiderio di rispetto, la volontà di far arrivare una voce, in coro, unita da un unico scopo: rivendicare i propri diritti. Reportage dove rivoluzione è uguale a cambiamento, crescita, evoluzione.



Lo spirito di Perimetro è nobile ed euforico, raccoglie seguaci come fosse una religione, forse perchè ne sentivamo il bisogno, perchè Milano è un po’ come tante altre città, è un ecosistema di persone che vogliono urlare lo scontento; o di ragazzi che vogliono mostrarvi i luoghi più insoliti della notte, come quel curioso di Robert Mapplethorpe; o di amanti di razze diverse che vi spingono all’amore e alla libertà del sentimento; o di solitari che la vivono nelle ore più insolite. A questi ultimi Marco Espertini ha dedicato le sue immagini in bianco e nero: la magnificenza di CityLife, progetto di riqualificazione del quartiere Portello, in contrapposizione alla desolazioni dell’essere umano, che appare come una piccola presenza passeggera.





Lo scrittore e giornalista Guido Piovene l’ha saputa sintetizzare molto bene:

Per capire Milano bisogna tuffarvisi dentro. Tuffarvisi, non guardarla come un’opera d’arte.

M.T.S.Z. omaggia “The Nanny”, la tata che tutti vorrebbero avere!

MTSZ SPRING SUMMER 2020


Nichilisti, profondamente anticonformisti, scettici per definizione e cinici, la generazione X ingloba tutti quei ragazzi degli anni ’90, anni della musica grunge e dell’esplosione di MTV.

E’ una cultura esposta e vulnerabile, tendenzialmente atea, tendenzialmente anarchica, in cui la moda ha avuto un ruolo fondamentale ed un cambio drastico, rimasto scolpito nella cultura fashion e che, periodicamente, torna a far parte delle tendenze.

Sono gli anni della leggendaria sit-com statunitense vincitrice del premio agli Emmy Awards come miglior design dei costumi: “The Nanny”.

Chi non ha amato la strampalata protagonista? Bizzarra per carattere e nello stile, “The Nanny” è rimasta nell’immaginario collettivo, che spingeva tutta la famiglia sul divano, ipnotizzati davanti alla tv a tifare per lei.

Eccentrica, chiacchierona, pasticciona ed eternamente alla ricerca dell’amore, The Nanny degli anni ’90 viene omaggiata da MTSZ con i mini abiti attillati in fucsia acceso, illuminati sul décolleté da una cascata di swarovski; in versione black con paillettes per la sera.

Attillati a smisuratamente corti, gli abiti MTSZ urlano al remake, perchè The Nanny manca, per simpatia e per quell’autenticità così vera ed onesta, che giocare ad essere lei sarà un vero divertimento.

Via libera alle stampe più insolite, ruches animalier ad adornare i colli, blazer-abito con maxi spallina e revers in raso colorato, collant dai colori vistosi e minigonne guaina che si alzano ad ogni ondeggiar di fianchi.

E’ una collezione young, fresca, ispirata al panorama “street” ma dai dettagli ultra femminili, come gli abiti con pietre con castone, strass, cristalli, passamaneria e dai sofisticati tessuti luminosi come il raso di seta lucido, i laminati, e le stampe glitterate su denim.

MSTZ propone un total look sia per uomo che per donna, che vede come capo-icona l’animalier stampa dalmata. Vedrete, diventerà il nuovo tormentone di stagione!

Teaology e i nuovi prodotti amici della pelle

TEAOLOGY E I NUOVI PRODOTTI AMICI DELLA PELLE

Eau de toilette Matcha Lemon

Fresco come il vento che porta le noti della primavera, l’Eau De Toilette Matcha Lemon è perfetto per chi ama le note agrumate e i profumi leggeri.
Il tè matcha giapponese si sposa con il limone italiano, oriente e occidente si fondono con equilibrio con sottofondi vegetali, sottotoni muschiati e accordi fioriti.

Eau De Toilette Matcha Lemon di Teaology è perfetta come acqua corpo che lascia una sensazione di freschezza per tutto il giorno, le note finali sono legnose e di muschio; consigliata anche come fragranza dopo una doccia pre-riposo, porterai nel tuo sonno una sensazione piacevole di pulito e freschezza.



Matcha Fresh Cream

Lista verde per la Matcha Fresh Cream, una crema-gel multiuso che ha il dono di assorbirsi rapidamente pur agendo in profondità, idratando sotto più livelli della pelle e preservando il film idrolipidico cutaneo fino a 72 ore.

La sua formula è fresca ed è adatta a tutti i tipi di pelle, contiene acido ialuronico che regala elasticità e morbidezza grazie alla sua capacità di trattenere acqua; estratto di tè verde con azione antiossidante e protezione dagli agenti esterni; estratto di açai che aumenta la luminosità e ha un’azione anti-aging, estratto di zenzero, stimolante della circolazione periferica, estratto di ribes nero, astringente e anti radicali liberi. Insomma un concentrato naturale rimpolpante e protettivo, ideale per chi vive in città e deve proteggere il viso dallo stress ambientale.

Consiglio: in estate, per aumentare la sua efficacia fresca e rimpolpante, mettere la crema in frigorifero qualche minuto prima dell’applicazione. Non potrete più farne a meno!



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Matcha Fresh Cream


Black Matcha

Particolarmente adatto per le pelli impure, il Black Matcha è un gel micellare da usare come detergente viso per una pulizia profonda. Contiene Infuso di Te’ Matcha e Perle di Carbone Attivo, si utilizza per la rimuovere impurità e trucco sulla pelle umida, massaggiando delicatamente il viso e lasciando che le piccole perline di carbone si sciolgano assorbendo così il sebo in eccesso e uniformando l’incarnato. E’ molto delicato quindi si può utilizzare tutti i giorni, mattina e sera; per chi ama una pulizia più strong, il gel può essere utilizzato come maschera da lasciare in posa pochi minuti per poi risciacquare. Non secca la pelle.

Azione: purificante, esfoliante, antinquinamento.

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Black Matcha


Tea Glow

Un prodotto di cui avrete voglia di farne una scorta per anni, il prodotto must have per chi ancora non aveva trovato la soluzione alla riduzione dei punti neri: il Tea Glow! Una lozione con infuso di tè verde e acido salicilico che riduce le terribili imperfezioni dei pori dilatati, combatte il sebo in eccesso, esfolia con carattere.

Il betaidrossiacido (BHA) rimuove le cellule morte che rendono l’incarnato spento illuminando la pelle, il Tea Glow è formato da ingredienti naturali, il succo di aloe, la glicerina e la niacinamide riducono i rossori; si utilizza su un dischetto di cotone passandolo sul viso, quotidianamente, prima di andare a dormire o la mattina prima di una crema idratante. La costanza premia, ritroverete il vostro viso splendente anche dopo poche settimane di utilizzo.
Ricordate sempre di idratare accuratamente le pelli più sensibili.

Tea Glow


Black Rose Tea Hand and Nail Cream

Da tenere sempre in borsetta, questa crema mani dal profumo delicato contiene polifenoli antiossidanti, burro di karatè, estratto di rosa, infuso di tè nero, cheratina vegetale, foglie di camelia, che rendono la sua consistenza ricca e nutriente.
Idrata senza ungere, lascia la pelle morbida e setosa, la cheratina rinforza le unghie e, anche per le più pigre o per le business women sempre di corsa, la sua caratteristica super assorbente la rende adatta anche agli uomini, che non amano quella sensazione oleosa persistente.
Ottimo prodotto 2 in 1!

Black Rose Tea Hand and Nail Cream
Black Rose Tea Hand and Nail Cream






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(foto e testo @Miriam De Nicolo’)

“A rainy day in New York” di Woody Allen, un filmetto in minigonna plissettata

Quando le aspettative sono alte, la delusione è dietro l’angolo. Perchè da Woody Allen ci si aspetta sempre il capolavoro ma, “A rainy day in New York” si rivela invece un filmetto leggero. Un’ambientazione romantica come romantica può immaginarla un adolescente amante dei film in bianco e nero, dei locali retrò, delle musiche di George Gershwin, una New York bagnata dalla pioggia e grigia come la malinconia.

Woody Allen scrive il film meno adulto della sua carriera, dove compaiono ragazzette in minigonne plissettate e scarpe da ginnastica, figure che sono comparse inutili alla trama, spente in confronto alla luce brillante del protagonista: Gatsby Welles, un nome, un programma, un ragazzetto tutt’ossa dall’intelligenza acuta, emotiva, di estrazione borghese cresciuto a pane e pianoforte, un romantico che rifiuta l’educazione colta dei genitori ma che ama la cultura, che conosce i locali più chic di Manhattan, da cui proviene, che gira per il Metropolitan Museum come fosse casa sua, che vince somme esorbitanti al poker e che cerca nelle reginette di bellezza della scuola, la musa da plasmare come un Golem.

A rainy day in New York
A rainy day in New York


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Timothéè Chalamet interpreta Gatsby


Selena Gomez e Timothéè Chalamet
Selena Gomez e Timothéè Chalamet


E invece la fidanzatina del momento che porta a New York per un week end romantico, una Elle Fanning fastidiosa come un gessetto che stride sulla lavagna, una ragazzetta ambiziosa che viene dalla provincia e che scrive sul giornale della scuola, si lascia trasportare dal personaggio colorato che deve intervistare, un regista depresso che trova, nella acerba e puerile bellezza della ragazza, un piccolo spiraglio di vita. Finita in un turbine di feste glamourous dove l’alcool scorre a fiumi quanto le donne di cattivo gusto, vestite di leopardo e troppo truccate, dove gli attori del momento sono playboy da quattro soldi, la figura antitetica a Gatsby si fa sempre più piccola.

Gatsby è il ragazzo alla ricerca dell’amore virtuoso, delle passioni più vere, delle emozioni più forti, dei baci più sentiti, come quello dato a Selena Gomez, altro personaggio femminile di secondo piano, piccola comparsa di sfondo che ruota intorno alla storia dove splende soltanto un Timothéè Chalamet, protagonista aperto al mondo, dalle fantasie romanzesche, una mente indipendente e curiosa, che si scoprirà intrappolata dalla banalità di una ragazzetta che corre appresso alle star della tv, colme solo di vizi e frivolezze.

Selena Gomez e Timothéè Chalamet
una scena dal film


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Selena Gomez e Timothéè Chalamet


La New York raccontata da Allen svela sempre un lato nuovo, una città ideale di perfezione estetica, una melopea della fotografia scenica diretta da Vittorio Storaro; frizzante nonostante tutto la sceneggiatura ricca di citazioni, frutto dell’alter ego di Allen, il giovane Gatsby dall’intelligenza luminosa e penetrante e dall’eloquenza straordinaria che racconta:
i salotti di mia madre, sempre pieni di insetti e di madeleine”, rimandi kafkiani e proustiani.

Rivelatrici alcune scene, come quella girata all’interno di un ristorante dove la giovane Ashleigh, fidanzata di Gatsby sedotta da un attore del momento, buffa, goffa e impacciata, gesticola nervosa mentre dietro di lei compare, come una metafora, un quadro con delle ninfe nude.

A rainy day in New York” manca della penetrazione psicologica e morale, manca della profonda conversazione, manca del perfetto intreccio tra i personaggi, ma a Woody Allen si perdona tutto.

Le luxury bags di Paola Bonacina

Nato come accessorio maschile, in quanto utile a riporvi dentro del denaro e quindi legato alla figura del commerciante, la borsa ha subìto una serie infinita di evoluzioni che hanno reso questo accessorio, il re dell’outfit femminile.

Le prime borse ritrovate furono per di più in cuoio, pelli lavorate dalla più antica tradizione toscana del XII secolo. A forma di marsupi, zaini, cartellette, la borsa doveva assumere un ruolo più funzionale che estetico; è nel ‘500 che si diversifica per forma e materiale: vengono usati tessuti, broccati, velluti, arricchite da fiocchi, pizzi, merletti, ricami, nastrini, applicazioni muliebri e, fino ai giorni nostri, conosce mutamenti stilistici in base non solo alle mode, ma alla funzionalità di chi l’acquista.
Pensiamo solo alla Kelly bag di Hermès e alla sua forma squadrata e strutturata che permise alla Principessa Grace di nascondere ai fotografi la gravidanza. Oggi quell’oggetto di culto è esposto al Victoria and Albert Museum di Londra.



Per ogni donna, per ogni gusto, per ogni funzione, il brand di luxury bags Paola Bonacina, studia l’accessorio più adatto alla donna, seguendo le tendenze del momento con un denominatore comune che è l’eleganza.

Oggetti preziosi per manifattura e scelta dei materiali, le luxury bags Paola Bonacina sono totalmente made in Italy, prodotte da artigiani milanesi, centro nevralgico della moda nel mondo, i cui materiali variano dalle pelli pregiate lavorate, coccodrillo, inserti in visone.



Preziose nei dettagli, le borse Paola Bonacina presentano il logo del marchio sia sulle chiusure esterne, sia come firma nella fodera interna.
Ogni borsa ha personalità e stile proprio, che riflettono il carattere di chi la sceglie come compagna di segreti e di avventure; dal punto di vista simbolico infatti la borsa è un microcosmo privato, che nasconde e che attrae.

Paola Bonacina regala al prezioso elemento colore, come per le nuances pastello della collezione Primavera Estate 19, rosa confetto, giallo limone, lilla e verde menta; grinta per le bag in pitone dipinto, con catena gold o manico rigido; e un tocco di tradizione per i bauletti rigidi che ricordano i beauty case delle nonne, modernizzato dal dripping gold alla Pollock.



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TPN COLLEZIONE SPRING SUMMER 2020

COLLEZIONE SPRING SUMMER 2020

La collezione TPN Spring Summer 2020 fa un viaggio intorno al mondo fermandosi nelle calde terre spagnole e nella tradizione greca. 


Sempre attento alle tendenze, TPN mixa con equilibrio capi ultra moderni a pezzi della tradizione culturale della moda spagnola. Gli abiti tradizionali con pom
pom flamenco si trasformano in romantici abiti dailywear; le maxi ruches delle gonne salgono fino alle spalle formando delle ampie ruote in voile bianco e nero; il pantalone a vita alta aumenta di volume dal ginocchio fino a scoprire la caviglia; frange come criniere selvagge sui pantaloni e sulle t-shirt over creano movimento, come gli strass sulle gonne longuette plissettate. 




TPN dalla Spagna vola fino in Grecia, durante un viaggio estivo, e veste la donna come una dea, con abito monospalla, rigorosamente bianco e nero, dalle fantasie con greche su collo e in vita a mo’ di cintura. Le geometrie simmetriche della Grecia tornano su camicie e pantaloni in cotone, netti su colli e polsini creando un sensuale gioco vedo/non vedo. 


Preziosi ed eleganti, i completi top e pantaloni in pizzo San Gallo, freschi e dallo stile bon ton, un richiamo delicato all’infanzia, ma con la grinta dei tagli e delle forme, tornano sulle maglie monospalla con coda.



Must have della collezione Spring Summer 2020 TPN i lurex, i laminati silver delle t- shirt aderenti con zip, i miniabiti paillettes fantasia, gli shorts in denim impreziositi da cristalli, e la stampa animalier bicolor.

“Portiamo la natura in città” – SALAR COLLEZIONE SPRING SUMMER 2020

“Portiamo la natura in città”.

Manca il tempo ma non la voglia, mancano gli spazi ma non il bisogno, così SALAR MILANO decide di regalare alla donna una collezione che la porti in contatto con la natura, disegnando accessori dalle forme moderne e dai colori freschi, la Spring Summer 2020.

Camaleontica la donna SALAR si muove nell’ambiente urbano con un tocco “nature”, va di corsa ma non rinuncia allo stile, cambiano le mode ma è sempre al passo con i tempi, ma soprattutto ama differenziarsi e lo fa con coscienza. Sposa infatti la filosofia eco-friendly introducendo materiali green come il sughero, riciclabile, impermeabile, elastico ed ignifugo. Lucidato e trattato sottovetro, il sughero si presenta in collezione in quattro diversi colori: bianco, naturale, giallo e marrone.

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Dalla natura fa capolino anche la rafia, chiamata per interpretare i marsupi, come per il modello Jacky Straw fornito di mini bag, porta cellulare e moschettone; gli intrecci della Vicky Braid fatti a mano, e la cilindrica Lollipop Straw dalla curiosa apertura laterale che ricorda tanto gli scrigni delle nonne.

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Super trendy le XIN XIN in pelle (i Baci Baci in lingua cinese), cocco o sughero, delle mini bag con catenina o moschettone, da indossare come mini marsupio alla cintura, nei divertenti colori del verde menta, arancio, fucsia, e le WINNY con manico grande, delle mezze lune dalla riconoscibile chiusura in metallo a forma di borchia, firma del marchio Salar.

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Stile inconfondibile, le SALAR bag diventano subito iconiche per forma ed armonia, riprese nei tessuti dalla linea di scarpe. Lo stivaletto Charlotte presenta la stessa rete usata per le buste portadocumenti interne alle borse, le finiture in denim e in sughero, sono le stesse utilizzate dalle bag new collection dal superlucido trattamento sottovetro.

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La donna SALAR cammina in città immergendosi con il suo stile urban metropolitano ma sempre legata al panorama green. Rafia ai piedi con le Chatty Straw, dai lacci trendy alla caviglia, nelle versioni black e natural. La forma delle scarpe è tonda ma su punta quadrata, i tacchi sono in plexigas a regalare un senso di pulizia e freschezza, di aria e di apertura, riprendendo il concetto “nature” della collezione. New entry il glitter e il denim sottovetro, materiali nuovi per le Sharleen dal tacco a palla in versione gold o silver; tacco a colonna per il sandalo Tottie, rimando al periodo architettonico ionico, dai motivi ricchi e decorativi, forma che permette una calzata comoda e che regala un tocco di autenticità a chi le indossa.

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Luisa Beccaria SS2020, dal gioco del volano al “giardino con vista”

Luisa Beccaria Collezione Primavera / Estate 2020

Il modello di donna che presenta Luisa Beccaria è sempre fedele a se stesso, controcorrente rispetto alle mode (per fortuna direi), e con quell’aura regale che dona dolcezza e distanza dalla mediocrità.

E’ una collezione primaverile rigogliosa di fiori, di nature illuminate e di luoghi meravigliosi. L’ambito in cui si svolge la vita della donna Luisa Beccaria, passa dalla sala da tè destinata alle conversazioni tra signore, al giardino dove giocare al volano, come una Lady Marian nota in tutta Nottingham per la sua eleganza e la sua grazia. E proprio durante lo show svoltosi alla settimana della moda milanese, modelle e modelli si alternano il volano da una parte all’altra del campo, separato, al posto di una rete, da graziose tovaglie ricamate a mano, come quelle dei corredi della nonna che usavano essere regalati in attesa del fatidico matrimonio.


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durante lo show Luisa Beccaria ss20 alla settimana della moda milanese


Una collezione Primavera Estate 2020 che sfida le mode volgari aizzando il gusto, l’eleganza e la dolcezza. Abiti che si confanno a una signora, gonne plissettate che coprono il ginocchio, lunghi chemisier in pizzo traforato che sussurrano trasparenze, impalpabili veli carta da zucchero che coprono il corpo con la perfezione del velo che sfiora il Cristo di Giuseppe Sanmartino.

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sx scena dal film “Camera con vista” – dx abiti Luisa Beccaria SS20


Il paesaggio e la condizione circostante la donna Luisa Beccaria, diventa l’abito che indossa: lavande, margherite e primule sono stampa per i sandali, la natura fiorita esplode sugli abiti morbidi avvolti solo in vita per definirne la forma ed esaltare una femminilità romantica.


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sx abito Luisa Beccaria SS20 – dx Helena Bonham Carter nei panni di Lucy Honeychurch


Immacolati lini e cotoni, preziosi pizzi di sangallo disegnano corolle dalle silhouette ad A, eleganti broderie anglaise abbinate a slipper con cinturino per lunghi picnic in stile, come una giovane Lucy Honeychurch di “Camera con vista“.


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sx scena dal film “Camera con vista” – dx abito Luisa Beccaria ss20


Guarda qui l’intera collezione Primavera Estate 2020 di Luisa Beccaria:



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