Disegna le tue idee: l’Arte non ha Sbarre

La street art al servizio dei diritti umani e della libertà Arte, formazione e co-progettazione con le ragazze della casa circondariale di Rebibbia 

Sarà lo street artist Jorit a rappresentare il completamento del progetto Disegna le tue idee – L’arte non ha sbarre, dal 10-25 ottobre 2022 a Roma, con un’opera su un muro del quartiere del Quarticciolo, mentre dentro la Casa Circondariale di Rebibbia, saranno gli artisti Moby Dick e Barbara Oizmud a realizzare altre due opere in collaborazione con le ragazze della casa circondariale di Rebibbia. A partire dal 10 ottobre, infatti, saranno realizzate due opere all’interno dei muri del carcere di Rebibbia, ad opera di Moby Dick e Barbara Oizmud, mentre al Quarticciolo, in collaborazione con il Comitato di quartiere e gli abitanti, verrà realizzata un’opera del celebre street artist, napoletano conosciuto a livello internazionale Jorit. Tutte e tre le opere murarie saranno incentrate sui diritti umani, in particolar modo su quelli delle donne, in favore del rispetto della persona, dell’autodeterminazione e della libertà. Il progetto, vincitore del bando Vitamina G della Regione Lazio, è realizzato da LiberaMente, associazione guidata dall’attivista Leonardo Maria Ruggeri Masini, impegnata nel fornire a tutti i mezzi per proporre e realizzare progetti e campagne che favoriscano la crescita della società e quella personale, e coordinato da Oriana Rizzuto, curatrice di progetti culturali legati alla street art e ai diritti umani per MArteSocial. Il progetto è un percorso di arte ed educazione artistica con le detenute della casa circondariale di Rebibbia, ed è uno dei progetti speciali incluso all’interno della Biennale MArtelive 2022, contenitore multiartistico e multidisciplinare che ingloba progetti ed artisti nazionali ed internazionali che si svolgeranno a Roma e nel Lazio. Disegna le tue idee – Larte non ha sbarre, con il Patrocinio del Garante dei Detenuti del Lazio e in collaborazione con la casa circondariale di Rebibbia – sezione femminile, ha come obiettivo il portare l’arte e la cultura in quei luoghi in cui donne e uomini, privati della temporanea libertà, abbiano tuttavia la possibilità di un nuovo tipo di formazione e di sperare in un futuro migliore, in un percorso di crescita personale e artistica che potrà costituire una leva positiva una volta terminata la pena detentiva. 

Portare l’arte all’interno del carcere, attraverso laboratori, confronti, lezioni pratiche e sviluppo di nuove idee creative: questo è stato il primo vero obiettivo del progetto, con la creazione di bozzetti che gli artisti selezionati ricreeranno per loro, sia all’interno che all’esterno del carcere, sottolineando il fatto che le loro idee avranno vita al di fuori e che saranno all’esterno ad aspettarle. L’Associazione LiberaMente ha riunito insieme artisti, criminologi e volontari in modo tale da strutturare laboratori artistici per le detenute del carcere, che fossero un momento di crescita e di costruzione di relazione non solo con le ragazze del carcere ma anche tra gli artisti e i professionisti coinvolti, e tra questi e giovani volontari dell’associazione. I giovani hanno avuto modo di scoprire la vita in carcere, lontana da quella mostrata da film e serie tv, comprendendo l’importanza di vivere in modo equilibrato la vita quotidiana, evitando comportamenti al limite che possano compromettere la loro libertà. Ogni incontro ha accostato un artista/docente e un sociologo/assistente sociale, oltre che un giovane dell’associazione. Grazie alla sociologa e criminologa Wilma Ciocci, che ha seguito da vicino tutte le attività, infatti, anche i volontari dell’associazione da questa esperienza hanno avuto l’opportunità di fare un percorso di avvicinamento e formazione professionale con l’obiettivo di avviare e proseguire, a loro volta, un percorso lavorativo in questo ambito. Alla fine di questi workshop, gli artisti, Jorit, Moby Dick e Barbara Oizmud, realizzeranno altrettanti murales due all’interno dell’istituto penale di Rebibbia e l’altro all’esterno, nella borgata Quarticciolo, ispirati alle idee, ai disegni, ai bozzetti eseguiti dalle detenute durante i laboratori. I laboratori sono stati tenuti da Moby Dick e Barbara Oizmud che, in otto mesi di incontri, hanno avuto come risultato la creazione di ritratti, paesaggi, sogni, paure. Sono mesi che le ragazze di Rebibbia aspettano con desiderio l’appuntamento settimanale per mettersi alla prova su nuove tecniche e nuovi modi di esprimersi attraverso l’arte. Le giovani, alla fine del progetto, hanno realizzato dei bozzetti, da cui sono stati sviluppati i temi dei murales che Moby Dick e Barbra Oizmud hanno ripreso e riadattato, in linea con il loro stile espressivo per i murales all’interno dell’istituto. Il murale di Jorit, invece, pensato per una donna simbolo di lotta per i diritti dei più deboli, sarà dedicato alla politica, sociologa e attivista brasiliana Marielle Franco (Rio de Janeiro, 27 luglio 1979 – Rio de Janeiro, 14 marzo 2018) assassinata a causa del suo impegno di attivista. L’idea è nata anche grazie ai racconti delle giovani detenute e ai temi sui diritti umani affrontati durante i laboratori. Il Presidente di LiberaMente, Leonardo Ruggeri Masini, ha dichiarato in merito: “Questo è un progetto realizzato in rete con tutte le categorie coinvolte nel mondo delle istituzioni penitenziarie, dalla magistratura alle istituzioni, dalle associazioni alle donne private delle libertà, dai cittadini agli esperti; l’unico obiettivo è quello di dare concreta attuazione al principio della funzione rieducativa della pena. Attraverso l’arte LiberaMente ha voluto offrire l’opportunità alle detenute di apprendere un mestiere ed esprimere idee e ambizioni, superando i limiti delle sbarre del carcere”. Conclude il Presidente: “Rivelante è l’esteso coinvolgimento dei giovani che, colpiti dall’ambiente carcerario e spogliato questo luogo dalle suggestioni impresse nei film e nei romanzi, sono diventati coscienti dell’importanza di mantenere comportamenti responsabili nella quotidianità. L’arte non ha sbarre ha evidenziato l’importanza di mostrare ai giovani gli ambienti carcerari come strumento fondamentale per la prevenzione dei crimini nella società”. 

Il progetto è stato promosso nell’ambito del programma GenerazioniGiovani, finanziato dalle Politiche Giovanili della Regione Lazio con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù – che propone un modello di co-progettazione tra istituzioni, magistratura della pena e terzo settore al fine di programmare politiche rieducative dei detenuti che si basino sul vettore dell’espressione culturale. Questo progetto punta ad abbracciare la funzione rieducativa della pena, inserendosi nell’ambito della progettazione, esecuzione e monitoraggio delle politiche e delle attività rieducative a essi riservate, mettendo in luce opportunità e criticità dell’attuale sistema penitenziario italiano. Il progetto intende inoltre unire la valorizzazione della persona allo sviluppo della sua autonomia, coerentemente con la vocazione dell’art. 27 della Costituzione, andando nella direzione di un re/inserimento sociale. La premessa che ispira Larte non ha sbarre è che dimensione culturale e dimensione sociale siano legate a doppio filo e possano esercitare un impatto positivo sulla vita degli individui e delle comunità. È ormai ampiamente riconosciuto che l’esclusione culturale può alimentare le altre dimensioni dell’esclusione (razzismo, xenofobia, antisemitismo, violenza contro le donne e tutte le forme di intolleranza basate su presupposti razziali, linguistici, religiosi, sessuali, nazionali o etnici). 

LUBELLO FIRENZE, IL NUOVO BRAND DI CALZATURE TRA SEDUZIONE E LUSSO

Tecnologia e abilità artigianale si fondono e si confrontano nella collezione donna Lubello. Ispirate dagli scatti di Helmut Newton, le scarpe firmate Lubello Firenze sintetizzano l’eleganza e il glamour di quelle immagini in un viaggio nella sensualità femminile. Realizzate a Firenze, nel cuore della pelletteria, il brand varia dalle décolleté in vernice al sandalo gioiello fino allo stivale morbido e alla sneakers stringata.

HERITAGE

Italiana Heritage: Elegance and Passion

Ogni modello è interamente realizzato a mano in Italia in collaborazione con il nostro team di artigiani, dove vantiamo una tradizione di oltre due secoli nell’artigianato femminile e maschile. “L’idea era quella di creare una collezione in cui non fossero imposti limiti al mio spirito creativo, e nel disegnarla ho voluto esclusivamente i pellami più pregiati e costosi che esistono oggi”. Lubello si basa sul desiderio costante di sperimentare nuovi materiali, selezionando esclusivamente tessuti e pelli di alta qualità dai migliori fornitori d’Italia, e sviluppando rigorosamente il prodotto con i processi tradizionali italiani, 100% fatti a mano. Lavoriamo a stretto contatto con i più esperti artigiani, seguendo personalmente ogni fase del processo produttivo, alla ricerca della perfezione assoluta e della massima qualità. La collezione donna è stata concepita per offrire al pubblico la massima esperienza di lusso e qualità.

STORIES

Get inspires by the charmig and dynamic atmophere of the Lubello world

DIVINE COLLECTION

Seduction and Luxury

DIVINE

C’è Helmut Newton nascosto nelle scarpe della collezione donna Lubello. C’è l’occhio fotografico che ha immortalato affascinanti modelle in atmosfere di seduzione e lusso. Magiche quelle immagini! Tra la fine dei Settanta e gli inizi degli Ottanta quegli scatti in rigoroso bianco e nero erano il trionfo della visione, della bellezza, di un sogno sempre più in bilico tra ironia e passione. Cosa resterà di questi feticci di una rivoluzione sociale? Certamente le foto degli scultorei corpi e degli incantevoli volti di dive come Brigitte Nielsen, Charlotte Rampling, Grace Jones, Catherine Deneuve e Isabelle Huppert. Ma tornano alla memoria anche quegli aguzzi tacchi a spillo che accompagnavano il passo delle bellissime. Era proprio la scarpa ad accomunare le foto come una firma dell’artista, a segnare gli scatti, a dare ancor più slancio e vigore a figure femminili dalle proporzioni straordinariamente armoniche. La seduzione parte dalla scarpa, anche su un corpo nudo. Parte dallo stupore. Tecnologia e abilità artigianale si fondono e si confrontano nella collezione donna Lubello. Sono scarpe da sera in vernice con tacco in acciaio 105 mm, arricchite da pietre di zirconia. Sono sculture da indossare. Quei tacchi sono raffinati come colonne di un tempio greco, ma sono armi affilate per una seduzione che trafigge il cuore, come una stilettata. Eleganza e glamour partono dalla scarpa, è il punto di partenza di un disvelamento, di un viaggio nella personalità femminile. Le scarpe della collezione donna Lubello sono icone di questo tempo, di un tempo che è risveglio e ripartenza, che è rigenerazione. La donna è la protagonista di un mondo nuovo, è lei che è chiamata a essere divina. E allora un tuffo al passato in omaggio a Helmut Newton, ma tanto futuro da costruire, passo dopo passo. Ovviamente. 

THE DESIGNER

Luca Lubello è il fondatore e Direttore Creativo del brand. È uncreative designer che, concluso il suo percorso di studi in fashion design nel 2009, ha avviato la propria carriera nel mondo delle calzature lavorando come assistente per Alessandro Gaggio, Ernesto Esposito. Ed allora ha scoperto le proprie visioni da applicare al mondo delle calzature e deciso di crescere e perfezionare le sue tecniche di design e artigianato originali e visionarie. Dopo esperienze significative negli uffici creativi di Salvatore Ferragamo e Max Verre, Lubello si trasferisce nel 2012 a Firenze per contribuire alla nascita e allo sviluppo del marchio Louis Leeman, che arriva in poche stagioni a essere ritenuto competitor diretto dei brand più rilevanti del luxury footwear. Durante il periodo fiorentino collabora, inoltre, con marchi prestigiosi quali Casadei e Mary Katrantzou. Firenze rappresenta un mix unico di bellezza, arte, architettura: uno scrigno perfetto in cui Lubello decide di stabilirsi in pianta stabile e, nel 2019, di avviare il proprio progetto personale.

Il bouclè di 57London per l’Autunno-Inverno 2022-23 

Per la collezione Autunno-Inverno 2022-23 57London presenta una selezione di capi in lana bouclè: cappotti mini e maxi, gonne longuette, short e abiti dalle linee sobrie ed essenziali vengono declinati in una sofisticata palette che alterna i toni delicati del verde menta all’eleganza del color vinaccia. La collezione, interamente realizzata nei laboratori della Brianza e in provincia di Bergamo da artigiane italiane di lunga esperienza, è espressione del più autentico Made in Italy per la cura nei dettagli e la qualità dei tessuti. La selezione di capi in lana bouclè è disponibile su www.57london.com.

About 57London

57London è un brand dall’allure effortless chic che reinterpreta i codici del lusso contemporaneo. Dedicato a una donna dinamica e forte, una moderna viaggiatrice, una globetrotter nell’era dell’interconnessione globale. La donna 57London porta con sé una valigia leggera in cui custodisce pochi ma pregiati outfit. Lo stile trasversale si adatta a un range di età molto ampio anche se si distingue per un tocco distintamente giovane e cosmopolita. Un tributo al lifestyle londinese che si muove di pari passo alle radici italiane di Arianna Nicoletti, designer del brand e che vengono enfatizzate dall’utilizzo delle migliori materie prime e finiture Made in Italy.

Genesi del nome

(fifty-seven London)

Londra è la città in cui Arianna Nicoletti ha fondato il suo marchio. È il luogo in cui ha creato e presentato la sua prima collezione FW/17. Londra è stata una fortissima fonte di ispirazione per Arianna e il suo brand, il tributo nella scelta nome è stato un passaggio naturale. Così è nato il marchio 57London.

“L’oro bianco di Sesto Fiorentino” – Opere del Settecento dal Museo Ginori

SESTO FIORENTINO – In attesa della riapertura della sede del Museo Ginori, una selezione di quarantacinque opere della sua collezione permanente torna temporaneamente visibile all’interno dello stesso edificio che fino agli Anni Cinquanta ospitava la Manifattura Ginori e il suo museo. Tra le opere d’arte e gli oggetti d’uso protagonisti di questa piccola ma preziosa esposizione, il busto in porcellana di Carlo Ginori, sculture per l’apparecchiatura della tavola, il “museo delle terre” e le maschere originali per i caratteristici decori “a stampino”. Curata da Andrea Di Lorenzo, Oliva Rucellai e Rita Balleri, la mostra è organizzata dalla Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia in collaborazione e con il sostegno del Comune di Sesto Fiorentino.

L’ingresso è libero negli orari di apertura della biblioteca (telefono 0554496851).

“Quella del Museo Ginori è una storia straordinaria – ha detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani -. Una storia iniziata quasi trecento anni fa grazie al marchese Carlo Ginori che nei secoli ha raccontato al mondo cosa vuol dire fabbrica della bellezza e al tempo stesso museo d’impresa oltre che museo del lavoro, un unicum che racconta la storia artistica, sociale ed economica della più antica manifattura di porcellana ancora attiva in Italia che ha pochi paragoni al mondo. Sono pertanto orgoglioso e felice di inaugurare una mostra che con le sue quarantacinque opere che fanno parte della meravigliosa collezione permanente, dà un saggio della magnificenza della produzione settecentesca della Manifattura di Doccia, patrimonio culturale e pezzo irrinunciabile dell’identità locale che è giusto e direi doveroso raccontare oltre che estremamente affascinante. Ammirare le opere esposte è come fare un viaggio lungo i sentieri dell’evolversi degli stili artistici, del costume, della scienza, delle tecniche produttive e dell’imprenditoria, che ripercorrono la storia della trasformazione di un’invenzione scultorea in una porcellana”.

“Accogliamo i primi passi della Fondazione e questa mostra nei luoghi che videro la nascita della Manifattura – commenta il sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi -. È un’emozione e motivo di grande soddisfazione per il nostro Comune tornare ad ammirare una parte ancora piccola, ma importante dell’immenso patrimonio artistico del Museo. Questa mostra è solo un assaggio del patrimonio straordinario racchiuso negli spazi di viale Pratese, spazi che presto dovranno tornare ad aprirsi alla nostra città”.

“La mostra, realizzata grazie al fattivo sostegno del Comune di Sesto Fiorentino, è stata resa possibile dalla stretta collaborazione tra la Direzione regionale musei della Toscana, che mantiene la proprietà e la tutela delle collezioni, e la Fondazione Ginori, un proficuo rapporto che ha già reso possibile molte attività di conservazione, restauro e valorizzazione delle splendide opere Ginori” – spiega Stefano Casciu, Direttore regionale musei della Toscana.

L’iniziativa, dal significativo titolo L’oro bianco di Sesto Fiorentino, ritorna alle origini della manifattura e all’importanza del contesto territoriale in cui è nata e si è sviluppata e per questo segna un’altra tappa non solo nella direzione di una costante e regolare attenzione alla conservazione delle opere ma anche nel coinvolgimento di altri soggetti pubblici e privati, in particolare quelli che insistono sul territorio, per giungere tutti insieme alla restituzione al pubblico del Museo e delle sue collezioni”.


Percorso espositivo


Carlo Ginori e le origini della Manifattura 
Affascinate dalla bellezza delle porcellane giunte dall’Oriente attraverso le Compagnie delle Indie, le corti d’Europa ne celebrarono la magnificenza elevandole a elemento identificativo dello status sociale di chi le possedeva. È sull’onda di questo interesse che nel 1737 il marchese Carlo Ginori diede avvio alla sua pionieristica impresa. 

A ricordare il fondatore della manifattura è la traduzione in porcellana del busto scolpito nel 1757 per il suo monumento funebre, collocato nella Cattedrale di Livorno, città di cui fu governatore dal 1746. 

Il Museo delle Terre
I vasi del cosiddetto Museo delle Terre testimoniano le ricerche condotte negli anni Quaranta del Settecento da Carlo Ginori e da alcuni eruditi fiorentini, tra cui il medico e naturalista Giovanni Targioni Tozzetti, per trovare minerali meno costosi del caolino da impiegare nella preparazione dell’impasto della porcellana. 

Esperimenti e prove All’epoca della fondazione della manifattura, i procedimenti tecnici necessari per produrre la porcellana erano sconosciuti in Toscana. Carlo Ginori si era avventurato in un campo nuovo e irto di difficoltà, che richiese anni di ricerche e di prove. Le tazzine, i piccoli vassoi e la placca con il doppio ritratto esposti in mostra testimoniano lo sforzo e le sperimentazioni compiute nel primo periodo per mettere a punto le varie fasi di fabbricazione, dalle ricette per impasti, vernici e colori, alle tecniche di foggiatura, decorazione e cottura. 
Uno dei primi decori in uso a Doccia è noto come ‘stampino’. L’espressione indicava l’impiego di una maschera traforata, in carta o in pelle d’agnello, simile uno stencil. Di facile esecuzione, il decoro ‘a stampino’ consentiva di ottenere rapidamente risultati di piacevole effetto, offrendo al contempo una brillante soluzione al problema della carenza di pittori esperti. 

Il decoro a paesaggi
L’arte della pittura su porcellana viene introdotta a Doccia da Karl Wendelin Anreiter, pittore originario di Bolzano che Carlo Ginori riesce a sottrarre alla manifattura viennese Du Paquier. Anreiter rimarrà al servizio della fabbrica Ginori dal 1737 al 1746. Tra i suoi compiti c’era anche quello di istruire i lavoranti. 
Gli espressivi paesaggi dai forti chiaroscuri e dall’aspetto selvaggio che decorano i vasi esposti in mostra sono eccezionali sia per dimensioni che per qualità esecutiva. 

Il gusto antiquario
Fortemente influenzato dai viaggiatori del Grand Tour, fino agli anni Settanta del Settecento il gusto antiquario si orientò verso una riproduzione in scala al vero delle sculture antiche maggiormente apprezzate. Nell’ultimo trentennio del secolo si assiste invece a un crescente interesse verso le riduzioni di queste sculture, riunite anche in serie e destinate all’arredo di studioli, consoles, camini o alla decorazione di apparecchiature di tavole. Questo fenomeno, definito modernamente “industria del Mission, governance, visual identity and a website: the Ginori Museum tells its story souvenir” influenzò anche la manifattura Ginori, che fin dagli anni Quaranta del Settecento aveva dimostrato particolare attenzione verso l’arte antica, come rivela la realizzazione di copie di statue all’epoca conservate nelle principali collezioni romane e nelle Gallerie degli Uffizi. Tra queste spicca la Venere de’ Medici, esposta in mostra insieme al relativo modello in gesso per consentire ai visitatori di cogliere il considerevole ritiro (del 12-14%) a cui è sottoposta la porcellana dopo la cottura a 1400° C. 

Sculture per la tavola
In mostra sono esposte anche graziose e variegate composizioni, databili intorno alla metà del Settecento, che avevano la funzione di apparecchiatura per tavole da dessert. Tra queste, i gruppetti in policromia d’ispirazione arcadico-pastorale raffiguranti scene campestri, maschere di Arlecchino e Arlecchina tratte dalla Commedia dell’Arte con la funzione di rinfrescatoi per bottiglie e un’alzata con il tritone che sorregge sulla testa una conchiglia, evidente allusione alle fontane fiorentine commissionate dai Medici, a cui il marchese Ginori rende omaggio. 
Particolarmente degna di nota è anche la serie degli ‘orientali’, una delle più riuscite prodotte a Doccia. 
Era costituita da ventiquattro personaggi in costumi di diversi popoli dell’Impero Ottomano, modellati intorno al 1760 a partire da due principali fonti iconografiche: una preziosa serie di tempere del pittore Jacopo Ligozzi – all’epoca nella biblioteca Gaddi di Firenze e oggi in parte pervenute al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi – e le incisioni tratte dal fortunatissimo Recueil Ferriol, una copia del quale è ancora oggi conservata nel fondo antico della biblioteca del Museo Ginori. 

La caffettiera: forme e decori
Le caffettiere, declinate in varie forme e ornate di diversi decori, raccontano la ricchezza formale e la perizia tecnica raggiunta dalla Manifattura Ginori già nel Settecento sia nel modellato che nell’ornamento. Tra le caffettiere in mostra, quelle con i “galli rossi”, così definiti nei documenti settecenteschi, sono la rivisitazione, attribuita al pittore della manifattura Ferdinando Campostrini, di un decoro giapponese della tipologia Imari. 

Il bassorilievo istoriato
Tra i decori settecenteschi della Manifattura Ginori il ‘bassorilievo istoriato’ è il più prezioso e caratteristico. Composizioni a soggetto mitologico, tratte da incisioni o da placchette metalliche, venivano riprodotte a bassorilievo in porcellana con appositi stampi e poi applicate a crudo alle pareti di tazze, caffettiere o altro vasellame. Erano vendute in bianco oppure finemente dipinte a mano in policromia e oro, come l’esemplare esposto in mostra. 

La maiolica in bianco e blu
La produzione di maiolica inizia a Doccia ancora prima di quella di porcellana. La sua fabbricazione richiedeva minori investimenti e le sue vendite portavano entrate sicure che aiutavano a sostenere i costi esorbitanti degli esperimenti sulla porcellana. Le maioliche esposte in mostra esemplificano la produzione più sofisticata della manifattura Ginori. I ricchi ornati in bianco e blu rivelano l’influenza dei manufatti francesi di Rouen e Nevers, che a loro volta si ispiravano alla porcellana cinese. 

La Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia
Costituita il 19 dicembre 2019 su iniziativa del Ministero della Cultura, insieme alla Regione Toscana e al Comune di Sesto Fiorentino, la fondazione ha lo scopo di conservare, catalogare, studiare, comunicare ed esporre la sua ricchissima collezione di manufatti ceramici e di rendere il suo straordinario patrimonio artistico, storico, sociale ed economico un bene davvero comune, accessibile e inclusivo.

Il Museo Ginori
Nato insieme alla Manifattura di Doccia e all’interno degli edifici destinati alla produzione, il Museo Ginori è stato per oltre duecentocinquanta anni un museo d’impresa, pensato dal fondatore, il marchese Carlo Ginori, come il contenitore privilegiato della bellezza che la sua fabbrica era in grado di creare.
Il Museo custodisce tre secoli di storia del gusto e del collezionismo, rappresentando un unicum a livello internazionale grazie alla ricchezza e alla continuità storica del suo patrimonio, eredità della più antica manifattura di porcellana ancora attiva in Italia.

Notificata come complesso di eccezionale interesse storico-artistico e archivistico dal 1962, la sua collezione comprende quasi 10.000 oggetti in porcellana e maiolica databili dal 1737 al 1990, modelli scultorei, documenti cartacei e disegni, una biblioteca storica, una biblioteca specialistica e una fototeca.
Nel 2017 lo Stato acquista il museo, che dal 1965 ha sede in un edificio progettato dall’architetto Pier Niccolò Berardi, e le vastissime collezioni artistiche ed archivistiche già di proprietà della ex azienda Richard Ginori. Il museo è entrato così a far parte del sistema museale nazionale gestito dal Ministero della Cultura ed in particolare dalla Direzione regionale musei della Toscana, che ha intrapreso complessi e lunghi lavori di recupero e di ristrutturazione dell’immobile, ormai storico, e il rinnovamento dell’allestimento museale. A seguito della istituzione della Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia è stato anche avviato un processo, ancora in corso, che ha portato al passaggio in uso alla Fondazione del patrimonio di beni mobili.

(Foto di copertina) Manifattura Ginori, inv. 928

Durante la vendita serale 20th Century and Contemporary Art di Phillips a New York passeranno al martello le opere seminali di Andy Warhol provenienti dalla collezione della famiglia Warhola

Il primo autoritratto di Warhol sarà venduto il 15 novembre insieme ad una rappresentazione della sua casa d’infanzia. Entrambe le opere furono realizzate quando l’iconico artista studiava alla scuola d’arte.

In occasione del vendita serale 20th Century & Contemporary Art di novembre a New York, Phillips batterà all’asta i primi due dipinti di Andy Warhol: Nosepicker I: Why Pick on Me (The Broad Gave Me My Face But I Can Pick My Own Nose) Living Room, entrambi realizzati durante gli ultimi anni dell’artista al Carnegie Institute of Technology (ora Carnegie Mellon University). Eseguite nel 1948 e indicative del genio che sarebbe diventato, queste incredibili reliquie di uno dei più grandi visionari del XX° secolo sono rimaste presso famiglia dell’artista per oltre settant’anni, fino ad ora. Prima della vendita di New York del 15 novembre, i due dipinti saranno presentati a Southampton, Los Angeles, Londra e Parigi.

James Warhola, nipote di Andy Warhol, ha dichiarato: “Questi due dipinti sono stati da sempre parte preziosa della collezione della nostra famiglia e hanno dato grande gioia a me e ai miei fratelli nel corso degli anni. Essendo stati esposti in tutto il mondo – da Pittsburgh a Parigi – è stato meraviglioso vedere come questi due dipinti commuovessero le persone di tutto il mondo, consentendo loro una connessione più personale con nostro zio. Questi due quadri trasmettono le sue aspirazioni di giovane studente d’arte che vuole diventare un artista raffinato. Ho sempre detto: ‘prima che ci fosse la lattina di zuppa Campbell, c’era Nosepicker!’. Spero che questi quadri possano portare ai loro prossimi proprietari la stessa felicità che hanno portato a noi “.

Robert Manley, Vice Presidente e Co-Head of 20th Century & Contemporary Art , ha dichiarato: “Siamo onorati che la famiglia Wharola ci abbia incaricati di vendere queste opere che forniscono una visione senza precedenti della vita e dello sviluppo di uno degli artisti più innovativi del XX° secolo. Mentre Living Room offre uno sguardo unico sull’infanzia di Warhol, Nosepicker I è riconosciuto come il primo autoritratto di Warhol mai realizzato. Probabilmente si tratta dell’inizio della sua fascinazione per la ritrattistica, che è rimasta viva per tutto il corso della sua carriera. Queste opere seminali rappresentano un momento importante nello sviluppo della pratica artistica di Warhol e, di conseguenza, nello sviluppo del mondo dell’arte del dopoguerra”.

MTOF PRESENTA REALTA’ SECONDE EXPERIENCE

La topografia aziendale ha traslocato: le sue mille facce e i suoi mille oggetti – da quelli grandi a quelli minuziosi – hanno trovato un nuovo indirizzo. Le rocche di filati sono diventate montagne, altipiani, nuvole si sono addensate in prototipi e capi nel mezzo del processo creativo. Immagini si fondono e si coagulano, si incontrano, scontrano, volti e cose, oggetti che guardano persone, persone che fotografano oggetti.

L’esperienza di Realtà seconde è stata concepita e curata dalle due creative director di MTOF, Eleonora Abbate e Alessia Berlaldin, per raccontare la loro esperienza di brand legato a doppio filo alla realtà aziendale di MF1. Gli artisti presenti all’interno del progetto, sono stati selezionati dal brand per interagire con il suo universo e raccontarlo attraverso le loro opere. Artisti come i sound designer Furtherset e Giovanni Dinello, accompagnati dagli scatti di Stefania Zanetti e Matteo Bellomo e dai video dei gruppi di ricerca visiva de LASTANZA e Tetau.

Due le installazioni concepite dal team del brand per raccontarsi: la prima consiste nei tre Organicostruiti assemblando picchi e montagne di rocche di filati, a rappresentare il cuore pulsante del brand e la ricerca minuziosa con cui vengono selezionati i filati tra la grande quantità di quelli di scarto e come vengono trasformati nelle collezioni del brand. La seconda è una serie di prototipi e prove appartenenti appartenenti alla S/S23 “Estasi momentanea”, volutamente scelti per rappresentare non il processo creativo concluso, ma la costante apertura e l’estrema cura al dettaglio con cui il brand si rapporta al progetto. 

La nuova collezione FallWinter PittaRosso è sempre un passo avanti

Il cambio di stagione porta inevitabilmente con sé il desiderio di qualcosa di nuovo: se da un lato la vita frenetica di tutti i giorni porta le donne a scegliere uno stile pratico e comodo, dall’altro c’è sempre la voglia di scoprire gli ultimi trend ed essere sempre al passo con le tendenze. La nuova collezione FallWinter 2022 PittaRosso ha fatto tesoro di questa esigenza e l’ha reinterpreta spaziando tra modelli sporty chic, proposte più glamour e classici rivisitati perfetti per valorizzare ogni outfit.

Tra le proposte, sicuramente non possono mancare le sneakers platform, caratterizzate da suola alta e disponibili nelle innumerevoli combinazioni di colori e materiali: un mix&match di tessuti e cromie che rendono i modelli PittaRosso dei must-have di stagione. Per chi non ha paura di osare invece, sono inoltre proposte delle soluzioni con tomaia con intarsi glitter oppure completamente gold laminated!

Per chi in città è sempre di corsa e cerca un paio di sneakers che siano cool ma anche confortevoli, PittaRosso propone lo stile “Rethink Running Retro”. La suola alta riprende il mood delle zeppe retrò, rendendo la scarpa affusolata e adatta per facilitare i movimenti. La proposta include svariate combinazioni di colori e materiali, tra i quali spicca l’utilizzo del Nylon che dalle ultime stagioni è sempre più in voga sulle passerelle e nelle boutique.

Dopo un paio di anni di stile comfort-easy, ritroviamo la voglia di calzare le immancabili décolleté e tronchetti con tacco.

Tacchi a stiletto, per una figura slanciata e un design sinuoso che racchiude il piede, mentre silhouette a “campana” e “rocchetto” che propongono anche dei modelli “flat” come novità, donando al look un tocco glamour dalle volumetrie particolari. Le favolose decolleté PittaRosso sono disponibili nei classici nero, beige, rosso ma anche nelle versioni più audaci in vernice e con stampe animalier.

Scendendo dai tacchi non può certamente passare inosservato il modello che negli ultimi anni si è fatto apprezzare incondizionatamente da qualsiasi generazione: il mocassino

Per questo PittaRosso ha deciso di presentarlo apportando numerose novità.

volumi maxi e squadrati delle suole sono tra le scelte di stile più innovative della collezione, introducendo l’impiego di nuovi dettagli come maxi catene intrecciate e fibbie

Il contrasto tra il nero del mocassino e i colori metallici oro e argento aggiunge infine un tocco glam a tutti i look.

Seguendo i trend delle ultime sfilate, il plateau è la caratteristica immancabile per delle calzature da vera diva. PittaRosso intraprende così un viaggio all’insegna dello stile, riprendendo i modelli tipici degli anni ’70, e proponendo una selezione di décolleté con plateau e volumi audaci ma super confortevoli anche per la città.

Ultimo trend, ma non per importanza, è la parte della collezione dedicata alle scarpe dal gusto retrò e masculine style. PittaRosso propone una selezione di modelli dalla suola maxi “carro armato”, lacci sottili e tomaia ingegnere. Il compromesso giusto tra mascolinità e eleganza che arricchirà la stagione. Tra i modelli ci sono poi le tradizionali stringate e gli anfibi, che presentano minuziose decorazioni e intarsi sulla superficie e sprigionano le più affascinanti tonalità del marrone, dal cuoio all’avorio che vanno per la maggiore.

E tra queste numerose proposte super chic e femminili, per non parlare dei modelli tanto trendy quanto confortevoli, PittaRosso propone una vasta gamma di calzature anche per l’uomo e per i più piccoli

La collezione FallWinter PittaRosso 2022 sprigiona soprattutto libertà di scelta, di stile e di movimento.
Tutto quello che stavamo aspettando per affrontare la nuova stagione!

SNOB inaugura il suo primo numero cartaceo, reportage fotografico e video dell’Exclusive Event alla Pinacoteca Ambrosiana

Giovedì 22 settembre 2022 si è tenuta la serata di inaugurazione del magazine SNOB (Non per tutti) presso la magnifica location Cortile degli Spiriti Magni della Pinacoteca Ambrosiana


All’esclusivo evento il team di SNOB, attori, imprenditori, stampa, politici ed ospiti d’eccezione, per festeggiare il lancio del primo numero cartaceo, la rivista in formato A3+ che per questo numero 0 omaggia le eccellenze italiane nel mondo.

Riprese: Nicola Zini
Montaggio: Aurora Cattaneo


Due le cover di volti internazionali del cinema, Maurizio Lombardi, protagonista del pluripremiato “The New Pope” di Paolo Sorrentino nel ruolo del cardinale Mario Assente, svela passioni e segreti; Asia Argento si racconta in una veste nuova, come non l’abbiamo mai vista; storie di successo imprenditoriale, come le hypercars lusso di Horacio Pagani; la musica spiegata da un compositore e pianista e il mondo del vino attraverso la filosofia. 
Editoriali moda che seguono i macro temi del primo numero di SNOBEROS ed ETHOS, diretti dalla visione artistica di Roberto Da Pozzo; la vita di un sacerdote valdostano, ex erotomane oggi dedito a Dio e alla comunità; le nuove regole dopo gli scandali della Chiesa; il progetto provocatorio e itinerante “Followers” di Marco Onofri

Tematiche forti spiegate senza veli e imbellettamenti, “Crediamo nella verità e nella cultura come crescita individuale. La gioia più grande per noi sarebbe avere lettori che prendano come riferimento SNOB per scoprire nuove realtà interessanti” spiega il Direttore ResponsabileMiriam De Nicolo’.

Tanti i partner della serata inaugurale, Bentley Milano con una Bentayga v8 con livrea SNOB ha accompagnato gli ospiti d’eccezione; la più antica casa di champagne Ruinart li ha accolti con un calice di benvenuto; eccezionalmente una Pagani Huayra, leader mondiale delle supercar lusso, è stata esposta presso il cortile della Pinacoteca; Brugal 1888 ha dedicato una drink list e insieme a Disaronno Velvet il signature cocktail SNOB, dagli ingredienti segreti. Degustazioni di pregiati vini dell’azienda Colmello Di Grotta; catering firmato da Sandra Ciciriello, ex patron del ristorante stellato Alice e gift per tutti gli ospiti, una t-shirt brandizzata SNOB e profumata, creata appositamente dal marchio Montemarsale; esposizione di uno scooter elettrico NITO, società pluripremiata per design e sostenibilità.

Un’atmosfera magica accompagnata da musica jazz e swing con voce femminile di Ambra Lo Faro e la prestigiosa location circondata dalle imponenti statue degli Spiriti Magni, i nomi d’intelletto, spirito e dignità di cui parla Dante, da Chateaubriand a Goethe, da Shakespeare a Platone. 


Eccezionalmente per gli ospiti, la possibilità di fare una visita guidata a porte chiuse della Pinacoteca e Veneranda Biblioteca Ambrosiana con tre storici dell’arte

Una serata all’insegna dei festeggiamenti ma anche tante strette di mano e nuove importanti partnership con brand che rispecchiano il concept del magazine, dove innovazione, cultura, eccellenza sono il minimo comune denominatore.

Molte le novità in programma per la promozione del progetto editoriale, tra cui la personalizzazione di sneakers brandizzate, le nostre shopping bag nere 100% cotone e t-shirt profumate negli store italiani.

Durante lo speech i soci hanno annunciato lo sviluppo distribuzione 2023 che vede SNOB in aree Europa, Usa, Asia e in tutte le edicole Italiane, gold club, eliporti, hotellerie stellata e librerie selezionate.
Sul sito inoltre, www.snobnonpertutti.it, è stato lanciato il nuovo gioco di acquisto TITOLI NOBILIARI, un modo divertente per far parte del team di SNOB dove, attraverso l’acquisto di un titolo (re, imperatore, cavaliere, duca, visconte, conte etc…) vi è la possibilità di partecipare ad altre serate speciali oppure ottenere delle cene in ristoranti selezionati.

Conclude Miriam De Nicolò : “Speriamo in un nuovo inizio, che sia di buon auspicio per il settore editoriale, e che temi complessi possano essere spiegati in maniera semplice e avvincente, per renderli accessibili a chiunque. E’ solo in questo modo che si aprono le menti e si cambia una comunità, un paese, un popolo, attraverso la conoscenza.” 

Foto reportage di Andrea Bardi

HUSKY SS23 fashion show

Husky, storico brand di Alessandra Moschillo con la supervisione del padre Saverio Moschillo, rende omaggio alla Monarchia Inglese con due hacking jacket, special edition: “The Queen” tributo alla Regina Elisabetta II e “The King”, al Re Carlo III. I capi in edizione limitata, sono istoriati dai volti dei sovrani rielaborati come in murales, con la tecnica a spruzzo dell’aerografia. I modelli diventano così opere di street art.

I Reali anglosassoni sono decennali utenti ed estimatori della Husky Jacket trapuntata da equitazione. A inventarla, nel 1965, l’aviatore americano Steve Gulyas e sua moglie Edna.
“Monarchia e aerografia – dice Alessandra Moschillo – sembra un abbinamento stridente ma è tipicamente inglese. Non dimentichiamo che a Londra già dagli anni ’70, convissero realtà opposte come la Regina e il punk”. 


L’aerografia, è una forma d’arte pittorica principalmente usata per la personalizzazione di carrozzerie d’auto, giubbotti, e caschi motociclistici. La tecnica era già nota agli Egizi che la realizzavano, soffiando la pittura sulle superfici con le cannucce di bambù.

DAL BOMBER ALLA GIACCA 3 BOTTONI. NEW ENTRY: IL CAMOUFLAGE

La hacking jacket di Husky è l’archetipo di continue variazioni e declinazioni. Spesso, nella nuova collezione primavera estate 2023, citano le culture street, in una prosecuzione logica dei due modelli aerografati, “The Queen” e “The King”. I trapuntati, assumono forme da bomber allungati con la zip, con bordi in maglia percorsi dalle righe bianche dello sportswear. Viceversa, possono essere giacche a tre bottoni con 4 tasche, in un formal casual, sartoriale. Il trapuntato diventa anche elemento decorativo lungo le maniche e intorno alle tasche. New entry, il camouflage per parka morbidamente stretti in vita con 4 tasche a toppa. Completano la collezione le felpe in cotone washed con maniche trapuntate. Celebrativo il modello rosso con il numero 65, stampato a rilievo, anno di fondazione del brand che prese nome dall’omonimo cane siberiano.

MARYLING SS23 – Fashion Show

Together we are Stronger, Couples who Art”: la collezione SS23 di MARYLING riflette e amplifica l’ammirazione per tutto ciò che ha intorno, soffermandosi sulla meraviglia della luce estiva e sul potere dell’acqua, vera signora della natura. E sono proprio i riflessi acquatici, le sue sfumature e le trasparenze, il dinamismo delle sue onde a ispirare il movimento endemico di una proposta mai uguale a sé stessa, esattamente come accade nella dimensione naturale. Che viene indagata, interpretata, riletta dalla mano delle storiche coppie dell’arte: da Josef e Anne Albers a Jean e Sophie Tauber Arp fino a Sonia e Robert Delaunay, complici di un’ispirazione declinata in ambiti artistici differenti a cui MARYLING si rifà per costruire il suo percorso estetico.

Creativi poliedrici e dal talento sfaccettato; artisti appassionati dal bagaglio culturale dispiegato in un’arte densa di contenuti di cui il brand subisce il fascino rileggendone l’essenza. Come nelle forme astratte e totali di Jean Arp, declinate tanto in opere pittoriche che in sculture, le cui cromie verde giada e bronzo dorato diventano le basi delle stampe astratte di MARYLING in cui domina il colore. È una combinazione colta e casuale di tonalità diverse, tra indaco, pesca, ruggine dorata, blu cobalto, zaffiro e mandarino bruciato incorniciati da ocra e dal classico black&white.

Le lavorazioni della collezione si incantano con il knitting e la tessitura, in cui viene esaltato il valore del make do and mend e la combinazione eclettica tra una varietà di trame, di colori, di stampe caratterizzate da pattern floreali, grafici e organici insieme.

MARYLING sceglie texture nobili come la seta habotai e la georgette con motivi geometrici o colorblock insieme a garze di popeline di cotone croccante nei toni dell’azzurro cielo, del verde erba e del bianco latte di cocco per dare vita a fresche camicette e ad abiti daily avvolgenti, alcuni da annodare, altri con colli a balza très bohémien, altri con linee essenziali.

Senza dimenticare creazioni sartoriali testurizzate oversize, a check intrecciati in giallo brillante e turchese tramonto accanto ai maxi abiti lunghissimi con stampa di siepi floreali viola e blu cobalto, che hanno il sapore romantico degli anni 70 e silhouette iconiche.

E’ aperto the Audley Public House, lo storico pub di Mayfair, completamente ridisegnato dallo studio di architettura parigino Laplace

Londra, 2022: The Audley Public House, all’angolo tra Mount Street e South Audley Street di Mayfair, ha aperto le sue porte. Artfarm, la società dietro The Roth Bar & Grill presso Hauser & Wirth Somerset e The Fife Arms a Braemar, ha restaurato questo pub tradizionale rimanendo fedele agli interni originali. Il risultato di questo attento progetto di restauro è un pub londinese unico, un luogo dove coesistono storia e arte contemporanea, ma senza dimenticare che questo è, prima di tutto, un pub di quartiere.

Ewan Venters, CEO di Hauser & Wirth e Artfarm commenta: “Audley in inglese anglosassone significa  “vecchio amico” e questo pub è stato proprio un vecchio amico per le persone che vivono e lavorano a Mayfair, sin dalla sua apertura in epoca edoardiana. Volevamo che rimanesse proprio così. Questa zona è così ricca di cultura e di storia. Quale posto migliore per fare seguito a queste storie se non al noto pub di quartiere?”

Lo studio di design e architettura Laplace, con sede a Parigi, guidato da Luis Laplace e Christophe Comoy, è l’architetto principale dietro il restauro di The Audley.  Laplace è la forza creativa dietro una serie di spazi di proprietà di Artfarm e Hauser & Wirth, tra cui Somerset e il centro d’arte di Minorca. Con uno stile inconfondibile, audace e senza tempo, Laplace integra intuitivamente architettura, arte e design, lavorando a stretto contatto con gli artisti e permettendo alla loro arte di essere al centro dell’attenzione.