Perché “ci piace” la Musica?

…nella bellezza “unica” di un tema, nell’identità musicale, nella ricerca di “Emozioni”!

TEXT: MARINO MORA
Pianista, compositore, musicologo

«Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi ritrovarsi a volare e sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare un sottile dispiacere… E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire dove il sole va a dormire. Domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore, come la neve non fa rumore (…) Tu chiamale, se vuoi, emozioni!». Che parole meravigliose ha scritto in questa splendida poesia l’immenso Mogol! E che incredibile, ulteriore cambiamento le ha impresso la musica di Lucio Battisti, trasformandola in “canzone” d’arte: l’effetto di magica miscela tra suoni e parole ci restituisce un’idea di levitazione sospesa, iconica, vellutata, il respiro dei suoni muove come un soffio di vento sopra il nostro animo, creando un effetto-alone notturnale magico e incantato! È il miracolo delle emozioni che, ogni volta, ci restituisce un così detto “capolavoro”! È un caso? No di certo!
Ricordate quel passo fortemente coinvolgente del film Amadeus di Milos Forman? Quando il sacerdote che confessa un Antonio Salieri ormai anziano e ammalato, ascolta alcuni temi musicali suonati dal musicista? Salieri glieli esegue, chiedendogli se li riconosce, ma il prete, del tutto dispiaciuto, proprio non li ricorda! Poi Salieri ne suona di altri ed il sacerdote subito gli risponde con entusiasmo: «Certo che sì! Sono suoi? Che meraviglia!» Come un tonfo arriva la risposta del vecchio Kapellmeister di Vienna: «Padre, No, sono di Mozart!», lasciando i protagonisti di questa scena in un sorprendente sconcerto e imbarazzo. Certo, Antonio Salieri, al tempo in cui visse, era considerato un ottimo musicista. È stato così veramente nella sua epoca e ciò è tuttora effettivamente riconosciuto e restituito dalla “Storia della Musica”, che ne ha compreso il notevole valore. Ma tra Salieri e Mozart? Il pubblico, la critica, in generale il giudizio dell’Arte, ci dice oggettivamente la straordinarietà del compositore di Salisburgo! Che ha lasciato nella Storia della Composizione un patrimonio irripetibile di Bellezza! C’è dunque differenza nella portanza, nell’efficacia, nella capacità di restituire e convincere dentro un’opera, in un tema, in un’idea o in un’armonia musicale? Distinguendo tra musica bella ma ordinaria e musica straordinaria, nel senso, proprio di “extra ordinarius”, fuori della norma, dall’ordinario? E quello che i Romantici chiamano “genio” è solo un’invenzione, una suggestione culturale o c’è di più? Lasciamoci con qualche interrogativo e proviamo ad approfondire …Quanti di noi sono legati ad uno o più brani musicali assolutamente imprescindibili nel nostro immaginario?
Talvolta “quel pezzo” o “quei pezzi” divengono catartici, fondamentali, perché legati, ciascuno, ad un fatto preciso, ad un episodio, più olisticamente in grado di rappresentare una nostra storia personale! Come una fotografia o un ricordo cui teniamo molto e ci piace, talvolta, andare a rivedere, funzionano come “terapia psicologica” e rappresentano, per la nostra interiorità, un preziosissimo talismano ricco di sollecitazioni! Vogliamo citare qui, precisamente, la specialissima capacità della musica di farci fare un viaggio nel tempo! Ci è già capitato?
È il flashback musicale!! Basta ascoltare un pezzo cui siamo legati, che ci riporta ad un momento importante della nostra vita e in un battito d’ali siamo come “teletrasportati” su quello spicchio di vita vissuta! Proprio in quel preciso attimo, magari distante ormai anni! È come un’illuminazione, un’intuizione di rara efficacia, che ci fa commuovere e ricordare ambienti e persone: noi stessi immersi in quegli attimi salienti!

Una meraviglia, vero? Questa sorta di riuscita ed emozionante delocalizzazione temporale ci commuove e “corrisponde veramente ad un regalo più unico che raro”, che proprio la musica ci dona ogni volta che lo desideriamo! Si viaggia nel tempo e ci culliamo incantati dalle endorfine che la musica ci induce! Ma la musica ha un altro dono in serbo per noi. Parliamo di “iso musicale” o identità musicale … Ciascuno di noi riconosce e sceglie il proprio gruppo o cantante, il proprio stile, non solo per cultura, ma anche per “gusto” e piacere personale. Ciascuno di noi ama in particolare un genere o uno stile e deliberatamente propende per l’uno e per l’altro! È stato l’eterno dilemma e alterità per tante generazioni: Beatles o Rolling Stones? … Joan Baez, Bob Dylan, Genesis o Queen, Pink Floyd, Elton John, Madonna, Lady Gaga, Oasis, o, più recentemente … Coldplay e quanti altri? Senza togliere merito a nessuno. Per stare ad autori italiani come non citare le affinità di molti di noi con grandi artefici, oltre a Battisti, come Guccini, Lucio Dalla, Venditti, Vasco Rossi, De Gregori, Baglioni … et alia?
Italiano o non italiano, compositore o esecutore, la propensione per uno stile o genere, per il pop, il rock, il jazz … il rap o il classico: siamo tutti d’accordo che ogni volta la scelta sappia veramente esprimere ciò che i francesi chiamano le goût, il “gusto”: che è, per definizione, una presa di campo del tutto convinta e deliberata! Ne ha trattato specificamente anche la musicoterapia con la teoria dell’identità musicale di Rolando Benenzon.
Ma questo e altri fondamenti scientifici delle teorie che sottostanno al fatto musicale potranno essere argomenti trattati in futuro per il lettore che avrà piacere di approfondirne le credenziali … I fonosimbolismi musicali, cioè quello straordinario reticolo dendritico che mette insieme ritmo, melodia, armonia, durata, timbro – colore e quant’altro e che fanno ciò che noi oggi chiamiamo “la musica”, lavorano meravigliosamente su di noi, inducendoci ad apprezzare un tema musicale, a preferire uno spunto, ad emozionarci di fronte ad un “capolavoro”!
Tornando specificamente al “gusto”, cioè a questa specialissima “preferenza” che va oltre la semplice cultura, vediamo, ora, che è effettivamente ciò che piace davvero, ciò che sentiamo affine, ciò per cui “vale la pena di…”! Insomma, si tratta di una vera e propria, netta, “scelta” interiore, consapevole e in parte anche … inconscia!
I latini, giustamente, dicevano: “de gustibus non disputandum est” (sui gusti non c’è storia, ognuno sceglie il proprio). E avevano perfettamente ragione! Questa massima sembra veramente aderire perfettamente anche alla musica! Vogliamo concludere queste nostre riflessioni sulle qualità, sulle caratteristiche, sulle precipuità della musica, citando un celebre episodio storico, che affonda le proprie radici nella leggenda, ma che ora ci parrà perfettamente plausibile.
Incrociando l’iso musicale con la capacità della musica di indurre emozioni, di farci preferire la straordinarietà di uno stile, di un lavoro, di un tema … Johann Sebastian Bach, l’illustre genio di Eisenach, il campione della Fuga e del Contrappunto, a 20 anni fece un vero “colpo di testa”.

Lavorava già come organista ad Arnstadt, ma, venuto a sapere che a Lubecca vi era uno straordinario organista, Dietrich Buxtehude, che per ore improvvisava ai concerti, stupefacendo con le sue mirabilie il pubblico, gli fece decidere l’impensabile.
Chiese un permesso di 4 settimane (che divennero poi 4 mesi!) e fece un leggendario percorso a piedi di 400 chilometri sino a Lubech. Una volta giunto in loco, ogni sera, in gran segreto, nascosto nella Cantoria della Chiesa di Santa Maria, ascoltava le esecuzioni delle Extraordinarien Abendmusiken di Buxtehude, estasiato da quei suoni! In questo modo imparò l’arte pura di inventare, improvvisare, rendere la musica una cascata infinita di suoni, mettendo al centro l’invenzione, l’originalità, la Bellezza che, insieme alla tecnica, possono creare autentici capolavori!
Quando il giovane genio tornò ad Arnstadt nel febbraio 1706, con quindici settimane di ritardo, i responsabili della Chiesa di San Bonifacio notarono che «Dopo questo viaggio eseguiva stupefacenti variazioni sui corali e vi mescolava armonie estranee a tal punto da confondere i fedeli …». Nulla per lui sarebbe stato, da quel momento in poi, come prima, perché l’impronta di quella musica l’aveva catturato, ritrasformandone le caratteristiche di autore!
Forse la famosa Toccata e Fuga in re minore, ancora oggi per tutti noi imprevedibile, avvincente e catturante, non sarebbe mai nata se non ci fosse stata l’infatuazione per lo “Stile Fantastico” del faro assoluto J. S. B.! Che, non per niente, amava firmarsi, pensando al Trascendente: «Soli Deo Gloria …». Potere della Musica! Un plaisir dal sapore unico e irrinunciabile! E forse anche un po’ “divino”! 

MIRCO GIOVANNINI PRESENTA LUXURY CLOUDS KNITWEAR

Il designer Mirco Giovannini presenta LUXURY CLOUDS KNITWEAR: il suo nuovo progetto ecouture sostenibile combina da un lato la collezione KNIT LUXURY COUTURE, ispirata ai volumi degli anni ’50, con incursioni nel “futurismo” degli anni 2000, dall’altra la capsule CLOUDS, in cui l’universo della camicia viene esplorato all’infinito attraverso un puro esercizio di esaltazione della femminilità grazie all’unione del voile più sottile ed etereo con il filo di pura e nobile seta.

La collezione è stata svelata durante l’esclusivo evento organizzato in occasione di Pitti Uomo daCristina Vittoria Egger in partnership Degorsi, presso l’NH Hotel di Palazzo Gaddi a Firenze.

Il designer, romagnolo di nascita e per affinità poetica, ha da sempre scelto la maglia come atomo della sua cosmogonia. Maglia non solo come tessuto, ma come filosofia intrisa della sua proverbiale inventiva e di una sapienza artigianale costruita, punto speciale dopo punto speciale, durante il suo straordinario percorso professionale.

La capsule LUXURY CLOUDS KNITWEAR è parte della collezione di maglieria lusso donna, MIRCO GIOVANNINI ATELIER FOLLERIA, nata dal progetto imprenditoriale MG ATELIER s.r.l. creato con l’imprenditore nonché amico Gianluca Marchetti.

I capi firmati Mirco Giovannini nascono da materie prime contraddistinte da certificati aziendali ecosostenibili di natura non solo ambientale ma anche sociale e etica. Nell’ottica del designer la chiave della sostenibilità si traduce in creazioni sofisticate che si basano sulla Responsabilità Sociale, Gestione del Rischio Chimico, Tracciabilità e Sostenibilità Ambientale e si basa su azioni concrete, come l’impegno a ridurre la presenza di sostanze nocive nei tessuti e nei capi finiti.

MIRCO GIOVANNINI ATELIER FOLLERIA offre un’esperienza di arricchimento a ritmo lento, dove incontri e racconti sono fatti di persona, rispettando l’andamento di una città da salvaguardare e in cui Mirco Giovannini si è fatto spazio come nuvole che diventano impalpabili e pronte a volare, leggere come il vento.

Veronica Fernandez – I’ll Never Close My Eyes Again

Galleria Poggiali è lieta di presentare nella sua sede di Milano, in Foro Bonaparte 52, I’ll Never Close my Eyes Again, la prima mostra personale in Europa dell’artista statunitense Veronica Fernandez. In mostra un corpus di opere inedite che, come suggerisce anche il titolo, si addentrano nel limbo tra memoria cosciente e subconscio. I dipinti, le sculture e le poesie di Veronica Fernandez in I’ll Never Close my Eyes Again evocano immagini oniriche di soggetti che rivendicano il loro spazio di fronte alle trasformazioni fisiche e mentali causate dal loro ambiente. Questo nuovo corpus di opere, creato negli ultimi mesi del 2022, rappresenta un audace passo avanti nella composizione e nella materia alla fine di un anno prolifico nella sua pratica artistica, anno nel quale ha presentato mostre personali, collettive ed ha partecipato a fiere d’arte, eventi che l’hanno consolidata – a soli 24 anni – come una giovane pittrice il cui lavoro è fondato su idee di empatia e narrazione.

Questo nuovo corpus di lavori materializza lo specifico momento in cui, chiudendo gli occhi nella solitudine del silenzio o dell’oscurità, siamo vulnerabili e costretti a fare i conti con entrambe queste dimensioni della nostra mente e con le cicatrici che si ripercuotono sulla nostra personalità come individui, così come nella nostra successiva percezione di relazioni ed emozioni. Nonostante siano originate da storie personali, le scene di Veronica sono impregnate di un particolare senso di incompiutezza e irrealtà, che permette a tali narrazioni emotive di rimanere aperte allo spettatore, il quale può così identificarsi e dare il proprio senso alle immagini, a livello universale. Tutti noi abbiamo vissuto traumi più o meno rilevanti durante il periodo della nostra crescita, ed affrontare, perdonare e riconciliarsi con questi e con le vicissitudini nella relazione con i nostri genitori fa parte di un necessario processo di costruzione della propria identità di adulti.

Opere come “I’ll Never Close My Eyes Again”, ritraggono momenti di ribellione giovanile in cui le figure si ergono salde nel dipinto stringendo cinture di cuoio, strumenti di disciplina infantile in alcune culture. Nel dipinto le figure sono pronte a ribellarsi agli adulti che in precedenza hanno utilizzato contro di loro questi accessori come forme di punizione. Fernandez usa il colore e un acuto senso della composizione per aumentare la consapevolezza dello spettatore, poiché ogni figura incarna un diverso livello delle fasi della ribellione verso i genitori. La scultura centrale della mostra “The Dryer” porta questa idea sul piano fisico: con un sapiente uso del ready-made, l’opera è una scultura monumentale di tessuto cucita a mano ed agisce come una sorta di totem che riporta alla luce i ricordi della sua adolescenza.

“In tutta la mostra, le figure che bruciano di rosso sono combattive o conflittuali, consumate da un’energiache le spinge ad agire” dichiara Veronica Fernandez. “Ci sono poi anche figure che indossano quel colorema che suggeriscono una resistenza più remissiva nei confronti dell’ambiente circostante, perché sonoesauste di portarne la pesantezza. Ci sono alcune opere in cui dipingo insieme sfumature di colori simili per creare un effetto mimetico o per accennare leggermente a dettagli che voglio che lo spettatore cerchi. Queste idee su come usare il colore nascono a livello emotivo, perché quando la scena inizia a comporsi si capisce meglio che tipo di energia nello spazio possa invitare gli spettatori a farne parte”conclude l’artista.

I nuovi dipinti in mostra sono radicati in un familiare senso di nostalgia, con composizioni che richiamano fotografie o ricordi come il lavoro passato dell’artista, gli abusi e i cambiamenti fisici e mentali che segnano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Le figure sono spesso presentate in stati di tumulto interiore ma in ogni quadro l’azione assume un sottofondo quasi metafisico e poetico.

I lavori di Veronica Fernandez sono stati in mostra lo scorso novembre presso il Museo K11 di Hong Kong per la mostra collettiva HOT CONCRETE: LA TO HK. Il prossimo febbraio Fernandez presenterà un nuovo progetto in collaborazione con Sow&Taylor in occasione di Frieze Los Angeles (16-19 febbraio 2023).

COLLEZIONE HARMONT & BLAINE F/W 23

Colore, comfort, creatività: i principi cardine dello stile Harmont & Blaine guidano la nuova collezione Autunno/Inverno accompagnando il passaggio tra le diverse stagioni e tra i diversi scenari del contemporary living. Dal concetto di funzionalità elevata all’amore per l’arte pittorica, fino ai look influenzati dalle atmosfere après-ski, il brand continua ad approfondire la ricerca sulle silhouette, sui materiali e sulle infinità possibilità cromatiche nel suo mix costante di ispirazione e invenzione. Anche in questa collezione, la sostenibilità è un valore chiave che continua a guidare il percorso di Harmont & Blaine tracciando un connubio costante tra la creatività del brand e il suo impegno per la tutela del pianeta e delle sue preziose risorse. Eccellenza e innovazione guardano nella direzione della circolarità donando una seconda vita alle fibre di scarto grazie a un processo di riciclo.

ELEVATED UTILITY
Il ritorno in città dopo le vacanze estive ruota intorno alla leggerezza e alla comodità. La palette di toni chiari e vivaci produce contrasti brillanti sulle forme rilassate e sui volumi ampi. Le righe e i color block lasciano spazio a un originale motivo pied-de-poule effetto fluo. Le polo, le felpe e la maglieria nei tessuti cotonieri dominano un guardaroba estremamente pratico e versatile, completo di capispalla soft-shell e imbottiti new basic all’insegna della sostenibilità. I nuovi capispalla bicolore infatti, sono caratterizzati da trapuntature termosaldate prive di cuciture e imbottititi con il Fellex, una fibra sostenibile e performante con elevate proprietà di protezione e resistenza agli agenti atmosferici.

ART ACADEMY
Il colore, tratto distintivo di Harmont & Blaine, raggiunge la sua massima espressione attraverso un approccio artistico e sperimentale che ricorda la tavolozza di un pittore all’opera. Toni caldi e freddi si fondono nelle rese cromatiche della maglieria jacquard, del denim lavato e delle camicie a righe spruzzate con macchie irregolari. Disegni astratti arricchiscono le lavorazioni più sofisticate accanto ai particolari ricami agugliati realizzati con fiocchi di lana. Le maglie in eco-cashmere mouliné sono interpretate in versione bicolore mentre i giubbotti tecnici svelano fodere personalizzate con fantasie multicolor. Continua il successo del cotone organico, utilizzato per diversi modelli di camicie, proveniente da coltivazioni biologiche con un’origine tracciata e certificata.

SKI LOUNGE 
Dalla città alle vette più alte, sulla scia delle atmosfere di montagna degli anni ’70. I look per l’inverno inoltrato sono scanditi da una palette concreta e al tempo stesso giocosa, con toni di nero, bianco e grigio intervallati da accenti verdi e azzurri. Tra evocazioni retro après-ski retro e linee iper-moderne, il guardaroba presenta silhouette protettive e avvolgenti decorate con grafiche geometriche all-over sulla lana e gradazioni ombré sul piumino in nylon con imbottitura in piuma.

In occasione del lancio della nuova collezione, Harmont & Blaine ha intrapreso una collaborazione con tre artisti italiani – Chiara Riva, Luca Font e Linea d’Aria – che attraverso live performance impreziosiranno alcune borse in ecopelle, rendendo ogni esemplare unico, come una vera e propria opera d’arte.

Pierre Louis Mascia, Philocalie

Collezione Autunno Inverno 2023/24

L’ispirazione creativa di Pierre-Louis Mascia per la collezione Autunno/Inverno 2023-24 trae origine dal termine greco Φιλοκαλία: letteralmente, amore per ciò che è bello.
Una bellezza che va oltre i canoni estetici e che – rispecchiandosi nei concetti di vero, buono e
giusto – vuole rappresentare un valore anche spirituale.
Il designer francese parte da quello che siamo stati, dalle civiltà antiche scomparse dopo aver
raggiunto l’apogeo dello splendore: un emozionante percorso iconografico che attraverso forme e colori definisce le diverse espressioni della bellezza, celebrando la grandezza dell’essere umano e allo stesso tempo ricordandone la natura fragile e transitoria.

Nei capi di collezione si riverberano così influenze e suggestioni di grande bellezza, che ritornano come riferimento assoluto: dall’arte dei mosaici bizantini, al tratto austero – ma con ampie concessioni al colore – del simbolismo medievale, fino al potere immaginifico delle poesie di Arthur Rimbaud.
Uno dei temi più ricorrenti di collezione è l’elemento naturale, che viene rievocato da Pierre-Louis Mascia attraverso applicazioni, decori e piazzamenti di grafismi ed elementi floreali che dialogano con il monogramma del nuovo logo.
Preziosi velluti stampati caratterizzano mantelli dalle linee essenziali ma avvolgenti, che creano una sensazione di protezione e riaffermano una visione di lusso non ostentato, mentre la palette colori trova il proprio focus nelle tonalità calde Pamplemousse, Rose Ancien e Vermillion.

Philocalie vuole rappresentare un’antologia di natura, cultura, arte e moda, che trova espressione sui tessuti realizzati da Achille Pinto; l’azienda proprio nel 2023 celebrerà i quindici anni di partnership con il brand.
In occasione dell’evento in cui verrà presentata la collezione Autunno Inverno 2023/24, gli ospiti avranno la possibilità di assistere a un’installazione esperienziale all’interno di un luogo straordinario e intimo come Palazzo Antinori.
Il percorso è pensato per stupire e coinvolgere gli ospiti nella ricerca di una bellezza naturale, libera da ogni tipo di artificio, tutta da scoprire e da vivere.
Per rendere ancora più suggestiva l’esperienza a livello sensoriale, Pierre-Louis Mascia ha pensato a una colonna sonora di particolare effetto, realizzata per l’occasione da SFK, giovane compositore e direttore artistico di Tolosa in collaborazione con il rapper Wisley: la melodia del film India Song di Marguerite Duras – composta da Carlos D’Alessio – viene plasmata da SFK e scandita dal timbro unico di Wisley, che per i testi ha ripreso le parole di Jeanne Moreau in India Song e i versi delle poesie scritte da Charles Baudelaire in Les Fleurs Du Mal.

Vis-à-vis Magister, il divano firmato Ludovica Mascheroni

Vis-à-vis Magister è il divano firmato Ludovica Mascheroni perfetto per San Valentino. Con doppia seduta, una frontale all’altra, questo elegante divano permette alla coppia di sedersi vis-à-vis.
Vis-à-vis Magister ha un rivestimento in pelle e una struttura in noce canaletto sbiancato. I braccioli in legno presentano la parte centrale rivestita in pelle con cucitura e bordo tinto. Legno a vista solo negli angoli. Il risultato: un design in cui la tradizione delle lavorazioni artigianali incontra l’estetica contemporanea caratterizzata da linee sinuose ed essenziali.
Un bellissimo complemento d’arredo, realizzato a mano dagli artigiani dell’azienda, con il quale dichiarare alla dolce metà amore e attenzione. Una vera e propria promessa: guardarsi negli occhi non solo nel giorno degli innamorati ma anche tutti i giorni a venire.
Ludovica Mascheroni propone l’essenza del vero metodo artigianale che consente di percepire l’arte del saper fare in ogni sua creazione e nei materiali selezionati. La produzione di Ludovica Mascheroni, infatti, è completamente affidata alle esperte mani artigiane dell’azienda, i materiali scelti sono di grande pregio e il design rappresenta un percorso fatto di passioni e saperi finemente coordinati in ogni piccolo dettaglio.
Nulla è lasciato al caso negli arredi di Ludovica Mascheroni. Elementi dal design elegante, studiati in ogni dettaglio e realizzati in Italia con materiali e rifiniture di pregio.

Husky Original lancia il knitwear a Pitti Uomo

Il brand di Alessandra e Saverio Moschillo porta la sua prima proposta di maglieria al salone fiorentino, debuttando anche nel mondo delle scarpe da running.

Husky Original torna a Pitti uomo per svelare numerose novità dedicate all’autunno-inverno 2023/24. Il brand di Alessandra e Saverio Moschillo, in licenza all’azienda 30gradi/Mirko Burressiniani, amplia la proposta d’abbigliamento con la sua prima collezione di knitwear Made in Italy in pregiata Lana Merinos extrafine. 

Viene poi rivisitata l’iconica giacca trapuntata Husky Original per una maggiore performance, grazie all’imbottitura in Thermore e il nylon-cotone per l’interno, a fantasia check; calore, leggerezza e contemporaneità sono i concetti chiave da cui è nata la Special Capsule New Iconic City, relizzata con materiali Pure Husky Green, che garantiscono un prodotto del tutto innovativo, ancora più leggero e confortevole.
La cura nei dettagli si legge nel collo, nei bordi delle tasche in velluto 500 mila righe, nei bottoni e nelle zip logati, rigorosamente in oro per la donna e canna di fucine per l’uomo: un mix esclusivo di funzionalità ed estetica che rendono omaggio alle origini del brand.



La linea accessori cresce inoltre con nuovi items. L’azienda debutta nel mondo del running presentando le prime scarpe tecniche per la corsa firmate Husky Original. Completano il look sportivo anche le borse e gli zaini in nylon e pelle trapuntata, per un inverno cool e all’insegna del movimento.

McLaren Automotive e APL il marchio di sneaker di lusso aprono il nuovo anno con tre nuove colorazioni

Il produttore di supercar di lusso McLaren Automotive e APL, il marchio di calzature sportive ad alte prestazioni, hanno lanciato la seconda serie di APL McLaren HySpeed™ in tre nuove esclusive colorazioni.  

Questa è la seconda collezzione della gamma di sneaker di lusso APL McLaren HySpeed™ ispirate alle iconiche supercar e hypercar di McLaren a seguito dell’annuncio a livello globale avvenuto lo scorso agosto e conferma la collaborazione tra le due società che si incontrano sui temi di qualità, innovazione e prestazioni.

APL e McLaren Automotive, entrambe leader nelle rispettive categorie di prodotto, abbinano la ricerca delle prestazioni con altissima qualità e materiali di lusso; l’estetica e i parallelismi del design rappresentano l’apice del lusso e delle prestazioni.

Con una evidente condivisione della filosofia da parte dei due dei brands,  la collaborazione è progredita nella sua naturale direzione guidata dai pilastri del design di McLaren e APL, dando così vita ad una collezione davvero speciale.  Questo ha portato allo sviluppo di una nuova gamma di calzature che eleva ulteriormente il design, le prestazioni, la tecnologia e la costruzione nella categoria delle calzature di lusso.

“Dopo la accoglienza estremamente positiva del primo lancio delle sneaker APL McLaren HySpeed™, abbiamo collaborato con APL per introdurre nuove entusiasmanti colorazioni nella collezione ispirate alla vivacità, alla dinamica e all’energia delle nostre supercar. Sia McLaren che APL sono leader nei loro campi e si impegnano a spingere i confini del design e della tecnologia per migliorare le prestazioni, cosa che rende questa collaborazione così perfetta”.
George Biggs, Chief Sales and Marketing Officer, McLaren Automotive

“Ampliamo con grande entusiasmo la nostra collaborazione con McLaren Automotive con il lancio dei tre nuovi colori dell’HySpeed   che dimostrano l’importanza e versatilità di questa collaborazione, in particolare con una colorazione speciale Pristine/Magenta, ombré fade.

Noi di APL ci siamo ispirati ai “Maghi di Woking” e, come omaggio abbiamo creato e applicato miscele uniche di fibre e colori dell’HySpeed perle nuove realizzazioni.”
Adam Goldston and Ryan Goldston, APL Co-Founders

La APL McLaren HySpeed™ 2023 è ora disponibili in 3 gamme colore: 

  • L’intenso magenta descrive le prestazioni dinamiche e le caratteristiche di guida mescolate perfettamente con le tonalità del giallo come un inno allo stile di vita elegante di APL e McLaren
  • Pristine/Tan/Midnight è una colorazione ispirata allo stile di vita che prende spunto dagli interni McLaren e dalla Costa Azzurra
  • Black/White una nuova versione rivista e fresca della colorazione storica più venduta di APL 

A PITTI UOMO DEBUTTA LO SPECIAL PROJECT DI IXOS X PER LA FALL WINTER 23-24

Continua il progetto del brand che fa capo al Gruppo Malloni con il secondo lancio
della capsule collection di sneakers.

Gennaio 2023. Dati gli ottimi risultati ottenuti nella precedente stagione, lo special project
IXOS X presenta la nuova collezione invernale: le sneakers XD, ispirate alla scena
streetwear di una Los Angeles anni ‘90/’00 e all’urban culture.
La griffe si propone di allargare i propri orizzonti creativi puntando ai gusti delle nuove
generazioni, grazie non solo al suo spirito contemporaneo, ma anche al logo che fa
riferimento alla pop-art.
Design classico e al contempo vivace e divertente: dalle High Top stringate con inserti in
maglia alle running dai fondi evoluti fino ai modelli bassi ispirati al mondo del basket con
fondi a che donano contestualmente struttura e identità, risultato di una creatività non
convenzionale.
“Lo spirito del progetto IXOS X è un continuo work in progress, così come le calzature:
innovative, contemporanee e assolutamente fashion. Oggi la sneaker è un accessorio
immancabile nel guardaroba di tutti per creare un’infinità di look: per questo crediamo
fortemente che debba avere un carattere distintivo. Il nostro punto di forza è creare
sneakers fatte bene, in grado di determinare la personalità e lo stile di chi le indossa”
conclude Fabio Malloni, Direttore Creativo IXOS X.

PITTI UOMO 103: TOMBOLINI INCONTRA 4 CALCIANTI, “DUE ROSSI E DUE AZZURRI”

UN BINOMIO VINCENTE CHE RINNOVA IL FORTE LEGAME DEL BRAND CON IL MONDO E I VALORI DELLO SPORT.

Gennaio 2023.Tradizione, innovazione, dinamicità e resilienza: questi i valori che da sempre contraddistinguono la Maison e che trovano nel calcio in costume un rappresentante prestigioso e riconosciuto in tutto il mondo. I Calcianti, moderni gladiatori, da sempre portano avanti una tradizione unica nel suo genere, con un forte elemento identitario per i cittadini fiorentini. Si riconferma così il legame indissolubile tra Tombolini e lo sport, che nel passato ha vestito anche la Roma. Per l’occasione i Calcianti di parte Rossa e Azzurra, protagonisti dell’ultimo torneo, indosseranno la linea TMB Running nata dalla necessità di reinventare i codici dell’abbigliamento formale per una più contemporanea modalità di vivere il quotidiano. 

“La passione per lo sport fa da sempre parte della nostra storia, il nostro fondatore, mio nonno Eugenio, era anche un bravo tennista e calciatore, e mai come oggi ci troviamo a condividere gli stessi valori e una nuova visione sull’evoluzione del ‘formalwear’’.  
Silvio Calvigioni Tombolini, direttore marketing, comunicazione e commerciale.

Ospiti allo stand Tombolini i calcianti: Pietro Cappelli e Athos Rigucci degli AZZURRI Santa Croce e Riccardo Lo Bue e Marco Casamassima dei Rossi di Santa Maria Novella.

Per l’occasione, un digital show presenterà in anteprima la nuova collezione FW 2023 Tombolini e le capsule collection Zero Gravity

Tombolini torna a Pitti Uomo tra stile contemporary e sostenibilità

Il brand marchigiano Made in Italy unisce tradizione sartoriale, comfort e sperimentazione nella collezione autunno-inverno 2023/24, in esposizione alla prossima edizione del Pitti uomo a Firenze, con un focus sulla ricerca in Zero Gravity tra capispalla e maglieria, e sullo sport e tessuti super leggeri nella TMB Running. 

La capsule Zero Impact guarda all’ambiente grazie a capi in fibre naturali e organiche.

Tombolini torna in scena al Pitti Uomo puntando come sempre sull’innovazione e la ricerca. portando in primo piano i capi essenziali del guardaroba maschile, ovvero l’abito e la giacca, per rivisitarli con un deciso appeal attuale. Una proposta fondata su comodità, leggerezza e dinamismo.

Nel formalwear il cappotto viene interpretato con una grande attenzione sartoriale. Si passa per diverse vestibilità: i capispalla presentano spalle costruite, decostruite o con silhouette più slim. I modelli lunghi e con dettagli martingala sono realizzati in tessuti morbidi, caldi e preziosi come la lana e il cashmere, mentre per la parte casual Jacket, in primo piano c’è il progetto Dream con giacche active o nella versione abito. A integrare lo sportswear anche i bomber dai tessuti pregiati, la maglieria e gli accessori. Infine, la tavolozza colori abbraccia nuance intense. Il tema Deep night riunisce i blu, tagliati da marroni e testa di moro o ravvivati da qualche tocco di giallo, Sound of gray raccoglie i grigi e i bianchi dall’anima contemporary. Colonial charm i natural beige, i bianchi caldi e i castagna.

Zero Gravity: the lightest suit in the world

Dall’unione tra la ricerca e la manifattura sartoriale è nata Zero Gravity, focalizzata su una continua sperimentazione di prodotti e materiali. La linea è la massima espressione della leggerezza dei tessuti, un perfetto mix di lane stretch, cashmere, seta e cotoni. Per questa collezione i capi si allargano sopra e sotto in virtù di una nuova energia in movimento. I capispalla e la maglieria rimangono dritti senza segnare la vita, in modo che il tessuto cada in modo fluido e naturale. I pantaloni presentano punti vita più alti e ampi e pinces più profonde. Tra i pezzi immancabili del guardaroba c’è l’abito Sahariana e quello Camicia. Tra i nuovi modelli, la giacca Zero Gravity Over ha una vestibilità ampia e 3 bottoni realizzati in lana & cashmere. Completano il total look i cappotti, i bomber, la maglieria full zip e i gilet in tessuto e maglia. La ricchezza dei materiali parte dalla flanella leggera e stretch che sposa gli abiti da giorno, passando per la gabardine compatta con pesi più invernali, ai tessuti bouclé e alle fantasie tinte in pezza o sovratinte per le giacche dall’accennato gusto vintage. Non mancano i cotoni e i velluti per gli abiti, i pantaloni  e le giacche più sportive.

Ecosostenibilità in primo piano con la capsule Zero Impact

La salvaguardia del pianeta rimane uno dei principi chiave per Tombolini. Con il progetto capsule Zero Impact l’azienda ha messo in primo piano l’attenzione all’ambiente e una produzione verde, con uno sguardo rivolto al futuro, lavorando su un prodotto ad alta tecnologia completamente biodegradabile ed ecosostenibile.  L’utilizzo di fibre naturali e organiche si associa a tecniche produttive a basso impatto, che limitano i consumi di acqua e CO2. Tra i protagonisti, l’abito biodegradabile e quello washable fatto con materiali lavabili in lavatrice e antibatterici. In versione green anche le grucce e le etichette.

TMB Running: contemporary e sport project

La collezione TMB Running nasce dal connubio unico tra sport ed eleganza. Uno stile contemporaneo che guarda ai trend urbani con una comodità da indossare fatta di dettagli sartoriali declinati in capi tecnici, qualità questa che ha saputo conquistare numerosi sportivi che collaborano ormai da molto tempo col brand. La proposta prende vita dai tessuti superleggeri e confortevoli e dai molteplici usi. Come l’Ryc, il jersey, le tecno-lane tra cui la flanella stretch, oltre al tessuto running, ultima novità di casa che rinnova la scelta dei colori, dal verde army all’aubergine. Il T-way è perfetto abbinato al pantalone con coulisse ed elastico nel fondo o sotto le giacche. Lo affiancano le felpe, le t-shirt e gli accessori. Per i colori, accanto al classico nero, anche il beige, il bianco, il grigio ghiaccio e il blu elettrico.

Imprenditore ad Arte

INTERVIEW: MIRIAM DE NICOLÒ
PHOTO: MARCO ONOFRI

Massimo Giacomini, l’imprenditore visionario che ha scelto SNOB come progetto fortemente identitario, unico sul mercato, dallo spirito critico e dalla natura controcorrente.

Prova a raccontare a un bambino qual è il tuo mestiere
Prendi i LEGO e gioca.

E come definiresti le varie attività della tua società? Immobiliare, finance, green…
Allora prendiamo i mattoncini di LEGO e prendiamo un LEGO verde e lo mettiamo nel Green, prendiamo un LEGO rosso e lo mettiamo nella Finanza dove si rischia, prendiamo un LEGO giallo per le attività che mi divertono e prendiamo un LEGO grigio per le attività che devono essere fatte ma non mi piacciono.

Massimo Giacomini nella vita lavorativa e in quella privata, c’è distinzione?
In ambito lavorativo posso giocare, nella vita privata no.
La vita privata può essere croce o delizia, fantasia o noia, ma è necessario essere sempre ponderati, cristallini, credibili.

Tendenzialmente è il contrario, perché non rischiare?
Perché l’aspettativa da parte delle persone che ti stanno accanto è sempre altissima, si aspettano il padre di famiglia, il compagno, il marito, l’amico, ed è sempre tutto molto monotono.

Ma non è forse che chi vive nella tranquillità economica rischia di più perché ha le spalle coperte?
Non è assolutamente così perché nella mia vita lavorativa sono arrivato più volte alla bancarotta, possono testimoniarlo tutti. La creatività a volte paga a volte no; la vita privata è un qualcosa di fisso, di immobile, l’unica valutazione da fare è quella di non mettere mai a rischio la vita privata con quello che fai nella vita lavorativa.

In che modo può succedere?
Facendo semplicemente il passo più lungo della gamba. Una volta che la famiglia e i figli sono al sicuro, il resto è un surplus; il concetto è che il denaro è solo uno strumento e non il fine. 

Cosa ti diverte più fare?
Fare cose nuove. Non riesco ad annoiarmi, se mi annoio sono un uomo morto. Quest’anno compio 60 anni e qualcuno potrebbe pensare sia arrivato il momento di stare un po’ tranquilli, ma quanto è bello circondarsi di persone creative, avere stimoli dall’esterno, persone che ti pungolano, ti spingono a fare, ah che figata! Ma si può dire in un’intervista “che figata”? Non lo so, ma io lo dico lo stesso, che figata!

Qual è la caratteristica che stimi di più nelle persone di cui ti circondi in ambito lavorativo?
Molti potrebbero rispondere l’onestà, la sincerità, la trasparenza e l’integrità. No, io cerco il genio, quella marcia in più, cerco persone stimolanti, propositive, fresche, che abbiano voglia di crescere e soprattutto veloci, perché non posso permettermi di fare programmi per i prossimi 15 anni. 

Perchè tra cinque anni vuoi andare in pensione?
Assolutamente no, non andrò mai in pensione, però la demenza senile esiste, il Parkinson esiste.
Vivi oggi come se fosse l’ultimo giorno.

Possiamo usarlo come motto della tua vita?
Il mio è “Vivi come fosse il penultimo”.

L’esperienza si fa sul campo, quali sono state le tue prime esperienze lavorative?
Ho iniziato a 21 anni nell’azienda di mio padre Gianni Giacomini che faceva valvole per riscaldamento, nell’ ‘83 facevamo 40 miliardi di fatturato; quando sono uscito nel 2005 facevamo 250 milioni di fatturato. Quelli erano veri imprenditori, uomini che al centro di qualsiasi cosa mettevano il dipendente, perché la ricchezza di un’azienda era il dipendente. Mi ricordo sempre il primo giorno di lavoro nel lontano ‘80, mio padre mi disse “Senti hai finito la terza liceo, non vorrai mica buttar via tutta l’estate?”. Mi diedero un poster di un metro per un metro e ottanta e c’erano delle valvole disegnate, ho passato un’estate a fare 5 poster colorando la parte dell’acqua calda in rosa e la parte dell’acqua fredda in azzurro. Consumai 60 pennarelli, avevo i calli alle mani e alla fine dell’estate il direttore dell’ufficio tecnico mi disse “Vediamo se hai capito qualcosa” e mi diede un disegno in 3D da fare in china, io avendo fatto il liceo scientifico la sapevo usare, poi disse “Hai fatto un bel lavoro, ho buttato via un mese e mezzo della tua esperienza”. 
Ma v*********.

E che cosa ti ha insegnato questo?
Umiltà. L’essere figlio di papà in un’azienda significa dover dimostrare più degli altri, essere sempre il più bravo, il migliore, quello che ne sa più di tutti, altrimenti ti massacrano. Ah, dopo i pennarelli, dall’ ‘84 all’ ‘88, lavoravo in officina e tornavo a casa con l’olio fino ai gomiti!

Che cosa facevi in officina?
Imparavo, imparavo, imparavo, le basi sono tutto in ogni genere di azienda, da quella di produzione a quella di servizi.

C’è ancora tempo di imparare?
Mah, io ho 60 anni, penso di avere 20 anni di tempo non di più.

Che cosa stai imparando adesso?
Sto imparando dalla persona che mi sta intervistando ad analizzare me stesso, si impara sempre, da un cameriere, da un dipendente, si impara sempre e bisogna farne tesoro. Non sono un tuttologo quindi alcune informazioni non le saprò mai se non c’è qualcuno a insegnarmele.

Cosa non tolleri negli altri?
Io non sono né particolarmente intelligente né particolarmente furbo, ma se mi sento preso per il c*** (lo so che non potrai scriverlo), vado fuori di senno, quando sento che stai cercando di raccontarmela con profitto.

E come lo percepisci?
Siamo animali, fatti di istinti, molto spesso la prima impressione è quella giusta, tutto il resto è fantasia. 

La tua idea di felicità
Guardare negli occhi una persona e vederla felice. 

Per cui è un atto di generosità?
No, è un atto di egoismo. Felicità chiama felicità interiore; esserne partecipi è grande motivo di gioia. 

La felicità non è solo il risultato di un dono che ha valore economico, si può donare in altri modi
La felicità non è denaro, quella economica è una felicità transitoria. Tu ad esempio dai felicità alle persone con cui interloquisci, e la gioia che ne ricavano, quella emotiva, ti assicuro che è 100 volte meglio.
Ma la fonte più grande di contentezza sta nella condivisione.

Tuo figlio Emanuele oggi ha aperto una galleria d’arte ad Orta, filo che lo collega a te, grande appassionato collezionista. Cosa ti auguri per il suo futuro?
Che sia felice. Ricco, povero, non mi interessa, io farò di tutto per garantirgli una sicurezza, anche economica certo, ma soprattutto vorrei guardare l’orizzonte insieme a lui e capire qual è la sua strada, cosa davvero lo farebbe sentire un uomo realizzato. Il futuro è suo, non sta al genitore ribaltare le proprie aspirazioni sui figli. 

Vizi e virtù
Il fumo è compreso? I vizi fisici? Ognuno ha i suoi. Il mio è un’autocritica feroce, costante, spietata. Virtù? La stessa. 

E cosa ti dici?
Non va mai bene, non hai preso la decisione giusta, hai sbagliato.

Sono voci che arrivano da dove?
Ovviamente dall’inconscio, un uomo che non si pone cento domande al minuto non è un uomo, è un automa; dall’ipercritica nasce la voglia di cambiare. Le voci sono presenti sera e mattina in antitesi. La sera è una sofferenza perché penso a ciò che avrei potuto fare meglio; la mattina è un risveglio perché vedo che ho davanti una giornata intera e posso mangiarmi il mondo. 


Cosa ti spaventa di più nella vita?
Essere considerato un fallito, non dagli estranei ma dalla propria famiglia.

Sei un grande collezionista di arte contemporanea, pezzi che esponi non solo nel tuo ambiente privato ma anche nei tuoi uffici, che sono delle piccole gallerie. Quanto ti influenza l’arte?
L’arte è fondamentale, non solo per un collezionista ma nel percorso di vita. Regala emozioni, aumenta la creatività, aiuta a “guardare oltre”. Dal figurativo mi sono interessato alla fotografia, da Canaletto a un’immagine di Venezia, da Boldini che racconta l’eleganza e l’irraggiungibilità di una donna, all’intensità di Rembrandt. Ma nella tela che scelgo, io cerco una storia, che non sempre ha a che fare con l’intenzione dell’artista, forse ha più a che vedere con le mie sensazioni. Che cambiano, perché da Balla (che adoro) passo al nulla, perché può essere arte e nel nulla si esprime più che in altre tecniche. 

Il nulla può essere una tela bianca?
Ne ho di tele bianche, una nera in alcantara nel mio ufficio.Ti estranei e ti immergi nella tela nera. Quante cose ci trovi? Infinite. 

Sei il visionario di questo nuovo progetto editoriale, SNOB, un magazine che va totalmente controcorrente, che parla di esclusività in un momento in cui tutti urlano all’inclusività, che sceglie la stampa in un periodo in cui tutti credono l’editoria sia morta. Cos’hai visto in SNOB?
La differenza di essere unici.

Quanto sei Snob?
Molto.