Text Giuseppe Galbiati
Photography Tiziano De Muro
A Portofino, il piccolo rifugio dell’architetto Gianfranco Frattini che traguarda il mare
È una scaletta stretta e ripida, una scaletta di un’architettura tipicamente ligure, quella che dalla piazzetta di Portofino conduce al piccolo appartamento di Gianfranco Frattini. Si tratta in effetti di una casa che affonda le proprie radici nella storia: nata come cappella per i pescatori locali, venne trasformata dall’architetto milanese nel 1971, quando la scelse come rifugio creativo lontano dal caos del capoluogo lombardo. Qui, i soffitti voltati, le nicchie, gli stipiti lignei e intarsiati delle vecchie porte parlano ancora oggi di una memoria chiaramente religiosa. L’intervento di Frattini si inserisce con delicatezza in questo luogo, senza stravolgimenti strutturali, conservandone i caratteri e variandone la funzione.
Si tratta di un ambiente unico, uno spazio minimo di 39m2, che, come ci ricordano Emanuela e Marco Frattini, figli dell’architetto, venne pensato come l’interno di una barca. Un rosa tenue definisce alle pareti l’intero volume abitato e una pavimentazione in teak, una sorta di tappeto ligneo, corre a terra senza soluzione di continuità. L’esiguità dello spazio fu la condizione che condusse a una estrema funzionalità progettuale, caratteristica tipica di tutta la produzione di Frattini. Tutto il mobilio, rigoro- samente su misura e realizzato dagli abili artigiani brianzoli, era pensato come un insieme di elementi trasformabili, capaci di definire e ridefinire lo spazio secondo le necessità della famiglia e in base ai diversi momenti della giornata. Così, un elegante tavolo a ribalta può comparire davanti all’ingresso, un letto matrimoniale scorre celato al di sotto della scrivania e gli sgabelli possono essere riuniti a spicchi intorno a uno spigolo della casa.




I materiali sono raffinati e ridotti al minimo necessario. I legni dominano gli ambienti, dove oltre al già citato teak, spiccano il mogano e le grosse pannellature smaltate verde scuro, che dalla zona living culminano nel dettagliato ambiente cucina.


E proprio in corrispondenza di queste pannellature si trovano disposte in file le numerosissime lampadine a incandescenza, altro tratto distintivo dell’architetto, che con i loro riflessi donano luminosità all’intero ambiente.


Vissuto dalla famiglia Frattini per oltre 50 anni, l’appartamento racchiude in sé una collezione eclettica di libri, fotografie e oggetti legati alla vita e al lavoro dei suoi abitanti. Al centro della zona living si trova uno dei primissimi prototipi del tavolino Kyoto, disegnato da Frattini nel 1974 per Pierluigi Ghianda, privo in questa versione dei suoi caratteristici dentelli sporgenti. Poco distanti l’elegante tripolina e il divanetto in pelle nera, laddove in origine erano collocate due poltrone Sesann, celebre modello disegnato nel 1970 per Cassina. A queste si aggiungono le numerose lampade, tra cui spicca sicuramente la Lucilla per Tronconi, i decanters Sofia, Orsola e Jole, i celebri tavolini Marema per Cassina e perfino le stoffe, come le scacchiere che rivestono i letti, appartenenti alla serie pensata per Torri Lana.

Questi pezzi di design convivono con numerosi altri oggetti cari a Frattini, come i tantissimi modelli, di auto e di velieri, i libri d’arte e di architettura, e tra cui non si può dimenticare il ritratto realizzato dall’amico Roberto Sambonet.


Ma l’elemento forse più simbolico di tutto l’appartamento resta la finestra, quella sola finestra, che affaccia sul porticciolo di Portofino e dalla quale avremmo probabilmente trovato affacciato l’architetto, intento a osservare il brulichio della vita quotidiana. Questa finestra ha così la duplice funzione di convogliare la luce naturale all’interno dell’appartamento, ma soprattutto di soglia architettonica, di elemento tridimensionale capace di dilatare lo spazio di una piccola e antica cappella verso il più lontano e fuggevole orizzonte marino.








