Traffic Gallery è felice di ospitare nei propri spazi Cholulo, mostra personale del fotografo Mattia Zoppellaro, che per la sesta volta a partire dal 2009 sarà esposto negli spazi di Traffic. In mostra ritratti di Damon Albarn, Alessandro Borghi, Cesare Cremonini, Willem Dafoe, Franz Ferdinand, Francesco Guccini, Mahmood, Marracash, Lou Reed, Patti Smith, Elisa Toffoli.
Cholulo è un termine colloquiale tipico dell’argentinismo (usato anche in Uruguay) che indica una persona ossessionata o eccessivamente attratta dal mondo dello spettacolo, delle celebrità e del gossip. Il Cholulismo quindi indica l’atteggiamento o la mania collettiva di venerare i famosi. Come se si trattasse di una nuova religione, o semplicemente di una versione contemporanea di tutte le antiche religioni che da sempre hanno innalzato Divinità e Idoli come icone da venerare e idolatrare.
Qui le icone avvengono con il medium fotografico e questo linguaggio ne decreta la potenza: il ritratto dei personaggi della galassia musicale, infatti, ha la capacità di instaurare immediatamente un regime di visibilità universale a cui tutti possono accedere, sostenendo automaticamente il passaggio da persona ad idolo, da cantante a star.

Nove cantanti provenienti da differenti ambiti e due attori, Willem Dafoe e Alessandro Borghi, che nella sua giovane ma già affermata carriera ha interpretato un famoso cantante prematuramente scomparso della tradizione canora italiana, Luigi Tenco. Dieci ritratti esclusivamente in bianco e nero, dove torna uno degli scatti più famosi del fotografo rodigino, quello del 2010 a New York dove Patti Smith tiene in mano un cartello da lei scritto in maniera estemporanea. Uno scatto iconico e concettualmente ambiguo che verrà prestato per l’occasione dai Collezionisti Simona Leidi e Oliviero Falconi.
E nel rapporto che si crea tra fotografo e soggetto si possono notare due differenti modalità. C’è chi preferisce abbandonarsi chiudendo gli occhi o fuggendo con lo sguardo, e chi invece guarda dritto nella camera quasi nel tentativo di indagare la natura delle intenzioni di chi vuole immortalare e bloccare per sempre un unico istante.


E ripercorrendo le parole della Semiologa Claudia Attimonelli scritte nel 2016: “Alle volte si tratta di una posa durante la performance, … della piega delle labbra nel canto, altre volte siamo dinanzi a delle rappresentazioni di tre quarti, come dipinti classici, la cui potenza è dovuta alla fotografia che accende il desiderio del pubblico di possedere, con un’immagine, eroticamente il proprio idolo così come costei o costui gode nell’essere a sua volta posseduto. Il soggetto così guardato dai nostri occhi ammirati diventa un oggetto da guardare. … Nell’atto della reificazione, quando cioè l’immagine diventa un feticcio, la riguardiamo nella speranza di cogliervi per un istante la vicinanza e instaurare un grado di familiarità. E così come il mito di Narciso accompagna il culto dell’immagine, mentre ci sembra di eternarci negli occhi dell’altro ritratto, al contempo ci perdiamo nei volti dei grandi che non ci sono più, resi eterni da uno scatto fotografico … Le effigi di Zoppellaro celebrano il bello, l’arte e la musica, e così facendo, ci appassionano alle vette e alla caduta, al consumo che investe la carne e al corpo vibrante del rock ‘n roll.”




