Il giardino ritrovato: Madama Garden Retreat, o dell’arte di scomparire a Venezia
C’è un punto di Venezia dove il vociare continuo dei turisti smette di esistere. Si trova al sestiere di Cannaregio, di fronte al ponte (diverso da tutti gli altri) che racchiude una lunga storia, il Ponte Chiodo. La sua particolarità non è un vezzo architettonico ma un residuo del tempo: fino al Settecento tutti i ponti veneziani erano così, di pietra nuda, senza bande né spallette, come ancora testimoniano i vedutisti del secolo; quando le cadute negli anni divennero un problema da risolvere, la Serenissima impose parapetti ovunque. Ovunque tranne qui e a Torcello, sul gemello Ponte del Diavolo. Il Chiodo resta privato oggi, conduce solo alle porte di alcune abitazioni, ma sempre vi si troveranno gruppi di curiosi pronti a fotografarlo e ad attraversarlo come se, quel breve passaggio senza ringhiera, fosse l’unica prova rimasta che Venezia, un tempo, camminava sull’acqua senza rete.
A quell’indirizzo, dove la storia si è fermata, sorge il Madama Garden Retreat.
La prima porta è un mistero: al posto del batacchio, una maschera. L’oggetto enigmatico, teatrale, fedele all’indole della città intera, da sempre più disposta a celarsi che a mostrarsi; pochi passi più avanti, la seconda entrata è un cancello, che una volta varcato rivela un rigoglioso giardino, fitto di gelsomino, di rose e di ortensie color cipria, un profumo delicato, avvolgente, che vi inebrierà.


Il giardino e la prima colazione
Il giardino del Madama Garden si affaccia sul rio a Cannaregio, lontano dalla scenografia ufficiale di San Marco, lontano dal chiasso dei percorsi turistici, in un angolo di città che sembra insperato anche trovandosi a pochi minuti da Rialto.
Non sorprende che sia stato accolto tra le tappe del circuito Wigwam, il club internazionale che riunisce appassionati ed esperti di giardinaggio impegnati nella diffusione di conoscenze botaniche che altrimenti rischierebbero di perdersi.
La luce del mattino entra sottile tra le foglie e si riverbera sulla mise en place colorata, sugli incredibili vasi di vetro soffiato della Fornace Alex Signoretti che avvolgono le rose striate, dai petali rigati come increspature d’acqua, appartenenti a quella varietà antica conosciuta come Rosa Mundi (Rosa gallica versicolor), una delle più antiche d’Europa, coltivata fin dal Medioevo, con una corolla che sembra pennellato a mano.
Se si osservasse questa scena da lontano, potrebbe ricordare certi giardini di Monet a Giverny, quelli che Proust tanto amava e che descrisse più volte con minuzia di particolari.
Ed è qui, tra i fiori, che la prima colazione si trasforma in un piccolo rito quotidiano: frutta fresca da accompagnare a piacere con yogurt intero, confetture, pane tostato, cereali e granole, mentre il carrello delle torte avanza tra i tavoli come una coccola annunciata, e i croissant arrivano caldi, ripieni di pistacchio, crema pasticcera o limone, oppure friabili e vuoti, per chi preferisce la semplicità. Per chi ama il salato, la cucina prepara su richiesta omelette, uova alla coque o strapazzate con bacon, pronta a soddisfare ogni altro desiderio non scritto nel menu. Ma il risveglio più felice resta il più semplice, almeno per me: un cappuccino e una brioche, tra il canto degli uccellini e il profumo del gelsomino.
Non è un caso che questa attenzione abbia trovato un riconoscimento ufficiale: nel 2022 il Madama è entrato nell’Olimpo delle «top choices» della guida Johansens Condé Nast, che gli ha assegnato il premio Best Breakfast per l’area Europe and UK.


Anche i piatti raccontano un’altra storia veneziana: sono Geminiano Cozzi Venezia 1765, vera porcellana ossea che porta nel nome la data della propria nascita. Geminiano Cozzi, imprenditore modenese trasferitosi a Venezia, fondò la sua manifattura a Cannaregio, presso San Giobbe, e seppe distinguersi non solo per la qualità tecnica della pasta dura ma per la ricercatezza dei decori, affidati a pittori contesi a colpi di ducati dalle altre fabbriche europee. Per quasi cinquant’anni la manifattura Cozzi rimase tra le voci più alte della porcellana veneziana, prima di chiudere nel 1812. Il suo archivio di forme e disegni rimase dormiente per due secoli, fino a quando un imprenditore veneziano non decise di farlo rivivere, riportando quei decori settecenteschi a raccontare ancora oggi, su una tavola imbandita in un giardino di Cannaregio, quanto a Venezia nulla scompaia davvero. Resta, semmai, in attesa di essere ritrovato.


Il pontile privato, la fornace Signoretti, il ristorante Vini da Gigio
Dal piccolo pontile privato del Madama Garden partono i taxi acquatici che portano gli ospiti ovunque desiderino, compresi i tour consigliati dalla casa: tra questi, la visita alla Fornace Alex Signoretti, dove il vetro di Murano viene ancora soffiato con la canna lunga, secondo un gesto che non è mai cambiato nei secoli.
E a pochi passi dalla struttura c’è anche l’osteria Vini da Gigio, un luogo che custodisce lo stesso paradosso architettonico della porta con la maschera: anonimo fuori, ma che dentro nasconde un tesoro di cucina e di accoglienza. Da non perdere.


La suite Iris
Dalla finestra della Suite Iris che affaccia sul canale, si può assistere inosservati ad un piccolo teatro di vita, la cui scena più dolce è quella delle coppie che si baciano sul ponte.
Le stanze sono arredate con eleganza e originalità, la carta da parati materica ed in rilievo, si sposa perfettamente con i divani e le sedute in velluto, travi a vista che ricordano la struttura originaria, biancheria di cotone naturale, e un set di cortesia bagno Diptyque, la stessa maison parigina che da decenni traduce in candele e fragranze la memoria dei luoghi.
La cura non si ferma all’arredo, la fondatrice Mara De Guidi, manager di lungo corso nel mondo delle fragranze prima di dedicarsi all’ospitalità, ha trasferito in ogni stanza la sua educazione olfattiva componendo per gli ambienti un’identità di profumo.



Perché lo scelgono i VIP
Non è la fama a portare qui chi cerca riservatezza, ma il contrario, e cioè la garanzia della privacy.
Il Madama Garden viene scelto per il silenzio, per il servizio gentile, attento e competente che non si fa notare se non quando serve, per quella stessa qualità che Joseph Brodsky riconosceva nella città intera, in Watermark:
“What they return to you is not your identity but your anonymity“,
non la propria identità, ma il proprio anonimato.
(immagini concesse dall’ufficio stampa – foto di Francesco Dolfo)
Madama Garden Retreat – Sestiere Cannaregio 3604
30121 Venezia
info@madamavenice.it
+39 041 523 92 74



