Pollino Cocktail Camp 2026, radici liquide

Pollino Cocktail Camp 2026, radici liquide

Al Pollino Cocktail Camp ci si dimentica spesso di essere lì per lavoro.
Giunto alla sua edizione più partecipata, nel comune di Morano Calabro e nel cuore del Parco Nazionale più grande d’Italia, il Pollino Cocktail Camp è diventato qualcosa di raro nel panorama degli eventi F&B, perchè è un appuntamento che non insegue le tendenze, ma una formula semplice (seppure rigorosa): portare i migliori bartender del paese a confrontarsi con le botaniche officinali del territorio, sotto la guida scientifica di Carmine Lupia del Conservatorio Etnobotanica, e fondere la loro conoscenza tecnica con le erbe, in un bicchiere.

Il sorteggio delle botaniche è la novità di quest’anno: nessuno porta il suo cavallo di battaglia, dunque tutti devono necessariamente ascoltare e nobilitare la materia prima. Sfidante.

Il dietro le quinte è la parte più divertente: una cucina affollata, un gioco di squadra, nessuna competizione ed un confronto costante sugli accoppiamenti tra distillati e lentisco, se l’aneto sposa il gin, se la camomilla selvatica placa o risveglia il rum… con nomi di qualche radice mai sentita prima, al di fuori di questo parco.


Il risultato è che Peppe Doria, founder di Volare Bologna, ha costruito il suo Daiquiri del Pollino su un’architettura precisa: rum Two Drifters, un elixir del Pollino con aneto Rodolfo, mirto e fiori di sambuco, limone, un classico che profuma di bosco. César Araujo di Bob Milano ha fatto qualcosa di Magico: Martin Miller’s gin, un cordiale di tisana con camomilla, finocchio e malva, tonica Tasson; Giuliana Giancano di Pot Pourri Torino ha proposto Sciinu: vermouth bianco Giacobini, rum Two Drifters al timo, cordiale di lentisco, oliva, soda Tassoni, un bicchiere che parla calabrese con accento piemontese. E Umberto Oliva, direttore artistico del Camp e Bar Manager di Entice Milano, ha firmato l’Anethon: gin Venus, aneto fresco del Pollino, semi di coriandolo, mirto Giacobini bianco e soda, un drink che non ti aspetti e non dimentichi.

Accanto a loro, i veterani del PCC, Francesco Bonazzi dal Mag Café di Milano, Julian Biondi con il suo Fermenthinks di Firenze, Peke Bochicchio di Barmacia di Potenza, Francesco Vocaturo del Blackshed di Cosenza, e le new entry Maurizio Zuddio dall’Ambrosia Rooftop di Roma, Antonio Cristofaro di Brezza a Soverato, Vasile Vidrasco – una mappa dell’Italia che diffonde il verbo del bere bene.

Tra le eccellenze calabre però non possiamo non parlare dell’accoglienza. Giovanni Gagliardi, Donato Sabatella, Sergio Senatore, e Manuela Laiacona – sono i padroni di casa di Catasta (luogo dove tutto questo prende vita) che trasformano gli ospiti in “famiglia”. La tavola è sempre apparecchiata, il calice sempre pieno, il calore genuino, non è forse questo il Made in Italy più autentico!?

(foto Vasile Vidrasco)

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