“L’abito non fa il vino”, cosa rivela la collaborazione irriverente tra Caseo e Santè Couture.

L’abito non fa il vino
è il proverbio che si potrebbe coniare dopo la collaborazione tra Caseo, azienda vinicola e Santè Couture, brand di abbigliamento. La partnership nata per vestire letteralmente le bottiglie di vino. Non una glacette, ma un abito, una gonna, una camicia da abbinare eventualmente alla mise en place; le iconiche camicie Santè Couture, abbottonate anarchicamente a caso, o la loro firma a plissé delle gonne genderless, una stramba accoppiata che certamente fa parlare, perchè eravamo abituati a vestire le bambole da piccine, ed oggi potremmo tornare a giocare da adulte scambiandoci gli indumenti per il vino a tavola.

Irriverente questa collaborazione tra la Tenuta Caseo dell’Oltrepò Pavese della storica famiglia Tommasi e il nuovo marchio moda fondato da due giovani stilisti veronesi, Anna Michelotto e Mattia Tirapelle, che certamente di vino se ne intendono.
Una capsule collection che conta solo 100 bottiglie ed è in vendita sul sito ufficiale.
Vestiamo bambole, vestiamo in nostri cani, da oggi vestiremo anche il nostro vino, nelle tre versioni Caseo Metodo Classico:

– 410 Chardonnay
– 470 Pinot Nero
– 530 Pinot Nero Rosé

Il primo, un classico per iniziare o per un welcome drink, il secondo, una eccellenza del territorio e della forma più elegante di bollicine, e un rosè per colorare le tavole e dare il benvenuto ad un nuovo modo di comunicare, che Tenuta Caseo ha certamente abbracciato.

Siamo fedeli alla tradizione e rigorosi nella tecnica solo in vigna e in cantina!” afferma Giancarlo Tommasi, direttore tecnico di Tommasi Family Estates.  “L’Oltrepò Pavese è una regione da riscoprire e rappresenta una nuova opportunità di mercato e per il Made in Italy sia per il territorio meraviglioso sia per la qualità dei vini prodotti, in particolare il Pinot Nero. La personalità di Caseo è irriverente, fuori dagli schemi, per certi versi dissacrante. Un’attitudine non convenzionale che sonda nuovi contesti e si rivolge ad un pubblico giovane. Un’anima che si immerge e si intreccia in modo fluido nel mondo dell’arte, della moda, e dell’estetica con l’obiettivo di scardinare i preconcetti e sondare nuovi linguaggi ed espressioni. Con questo progetto vogliamo che il vino parli in chiave contemporanea e creativa. Come un ready-made dadaista, l’oggetto viene estrapolato dal suo contesto originario perdendo ogni funzione pratica. Il vino “vestito” si eleva a divulgatore di nuovi significati, valori e tendenze. Indossando le creazioni di Santé Couture, Caseo sfida le norme di genere, sostiene l’inclusività e l’espressione di sé, senza curarsi dei pregiudizi, mantenendo la propria identità e suggerendo occasioni di consumo originali“.

Nizza Monferrato, i luoghi del cuore

Castelli, dimore storiche, il canto serale delle locuste, i filari a perdita d’occhio dei vigneti, il clima perfetto per il comune denominatore del Nizza Monferrato, Patrimonio dell’Umanità UNESCO per i suoi beni paesaggistici e per la produzione di vino Barbera, il Nizza DOCG, che l’Associazione Produttori del Nizza da oltre 20 anni promuove con orgoglio attraverso attività legate allo sviluppo del paesaggio e delle comunità.
Sono ottantaquattro oggi i soci che insieme al Presidente Stefano Chiarlo e ai vicepresidenti Gianni Bertolino e Daniele Chiappone, portano alto il nome di un prodotto che come diceva il poeta Libero Bovio – unisce gli uomini – il vino.
Terra di radici antichissime e di prodotti enogastronomici di incredibile ricchezza, qui proponiamo del Nizza Monferrato i luoghi del cuore, quelli assolutamente da visitare, con un calice di Barbera alla mano.


LHV Residenza San Vito, Calamandrana

Il sogno di una ragazza norvegese che diventa realtà, come in un film. Legge un annuncio sul giornale “Vendita struttura alberghiera a Calamandrana, Piemonte”, e subito vola in Italia per poi trasformarlo nel gioiellino che è oggi, uno suites hotel con piscina e vista vigneti, i suoi, quelli della produzione LHV Avezza.
Ma non bastava per Lisette Lyhus, giovane proprietaria ambiziosa dell’hotel, no, Lisette trova anche l’amore, Davide Tinazzo, oggi Executive Chef della Residenza San Vito. Una cucina che non ti aspetti in un luogo dove vige l’ordine della tradizione; Davide stupisce con i suoi mix and match culinari, come il ramen piemontese, dei tagliolini ai 40 tuorli con un brodo di manzo, uova di quaglia, funghi, asparago, un viaggio tra il Giappone e il Bel Paese; o la lingua di vitello e crudo di scampo in salsa verde, sapori contrastanti, il gusto deciso della carne e la delicata dolcezza del pesce, in un piatto perfettamente equilibrato che ti va venir voglia di dire “Ancora!”.
Le camere hanno tutte accesso diretto al giardino e alla piscina, che gode di ottima privacy, e sono arredate con antichi bauli e rustici armadi in stile Art Nouveau.
A salutarvi il mattino, augurandovi il buongiorno, fuori dalla finestra una bellissima magnolia in fiore.

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Palazzo del Gusto, Nizza Monferrato

Qui ho scoperto il cardo gobbo, vegetale che cresce principalmente nelle aree del Nizza Monferrato e dintorni, e che è diventato un ossessione. In estate si trova solo in barattoli sott’olio, perchè la sua stagione è quella invernale, quando viene posto manualmente sotto terra per superare gli inverni rigidi, assumendo così la posizione “gobba” che gli deve il nome, ma diventando per questo più morbido e più piacevole. Si mangia solo crudo, perfetto in insalata.
Lo trovate confezionato da Vittorio e Loredana, macelleria storica nel centro di Nizza Monferrato, dove poter degustare anche le tartare e le salsicce secche fatte di carne bovina di razza piemontese.

Palazzo del Gusto è un inno alle prelibatezze enogastronomiche del territorio, per appassionati e curiosi, qui scoprirete la provenienza della robiola di Roccaverano, della mostarda e della nocciola, degli amaretti di Mombaruzzo e del tartufo d’Alba, del gran bollito e del bunet, degli agnolotti e della bagna cauda.

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La Signora in Rosso, Nizza Monferrato

Locale storico nel cuore di Nizza Monferrato, alcune sale sembrano scavate nella roccia, sono invece ricavate dalle grandi volte a mattoni, illuminate solo dal lume di una candela. Romanticissime in inverno.
All’entrata vi accoglierà una parete vetrata dove sfilano migliaia di bottiglie di vino, è la cantina del ristorante; in alcuni angoli, installazioni artistiche con richiami al teatro e alla letteratura, come le centinaia di fogli sparsi, pagine e pagine dei grandi classici.
Il menu vi farà venire l’acquolina in bocca, non andate via senza aver assaggiato la specialità locale, i ravioli al pin fatti a mano, serviti in una ciotola dentro cui verrà versata della Barbera. Il sugo del vino si scalderà e darà sapore al piatto.

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Nidi di Vinchio Vaglio, Vinchio

La cantina omonima ha deciso di acquistare parte del bosco confinante la proprietà, per allestire queste bellissime casette fatte di salice intrecciato a mano, un riparo dal sole nelle giornate più calde dove poter fare un pic-nic sulle panchine sottostanti, un modo di abbellire lo splendido paesaggio, tra una camminata e l’altra su un percorso tracciato con tanti rimandi a storie ed aneddoti, come quello dei Tre Vescovi.

I Tre Vescovi, località dove confinano i vescovadi di Asti, Acqui e Alessandria, è il punto panoramico ad alta vocazione viticola; la leggenda narra che la posizione del luogo fosse meta di incontri segreti dove si riunivano i tre Vescovi per accordarsi sulle decisioni più delicate; trovavano sempre un accordo grazie alla loro saggezza, ma soprattutto grazie al vino locale che veniva loro offerto, Barbera ovviamente. Questo regala alla Barbera un grande potere conciliatore, è riuscita infatti nell’impresa di superare la storica rivalità tra gli abitanti di Vinchio e di Vaglio che oggi cooperano per la tutela di questo patrimonio.

Il vino i Tre Vescovi è una Barbera d’ Asti Superiore D.O.C.G., frutto di un’ accurata selezione delle uve, affinato in botte di rovere da 75 hl e barrique per circa 12 mesi.

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Cantine Coppo 1892, Canelli

Visitare delle cantine può essere un’esperienza unica se riuscirete a trovare quelle giuste. Tendenzialmente devono essere storiche, avere percorsi immensi sotterranei, una storia lunga secoli, e darvi l’impressione che sotto quelle mura aleggino misteri irrisolti. Le cantine Coppo rispecchiano tutte queste caratteristiche, insignita dall’Unesco quale Patrimonio Mondiale dell’Umanità, posseggono delle vere e proprie cattedrali sotterranee, tempio del vino, scrigno del lavoro dell’uomo. All’interno conservano le ricette di Clelia Pennone Coppo, come il roastbeef alla codarci, o il soufflé di formaggio, oltre alle ricette della Barbera, di spumanti Metodo Classico, di Chardonnay e di Moscato d’Asti, fregiato della dicitura «Canelli», sottozona di recente creazione che sottolinea l’eccellenza dei Moscati prodotti in quest’area.

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Erede di Chiappone Armando

Daniele Chiappone è il produttore di questa cantina e Vice-Presidente dell’Associazione Produttori del Nizza.
Insieme al padre, da sempre famiglia di produttori e agricoltori, porta avanti quello che non è solo territorio o prodotto commerciale, ma passione e spirito di gruppo. Perchè il Nizza DOCG, riconoscimento che tutti i vini dell’associazione hanno, vola verso obiettivi più grandi di quelli raggiunti finora in pochissimo tempo, iniziando dallo sradicare il (pre)concetto (sbagliato) che la Barbera (femminile mi raccomando) fosse un vino “da tavola”.
Oggi questi vini varcano i mercati mondiali, le richieste aumentano e raggiungono una crescita esponenziale, da 704.00 bottiglie vendute nel 2021, il 2022 chiude con 810.000; alcuni produttori lavorano con 40 mercati differenti e sempre più l’Associazione si impegna nella promozione e tutela di questa ricchezza naturale. Tra i numerosi eventi calendarizzati, “Nata il 1° luglio” è certamente la ricorrenza più amata da produttori e addetti al settore: un’elegante cena di gala che quest’anno si è tenuta a Borgo Roccanivo, con una cena a cura dello chef stellato Massimo Camia, che ha deliziato gli ospiti con dei ravioli di faraona alla nocciola Tonda Gentile, altra forza del Piemonte.

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Art Park La Court, Castelnuovo Calcea

Volete fare un picnic tra i vigneti? Qui c’è l’experience tra le vigne più bella, in un museo a cielo aperto, tra i 20 ettari di filari potrete scegliere il panorama che più vi piace e degustare i vini della cantina Michele Chiarlo, mangiando prodotti tipici del territorio.
20 anni orsono, furono installate le prime sculture artistiche, per invogliare i wine lovers a visitare i vigneti; le etichette si sono trasformate in opere artistiche e di marketing, ed Emanuele Luzzati ha inaugurato questa land art con una bellissima e maestosa Madre Natura in vetroresina. A quale altra figura omaggiare questa terra altrimenti?
Ma saranno le “Teste segnapalo” ad indicarvi la strada verso l’osservatorio più bello di questa zona Patrimonio Unesco, delle maschere sulla cui testa poggiano cappelli di varia natura, creati con attrezzi ritrovati, come vasi, bilance, pentole, secchielli, zappe. Rolanco Carbone, Balthasar Brennenstuhi e Dedo Fossati gli autori che hanno riportato un’antica usanza capace di proteggere la vigna dalle malattie.

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Il centro, Nizza Monferrato

E infine non può mancare un giro in centro – con i suoi abitanti, i nicesi, che più che piemontesi sembrano venire dal vecchio sud, veraci, spontanei, genuini, sempre allegri e sempre con il bicchiere mezzo pieno.
Qui puoi trovare il barbiere che colleziona biciclette, ne possiede centinaia ma cercherà di vendertene qualcuna. Allo stesso tavolo due bikers, li riconosci dal bracciale in pelle nera, la bandana, i Rayban, la barba lunga e i jeans stracciati, uno è idraulico, l’altro un timidone, come tutti gli omoni che si danno un tono più virile, più rude.
Non puoi alzarti dal tavolo se non hai bevuto qualcosa con loro, confessato i tuoi più oscuri segreti e accettato un altro giro di Barbera…che fa parlare ve l’assicuro.



Consorzio Garda DOC, cultura, vino, passione



Sulle sue rive, cercano ispirazione il malinconico Goethe, il complesso Kafka, e il grande Thomas Mann, scrittori e altri poeti (tra cui Catullo), che si perdono nella natura incontaminata di un paesaggio unico, tra le montagne e gli specchi d’acqua.

Anche D’Annunzio si innamorò di questo territorio ricco di cultura e colore, tanto che dal 1921 al 1938 il poeta vi soggiorna fino a ritirarsi definitivamente al Vittoriale, dimora fatta costruire a Gardone Riviera, sulle sponde del Garda, e che oggi è divenuto la casa-museo più visitata al mondo, con oltre 300 mila visitatori l’anno.
Tutto l’edificio racconta lo stile barocco e pomposo dannunziano, un testamento d’anima e pietra che non ha subìto manomissione, rispettando la richiesta del poeta. Ed è qui che D’Annunzio inizia a scrivere di vino, nelle sue opere, questo liquido che “un poco lo trasforma” e che il medico gli aveva consigliato quale rimedio.

Tra i nove ettari di terreno, il famoso teatro all’aperto, fontane e giardini, arcate che incorniciano il lago, statue di nudi e la casa di quello che fu un grande erotomane e appassionato della vita, è stata presentata la prima carta dei suoli della Denominazione Garda Doc, un primo passo verso una comunicazione moderna, utile e didattica, del mondo del vino.

Siamo veramente felici ed orgogliosi di presentare al pubblico questo straordinario lavoro che vede finalmente la luce” dichiara il Presidente del Consorzio Garda Doc Paolo FioriniQuesto documento rappresenta un punto di arrivo di diversi studi promossi dal Consorzio, condotti negli ultimi anni, a testimonianza del continuo impegno ed investimento di Garda DOC nel campo scientifico. A nome mio e del Consorzio ringraziamo tutti coloro che hanno preso parte con impegno e dedizione a questo importante opera scientifica che sarà sicuramente risorsa preziosa per tutta la comunità”.

Lavorando a questo progetto” spiega il Dottor Giuseppe Benciolini Pedologo specialista in rilevamento ed elaborazione delle carte dei suoli “ho coniato un nuovo termine per esprimere al meglio ciò che costituisce l’aspetto più caratterizzante della denominazione Garda DOC, ovvero la sua sorprendente varietà di suoli: pedodiversità. “

A sostegno di questo territorio estremamente complesso, ricco ed eterogeneo, il Consorzio Garda DOC opera su più fronti, politicamente, tecnicamente e territorialmente tra i comuni di Mantova, Brescia, Verona. Un territorio collinare
e un’area di produzione vitivinicola in cui le speciali condizioni climatiche hanno plasmato nel tempo le qualità delle diverse specie di uva che vi crescono e, tuttora, ne determinano le peculiarità. Riconosciuta per la prima volta nel 1996 con lo scopo di valorizzare i vini varietali prodotti nelle 10 storiche zone di produzione dell’area gardesana, la DOC Garda è una denominazione guidata da un forte spirito di innovazione, in grado, negli anni, di evolversi in base alle esigenze dei consumatori, pur rispettando un prodotto che qui ha origini antichissime. Ottenuto il riconoscimento ministeriale nel 2015 e operante erga omnes dal 2016, oggi il Consorzio Garda Doc rappresenta 250 utilizzatori della denominazione per oltre 30.000 ettari di terreno vitato idoneo alla denominazione, dando voce e promuovendo una fra le più preziose eccellenze enogastronomiche d’Italia. 

Tra le iniziative organizzate da Consorzio Garda DOC, la degustazione sull’elegante motonave Zanardelli, teatro di un piccolo viaggio sulle acque placide del lago alla scoperta delle eccellenze del territorio. Un format per appassionati che racconta i varietali e le bollicine.

“Il Lago di Garda, è il denominatore comune di tutto l’areale gardesano e punto di interconnessione fra le tre province sulle quali si estende la denominazione: Mantova, Brescia e Verona. Non poteva che essere questo il luogo dove organizzare l’evento che rappresentasse a pieno la nostra denominazione e i valori del Consorzio” dichiara Paolo Fiorini, Presidente del Consorzio Garda DocLe serate si svolgeranno a bordo della Motonave Zanardelli, e i protagonisti indiscussi  saranno i vini dei produttori del Consorzio, in mescita a bordo della nave durante durante la navigazione sulle acque del nostro iconico lago.

I nostri consigli:

RICCHI MERIDIANO DOC GARDA CHARDONNAY
Vino dal colore giallo paglierino con riflessi dorati, fruttato, grande intensità olfattiva e persistenza, note calde di frutta esotica matura, ananas, banana e miele. Breve passaggio in appassimento, criomacerazione e qualche mese in tonneau di secondo uso.

BAROLDI DIEGO DOC GARDA CHARDONNAY
Chardonnay 100% di viti 40 anni su terreno morenico, sabbioso-ciottoloso, leggermente calcareo. 
L’affinamento viene fatto su fecce fini per 6 mesi, con periodici batonage. Una piccola azienda individuale (3 ettari vitati) il cui concept è il grande lavoro in vigna. Profumo intenso e fragrante, lieviti, mela, pasticceria, gusto equilibrato.

PERLA DEL GARDA LEONATUS
Garda DOP, vitigno Merlot 100%
Mercati esteri tedeschi, svizzeri, australiani, francesi, giapponesi e in ultimo americani e inglesi.
Affinamento in tonneau e successivamente barrique, bellissimo colore, rosso ramato, leggermente tannico, sentori verdi, di liquirizia e pepe nero.