E se il protagonista del film non fossi tu, lo guarderesti?

Articolo di Ambra Lo Faro

Hai sentito l’ultimo disco di Harry Styles, “Harry’s House”? Ok, metti in play “Late night talking”. 

Chiudi gli occhi. 

Cosa vedi? Fra tutte le arti, la musica è sicuramente quella che ci aiuta maggiormente a vedere qualcosa, e più che mai in questo disco di Harry Styles ed in generale in tutte le uscite recenti dai grandi numeri, la musica non è più tendenzialmente la protagonista. Difficilmente cercherete nelle parole di rintracciare una storia, quella che l’artista vuole raccontarvi, ma vorrete che quella musica faccia da colonna sonora alla vostra storia. 

Il ruolo della musica oggi è sempre più a supporto di un’immagine già decisa: la tua story, il tuo reel. Per questo il brano di Styles “As it was” fa quasi 3 miliardi di streamings su Spotify. Perché la sua voce, mixata lontana dall’ascoltatore, evoca senza interrompere nulla, non racconta la storia  ma una storia, una delle tante. Tanto spazio ai pad, alle chitarre in eco costante, come in un film. 

La musica di commento è secondo me la grande rivoluzione dei nostri tempi, e si contestualizza in maniera consistente con tutto quello che è il suo nuovo mercato: Social, Netflix, Prime.  

Di contro c’è che forse ci perderemo una bella storia. Forse, presi così tanto da noi stessi nel nostro reel, ci perderemo il resto del mondo. Pensa a brani come “Sally” di Vasco Rossi, “Isn’t she lovely” di Wonder: avrebbero così tanto successo oggi? Che ruolo avrà piano piano il cantautorato di quartiere, che piano piano finirà per raccontare atmosfere più che storie?

Ci servono protagonisti più che mai distanti da noi per scoprire di più di noi, per trovare i gap tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Ma se continuiamo ad essere noi i protagonisti del nostro film, la noia sarà sempre dietro l’angolo. 

Così come i temi trattati, anche le voci non lasciano più spazio ai virtuosismi, ai grandi timbri. Potrebbero distrarre l’ascoltatore da… se stesso. 

E’ un quadro che ti spaventa? Riascolta il pezzo che ti ho citato. 

Cosa vedi ora? 

“SULLA SCULTURA: dal materiale all’immateriale. Arte fra XX e XXI secolo”

Dal 18 al 21 maggio 2023, la neonata Associazione delle Gallerie d’Arte di Lugano (GAL) organizza negli spazi dell’Asilo Ciani un’inedita rassegna dedicata alla scultura.

La mostra “SULLA SCULTURA: dal materiale all’immateriale. Arte fra XX e XXI secolo” è il primo evento espositivo promosso da GAL – Gallerie d’Arte di Lugano, l’associazione di categoria nata con l’intento di diffondere e rendere fruibili al pubblico i contenuti culturali derivati dalle esperienze degli associati, contribuendo a diffondere l’idea che esse non svolgano solo un’attività commerciale ma che siano veri e propri spazi culturali curati da esperti appassionati.

GAL fa il suo debutto con una rassegna di ampio respiro che ripercorre la storia della tecnica scultorea dal Novecento a oggi, presentando opere di Tonatiuh Ambrosetti, Joël Andrianomearisoa, Rangga Aputra, Francesco Balilla Pratella, John Cage, Tony Cragg, Luca Frei, Alberto Garutti, Bruno Munari, Ruben Pang, Flavio Paolucci, Matteo Pugliese, Luigi Russolo, Paolo Scirpa, Vera Trachsel e Ronald Ventura.

Grazie alla collaborazione con la Città di Lugano e al supporto di Lugano Region, le gallerie cittadine saranno in mostra dal 18 al 21 maggio 2023 negli spazi dell’Asilo Ciani, storico edificio di fine Ottocento recentemente restaurato.

Fondata nel gennaio 2023, l’Associazione GAL riunisce le gallerie d’arte luganesi che da anni operano nel settore e che sono parte integrante del tessuto culturale della città. Ciascuna con la propria storia e con il proprio bagaglio professionale, queste gallerie hanno condiviso il progetto di lavorare in sinergia, creando un network dinamico e virtuoso per il territorio.

Le gallerie partecipanti alla mostra sono Galleria Daniele Agostini, Buchmann Lugano, Studio Dabbeni, , Imago Art Gallery, KROMYA Art Gallery, Primo Marella Gallery, Galleria Allegra Ravizza, Repetto GalleryArtphilein curerà la sezione dedicata all’editoria d’arte e ai libri d’artista.

Attraverso una decina di sezioni, l’esposizione si pone come un percorso sull’evoluzione tecnica, stilistica e concettuale del linguaggio scultoreo, esplorando le processualità, i materiali e gli inediti rapporti con lo spazio attuati tra XX e XXI secolo. La storia della scultura contemporanea compie infatti una traiettoria articolata, segnata anche da rotture radicali che hanno avviato nuove direzioni di ricerca: trasformazioni che hanno caratterizzato la parabola straordinaria e vitale dell’arte plastica nelle sue più eclettiche potenzialità creative.

Se per molti secoli la scultura ha avuto un’identità precisa e circoscritta, con il progredire dell’industria e della tecnica è cambiato il modo di concepirla e di realizzarla, innescando un’epoca aperta alla massima libertà di sconfinamento e alla legittimazione di nuove pratiche, elementi fondanti dell’agire contemporaneo. Tra linguaggi inesplorati e modalità espressive che riprendono e attualizzano prassi tradizionali, la mostra all’Asilo Ciani raduna alcune delle figure più rilevanti del panorama scultoreo dell’ultimo secolo, artisti che hanno interpretato la materia in mille sfaccettature, spingendosi oltre i confini della sua stessa presenza.

Artista che appartiene in toto al Novecento e che lo ha attraversato impregnandolo di fecondità creativa è Bruno Munari, eclettico e tanto originale nel suo variegato percorso da risultare una figura sui generis nel modo di concepire l’arte. Munari ha sempre ripudiato gli stereotipi stilistici e le rigide categorizzazioni, aprendosi alla confluenza tra discipline e a un approccio alla creazione anticonformista. Anche l’arte plastica è per Munari un ambito dove sperimentare liberamente, forzando i limiti concettuali e tecnici legati alla tradizione. Ne sono una dimostrazione la sua Scultura pieghevole rossa, datata 1951, un lavoro in acciaio incentrato sul gioco di pieni e di vuoti tanto semplice quanto incisivo, e le sue emblematiche Sculture da viaggio realizzate tra il 1959 e il 1987, un concentrato di ironica avversione nei confronti della monumentalità dell’arte scultorea nonché un modo poetico di caricare l’opera, al culmine della sua leggerezza, di memorie e di significati profondi.

Pur nell’estrema diversità del risultato finale, la materia esibita in tutta la sua pregnanza fisica si pone come tratto comune delle opere di alcuni degli artisti presenti in mostra. É il caso di Matteo Pugliese, legato a una visione più tradizionale della scultura e della lavorazione dei materiali. Abile nell’assimilare i valori costitutivi dell’arte plastica e gli insegnamenti di alcuni dei più grandi maestri del passato per poi rielabolarli con rinnovata efficacia, l’artista italiano sceglie di utilizzare la tecnica scultorea come mezzo espressivo per dare forma alla sua idea di energia e al tempo stesso di solidità. Nelle sue opere è forte l’incidenza della materia sullo spazio. Possenti e imperturbabili sono infatti i suoi Custodi, sculture in bronzo e terracotta nate dal desiderio di Pugliese di plasmare figure che potessero infondere fiducia ed equilibrio, condensando quei valori universali che sono i bisogni atavici dell’intera umanità.

La solidità della materia contraddistingue anche i lavori di Tony Cragg, percorsi da un potente flusso energetico che sembra sfidare le leggi della statica ma che al contempo vincola saldamente l’opera allo spazio. Caratteristica dell’artista britannico è l’assidua sperimentazione dei materiali, lavorati con tecniche differenti e con un estro che dona loro configurazioni inedite. Cragg ricrea attraverso l’arte le strutture fondamentali delle diverse forme di vita, catturandone l’esatta geometria insieme alla loro anima irrazionale e impulsiva. Le sue sculture, siano esse in vetro di Murano, come Curl del 2022 (appena rientrata dalla mostra monografica dell’artista alla Pinakothek der Moderne Staatliche Graphische Sammlung di Monaco), o in bronzo, come Standing del 2019, sono sagome flessuose in perenne mutamento, animate da una vitalità straordinaria che intride la materia in profondità.

Tra gli artisti in mostra che saggiano le potenzialità dell’arte plastica attraverso l’impiego sia di elementi appartenenti alla tradizione sia di tecniche inusuali ci sono alcuni autori extraeuropei, capaci di far confluire nella fisicità della scultura la forza concettuale della loro ricerca. Ruben Pang, giovane artista di Singapore, riesce ad aggiornare uno dei più antichi materiali della storia dell’arte, la ceramica. In bilico tra figurazione e astrazione, le creazioni di Pang appaiono ai nostri occhi come corpi in metamorfosi, in cui il dinamismo racchiuso nella materia celebra la complessità dell’individuo. Lavori come The Phantom Throat (2018-2019) e The Hazard Star (2020) sembrano conquistare lo spazio circostante con le loro articolate forme sfuggenti e con i loro vividi colori, specchio di quella dissonanza che rappresenta le pulsioni emotive più profonde dell’uomo.

Anche l’opera di Ronald Ventura è plasmata con un materiale classico, il bronzo, abilmente rinnovato dall’alfabeto stilistico tipico dell’artista filippino. Mescolando immagini e motivi diversi provenienti ora dalla mitologia e dal folclore asiatici ora dalla cultura occidentale, Ventura dà vita a lavori che illustrano il disorientamento della società contemporanea. Il suo Zookeeper (2018) è una creatura ibrida che ci appare come un’antica divinità, con testa e arti umani e con busto e coda da rettile: austera e grottesca, arcaica e futuristica, incarna l’inalterabile caos del mondo.

Interessato all’esplorazione di nuovi materiali è l’artista indonesiano Rangga Aputra, per il quale la scultura è uno strumento di auto-scavo che fa riaffiorare i ricordi e gli impulsi più intimi per poi conferire loro una foggia concreta. Pressure (2022) è l’effigie di un volto sfigurato reso eloquente dalla sua volumetria appena abbozzata e dalla superficie ricoperta da scalfitture e solchi prodotti dalla lavorazione della materia, a simboleggiare le ferite che deturpano l’animo umano.

Anche Joël Andrianomearisoa, originario del Madagascar, ha sviluppato la sua ricerca artistica mediante diversi mezzi espressivi. Questo approccio versatile al processo creativo lo ha condotto a prediligere legni, minerali, tessuti, carta e specchi, tutti elementi usati per dare forma a narrazioni mai esplicite ma allusive. È quello che accade nelle opere Sentimental Negotiations Act VII (2013) e Vertigo (2022), due installazioni, delicate e ambigue, attraverso cui Andrianomearisoa coinvolge lo spettatore, sollecitando la coscienza di quei sentimenti che tutti proviamo ma di cui spesso non siamo consapevoli.

Affascinati dal suo potenziale narrativo, molti artisti si affidano alla materia per condurre la nostra percezione nei territori sospesi tra realtà e finzione, con l’intento di esplorare le tematiche a loro più care. Questo tipo di indagine appartiene al percorso di Flavio Paolucci. L’artista svizzero da molti anni ha instaurato un dialogo serrato con la natura, scaturito da un rapporto viscerale che affonda le radici nella cultura rurale della Val di Blenio, sua terra d’origine. Attraverso materiali quali il legno, la carta, il marmo, il vetro e soprattutto il bronzo, Paolucci imita e ricrea alcuni elementi del paesaggio naturale con perizia e precisione, al punto da dare l’illusione che siano veri e non artefatti. Nell’opera Tavolozza d’artista – Omaggio a Segantini (2023) riproduce il ramo di un albero, restituendone ora le torsioni nodose, ora le superfici levigate, per innestarvi poi, quasi fosse anch’essa una fronda appena cresciuta, una tavolozza da pittore: un tributo all’arte che sa rendere eterno l’effimero.

A lui affine nell’attenta ricerca sui materiali è l’artista ticinese Tonatiuh Ambrosetti, presente in mostra con un’installazione dal titolo Primigenio, realizzata nel 2019. Alcuni blocchi di vetro dalle forme appena sbozzate ci confondono sulla loro origine naturale o artificiale e ci appaiono come elementi senza una collocazione storica e senza una precisa provenienza. Esiste solo il loro essere “qui e ora”, un momento unico e irripetibile capace di connettere l’essere umano a una dimensione trascendentale, metafisica. La lavorazione del vetro fuso che rende i blocchi simili a massi di ghiaccio erosi diventa una componente rilevante dell’indagine dell’artista sulle origini dell’uomo e sui materiali che da sempre appartengono alla sua storia.

Sul medesimo versante si muove anche l’opera di Vera Trachsel, giovane artista svizzera interessata alla materia come supporto di narrazioni: camuffando e sovvertendo le proprietà fisiche degli elementi impiegati, l’artista innesca un disorientamento concettuale, rendendo i suoi lavori oggetti mimetici carichi di valenze simboliche. È quello che accade in Luna tra gli alberi (2023), un frammento di paesaggio capovolto realizzato con materiali poveri e di facile recupero (come il legno e la gommapiuma) che, a dispetto della semplicità con cui si presenta, si impone per la sua forza visiva e per la capacità di relazionarsi con lo spazio.

Quanto la materia scultorea possa diventare uno strumento di interazione tra artista e spettatore lo dimostra il lavoro di Luca Frei. Le sue opere esplorano le diverse modalità di relazione con il pubblico con l’intento di stimolare processi di pensiero inediti. Non a caso esse si propongono spesso come dispositivi che invitano l’osservatore a una partecipazione attiva. Temi quali lo scorrere del tempo, la nostra corporeità e il rapporto tra essere umano e natura sono esplorati dall’artista attraverso creazioni in cui l’estrema astrazione della materia consente di mantenere aperte il più possibile le potenzialità espressive dell’opera. In mostra è esposta Untitled (2008), una struttura in ferro alta quasi tre metri che rappresenta un uomo-albero fortemente stilizzato con arti-rami che spuntano dal tronco centrale e che sembrano volersi muovere nello spazio circostante, a rimarcare come l’equilibrio tra l’individuo e l’ambiente sia qualcosa di precario ma indispensabile.

Il rapporto che l’opera riesce a instaurare con lo spettatore è fondamentale anche per Alberto Garutti. I lavori dell’artista italiano, legati alle istanze del concettuale, stimolano la riflessione, attivando meccanismi di partecipazione e di dialogo su più livelli: caratterizzati da una forte componente narrativa, essi coinvolgono il fruitore diventando l’impronta palpabile della profonda relazione che Garutti riesce a creare con il singolo e con la collettività. Allusiva ma spontanea, contemplativa e pregna di contenuto poetico è la scultura Sehnsucht (2016), costituita da due vasi in ceramica che per la complementarietà delle loro forme potrebbero accostarsi alla perfezione ma che invece si trovano lontani l’uno dall’altro, impossibilitati a toccarsi. I due recipienti sono desiderosi di incontrarsi eppure irrimediabilmente separati. È la loro distanza che Garutti carica di significato: l’opera è il vuoto, è ciò che non c’è, è l’assenza di materia.

Ecco allora che l’arte di plasmare si apre all’immateriale. Il concetto di opera nella sua entità fisica, nella sua densità e nella sua consistenza viene superato per avvicinarsi all’idea di incorporeo. Incarnano bene questa idea di scultura i lavori di Paolo Scirpa, artista che ha sviluppato la sua intera ricerca attorno all’indagine dello spazio in relazione alla luce. Il suo Pozzo XI. Espansione+traslazione cilindrica (1981), esposto in mostra, attraverso un sistema di specchi e di neon propone la percezione di profondità illusorie, fittizie, in cui è abolito il confine tra reale e illusorio. Luce e spazio diventano protagonisti impalpabili e spettacolari di un’opera in cui lo sguardo dell’osservatore si perde nel vuoto, nell’evanescenza, nell’infinito.

Il tema dell’immaterialità viene presentato in un suggestivo percorso sperimentale incentrato sul rumore. Il progetto punta da una parte a evidenziare come il rumore, di per sé privo di consistenza, possa essere utilizzato come elemento fisico e strutturale della nostra quotidianità, dall’altra, in una sorta di ribaltamento concettuale, a testimoniare come l’arte stessa possa prendere forma nell’assenza della materia. Accanto ai primi manifesti di inizio Novecento della musica futurista di Francesco Balilla Pratella troviamo le invenzioni di Luigi Russolo, del quale viene esposto anche un estratto dello spartito per intonarumori dal titolo “Risveglio di una città” (1914), in cui l’artista propone una nuova tavolozza sonora composta dagli infiniti rumori della vita di ogni giorno. A rilanciare l’apertura totale verso la percezione uditiva del mondo è l’opera Mozart Mix degli anni Novanta di John Cage, figura che ha rivoluzionato il concetto di ascolto considerando il rumore, al pari dei futuristi, non come un disturbo ma come un vero e proprio suono dal valore autonomo. Il rumore diventa materia sonora, l’arte diventa intangibile.

Artphilein, libreria e casa editrice specializzata in fotografia contemporanea ed editoria indipendente, ha curato una sezione della mostra in cui viene presentata una selezione di photobook e libri d’artista sul tema dell’esplorazione di terre insolite e di confine. Il materiale è stato esposto all’interno dell’installazione Cubitus realizzata nel 2005 da Luca Frei, che riproduce la Bibliotèque des Enfants del Centre George Pompidou dell’inizio degli anni Ottanta.

Le rose di Miss Bikini per uno stile…senza spine

È l’highlight poetico della stagione estiva, perfetto per raccontare un concetto di stile in cui il romanticismo è riletto con quel fascino passionale tipicamente mediterraneo. Protagonista la rosa che sboccia sulla proposta di Miss Bikini con un bouquet di colori e fantasie dal tocco elegantemente inaspettato. E delicatissimo, perché il mix floreale di mini e macro rose esplode per rivoluzionare il guardaroba estivo all’insegna della freschezza.Un sogno impressionista declinato in un souvenir di stampe fiorite disegna gli agili caftani, morbidissimi con le loro maniche a tre quarti e le loro scollature leziose, che si incantano con una palette di tinte forti e avvolgenti. La passione per i long dress cattura anche la regina dei fiori che segue la mano identitaria di Miss Bikini nel disegnare linee sinuose capaci di accarezzare il corpo scoprendo la schiena con allacciature studiate. E ancora lunghi vestiti accompagnano la silhouette grazie alla delicatezza di texture see through o con morbidi giochi di balze; altri abiti scelgono un piglio più sbarazzino dalla linea fluttuante e decisamente accattivante.

Weili Zheng Autunno-Inverno 2023-24

Il brand ready-to-wear, Weili Zheng, presenta la sua nuova collezione FW_23/24 ispirata alla natura primitiva ed inviolata nei rigidi inverni nordeuropei.

L’omonima fashion designer promette, per questo autunno/inverno, un guardaroba dallo stile fresco, all’avanguardia nelle forme e nei tessuti ma fedele alle pregiate tecniche sartoriali, care al brand e, da sempre, eseguite con esemplarità.
Gli adattabili capi che compongono la collezione FW_23/24 di Weili Zheng, oltre ad accomodare qualsiasi generazione, le linee androgine non si conformano solo ad una raffinatezza unicamente femminile.

Le tonalità fredde e neutre che contraddistinguono quasi totalmente la collezione sono gradevolmente contrastate da quelle vivaci del tessuto a quadri fucsia del completo giacca/gonna, dal verde acceso della camicia oversized e dal lilla del gilet in pelliccia ecologica.
tessuti spaziano dalla lana dei completi, al cotone monocolore dei pezzi basici, a quello popeline delle camicie, al mohair a pelo lungo, alle numerose versioni del tartan scozzese, al denim dal lavaggio chiaro, al tweed. I montoni e pellicce ecologici, sono stati scelti al fine di rendere i capi della collezione consoni ad ogni momento della giornata e adattabili a numerose occasioni d’uso.

Per la sua collezione FW_23/24, Weili Zheng si è sbizzarrita accostando tra loro nuance, fantasie e tessuti molto differenti tra loro. Il liscissimo cotone popeline è mostrato vicino alla lana lavorata a trecce, quella lasciata grezza delle maxi sciarpe è stata abbinata al satin, il completo in velluto blu elettrico è messo in risalto dall’eco pelliccia a pelo lungo marrone, mentre le paillettes color bronzo sono sorprendentemente intonate alla pelliccia ecologica zebrata.

modelli più disparati dagli stili apparentemente differenti tra loro, come la gonna longuette con spacco, il twin set in lana, la maglie cropped in pelo sintetico e i maxi pantaloni cargo, convivono armonicamente all’interno della stessa collezione ricostruendo fedelmente l’immaginario dei diversificati paesaggi nordici delle rigogliose foreste, dei laghi del sud, delle coste frastagliate e delle sinuose colline della Scania.

A caratterizzare la FW_23/24 di Weili Zheng il tessuto a stampa aironi cenerini, le maxi spalle delle giacche e dei gilet, il super oversized di alcuni pezzi, le cinture strette ad enfatizzare il punto vita sui capi dal taglio più maschile e il total look zebrato.

colori pastello degli accessori, come il balaclava e i collant velati, aggiungono delicatezza alla collezione, come fossero profumati fiori di mughetto nati all’ombra di un’umida foresta del nord d’Europa.

Se telefonando io usassi l’Auto-Tune, tu non capiresti

Articolo di Ambra Lo Faro 

“Inauguriamo la prima rubrica dedicata alla musica “LATO SNOB”.
Ambra Lo Faro, cantante e musicista, ci racconta usi e tendenze del grande e appassionante mondo della musica”

La musica rappresenta da sempre una fotografia della società, non importa se si tratta di una foto d’autore scattata in studio o di un semplice selfie magari nemmeno troppo a fuoco fatto da chiunque. Ed è per questo che le tendenze stilistiche vanno a raccontare, delineare, a volte enfatizzare le caratteristiche di generazioni. Non devono essere mai sottovalutate, snobbate quanto comprese, interpretate, criticate con raziocinio.

E’ stato così per l’auto-tune che negli ultimi anni ha voluto farsi portavoce di una generazione ovattata, compressa, che fa sì delle differenze la propria forza, ma allo stesso tempo sente la necessità di reprimere dinamiche, colori, nella voce di chi canta, e questo ossimoro stilistico e di contenuti lo rende attraente quanto incomprensibile.
Musicalmente però, trovo pericoloso quando una tendenza che cancella la profondità di ascolto nei brani diventa in realtà una cifra stilistica, un motivo per riconoscere esattamente il momento in cui quel brano è stato registrato in studio. Perché tra cifra stilistica e gusto, rimane comunque un’enorme differenza, e forse rischiamo di perderci qualcosa di bello.

Ma alle cifre stilistiche, si sa, nemmeno i grandi riescono a dire di no. 

Perché la cifra stilistica porta numeri, nuovo pubblico, anche a Mina a cui i numeri forse non servono nemmeno più, tanto sono immensi il suo nome e la sua reputazione annessa. Così la cifra stilistica l’ha interpretata a modo suo, con un colore nuovo a cui non eravamo abituati, innamorati (ancora oggi) delle sue dinamiche riconoscibili e attoriali.

Nel brano “Un briciolo di allegria”, la voce più profonda e intensa dell’interpretazione nella musica italiana sceglie un colore compatto e privo di dinamiche per cercare di adattarsi quanto più possibile a quello artificiale del giovane Blanco, a cui impreziosisce il pezzo limitandosi ad una seconda voce. Che lusso, eh?
Non si tratta di un puro auto-tune, ma di una compressione forte, un pochino invasiva a mio gusto. 

Il “corsivo” che volutamente sbiascica le parole, rese ancora più incomprensibili da questo effetto, non crea in realtà in questo pezzo l’ossimoro che forse gli avrebbe davvero dato una spinta in più, con la grande interprete dalle grandi dinamiche, perché le dinamiche in lei sono effettivamente soffocate da una scelta di mix precisa. 

L’incontro tra due stili opposti dovrebbe tendere a valorizzarne le differenze a mio parere, enfatizzandone le caratteristiche, creando quello che più comunemente in musica si definisce contaminazione. 

La voglia è un punto di incontro con il nuovo invece, un po’ a tutti i costi. Che anche il classico non vada più di moda?

STUDIO ROW

Siamo felici di comunicare che gli originali apparecchi illuminanti firmati da STUDIO ROW, per la prima volta quest’anno presente a Euroluce/Salone del Mobile-Milano, hanno riscosso un grande interesse da parte dei visitatori provenienti da tutto il mondo. Ideata dal suo fondatore, il designer Hiroki Hakamada, la collezione comprende sette modelli di lampade a Led/Oled fuori dall’ordinario per libertà espressiva e compositiva. Proposte nelle versioni a sospensione, a parete e da terra, abbinano una struttura in ottone ad altri materiali di alta qualità quali vetro smerigliato, marmo, ecopelle e reti metalliche industriali. Perfetta fusione tra design moderno e alto artigianato giapponese, sono tutte assemblate a mano. Tra le novità più apprezzate figura sicuramente la lampada a ciondolo MUSUBI, in ottone, corda e vetro satinato, basata sul concetto dell’intreccio e realizzata in collaborazione con l’antico laboratorio giapponese di Ryu Kobo. Hanno destato particolare interesse anche la lampada in ottone, acrilico e pelle sintetica MOTHER, ispirata all’amore di una madre che tiene in braccio il suo bambino, la lampada a sospensione BUBBLE, composta da diffusori sferici in vetro smerigliato realizzati in diverse dimensioni a formare un grappolo dall’aspetto morbido e delicato e l’iconica serie di apparecchi illuminanti ROW, in ottone abbinato a parti meccaniche in filo a cuneo spiralato.

BENTLEY PADOVA NELLA TOP THREE DEL PREMIO BEST OF THE BEST AGLI EUROPEAN RETAILER AWARDS

Bentley Padova insignita della medaglia di bronzo nella categoria Best of the Best agli European Retailer Awards conferiti nella splendida atmosfera da Red Carpet del Palais du Festival di Cannes, nel corso di una cerimonia dedicata, in occasione dell’European Business Meeting 2023 che ha riunito i dealers Bentley provenienti da tutta Europa.Archiviato un 2022 che ha registrato un aumento delle vendite a due cifre dell’11% in Europa, con 2.809 auto consegnate, il 2023 rappresenta un’ ulteriore tappa del viaggio Beyond100 verso una progressiva e completa elettrificazione della sua gamma.
Gli European Retailer Awards individuano, ogni anno, i migliori concessionari Bentley in Europa in base ai risultati raggiunti in cinque categorie specifiche : le attività di marketing e comunicazione, Ie vendite, il post-vendita, la gestione aziendale e, su tutti, il Best of the Best, frutto dei risultati ottenuti grazie al raggiungimento di livelli di eccellenza in tutti i comparti di business del concessionario che vanno dalle vendite al servizio di post vendita, passando attraverso la customer experience che determina la soddisfazione del cliente nel rapporto con il concessionario.
L’ambito premio “Best of the Best 2022” è stato conferito a Bentley Padova che si è aggiudicata il terzo gradino del podio (bronzo), dietro a Bentley Berlino (oro) e Bentley Francoforte (argento).
Bentley Padova, Gruppo Fassina, dopo quattro anni di attività sul territorio, in qualità di punto di riferimento del settore automotive di lusso del nord-est italiano, è stata premiata per l’impegno profuso, non solo a livello commerciale ma anche valoriale, grazie alla sincera ed appassionata dedizione alla propria clientela, con un approccio humancentric che è alla base della filosofia del Gruppo Fassina che , in Italia, rappresenta le sedi di Bentley Padova e Bentley Milano.“Siamo grati ed orgogliosi per l’importante riconoscimento che ci ripaga dell’impegno, incoronando il nostro affiatato team, che nel corso del 2022 ha saputo brillare come il diamante del premio. – ha commentato Ado Fassina, dealer principal Bentley Milano e Bentley Padova. Il 2023 rappresenta per noi un anno altrettanto stimolante che a livello italiano si sta sviluppando con buoni presupposti. Siamo lieti di poterci rivolgere ad un pubblico sempre più motivato e consapevole che in Bentley individua oltre all’indiscussa eccellenza, l’impegno virtuoso intrapreso dalla Casa Madre che con la sua strategia BEYOND 100 punta a diventare leader mondiale della mobilità sostenibile di lusso riducendo, tra le altre cose, l’impatto ambientale legato alla produzione di vetture del 75% entro il 2025 e, sul piano sociale, promuove un percorso di miglioramento della diversità e dell’inclusione aziendale , a lungo termine.

LuisaViaRoma e BLAZÉ Milano hanno celebrato a Palazzo Colonna il lancio di una speciale capsule collection, realizzata insieme in occasione del 10° anniversario del brand

LuisaViaRoma e BLAZÉ Milano hanno celebrato il lancio di una speciale capsule collection, realizzata insieme in occasione del 10° anniversario del brand.

Gli invitati – tra cui Nicoletta Romanoff, Eleonora Pratelli, Flavia Lefebvre D’Ovidio, Anita Fiorello, Giulia Loreti de Paolis, Popa, Emma Valenti, Carolina Sansoni, Andreas Mercante, Laura Sciacovelli e Virginia Valsecchi –  sono stati accolti nella splendida cornice di Palazzo Colonna a Roma dove, a seguito di un tour privato della galleria, ha avuto luogo una cena esclusiva con ospiti selezionati.

I presenti hanno inoltre avuto l’occasione di indossare in anteprima alcuni dei capi della nuova capsule collection.

La collaborazione tra BLAZÉ e LUISAVIAROMA mescola alla perfezione l’attitudine sartoriale dai tratti maschili del brand con una nuova atmosfera femminile e più rilassata in stile marinière. In un’affascinante equilibrio tra delicatezza e vivacità, la collezione si colora di una palette che spazia dai toni delicati del carta da zucchero a quelli più vibranti del rosso ciliegia.

Festa della Mamma in rosa: le proposte di yarn couture firmate Malo Cashmere

Dal rosa antico al cipria, passando per il rosa azalea fino al pesca:
le proposte di Malo Cashmere nelle sfumature più dolci, delicate e raffinate per celebrare la mamma il 14 maggio.

Per celebrare la mamma con un dono speciale, dall’eleganza senza tempo e da tramandare come un prezioso contenitore di ricordi, Malo, storica maison fiorentina specializzata in maglieria di cashmere, propone una selezione di yarn couture nelle sfumature di rosa più dolci, delicate e raffinate.

Rosa antico:

Abito in cashmere con scollo a V, che esalta il punto vita grazie ad una preziosa lavorazione a costine.
Cappotto cittadino in misto lana vergine e cashmere lavorato con tecnica double. Decostruito e particolarmente prezioso, mantiene linee dalla classicità senza tempo. La tecnica double comporta maestria ed esperienza: due tessuti si schiudono lungo i perimetri per essere poi ripiegati e cuciti a mano con punti invisibili. Si ottiene così un capo avvolgente e sfoderato, perfettamente rifinito anche all’interno.

Cipria:

Camicia in suede sfoderato, super leggero ed estremamente morbido.
Gonna a portafoglio in suede sfoderato, super leggero ed estremamente morbido.

Rosa azalea:

Maglia con scollo V in canapa. L’eleganza semplice di questa maglia viene esaltata dalla ricerca del filato. La canapa, infatti, è un materiale ricco di proprietà straordinarie: riflette i raggi ultravioletti, scherma dai campi elettrostatici, non conduce l’energia elettrica, non irrita la pelle e tiene lontano i batteri poiché antisettico.

Rosa pesca:

Top in super soft cashmere, leggerissimo e morbido sulla pelle. La tessitura effetto garza lo rende leggero come una nuvola e le finiture con lavorazione links ne esaltano il pregio.

Una selezione di piccoli capolavori firmati Malo, adatti a vestire diverse tipologie di figure, per celebrare il legame con la propria mamma e per dirle quanto le vogliamo bene.

Le proposte per la Festa della Mamma fanno parte della collezione PE23 “L’Arte della Terra”. Una collezione che si ispira alla trasformazione e alla modellazione degli elementi, alla pazienza di chi lavora per creare bellezza. Suggestioni e paesaggi dalla culla dell’umanità, l’Africa, da dove ogni cosa ha avuto origine. Come un artigiano modella l’argilla per creare un raffinato vaso, le fibre dei materiali più preziosi sono lavorate dalle esperte maestranze per creare capi senza tempo. Le tradizioni degli intrecci Masai e i colori degli orizzonti sabbiosi della madre Africa prendono vita in capolavori artigiani che convivono con sostenibilità e stile eterno.

L’occhiale perfetto per la Festa della Mamma

In occasione della Festa della Mamma, il brand di eyewear MODO propone una selezione di modelli perfetti per celebrare questa ricorrenza.

Dalle montature Air, studiate per garantire leggerezza e funzionalità, a quelle Bold, per chi ama lo stile chunky e di carattere, fino ai modelli da sole, realizzati con lenti polarizzate ad alta protezione dai raggi solari, la proposta di occhiali MODO è il regalo perfetto per tutte le mamme che vogliono esprimere il loro stile con originalità e ricercatezza.

OXY-TREAT CORPO SLIMMING

Formulazione Combinata Ossigeno e Molecole Attive

L’ossigeno è indispensabile alla vita. Per garantire la produzione di energia da parte delle cellule, tutti i tessuti del corpo umano hanno bisogno di un apporto costante di ossigeno. Fin dal 2017, gli esperti di Labo hanno approfondito le conoscenze tecniche sull’utilizzo dell’ossigeno nei trattamenti di medicina estetica correttiva.

Basandosi su uno dei più importanti tra i propri brevetti, ovvero la Tecnologia Transdermica, Labo ha creato un innovativo procedimento che combina le benefiche azioni dell’ossigeno attivo ad alta penetrazione e ad elevata efficacia con molecole funzionali transdermiche.
Fondamentale è la doppia capacità di penetrazione in profondità e di azione di OXY-TREAT: da una parte l’ossigeno penetra transdermicamente grazie ai PFC (Perfluorocarburi) caricati di ossigeno, in grado di veicolare ossigeno molecolare in profondità nei tessuti cutanei; dall’altra le molecole funzionali transdermiche, specifiche per tipo di trattamento, penetrano distribuendosi in epidermide e derma, all’interno di quest’ultimo l’ossigeno riaccende i processi metabolici e le attività cellulari al fine di elaborare in misura maggiore i principi attivi specifici per rispondere efficacemente ai più diffusi inestetismi ai quali sono dedicate le estensioni di Oxy-Treat per il corpo, quali la cellulite e le adiposità localizzate.

OXY-TREAT SLIMMING

Ispirato ai trattamenti di medicina estetica correttiva, Oxy-Treat Slimming Addome e Fianchi è un innovativo preparato dermo-cosmetico di nuova concezione, da fare a casa, che unisce le straordinarie proprietà dinamizzanti dell’ossigeno attivo ad alta penetrazione a componenti specifiche per lo snellimento degli accumuli adiposi localizzati. Formulazione Combinata con Ossigeno e Molecole per lo Snellimento Localizzato su Addome e Fianchi.

I PFC inseriti in Oxy-Treat Slimming nella concentrazione pari all’8% sono di un tipo particolare, chiamato “loaded” (caricati). Infatti i PFC di Oxy-Treat Slimming sono stati caricati di ossigeno molecolare (O2) che arricchisce notevolmente la quantità di ossigeno trasportata negli strati cutanei profondi, oltre a quella che viene incamerata dall’ambiente circostante. Grazie alla Tecnologia Transdermica brevettata da Labo, viene testata la quantità di PFC che penetrano in profondità negli strati cutanei veicolando l’ossigeno fino al derma. Qui l’ossigeno può operare nella cute dando innumerevoli benefici collegati alle cause che possono far insorgere le adiposità localizzate: aumenta l’ossigenazione cellulare; stimola il turnover cellulare con la conseguente rigenerazione degli strati cutanei; riattiva il metabolismo cellulare cutaneo; restituisce tonicità alla pelle; svolge azione detossificante. Queste fondamentali e benefiche azioni dell’ossigeno permettono alla pelle di ricevere in profondità le molecole transdermiche funzionali specifiche per favorire l’attivazione dei grassi e la riduzione degli accumuli adiposi e di beneficiarne in modo ottimale, grazie alla Tecnologia Transdermica, applicata anche ad esse.

OXY-TREAT SLIMMING – Molecole attive transdermiche e ulteriori componenti

La parte attiva dei preparati Oxy-Treat Slimming comprende sia le molecole perfluorurate che ulteriori componenti ad effetto coadiuvante.

Molecole del complesso Slimming presente in tutti i preparati: CaffeineXanthine
Molecole Specifiche Addome e Fianchi: Bacillus/Soybean Ferment Extract, Corallina Officinalis Extract.

Molecole Specifiche Cosce: Lythrum Salicaria Extract, Garcinia Cambogia Fruit Extract. Molecole Specifiche Glutei: Pyroglutamylamidoethyl Indole, Cynara Scolymus Leaf Extract.

Caffeine, Xanthine e le molecole specifiche per zona sono caratterizzate da proprietà funzionali utili ad ostacolare l’accumulo localizzato delle sostanze

I PREPARATI

I preparati Oxy-Treat Slimming sono stati sviluppati per trattare il problema delle adiposità localizzate che si formano in zone peculiari del corpo. Sono disponibili tre funzioni specifiche con due tipologie di trattamento ciascuna:

OXY-TREAT SLIMMING – ADDOME E FIANCHI
Trattamento all’ossigeno in profondità – contenuto in un cofanetto che comprende il Gel a formulazione combinata (ossigeno PFC all’8% e molecole specifiche per le adiposità localizzate su addome e fianchi da utilizzare per 10 giorni, e la Crema a formulazione combinata (ossigeno PFC al 2% e molecole specifiche per le adiposità localizzate su addome e fianchi in dispenser da 100ml) da utilizzare per 30 giorni. Si possono così ottenere benefici superiori nel favorire lo snellimento localizzato* degli accumuli adiposi di addome e fianchi per rimodellata e forme più contenute.

La Crema di Trattamento Oxy-Treat Slimming Addome e Fianchi
Trattamento all’ossigeno in profondità – formula identica a quella contenuta nel cofanetto, disponibile anche singolarmente (dispenser da 100ml) sia come preparato topico da utilizzare per 30 giorni indipendentemente dal Gel, sia come proseguimento, nei 30 giorni successivi, per mantenere e incrementare i risultati conseguiti.

OXY-TREAT SLIMMING – COSCE
Il Trattamento Intensivo Oxy-Treat Slimming Cosce

Trattamento all’ossigeno in profondità – contenuto in un cofanetto che comprende il Gel a formulazione combinata (ossigeno PFC all’8% e molecole specifiche per le adiposità localizzate sulle cosce da utilizzare per 10 giorni, e la Crema a formulazione combinata (ossigeno PFC al 2% e molecole specifiche per le adiposità localizzate sulle cosce in dispenser da 100ml) da utilizzare per 30 giorni. Si possono così ottenere benefici superiori nel favorire lo snellimento localizzato* degli accumuli adiposi presenti sulle cosce per una superficie cutanea rimodellata e forme più contenute.

La Crema di Trattamento Oxy-Treat Slimming Cosce
Trattamento all’ossigeno in profondità – formula identica a quella contenuta nel cofanetto, disponibile anche singolarmente (dispenser da 100ml) sia come preparato topico da utilizzare per 30 giorni indipendentemente dal Gel, sia come proseguimento, nei 30 giorni successivi, per mantenere e incrementare i risultati conseguiti.

OXY-TREAT SLIMMING – GLUTEI
Il Trattamento Intensivo Oxy-Treat Slimming Glutei

Trattamento all’ossigeno in profondità – contenuto in un cofanetto che comprende il Gel a formulazione combinata (ossigeno PFC all’8% e molecole specifiche per le adiposità localizzate sui glutei da utilizzare per 10 giorni, e la Crema a formulazione combinata (ossigeno PFC al 2% e molecole specifiche per le adiposità localizzate sui glutei in dispenser da 100ml) da utilizzare per 30 giorni. Si possono così ottenere benefici superiori nel favorire lo snellimento localizzato* degli accumuli adiposi presenti sui glutei per una superficie cutanea rimodellata e forme più contenute.

La Crema di Trattamento Oxy-Treat Slimming Glutei
Trattamento all’ossigeno in profondità – formula identica a quella contenuta nel cofanetto, è disponibile anche singolarmente (dispenser da 100ml) sia come preparato topico da utilizzare per 30 giorni indipendentemente dal Gel, sia come proseguimento, nei 30 giorni successivi, per mantenere e incrementare i risultati conseguiti.

MODALITÀ D’USO

Trattamenti Intensivi Gel+Crema

Il Gel Oxy-Treat Slimming e la Crema (nelle tre diverse specialità: per addome e fianchi, per le cosce, per i glutei) devono essere utilizzati insieme per 10 giorni preferibilmente la sera sulle zone interessate. Per i successivi 20 giorni si applica solo la crema.


Fase 1: prelevare il Gel Oxy-Treat Slimming dal flacone in misura di una noce per ciascun lato (parte destra e sinistra di addome e fianchi, coscia destra e sinistra, oppure gluteo destro e sinistro); due noci da 3,5 ml corrispondono circa a 15 erogazioni ciascuna. Distribuire il Gel sulle zone interessate e lasciare agire per 8 minuti. Il Gel forma da subito una visibile effervescenza che si può riattivare massaggiando nuovamente la schiuma. Trascorsi gli 8 minuti fare assorbire completamente il Gel tramite massaggio.

Fase 2: applicare la Crema Oxy-Treat Slimming (3 ml pari a circa 15 erogazioni, da distribuire sulle zone interessate) e massaggiare per 5 minuti. Ripetere per 10 giorni. Per i successivi 20 giorni proseguire solo con il Trattamento in Crema. Non sviluppa effervescenza. Non eccedere nella quantità. La particolare formulazione consente di distribuirla con facilità coprendo l’area da trattare completamente.

Trattamenti in Crema

Si possono utilizzare da sole come preparato topico per gli accumuli adiposi oppure come proseguimento e mantenimento dopo i 30 giorni di applicazione dei rispettivi Trattamenti Intensivi Gel+Crema. L’emollienza della loro formula consente un ottimale massaggio manuale sulle parti interessate. I Trattamenti in Crema, utilizzati secondo le modalità d’uso indicate, hanno una durata di 30 giorni. Non sviluppano effervescenza. Non eccedere nella quantità. La particolare formulazione consente di distribuire la crema con facilità coprendo l’area da trattare completamente. Da usare preferibilmente la sera. Applicare la Crema Oxy-Treat Slimming (3 ml pari a circa 15 erogazioni del dispenser, da distribuire sulle zone interessate) e massaggiare per 5 minuti. Proseguire le applicazioni per 30 giorni.