Lucio c’è. E ci ha parlato ancora.
Il talk esclusivo “Lucio c’è” con Marcello Balestra, a cura di SNOB magazine e moderato da Miriam De Nicolò – Direttore Responsabile, a Mercanteinfiera 2026
L’apertura: le parole di Ilaria Dazzi, Brand Manager Mercanteinfiera
Sabato 14 marzo 2026, alle 14.30, il palco di Mercanteinfiera si è trasformato in un luogo di memoria viva. Ad aprire l’incontro è stata Ilaria Dazzi, Brand Manager di Mercanteinfiera, che ha voluto sottolineare la natura profonda di questo appuntamento: un talk «molto desiderato, costruito grazie alla collaborazione con SNOB e con Miriam De Nicolò, Fondatore e Direttore Responsabile del magazine, che ci segue già dallo scorso anno e con cui stiamo costruendo progetti culturali su diversi fronti settoriali».
Ha ricordato come quest’anno Mercanteinfiera avesse già aperto uno spazio importante alla musica — con la mostra dedicata al Festival di Sanremo, dove tra gli scatti compariva anche un’immagine di Lucio — e ha invitato il pubblico, al termine del talk, a vivere l’esperienza della mostra fotografica “Lucio Dalla. Vita e musica”, a cura di Miriam De Nicolò, «Una mostra che accompagna le fotografie con le canzoni di Dalla da ascoltare in cuffia, ritratti noti e alcuni scatti inediti, sulle note delle vostre melodie preferite».
Tante le dediche a Dalla, sono rimaste sul quaderno dei ricordi di chi ha lasciato ritornelli, le strofe indimenticabili, i pensieri all’artista che manca, ma che è sempre presente.
Il talk: Miriam De Nicolò dialoga con Marcello Balestra, storico collaboratore, amico intimo di Lucio Dalla e autore del libro “Lucio c’è – la vita e la musica”.
Miriam De Nicolò, Direttore Responsabile di SNOB Magazine, ha aperto il dialogo con Marcello Balestra — storico collaboratore, talent scout, editore e amico intimo di Lucio Dalla per oltre trent’anni — portando in sala un libro, “Lucio c’è – la vita e la musica”, e la domanda: quando hai sentito il bisogno di raccontare tutto questo?
La risposta di Balestra ha sorpreso anche lui stesso: «Un giorno mi hanno detto: sali sul palco, Marcello, che ci racconti qualche episodio. Mi sono trovato davanti a un pubblico che ascoltava le sue canzoni. E ho capito che la gente voleva altri racconti, voleva sentire Lucio ancora vicino». Da lì è nata «la sensazione di un racconto che da dentro è uscito fuori, e che ha preso poi la forma di un libro».
L’incontro alle Isole Tremiti: tutto nasce da un conto da pagare
Balestra aveva 14 anni quando Lucio Dalla si presentò davanti a lui in un albergo delle Isole Tremiti. Era estate, primi anni Ottanta, Marcello era dietro al bancone della reception — giovane, preciso, in giacca — quando un uomo con «una canotta gialla, tanti peli sulle spalle, una barba bella folta, occhiali da sole» si avvicinò e disse: “Dovrei pagare il conto“. Dopo averlo saldato, Lucio chiese di essere accompagnato alla marina col pulmino dell’albergo; Marcello rispose che non poteva perchè non aveva la patente, e Lucio, guardandolo dal basso verso l’alto, disse: «Scusa, uno alto come te non ha la patente? Io ne ho una — tu dovresti averne almeno due!». Da quell’incontro, Marcello Balestra ha vissuto la sua seconda vita. «Quest’inverno vieni con me a Bologna — ti porto alla Fonoprint e ti farò vedere dove nascono i dischi».
«Lucio ha fatto così, ha scelto per me. Sapeva già, che il mio sogno era la musica».
Roma, 1984: “Marcello sarà il mio editore per tutta la vita”
A 17 anni, in Piazza Navona, in una “Roma che basta annusarla e ti aiuta a comporre i testi“, Lucio Dalla pronunciò una frase che avrebbe cambiato per sempre la vita di Balestra. Erano appena usciti dalla RCA, la grande casa discografica, e Lucio stava raccontando come era nata La Sera dei Miracoli. Quando tornò Renzo Cremonini con le sigarette, a tonnellate, Lucio si girò e disse: «Io sono l’artista, Renzo è il mio produttore artistico, e Marcello sarà il mio editore per tutta la vita».
«Non sapevo neanche cosa significasse fare l’editore», ha ricordato Balestra tra le risate del pubblico. «Però l’ha fatto. Così, senza che io lo avessi chiesto».
In autostrada a 200 all’ora, con un piede fuori dal finestrino
Uno degli episodi più esilaranti del pomeriggio è stato il racconto di Lucio alla guida. Estate 1982, appena dopo la finale dei Mondiali vista insieme a San Domino. Lucio aveva detto a Marcello: “Ti riporto io in Romagna“. Da Termoli su una Jeep Cherokee rossa, Lucio cominciò ad accelerare. «Non mi preoccupava la velocità — ma il fatto che non mettesse i piedi sui pedali. Aveva una mano sul volante, un piede fuori dal finestrino e l’altro sotto il sedere». Quando superarono i 200 in galleria, un’altra macchina li affiancò: i passeggeri riconobbero Dalla e cominciarono a salutarlo. «E Lucio, con l’unica mano che aveva sul volante, li salutò».
«L’unica speranza era quella di rimanere sulle pagine dei giornali insieme a Lucio. Perché se muore lui, quello famoso, c’era anche un altro — ero io».
Le spine, la solitudine e la musica come via d’uscita
Nel chiedere a Balestra di raccontare il Lucio più intimo — quello che camminava nelle città, che osservava il mondo, che rifletteva ad alta voce, che amava parlare con la gente nei bar, con i cani, seduto sul sagrato di una chiesa, i ricordi:
«Lucio diceva: io sono alto poco, ho tanti peli, non ho tanti capelli, non sarò il più bello — ma tutti questi ostacoli hanno creato in me l’opportunità per superare dei piccoli muri». La sua metafora preferita era quella dell’autostrada: «Se vai sempre dritto, a un certo punto finisce la strada. Cos’hai visto? Dove ti sei fermato? Cos’hai vissuto?». Sulla musica, Lucio era ancora più radicale: «Non sopportava i fan della musica in generale. Diceva: cosa vuol dire essere fan della musica? È come essere fan dell’aria. La cosa bella è quando tu diventi musica — e trovi una via d’uscita». Sulla solitudine, invece, era categorico: «Ha sempre detto: siamo noi soli. Io, tu, lui, loro. Poi c’è un’energia che ci porta da qualche parte — ma siamo noi a dover guidare la nostra vita».
Per oltre un’ora, il palco di Mercanteinfiera ha ospitato qualcosa di raro: non una semplice intervista, non una celebrazione ridondante, ma una conversazione vera, che dopo il dietro le quinte di una vita, ha portato balestra a raccontare al pubblico la ragnatela di storie, di gesti, di silenzi e di risate che Lucio Dalla aveva tessuto attorno a chi amava.
A tenere i fili del dialogo è stata Miriam De Nicolò, «ascolto Lucio Dalla da sempre, fin dall’infanzia, e le sue canzoni hanno fatto da colonna sonora a diversi momenti più importanti della mia vita, parole che ancora oggi riescono ad emozionarmi con la stessa intensità. Ci sono artisti che appartengono al loro tempo, e poi c’è Lucio Dalla, che attraversa generazioni e ne esce sempre, più vivo che mai».
L’incontro è stato preceduto e affiancato dalla mostra fotografica “Lucio Dalla: Vita e Musica”, curata da Miriam De Nicolò, con scatti di Renzo Chiesa, Lucio Garofalo e Aldo Castoldi — presenti in prima fila a ricevere il ringraziamento speciale dalla sala.
«Le occasioni per parlare di Lucio sono occasioni per parlare di noi, delle persone, della vita.
Lucio non è mio. È di tutti.»
— Marcello Balestra
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(Foto Danny Torres)
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