Malo, storica maison fiorentina specializzata in maglieria di cashmere, abbraccia la sostenibilità con il progetto Cottonforlife. Parte del cotone scelto da Malo per la realizzazione dei capi della collezione primavera-estate 2023 “L’Arte della Terra” sostiene questo innovativo progetto di Corporate Social Responsability, etico, solidale e sostenibile che promuove la coltivazione biologica di cotone egiziano, realizza una filiera tessile interamente eco-compatibile, socialmente responsabile, andando così a incentivare una moda sostenibile.
Cottonforlife promuove e sostiene l’adozione di metodologie di coltivazione e di trasformazione industriale del cotone compatibili con il benessere delle persone, i loro diritti e la salvaguardia ambientale: coltiva in Egitto i cotoni più pregiati al mondo seguendo pratiche agronomiche sostenibili e disciplinari biologici; collabora dal 2017 con l’UNIDO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale) per rafforzare ed estendere il suo impegno a favore della sostenibilità della filiera del cotone e della sua trasformazione industriale; assicura ai contadini equi ritorni economici e l’inclusione in filiere responsabili e trasparenti.
Inoltre, nelle fasi di trasformazione industriale viene promossa la ricerca per la riduzione e la sostituzione di sostanze chimiche dannose per l’ambiente e la persona in linea con la campagna DETOX di GreenPeace.
Il cotone biologico diventa così materia prima esclusiva e preziosa, sia per gli effetti estetici e funzionali ad altissimo livello, sia per la crescita economica di individui e di famiglie. E da materia prima, il cotone diventa anche elemento di coesione fra gli addetti alla filiera, strumento di conoscenza fra i contadini e gli operai italiani ed egiziani che, sia pure geograficamente distanti, si trovano uniti nell’affidare il futuro e il benessere delle proprie famiglie al cotone.
Malo da sempre si impegna a salvaguardare l’ambiente con collezioni limitate e filati riciclati e sostenibili. La scelta di cotone biologico e il sostegno al progetto Cottonforlife rappresenta un aiuto concreto per l’ambiente e le culture locali. Un filato prezioso, sostenibile che dà vita a piccoli capolavori artigiani, realizzati dalle mani di esperte maestranze italiane. Dalla maglia unisex, alle trecce timeless, passando per le incantevoli trame ispirate alle stuoie Masai: piccoli capolavori di yarn couture da indossare e tramandare.
«Abbiamo scelto di supportare Cottonforlife per dare il nostro contributo alla creazione di una moda più sostenibile e responsabile. L’obiettivo è quello di lasciare alle nuove generazioni un mondo migliore, contribuendo in maniera attiva al suo raggiungimento. Un progetto che fa bene all’ambiente, alle popolazioni locali e al cuore di chi sceglie di indossare un capo firmato Malo», dichiara Nancy Marchini, Direttore Marketing di Malo.
Malo, dal latino “ego malo”, significa “io preferisco”. Un nome che si rivolge a chi percependo la differenza tra un buon cashmere e un cashmere di sublime fattura italiana, preferisce Malo.
Prosegue la collaborazione tra BLAZÉ Milano e L.G.R, marchio italiano di occhiali di lusso fondato da Luca Gnecchi Ruscone. Accomunati dall’attenzione per il “fatto a mano” e la cura nella ricerca materica, il risultato di queste affinità elettive è nel modello Dakhla, rivisitato in una colorazione esclusiva per BLAZÉ “Total Black” con lenti dark grey: un’edizione limitata composta di 300 pezzi che riflette contemporaneamente l’etica e l’estetica dei due brand, all’incrocio tra un modus operandi antico, erede del Made in Italy, e suggestioni che invece guardano alla musa del surrealismo, Amanda Lear. L’ossessione per l’artigianalità è testimoniata dai dettagli, visibili e invisibili: realizzati al 100% in Italia, i BLAZÉ Shades hanno lenti antigraffio Zeiss, costruite di sei strati di rivestimento antiriflesso e garantiscono il 100% di protezione UV. Realizzati in acetato di cellulosa, la loro consistenza è particolarmente resistente ai graffi e agli urti. Un modello, che nel suo equilibrio geometrico, con le lenti grandi e squadrate, omaggia l’icona della pop culture Amanda Lear, perpetua ispirazione per artisti di ogni epoca, da Salvador Dalí a David Bowie, passando per i Baustelle, che a lei hanno dedicato la canzone omonima. Incapace di passare inosservata, eclettica, la sua attitudine ad adattarsi in ogni contesto nel quale si trova, pur rimanendo fedele a se stessa, funge da ispirazione per questo modello che, pur nel suo massimalismo estetico, impossibile da confondere tra la folla, ribadisce la sua identità nei dettagli. Il nuovo logo del brand, i due cavallucci marini speculari – testimoni delle due passioni che guidano le fondatrici di BLAZÉ Milano, il mondo della marina e quello dell’equitazione – è stampato sotto lacca sull’asticella dell’occhiale, e si ritrova anche sul pattern del panno per la pulizia. Versatile, perfetto in città come per i viaggi verso mete lontane, la sua adattabilità ai tempi riflette lo spirito stesso della cantante e artista che ha incendiato il dancefloor dello Studio 54, così come quello dei palchi sui quali si esibiva con i CCCP, rivoluzionaria formazione punk italiana che la definì “divinità del mondo moderno”, producendo una nuova versione della sua canzone, “Tomorrow”, invito suadente a godersi l’attimo senza interrogarsi troppo a lungo sul domani. Racchiusi in un astuccio in pelle, disponibili sul sito di BLAZÉ, negli store L.G.R e sul sito LGRworld.com a partire da venerdì 14 aprile, gli occhiali si fanno così testimoni di un rapporto di stima reciproca tra due brand che condividono gli stessi valori, e una certa idea di lifestyle. “BLAZÉ e L.G.R riflettono il lifestyle e la personalità dei loro fondatori.” – commenta Luca Gnecchi Ruscone, fondatore e direttore creativo di L.G.R – “La nostra generazione ha imparato a far convivere i valori di un’epoca passata, quali l’artigianalità e l’autenticità, con le nuove innovazioni tecnologiche. Attraverso questa fusione tra passato e presente, realizziamo le nostre collezioni ponendo l’accento sulla qualità dei materiali e sulla cura artigianale dei prodotti. Al contempo sfruttiamo tutti i nuovi canali di comunicazione per rafforzare ancora di più l’immagine del brand, creando un linguaggio diretto con i nostri clienti e raggiungendo un pubblico globale.”
“Apprezziamo da sempre il lavoro e l’estetica di Luca, il suo marchio ha gli stessi valori e la cura che cerchiamo di dare a BLAZÉ; con lui abbiamo scelto e reinterpretato uno dei nostri modelli preferiti, Dakhla, eclettici e molto versatili, eredi dello spirito di un’icona senza tempo, come Amanda Lear” dichiarano Corrada Rodriguez d’Acri, Delfina Pinardi e Maria Sole Torlonia, fondatrici di BLAZÉ Milano.
In mostra nelle sale del Castello di Belgioioso i pezzi unici di 18 designer IED Moda Milano: 18 opere ottenute da capi vintage e second hand messi a disposizione da Humana People to People Italia. Immaginazione, creatività e capacità progettuali da un lato; una filiera etica di capi non più riutilizzabili dall’atro. È dall’unione di questi due fronti che nasce Les Liaisons dangereuses, mostra unica nel suo genere di outfit ottenuti dall’upcycling creativo su lingerie, nightwear, leisurewear e tessile casa, promossa da IED con Humana People to People Italia. Le creazioni moda di riuso si possono ammirare dal 14 al 17 aprile a Next Vintage 2023, appuntamento primaverile dedicato al fashion e agli accessori d’epoca, che porta avanti (dopo il successo dell’edizione autunnale) la partnership accademica con IED. “È una suggestione letteraria a dare il titolo alla nuova mostra che presentiamo al Castello di Belgioioso per Next Vintage, quella del romanzo epistolare Les Liaisons dangereuses,che racchiude una frase straordinaria sul senso della vita: on n’est heureux que par l’amour, scriveva Pierre Choderios de Laclos nel lontano 1782 – commenta Olivia Spinelli, Coordinatrice e Creative Director IED Moda Milano e ideatrice della mostra .- Fare upcycling su capi di lingerie, vestaglie, camicie da notte e copriletto, significa entrare in contatto proprio con i momenti più intimi di chi li ha posseduti, con i sogni tenuti al caldo e con l’amore, che lega assieme i pezzi di ogni essere umano. I 18 progetti di upcycling esposti racchiudono, ciascuno a suo modo, nuove forme e nuovi ambienti a partire dalla storia di chi ha scelto e indossato i capi di partenza”.
Sono 150 i pezzi vintage e second hand non più riutilizzabili messi a disposizione dall’organizzazione di cooperazione internazionale Humana People to People Italia, in un progetto che permette di tradurre in arte importanti valori di sostenibilità. Lo sguardo dei fashion designer IED Moda Milano ha decostruito, capovolto, stravolto questo materiale di base, dando nuova forma a ciò che è stato e creando relazioni inedite tra atmosfere e usi diversi, muovendosi in un contesto poco consueto come quello della lingerie, del leisurewear e del tessile casa. Tra delicate tinte pastello, separé e finti tappeti, prendono vita nelle sale del Castello abiti donna ottenuti da trapunte che talvolta attutiscono talvolta soffocano; coperte che scoprono e rendono vunerabile la figura, invece di coprire e proteggere, alternati a pizzi e trasparenze che solo lontanamente ricordano la lingerie di partenza; outfit caleidoscopici tra veli sinuosi, strascichi e frange; altri che alla morbidezza preferiscono la rigidità di corsetti e forme taglienti; look due pezzi dalle forme morbide in cui copriletto e sottovesti diventano unità inscindibili.
Sono autori delle 18 opere gli studenti, le studentesse e gli alumni IED Gaia Arangio, Gianmarco Marano, Omar Cisse, Sara Martinucci, Achille Felisari, Viviana Verdino, Benedetta Bilato, Alice Martonucci, Alessandra Caponio, Laura Bamonti, Antonio Chiaradia, Steban Munoz, Riccardo Pingiotti, Silvia Felici, Gaia Ceglie, Francesco Bartolomeo D’Alto, Manfredi Montalto, Emilia Nardi. “È sempre un immenso piacere collaborare con IED e lasciarsi stupire dalla bravura dei loro designer – commenta Laura Di Fluri, Responsabile Marketing e Comunicazione di Humana People to People Italia.- Le opere realizzate con i nostri abiti, usati ma non più riutilizzabili, sono la conferma che ogni capo racchiude per moltissimo tempo un valore e un potenziale enormi. Dobbiamo solo riabituare il nostro sguardo a coglierli”.
“La moda vintage vive nel e del tempo della patina, traendo ispirazione e alimento da incursioni nel passato che le permettono di far rivivere più epoche contemporaneamente attraverso abiti e accessori – aggiunge Gloria Spaini, Presidente dell’Ente Fiere dei Castelli di Belgioioso e Sartirana.- Un posto d’eccezione è occupato dal vintage che coniuga passato, presente e futuro azzerando ogni dimensione temporale La moda scrive il futuro guardando al passato e parla il linguaggio vintage suggerendo i migliori capi e accessori da avere per vestirsi mixando passato e contemporaneità. La collaborazione con IED Moda Milano traduce la contemporaneità del vintage attraverso le fantasie e le creazioni di futuri operatori della moda.”
Per tutte le info su orari, biglietti e arrivo al Castello di Belgioioso, www.belgioioso.it/vintage/
L’Eau de Parfum verrà presentata durante il Salone del Mobile 2023 presso lo store Aesop Brera
Dal 17 al 23 aprile, in concomitanza con il Salone del Mobile, Aesop Brera a Milano ospiterà un’installazione che presenterà Gloam Eau de Parfum (presentato il 10 aprile) e le altre fragranze del brand. Per richiamare le note floreali e le sfumature speziate di Gloam, un’abbondante raccolta di fiori gialli di stagione si troverà sul bancone scultoreo del negozio, la cui luminosità sarà mitigata da un drappo di morbido lino tinto di zafferano, avvolto e sospeso.
Create per tutte le menti curiose, indipendentemente dal genere, le fragranze Aesop stabiliscono un modo riflessivo e non convenzionale di creare profumi, traendo ispirazione da fonti diverse come un architetto favoloso o una terra desolata e verdeggiante. Agendo come uno strato avvolgente per migliorare la quotidianità, gli aromi uniscono le influenze coinvolgenti del profumo e della narrazione.
La novità, Gloam Eau de Parfum, si unisce alla linea Othertopias – sviluppata con Barnabé Fillion, frequente collaboratore di Aesop – che esplora gli spazi liminari, reali e immaginari. Gloam, in particolare, si ispira alla chaise longue o al divano, e all’introspezione che viene facilitata quando il corpo si abbandona al riposo, e avvolge chi lo indossa in note di Mimosa, Zafferano e Iris.
Durante l’installazione, il piano vendita del negozio sarà interamente dedicato alle Fragranze, mentre le formulazioni di tutte le altre categorie saranno situate nel retro, affacciato sul cortile. Il rinfresco sarà in linea con i fiori esposti: specialità locali che incorporano ingredienti dalle tonalità dorate. I visitatori sono invitati ad immergersi in un mondo aromatico ricco di intrighi, attraversando una serie di famiglie di fragranze lungo il percorso, tra cui Floreali, Fresche, Legnose e Opulenti. Scopriranno le Eaux de Parfum Othertopias – Miraceti, Karst, Erémia, Eidesis e Gloam – e le altre quattro fragranze di Aesop – Rōzu, Marrakech Intense, Tacit e Hwyl Eaux de Parfum. Ognuna di esse illustra l’approccio unico di Aesop al profumo, impegnato a provocare i sensi, a sconvolgere le aspettative e a persistere sia nel corpo che nella mente.
con un’installazione esclusiva nella chiesa di San Carlo al Lazzaretto
In occasione dell’Art Week dal 12 al 14 aprile 2023 Tempesta Gallery esce dai confini del suo spazio di Foro Bonaparte per installare parte del corpus di opere del visionario artista Piero Fogliati nella chiesa seicentesca di San Carlo al Lazzaretto in Porta Venezia. Piero Fogliati figura poliedrica e grande sperimentatore, ha trasformato “congegni” meccanici ed elettrici in opere multisensoriali e atmosferiche, giocando con luce, movimento e percezione. Immaginava una Città Fantastica abitata da macchine che potessero interpretare i fenomeni della natura e i suoi elementi primari come il sonorizzatore del vento, dei laghi e dei fiumi, la scultura di aria e di acqua nell’acqua.
La fascinazione di Fogliati per il mondo urbanizzato e tecnologico ha sempre fatto da contraltare ai suoi studi sulla trasformazione dell’ambiente e del paesaggio da questa riflessione scaturisce il progetto installativo pensato per la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto di Milano, nel vivace quartiere di Porta Venezia, che conduce lo spettatore in una “oasi di poesia” per un momento di abbandono dall’ambiente caotico della cittá e una totale immersione visiva e acustica.
Un progetto aperto al pubblico, che affianca la retrospettiva di Fogliati City Poetry presente in galleria, e accoglie il visitatore in un percorso di quattro opere iconiche che allestiscono lo spazio ottagonale della Chiesa.
Reale Virtuale, costituito da un’ampolla di vetro finissimo soffiato a mano posta sopra un proiettore, appositamente costruito dall’artista, al cui interno sono stati inseriti due oggetti ma, come anticipa il titolo stesso, uno di loro è effettivamente reale, l’altro ne è la copia virtuale, equivalente ma speculare. Prisma Meccanico composto da un proiettore di luce sintetica e da un supporto di alluminio a forma di disco dipinto di bianco, verticale, rotante su se stesso ad elevata velocità che raccoglie la luce e la riflette scomponendola in una suggestiva gamma cromatica. Le Latomie costruite da tubi ricurvi di differenti dimensioni in grado di modificare tutti i rumori esterni trasformandoli in un suono continuo sempre variante e coinvolgente.
L’esposizione City Poetry, che presenta un ampio corpus di opere meccaniche di Piero Fogliati, continua nello spazio di Foro Bonaparte, 68 di Tempesta Gallery.
Dal 10 aprile al 10 maggio 2023Claudia De Luca è presente a Torino presso il Polo del’900 con la mostra “IL GIORNO DOPO LA RIVOLUZIONE” a cura di Elisabetta Mero. L’artista realizza nove gruppi di opere che si riferiscono, ognuno, ad un singolo atto rivoluzionario. Ogni gruppo di opere fa infatti riferimento ad una rivoluzione fallita, un momento della storia in cui tutto sarebbe stato possibile, ma che, “il giorno dopo”, si è spento in un magma indistinto e silenzioso. Le rivoluzioni fallite, però, nella loro caduta aprono comunque un orizzonte nuovo, perché è proprio dal fallimento che una diversa parola politica (e rivoluzionaria) può essere riscritta e praticata. La mostra, ospitata nella Sala Voltoni del Polo del’900, prende spunto dalla frase di F. Engels: “Coloro che si sono vantati di aver fatto una rivoluzione hanno sempre visto, il giorno dopo, che non sapevano quel che facevano, che la rivoluzione che avevano fatto non assomigliava per nulla a quella che avrebbero voluto fare“. Questa riflessione è il punto di partenza del progetto di Claudia De Luca che in qualità di artista e docente di storia e filosofia, riflette sulla condizione di salute della parola politica. Parola che misura molto spesso la sua capacità di esistenza nel fallimento del suo potere rivoluzionario. “Quante volte, nella storia (esattamente come nella vita) abbiamo pianificato una rivoluzione che, una volta portata a termine, ci ha restituito un’immagine impietosa della stessa? – afferma Claudia De Luca – Con IL GIORNO DOPO LA RIVOLUZIONEintendo proprio questo esito: il momento in cui dalla forza prorompente del possibile ci si schianta in una sbiadita realtà dove il manifesto del giorno prima è diventato un incomprensibile testo oscuro. Ci si gira indietro e non si riconosce più il punto da cui si è partiti”. Le opere in mostra, sono create come dei manifesti su cui la parola politica è rappresentata come un’improvvisa macchia di colore che emerge dal buio della storia. L’artista è stata supportata dall’Anonima impressori , studio grafico e stamperia artigianale di Bologna, per la realizzazione di didascalie/ manifesto che accompagnano le opere in mostra. Su ogni didascalia è infatti descritta una rivoluzione e i font scelti sono quelli che andavano in uso in quel periodo storico.
L’artista ha lavorato sul concetto di “erosione” ed “esplosione” paragonando le rivoluzioni analizzate a delle valanghe che trascinano con sé (e provano a cancellare) tutte le vecchie strutture. Claudia De Luca utilizza i pigmenti per dare risalto all’eccezionalità dell’evento storico e l’uso abbondante del nero è lo sfondo da cui partono i tumulti e le insurrezioni improvvise. Il nero, è il contesto neutro, “il vecchio sistema” da rompere, ma soprattutto è il primo passo su cui l’artista irrompe e disegna una nuova narrazione politica, spesso estrema e radicale. Citando la curatrice Elisabetta Mero: “Le opere di Claudia De Luca riescono a comunicare queste onde di energia rivoluzionaria non controllata che emergono dal buio e che scuotono il precostituito per tornare al buio lasciando traccia di spiragli di luce. La gestione di questa energia sarebbe l’utopistica risposta al linguaggio della prevaricazione”. Attraverso una pratica pittorica che coniuga l’astrattismo del colore con il segno materico, l’artista realizza delle opere che fungono da tramite visivo per una comprensione dei processi rivoluzionari nel loro potenziale e nel loro fallimento. Il ricorso al tessuto (la tarlatana) evidenzia ancora di più l’esigenza di riscrivere, con linguaggi differenti una parola politica che oggi si presenta sempre più anestetizzata e flebile. La tarlantana, presente nei quadri esposti in mostra a Torino è un tessuto imprescindibile e ricorrente nelle opere di Claudia De Luca che lo utilizza come elemento di cura, intendendo con questo termine la delicatezza verso l’oggetto ma anche verso il soggetto che lo determina. Avvolgere il supporto con la tarlantana è un rituale che rende l’artista più sicura e soprattutto determina quella visione “scomposta” necessaria al suo lavoro. Le pieghe, i disallineamenti, gli elementi difformi che il tessuto crea sulla materia sono i punti infatti da cui parte. A concludere il percorso l’opera “Siparium” che rappresenta anche il sipario delle rivoluzioni fallite che si chiudono con una disfatta, ma presuppongono, sempre e comunque, una nuova apertura. Come sottolinea la curatrice Elisabetta Mero: “Le rivoluzioni fallite mostrano come energie desiderose di ribaltare il sistema del potere non sempre siano riuscite a ottenere i risultati che immaginavano.
CLAUDIA DE LUCA IL GIORNO DOPO LA RIVOLUZIONE a cura di Elisabetta Mero 10 aprile – 10 Maggio 2023 Polo del’900 (Sala Voltoni) Via del Carmine, 14 Torino Orari: da lunedì a venerdì dalle ore 9.00 alle ore 20.00 Accesso libero e gratuito Opening: lunedì 10 aprile ore 18.00
Massimo Curzi cura e allestisce la personale di Hélène Binet, una delle autrici più significative della fotografia contemporanea, mostrando come il suo lavoro indaghi la relazione tra luce naturale e architettura.
L’opera di una delle autrici più significative della fotografia contemporanea, Hélène Binet, mostrata attraverso una selezione originale − che attinge dall’archivio del suo imponente lavoro − sulla relazione tra luce naturale e architettura, tra natura e tempo, e che si presenta come un racconto (per immagini) di opere dei più importanti maestri dell’architettura. L’originale e inconfondibile poetica di una ricerca fotografica condotta da ormai 35 anni, con tecnica analogica e in modo rigoroso, e che dimostra come quest’arte sia capace di evidenziare come poche altre le qualità specifiche dello spazio progettato e costruito. “Uno straordinario lavoro in bianco e nero portato avanti con coerenza e caparbietà sull’eterno rapporto tra luce e ombra in alcune delle più importanti opere d’architettura di sempre” commenta Massimo Curzi mentre Hélène Binet racconta: “Nella selezione delle immagini per questa mostra, siamo partiti dalle mie prime fotografie, come quelle che testimoniano il lavoro di John Hejduk, per arrivare poi alle più recenti dell’architettura storica coreana. L’intento è rimasto immutato: con delicate associazioni, accostamenti di immagini, ombre e silenzi spero di pungolare l’immaginazione di chi guarda e di portarlo da qualche parte non troppo lontano dal primo schizzo dell’architetto”.L’allestimento
L’allestimento è immaginato come un momento di pausa e riflessione durante il percorso sempre sorprendente ed eterogeneo del contesto fieristico. Un doppio corpo architettonico con struttura a telaio in tavole di legno è pensato rivestito esternamente in alluminio sabbiato ed internamente in lastre di feltro blu notte, il tutto a creare un forte contrasto tra l’interno e l’esterno dello spazio espositivo. Il feltro disposto sulle pareti interne metterà in evidenza le opere esposte, creando anche un contesto acustico ovattato e silenzioso alla ricerca di un momento di sospensione temporale rispetto a un esterno frenetico e pulsante. Un pavimento di morbida moquette permetterà di accentuare ancora di più questa qualità spaziale.
Photo Helene Binet_Le Corbusier_Canons de Lumiere_La Tourette_France_2007_
Photo Helene Binet_Le Corbusier_Couvent Sainte-Marie de la Tourette_Eveux_France_
Photo Helene Binet_Peter Zumthor_Kolumba Diocesan Museum_Germany_ 2007
Photo Helene Binet_Vals Triptych A_Peter Zumthor_Therme Vals_
Le Corbusier, Couvent Sainte-Marie de la Tourette, Eveux, France, 2002.
Photo Helene Binet_Suzhou Gardens_China_2018_
#158_Gottfried Bohm, Five churches, Germany, 2020
145_Photo Helene Binet_Musmeci_Ponte sul Basento_Italy_2015
Fasto e rigore. Abito e habitat. Progettualità e passione. Visionarietà e pragmatismo. Immaginazione e realismo. Autorialità e riservatezza. Sperimentazione e semplificazione. L’idea di una moda come distillato di un pensiero che attraversa le pratiche artistiche o architettoniche più che quelle di una creatività volatile, condannata a un perenne cambiamento. La scelta di un intellettuale del vestire come Marc Audibet per vivificare l’eredità concettuale di Mila Schön è sembrata la più naturale e coerente per i tanti punti di connessione tra i due creatori. «Come me, Mila ha voluto un guardaroba per una clientela internazionale, esigente e raffinata. I suoi modelli avevano la semplicità dell’evidenza, tagli rigorosi e generosi che offrono benessere anche allo spirito, che a sua volta contribuisce alla libertà del corpo. L’influenza dell’arte moderna la portò a pensare capi moderni, efficaci, nel segno di una bellezza intelligente», riflette Audibet. Entrambi pensano e hanno pensato al comfort e a nuove formule di eleganza attraverso lo studio di innovativi materiali e lavorazioni: le fibre stretch in versione mono e double face inventate da lui come il mitico double concepito da lei, viaggiano in parallelo con l’ostinata ricerca di un design che manifesta una felice relazione tra fisicità e abbigliamento. Eleganza come linea: questo il loro comune, incancellabile, contributo.
A prova che le buone idee, nel design ma non solo, resistono adamantine al tempo e alle stagioni. La loro è una ricerca che si nutre di “riduzionismo” e consiste nella scomposizione di un fenomeno complesso nei suoi elementi costitutivi. Lavorando per sottrazione, si arriva così alla sostanza di un’opera che concerta di linee e forme per assecondare un corpo in movimento che supporta una creazione dove l’essenziale è privilegiato allo spettacolare. La collezione si sviluppa per elementi che definiscono un lessico vestimentario dove ogni singola creazione, stagione dopo stagione, diventa un nuovo lemma. Non è un caso che, per l’a-i 2023/24, uno dei progetti intorno a cui si condensa la filosofia del “nuovo” stile Schön sia una borsa – battezzata Shadow – dalle linee purissime e calibrate, dove le proporzioni auree e la pianta a ovale affusolato inaugura un sistema di disegni organici. Sicuramente corroborato da abiti e mantelli in cashmere double dal tocco impalpabile, assolutamente moderni perché non riferibili a nessun genere specifico e quindi potenzialmente adatti a tutti, nella convinzione che disegnare abiti sia anche un gesto politico. I grandi carré – anche loro double – si drappeggiano intorno al corpo secondo la millenaria scienza del drappeggio statuario, le giacche cardigan di varie lunghezze non hanno bottoni, e i capi dall’allure sportiva possono essere accostati in autonomia combinatoria con tutti gli altri. È un «Lego tessile senza stagioni che segue la logica di un “classico evolutivo”», afferma Audibet. La silhouette è alta, slanciata, verticalizzata da studi – come il posizionamento nelle tasche dei pantaloni asciutti e longilinei, che invita a una postura diritta, a testa alta.
Il risultato finale è maggiore della somma delle sue parti, perché a integrare gli abiti c’è la personalità di chi li indossa, lusingata da crêpe, seta, lana, o addirittura lino, quasi tutti in versione double con abbinamenti impensati. La tavolozza dei colori incorona il nero come sovrano incontrastato, il cui regno è interrotto da lampi rivoluzionari di viola, verde assenzio, rosa corallo in alcune stampe astratte ispirate ai tagli di Lucio Fontana, di cui Mila Schön era amica e collezionista. Una collezione che s’impone per la sua atemporalità ma anche per il suo essere perfettamente nell’aria dei tempi. «La semplicità è la sorella dell’intelligenza» è una citazione di Costantin Brancusi che Audibet ha fatto sua, dove per semplicità s’intende la conseguenza di un’attenta costruzione per un’estetica che vuole sottrarsi a un esasperato consumismo. Sono abiti e accessori che sono pensati per durare, richiamano una nuova arte del vivere che ci porta a una dimensione semplicemente contemporanea. Archetipi, mai stereotipi.
Fin da quando è stato possibile impreziosire i propri contenuti su Instagram e Facebook con un ampio catalogo di brani, i social si sono trasformati in una piattaforma a dir poco fondamentale per la condivisione e la promozione della musica per tutte le principali case discografiche. A lungo le Instagram Stories (in modo particolare, di recente era stata anche attivata l’opzione per i post) sono diventate terreno fertile per le label, che hanno trovato nelle foto e nei video condivisi dagli stessi utenti una risorsa preziosissima di visibilità.
Qualche giorno fa, purtroppo, qualcosa nel meccanismo si è incrinato (forse per sempre? Non è dato sapere…). In un comunicato recente, l’azienda di Mark Zuckerberg ha annunciato di non essere riuscita a trovare un accordo con la Società Italiana degli Autori e Editori rispetto all’accordo di licenza precedentemente siglato. Lo strappo ha avuto effetti immediati: da un giorno all’altro tutte le canzoni i cui diritti erano in mano a SIAE sono state eliminate da Instagram e Facebook. La mossa ha avuto due effetti: da un lato gli utenti hanno smesso di avere accesso ad una selezione di canzoni pressoché sterminata, dall’altro chiunque avesse caricato dei Reel con un sottofondo musicale si è ritrovato silenziati tutti i suddetti contenuti, senza possibilità di appello alcuna.
Per chi si occupa di social media marketing si è trattato di un vero e proprio disastro, perché video da centinaia di migliaia di like e visualizzazioni sono da quel momento in poi risultati disponibili senza audio. Ovviamente la mossa di META ha avuto ripercussioni importanti anche da un punto di vista del settore musicale più nello specifico. Vediamo insieme cosa sta accadendo nel dettaglio e quali possono essere gli scenari futuri.
Le conseguenze dello scontro fra Meta e Siae sul mercato discografico
Vale prima di tutto la pena sottolineare come questa vicenda sia legata ad una divergenza di visioni fra SIAE e META rispetto al pagamento degli artisti (e al loro diritto d’autore) e sul tema della trasparenza. Il gigante tech statunitense infatti non rende facilmente disponibili i dati e gli insights rispetto ai guadagni legati alle riproduzioni dei brani sulla sua piattaforma, rendendo così ancor più complesso riuscire ad arrivare a un accordo fra le parti.
Contrariamente a Youtube e TikTok, piattaforme che condividono molte più informazioni con SIAE riguardo al cosiddetto quantum economico delle canzoni, META ha sempre cercato di mantenere una certa riservatezza nel merito della questione. Matteo Fedeli,direttore generale di SIAE, ha commentato con queste parole le ripercussioni di questa complessa vicenda:
“Il vero problema di questi modelli non è tanto il numero di visualizzazioni, ma è il quantum economico. Se loro non condividono il quantum economico, noi non capiamo se una creazione ha generato più o meno soldi rispetto a un altro. Il modello di YouTube in questo è molto più giusto perché YouTube dichiara il valore venduto di pubblicità per ciascun video presente sulla piattaforma. Meta non ci dà nemmeno lo spaccato per country delle revenues che fa e non ce lo dà nemmeno per servizio figuriamoci se ce lo dà a livello di singola creation”
Le conseguenze per il mercato, come anticipato, sono rilevanti. Senza la possibilità di condividere i brani su Facebook e su Instagram sarà estremamente difficile per gli artisti (big o esordienti poco importa) riuscire a fare pubblicità ai propri pezzi. Ma non finisce qui: i contenuti social che fino a poco tempo fa venivano condivisi, per l’appunto, contribuivano a loro volta ad aumentare l’interesse su quello specifico progetto discografico, agendo da stimolo per i preziosissimi streaming su Spotify, Apple Music e su tutte le altre piattaforme musicali online.
Una situazione in divenire
Nonostante le posizioni delle due aziende appaiano irremovibili ci potrebbe ancora essere un barlume di speranza. Il Governo è attualmente al lavoro su un incontro fra META e SIAE per i primi di aprile, come confermato dalla sottosegretaria alla Cultura Lucia Bergonzoni che ha aggiunto: “La tutela dei diritti dei nostri artisti, delle loro opere e della creatività italiana è una priorità”.
Manager, artisti, promoter e tutti gli addetti del settore si trovano dunque con il fiato sospeso: in ballo c’è il futuro della musica, molti posti di lavoro e i sogni di uno stuolo di emergenti che vedevano nella condivisione social dei loro brani l’unica soluzione possibile all’interno di un sistema già iper competitivo ed estremamente complesso.
La soluzione di Soundreef
Fino a non molti anni fa Siae aveva letteralmente in mano il monopolio italiano della gestione dei diritti d’autore. Forse non tutti sanno, ad ogni modo, che nel mercato italiano c’è da qualche tempo anche un altro importante player, Soundreef, gestore indipendente fondato nel 2011 a Londra.
Ecco dunque che il vuoto rappresentato dai brani in licenza SIAE è stato colmato in questi giorni così complicati dai brani registrati su Soundreef: tra di loro troviamo ad esempio Laura Pausini, Morgan, Fabio Rovazzi, J-Ax, Sfera Ebbasta e Marracash. Chi vorrà condividere Stories con sottofondo musicale, insomma, avrà comunque a disposizione un’altra soluzione, seppur piuttosto limitata da un punto di vista quantitativo.
Nicole Moments, la linea di abiti cerimonia e party di Nicole Milano facente parte del portfolio di brand del Gruppo Pronovias, lancia la sua nuova collezione di abiti per ogni tipo di occasione e per permettere alle donne di festeggiare i momenti più speciali della loro vita.
Questa nuova collezione, disponibile nei negozi e presso i distributori ufficiali dell’azienda a partire da marzo, ha visto una ridefinizione dello stile degli abiti occasion wear, aggiungendo una sfumatura più giovane, moderna e prêt-à-porter. Nicole Cavallo, brand ambassor di Nicole Milano, spiega che “abbiamo creato una collezione ricca di nuovi abiti con cui vogliamo ampliare il concetto di quello che noi donne chiamiamo “l’abito elegante”, aggiungendo tocchi moderni, sensuali e sofisticati”.
I circa 70 modelli della collezione, che segue il tema “Symphony of Arts” delle collezioni sposa 2023 ispirate all’arte, sono stati studiati per vestire le donne in ogni occasione speciale: una cerimonia o una festa, ma anche una cena romantica. Per questo e come novità di questa collezione, sono stati utilizzati nuovi tessuti per innovare e dare quel tocco di modernità come il lurex, il glitter; lo stile sofisticato e romantico del tulle e del pizzo; il crepe per un tocco di femminilità ed infine il satin per far brillare da solo ogni donna che li indosserà.
Inoltre, il jersey è un altro dei tessuti presenti negli abiti per chi vuole vestire elegantamente e sentirsi a proprio agio in ogni occasione garantendo una perfetta vestibilità per ogni fisicità. Non potevano mancare inoltre le forme, utilizzando volumi e gonne con linee ad A perfetti per look da red carpet. Le palette di colori scelte sono tonalità pastello come il blu, il verde e il lilla, anche se ci sono anche opzioni in toni più simbolici come il nero, il rosso e l’oro per coloro che vogliono indossare un design più convenzionale senza rinunciare alla modernità e femminilità.
In questa collezione possiamo vedere quattro tipi di famiglie di abiti per vestire le donne in tutte le occasioni importanti della loro vita, in particolare:
Guest’ n’ Style: abiti per essere l’ospite perfetta di qualsiasi tipo di ricorrenza. Eleganti e moderni con un tocco romantico e ricami spettacolari.
Bridesmaid Dream: abiti in morbido satin in diversi stili per adattarsi a tutte le forme del corpo. Drappeggi e forme moderne sono i dettagli chiave di questi modelli.
Endless Happy Hour: stili moderni per celebrare ogni occasione importante. Con una varietà di palette di colori. Abiti con trasparenze e dettagli sensuali.
Party Celebration: modelli per uno stile formale ed elegante. Crepe e lurex come tessuti principali e silhouette da principessa.In questa ampia collezione tutte le donne potranno trovare l’abito perfetto per ogni occasione seguendo le tendenze e i tessuti più innovativi e di qualità. L’intera collezione è ora disponibile sul sito web e sui social network di Nicole Milano.
Esxence – The Art Perfumery Event, l’evento internazionale di riferimento della profumeria artistica, si è concluso il 2 Aprile a Milano e ha visto protagonisti 298 brand (di cui 95 italiani), provenienti da 30 Paesi. Scopriamo insieme alcune delle novità dei tre distributori Kaon, Release Distribution e Omnia Luxury Trade.
Boadicea the Victorious
Boadicea the Victorious non ha bisogno di presentazioni. Questo prestigioso marchio di profumeria selettiva inglese, fondato nel 2008, è diventato in poco tempo un top player internazionale, nel suo campo.Le sue fragranze, potenti, indipendenti e inconfondibili, esprimono il carattere della regina guerriera britannica, che respinse gli antichi Romani, Boadicea, ispiratrice e simbolo di questo brand.I flaconi, con i loro scudi di peltro lavorati a mano da artigiani inglesi, decorati con motivi celtici, esprimono anch’essi una magnetica sensazione di forza ed esclusività.
19-69
19-69 significa libertà, tolleranza e controcultura. L’ispirazione dietro questo progetto include momenti iconici di questo periodo, attraverso singole storie significative e dense. Arte, musica e differenti culture stanno dietro le singole ispirazioni delle fragranze. Ne permeano il nome ed il packaging. I differenti colori sono un simbolico arcobaleno, simbolo, a quell’epoca di libertà e pace.Le 17 fragranze di 19-69 sono come singoli viaggi nel mondo della contro-cultura, ognuna con la sua storia da raccontare, ed ognuna con la sua differente resa sulla pelle di ciascuno. In base al vostro PH, alla vostra dieta, alle medicine che prendete o ai vostri cicli ormonali, il profumo varierà leggermente, personalizzandosi su di voi. Del resto è noto che si tende a scegliere profumi che si armonizzino con l’odore della propria pelle.
OHTOP
Fallo per te e per nessun altro. Una pelle perfetta, il profumo più seducente. Questa è la promessa di OHTOP. Una pelle sana, per 24 ore, come se fosse passata tra le mani esperte di un professionista. Una pelle sana e un buon profumo: la ricetta perfetta per sfidare le difficoltà della vita quotidiana e il caos che ci circonda. Promessa mantenuta utilizzando l’expertise Coreano dello skincare, e quello francese dell’arte profumiera. Avrai una pelle che tutti ammireranno. Un diritto che tutti adesso hanno. Catturando il glow della pelle delle top model dalle passerelle, la luce che emana la pelle degli attori, ma anche la freschezza della pelle dei ragazzi e delle ragazze, sulle strade di Parigi. OHTOP è un range di cosmetici dall’uso semplice, che esalta la forza della pelle e ne copre le imperfezioni. OHTOP è anche un’esperienza olfattiva d’avanguardia, da provare e fare propria. OHTOP è pura bellezza parigina.
Anthologie by Lucien Ferrero – C’est.Mutine, C’est.Rebelle
Dopo più di quarant’anni, i Maestri Profumieri Jean-Claude Ellena e Lucien Ferrero, entrambi nasi indipendenti, tornano a lavorare insieme ad un progetto che ha dello straordinario: la creazione a quattro mani di due nuove fragranze, C’est.Mutine e C’est.Rebelle, che rappresentano il piacere di rivivere la Belle Parfumerie che entrambe i Maestri hanno contribuito a costruire. La collezione del Maestro Lucien Ferrero, nutrita dalla nuova linfa che il sodalizio rinnovato con l’amico e collega Jean-Claude Ellena porta con sé, si trasforma prendendo il nome di Anthologie by Lucien Ferrero, che presenterà inoltre in anteprima mondiale assoluta, tre nuove materie primecreate da Lucien Ferrero insieme ad Accords et Parfums. Si tratta di tre alcolati ricavati dalle concrete di fiori d’arancio, di gelsomino e di rosa, materie prime in grado di donare un’aura di eleganza e fascino caratteristica delle fragranze di una volta. Per dare forma a questa energia creativa futuristica, ci è sembrato naturale dover ripensare l’immagine della linea Lucien Ferrero. Anthologie by Lucien Ferrero si presenta con un packaging contemporaneo realizzato in carta ruvida e materica, certificata FSC™ contenente il 40% di riciclato post consumo e prodotta nel rispetto di rigorosi standard ambientali, ed un flacone raffinato e minimalista. L’amore continua ad essere il filo conduttore: un amore che per sua natura si percepisce attraverso tutti i sensi e per questo motivo, con il patrocinio dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, è nata l’idea di utilizzare sulle scatole il linguaggio Braille per fornire una traduzione il più possibile universale.
Atelier des Ors – Riviera Sunrise
La maestosità di un flacone regale con un’incisione che ricorda i raggi del sole, resi più luminosi dalla polvere d’oro contenuta all’interno della fragranza, che ad ogni vaporizzazione lascia, insieme al profumo, una carezza luminosa e preziosa sulla nostra pelle. Le fragranze Atelier des Ors sono ammalianti e sensuali, pensate per chi ama le passioni totalizzanti. Tra i bestseller più recenti, segnaliamo Riviera Sunrise, una Eau de Parfum dai riflessi aranciati e dorati, un’ode al fascino della Costa Azzurra.
marocMaroc – Roses Velours, Latte corpo
marocMaroc si definisce “un’esperienza sublime di bellezza”: un marchio di lusso in grado di combinare benessere, piacere ed efficienza. I cosmetici marocMaroc rivisitano le tradizioni di bellezza marocchine, sublimano le virtuose piante mediterranee e reinventano rituali ancestrali. Ciascun prodotto trae ispirazione da una storia, un ingrediente che evoca una sfaccettatura del Marocco. Studiati e formulati per tutti i tipi di pelle, i prodotti sono ricchi di ingredienti naturali come l’olio vegetale di Argan, la Rosa Centifolia del Marocco o i fiori d’arancio del Rasshoul. Pregiati e performanti, sono inoltre realizzati con texture raffinate, setose che ne facilitano l’assorbimento. Dai colori pastello e primaverili, vi presentiamo, Roses Velours. Un delicato latte corpo alla Rosa, dalle proprietà idratanti e rivitalizzanti, che vi traghetterà sin dal primo utilizzo verso un altrove profumato.
OROROSA
L’orizzonte del pomeriggio, che sta diventando sera, va via via scurendo diventando quasi marrone, il rosso del tramonto che si fonde con la notte. Qui nasce OROROSA con le sue sfumature di essenza di mandarino e di tabacco.
CIROCOLUMBINE
Uno dei primi marchi di profumi di nicchia e di avanguardia olfattiva, realizzato nei ruggenti Anni Venti a New York, sinonimo di creazioni eccezionali. Il brand ha riposato per decenni, ma nel 2018 Parfums CIRO si risveglia a nuova vita e ritorna. Composizioni di fragranzecarismatiche che uniscono tradizione e modernità. Columbine è accesa dal chiodo di garofano che crea il cuore distintivo della fragranza. Incarna l’autenticità e la sensualità come nessun’altra figura femminile del teatro tradizionale.
Christian Tortu Paris, Collezione Forêts
Christian Tortu è noto soprattutto per aver cambiato il modo di interpretare il mondo dei bouquet, mescolando fiori, piante, frutta e verdura in composizioni uniche, senza artifici e con un’interpretazione diretta della natura. Tutta la storia di Christian Tortu, l’uomo, il fiorista e il designer, inizia nel giardino dei suoi genitori. Con lui, le piante diventano un mezzo perviaggiare, lontano dai percorsi conosciuti, verso un luogo senza pregiudizi e senza convenzione. Perfettamente in linea con la stagione primaverile è la collezione Forêts: una fragranza verde, con resina e aghi di pino, foglie e legno di cedro della Virginia, muschi ed erba tagliata che rievoca il ricordo di lunghe e felici passeggiate nei boschi.