Fino al 14 marzo 2027, il Padiglione Ferroviario del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci ospita “Under Milano: Atlante Immaginario”, il progetto fotografico di Sergio Raffaele e Tiziano Demuro nato nel 2018 nelle viscere della metropolitana milanese.
Sergio Raffaele e Tiziano Demuro vivono la metropolitana milanese, macchina fotografica alla mano, come secondo braccio; da otto anni raccolgono frammenti di un film che ci invitano a continuare: un libretto di preghiere, i passi svelti dei pendolari, gesti sospesi tra una fermata e l’altra. Under Milano nasce così, dalla sottrazione: meno elementi si lasciano nell’inquadratura, più spazio si concede all’immaginazione di chi guarda.
Il progetto, esposto ora tra le locomotive storiche e i tram d’epoca del Padiglione Ferroviario, ha già attraversato altre soste: lo Spazio Novo di Motorola, la Fondazione Franco Albini per i sessant’anni della linea M1, cambiando ogni volta strumento, dalla Fujifilm alla fotografia mobile fino alla pellicola, senza mai perdere la propria identità.
L’intervista a Tiziano Demuro
Da dove nasce Under Milano?
Tiziano Demuro: Nasce nel 2018, siamo due autori, Sergio Raffaele ed io. Nel momento in cui ci siamo incontrati avevamo entrambi il focus sulla ricerca dello spazio nelle città, dei frammenti labili, e la metropolitana per entrambi era un punto di interesse particolarmente attivo. Abbiamo deciso di continuare questa ricerca assieme, concentrandoci sui dettagli, sugli spazi, sulle atmosfere della metropolitana milanese e del modo in cui essi vengono vestiti, animati, vissuti.
Dopo otto anni siete ancora qui a costruire piccoli frammenti.
Demuro: Inizialmente ci eravamo dati un tempo abbastanza stretto per sondare questo territorio, circa un anno. Ne sono passati otto e non ce ne siamo accorti, perché il progetto continua a rigenerarsi. Questa al Museo della Scienza è la terza sosta di Under Milano come mostra. La prima è stata con Motorola allo Spazio Novo di San Babila, dove abbiamo riletto lo spazio della metropolitana cambiando dispositivo, non più la nostra macchina fotografica, ma un telefono, l’Edge 40 Pro. Il progetto è rimasto invariato nelle sue dinamiche, è cambiato solo il mezzo. La seconda tappa è stata in Fondazione Albini per i sessant’anni della M1, una mostra retrospettiva che percorreva la progettazione, il Compasso d’Oro, tutto il mondo della M1. Lì c’è stato un altro switch di mezzo, con la pellicola al posto del digitale. Quello che ci è sempre piaciuto è come il linguaggio sia rimasto invariato nonostante la tecnologia variasse.
Come avete scelto le immagini per questa mostra, dopo otto anni di archivio?
Demuro: Il database di Under Milano è ormai molto ampio, abbiamo un drive condiviso dove entriamo entrambi; per questa mostra abbiamo scelto dieci immagini in tutto, cinque in andata e cinque in ritorno, perché il progetto è pensato proprio come un viaggio. Scegliere è stata la parte più difficile, ci servivano delle scintille e dato che le foto finiscono in una cartella comune, perdiamo completamente di vista chi ha scattato cosa. Conta solo il linguaggio del progetto, non l’autore.
C’è un’immagine a cui siete rimasti particolarmente legati?
Demuro: Quella donna con il guanto da mercato, rigido, di un colore quasi innaturale. È rimasta perché raccontava qualcosa: la fine del Covid. All’inizio abbiamo pensato di escluderlo dal progetto, temendo desse una narrazione diversa da quella del quotidiano, del laterale, del sotterraneo che cerchiamo sempre. Poi quel gesto era diventato abitudine, ndossare guanti e mascherina era routine, dunque rientra perfettamente nel concetto alla base del nostro lavoro. E in quel caso, fotograficamente, il contrasto era molto interessante: il verde del guanto, il rosso del sedile, e la camicetta viola.
Lavorate sempre insieme. Come si concilia una doppia visione dello stesso momento?
Demuro: Spesso viaggiamo assieme, quindi Under Milano ha una doppia visione dello stesso istante. Ma succede che io vedo cose che Sergio non vede, e viceversa. Quando abbiamo iniziato ci eravamo appena conosciuti come colleghi, e il progetto è cresciuto insieme al nostro rapporto. Oggi siamo una coppia. Non so se con un’altra persona sarebbe stato altrettanto naturale, dipende dai caratteri.
Come siete arrivati al Museo della Scienza e della Tecnologia?
Demuro: Ci hanno contattato dopo aver visto il progetto in Fondazione Albini, che risale al 2025, l’avevamo inaugurato per la Design Week dell’anno scorso, ed è rimasto in mostra fino a quando la Fondazione ha cambiato la sua sede storica, il 31 dicembre 2025.
Cosa avete voluto raccontare in questa nuova tappa?
Demuro: La scelta è stata ardua, ma volevamo attivare un ritorno di piccole scintille. Non volevamo raccontare una storia chiusa, non volevamo dare una decodificazione univoca. Volevamo che ognuna di queste immagini potesse dialogare nell’ottica del viaggio, e non del punto d’arrivo. Anche la scelta del luogo, il Padiglione Ferroviario, è coerente: è proprio il luogo del transito, dell’andata e del ritorno.


Under Milano cattura quei minuti sospesi in cui negli spazi metropolitani non si guarda davvero, perché la mente, la gente, è già altrove, sul luogo di lavoro, a pranzo col collega, nelle faccende di casa…
Sergio Raffaele e Tiziano Demuro, invece, scelgono di restare, e guardare profondamente quel frammento di percorso, con la stessa disciplina di ogni fotografia di strada che non insegue l’evento, ma abita l’attesa fino a quando qualcosa, improvvisamente, succede.
(immagini @Miriam De Nicolò)
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