Gucci sceglie Firenze: a Palazzo Pitti la sfilata cruise

Dopo il no di Atene, che ha negato l’accesso al Partenone e all’Acropoli per la sfilata Gucci, la celebre maison italiana sceglie Firenze: si terrà nella mirabile location della Galleria Palatina di Palazzo Pitti la sfilata Cruise. Occhi puntati il prossimo 29 maggio sulla Galleria Palatina, che ospiterà l’evento esclusivo: l’annuncio è stato dato da Marco Bizzarri, presidente e Ceo del brand, assieme al direttore degli Uffizi Eike Schmidt e dal sindaco Dario Nardella. In cambio la maison si impegnerà a finanziare il restauro e la valorizzazione del patrimonio botanico del Giardino di Boboli, con un contributo pari a due milioni di euro. L’ultima sfilata Cruise aveva luogo a Westminster Abbey, a Londra, e l’anno prima era stata la volta dell’Art District di New York. Dopo il gran rifiuto ateniese, che ha negato al brand l’accesso all’Acropoli, rinunciando anche ad un imponente finanziamento offerto alla Grecia, Gucci torna in Italia, in una sala affascinante che potrà ospitare fino a trecento persone. “Anche la moda è parte del patrimonio culturale e della storia del nostro Paese dove il gusto, l’eleganza e l’educazione al bello fanno parte del nostro quotidiano. Il legame tra moda e arte è sempre stato molto stretto e ha spesso favorito occasioni di incontro suggestive e uniche. Come avviene oggi con un marchio prestigioso dello stile italiano che decide di investire in modo significativo su una grande istituzione culturale nel pieno rispetto della sua missione”, così ha commentato Dario Franceschini.

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Pitti Uomo: con la sfilata di Stefano Ricci rinasce la Sala Bianca a Palazzo Pitti

La moda italiana torna alle origini, nel vero senso della parola. La Sala Bianca, il luogo magico nel cuore di Palazzo Pitti in cui tutto è iniziato nell’estate del 1952, ha riaperto i battenti in occasione di Pitti Uomo 2017, riportando il mondo della moda agli albori del made in Italy grazie alla sfilata di Stefano Ricci. Era il 22 luglio 1952 quando Giovanni Battista Giorgini fece sfilare le sue creazioni nella lussuosa sala candida di stucchi e lampadari di Boemia, presentando per la prima volta una moda interamente made in Italy e segnando la nascita delle sfilate di moda come le conosciamo oggi e del mito del buongusto italiano. Per 35 anni quel luogo mitico è “morto”, come l’ha definito il nuovo direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, e l’11 gennaio è stato riaperto allo sfavillante mondo della moda.


La sfilata di moda uomo di Stefano Ricci ha rianimato il candore della Sala Bianca, facendola rinascere a luogo di eleganza e tradizione. Quello di Stefano Ricci è un uomo alla moda ma legato alla tradizione sartoriale italiana, di cui Firenze è maestra soprattutto nella moda maschile. Sfilano 55 modelli di tutte le età, dal bambino di 5 anni che apre la sfilata a uomini più maturi, indossando tutti completi sartoriali degni della maison italiana. In passerella anche Andrea Bocelli, elegantissimo in frac e accompagnato dai figli Amos e Matteo, e lo stesso Stefano Ricci con il figlio Filippo che è il direttore creativo del brand. La moda uomo esplora la palette tanto cara alla casa di moda italiana, dal bordeaux al grigio scuro fino al midnight blue, la tonalità più amata dalla famiglia Ricci. Così la Sala Bianca, fortemente voluta dal Granduca Pietro Leopoldo a Palazzo Pitti come simbolo della ricchezza fiorentina nella seconda metà del Settecento, torna a brillare di un’eleganza e maestria tutta italiana.





Ph. courtesy La Repubblica Firenze

Irene Galitzine: la principessa della moda

Nel panorama della moda anni Sessanta una figura unica nel suo genere è stata Irene Galiztine.

Sangue blu nelle vene, Irene nasce nel 1916 a Titflis, nel Caucaso, dalla Principessa Nina Larazeff e da Boris Galitzine, ufficiale della Guardia Imperiale.

Portata a Roma ad appena un anno dalla madre, profuga della Rivoluzione d’Ottobre, viene accolta nella Capitale dai duchi Sforza Cesarini e viene educata come si addice ad una nobildonna: frequenta il famoso Sacro Cuore di Trinità dei Monti, antica e prestigiosa scuola privata dove venivano iscritte le ragazze della Roma bene; successivamente completa la sua formazione studiando Storia dell’arte, sempre a Roma, inglese a Cambridge e francese alla Sorbona.

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Un ritratto della couturière
Principessa Irene Galitzine nella casa di Via Po con uno dei suoi celebri pyjama palazzo, 1962
La principessa Irene Galitzine nella sua abitazione di via Po con uno dei suoi celebri pigiama palazzo, 1962
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Un modello Galitzine, 1962
Ivy Nicholson in Irene Galitzine, foto di Federico Garolla Roma 1953
Ivy Nicholson in Irene Galitzine, foto di Federico Garolla Roma 1953
Veruschka in Irene Galitzine, Vogue UK Luglio 1965
Veruschka in Irene Galitzine, Vogue UK Luglio 1965

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Irene Galitzine 1965 – Foto di Elsa Haertter in Siam – Da Grazia n.1923


La giovane Irene, capelli corvini e charme caucasico, è un’esponente di spicco dell’aristocrazia romana ed internazionale. Nel 1945 inizia la sua carriera nella moda, lavorando come indossatrice presso lo storico atelier delle sorelle Fontana, dove cura anche le public relations.

Dopo essere rimasta affascinata dalla moda pagina, nel 1947 apre la propria sartoria, in via Veneto. La principessa veste Balenciaga, Dior, Fath e per il suo atelier compra i modelli direttamente da Parigi.

La sua prima collezione è del 1958 ed è firmata a quattro mani, con il supporto del genio di Federico Forquet: mannequin d’eccezione è la contessa Consuelo Crespi, fashion editor di Vogue US. Inizia così il mito di Irene Galitzine. L’anno seguente sfila con la sua collezione di alta moda P/E negli Stati Uniti d’America e un suo abito nero da cocktail vince il primo di una lunga serie di riconoscimenti.

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L’attrice Ida Lupino con una creazione Galitzine
China Machado in Galiztine, foto di Richard Avedon 1965
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Un modello del celebre pigiama palazzo
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Sue Murray in Galiztine fotografata a Roma da David Bailey, Vogue UK Marzo 1965

Abito scultura Irene Galitzine, Harper's Bazaar, Ottobre 1966
Abito scultura Irene Galitzine, Harper’s Bazaar, Ottobre 1966


Ma è nel 1960 che Galitzine entra nella storia della moda, rivoluzionandone i canoni vigenti di eleganza, grazie all’invenzione del pigiama palazzo, che la rende famosa a livello mondiale. Il pigiama palazzo, così denominato da Diana Vreeland, celebre fashion editor di Harper’s Bazaar e Vogue US, è una rivoluzione assoluta: reinterpretando il tradizionale abito da sera, Galitzine abbina ad una blusa dei pantaloni ampi decorati con frange o perline. Il pantalone palazzo, fluido e comodo, segna la nascita di un’eleganza nuova, disinvolta e finalmente senza costrizioni. Il capo simbolo dello stile Irene Galitzine è subito amato dal jet-set internazionale e da Palazzo Pitti il nuovo trend si diffonde oltreoceano, grazie alla Vreeland e alle foto da lei volute, nella prestigiosa location di Palazzo Doria.

Simbolo di un’epoca, la couturière diventa ambasciatrice del Made in Italy con Emilio Pucci. Il suo stile innovativo e femminile, pregno della formazione cosmopolita della designer, miete consensi. La cura nella scelta dei tessuti, unita alle suggestioni etniche delle sue creazioni, rivelano la sua origine russa, mentre l’appeal sofisticato delle sue collezioni svela il suo gusto fortemente influenzato dalla moda francese.

Dopo aver vinto l’Oscar per la moda, Irene crea la linea “Boutique Galitzine- Roma”, in cui sperimenta l’uso di pellicce. Nel 1962 partecipa all’Italian Fashion Show organizzato a Tokyo da Alitalia, in occasione del primo volo della compagnia verso la capitale giapponese. L’anno seguente riceve una missiva da Jacqueline Kennedy, la quale si dice assolutamente entusiasta del suo stile e le chiede dei bozzetti. Invitata alla Casa Bianca, diviene amica sincera della First Lady e con le sue creazioni conquista la sorella di Jackie, Lee Radzwill.

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Irene Galitzine
Modella indossa pigiama palazzo  Galitzine, foto di Marisa Rastellini, Italia, 1962
Modella indossa pigiama palazzo Galitzine, foto di Marisa Rastellini, Italia, 1962
1963
1963
Veruschka in Galitzine, foto di Richard Avedon per Vogue, Settembre 1972
Veruschka in Galitzine, foto di Richard Avedon per Vogue, Settembre 1972

Model Mirelli Pettini is wearing a dress by Irene Galitzine. She was Photographed by David Bailey in Italy.Vogue,April 1965
La modella Mirella Petteni in Irene Galitzine, foto di David Bailey, Vogue Aprile 1965


Protagonista della Dolce Vita romana, Galitzine vola poi alla conquista di Hollywood, dove firma i costumi per film come “La caduta dell’impero romano”, con Sophia Loren, e “La pantera rosa”, con Claudia Cardinale.

Tra le sue clienti più affezionate troviamo Marella Agnelli, Audrey Hepburn, Paola del Belgio, Guy de Rotschild, Soraya, la Duchessa di Windsor, Liz Taylor, Merle Oberon, Anna Maria di Grecia e Ira Fürstenberg.

Successivamente è la volta del lancio di una linea di cosmetici, la “Princess Galitzine”, distribuita a New York da Bergdorf Goodman e Saks, seguita dal profumo Irene. Il lancio delle collezioni prêt-à-porter a Roma vede la partecipazione dell’aristocrazia e del jet-set, con una mannequin d’eccezione come Claudia Ruspoli.

Nel 1974 Irene Galitzine viene mominata Cavaliere della Repubblica Italiana. Nel 1988 viene invitata da Raissa Gorbaciova a sfilare a Mosca. Nel 1990 il marchio viene acquistato, dopo due fallimenti, dalla societa Xines, ma Irene continua a disegnare le proprie collezioni.

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Défilé Irene Galitzine
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Due modelli Galitzine

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Claudia Cardinale veste Galitzine nel film “La pantera rosa”


La celebre designer si spegne a Roma nel 2006, all’età di novant’anni. Nello stesso anno una mostra ne celebra lo stile, mentre i suoi pigiama palazzo fanno parte della collezione permanente di musei come il Metropolitan Museum di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra e il Museo del Costume di San Pietroburgo.

Nel gennaio 2013 il marchio è stato affidato a Sergio Zambon, che è riuscito a rilanciare il brand senza snaturarne la personalità, rendendo ancora onore al mitico pigiama palazzo.

“La bellezza di una donna non si esaurisce nei vestiti” è l’insegnamento che la grande couturière ci ha lasciato.


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