Alea iacta est

a cura di Milovan Farronato
16 marzo – 29 aprile 2023

Vistamare è lieta di presentare dal 16 marzo al 29 aprile 2023 Alea iacta est, una mostra collettiva a cura di Milovan Farronato. Per il suo rientro in Italia, Benedetta Spalletti e Lodovica Busiri Vici hanno invitato il curatore a raccontare l’esperienza degli anni londinesi attraverso i rapporti con l3 artist3 che più hanno segnato il suo percorso. 

Inserite in un originale dispositivo narrativo che si rifà alla lettura dei Tarocchi, le opere in mostra, tra nuove e recenti produzioni, conducono lə spettatorə all’interno di un articolato sistema di relazioni artistiche e personali intessute da Milovan Farronato nel corso dell’ultimo decennio londinese, dal 2013 al 2020.

Alea iacta est raccoglie le opere di quindici artist3 selezionat3 tra coloro con i quali il rapporto del curatore è stato più avvincente, duraturo e sfaccettato in un ventaglio di stimolanti occasioni: Enrico David (1966, Ancona), Patrizio di Massimo (1983, Jesi), Anthea Hamilton (1978, Londra), Celia Hempton (1981, Stroud, UK), Camille Henrot (1978, Parigi), Maria Loboda (1979, Cracovia), George Henry Longly (1978, Londra), Goshka Macuga (1967, Varsavia), Lucy McKenzie (1977, Glasgow), Paulina Olowska (1976, Danzica), Christodoulos Panayiotou (1978, Limassol, Cipro), Eddie Peake (1981, Londra), Sagg Napoli (1991, Napoli), Prem Sahib (1982, Londra) e Osman Yousefzada (1977, Birmingham).

Il dado è tratto, le carte sono state estratte e posizionate correttamente sul tavolo. Ognuna corrisponde a un presagio, un monito o un’enigmatica indicazione. Predisposte nello spazio espositivo come Tarocchi, le opere assecondano le traiettorie più consuete di una lettura profetica. A destra si colloca il mazzo di carte non svelate, mentre a sinistra sono disposte una accanto all’altra le quatto influenze esterne. Al centro, a disegnare una croce, si trovano quelle che rappresentano lə richiedente, il suo presente e il suo futuro, la risposta al quesito che pone e in conclusione il suggerimento che il mazzo spontaneamente intende offrire. Se le opere o gli assemblaggi di opere costituiscono gli arcani, la galleria rappresenta lo spazio tridimensionale dove prendono posizione per una inedita, quanto puntuale, lettura. E come in tutti i giochi di carte, anche il caso assume un ruolo centrale, intervenendo nella disposizione e negli abbinamenti. I segreti contenuti in alcune opere piegate e riverse sul pavimento di Christodoulos Panayiotou configurano il mazzo non svelato, mentre i contributi inediti di Patrizio di Massimo, Anthea Hamilton, George Henry Longly, Lucy McKenzie le quattro influenze esterne. Quale ruolo è stato invece assegnato dal caso all3 altr3 partecipanti – Enrico David, Celia Hempton, Camille Henrot, Maria Loboda, Goshka Macuga, Paulina Olowska, Eddie Peake, Sagg Napoli, Prem Sahib e Osman Yousefzada? Sarà stato veramente il caso a dettare le regole del gioco o, come sostiene Stéphane Mallarmé, le coincidenze sono sempre guidate e quindi anche Farronato ha tirato il dato più volte per trovare la soluzione più benevola? In fondo come afferma la scrittrice britannica Jeanette Winterson: “l’autobiografia è solo arte e menzogna”.


Milovan Farronato è stato curatore del Padiglione Italia alla Biennale Arte di Venezia nel 2019. Ha diretto il Fiorucci Art Trust fino al 2021. Ha sviluppato il progetto di residenza itinerante Roadside Picnic e, dal 2011 fino al 2019, il festival annuale Volcano Extravaganza, nato a Stromboli e poi migrato prima a Napoli nel 2017, a Dhaka, Bangladesh, nel 2018 e nel Parco Archeologico di Pompei nel 2019. Con Paulina Olowska ha dato vita al simposio Mycorial Theatre tenutosi nel 2014 a Rabka, Polonia, e nel 2016 a São Paulo, Brasile. Ha collaborato con le Serpentine Galleries per le Magazine Sessions (2016). Farronato ha ideato The violent No!, parte del programma pubblico della 14. Biennale di Istanbul nel 2015. Dal 2005 al 2012 Farronato è stato direttore dell’organizzazione noprofit Viafarini e curatore al DOCVA Documentation Centre for Visual Arts di Milano. Dal 2006 al 2010 è stato Curatore Associato della Galleria Civica di Modena e, dal 2008 al 2015, docente di Cultura Visiva al claDEM dell’Università IUAV. Tra le esposizioni curate: Nightfall, con Fernanda Brenner e Erika Verzutti, Mendes Wood DM Bruxelles (2018); Nick Mauss, Illuminated Window, La Triennale e Torre Velasca, Milano (2017); la prima personale di Lucy McKenzie in Italia, La Kermesse Héroïque alla Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2017); Si Sedes Non Is alla The Breeder Gallery, Atene (2017); Prediction da Mendes Wood DM, São Paulo, (2016); la mostra personale di Peter Doig alla Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2015); la personale di Christodoulos Panayiotou al Kaleidoscope Project Space, Milano (2014) e Arimortis al Museo del Novecento, Milano (2013), co-curata con Roberto Cuoghi. Farronato è stato membro del team curatoriale del IV Dhaka Art Summit ed è parte del Comitato di Sviluppo della Chisenhale Gallery a Londra.


BENTLEY MOTORS ALLA MILANO FASHION WEEK 2023 CON MIRIAM DE NICOLO’, DIRETTORE E FONDATORE DI SNOB

BENTLEY MOTORS TORNA ALLA MILANO FASHION WEEK CON IL VOLTO DI MIRIAM DE NICOLO’, DIRETTORE E FONDATORE DI SNOB

RICONFERMATA LA COLLABORAZIONE CON MIRIAM DE NICOLO’, CHE HA RACCONTATO LA SETTIMANA PIU’ ATTESA DELL’ANNO SULLA BENTLEY UNIFYING SPUR


La Milano Fashion Week si è colorata dei modelli Bentley che promuovono temi cardine come integrazione, uguaglianza, unicità e sostenibilità; messaggi che vedono Bentley Milano partecipe della importante kermesse meneghina, e portavoce della strategia Beyond 100 con i suoi prodotti che ne interpretano la visione innovativa e consapevole. La Unifying Spur ha animato le strade del quadrilatero della moda milanese con il suo importante messaggio di inclusione: un’opera d’arte a quattro ruote frutto del Bentley Design Team che veste i nove colori della bandiera Progress con le parole “Love is Love” che, attraverso un’unica linea ininterrotta, incrociano volti, figure danzanti e forme che incarnano il potere unificante dell’umanità, indipendentemente dalla razza, dal credo o dalla sessualità. Il messaggio dinamico della Unifying Spur, icona automobilistica di eleganza, stile, comfort e prestazioni, è stato portato tra le vie della moda, attraverso lo storytelling di Miriam De Nicolò, volto rappresentativo Bentley di questa MFW 2023.

“La passione per la moda, per l’arte e per il bello coltivata sin da giovanissima spinge Miriam De Nicolò a fondare e dirigere un progetto editoriale printed e digital (SNOB) che propone contenuti di approfondimento culturali. L’approccio al mondo del fashion dal tocco personale fresco e leggero si intreccia ad uno storytelling ricco di riferimenti e citazioni dedicato al mondo dell’arte, del cinema e del lusso. Non a caso Miriam si muoverà tra una sfilata ed un backstage della MFS a bordo di Bentley con cui condivide i temi etici e sostenibili, declinati anche attraverso collaborazioni artistiche valoriali, da raccontare al grande pubblico e agli addetti del settore moda.”

Queste partnership confermano Bentley, da sempre icona automobilistica indiscussa di stile, classe ed eleganza, come marchio proiettato verso un futuro consapevole e un’immagine moderna. La storia del brand si integra con i nuovi linguaggi comunicativi e persone protagoniste del mondo della cultura e dell’informazione.

Questo è il racconto per immagini della Settimana della Moda milanese, a bordo di una Bentley Unifying Spur

Volto: Miriam De Nicolò
Regia: Giovanni Piscaglia
DOP: Giuseppe Campo
Produzione: SNOB


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‘Relazioni grottesche’ Allora dillo che ti senti speciale, egoista

‘Relazioni grottesche’ è un fumetto creato nel 2022 da Flora Rabitti ed è il racconto che muove la collezione Florania FW23. È una riflessione sull’appartenenza ad un genere, sull’identificazione con un personaggio, sulle relazioni. 
Elementi ‘grotteschi’, come animali impersonificati, personaggi mostruosi ed altre proiezioni inconsce, partecipano in maniera corale alla nascita, breve durata e morte della storia tra due amanti. In questo immaginario cupo ed ironico, ambientato a Milano, si sviluppa l’idea di design: sintesi degli elementi gotici, dell’estetica dark e gioco tra le identità sessuali. 
La circolarità e nobilitazione dello scarto è sempre alla base del progetto Florania: in questa collezione, in particolare, speciale attenzione è data a tessuti maschili di stampo inglese (microfantasie jacquard e cotoni pesanti da completo) di cui sono utilizzate le rimanenze di magazzino, le prove di colore, i maltinti. 
La grafica rappresenta un elemento chiave di interpretazione per lo sviluppo progettuale: serigrafie del fumetto originale, ‘Relazioni Grottesche’, sono utilizzate sui tessuti maschili inglesi come tessiture jacquard, contrapposti a leggeri ma inquietanti acquerelli, stampati su chiffon rigenerati, evocanti un’apocalisse green ambientata in Duomo.
Gargoyle digitali appaiono su gonne ed abiti di stampo anni ’50, contemporaneamente a mostriciattoli pixelati che compaiono come ricami sulla maglieria.
Questi ultimi elementi sono il frutto della collaborazione con Micro Tenko, artista visivo ed illustratore di Milano che ha interpretato ‘Relazioni grottesche’ con una mano cyborg. Un’altra collaborazione importante è con Readymade Textiles, realtà Milanese che recupera gli scarti di magazzino di tessuti maschili da Irlanda ed Inghilterra.
Questa realtà ha supportato la collezione FW23 con i ‘Gamps’: prove di colore jacquard per i completi da uomo, trasformati in motivi geometrici sui capi genderless.
Non solo il rispetto delle risorse naturali è un mantra costante in Florania.
La produzione artigianale avviene tra Milano, Giambellino, e Mantova, città natale della designer, dove le modelliste e sarte della sartoria sociale Drittofilo contribuiscono in maniera fondamentale alla produzione. Drittofilo è un laboratorio in cui sono supportate donne in situazioni sociali peculiari, tra violenze domestiche e problemi di occupazione.
È un progetto supportato da Caritas, Centro Aiuto alla Vita Mantova e Lubiam.

In arte Veritas, Donnafugata al Museo Bagatti Valsecchi

Con le Cantine Rocca di Frassinello, Donnafugata, Altemasi Museo Bagatti Valsecchi

L’opera d’arte è in grado proiettare l’animo umano in un mondo parallelo suscitando emozioni inaspettate. Pittura e scultura, musica e danza, sono arti universalmente riconosciute come tali, in grado di elevare lo spirito umano e farlo sentire attraversato dalla bellezza. Tutte le arti raccontano un luogo e un tempo, spesso diverso dal reale, attraverso emozioni che coinvolgono i sensi. Allo stesso modo un vino ben fatto è in grado di condensare luoghi e culture esportandole sulle tavole di tutto il mondo. In questo senso il Museo bagatti Valsecchi organizza in collaborazione con tre importanti cantine italiane una serie di eventi per indagare i punti di contatto tra il mondo della pittura e quello del vino.  

Tre esempi virtuosi di come arti maggiori e sapienza enologica possano compenetrarsi e veicolarsi a vicenda, trasportando il fruitore in un percorso multisensoriale. 

In occasione della mostra La seduzione del bello. Capolavori segreti tra ‘600 e ‘700 che si svolge al Museo Bagatti Valsecchi dal 14 ottobre 2022 al 12 marzo 2023, andrà in scena In arte Veritas, un ciclo di appuntamenti per un ristretto numero di persone che permetterà di vivere la Casa Museo di via Gesù come un luogo accogliente e intimo in cui godere gli inediti intrecci culturali tra arte e vino. 

Tre serate che avvicineranno il pubblico al mondo del vino in armonia con la pittura del Sei e Settecento. 

30 novembre 2022: Rocca di Frassinello, cantina museo disegnata e realizzata dall’archistar Renzo Piano, produttrice di prestigiosi vini maremmani che vanta collaborazioni con l’artista contemporaneo David LaChapelle. 

25 gennaio 2023: Donnafugata, importante realtà siciliana con sedi produttive nelle migliori zone vitivinicole siciliane, alfiere della cultura mediterranea nel mondo e protagonista di una jointventure di successo con Dolce &Gabbana. 

1 marzo 2023: Altemasi, casa spumantistica in grado di riunire sotto un unico marchio migliaia di contadini trentini indipendenti. Un Golia fatto di tanti piccoli Davide, portabandiera della bellezza paesaggistica e della cultura alpina. 

Tre serate durante le quali il sommelier e speaker radiofonico Andrea Amadei e il curatore della mostra Antonio D’Amico condurranno il pubblico nelle prestigiose sale della dimora milanese con un’inedita degustazione itinerante. 

Durante le serate ad ogni ospite saranno serviti tre calici di vino e i produttori vitivinicoli racconteranno, tra immagini e parole, il loro mondo e la loro visione dell’incontro tra l’arte e il nettare di Bacco. 

Dal 30 novembre nello shop del Museo sarà acquistabile una bottiglia di Baffo Nero 2019 (Merlot maremmano pluripremiato dalla critica) a tiratura limitata appositamente realizzata dalla Cantina Rocca di Frassinello per il Museo Bagatti Valsecchi. 

Le sarete sono realizzate in collaborazione con l’Istituto Alberghiero Maggia di Stresa. 

Post-Apocalyptic Anthropocene Collection

ANNAKIKI FW 23.24 presenta “Post-Apocalyptic Anthropocene” e continua la sua personale esplorazione del concetto “post-human” con un tocco post-apocalittico. Con la nuova collezione Anna Yang immagina come gli umani si riuniranno in un’uni- ca comunità per supportarsi a vicenda in un mondo dettato dal caos e dalla distruzi- one.

Traendo ispirazione da elementi cyberpunk e wasteland punk, la collezione ANNA- KIKI presenta un’armatura futuristica per il “post-human”, concetto definito da alcuni studiosi come “evolutivo dell’uomo” o “transumano”. L’armatura presenta le maniche ondulate 3D, segno tipico del marchio e un tessuto metallico composito che si adatta a differenti possibilità per trasformare il corpo. Il consistente tessuto metallico effetto liquido conferisce all’armatura un’ incredible splendore quasi a rappresentare un guerriero futuristico. Le stampe deliberatamente bruciate, macchiate, saldate e dipinte a mano riflettono la rappresentazione del designer di un ambiente anti-utopi- co contrastato dalla resistenza dell’uomo che si ribella impavidamente all’ambiente post-apocalittico comandato dall’intelligenza artificiale, diventata consapevole di sè e della brutalità della tecnologia.

Oltre all’armatura, la collezione presenta una collaborazione con il marchio italiano di accessori AnGostura, che trae ispirazione da antiche culture occulte e indigene per creare fantasiose “sculture del corpo”. AnGostura ha realizzato gli orecchini per la legione post-umana di ANNAKIKI, una fusione di vetro fragile e metallo duro che riflette la natura umana alle prese con la crisi, fragile ma indistruttibile.

“Quando gli esseri umani cesseranno di essere attratti dal profitto, e l’unico desiderio sarà la sopravvivenza, allora abbandoneremo il nostro egoismo e ci uniremo in una moltitudine per combattere contro il mondo sconosciuto e turbolento.” dice Anna Yang.

HUI Fall Winter 2023-24

Tutto è cominciato da un tessuto ricamato dei primi anni della dinastia Qing (1636-1912) che fa parte della collezione permanente del Museo della Moda del  Centenario di cui Hui Zou Zhao è fondatrice e curatrice a Shenzen. L’usura e il tempo hanno reso meno nitidi i contorni del disegno che rappresenta un albero di magnolia con sotto due lepri. In Cina la magnolia è un simbolo di dignità e perseveranza ma anche di nobiltà d’animo e bellezza. Invece in un’antica ballata popolare c’è una strofa che dice “Se due lepri corrono insieme chi potrà riconoscere se sono maschio o femmina?”.

Da qui la signora della moda cinese ha ricordato Mulan, il celebre film di animazione americano basato sulla leggenda di Hua Mulan, la bellissima ragazza che si travestì da soldato per fare la guerra al posto del padre. Mulan in mandarino ha due significati: “dolce e soave come un fiore di magnolia” oppure “nata con la magnolia in fiore”.
Per questo la Collezione Hui per l’autunno/inverno 2023/24 è basata sul fascinoso contrasto femminile tra forza e fragilità, sull’infinito talento delle donne nel fare qualsiasi cosa senza violenza e sete di potere. Come sempre si comincia dal pijama che è un grande classico del brand oltre a essere un modello per sua natura genderless. In seta lavata oppure cady, con o senza una leggera imbottitura, il nuovo pijama di Hui ha ricami sfumati oro e argento sulle tinte di base: bianco e nero.
Nel secondo tema cromatico rosso, nero e beige servono da fondamento e base per una stampa che ricorda l’antico ricamo Qing con sopra un pizzo di paillette che ne confonde i contorni. Il terzo tema prevede per gonne dritte appena sotto il polpaccio abbinate a giacche e cappotti di taglio maschile, tinte forti come ottanio, verde smeraldo e rosso fuoco fuse nel classico check del tweed abbinato alla stampa di un paesaggio cinese e, in alcuni casi, a dei bordi leopardati. Tutti questi dettagli  grafici e cromatici si fondono in una cappa patchwork che ricorda i mantelli cuciti con i simboli del coraggio fisico e animale. Infine c’è la pelliccia faux fur in cui si nasconde il disegno pixelato di un drago sui toni di ottanio verde e rosso. Solo l’imperatore e i suoi migliori generali potevano indossare abiti ornati dal motivo del drago che porta fortuna, successo e vittoria ai coraggiosi. Nessuno ha più coraggio di una donna di oggi.

“CIRCULARITY”

“Negli ultimi tre anni, alcuni malesseri mi hanno portato a rendermi maggiormente conto delle problematiche relative all’ambiente, che potrebbero esserne la causa. Allo stesso tempo, ho man mano realizzato che continuare a creare la mia collezione come ho sempre fatto avrebbe contribuito ad un impatto ecologico distruttivo, tanto grande quanto è vasto il numero di abiti esistenti al mondo. Sono giunto alla conclusione che la produzione compulsiva di vestiti non è solo un problema degli altri ma di tutti.

Questo concetto mi ha portato alla realizzazione di “Circularity Project”, in tandem con il brand ATSUSHI NAKASHIMA.

Attraverso questo processo mi sono reso conto che avrei potuto dare una nuova vita ad i miei capi, creando abiti di elevato design con pezzi di recupero delle mie collezioni d’archivio. La Circularity Project Collection si pone come una nuova esperienza creata per gli amanti della moda, al fine di poter abbracciare la moda stessa come processo di rinascita.
Mi auguro che il Circularity Project possa essere di ispirazione a tutti coloro che prenderanno parte a questa celebrazione.

Certamente, raggiungere un modello al 100% circolare è un obbiettivo difficile da raggiungere, ma questo show “CIRCULARITY” si presenta come il primo passo del nostro progetto per porre l’attenzione sull’impatto ambientale nel mondo.
La mia promessa è quella di un impegno costante per raggiungere questo obbiettivo.”

ATSUSHI NAKASHIMA rinasce come brand con uno sguardo attento alle problematiche ambientali, guardando al futuro con lungimiranza.

• I materiali saranno prevalentemente riciclati, PLA acidi polilattici di derivazione vegetale, e materiali di scarto delle passate collezioni.

• . L’essenza di ATSUSHI NAKASHIMA verrà mantenuta nel processo continuo della sostenibilità. • . Gli ultimi look si serviranno di chip NFC (Near field communication) come digital touch point.

RAXXY: PRESS KIT FASHION SHOW – FW2324 – MFW

La collezione FW23-24 del luxury brand Raxxy–fondato congiuntamentea Shanghai e Milano nel 2020 e specializzato nel piuminodi lusso –si ispira alla parola cinese Hán,che significa inverno freddo. Come per magia, le notti gelide sono illuminate dai fuochi d’artificio che sbocciano nel cielo, allo stesso modo,i cuori vengonoriscaldati da romanticie coloratipiumini, realizzatiartigianalmenteattraverso sofisticate innovazioni tecnologiche.
L’approccio edonistico che caratterizza l’identità delbrand Raxxy, integra la cultura tradizionale cinese con la moderna tecnologia didesign della moda, sottolineando pienamente il concetto caratterizzante di “sperimentale, esplorativo e inclusivo” e ridefinendo il tessuto convenzionale e la decostruzione del concetto del piumino.
Ogni singolo pezzo firmato Raxxy, non è solo un capo d’abbigliamentomaancheuna storia, undettaglio, un sogno, un concetto diculture, esperienzee tendenze.Ildesigner William Shen, ha dimostratointeresse per la moda fin da bambino, ma grazie alla sua passione per la matematica, hapercepito una misteriosa legge dell’arte, nascosta in tutte le cose, ossia:le regole della legge del cambiamento anziché del cambiamentostesso. Applicando queste leggi al sistemaespressivo della moda si ottiene un’innovazioneartistica molto interessante, che è diventata il fulcro del marchio RAXXY.
L’antica e gloriosa civiltà cinese e la sua cultura sono l’elemento più importante dell’espressione del marchio. Lo stile unico di RAXXY coglie i dettagli della moda e interpreta ogni elemento di design con una riorganizzazione del concetto, superando l’espressione tradizionale della struttura di pezzi 2D, con un sistema a blocchi 3D. Può essere interpretato come uno stato scultoreo, in cui i dettagli sono scolpiti strato per strato. 
Attraverso modelli e tecniche della cultura tradizionale cinese-come i modelli di bambù e di tessitura Jiangnan, le armature, i modelli di lanterne e di monete di rame–vengono create forme uniche in un modo completamente rivoluzionario, attraverso la combinazione di colori e forme. Per questa nuova collezione FW, il designer William Shen parte dalla teoria geometrica dei frattali, riuscendo a unire la moda configure geometriche che si ripetono all’infinitonella loro totalità e in tutti i loro dettagli.Dai dettagliati intagli si evince la combinazione del tessuto e del piumino per formare un morbido oggetto 3D, dall’aspetto scultoreo esclusivo.Le silhouette dei capi della collezione diventano un’armonica architettura geometrica in simbiosi con il corpo. Le morbide curve femminili vengono vestite con delle forme prese dallostile unisex, con una visione futuristica. La palette di colori, oltre al bianco e nero, privilegia le tonalità più chiare e fredde, ispirandosi alle opere di Morandi.
La trama della superficie fredda contrasta con il tocco morbido delpiuminoe i capi a tinta unita vibrano di un’energia vivida.Il sogno ambizioso del brand Raxxy è quello di annoverarsi il titolo di “piumino haute couture”,la moda calda invernaledaldesign unico.
Il DNA che caratterizzal’immagine del marchio è espressodallastruttura a blocchi scultorei, in contrasto con la superficie liscia della moda tradizionale. Una texture che crea uno strato esterno indipendente, permettendo di vedere un’altra possibilità di espressione nella moda:
un sistema estetico futuristico.


ANTONIO MARRAS PRESENTA LA FW2324 DURANTE LA MILANO FASHION WEEK

C’era una volta una ragazza di nome Grazia che di sé diceva “…sono una signorina sarda, ma non rassomiglio alle mie conterranee. Sono pallida, bruna, un po’ spagnola, un po’ araba, un po’ latina. Sono piccina con dei grandi occhi intensi velati sempre di una leggera tinta di naturale tristezza e dalle lunghe ciglia nere, labbra carnose rosse e ardenti e lunghi capelli oscuri folti e crespi.
Non sono bella, di grazia ho solo il nome, ma sono coraggiosa e determinata.”  Grazia abita nel centro della Sardegna in prossimità della foresta di Burgos, foresta fatata abitata dal famoso Babbaiottu, metà lupo metà cinghiale. Si dice che il Babbaiottu faccia impazzire chiunque si addentri nel suo territorio soprattutto se forestiero.
Grazia, innamorata perdutamente di Duncan, suo amore di penna, gli dà appuntamento proprio in quella foresta… Il Babbaiottu rispetterà l’amore?
Sarà indulgente con chi del cuore ha fatto il suo credo?
Dedicato a Grazia Deledda
interrotti e intarsiati. Tartan e tulle floccato, paillettes e stuoie, jersey goffrato, pelliccia fake e matelassè e soprattutto fiori. Velluto pannè traforato e panni cangianti, lana agugliata e incastrata con il tessuto. Stampe di foglie a cascata, grandi rose vaganti, motivi geometrici e foto ritratto del migliore amico dell’uomo. Maglie pettinate a motivi jacquard tipici della tradizione tessile sarda, maglie avvolgenti in cashmere e maglie ritrovate, tagliate e ricostruite incastrate con ricami macramè, pizzi e plissèe. Jacquard fil coupè, twill di seta e felpe.
Trench, bomber, parka, giacche sartoriali maschili ripescate da una vita precedente rimessi a nuovo con intarsi di materiali da haute couture come damaschi e broccati e poi improvvisamente abbinati a dei check maschili utilizzati nelle giacche dei guardiacaccia.  Motivi dello streetwear e motivi da gran soirèe. Un po’ di crema e colori dei boschi ma tanto nero e nero e improvvisamente rosso passione perché seguiamo sempre la strada del cuore.

Full Moon in Paris

collezione BLAZÉ Autunno/Inverno 2023, che pur sofisticata e borghese, si colora di una nuova sensuale femminilità, perfettamente controbilanciata da tocchi maschili. Con una certa nostalgia vengono rievocate le atmosfere degli anni Ottanta nelle decorazioni scintillanti e nei dettagli preziosi, sottolineando l’appeal notturno della collezione. Il nuovo simbolo del marchio, il cavalluccio marino, fa capolino qua e là – su bottoni metallici, ma anche come piccoli ricami – segnando il nuovo corso del brand. Ruba la scena il modello Heart, che nasce da un classico blazer dall’ampio revers che si trasforma in un abito seducente, arricchito da bottoni metallici.  Un pattern di fuochi d’artificio è ricreato con strass sul Chiller blazer in velluto nero  abbinato agli ampi pantaloni pantaloni Fox, mentre un ricamo di paillettes dona un effetto materico e sfavillante al Chiller blazer indossato con il top Clyde, ma anche al femminile abito Konik.   Il party mood continua con un completo in cui il bolero Gliss bordato di velluto e la minigonna Coci sono proposti in un bouclé multicolore realizzato con fili metallici. Lucide paillettes dalla forma squadrata decorano il top Clyde abbinato alla gonna midi Sussex coordinata, ma anche l’abito monospalla Manipur indossato sotto il nuovo bomber Serama, a ricreare uno dei look più iconici di Jane Birkin. Pensata per danzare tutta la notte, la gonna Appaloosa è ricoperta da una cascata di frange dall’effetto seta, così come la giacca abbinata. Aggiunge un tocco floreale la stampa anni Settanta di Mantero, riproposta su seta per la tuta Clyde indossata con il blazer Everynight coordinato. Per una femminilità più sfrontata, il nuovo cappotto doppiopetto Moroseta e il Gliss bolero in bouclé, abbinato alla minigonna Coci e alla camicia Berber di seta, sono proposti in un’accesa sfumatura rosso fuoco. Al contempo, tonalità anni Settanta di blu oltremare e rame caratterizzano rispettivamente la morbida e avvolgente giacca in faux fur Hunny e il completo con pantaloncini indossato con il blazer Everynight. Lo spirito senza tempo del marchio viene sottolineato dalle polo Highland in maglia, abbinate agli iconici blazer con motivi sartoriali manish, mentre i maglioni Highland – dalle spalle accentuate, scolli a V profondi e piccoli ricami di cavallucci marini – sono intrisi di raffinata sensualità. 
La selezione di capi in pelle include un bolero Gliss in nappa nero portato con la minigonna Coci coordinata, oltre a una serie di pezzi in shearling, tra cui il nuovo Bolero Gliss dall’effetto furry bordato in pelle nera.

ALBERTO ZAMBELLIFALL WINTER 2023-2024COLLECTION

Fondato nel 2013, l’omonimo brand è riconosciuto per lo stile minimale e decorativo, fatto di linee pulite ed architettoniche oltre l’utilizzo di materie nobili e dettagli preziosi.
La continua ricerca di materiali, forme e lavorazioni orientati all’alto Pret-à-Porter e l’attitudine all’uso di materiali naturali, hanno insignito il Designer nel 2014 fra i 15 talenti della Milano Fashion Week.

Zambelli in questi anni stringe importanti collaborazioni in oriente, dal quale ne rimane affascinato. E così l’oriente diventa il centro di nuovi studi di volumi, nei quali estetica e funzione sono un unico.
Le collezioni traducono una visione contemporanea e personale dell’Heritage Made in Italy, progettate, realizzate e prodotte all’interno dell’Headquarters Alberto Zambelli a Km Zero.

L’infinito nel finito come l’ inafferrabile concetto d’ infinità e la prospettiva ultima del vuoto, un punto di ancoraggio per collegare la terra al cielo.

Da questo concetto nasce la collezione In – Finitum come semplicità ed ordine estetico che ispira l’atto di vestirsi con senso di leggerezza, sia mentale che fisico.
Scompare il superfluo e ogni capo diventa senza peso mentre la sartorialità allarga i confini ad una nuova eleganza dove formale e informale diventano un unico.

Una rilettura del tailoring Hand Value oltre il formale che preserva il principio etico sociale ed ambientale, attraverso l‘ utilizzo di materiali naturali certificati e filati di riciclo.

Zambelli esplora l’ oscurità tattile e profonda dell’ antracite, del nero, dei blu e li riscalda con ebano, intonaco e muschio in una dualità fra arcaico e contemporaneo.
Decostruisce un mondo antico e minimalista portandolo in un Hic et Nunc monotonale dai fonemi silenziosi, mutevoli e inclassificabili.

Un’alchimia fra minimalismo e semplicità senza ornamenti, ne superfluo decoro in cui il principio di ogni capo è ricondotto all’ essenziale raffinata semplicità ridotta all’ estremo.

Forme, materiali e corpo dialogano in un’ osmosi pura e organica rivelatrice di un fascino discreto atemporale.

Panno sostenuto, flanella e fresco lana classica del guardaroba maschile incontrano twill di seta, chiffon, nobili gabardine e denim Kurabo intercalando forme in cui maschile e femminile si fondo in abiti semplici, evocativi, ridotti alla loro manifestazione del più essenziale.