Altaroma: note glam in passerella da Mario Orfei

Ha sfilato nell’ambito di Altaroma la collezione Autunno/Inverno 2017-2018 di Mario Orfei. Suggestioni Seventies dominano in un défilé caratterizzato da silhouette ampie e stampe vivaci. Colorati e glam i tessuti avvolgenti indossati dalla donna Mario Orfei, che non lesina in sensualità e charme. La collezione, intitolata Reflex City, unisce note metropolitane a citazioni anni Settanta, in un crogiolo di ispirazioni multiformi: il passato e il futuro sembrano convergere in una dimensione atemporale, tra sovrapposizioni di lussuose armonie e contrapposizioni ardite. Il contrasto è la parola chiave, tra lussuose armonie e note glam nelle lavorazioni metalliche e nei tessuti laminati. Largo a sete fluttuanti e stampe dévoré, tra bagliori di rame plissé, oro e platino illuminano i classici velluti blu, cioccolato e rosa baby dai tagli sartoriali rubati dal guardaroba maschile. La donna che calca la passerella sfoggia completi e giacche rigorose in doppio petto ma anche note geometriche nel check rivisitato che si alterna al principe di Galles e all’ecopelle, che spicca tra i materiali usati, accanto a pregiate lane d’alpaca che conferiscono una nota sofisticata a pantaloni, tute, gilet e cappotti. I capispalla costituiscono il pezzo forte della collezione: tra cappotti oversize con collo in eco-pelliccia policroma e cappotti sartoriali, veniamo proiettati in inediti flashback ad un passato che si rivela sorprendentemente contemporaneo. Dettagli preziosi negli abiti fluttuanti, in cui spiccano decorazioni in argento e vetro di murano: suggestioni oriental nelle maniche e nelle cascate di rouches, per una femminilità evergreen.



(Foto cover: Blog & the City)

Altaroma: sfila il surrealismo ibrido di Melampo

Ha sfilato nell’ambito di Altaroma la collezione Fall/Winter 2017-2018 di Melampo: finaliste di “Who Is On Next? 2016″, Lulù e Anna Poletti, le menti creative di Melampo Milano, presentano sulle passerelle di Altaroma una collezione dai risvolti introspettivi, che trae ispirazione dalle opere del pittore surrealista contemporaneo Dino Valls. Le due designer partono per un viaggio lisergico attraverso un universo onirico, in cui l’individuo è al contempo centrale e sognato. Una collezione che si snoda in una affascinante dicotomia tra costruzioni e decostruzioni, tra ardite sovrapposizioni e fluidità delle silhouette. La camicia diviene capo passepartout, in una moda ibrida, in bilico tra leisure wear e homewear. In un crogiolo di connessioni e sinapsi, veniamo proiettati in un viaggio che mixa luoghi e stili: largo a tartan scozzese, indossato accanto a colli vittoriani e dettagli edoardiani. Ma sono presenti anche suggestioni che omaggiano il barocco spagnolo e gli animali mitologici delle chiese gotiche francesi. Largo a ricami floreali e decorazioni che rimandano ad un bestiario astratto su materiali diversi, che spaziano dal cotone maschile di tessiture da camiceria alla mussola in seta, dalla lana tartan al pizzo chantilly fino al velluto délavé e al tapestry prezioso. Infine tripudio di candida broderie anglaise. Introspettiva e suggestiva, la collezione delle due designer, entrambe nate a Milano, Lulù nel 1979, Anna nel 1981. Dopo un’infanzia trascorsa in fabbrica, le giovani iniziano a cucire. Dopo gli studi in architettura al Politecnico di Milano, Lulù frequenta il Corso per fotografi di scena dell’Accademia Teatro alla Scala e inizia a lavorare con fotografi del panorama contemporaneo italiano e internazionale. Anna invece fin dai tempi del liceo si all’azienda di famiglia. Non termina gli studi in Economia per iniziare a lavorare a tempo pieno come responsabile dello sviluppo prodotto, imparando a gestire tutte le fasi della realizzazione, dal figurino all’abito. Tra il 2013 e il 2014 inizia per le due giovani la nuova avventura: le due stiliste danno vita a Melampo, brand che si pone come interprete della moda contemporanea con

Vittorio Camaiani si ispira al Barocco spagnolo

Ha sfilato nell’ambito di Altaroma la primavera/estate 2017 di Vittorio Camaiani. Una collezione che trae ispirazione dall’arte del pittore spagnolo Diego Velazquez, quella che lo stilista ha presentato nella cornice dell’Hotel Excelsior di Via Veneto. I gai e vivaci baffi di Velazquez divengono motivo iconico che impreziosisce abitini da cocktail, tute e lunghi abiti da sera. Lo stilista entra in alchimia con il pittore spagnolo, a cui si sente vicino per la comune passione per l’arte. Una vera e propria affinità elettiva, che lo stesso Camaiani ha commentato così: “Una “corrispondenza” tra me e Velazsquez, lontani e diversi, ma legati dalla stessa passione per l’arte”. L’ironia dei caratteristici baffi del pittore andaluso diviene leitimotiv della collezione, tra ricami a mano ed intarsi applicati sui capi, tra preziosi broccati di stampo barocco e tripudio di seta batik. Lo stilista, originario di San Benedetto del Tronto, gioca con i soggetti dei quadri di Velazquez, che traslittera in creazioni in lino, garza e chiffon. Il Seicento spagnolo rivive sulla passerella, per suggestioni antiche che, sotto le mani esperte del couturier, divengono estremamente attuali. In passerella sfila un’eleganza discreta e al contempo sontuosa, che omaggia la vanità e l’arte. Le gloriosa vestigia del passato rivivono nelle creazioni del couturier marchigiano: largo a linee a trapezio per camicie e abiti, pantaloni in seta di linea morbida in lino e cotone più accostati al corpo, una nuova gonna la cui forma richiama l’Infanta Margarita, protagonista di un capolavoro del Velazquez, “Las Meninas”. La palette cromatica abbraccia i toni del grigio, del rosso, del nero, passando per l’azzurro, colori che acquistano intensità e corposità su lino, chiffon, crepe, satin, garza di cotone, duchesse taffetà, organza e vinile. Collaborazione tra Camaiani e Lella Baldi per le calzature che accompagnano il défilé, mentre la matita di Vittorio Camaiani incontra le sapienti mani dell’artista Marina Corazziari, per inediti gioielli scultura fatti di lastre d’argento, punte di madreperla cristalli antichi fumée e onice nero. I “quadri moda” di Vittorio Camaiani saranno presentati in tre sale dell’Hotel Excelsior arricchite di profumi per creare una “casa del caffè” del Seicento grazie al prodotto di “Orlandi passion”.

Altaroma: suggestioni botticelliane da Renato Balestra

Suggestioni botticelliane in passerella da Renato Balestra, che ha chiuso come di consueto Altaroma. Una collezione ispirata al risveglio della natura, in una primavera ancora in bocciolo: come i primi fiori che sbocciano, si risveglia anche la leggiadra ninfa immaginata dallo stilista. In una palette cromatica dai toni pastello sfilano sontuosi abiti da gran soirée, per una haute couture dallo charme evergreen. Largo a colori delicati come il glicine, il rosa, il verde acqua, il celeste, fino a tinte arcobaleno, che impreziosiscono chiffon ed organze preziose. Come una Venere botticelliana, la donna che calca la passerella ha i capelli cosparsi da petali colorati, mentre fiori e ventagli plissettati in taffeta e chiffon decorano le giacche sartoriali e gli abiti da cocktail. Romantica e raffinata, la donna Balestra sfoggia lunghi abiti da sera perfetti per un red carpet: non mancano note di sensualità nei corpetti che enfatizzano le curve, tra tripudio di tulle multicolor e preziose decorazioni. Sfila una principessa dai risvolti fairy tale, in una collezione poetica dall’allure eterea. Chiude il défilé la sposa di Renato Balestra, una regina stretta in un candido mikado decorato con pizzo chantilly e capelli adornati da una cascata di nuvole di fiori bianchi. Eleganza e garbato equilibrio caratterizzano la collezione, che segna un altro tassello nella lunga storia della maison romana. A consegnare il riconoscimento al Maestro Balestra la sindaca Virginia Raggi.

Altaroma: grafismi optical in passerella da Nino Lettieri

Caleidoscopici grafismi otpical caratterizzano la collezione haute couture primavera/estate 2017 di Nino Lettieri, che ha sfilato nell’ambito di Altaroma: lo stilista campano si diletta con lunghi abiti da cocktail e da sera in un tripudio di stampe geometriche nei toni del black & white. Il défilé, che ha avuto luogo nella prestigiosa location del Westin Excelsior Hotel di via Veneto, ha visto sfilare in passerella circa 40 outfit nei toni del bianco e nero, eccezion fatta per due caftani in rosso corallo e giallo. La collezione, intitolata “Geometria”, ha visto una prevalenza di abiti fluidi, tra sovrapposizioni di leggiadri chiffon, organze preziose e satin tessuti dagli antichi telai risalenti al 1700 della storica azienda Gustavo De Negri: largo a virtuosismi grafici, tra righe, pois e figure geometriche. Ad impreziosire i capi dettagli in tulle, sete plissé e reti in macramè. I lunghi abiti fluidi e le tute sono stati indossati dalle mannequin con soprabiti in broccato di seta e cotone impreziositi da paillettes. Lo stilista si lascia affascinare dalle figure geometriche che sin da ragazzino amava scarabocchiare sui quaderni di scuola: suggestioni evergreen che ispirano al couturier partenopeo una collezione iconica, che incarna perfettamente l’estetica della maison. Poesia e charme timeless si uniscono a stampe caleidoscopiche in un gioco di righe, quadrati e rettangoli. Pietre preziose e delicate piume impreziosiscono i lunghi abiti da sera. La sposa chiude come di consueto la sfilata: moderna e avanguardistica la mise scelta, un caftano in candido bianco in organza sovrapposta a leggeri veli in chiffon impreziosito da ricami e paillettes. Le calzature scelte sono le più classiche décolleté a punta con cinturino al tallone, declinate in materiali come camoscio e vitello. La clutch è realizzata dai maestri artigiani napoletani Albano, mentre i bijoux, in agata ed onice, sono firmati da Albaserena.

Altaroma: la Grande Bellezza di Camillo Bona

Un’estetica che parte dalle vestigia della Città Eterna per ripristinare il concetto di bellezza. Suggestioni divine che rimandano ad ideali di purezza ed eternità, per una bellezza imperitura ed immortale, vissuta come un’esigenza. Camillo Bona parte dalla sua Roma per una collezione haute couture primavera/estate 2017 intrisa di echi nostalgici: la bellezza diviene metro di giudizio per muoversi nella realtà contemporanea ma anche per proiettarsi in un futuro che appare remoto. Ripensa ai fasti imperiali Camillo Bona, ma anche al glamour della Dolce Vita, quando Roma era al suo apogeo. Il couturier tuttavia non si lascia sopraffare da sterile nostalgia ma rielabora il topos della grande bellezza per sopravvivere ai mala tempora attuali, in cui versa la Capitale d’Italia. E’ una Roma offesa quella che accoglie il défilé di Camillo Bona, che si rifugia in un mondo ideale in cui la classe e lo charme divengono i valori supremi. Il couturier rielabora i codici stilistici che hanno reso l’alta moda italiana grande in tutto il mondo: in passerella sfilano suggestioni bon ton per capi dalle linee ladylike. La donna immaginata dallo stilista indossa tailleur declinati in nuance pastello ed impreziositi da cuciture e rouches scultoree. Mistica e riflessiva, la collezione è un’ode all’artigianalità italiana, tra capi che richiedono numerose ore di lavorazioni e complesse applicazioni tessili. Un candido bianco domina la palette cromatica, aprendo il défilé: si alternano sulla passerella 30 uscite di finissima fattura. Non mancano i toni del rosa baby, del giallo, del verde acqua e del celeste. Chiude come di consueto la sposa, che appare virginea e poetica. Camillo Bona guarda ad un passato fatto di sete plissettate e cashmere, ma anche chiffon e rafia, che rievoca nelle forme le architetture della Città Eterna. Perle, coralli e pietre dure impreziosiscono il collo delle mannequin, tra cascate di fili di perle. Una collezione sofisticata e minimale, che auspica il ritorno alla vera bellezza, l’unica forza motrice in grado di salvare il mondo.

Altaroma: la couture favolistica di Gattinoni

Si intitola “The Dream” la collezione che segna il ritorno di Gattinoni nel calendario ufficiale di Altaroma, dopo cinque stagioni di assenza. La maison presenta una collezione dalle suggestioni fairy tale, che non lesina in ispirazioni oniriche: proprio il sogno diviene leitmotiv di una parata di eteree principesse, che si alternano sul défilé sfoggiando nuvole di tulle e maschere a coprire il volto. Guillermo Mariotto e Stefano Dominella partono da un assunto di Marcel Proust, per la collezione alta moda Primavera/Estate 2017 di Gattinoni: “Se sognare un po’ è pericoloso, il rimedio non è sognare di meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo”. Sulla passerella sfila una donna eterea e sognante, un po’ angelo e un po’ demone: giovane e acerba, la vediamo sospesa in una dimensione irreale, in cui indugia in lunghi abiti impalpabili, tra ricami e lavorazioni artigianali.

Suggestioni shakespeariane quelle reinterpretate da Mariotto, che parte dal Sogno di una notte di mezza estate per stravolgerne il tema prevalente: sullo scenario immaginario di un Eden incantato, sfilano sulle note della Fata confetto dello Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij delle debuttanti: “La mia donna ritorna misteriosamente alla sua adolescenza -ha dichiarato Mariotto- Vive una nuova esistenza e una nuova giovinezza. Più spensierata, più libera come la new couture che scende dai tacchi ma non rinuncia ai rituali tipici dell’alta moda. Iperbole sartoriale”. Tripudio di organza di seta effetto matelassé, quasi a riprodurre le nuvole, tra volumi scultorei e trame intricate, che si ispirano all’antica tecnica dei punti smock internazionali. Largo a camicie in organza e gonne impreziosite da fiocchi in tessuto.

Una collezione intrisa di note orientali, come negli origami che sbucano dalle pieghe severe delle gonne. “Per questa collezione ho voluto giocare sui colori –ha commentato Mariotto– Rosa nelle sue diverse nuances, azzurro polvere, verde salvia, grigio perla, lampone, bianco e nero. Tonalità confortanti e rassicuranti, che avvolgono, coprono, drappeggiano, vestono le mie fantasie”. Vortici di seta per caftani dipinti a mano e voli di farfalle nelle t-shirt, da indossare come minidress. Cristalli e madreperle illuminano abiti che ricordano le vestaglie da camera. Il défilé ha luogo nel casale cinquecentesco dove visse Papa Pio V, che ora ospita la Link Campus University. Qui sfilano le donne Gattinoni, su una passerella circolare che ricorda un carillon.

Vanessa Hessler sfila per Gattinoni PE2017
Vanessa Hessler sfila per Gattinoni PE2017


La donna immaginata da Mariotto trova incarnazione in Vanessa Hessler: la top model italo americana torna in Italia dopo la maternità per interpretare la favola couture ideata da Mariotto. Lunghi capelli biondi e volto innocente per 180 centimetri di altezza, Vanessa Hessler fu scoperta proprio da Gattinoni quando aveva appena 15 anni. Dalla dolcezza iniziale la sfilata scivola poi in note dal retrogusto dark: è il coup-de-theatre che aspettavamo e l’innocente principessa rivela un inedito lato oscuro che trova espressione nel chiodo in piume da indossare su culotte e nei preziosi abiti neri ricamati in rafia e micro black boule. A firmare i gioielli che impreziosiscono la collezione Gattinoni haute couture PE2017 è ancora una volta Gianni de Benedittis, designer del brand futuroRemoto, che ha realizzato per l’occasione bracciali in oro con longilinee libellule ed anelli farfalla in argento. Per una couture da fiaba.



(Foto cover: La Stampa)

Le falene di Greta Boldini conquistano Altaroma

“Come Falene” è il titolo della collezione di prêt-à-porter Autunno/Inverno 2017-2018 presentata da Greta Boldini ad Altaroma. Sontuosa eleganza in bilico tra contemporaneità e suggestioni anni Quaranta caratterizzano una collezione iconica, che celebra la crescita stilistica del giovane brand, disegnato da Alexander Flagella: accettazione, perdono e redenzione divengono le parole chiave attorno alle quali si sviluppa la sfilata. La donna che calca la passerella ricorda una falena, mantide enigmatica e sospesa in una dimensione onirica, in cui si avverte il peso incombente di note belliche. In un crogiolo di libere associazioni si erge lo stile di Greta Boldini, che trae ispirazione dall’arte di Van Eyck e di George Grosz. Lo stile Forties sembra dominare, in una collezione che si snoda tra echi nostalgici e dettagli maschili. Flagella rivisita intramontabili classici del guardaroba, come la giacca Barbour in tela anti pioggia, che si indossa ora con gonne in seta plissettata e lunghi abiti alla caviglia in ciniglia e velluto prezioso. Una combattente la donna Greta Boldini, che percorre sicura la passerella di una sfilata velata da una vena di spiritualità. Tripudio di sete plissé per lunghi abiti che scoprono le caviglie: i capispalla sono rubati al guardaroba maschile. Domina il rigore di costruzioni tipicamente anni Quaranta, per un’eleganza sobria ma che non lesina in suggestioni couture. Largo ad ardite sovrapposizioni ed inediti coup-de-theatre: tripudio di lana bouclé e cashmere pregiato, seguito a ruota da viscose, tulle ricamati, organze preziose, crepe de chine e pizzo. Suggestioni Art Déco nei dettagli in vetro nero e cristalli, lusso nelle pellicce di visone, volpe e mongolia, che danno vita a caleidoscopici giochi insieme al mohair in pelliccia e alle spugne misto lana-cotone. Calda e drammatica la palette cromatica, che indugia nei toni dell’antracite, del chianti, del muschio, del phard e del glicine, fino ad aprirsi alle scale dei grigi e dei rosa violenti. I gioielli sono firmati da Iosselliani e le borse da Cecchi de Rossi. Alexander Flagella è la mente creativa dietro Greta Boldini: il giovane, classe 1984, si è laureato presso il Polimoda di Firenze. Il brand si ispira ad un’estetica bifronte, che guarda da un lato alla bellezza di una diva senza tempo come Greta Garbo e dall’altro allo charme imperituro delle donne ritratte da Giovanni Boldini.

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Altaroma: nel giardino segreto di Giada Curti

Eterea e suggestiva la collezione presentata da Giada Curti all’ultima edizione di Altaroma: un simbolismo dai risvolti onirici si unisce ad un’estetica influenzata da echi lontani e sontuose antichità. L’arte di Lawrence Alma Tadema ispira alla couturier una collezione impalpabile, che intende celebrare la femminilità in bilico tra sogno e realtà. Una Primavera/Estate 2017 che guarda alle vestigia del glorioso passato, reinterpretandone codici e stili, adattandoli alla contemporaneità: un intento didascalico che trova espressione nell’abito da ballo che si tinge ora di mikado e voile di seta. Impreziosito da bucoliche stampe floreali e finemente decorato con paillettes e striature a righe, l’abito lungo torna in auge e si adatta ora anche alle più giovani. Elementi archeologici si uniscono ad una visione quasi onirica della couture, che ripristina sfarzo e suggestioni luxury, a partire dalla location scelta per il défilé, i sontuosi saloni del St. Regis Rome Hotel, tra ispirazioni Art Déco ed opulenza barocca. Giada Curti riserva attenzione certosina per i dettagli: il particolare diviene portatore di inaspettate epifanie, in un gioco di rimandi storici ed allegorici. In passerella sfila una regina contemporanea che sfoggia copricapi impreziositi da fiori, in una cornice sfavillante, giardino segreto in cui rivivono nostalgici echi di un passato immemore. Le scarpe sfavillanti sono firmate da Valentina Gallo, che interpreta il mood sparkling prevalente nell’intera collezione. Largo a lunghi abiti in impalpabile chiffon di seta e crepe de chine. I gioielli sono firmati invece dall’estro di Alex Carelli: tripudio di ferro che si unisce alla magia di pietre preziose come l’acquamarina, l’ametista e le perle. Le borse piumate esaltano una femminilità sofisticata, vissuta con garbo e charme evergreen.

Altaroma: la teoria del bambù di Marianna Cimini

Ha sfilato nell’ambito di Altaroma la collezione prêt-à-porter Autunno/Inverno 2017-18 di Marianna Cimini: la giovane stilista, finalista a Who’s On Next 2014 nella sezione prêt-à-porter, presenta una collezione ispirata alla cultura giapponese. Suggestioni botaniche e tocchi oriental si uniscono per grafismi eclettici e velluti preziosi: si intitola “La teoria del bambù” la collezione che ha calcato la passerella di Altaroma. Il bambù diviene fil rouge di una sfilata ricca di suggestioni: l’arbusto, simbolo di tenacia, vitalità ed equilibrio, ispira alla stilista partenopea stampe audaci ed irriverenti, che celano profonde riflessioni filosofiche. Robusta e tenace, la radice del bambù sembra assomigliare all’animo femminile, fragile e forte, pronto ad affrontare la vita con entusiasmo ragazzino.

In bilico tra rigore e spensieratezza, la collezione parte da una serie di lunghi abiti in velluto nero, per poi aprirsi ai colori: largo a jumpsuit, abitini e gonne frastagliate da giochi di rouches, da indossare con manteau e giacche a vento trapuntate. Le silhouette sono a trapezio, in un gioco di rimandi al passato, in primis agli anni Sessanta. Brio e fantasia nei contrasti cromatici e nello styling irriverente, che non lesina nell’uso del calzino. Come da copione, la collezione è pervasa da note sportswear ma non lesina in romanticismo e sprazzi di una femminilità ancora in fieri.

Cresciuta in Costiera Amalfitana, Marianna Cimini ancora giovanissima si trasferisce a Milano, dove frequenta il prestigioso Istituto Marangoni. Seguono collaborazioni con brand del calibro di Max Mara, dove disegna per più di tre anni la linea ‘S Max Mara, e Tod’s, dove crea una capsule collection per Fay Donna. Tanti i riconoscimenti di cui la giovane designer è stata insignita, come il “Premio Moda Italia” sponsorizzato dal CNA. La stilista è stata finalista con menzione speciale del concorso “Next Genaration” e finalista al concorso Muuse per Vogue Talents for The Young Vision Awards.

Nel 2012 la giovane lancia il marchio che porta il suo nome ed ottiene subito notevoli riscontri da parte della critica. Nel 2014 sfila alla decima edizione di Who’s On Next, concorso organizzato da Vogue Italia ed Altaroma. Nel settembre dello stesso anno viene inserita da Vogue Talents tra i migliori 200 designer emergenti. Nelle sue collezioni trionfa il Made in Italy, insieme ad uno stile fresco e frizzante, in bilico tra femminilità evergreen ed attualità. Il suo stile iconico è caratterizzato da una grafica metropolitana vibrante, che unisce le radici mediterranee, capisaldi dell’estetica del brand, a note minimal-chic che strizzano l’occhio alla contemporaneità.

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Altaroma: l’architettura araba in passerella da Sabrina Persechino

Sabrina Persechino ha sfilato nell’ambito di Altaroma con una collezione altamente evocativa: una moda sperimentale e mai banale, quella dell’architetto couturier, che trae ispirazione da paesaggi esotici ed atmosfere dal fascino millenario per la collezione haute couture Primavera/Estate 2017, intitolata Jaali. Ricorda una grata Jaali, pietra perforata lavorata con motivi ornamentali realizzati attraverso l’uso della calligrafia e della geometria. Suggestioni islamiche si uniscono ad un’allure sofisticata in una collezione che parte dalla pietra Jaali per attuare un excursus affascinante dai risvolti filosofici: grazie alla pietra veniamo proiettati in una visione del mondo nuova, unidirezionale, che facilita il passaggio di luce e aria, prerogativa fondamentale nelle società islamiche per preservare l’intimità familiare, permettendo così di poter guardare fuori impedendo a chiunque di osservare all’interno. Un mondo nuovo ed un’estetica che coniuga funzionalità e sperimentazione: il mondo dell’architettura, cui Sabrina Persechino appartiene, rivive nell’inedito brise-soleil moderno, utilizzato per realizzare un effetto di smaterializzazione dell’involucro, quasi una sorta di filtro, che modifica e dosa il passaggio della luce a seconda delle ambientazioni esterne e dell’incidenza dei raggi solari. La couture firmata Atelier Persechino sdogana un’estetica camaleontica e multiforme: così come gli edifici architettonici assumono aspetti diversi attraverso il filtraggio della luce, anche gli abiti che si alternano sulla passerella variando continuamente la propria immagine, accentuando la sensazione di mobilità e di velocità che si traduce in capi fluidi ma al contempo statici. Sabrina Persechino interpreta l’intaglio della pietra, necessario per creare lo Jaali, traducendo le tecniche millenarie nella creazione del macramè geometrico, fil rouge della collezione: largo ad abiti bianchi dalle forme lineari e pulite, che evocano forza e trasparenza.
Una trama nodosa a base quadrata a disegnare una griglia ornamentale che lascia spiare la siluette esaltandone la femminilità. Preziose lavorazioni di intarsi di filigrane d’oro ed intrecci di fili in resina che creano una struttura traforata, elemento chiave di una collezione che rielabora i tradizionali codici della couture in chiave altamente personale. La stilista crea mirabili virtuosismi geometrici che danno vita a feritoie di luce che illuminano prospetti dal piglio razionale: il risultato è una couture caratterizzata da estrema indossabilità. In una palette cromatica che predilige il bianco e l’oro all over non mancano i colori del deserto e il nero, per capi pensati per il giorno, che si alternano a sontuosi abiti da sera e da cocktail. Largo a trame in piqué di seta che ricordano le suriyah libiche, in una collezione intrisa di citazioni all’architettura araba. Una magistrale interpretazione per una haute couture all’insegna della sperimentazione.

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