Borsalino: Dalle stelle al crac, così finisce un’eccellenza italiana

Tutto ha inizio nel 1857, ad Alessandria. E, sempre nella città piemontese, nel 2017 tutto ha pure una fine (almeno per ora). Centosessant’anni fa la Borsalino era due fratelli, Giuseppe e Lazzaro, che crearono un laboratorio di cappelli. Poi si trasformò in mito, soprattutto quando Humphrey Bogart ne indossò uno per la scena finale di Casablanca. Tempi ormani lontani, perché oggi, dopo travagliate vicende, per la prima volta nella storia dell’azienda è stata scritta una nuova parola: fallimento.


Johnny Deep
Johnny Deep



Dopo arrivarono altri testimonial come Alain Delon e Jean-Paul Belmondo, o come Federico Fellini, che si faceva fare un modello tutto suo, il “Fedora“, poi fortemente cercato pure da Robert Redford . Robert De Niro ne indossa uno in “Gli Intoccabili“, il presidente francese François Mitterand lo portava spesso, come pure, prima di lui, Winston Churchill, Gabriele D’Annunzio, Ernest Hemingway.


Robert Redford
Robert Redford



E’ l’ultima tappa di un lungo percorso, che tra l’inizio e la fine del ‘900 ha visto una piccola bottega di Alessandria trasformarsi nella più grande fabbrica della città e in uno dei primi veri campioni dell’export italiano, capace di toccare i 2 milioni di cappelli prodotti nel 1914 e di invadere i mercati stranieri, in particolare quello statunitense. Il Borsalino divenne un “must” per attori, politici e pure gangster. Era il cappello preferito di Al Capone.


Alain Delon
Alain Delon



La Borsalino tira avanti, fino a oggi, giorno in cui la nuova richiesta di concordato avanzata dalla Haeres Equita di Camperio viene respinta del tribunale e per l’impresa viene decretato il fallimento. Il businessman elvetico fa sapere che non mollerà: “Continuiamo nell’impegno volto a trovare soluzioni che preservino questo iconico brand e gli interessi di tutti gli stakeholders: i livelli occupazionali, i fornitori, i clienti, la città e le istituzioni di Alessandria” afferma Camperio, amministratore di Haeres Equita, in una nota in cui dice di sperare “di poter continuare a costruire un futuro per Borsalino”.


Borsalino
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Spericolato come Steve McQueen: The King of Cool

Se qualche maschio insicuro vuole reinventarsi il look, please non cadere nell’errore di curiosare sul profilo Instagram di qualche elegantone contemporaneo (o presunto tale). Non ne vale la pena.


Invece, se siete passati da Parigi, anche solo per qualche giorno, spero abbiate fatto visita alla Galerie Joseph, al 116 di rue de Turenne, quartiere del Marais. Fino al 30 di agosto è andato in scena lo «Steve McQueen Style»: lo stile dell’attore americano, scomparso a cinquant’anni, nel 1980, qui analizzato e scomposto nei suoi elementi fondamentali.


Steve McQueen
Steve McQueen



Insomma, come diventare un perfetto Steve McQueen . Che si dirà, senza quegli occhi d’acciaio lì o il fisico che aveva, dove vai, ma l’illusione è l’ultima a morire.  
Locandine di film, foto di lui su un set o in una delle sue ville americane. Persino la Mustang Fast, replica, appena restaurata, utilizzata nell’epico inseguimento di Bullitt, indimenticabile pellicola del 1968. E ancora opere di artisti contemporanei ispirati all’attore. Ma è stato il secondo piano, quello dello «Steve McCool».


Steve McQueen
Steve McQueen



Perché con qualsiasi capo, aveva sempre questa capacità: “Di sembrare cool, a suo agio” ricorda Patrice Gaulupeau, curatore della mostra. Nei film aveva sempre stilisti che decidevano cosa dovesse indossare. Ma poi lui se ne appropriava con una naturalezza incredibile.


Certi accessori, come i Persol pieghevoli o l’orologio «Monaco» di Tag Heuer, sfoggiato nel film Le Mans, li portava anche nella vita di tutti i giorni, come gli scarponcini Desert Boots (nella prima versione, inventata da Clarks). Rese famosi due tipi di giubbotti, indossandoli per interpretazioni memorabili: l’Harrington G9 (di Baracuta, corto, impermeabile, concepito inizialmente per il golf) e il bomber Ma-1, visibile nella sua ultima pellicola Il cacciatore di taglie. «Ma nella vita di tutti i giorni – continua a raccontare Gaulupeau – d’inverno preferiva giacche con le toppe ai gomiti o semplici pullover. Usava molto denim e, d’estate, polo bianche o chiare e pantaloni leggeri (chinos), già molto slim, modernissimi oggi».





Il «king del cool» era in realtà tormentato, vittima dei miraggi della droga, con relazioni amorose burrascose. Dalla vita spericolata. Ma dalle foto non traspare. Ha sempre quel sorriso sornione, un’estetica rassicurante, curatissima, di grande classe. Meglio ricordarlo così. E prenderne il meglio.


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Mr. Angelo Inglese, dettagli di prestigio per la sua SS18

Spesso si dice di non giudicare un libro dalla copertina, ma il packaging ed il profumo di handmade che ti entra nelle narici durante l’unboxing di un prodotto di Angelo Inglese è qualcosa di straordinario.


Territorio, sartorialità ma soprattutto handmade Mr. Angelo inglese, che anche per la sua nuova collezione SS18 stupisce per l’attenzione e la cura per i dettagli. Incredibile la su polo celebrativa di Gianni Agnelli , per molti il vero gentleman italiano, che ha esportato in tutto il mondo il suo stile; un pezzo davvero incredibile, il lino la sua materia, colletto alla francese, asole rigorosamente fatte a mano e l’immancabile fiore distintivo di Mr. G. Inglese. Un pezzo quasi da collezione più che un normalissimo capo da avere nel proprio guardaroba.


G. Inglese
G. Inglese



Da non dimenticare gli infiniti accessori che G. Inglese ha aggiunto nella sua collezione, le innumerevoli pochette con il bordo ricamato a mano con colore a contrasto, i bracciali sempre handmade con il bottone a chiusura, il fiore all’occhiello ricamato a mano posto su un piccolo uncinetto che porta la firma di G. Inglese. Dettagli di un made in Italy, anzi made in Ginosa, che si possono apprezzare nella sua visione SS18.





Chi è Angelo Inglese?


Per chi ancora non conoscesse il maestro, è nato a Ginosa, piccolo paese di provincia, tra Taranto e Matera.
Dalla tenera età lo portavano nella sartoria di famiglia, luogo che ha contribuito a farlo innamorare di quello che oggi può essere definito “il suo mondo”.
La frequentazione della bottega, insieme al tradizionale e rigido percorso scolastico, hanno contribuito ad insegnargli la semplicità, il sacrificio, la dedizione e affinare anche il talento.
La curiosità, la voglia di imparare, scoprire e viaggiare, gli ha dato la possibilità di conoscere la bellezza. La generosa e benevola accoglienza che il mercato internazionale, ha riservato alle sue creazioni, gli ha permesso di poter pensare ad un modello di impresa che potesse rispondere ai suoi ideali e alla sua filosofia.


Mr. Angelo Inglese
Mr. Angelo Inglese



Nel 2000 ha acquistato un palazzo storico nel centro storico di Ginosa. Pensato per sviluppare tutti i progetti legati alla sua tradizione sartoriale, ma soprattutto per disegnare un nuovo modello che potesse intensificare il rapporto impresa-territorio, una interpretazione tutta sua di bellezza, arte, convivialita’ e ospitalità.
Ad oggi, anche se il progetto non è ancora completo, e’ particolarmente apprezzato al punto di fare arrivare a Ginosa personaggi illustri da tutto il mondo.
È anche emulato e gli esperti lo hanno battezzato come turismo sartoriale.


Angelo Inglese
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Pitti 92 – Gabriele Pasini e la sua visione SS18

“Los caballeros de La Habana”, con l’intera storia della loro vita ben visibile sui volti impassibili ma cordiali, ricchi di intrinseca dignità, impeccabili nei loro completi privi di tempo e coloratissimi, seduti a conversare in totale relax, osservando senza scomporsi troppo qualche giovane gentleman britannico, non meno elegante, che vaga per le strade della capitale cubana, come quelli che negli anni Trenta consideravano l’isola caraibica una meta esotica assolutamente da non perdere.


Abito 3 Pezzi, disegno micro pied de poule lana e cotone.  Camicia fantasia bastoncino rosso con colletto e polsi bianchi.  Cravatta jacquard fantasia macro paisley. Pochette in seta doppia stampa multicolor.
Abito 3 Pezzi, disegno micro pied de poule lana e cotone.
Camicia fantasia bastoncino rosso con colletto e polsi bianchi.
Cravatta jacquard fantasia macro paisley.
Pochette in seta doppia stampa multicolor.



E’ questa l’identità della collezione Primavera/Estate 2018 di Gabriele Pasini, che si legge, prima ancora che nei look in cui si articola, negli art-work, veri e propri collage, realizzati dallo stesso stilista – completi di immagini, annotazioni, dettagli, campioni di tessuto – da cui egli, d’abitudine, prende il via per arrivare al prodotto. Ciascuno di questi tableau è, in verità, già un look definito nel suo insieme, dal capo-spalla all’accessorio, per nulla imposto, semmai proposto come un’entità definita in ogni suo elemento. Come se il designer si calasse nei panni di un “dresser”, con l’intenzione di aiutare il potenziale cliente nell’orientarsi tra le coordinate di uno stile a elevato tasso di identità e di qualità.


Abito 2 pezzi in tela di fornitura militare blu Royal. Camicia con collo stondato, disegno regimental con spilla al colletto. Cravatta jacquard motivo floreale. Pullover girocollo blu sfumato effetto solaro in lana e cotone. Scarpa doppia fibbia in cuoio spazzolato nero.
Abito 2 pezzi in tela di fornitura militare blu Royal.
Camicia con collo stondato, disegno regimental con spilla al colletto.
Cravatta jacquard motivo floreale.
Pullover girocollo blu sfumato effetto solaro in lana e cotone.
Scarpa doppia fibbia in cuoio spazzolato nero.



L’identità si esprime innanzitutto nella cura della definizione formale dei capi. Per meglio dire, nella loro marcata anima sartoriale di sapore del tutto italiano e napoletano in special modo. L’aplomb è un valore assoluto, ma é lontano miglia e miglia da ogni rigidità e costrizione. Gabriele Pasini ama ragionare su linee e volumi, su ampiezze e lunghezze, per sperimentare ed innovare, servendosi in ciò anche delle elaborazioni materiche, magari non visibili nell’immediatezza, ma determinanti nel costruire un nuovo formalismo, decisamente “in progress”. Le giacche – autentico baricentro della collezione – sono ben proporzionate al busto, hanno le spalle che cadono morbide, mai troppo ravvicinate alla figura, e i rever ben visibili, importanti, anche se mai esasperati. Lo stesso principio vale per i rever dei gilet, non di rado a doppio petto. I pantaloni scendono ben diritti, anche se si muovono un poco al punto-vita grazie alle pince in doppio. L’impressione d’insieme riconduce al secondo valore assoluto della collezione: l’armonia, rispetto alla quale il colore non è mai un eccesso o un elemento di disturbo, semmai è un rafforzativo, un plus imprescindibile.


Giacca a quadri sui toni dei verdi che tendono al militare. Camicia con collo stondato, disegno regimental con spilla al colletto. Pantalone over doppia pence bianco in lino e cotone. Cravatta jacquard con fiore stilizzato color cachi su fondo blu. Pochette fantasia in seta stampata
Giacca a quadri sui toni dei verdi che tendono al militare.
Camicia con collo stondato, disegno regimental con spilla al colletto.
Pantalone over doppia pence bianco in lino e cotone.
Cravatta jacquard con fiore stilizzato color cachi su fondo blu.
Pochette fantasia in seta stampata



Eccoci al colore. Prevale senza dubbio il blu, o meglio i blu: notte, navy, royal, China – quest’ultimo riesce a rendere ad accrescere il glamour dei completi da sera – accanto ai quali si susseguono il bianco, il naturale, il fango, i marroni, i verdi e una singolare nuance di rosso mattone/ruggine. Tutti sono mixati nelle disegnature consuete del lessico maschile: Principe di Galles, pied de poule inquadrato nei check, puntinature, rigature, regimental, bastoncini, vichy.


Il micro-segno distintivo della collezione, o meglio, dello stile di Gabriele Pasini? Un teschio, scolpito di profilo, appuntato sul rever, o posto a chiusura delle spille ferma- cravatta. Non c’è nulla di macabro. Al contrario: è un sguardo attento, concentrato, umanissimo, che osserva, vuole vedere oltre, mira lontano…


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Pitti 92 – Red Sox Appeal Collezione SS18

Da sempre mosso da uno spirito gioioso e voglia di giocare con il colore, per la prossima stagione estiva, presentata in occasione di Pitti Uomo 92, il brand Red Sox Appeal ha catturato nei suoi prodotti una natura gioiosa, leggera e coloratissima.


Red Sox Appeal SS18
Red Sox Appeal SS18



Voglia di indossare fiori e motivi tropicali, animali esotici e colori energici tra cui, grande novità, compare il rosa bouganville. Tulipani, api, soli e nuvole sono solo alcuni dei pattern che decoreranno le calze dell’uomo Red durante la prossima PE18. Per questo motivo, per celebrare il tema guida dei saloni estivi di Pitti Immagine, BOOM, PITTI BLOOMS, Red ha creato una Special Edition irriverente, pensata per i gentlemen più estrosi con decine di petali colorati, che aggiungerà creatività e fantasia ad ogni outfit.


Red Sox Appeal SS18
Red Sox Appeal SS18



Per chi ama uno stile più classico non mancheranno anche luminosi, freschi ed eleganti jacquard, righe e pois a base “bianco-lino” e filati dall’effetto pennellata impressionista. Immancabile il paisley, inserito la scorsa stagione come disegno iconico, che parla di contaminazioni di culture antiche e lontane fra loro, di moda e tradizione, di filati preziosi e artigianalità, ma anche di innovazione e nuovi modi di esprimersi. Irrinunciabili le micro-stampe, pattern distintivo del marchio, così come le tante proposte in rosso RED.





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Pitti 92 – Lardini Collezione SS18 “Mai uniformarsi”

Mai uniformarsi”. È questo il mantra della collezione Lardini Primavera-Estate 2018. Non ci sono confini geografici, nessuna regola nel vestire: l’uomo Lardini vive in città, ma ama l’avventura e vestirsi con capi pratici, freschi e maschili. Fa un po’ il gentiluomo e un po’ l’avventuriero e regala echi coloniali alla nuova eleganza del marchio.


Una serie di pezzi speciali realizzati da Lardini per la prossima estate offrono un’interpretazione preziosa e moderna di questo nuovo spirito coloniale e delle uniformi d’antan. Capi come la fill jacket, la sahariana, la short jacket, il blazer. Tutti con un quid in più, a cominciare dall’etichetta cucita all’interno, che è una vera dichiarazione d’intenti e recita: “J’aime le militaire. Uniforme ne signifie pas uniformité”.


Abito bianco in lino irlandese Spence Bryson. Camicia in popeline pinstripe. Gilet doppiopetto e cravatta in shantung di seta beige. Mocassino in vitello spazzolato.
Abito bianco in lino irlandese Spence Bryson.
Camicia in popeline pinstripe.
Gilet doppiopetto e cravatta in shantung di seta beige. Mocassino in vitello spazzolato.



Le citazioni coloniali attraversano tutta la collezione e definiscono l’equilibrio tra materiali, colori e forme. I lini leggerissimi, spesso mischiati alla seta, e i cotoni sportivi evocano un mondo disinvolto e avventuroso. Le nuance sono naturali e morbide (si va dal beige al nocciola, dal verde militare al marrone) e riportano a un’atmosfera rilassata. Toni che acquistano vigore quando sono combinati al blu navy e al bianco.


Anche questa stagione la collezione Lardini Sartoria cresce nell’offerta e continua a esplorare nel territorio del formale, senza rinunciare a comfort, praticità e contemporaneità. Il capospalla, che resta l’elemento principale del mondo Lardini, è intelato secondo le regole della sartoria e realizzato quasi sempre con tessuti esclusivi. Come la giacca in cotone Sea Island.


Abito spezzato con giacca e gilet in popeline di cotone, su pantalone bianco in cotone.
Abito spezzato con giacca e gilet in popeline di cotone, su pantalone bianco in cotone.



Una concezione di un abbigliamento rilassato, adatto a vivere tutte le situazioni della vita quotidiana, dagli impegni di lavoro al tempo libero, è anche la filosofia che guida un altro tema di successo della collezione Lardini: l’abito “Easy Wear”.
Introdotto con la collezione primavera-estate 2017, l’abito da viaggio è diventato un must del marchio e dalla SS18 si arricchisce di offerte: abiti, outerwear, felpe, pantaloni e bermuda, tutti realizzati con tessuti tecnici e leggerissimi.


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La manifestazione fiorentina dedicata alle collezioni della prossima primavera-estate, giorno dopo giorno, snocciola novità, ospiti, eventi imperdibili e cocktail per celebrare l‘uomo che verrà.


Le novità sono tante ed entusiasmanti,  alcune forse un tantino stravaganti ma tutte da scoprire, brand dopo brand. Alla Fortezza da Basso i buyer e i giornalisti più affermati si ritrovano gomito a gomito con i personaggi più noti, dai campioni sportivi alle star dello spettacolo, e i famosi Pitti Peacocks, eccentrici ed estrosi esibizionisti che danno in pasto ai fotografi i loro studiatissimi outfit, aggiungendo la giusta dose di folklore e di colore alla manifestazione.


Pitti Blooms è il nuovo tema guida dei saloni estivi 2017: sul progetto del lifestyler Sergio Colantuoni fiori macroscopici hanno invaso la fortezza con un piglio ironico e onirico. E per la prima volta, dal 13 al 19 giugno, al primo piano de La Rinascente di Milano ci sarà un angolo dedicato a Pitti con una capsule di capi ed accessori proprio legati al tema di questa edizione.


Mille e duecento aziende, sia italiane sia estere, delle quali duecentoventi, tra nomi nuovi e rientri al Salone, porteranno alla ribalta le collezioni primavera-estate 2018, strizzando l’occhio ai consumatori di tutto il mondo a caccia di stile.
Il Made in Italy, in particolare, ha ottime chance sui mercati internazionali, dove gli uomini stanno aumentando la propria propensione allo shopping, con percentuali decisamente più alte rispetto a quelle delle donne.


Ecco il meglio dello Street Style di questa edizione, dettagli, accessori, colori…


Foto: Nasario Giubergia





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È morto Roger Moore, sette volte James Bond.


Il Gentleman e la rasatura tradizionale

È morto Roger Moore, sette volte James Bond.

L’attore è morto dopo una breve malattia. Aveva 89 anni. È stato l’interprete più longevo del personaggio creato da Ian Fleming.


Sir. Roger Moore
Sir. Roger Moore



“È con il cuore pesante che dobbiamo annunciare che il nostro amorevole padre, Sir Roger Moore, è morto oggi in Svizzera dopo una breve e coraggiosa battaglia contro il cancro”. Così Deborah, Geoffrey e Christian, i figli dell’attore britannico, hanno annunciato con un tweet la scomparsa del padre, 89 anni, avvenuta in Svizzera. “L’amore con il quale è stato circondato nei suoi ultimi giorni è stato così immenso che non può essere quantificato con le sole parole”.
Quello stesso amore con il quale il pubblico, negli anni, ha ripagato la lunga e ricca carriera di uno degli attori più popolari del piccolo e grande schermo. Dai film in cui ha interpretato l’agente segreto di sua maestà (ben sette, è stato il più lungevo nel ruolo di Bond) alle serie tv, celebri anche in Italia, come Il santo, con il suo ladro gentleman Simon templar, o Attenti a quei due o, prima ancora, Ivanohoe.


Sir. Roger Moore
Sir. Roger Moore



Figlio di un agente di polizia, negli anni quaranta viene arruolato nell’esercito britannico poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, prestando servizio per un certo periodo nella Germania Ovest, per poi dedicarsi al teatro e in seguito al cinema.
Dopo la serie televisiva Ivanhoe (1958), trasmessa poi in Italia nei primi anni sessanta alla Tv dei ragazzi, a cui seguono The Alaskans e Maverick, è la serie Il Santo, dove interpreta il ladro gentiluomo Simon Templar, ad aprire definitivamente le porte del successo a Roger Moore. La prima serie di questo filone è datata 1962 ed è girata ancora in bianco e nero, mentre la seconda (a colori) prende il via nel 1966. L’attore veste questo ruolo dal 1962 al 1969 e alcuni degli episodi sono stati adattati per il grande schermo.
La carriera televisiva di Roger Moore si arricchisce di un ulteriore successo grazie alla serie Attenti a quei due, telefilm, che nel 1971 lo vede al fianco di Tony Curtis. Questa serie in Italia arriva solo nel 1973 ed è un trionfo.


Sir. Roger Moore
Sir. Roger Moore



Nello stesso anno l’attore inglese eredita il ruolo di James Bond, l’agente segreto precedentemente portato al successo dallo scozzese Sean Connery. I produttori permettono a Moore di adottare qualche modifica rispetto al Bond di Connery, onde evitare le recensioni negative che già avevano colpito il primo sostituto di Connery, George Lazenby. L’esordio di Moore in Agente 007 – Vivi e lascia morire riscuote un successo strepitoso sia di critica sia di incassi. A questo punto la notorietà del personaggio (e anche del suo nuovo interprete) crescono ulteriormente. Roger Moore interpreta nel frattempo altre quattro pellicole della saga, Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro, La spia che mi amava, Moonraker – Operazione spazio, Solo per i tuoi occhi, ma comincia a essere stanco del personaggio.
L’ultimo Bond di Moore fu in 007 – Bersaglio mobile (1985), all’età di 58 anni, criticato dallo stesso attore per la sua violenza e in parte rinnegato in quanto si sentiva troppo anziano per la parte. Fino a oggi, Moore è l’interprete che, nella serie ufficiale, ha interpretato più volte il ruolo di 007.


Sir. Roger Moore
Sir. Roger Moore



Dal 1990 Roger Moore è Ambasciatore Umanitario per conto dell’Unicef, l’Ente Mondiale che tutela i diritti dell’infanzia. L’attore svolge questo incarico con costante impegno e si fa spesso promotore di campagne di sensibilizzazione. Nel 2003 la Regina Elisabetta II lo ha nominato Cavaliere dell’Impero Britannico, da cui il titolo di Sir.
Sposato dal 2002 con la multimilionaria di origini danesi e svedesi Kristina Tholstrup, Moore aveva alle spalle tre precedenti matrimoni; nel 2011 è tornato a recitare prendendo parte alla commedia natalizia Natale a Castlebury Hall, mentre nel 2013 partecipa al tv-movie The Saint, remake della famosa serie-tv degli anni sessanta di cui fu protagonista.
Si spegne il 23 maggio 2017, all’età di 89 anni e 7 mesi, a Crans-Montana, dopo una breve e intensa lotta contro il cancro. I funerali si sono svolti, per suo testamento, in forma privata, a Monaco.


Sir. Roger Moore
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David Beckham: Icona di stile dei tempi odierni

Il magazine “People” ha nominato David Beckham “l’uomo vivente più sexy”.


Noto per il suo gusto estetico oltre che per le prestazioni sul campo, Beckham non ha mai smesso di stupire i fan con le sue scelte in quanto a stile ed abbigliamento, per non parlare poi dei suoi innumerevoli tagli di capelli davvero di ogni genere. Estremamente foto e telegenico, è stato il beniamino dei media per almeno due decenni.


David Beckham a Wimbledon
David Beckham a Wimbledon



David Beckham è nato nel sobborgo londinese di Leytonstone. Suo padre era un tifoso appassionato del Manchester United e molto spesso andavano all’Old Trafford per seguire le partite casalinghe della loro squadra. Questa passione è stata trasmessa anche a David, tant’è che nella sua carriera realizzò il sogno di giocarci e di diventarne persino il Capitano.


David Beckham al Manchester United
David Beckham al Manchester United



Fece scalpore il suo addio ai Red Devils, che lasciò increduli tutti i suoi tifosi, per trasferirsi a Madrid a giocare con i Blancos, storici rivali del Barcellona; come non ricordare quel Real Madrid ribattezzato “I Galacticos” : Zidane, Raul, Roberto Carlos, Figo, Ronaldo ed ovviamente lui, Becks, il Re dei calci di punizione.


David Beckham durante un'esultanza con la maglia del Real
David Beckham durante un’esultanza con la maglia del Real



Un altro caso scoppiò quando decise di andare a finire la sua carriera da calciatore negli States, ai Los Angeles Galaxy, fu la prima volta che una Star del calcio europeo emigrò oltreoceano, campionato considerato all’epoca di livello inferiore; ha fatto qualche apparizione anche nel campionato italiano di Serie A con la maglia del Milan con la formula del prestito, visto la voglia di tenersi in allenamento quando la MLS era in sosta, per poi finire la sua carriera calcistica a Parigi nel PSG.


Ultima partita da professionista di David Beckham con la maglia del PSG
Ultima partita da professionista di David Beckham con la maglia del PSG



Nel 1997 Beckham ha iniziato a frequentare Victoria Adams, cantante inglese membro delle Spice Girls. La coppia ha suscitato grande interesse nei media, che li hanno ribattezzati “Posh and Becks”. La star ha sposato la Adams nel castello di Luttrellstown, vicino a Dublino.


Lo stile dell’asso del calcio si propone come vario e particolare connotato da molta eccentricità, ma nello stesso tempo da tantissima classe ricordando un po’ quelle icone senza tempo, Steve McQueen ad esempio, guarda caso in sella ad una delle sue Triumph in T-Shirt bianca e denim strappato, orologio al polso destro, insomma, uno Steve dell’era moderna.


David Beckham con la sua Triumph
David Beckham con la sua Triumph



Per il daywear sceglie lo stile Grunge, un outfit underground perfettamente intonato alle luci ed alle atmosfere della città, accattivante e a tratti sexy.
Per il nightwear potremmo vederlo in smoking ad un evento di beneficenza, oppure in un locale modaiolo accanto all’ex Spice con una giacca viola della stessa tonalità delle Louboutin indossate da lei!


David Beckham ad una partita dei Los Angeles Lakers
David Beckham ad una partita dei Los Angeles Lakers



David Beckham
David Beckham



David Beckham presenta la sua nuova collezione H&M
David Beckham presenta la sua nuova collezione H&M



Il suo motto è:


“Non date retta a chi dice che i veri uomini non piangono mai. Non hanno mai giocato veramente a calcio e non conoscono la vera passione”.


I capi che lo contraddistinguono sono:


– Il trench


– La t-shirt bianca classica, semplice a maniche corte


– Il jeans stone washed


– La camicia in tartan


– L’abito elegante, con blazer monopetto


– L’orologio portato al polso destro (una collezione di luxury watches da far venire i brividi)


Grande appassionato di motori, possiede un garage che non passa inosservato, tra Ferrari e Porsche, passando poi alle Harley Davidson ed alle Triumph, il Divo dei tempi odierni si è fatto ritrarre con dei pezzi da vero intenditore.


David Beckham in sella alla sua Triumph
David Beckham in sella alla sua Triumph



David Beckham sulla sua Harley Davidson
David Beckham sulla sua Harley Davidson



David Beckham in Ferrari
David Beckham in Ferrari



Amato dalle ragazze per la sua bellezza, imitato dai ragazzi per il suo stile, David ha dettato legge nel campo della moda degli ultimi tempi e non ha davvero nulla da imparare.


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Ulturale Napoli – Carmen a Napolitan Novel

Le cravatte Ulturale sono espressione della più alta tradizione sartoriale italiana fin dagli anni ’80.
La famiglia Ulturale operava nel mondo dell’abbigliamento già da diversi anni quando Vincenzo, figlio del capostipite Mario, decise di lanciare la propria linea di cravatte interamente realizzate a mano.


Ulturale - Napoli
Ulturale – Napoli



Espressione dell’eccellenza italiana e del paradigma della tradizione sartoriale napoletana, le collezioni Ulturale coniugano allo stile senza tempo delle manifatture e all’eleganza dei preziosi tessuti, dettagli che conferiscono un fascino ammiccante ed irriverente a colui che le indossa.
Interamente tagliate, cucite e finite a mano utilizzando stoffe provenienti dalle più prestigiose case italiane ed inglesi, il brand si inserisce perfettamente nella gamma degli accessori maschili di lusso.


Ulturale - Napoli
Ulturale – Napoli



La collezione Autunno/Inverno 2017-18 di Ulturale si struttura in tre segmenti dove i personaggi della novella di Mérimée identificavano i temi di colori, di fantasie e le esigenze di merchandising:


CARMEN, rappresenta Napoli, la parte più classica e poetica di Ulturale


DONJOSE’, ufficiale, i toni delle uniformi e dell’Andalusia più sofisticata per un Dandy cosmopolita


ESCAMILLO, il torero, toni profondi e vibranti, con microfantasie a contrasto che accendono i completi classici dell’uomo


Ulturale - Napoli
Ulturale – Napoli



La collezione Ulturale si riflette sulla cravatta e sulla valenza di decoro, tra orgoglio e vanità, che questo oggetto assume nell’abbigliamento maschile; un prodotto storiche può inserirsi con fierezza nel guardaroba contemporaneo lavorando sui codici della sua classicità.
La prima rappresentazione della Carmen in Italia, avviene nella Napoli Borbonica il 15 Ottobre 1879 al Teatro Bellini; nell’opera si confrontano diversi stereotipi di mascolinità: l’operaio, l’ufficiale, il torero… che esprimono il loro valore nel confronto per la conquista dell’oggetto del desiderio. E’ da qui che prende ispirazione, la nuova collezione Ulturale, la bellezza e l’eleganza della natura, i colori metallici del progresso che costruiscono una nuova idea di eleganza maschile.


Ulturale - Napoli
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Gabriele Pasini codifica l’abito


Ricerca dell’aristocrazia contemporary: aristonet
P come Pasini che in questo studio connette la natura dei tessuti (naturale-artificiale) e le categorie dell’abbigliamento (formale, informale e militare). Si fondono anche i riferimenti culturali dagli zazous ai rampanti ’90, in uno stile senza un riferimento preciso.


Abito tre pezzi in lana pettinata con micro disegni jacquard, camicia bianca con bastoncino azzurro chiusa al collo con ferma cravatta. Cravatta con disegno madras su fondo blu e scarpa smoking in pelle lucida con nastro in raso.
Abito tre pezzi in lana pettinata con micro disegni jacquard, camicia bianca con bastoncino azzurro chiusa al collo con ferma cravatta.
Cravatta con disegno madras su fondo blu e scarpa smoking in pelle lucida con nastro in raso.



Abiti in 3 pezzi con giacche a doppio petto e pantaloni morbidi; costanti, la camicia e la cravatta a contrasti spiazzanti.
Il panciotto è sempre a doppio petto con rever a scialle e schiena di tessuto operato: una smart jacket senza maniche da indossare anche da sola, non necessariamente col completo. E il 3 pezzi diventa 4 o più pezzi, si può definire senza dubbio uno SMART Gilet.


Cappotto blu navy in jersey pesante con bottoni militari, giacca in lana occhio di pernice “macro” e gilet in flanella cammello indossati su pantalone doppio tessuto. Camicia pigiama oxford e cravatta regimental a righe fluo. Scarpa doppia fibbia in pelle spazzolato bordeaux.
Cappotto blu navy in jersey pesante con bottoni militari, giacca in lana occhio di pernice “macro” e gilet in flanella cammello indossati su pantalone doppio tessuto. Camicia pigiama oxford e cravatta regimental a righe fluo. Scarpa doppia fibbia in pelle spazzolato bordeaux.



I check delle fodere dei trench inglesi più iconici, trasferiti sulle superfici dei capi spalla: gli interni diventano “cover” di cappotti e giacche. Linee morbide e vita alta che a tratti ricordano gli zazous: movimento francese che durante la seconda guerra mondiale per protesta al regime nazista parodiava lo stile inglese e dell’America di Hollywood.
I materiali sono lane anglosassoni sempre tagliate con fibre tecnologiche per mischie No stress: poliestere, nylon e poliammide.


Chiodo bomber in montone con disegno british in jersey su schiena. Dolcevita blu con lavorazione jacquard spina di pesce marrone, indossato con pantalone denim modello zazous.
Chiodo bomber in montone con disegno british in jersey su schiena. Dolcevita blu con lavorazione jacquard spina di pesce marrone, indossato con pantalone denim modello zazous.



“Il 100% non è più contemporaneo nell’era del reale/virtuale”


cit. Gabriele Pasini


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