Venezia – guida completa per 3 giorni immersivi

Venezia – Guida completa per 3 giorni immersivi – Estate 2026

Come per tutte le città immortali, è impossibile riassumere le bellezze che la caratterizzano, in 3 giorni e qualche indirizzo – ma in questa guida completa, troverete una Venezia inedita, non l’ennesimo giro tra Rialto e San Marco, ma un percorso fatto di fornaci ed eccellenze Made in Italy; di mostre d’arte a cielo aperto; il meglio della Biennale Arte 2026; un archivio rarissimo chiuso per cinquant’anni, lo sguardo di Man Ray. Una Venezia che non smette mai di sorprendere, anche chi crede di conoscerla già.

DOVE ALLOGGIARE:

Madama Venice
Alloggiare al Madama Venice significa vivere un’esperienza di ospitalità unica.
Trattasi di un boutique hotel che ha solo 6 suites con una vista privilegiata sul canale, un giardino privato dove servono colazioni all’aperto, e la privacy di una Venezia rara. Il servizio eccelso di un hotel, la tranquillità di una villa privata. Qui ogni dettaglio vi farà innamorare e ritornare.

La nostra esperienza e guida completa qui
Dove: Fondamenta San Felice 3604, Cannaregio Madama Venice

DA NON PERDERE:

Man Ray. L’immagine ritrovata – Ca’ Giustinian, Biennale di Venezia
Cinquant’anni dopo la leggendaria mostra del 1976 a San Giorgio Maggiore, ultimo atto veneziano di un artista già gravemente malato, la Biennale ricostruisce integralmente quell’allestimento con 160 opere tratte dall’Archivio Storico, patrimonio donato da Man Ray stesso. Un testamento spirituale restituito alla città che lo aveva accolto per l’ultima volta.


Alex Signoretti – Murano, tre generazioni dopo
C’è un modo per misurare quanto un mestiere sia autentico, ed è vedere quante generazioni riesce a sopravvivere senza tradirsi. La Vetreria B.F. Signoretti nasce nel 1991 dalla visione di Bruno Fusato Signoretti, veneziano classe 1939, che prima portava i turisti nelle fornaci e poi decise che una fornace voleva costruirsela da sé, dando vita all’eccellenza artigianale Made in Italy, oggi eredità di Alex Signoretti.

Nipote del fondatore, classe 1996, apprendista sotto maestri come Pino Signoretto, Barbaro e Tagliapietra prima di trovare un linguaggio tutto personale. Le sue opere giocano con cromatismi accesi, dettagli in oro 24 carati, soggetti pop che spaziano da collezioni ispirate allo sport a protagonisti iconici del cinema. Il risultato è un vetro che parla a clienti internazionali, architetti e interior designer da Milano a Londra, dimostrando che l’arte vetraria veneziana è sia eredità che contemporaneità, il fascino millenario della disciplina del fuoco.

La struttura offre servizio privato in taxiboat da Venezia, per la visita alla Fornace e allo showroom.




VENEZIA, MUSEO A CIELO APERTO:

Alberto Zampieri – Solitudine di ragazza in falsa compagnia, Regina Art Gallery
Calle San Felice – Durante la Biennale Arte, Venezia si arricchisce d’arte anche per le calli. Passeggiando noterai una ragazza sola seduta sul balconcino di una casa veneziana. Ti accorgerai solo avvicinandoti che non è reale. Zampieri coglie quella particolare forma di isolamento contemporaneo che si consuma in pubblico, visibile a tutti ma invisibile a chi ti sta accanto.



Farmacia Ponci a Santa Fosca – Cannaregio
La più antica farmacia veneziana, con interni originali del XVII secolo intatti, mobili barocchi, vasi in maiolica, intagli in noce. Nel 1701 il farmacista Zanichelli registrava già le celebri Pillole di Santa Fosca presso i Provveditori della Sanità per impedirne le imitazioni; nel 1870 Ferdinando Ponci ne confermava il privilegio, legando il suo nome a una specialità medicinale rimasta sul mercato per tre secoli. Oggi ospita la profumeria Il Mercante di Venezia, lo stesso spazio, un altro tipo di alchimia.



Davide Rivalta – Leoni in Campo, Fondazione Querini Stampalia
Quattro sculture monumentali in bronzo, due leoni e due leonesse, collocate in Campo Santa Maria Formosa e Campiello Querini come sentinelle silenziose: presenze rassicuranti che vegliano, dialogando con secoli di storia veneziana. I passanti accarezzano il muso dell’animale quasi come un rito portafortuna.

Ponte Chiodo – Cannaregio, Rio di San Felice
L’unico ponte rimasto senza parapetto a Venezia, ultimo testimone di come erano tutti i 446 ponti della città prima dell’Ottocento quando, per ragioni di sicurezza, vennero dotati delle protezioni laterali, le spallette o bande. Ponte privato del XVI secolo, un tempo di proprietà della famiglia Chiodo, conduce oggi alle porte di alcune abitazioni private e resta il terzo ponte più fotografato di Venezia.

Le porte di Venezia
Porte murate, porte aperte e porte chiuse, porte in legni di epoche diverse, porte della città, porte blindate, porte con batacchio o campanello, porte socchiuse, porte illuminate e porte anonime, porte minuscole e porte imponenti.
Sulle porte di Venezia si trova tutto: maniglie a forma di leone, batacchi con mostri e sirene, campanelli in ferro battuto, decorazioni con personaggi esotici e turchi col turbante, una ricerca di bellezza applicata dove avrete voglia di oltrepassare la soglia.



St.Regis Venice – hotel galleria d’arte
Il St. Regis Venice funziona di fatto come una galleria d’arte contemporanea, il progetto espositivo, di quest’anno è curato da Marta Cereda e si sviluppa negli spazi aperti al pubblico del piano terra dell’hotel; Marco De Santis presenta la serie Crepusculo, opere che dialogano perfettamente con la luce e l’ambiente dello spazio al St.Regis, sono incisioni su rame, tecnica artigianale nata in Europa risalente alla prima metà del XV secolo.
Nel Gran Salone trovate il ritratto della Marchesa Casati, folle mecenate nota per aver organizzato i parties più lussuosi ed eccentrici del mondo, creato dall’artista Simon Berger, lastre di vetro di sicurezza frantumate per creare volti e icone tramite la luce e i tagli del materiale. Questo ritratto è stato concepito in collaborazione con il maestro vetraio Berengo Studio di Murano.



Nell’ elegante hall del St Regis, l’installazione ambientale dell’artista Nina Carini in concomitanza con l’apertura della 61ª Biennale d’Arte. “The Water Rises”, Komorebi exhibition 2026, mette il visitatore in relazione con un ecosistema evocato, in cui la fragilità diventa esperienza diretta. In mostra un corpus di opere scultoree.



DOVE MANGIARE:

Vini Da Gigio – Fondamenta San Felice, Cannaregio
Da fuori, si mimetizza nella calle, dentro, un gioiello con pavimenti in cotto, travi a vista e l’atmosfera di una trattoria di famiglia che dal 1981 non ha mai smesso di crescere. Fondato da Nicoletta Ceola e Silvano Lazzari, oggi è portato avanti dai figli Paolo e Laura, seconda e terza generazione della stessa passione. Le specialità, moeche di stagione a parte, sono sarde in saor, misto di specialità veneziane cotte, seppie alla veneziana, anguilla alla griglia caponata, fegato alla veneziana con polenta, tagliolini alla granseola (deliziosi) e antipasti misti di crudo del giorno.
La carta dei vini si apre con un dettaglio simpatico: una serie di disegni fatti da bambini che vi hanno cenato, dedicati al ristorante, uno si firma Lola, 5 anni, dall’Argentina.
Si trova a due passi da Ca’ d’Oro, vicino al Ponte de Chiodo, consigliatissimo.




Marcianino L’Osteria – Cannaregio, Rio della Misericordia
Sul Rio della Misericordia, con dehors direttamente sul canale, Marcianino è l’osteria che frequentano i local: cicchetti, taglieri, cucina di mare, piatti di ostriche fresche, Gin della casa aromatizzato alla salicornia, fiumi di Spritz con un bellissima vista sul canale. L’antidoto perfetto alla Venezia turistica, con un’atmosfera rilassata ma di bacaro autentico.

Trattoria Bar Pontini
Piccola trattoria sul canale di Cannaregio, atmosfera rilassata per un pranzo all’aperto e un menu di pesce veneziano autentico, consigliato il baccalà mantecato con polenta bianca e pinoli, fritto misto, spaghetti allo scoglio, e tiramisù. Le porzioni sono davvero abbondanti e i prezzi calmierati rispetto agli standard veneziani. Qui lo staff è tutto al femminile, donne simpaticissime che “portano i pantaloni”.

COSA VEDERE:

Biennale Arte 2026

Padiglione Centrale
Oriol Vilanova — Los restos

Vilanova (Manresa, 1980) lavora con ciò che le epoche lasciano cadere: resti di mercati delle pulci trasformati in materia poetica e politica. Il mercato è una promessa di ricostruzione, di senso ritrovato. I frammenti parlano di ciò che un’epoca ha creduto necessario e poi abbandonato. Una pratica che guarda al basso, al residuale, senza nostalgia.



Beverly Buchanan
Le sue sculture di shack impiegano legname recuperato, metalli e cemento tabby misto a gusci di ostriche, sabbia e cenere, richiamando l’economia materiale razzializzata della Georgia costiera. Ogni materiale porta una storia: Buchanan commemora l’ingegno di donne come l’architetta autodidatta Mary Lou Furcron e l’artista Nellie Mae Rowe. La Biennale 2026 ne traccia l’orizzonte completo: disegno, pittura, scultura, land art.

Leonilda González
Co-fondatrice del Club de Grabado de Montevideo, González ha fatto della xilografia uno strumento politico: replicabile, accessibile, capace di raggiungere migliaia di persone. La serie Novias revolucionarias ritrae spose arrabbiate in protesta: bianco e nero ad alto contrasto, corpi di ispirazione bizantina, ironia tagliente come un coltello. Con la dittatura militare uruguaiana (1973-1985), quelle immagini di rabbia coniugale diventarono silenziosa resistenza politica.



Raed Yassin – Warhol of Arabia e Yassin Haute Couture
Nel gennaio 1977, Warhol atterrò in Kuwait per caso: un upgrade aereo lo svegliò nella penisola arabica invece che a Roma. Da quell’aneddoto opaco, Yassin costruisce Warhol of Arabia: archivio e invenzione intrecciati, i possibili ritratti pop dei soggetti locali immaginati nella grafica della serigrafia warholiana. In Yassin Haute Couture, alle Corderie, il padre dell’artista, stilista assassinato durante la guerra civile libanese, rivive attraverso i motivi ricamati che avrebbe potuto disegnare. Lutto trasformato in humor pungente, assenza resa visibile.



Alice Maher
In Les Filles d’Ouranos (1996, riprodotta alle Gaggiandre dell’Arsenale), teste vermiglie emergono dall’acqua riscrivendo la nascita di Afrodite in chiave di fertilità, frammentazione e ammonimento. In The Sibyls (2025), profetesse intrappolate in enormi matasse di capelli, sotto gocce di mercurio su superfici a specchio. Quattro decenni di lavoro sull’identità femminile nell’Irlanda post-coloniale dove Maher mantiene generativi i confini tra sacro e profano, personale e politico



Endre Koronczi – Pneuma Cosmico
Da quasi vent’anni Koronczi lavora attorno al vento: fenomeno invisibile che permea ogni cosa, dall’alito umano alle correnti planetarie. L’installazione combina lentezza, osservazione e pensiero associativo, né dimostrazione scientifica né pura metafora, ma intuizione a contorni volutamente sfumati. L’elemento sonoro, composto da Máté Balogh ed eseguito attraverso l’oggetto Respiro catturato, nasce dalla Raccolta di sospiri dell’artista. Un invito a rallentare la percezione fino a sentire ciò che solitamente passa inosservato.

Padiglione Nordico – Wranes, Kristalova, Orlow
Tre artiste trasformano l’architettura del padiglione in forza attiva. Tori Wranes libera figure senza testa, realizzate con vele modellate dal vento, da cui fuoriescono uccelli; una sirena da nebbia suona ogni ora. Klara Kristalova raccoglie creature in ceramica attorno a un albero caduto: fragilità e humor coesistono nella stessa superficie. Orlow costruisce una grande figura in argilla riciclata all’interno stesso del padiglione, provvisoria per definizione, si asciuga, si crepa, tende alla terra più che al monumento.



Padiglione Giappone – Ei Arakawa-Nash e Saito Reiji
Arakawa-Nash e il partner Forrest hanno scelto di diventare genitori durante la pandemia: due gemelli, dicembre 2024, scelta radicale in un mondo dove ventuno nazioni registrano già calo demografico. In I primi film dei gemelli, Saito Reiji riprende i bambini che guardano per la prima volta nove film sulla diaspora giapponese: la telecamera cattura lo sguardo, la meraviglia prima del linguaggio. Genitorialità come atto politico, cura come forma estetica.

Yto Barrada – Comme Saturne
Saturno che divora i propri figli, come la Rivoluzione che divora i suoi, dialoga con il dévore, tecnica tessile che dissolve chimicamente alcune fibre per far emergere una forma attraverso l’assenza: distruzione e generazione nello stesso gesto. La luce del giorno scolora progressivamente i tessuti nel corso della mostra, rendendo visibile il tempo. Tra cosmologia, storia del lavoro e teoria del colore, Barrada costruisce uno strumento poetico di sopravvivenza — un modo di abitare l’instabilità attraverso artigianato e umorismo.

Merano, i luoghi del cuore

Tra le prime roccaforti turistiche dell’impero asburgico, Merano ha ospitato nel passato diverse personalità illustri come la Principessa Sissi, che ancora oggi è amata e omaggiata, e lo scrittore Franz Kafka. Patria di Castelli, Giardini imperiali, e di infiniti svaghi e sport da praticare a cielo aperto, come il trekking, nordic walking, meditazione nei grandi parchi, yoga nei bambuseti ed e-bike, Merano è l’elegante città dove recuperare energia tra le montagne.
Per una sosta a Merano, i luoghi più caratteristici sono quelli ricchi di storia e tradizione, assolutamente da visitare e vivere per una vacanza all’insegna del relax.


Hotel Adria

Un elegantissimo palazzo della Belle Époque, conserva tutto il fascino e il gusto di inizio ‘900, nell’architettura e negli arredi, concedendosi una piccola rimodernizzazione laddove necessario.
Gli chandelier nel salone appartenuti all’ultimo doge di Venezia, gli stucchi oro dei soffitti, romantiche nature morte racchiuse in cornici ovali, così come i ritratti di nobildonne, le vetrerie in legno antico che espongono preziose teiere in porcellana cinese, tutto parla al passato all’Hotel Adria, il gioiello architettonico in stile Liberty nel quartiere di Maia Alta a Merano.

Nel grande salone del palazzo, tra i dipinti e le applique originali, è possibile leggere la stampa estera, rito mattutino che pare ormai desueto e che invece nobilita come ogni genere di lettura; per gli amanti della notte, un bellissimo angolo bar con capitonnè turchese e lampade Art Nouveau, dove trascorrere le ore chiacchierando davanti ad un Vermouth Belle Époque, con un cubetto di ghiaccio.

La sala colazioni è il ritratto femminile per eccellenza, agghindato di profumatissimi fiori del parco secolare circostante, ha i colori del lilla e del viola; sui tavoli, che affacciano alla grandi vetrate panoramiche, le piccole argenterie per un risveglio coccolato dalle prelibatezze della cucina, muessli e yogurt naturale, frutta fresca, croissant appena sfornati e le dolcissime torte fatte in casa, con i prodotti locali.

Qui tutto parla della più amata, la principessa triste e romantica che era solita annotare tutti i segreti del cuore nel suo piccolo diario, la più fissata con la linea e in perenne dieta, di quelle fai-da-te per ridurre all’eccesso il suo già minuscolo punto vita, colei che nella tabella giornaliera aveva sempre delle lunghe passeggiate che la videro anche qui, a Merano, per lungo tempo: la Principessa Sissi.

La immagino salire con l’ampio vestito di seta color del cielo, nello storico ascensore datato 1914 (una vera rarità per l’epoca), e ancora intatto nel palazzo con la poltroncina interna in gobelin, quel meraviglioso tessuto che ricopre i salotti più graziosi, dalle trame fiorite con i colori più tenui e che ricorda gli arazzi Gobelins, Manifattura storica del XVII secolo.
Anche i corridoi omaggiano la bella Principessa, con foto, ritratti e documenti che ne ripercorrono la storia, e una stanza dedicata, la numero 18, Sissi, l’imperatrice.

Hotel Adria è il quattro stelle lusso per chi ha voglia di vivere il fascino del passato con le comodità del presente, come la sua spa con 4 saune, bagno turco salino e aromatico, piscina interna e vasche idromassaggio esterne, zona relax e solarium e trattamenti benessere per dedicarsi totalmente alla cura del corpo e della mente.
Un bel regalo da concedersi soprattutto quest’anno in cui cade il 138mo anniversario dell’Adria, progettato nel lontano 1885 e rinnovato nel 1914 secondo i canoni estetici dello Jugendstill. La storia poi lo vede trasformato in un ospedale da campo durante la Prima Guerra Mondiale e riportato alla sua funzione originaria a fine conflitto, per poi passare sotto la cura della famiglia Amort-Ellmenreich, che oggi gli ridona splendore e grazia.

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Park Hotel Mignon

Se avete visto il film “Grand Hotel” del ’32, per chi ovviamente non lo ha vissuto quel periodo, saprete che certi ambienti paiono davvero esser scomparsi, così come alcune atmosfere, ormai sorpassate. Purtroppo.
Ma qui al Park Hotel Mignon, dal grande salone dove viene servita la cena, le storie si intrecciano come in un film; il galateo impone l’abito per le signore, i pantaloni lunghi per i gentlemen, un must che dovremmo imporre in ogni albergo che si rispetti. Le voci sono sommesse (Dio sia lodato), le cene si svolgono con ritmo cadenzato, mai a tarda ora, e ogni ospite siede quasi sempre alla stessa tavola, e scambia qualche battuta con il cameriere con cui si ha più simpatia. La liturgia della cena è in nome della cuisine, firmata dallo chef Hanspeter Humml, originario del luogo, ma che porta nel piatto influenze francesi (sono deliziose le salse che accompagnano quasi ogni piatto) e un tocco gourmet ad ogni impiattamento; inoltre si offre la possibilità di scegliere anche un Menu vitale, una cena da 670 kcal per chi non vuole rinunciare alla forma.

Se al momento della cena ci si concede qualche confidenza con l’ospite della camera accanto, perchè la scelta vini è ampia e il pianoforte suona, la colazione si svolge in un clima ancora più lento, per poter assaporare il più importante pasto della giornata. Vi attende una selezione di prelibata pâtisserie, omelette fatte al momento, del puro miele favo direttamente dall’alveare, da gustare masticando la cera d’api che contiene tutte le proprietà nutritive e curative della propoli, e un caloroso invito su carta firmato dalla famiglia Amort-Ellmenreich, per un aperitivo in terrazza.
Il tempo sembra essersi fermato al Park Hotel Mignon, i salotti, con i soffitti in legno, sposano perfettamente un design moderno ad elementi vintage; i dipinti alle pareti sono tutte produzioni astratte della signora Ildegard, madre dell’attuale Sissi Amort che porta avanti con uno spirito imprenditoriale e d’accoglienza eccelsi.

Anche la sala bar vi farà venire una certa nostalgia, di quelle serate lette ne “La morte a Venezia” di Thomas Mann, negli ambienti sontuosi del Lido all’Hotel des Bains, quando il narratore rimane affascinato dal giovane Tadzio, quella figura bionda dalle fattezze greche che divenne l’ossessione del protagonista. Un Jalifa Solera Especial dell’azienda Williams & Humbert, uno Sherry appartenente alla categoria “Amontillado” invecchiato 30 anni, o un Pipa XX Glogglhof F. Gojer, il primo vino in Alto Adige prodotto con il sistema del vino Porto con uve di Lagrein affinato nella botti Pipa (tipiche botti in rovere del Portogallo dove viene conservato il Porto), e vi ritroverete a discorrere di tempi passati, costumi in disuso, forme dimenticate, autori illustri e grandi classici, consigliati da Philip, quarta generazione della proprietà e futuro chef del Park Hotel Mignon. E per gli appassionati della fumata lenta, una selezione di sigari a scelta tra Montecristo, Davidoff Churchill, Romeo e Giulietta, da godersi nel grande terrazzo vista piscina.

Fiore all’occhiello è certamente la Spa, 2000 mq di zone intime da dedicare alla cura del proprio corpo, bagni di vapore, ampia piscina coperta comunicante con quella esterna, servita di lettini, ombrelloni, accappatoi, vasca Kneipp, dove sassi di fiume di forma irregolare spremono la pianta del piede favorendo il ritorno della circolazione venosa, ad una temperatura di 12 gradi; vasche idromassaggio, (Sauna Bamboo Hyperthermae, Sauna 4 stagioni, Mediterranean Parcour, grotta Glacier Ice, Aromarium (un bagno turco agli aromi con proprietà disintossicanti e rilassanti), e sudario romano secco (per facilitare l’eliminazione delle tossine e contrastare emicrania, dolori reumatici), confortevoli ambienti intimi dove dormire sotto il canto deli uccelli o dello scrosciare di un corso d’acqua. Per una vera vacanza all’insegna del relax, concedetevi un trattamento corpo come il massaggio integrale Ayurveda, eseguito con olii caldi e tecniche specifiche atte a vitalizzare l’organismo sotto stress e riequilibrare lo stato interiore.

Ogni angolo del Park Hotel Mignon nasconde un’oasi dedicata, come il piccolo laghetto naturale, l’angolo con rocce naturali e doccia, o il percorso con truccioli di pino che collega le zone spa, in 10.000 mq di parco, troverete camminando delle sorprese, sarà un divertente gioco alla ricerca dello spazio più riparato dove godere della perfetta privacy.

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Giardini di Castel Trauttmansdorff

Volete vivere un giorno da Principessa? I Giardini di Castel Trauttmansdorff sono un magico labirinto dove avrete il piacere di perdervi; calpesterete lo stesso terreno che un tempo attraversò Sissi, vedrete lo stesso panorama, annuserete gli stessi fiori, parlerete alle stesse specie animali. Qui infatti è presente una grande serra con diverse piante esotiche su cui si posano differenti specie di farfalle tropicali che spuntano in questa zona durante l’anno, da ogni angolo di mondo. E’ uno spettacolo naturale davvero unico, che difficilmente si trova il natura dove la presenza dell’uomo è costante; e il Laghetto di ninfee, il Giardino dei sensi con i suoi fiori profumati; il grande prato acquatico dei fiori di loto; e delle aree dedicate ai simpatici alpaca, moroseta, caprette e insetti dei più bizzarri nel Terrario della Serra, come l’insetto stecca e l’insetto foglia, che farete davvero fatica a scovare tanto sono bravi a mimetizzarsi.

I Giardini di Castel Trauttmansdorff non sono un semplice parco, ma un percorso didattico utile davvero a tutta la famiglia, ai grandi e ai piccini, curato nei minimi dettagli, ricco di attività e di punti di interesse, con zone dedicate a giochi e spazi multisensoriali, un museo a cielo aperto da cui dovrebbero prendere esempio tanti musei italiani e non, per offrire un diversivo che impegni in maniera utile e divertente tutta la giornata.
Le Stazioni sensoriali portano il visitatore alla scoperta della natura, ampliando tutti e cinque i sensi, come il percorso a piedi nudi, l’alveare dove poter vedere da vicino il lavoro delle api, la roccia sonora che restituisce le vibrazioni della propria voce, e la Grotta, un percorso sotterraneo che illustra la genesi della Terra.

Ma sono le stanze del Castello che l’imperatrice d’Austria abitò dal 1870 con le figlie Gisella e Marie Valerie; qui Sissi si ritirava a leggere, scrivere il suo diario, annotare le pene che la vita non gli ha negato, come la morte del figlio suicida, il principe ereditario Rodolfo d’Asburgo-Lorena. Ma il Castello è anche testimone delle sue piccole gioie, come la fetta di torta che ogni tanto si concedeva, e che è rimasta intatta fino ad oggi, conservata dalla locandiera che gliela preparò nel 1897, data del suo ultimo soggiorno a Merano. Conservata sotto una teca, dura come la pietra e rosicchiata solo da un topino, la torta della Locanda Sole è uno strano oggetto che racconta quanto l’imperatrice fosse amata dalla gente locale, per la sua personalità umile e aperta, nonostante il rango.

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Forsterbräu Meran

Locale storico di Merano, Forst nacque come distilleria per poi dare vita dopo la ristrutturazione all’edificio che è oggi e alla tipica locanda meranese, con le caratteristiche pareti e soffitti in legno, corna di cervo, documenti e foto originali sulla storia della birra, foto della famiglia che gli diede i natali.
Forsterbräu Meran è sicuramente il locale più frequentato della zona, che offre piatti di altissima qualità, non perdetevi i canederli di speck in brodo, le mezzelune ripiene di spinaci e ricotta, servite conformaggio di malga, burro fuso ed erba cipollina, o i classici würstel alla bavarese con brezen e senape dolce.
Si trova nel centro della città, un quartiere elegante vicino al teatro, dove fare sosta prima di aver rimpinguato la vostra dispensa di prodotti locali da portare a casa o come goloso regalo per i vostri amici.

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