Da sempre la forza, la combattività, la tenacia, sono associate – per ragioni fisiche – al sesso maschile.
Esiste però in Giappone un gruppo di donne ammesse a partecipare alla guerra accanto ai loro uomini – è la storica leggenda del ROUSHI-GUN.
Mario Dice si rifà a questo genere di donna, presentando per la collezione autunno/inverno 2016/17 una linea grintosa con dettagli japan e maschili, a partire dal reggicalze da uomo, apparso in passerella nel 2009 tra le proposte di John Galliano.
sx Mario Dice – dx John Galliano 2009
Sovrapposizioni di forme e tessuti danno vita ad un gioco di origami, incroci, trame a effetto tridimensionale che richiamano la tradizione e il mistero del magico continente.
Stampe effetto tattoo indelebili sui long dress e sugli abiti da cocktail, come segno di riconoscimento di una donna che non teme le sofferenze e i pregiudizi tra i sessi – combattiva fino in fondo la donna Mario Dice sfila con sicurezza sia in pantaloni che nella leggerezza della seta e dei pizzi ricamati.
giochi di origami alla sfilata Mario Dice
tridimensionalità per gli abiti della collezione fw 16/17
I colori sono decisi e variano dal blu al rosso, dal giada al nero intenso. Una collezione che sfodera tutta la forza di volontà di Mario Dice – La forza di volontà che attraversa anche le rocce (proverbio giapponese).
Guarda qui la collezione autunno/inverno 2016/17 di Mario Dice:
Da sempre la pelliccia ha una valenza di potere, lustro e supremazia.
Indossata nei secoli sia da uomini che da donne, la pelliccia ha ricoperto diversi ruoli – a partire da quello regale degli imperatori fino ai nouveaux riches dei giorni nostri.
La storia racconta di numerosi uomini amanti delle pellicce: Napoleone, Il Re Sole, Enrico VIII, Rockefeller, Gabriele D’Annunzio…
Oggi la pelliccia rimane indumento di seduzione e vanità – Simonetta Ravizza continua a regalarne alle donne diverse varianti.
Alla Milano fashion week 2016 ha sfilato con la collezione autunno/inverno 16/17 insieme alla nuova proposta di borse: dalla clutch alla san-bag rigorosamente hand-made e dai preziosi intarsi.
sx pelliccia Simonetta Ravizza – dx dipinto di El Greco Dominio Theotokopoulos – A Lady in a Fur
Presenti nella collezione i capi in montone dalle nuove linee e dettagli in contrasto: dal caban taglio maschile al maxi cappotto dagli ampi rever, fino al biker jacket.
Sexy e selvaggia come una “Venus in fur“, la donna Ravizza indossa con disinvoltura il visone, lo zibellino, le volpi rosse e argentate – abbinate a sete, cashmire, per un look fluido e leggero che ne esaltano la naturalezza e l’esclusività.
scena tratta dal film “Venus in fur” di Polanski – dx Simonetta Ravizza
Mantenendo la classicità della tradizione, Simonetta Ravizza inserisce l’eccellenza delle finiture sartoriali mixando peli, creando patchwork e maxi polsi e martingale.
I cappotti sono maxi vestaglie dalle cinture bicolore, le giacche si volumizzano, i gilet policromi si abbinano ai bianchi e alle intramontabili tonalità chiare.
Simonetta Ravizza – il romanzo “Venere in pelliccia”
La pelliccia mette la donna Ravizza al centro della scena, una donna elegante ma al contempo naturale, che ritrova con questo capo la sicurezza felina.
Guarda tutta la collezione Simonetta Ravizza F/W 16/17:
Luisa Beccaria alla Milano Fashion Week – collezione F/W 2016/17
So fairy tails la sfilata di Luisa Beccaria Autunno Inverno 2016/17 – tanto da ricordare l’ultimo film di Mattero Garrone “Il racconto dei racconti” presentato al Festival del Cinema di Cannes lo scorso anno.
Abiti immersi nei luoghi magici e immaginari, dove prendono forma regine e principesse e fate, nelle foreste incantate e fiorite proprio come i tessuti di questa collezione donna F/W 16/17.
Il reale e l’irreale mescolano le carte dando vita a cappotti maxi in velluto che sembrano vestaglie; dai rimandi vittoriani i corsetti e le camicie in chiffon; il velluto si impreziosisce di ricami e viene lavorato a sangallo.
dipinto di Jean Étienne Liotard – abito Luisa Beccaria
L’atmosfera è leggera e candida come la palette colori, un omaggio all’arte europea tra Settecento e Ottocento: da Jean-Étienne Liotard, pittore svizzero a Francesco Hayez, italiano, massimo esponente della corrente romantica.
I toni intensi del turchese e del petrolio, i verde e rosa pastello, l’avorio e i bagliori metallici, dipingono una collezione eterea, di una eleganza nobile ma scevra dell’altezzosità aristocratica.
La donna Luisa Beccaria è bon ton, discreta, sofisticata e veste la notte così come il giorno, intoccabile e irreale come un quadro da ammirare.
sx un dipinto di Jean Étienne Liotard – dx abito Luisa Beccaria
sx Luisa Beccaria – dx Jean Étienne Liotard
abito Luisa Beccaria – dipinto di Elisabeth Louise Vigée Le Brun
Guarda qui l’intera collezione autunno inverno 16/17 di Luisa Beccaria:
La sfilata Daniela Gregis – collezione Autunno Inverno 2016/17
Esiste una moda fatta non solo di lustrini e paillettes, ma cucita d’amore? La risposta è Daniela Gregis!
I tessuti sono stropicciati, poveri e ricordano lo stile bohémien della Parigi d’antan.
Nelle collezioni di Daniela Gregis è onnipresente il colore, come macchia sulla tavolozza di un pittore; tutto è lento e silenzioso, l’atmosfera aiuta a meditare, il luogo, le musiche, i lenti passi delle modelle, hanno quel tocco spirituale che mancava all’evento più atteso nel mondo della moda, la Milano fashion week.
Pare che Daniela Gregis voglia lanciare un messaggio d’amore in una collezione che riporta al calore di casa, alla comodità, al coprirsi e non svelare – una collezione di sovrapposizioni e geometrie, di numeri dove l’infinito torna.
La presenza di Benedetta Barzini, in un défilé sobrio e al contempo divertito, torna come must have conferma di solide amicizie e linguaggi che lasciano posto a domande e al mistero…
Guarda qui la collezione Autunno Inverno 2016/17 Daniela Gregis:
La sensibilità di Alberto Zambelli si scrive sugli abiti della collezione Autunno Inverno 2016/17.
Sfiorando diverse epoche, tra la Vienna dei ’40 in “The woman in gold” e la Copenaghen dei ’20 in “The Danish girl“, Alberto Zambelli ci fa rivivere personalità dal sapore romantico in una visione contemporanea e moderna.
I tessuti gold ricordano le tele klimtiane, mixate con preziosi jacquard art nouveau stampati – i colori sono vitaminici e i dettagli ricordano la vita elegante di un estroso pittore.
ispirazioni klimtiane
Nella libertà e liberazione del corpo di Einar Wegener (Lili Elbe) – primo transessuale della storia – la collezione si sprigiona e si ispira in un nude look dai colori cipria, bianco, moutarde, clinique con sete e veli decorati da preziose micropaillettes.
ispirazioni The Danish Girl”
sx “The danish girl” – dx Alberto Zambelli FW 16/17
Il maschile e il femminile vengono mescolati in una moda che non è solo rappresentazione di sesso, razza, religione, cultura, ma che diviene parte di un unico io, sublimato all’essenza, all’Es.
sx “The Danish girl” – dx Alberto Zambelli collection
Guarda qui l’intera collezione Alberto Zambelli F/W 2016/17:
La sfilata Ermanno Scervino alla Milano Fashion Week – collezione Donna Autunno Inverno 2016/17
L’iperfemminilità si fonde con la sensualità androgina nella donna Ermanno Scervino.
La divisa diviene accessorio di seduzione, il pizzo per gli abiti una scusa per mostrare il corpo in trasparenza.
Gold, silver e bronzo sono i nuovi linguaggi che spiegano, insieme all’handcraftsmanship la qualità dei capi Ermanno Scervino, da sempre leader assoluto dei ricami e delle silhouette femminili.
Rimandi vittoriani nei long dress in pizzo e gotici nei cappotti black; le clutch si fanno minute, al contrario del casco in volpe, must have in primo piano.
La collezione Ermanno Scervino Autunno Inverno 2016/17 stupisce per i tessuti, macramè petit-damier, cesellati e sovrapposti e per i colori – pennellate di gialli, bordeaux e pink, capelli della modella compresi.
C’era una volta una bellissima peccatrice che attirava l’attenzione dei media. Il suo nome è Eva Robin’s, si esibiva nelle ville dei politici, nei salotti colti degli artisti, invitata dagli “illuminati” e dai curiosi, e mostrava la sua verità sessuale: il pene. Il pene su un corpo di donna.
Sulle copertine, tra la sinuosità dei seni naturali (Eva inizia a prendere ormoni femminili all’età di 14 anni) e la sfacciataggine di un pene, si crea un personaggio. E mi sembra cosa molto superflua rispetto a quello che vedo oggi, qui, nella sua casa.
Siamo nel centro di Bologna, ultimo piano di un palazzo. Per le scale, pile di libri e oggetti d’arte. Entrando troviamo la Cina, l’Africa e la Francia tra gli scaffali e i mobili, un boudoir dalle tende chiuse e dalla luce soffusa, un ambiente che obbliga al silenzio.
Tutto sembra avvolto da mistero, le porcellane cinesi ricoperte da collane in turchese, le statue rivolte verso le finestre, gli angoli accesi dalle piccole luci natalizie, il bambin Gesù sotto una lampada giallastra – tanti ammennicoli che ricordano un luogo di preghiera. Eppure Eva Robin’s è atea.
Il sorriso si posa sulle sue labbra come una falena stanca. Il personaggio è scomparso, o meglio, ogni tanto viene fuori timido con qualche smorfia, qualche battuta sarcastica; ma quel coraggio, forse a volte un poco incosciente, di una Eva ventenne, non c’è più.
Lontana dai proiettori, Eva Robin’s si dedica al teatro, che l’ha aiutata a scacciare i fantasmi. E’ bellissima, conserva il fisico di una ragazzina e una sensualità innata, le finte ciglia vibrano, la voce è calda, docile, in sottofondo c’è il Requiem di Mozart.
…
Nella suo piccolo boudoir in pieno centro di Bologna, Eva Robin’s si racconta in un’intervista, dopo anni di silenzio.
I suoi amori, i dolori che l’hanno fortificata, la passione e il lavoro che da sempre la lega al teatro e il tempo che passa. Una Robin’s cambiata ma che conserva, sempre, quel fascino magnetico che impone all’ascolto.
Qui l’intervista ad Eva Robin’s ed il servizio fotografico.
C’era una volta una bellissima peccatrice che attirava l’attenzione dei media. Il suo nome è Eva Robin’s, si esibiva nelle ville dei politici, nei salotti colti degli artisti, invitata dagli “illuminati” e dai curiosi, e mostrava la sua verità sessuale: il pene. Il pene su un corpo di donna.
Sulle copertine, tra la sinuosità dei seni naturali (Eva inizia a prendere ormoni femminili all’età di 14 anni) e la sfacciataggine di un pene, si crea un personaggio. E mi sembra cosa molto superflua rispetto a quello che vedo oggi, qui, nella sua casa.
Siamo nel centro di Bologna, ultimo piano di un palazzo. Per le scale, pile di libri e oggetti d’arte. Entrando troviamo la Cina, l’Africa e la Francia tra gli scaffali e i mobili, un boudoir dalle tende chiuse e dalla luce soffusa, un ambiente che obbliga al silenzio.
Tutto sembra avvolto da mistero, le porcellane cinesi ricoperte da collane in turchese, le statue rivolte verso le finestre, gli angoli accesi dalle piccole luci natalizie, il bambin Gesù sotto una lampada giallastra – tanti ammennicoli che ricordano un luogo di preghiera. Eppure Eva Robin’s è atea.
Girocollo con cristalli Sharra Pagano
Il sorriso si posa sulle sue labbra come una falena stanca. Il personaggio è scomparso, o meglio, ogni tanto viene fuori timido con qualche smorfia, qualche battuta sarcastica; ma quel coraggio, forse a volte un poco incosciente, di una Eva ventenne, non c’è più.
Lontana dai proiettori, Eva Robin’s si dedica al teatro, che l’ha aiutata a scacciare i fantasmi. E’ bellissima, conserva il fisico di una ragazzina e una sensualità innata, le finte ciglia vibrano, la voce è calda, docile, in sottofondo c’è il Requiem di Mozart.
Chi è Eva Robin’s?
Una volta la definivo come un bambino che cerca di crescere, oggi dico una persona, non più un personaggio (come quando ho decollato negli anni ’80). Mi sono fortificata negli anni, tra successi ed insuccessi. Ma sono gli insuccessi che mi hanno fatto crescere.
Come convive con la dualità Eva – Roberto?
Non ho mai disprezzato la parte che ha generato Eva, anzi mi è indispensabile perchè il mio Io maschile è molto più obiettivo rispetto all’immagine fatale della Robin’s. E’ un bellissimo matrimonio.
Abito corto con maniche a campana Au Jour le Jour – Chiodo in pelle NUMEROOTTO – Orecchini tennis in gemme Sharra Pagano
Quanta importanza ha avuto il teatro nella sua vita?
Il teatro è stata la mia formazione. Ho iniziato quasi per diletto con “La voce umana” di Jean Cocteau per la regia di Andrea Adriatico, ma il tempo mi ha permesso di capire che il teatro è stato la mia salvezza. E soprattutto permette, a differenza del cinema, di non focalizzare, evitando i primi piani, il tempo che passa.
Lei è stata la prima a sollevare il tema dell’ambiguità (o chiarezza) sessuale, oggi molto attuale. Com’è cambiato dagli anni 80?
Gli ’80 erano gli anni della spensieratezza ma sono passati, io vivo il presente e do importanza al futuro, trovandomi sempre a mio agio con il tempo in cui vivo. Gli ’80 sono stati l’ebbrezza del consumo…anche noi eravamo molto consumate!
Giubbotto in pelle customizzato Amen – Gonna in tulle NUMEROOTTO
Le statistiche parlano di un aumento della prostituzione transessuale. Cosa porta gli uomini a desiderare un trans?
E’ una società fondata sul desiderio e non sul bisogno e allora il transessuale serve per sfuggire da una realtà quotidiana e inoltrarsi in un terreno da brivido. Si arriva al transessuale per il gusto e poi ci si nasconde per il disgusto.
Cosa la ferisce di più?
Veder soffrire una persona che amo.
Il complimento più bello che le hanno fatto?
Mi hai sorpreso.
Lei ha più volte dichiarato che ha avuto rapporti sia con uomini che con donne. Cosa l’affascina dell’uno e cosa dell’altro sesso?
Il rapporto con la femmina è più costruttivo rispetto a quello con i maschi, che è più distruttivo. I maschi pascolano liberi e sono pieni di desideri e di frustrazioni: si soffre di più con gli uomini, che sono fondamentalmente deboli. Con le donne il rapporto diventa educativo, istruttivo, perché apprendo ciò che a me manca del mondo femminile. E’ una scuola. Ma l’amore è sinonimo di dolore, per cui non mi auguro di innamorarmi alla mia età, sarei patetica.
Progetti futuri?
“Jackie e le altre” con i “Teatri di vita”, “Il Frigo” di Copi (il mio cavallo di battaglia), “L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi”, “Delirio di una TRANS populista” di Elfriede Jelinek.
Il personaggio più bello mai interpretato?
Direi Agrado in “Todo sobre mi madre”, che mi ha valso una nomination per l’Ubu.
Abito corto con maniche a campana e stivali alti Au Jour le Jour – Chiodo in pelle NUMEROOTTO – Orecchini tennis in gemme Sharra Pagano
Copiare il look di un’icona è cosa assai azzardata, soprattutto quando si tratta di Paloma Picasso, ma tentare un tocco di classe in suo onore è possibile.
Figlia di Pablo Picasso e dall’artista francese Françoise Gilet, Paloma si conferma come indiscussa icona di stile, creatrice di gioielli, musa di stilisti e fotografi.
Qui un articolo a lei dedicato e in questo spazio la nostra proposta di look a lei ispirato.
Brand: Michael Kors, Alexander McQueen, Rick Owens, Al e Ro Design, Prada, Bruno Carlo, Dolce & Gabbana, Corrado Giuspino, Dubini, Chantecler, Eugenia Kim, Versace Home.