Mi sono sempre chiesto se abiterò nel visibile o nell’invisibile, tra i miei incontri e nella ricerca disperata di una casa ho raccolto bufere, tempeste, sogni e venti leggeri e a volte anche freddissimi. Nella mia visione delle cose c’è il corpo, la nebbia, la solitudine. Così, alla ricerca di un tempo perduto, non riuscendo a stare fermo in una realtà circostante che reprime la mia istintualità ho avuto il bisogno di entrare in contatto profondo con l’altro e di trovare il mio posto. La mancanza di senso del limite mi ha esposto totalmente a un silenzioso e profondo logorìo che è lo stesso che rivedo negli occhi e nei movimenti dei miei soggetti in quei luoghi in cui mi ritrovo con loro. Questi luoghi, spesso fughe da me stesso, hanno addolcito alcuni momenti di disperazione di un uomo che si confronta con la sua esistenza e con il suo smarrimento di fronte all’incertezza dell’esistenza stessa. Questa raccolta di immagini parla della ricerca di una definizione dell’identità, e dell’ineluttabilità della presa di coscienza che come essere umani si è fondamentalmente soli.
English version
I have always asked to myself if i will live in the visible or the invisible, among my encounters and in my desperate search for a home I have gathered blizzards, storms, dreams and light and sometimes very cold winds. In my vision of things there is the body, the fog, the loneliness. Thus, in search of a lost time, unable to stand still in a surrounding reality that represses my instinctuality I had the need to get in deep contact with the other and find my place. The lack of a sense of limitation has totally exposed me to a silent and deep attrition that is the same as I see in the eyes and movements of my subjects in those places where I find myself with them. These places, often escapes from myself, have softened some moments of despair of a man confronting his existence and his bewilderment in the face of the uncertainty of existence itself. This collection of images speaks of the search for a definition of identity, and the inevitability of the realization that as a human being one is fundamentally alone.
L’Istituto Europeo di Design presenta IED Cinema, la nuova facoltà incentrata sullo studio del Cinema a 360°: scrittura, regia, montaggio e fotografia.
IED Cinema diventa la sesta scuola ad aggiungersi allo storico panorama formativo IED, comprendente Design, Moda, Arti Visive, Comunicazione, Arte e Restauro. Per la sua apertura nell’anno accademico 2025/26, l’Istituto Europeo di Design ha progettato il Corso di laurea triennale in Cinema e il Corso di laurea magistrale con due indirizzi in Scrittura e Regia Cinematografica e in Produzione Cinematografica.
“IED vuole contribuire al rilancio dell’industria nel nostro Paese partendo dall’inizio: la formazione.” dichiara Francesco Gori, Amministratore Delegato del Gruppo IED. Da quest’idea nasce IED Cinema, “che darà l’opportunità agli studenti di un confronto con l’intera filiera cinematografica, per rispondere in maniera adeguata alle richieste professionali e artistiche del settore”.
La nuova Scuola di Cinema, ereditiera del successo di OffiCine, progetto culturale e benefit di IED, conta su un’importante collaborazione con Indiana Production grazie alla presenza di Fabrizio Donvito, che all’interno del Comitato Scientifico sarà affiancato da professionisti di valore e fama internazionale come Paolo Sorrentino, Pierfrancesco Favino e Valeria Golino.
IED Cinema si pone come obiettivo insegnare l’Arte del Cinema come arte collettiva, “non un insieme di corsi tecnici ma un gruppo di persone e professionisti che si misurano su un progetto artistico collettivo, in cui le molteplici professionalità contribuiscono alla creazione e al successo del prodotto artistico“, come afferma Riccardo Balbo, Direttore Accademico Gruppo IED.
Nel mondo dei brand di lusso, l’eredità rappresenta le fondamenta su cui si basa la loro stimata reputazione e il loro fascino magnetico. È una narrazione intrecciata con i fili di una storia ricca di tradizioni familiari, l’artigianato senza pari e i valori immutabili, tramandati attraverso le generazioni. Tuttavia, nell’incessante marcia del progresso tecnologico, dove la realtà virtuale e le esperienze generate dall’IA ridefiniscono il panorama dei consumatori, i marchi di lusso si trovano di fronte a un dilemma toccante: come conciliare il proprio passato con le esigenze di un presente in continua evoluzione? Sebbene l’immaginario romantico degli artigiani locali che creano con cura le loro opere in affascinanti laboratori possa sembrare in contrasto con la continua marcia dell’innovazione, la realtà è molto più frammentata. L’innovazione non è nemica della tradizione; piuttosto, è il nutrimento che tiene i brand vitali e rilevanti in un mondo che cambia rapidamente. L’innovazione ha il potere di diventare la tradizione di domani, purché rimanga radicata e rispettosa del DNA del brand. Navigando con abilità tra l’onorare l’eredità e abbracciare il progresso, i brand di lusso possono soddisfare con destrezza le esigenze del loro pubblico, catturando al contempo le nuove generazioni di consumatori. The Macallan è un esempio di un marchio che sta cambiando le regole nel settore degli spirits. Con la presentazione della sua futuristica nuova distilleria nel 2018 – un progetto acclamato come uno degli sforzi più audaci del whisky scozzese – il marchio si è saldamente posizionato come la destinazione per eccellenza all’interno del settore.
Con un prezzo stupefacente di €160 milioni, la distilleria visionaria di The Macallan rappresenta un balzo audace nel futuro, mentre rende omaggio al suo illustre passato. Inoltre, le collaborazioni fungono da potente strumento per l’innovazione del brand, offrendo una piattaforma per amplificare il proprio messaggio e raggiungere nuovi orizzonti. La partnership di The Macallan con Bentley Motors rappresenta questo messaggio, mostrandosi in maniera concreta nella release di una edizione limitata altamente ambita che unisce i mondi del whisky single malt di qualità eccezionale e del design automobilistico straordinario.
The Macallan Horizon spinge i confini del possibile presentando la prima bottiglia orizzontale, un involucro orizzontale visionario con un’unica curvatura di design di 180 gradi, dimostrando un approccio senza pari all’innovazione del prodotto e al design, e che riflette la traiettoria orizzontale del mondo automobilistico. Al cuore di questo pionieristico impegno si trovano la tecnologia all’avanguardia di Bentley e gli sforzi collaborativi dei team di design. Racchiusi all’interno di The Macallan Horizon ci sono sei materiali essenziali per entrambi i marchi – whisky, legno, rame, alluminio, pelle e vetro – rendendo omaggio ai valori condivisi di artigianato, creatività e innovazione. Jaume Ferras, direttore creativo di The Macallan, ha detto: “The Macallan Horizon è il progetto di whisky più complesso e visionario a cui The Macallan si sia mai dedicato, e ha richiesto uno scambio profondo e continuo d’idee con il team di Bentley Motors. The Macallan Horizon è una testimonianza dell’incomparabile artigianalità, innovazione e creatività per cui sono rinomati The Macallan e Bentley”. Per Chris Cooke, capo delle collaborazioni di design di Bentley Motors: “Il contenitore Horizon è un progetto collaborativo che spinge il DNA di Bentley e l’artigianalità del whisky di The Macallan”.Kirsteen Campbell, Master Whisky Maker di The Macallan, si è imbarcata in un viaggio straordinario presso la fabbrica Bentley a Crewe, immergendosi in un’esperienza sensoriale impareggiabile. Lì, ha avuto il privilegio, attraverso la vista, l’olfatto e il tatto, di comprendere appieno i materiali straordinari che definiscono le auto Bentley. Ispirata da questa esperienza sensoriale, Kirsteen si è dedicata alla creazione di un whisky unico ed eccezionale. In sostanza, The Macallan Horizon si presenta come una testimonianza delle possibilità illimitate che emergono quando tradizione e innovazione si fondono – un simbolo dell’impegno incrollabile del marchio nel superare i confini del lusso pur rimanendo fedele alla propria tradizione.
English version
Blending Tradition and Innovation in Luxury Crafting
In the realm of luxury brands, heritage serves as the bedrock upon which their esteemed reputation and magnetic allure are firmly established. It’s a narrative woven with the threads of rich history, family legacies, unparalleled craftsmanship, and unwavering values, passed down through generations. Yet, within the ever-accelerating march of technological progress, where virtual reality and AI-generated experiences redefine the consumer landscape, luxury brands face a poignant dilemma: How do they reconcile their past with the demands of an ever-evolving present? While the romanticized imagery of local artisans meticulously crafting their wares in quaint workshops may seem at odds with the relentless march of innovation, the reality is far more nuanced. Innovation isn’t the enemy of tradition; rather, it’s the lifeblood that keeps brands vital and relevant in a rapidly changing world. However innovation has the power to become tomorrow’s tradition, provided it remains rooted in and reverent of the brand’s DNA. By navigating the delicate balance between honouring legacy and embracing progress, luxury brands can deftly fulfill the demands of their core audience while captivating new generations of consumers. The Macallan is one example of a brand that is changing the game in the spirit industry. With the unveiling of its futuristic new distillery in 2018—a project hailed as one of Scotch whisky’s most audacious endeavours—the brand firmly positioned itself as the preeminent destination within the industry.
With a staggering price tag of €160 million, The Macallan’s visionary distillery represents a bold leap into the future while paying homage to its illustrious past. Furthermore, collaborations serve as a potent instrument for brand innovation, allowing brands to enhance each other capabilities and reach new audiences. The Macallan’s partnership with Bentley Motors exemplifies this ethos, culminating in the release of a highly coveted limited edition that marries the worlds of exceptional single malt whisky and extraordinary automotive design. The Macallan Horizon pushes the art of the possible presenting the first horizontal bottle, a visionary horizontal vessel featuring a unique 180-degree twist detail, demonstrating an unparalleled approach to product innovation and design, and that reflects the horizontal trajectory of the automotive world. At the heart of this pioneering endeavour lies Bentley’s cutting-edge technology and the collaborative efforts of design teams. Encased within The Macallan Horizon are six materials integral to both brands— whisky, wood, copper, aluminium, leather, and glass—paying homage to the shared values of craftsmanship, creativity, and innovation. Jaume Ferras, Creative Director, The Macallan, said: “The Macallan Horizon is the most complex and visionary whisky project that The Macallan has embarked upon, and has required a profound and ongoing exchange of expertise with the team at Bentley Motors. The Macallan Horizon is a testament to the incomparable craftsmanship, innovation and creativity for which The Macallan and Bentley are renowned.” For Chris Cooke, Head of Design Collaborations Bentley Motors “The Horizon vessel is a truly collaborative project pushing Bentley DNA and The Macallan whisky craft”. Kirsteen Campbell, The Macallan Master Whisky Maker, embarked on a remarkable journey to the Bentley factory in Crewe, immersing herself in an unparalleled sensory experience. Inspired by this sensory exploration, Kirsteen carefully selected 6 unique first filled sherry casks to create a truly exceptional whisky. In essence, The Macallan Horizon stands as a testament to the unlimited possibilities that emerge when tradition and innovation converge—a symbol of the brand’s unwavering commitment to pushing the boundaries of luxury while staying true to its heritage.
È la fine degli anni Settanta, anni tumultuosi per la politica, l’arte, la vita, e una giovanissima ragazza americana trascorre un anno a Roma per frequentare un corso avanzato di fotografia. Francesca Woodman studia e sperimenta le regole del ritratto e dell’autoritratto, inquadra e rappresenta il proprio corpo come soggetto e oggetto, facendo sua tutta l’eredità del surrealismo, della politica di quegli anni e della giovinezza, che ogni cosa esige e brama.
Nella capitale italiana trova la vita, la bellezza e la decadenza, ingredienti di un materiale magmatico, incandescente e chiaroscurale che si unisce in un flusso torbido e misterioso, fatto di nebbia e di spettri.
La finitezza del corpo e l’eternità dell’aura, il corpo che diventa una soglia aperta verso i misteri celesti. Una ricerca profonda come l’oceano e inconoscibile come lo spazio, arte concettuale e sensibilità poetica che saranno davvero la matrice del suo lavoro, breve, ma fondamentale per fotografi contemporanei e successivi.
È il gennaio del 1981 quando, appena rientrata in America, a soli 23 anni, decide di lasciarsi cadere nel vuoto dal ventiduesimo piano di un palazzo di Manhattan. Leggera, inesorabile, come un albatro candido e sensualissimo che nessuno è riuscito a salvare.
Ci lascia un corpus fatto quasi esclusivamente di fotografie auto-rappresentative, per la maggior parte in bianco e nero, scatti in cui Francesca Woodman si è ritratta nuda, vestita, mezza morta, strisciante, torbida e cristallina. Con una unica eccezione. Prima di tornare in America, a Roma, conosce un professore, a cui per un breve periodo lascia persino il suo appartamento in Via Dei Coronari. Non sappiamo esattamente il perché, ma Francesca con lui si sente a suo agio, al punto da decidere di lasciarsi fotografare. Da quell’esperienza nasce un ritratto sobrio, dolce, dall’acconciatura antica e uno sguardo da Maddalena, con un piatto in mano che mi piace pensare sia uno scudo involontario con cui forse voleva proteggersi.
Nulla dovrebbe essere più fedele di un autoritratto, un soggetto che si mostra e per noi diventa oggetto, ma quel professore, fotografo e amico di Francesca, che l’ha fotografata in un modo apparentemente semplice ma più visibile, Stephan Brigidi, ci ricorda una profonda verità. Forse di fronte agli altri siamo molto più nudi di quando ci guardiamo da soli. E allora forse è vero che la verità e la rappresentazione, la verità e la finzione hanno confini labili e confusi, ed esistiamo soprattutto attraverso gli occhi degli altri.
Nel tentativo di indagare, riscoprire e, anche solo per poco, riportare in vita questa figura di donna così inafferrabile, a marzo 2024 esce in libreria Francesca Woodman di Bertrand Schefer, edito da Joha & Levi.
“Woman With Large Plate” Roma 1978 photography Stephan Brigidi
English version
It’s the late seventies, tumultuous years for politics, art, life, and a very young American girl spends a year in Rome attending an advanced photography course. Francesca Woodman studies and experiments with the rules of portraiture and self-portraiture, frames and represents her own body as both subject and object, embracing the entire legacy of surrealism, the politics of those years, and youth, which demands and craves everything.
In the Italian capital, she finds life, beauty, and decay, ingredients of a magmatic, incandescent, chiaroscural material that merges into a turbid and mysterious flow, made of fog and specters.
The finiteness of the body and the eternity of the aura, the body becoming an open threshold to celestial mysteries. A search as deep as the ocean and unknowable as space, conceptual art and poetic sensibility that will indeed be the matrix of her work, brief but fundamental for contemporary and subsequent photographers.
It’s January 1981 when, just returned to America at the age of 23, she decides to let herself fall into the void from the twenty-second floor of a building in Manhattan. Light, relentless, like a candid and highly sensual albatross that no one managed to save.
She leaves behind a corpus consisting almost exclusively of self-representative photographs, mostly in black and white, shots in which Francesca Woodman portrayed herself naked, dressed, half-dead, crawling, turbid, and crystalline. With one exception. Before returning to America, in Rome, she meets a professor, to whom she even temporarily leaves her apartment on Via Dei Coronari. We don’t know exactly why, but Francesca feels comfortable with him, to the point of deciding to let herself be photographed. From that experience comes a sober, sweet portrait, with an ancient hairstyle and a gaze reminiscent of Mary Magdalene, holding a plate in her hand, which I like to think of as an involuntary shield with which she perhaps wanted to protect herself.
Nothing should be more faithful than a self-portrait, a subject that reveals itself and becomes an object for us, but that professor, photographer, and friend of Francesca, who photographed her in an apparently simple but more visible way, Stephan Brigidi, reminds us of a profound truth. Perhaps in front of others, we are much more naked than when we look at ourselves alone. And so perhaps it is true that truth and representation, truth and fiction, have blurred and confused boundaries, and we exist primarily through the eyes of others.
In an attempt to investigate, rediscover, and even just for a little while, bring back to life this elusive figure of a woman, in March 2024, “Francesca Woodman” by Bertrand Schefer was released in bookstores, published by Johan & Levi.
Dopo dieci anni di storia, la distilleria Nine Leaves termina il suo importante viaggio in Giappone per ritornare a vivere nelle mani de La Maison & Velier.
Fondata nel 2013 da Yoshiharu Takeuchi, la distilleria Nine Leaves (dalle nove foglie di bambù disegnate nel logo) è stata un capitolo importantissimo nella storia del rum giapponese. Un’odissea condotta da un singolo uomo, Takeuchi, che ha portato questo vero e proprio Single man rum a rappresentare l’essenza della tradizione, dell’artigianato e della tensione verso l’eccellenza. Con la chiusura definitiva della distilleria nel 2023, tocca ora a La Maison & Velier portare avanti il lavoro di Yoshiharu per dare la possibilità ai rum lover di assaggiare la loro evoluzione nei nuovi imbottigliamenti risultato della profonda amicizia tra Luca Gargano, patron di Velier, e Yoshiharu.
“Ho incontrato Yoshiharu intorno al 2014 durante un rum festival, quando era agli inizi, e ho capito subito che era il giapponese meno giapponese e insieme più giapponese che avessi mai conosciuto, ho visitato tre volte il suo stand, incuriosito e colpito dai suoi rum. Ho avuto una vera e propria intuizione mediterranea perché sentivo che quest’uomo era speciale”, racconta Luca Gargano. “Ogni anno gli chiedevo quante botti avesse prodotto, e lui mi dava sempre questi numeri bassi, un anno diceva 60, quello dopo 84. Poi, nel 2019, quando sono andato a vedere la distilleria, ho capito: Nine Leaves è davvero un Single Man Rum”.
Dopo dieci anni di attività, Yoshiharu Takeuchi ha deciso di chiudere la distilleria e pochi mesi dopo, ha venduto l’intero stock di rum da invecchiamento e l’ultimo lottodi rum bianchi a La Maison & Velier.
“Ho chiamato Luca e gli ho chiesto ‘conosci qualcuno che potrebbe comprare il mio rum?’”, ricorda Yoshiharu. “E lui mi ha risposto: ‘Nessuno, tranne me’”.
La collezione Unsun Karuta: la seconda vita di Nine Leaves
La Maison & Velier ha selezionato i primi cinque imbottigliamenti del marchio giapponese, le cui etichette sono ispirate a un gioco di carte tradizionale giapponese: Unsun Karuta. Nei prossimi anni sono previste nuove espressioni di Single Cask in Small Batch, e ogni etichetta svelerà una nuova carta della collezione.
“Scegliere il packaging giusto per questa serie è stato estremamente complesso, abbiamo provato molte idee, alcune strane e scartate immediatamente”, dice Luca. “Poi ho pensato alla Card Series di Hanyu, una distilleria chiusa diventata oggetto di culto tra i collezionisti arrivando a quotazioni a 5 zeri sulle aste. Per quegli imbottigliamenti hanno utilizzato le carte da gioco portoghesi, che sono state introdotte in Giappone dai commercianti. Volevo onorare questo rum così interamente giapponese in tutto e mi sono chiesto se ci fossero delle carte giapponesi, per l’appunto. E c’erano”
Le cinque espressioni
Nine Leaves White – Last Drops È l’ultimo distillato imbottigliato prima della chiusura definitiva della distilleria. Una deliziosa combinazione di potenza e delicatezza, questa espressione è al naso ricca e densa, rivelando sentori di miele, zucchero di canna, rosa e albicocca con uno strato di liquirizia sul finale. Il palato è si fa più cremoso man mano che rivela note di succo di canna fresco, limone e mash di fermentazione, con sfumature medicinali e di senape.
Nine Leaves 2017 ex-Bourbon Cask Small Batch e Nine Leaves 2017 ex-Russian Cask Small Batch Sono nate da una microselezione e conseguente blending di barili: la prima invecchiata in quattro botti ex-Bourbon, mentre la seconda è un blend di rum maturati in quattro botti di rovere russo.
Al naso, la versione ex-Bourbon si presenta fine ed eterea con legno di sandalo, eucalipto e una tavolozza aromatica che spazia tra frutti tropicali, sfumature tostate, praline, aromi floreali, zucchero di canna e marshmallow. Al palato emergono note di cocco, mandarino, albicocca e caramella mou, evolvendo verso toni vegetali di canna da zucchero matura e accenti pepati. Il finale raffinato combina miele di canna con tocchi più piccanti di limone, arancia e albicocca. L’olfatto retro-nasale mescola vaniglia, liquirizia e delicate sfumature vegetali di tabacco.
La release invecchiata nel rovere russo ha al naso sentori di frutta e miele, e toni medicinali ed empireumatici, che evolvono in sfumature più vinose e fibrose. Il palato è ricco di note erbacee di fieno tagliato ed erba medica, che sfuma gradualmente in vaniglia cremosa e sale. Il finale è morbido e persistente, con un sottofondo di cioccolato amaro che esplode negli aromi dello zucchero di canna. L’olfatto retro-nasale rivela la vaniglia e la radice di ginseng.
Nine Leaves 2016 ex-American Oak Single Cask #7 e Nine Leaves 2014 ex-American Oak Single Cask #5 Sono entrambi dei Single Cask, distillati rispettivamente nel 2016 e nel 2014, invecchiati in botti di rovere americano di secondo riempimento.
Il Single Cask #7 è al naso inebriante, con sentori di iris, pompelmo, noce e vaniglia, che si fanno più fruttati e freschi. Il palato è deciso con note di limone e miele, lo zucchero di canna che copre la lingua e la rende fresca grazie alle sfumature di piante aromatiche. Il finale è tropicale dal lime, kiwi giallo, della banana e del cocco. L’olfatto retro-nasale, deliziosamente vanigliato, è spolverato di spezie dolci.
Il Single Cask #5 è fresco al naso da sentori di pepe, frutta tropicale, yogurt, fibra di canna da zucchero, zenzero e cocco in polvere. Lasciato respirare, libera sapori di arnica, canfora, lardo affumicato e curry. Il palato rispecchia la qualità di un bourbon superiore, fatto di note di scorza d’arancia, zucca e miele di canna. Il finale è si sposta dal miele a spezie e cioccolato. All’olfatto retro-nasale, il succo fermentato di canna compare accanto alla radice di genziana e al caramello salato.
Oliviero Toscani, intervista e backstage del servizio Postmelodici in esclusiva per SNOB
Oliviero Toscani è sempre stato vicino al napoletano, artisticamente a partire dai ritratti della gente comune che ha dato vita all’opera “Razza Umana” esposta alla stazione Toledo. Per SNOB ha raccontato uno spaccato importantissimo di Napoli, quello della musica neomelodica, criticata, osannata dal suo popolo eppure non priva di ombre. Ne sono nati dei ritratti crudi e veri dei più importanti rappresentanti, da Francesco Merola, erede di Mario Merola e della sceneggiata, a Ida Rendano, Gianni Fiorellino, Ivan Granatino fino ai più giovani I Desideri…
Qui la nostra intervista al grande Oliviero Toscani e il backstage del suo lavoro, un uomo che continua ad insegnare, anche oggi che ci ha lasciato, molto più che di fotografia, ci parla di sociale, di coraggio e di idee.
Direttore Responsabile/ Intervista: Miriam De Nicolò Regia: Giovanni Piscaglia Personaggi: Ida Rendano, Ivan Granatino, Francesco Merola, Marika Cecere, Marco Calone, I Desideri, Gianni Fiorellino Grazie a: Tommaso Basilio
Il numero cartaceo è acquistabile anche sul nostro sito: Acquista il numero con i servizio di Oliviero Toscani qui o scrivendoci a: info@snobnonpertutti.it
ILLUMINA LA TUA PELLE CON LA LINEA GIOIELLO EXCELLENCE DI EISENBERG
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EXCELLENCE, la linea ultra premium del marchio monegasco si compone di 6 trattamenti lusso per viso e contorno occhi dalleprestazioni high-tech, formulati con materiali pregiati per una rigenerazione cutanea intensa. L’oro, l’argento e i diamanti, infatti, stimolano la circolazione sanguigna, aiutano la pelle a rigenerarsi rendendola più uniforme e donandole una luminosità incomparabile. E, soprattutto, possiedono un autentico potere anti-invecchiamento, dimostrandosi capaci di rallentare il naturale declino della produzione di collagene.
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Benriach presenta Benriach 1966 Cask Aged 50 Years, la sua espressione più invecchiata e rara
La Distilleria Benriach, rinomata per i suoi whisky Speyside ricchi, creativi e complessi, presenta la sua espressione più invecchiata ed esclusiva rilasciata fino ad oggi: Benriach 1966 Cask Aged 50 Years.
Creato da una botte eccezionale dalla Master Blender Rachel Barrie e con solo37 preziose bottiglie disponibili in tutto il mondo, Benriach 1966 Cask Aged 50 Years è la migliore rappresentazione dello stile fruttato tipico di Benriach, con una complessità senza rivali e una lussuosa raffinatezza.
Riempita per la prima volta con il liquido Benriach non torbato il 21 settembre 1966, la botte Bourbon 2383 è stata selezionata con cura per il suo carattere squisito, destinata a diventare l’annata più antica e la release più rara di Benriach. Dopo decenni di maturazione nei magazzini di Benriach nello Speyside, è il primo Benriach ad essere imbottigliato a cinquant’anni.
La Master Blender di Benriach, Rachel Barrie, ha dichiarato: “Alla Distilleria Benriach la nostra capacità di creare sapori unici è esaltata dalla nostra esperienza nella maturazione di una gamma eclettica di botti provenienti da tutto il mondo e dalla filosofia creativa e dall’approccio esplorativo verso la produzione del whisky. Nel corso di molti decenni, ciò ha consentito una comprensione approfondita di ciò che rende eccezionale una botte” e ha proseguito dicendo: ”Sono orgogliosa di presentare Benriach 1966 Cask Aged 50 Years come il nostro tesoro finale. Sorseggia cinquant’anni di opulenta raffinatezza con note di sublimi datteri mielati e delicate spezie di rovere in armonia con la persistente finezza di mela e pera e tracce di pompelmo. Questa è la nostra arte: una testimonianza dell’esperienza e dell’impegno per la straordinaria maturazione in botte presso la Distilleria Benriach.”
Benriach 1966 Cask Aged 50 Years è racchiuso in un decanter di cristallo su misura, prodotto in Scozia da Glasstorm. Ogni decanter è presentato in una scatola realizzata dal maestro artigiano John Galvin, il cui design è ispirato alla colorata gamma di botti eclettiche che riempiono i magazzini di Benriach, dove l’espressione è stata nell’ultimo mezzo secolo.
Arriva in Italia il whisky invecchiato 50 anni
Lanciata in Asia nel maggio 2024, l’espressione è stata poi presentata in mercati globali selezionati e finalmente in Italia. L’imbottigliamento è stato presentato presso il Four Seasons di Milano da Claudio Riva, Presidente di Whisky Club Italia. Nella splendida cornice della Sala Camino dell’hotel, allestita con i colori dell’autunno e del whisky, i partecipanti selezionati hanno potuto degustare una selezione di etichette Benriach con food paring di tapas studiato per l’occasione dallo staff di Nikos Tachmazis.
Benriach 1966 Cask Aged 50 Years
Note di degustazione
Naso: il rovere perfettamente levigato regala note di castagna, ciliegia al maraschino e delicato miele di acacia, intrecciate a tartufo, narciso e muschio raffinato. Palato: sorseggia 50 anni di lussuosa raffinatezza, con sentori di sublimi datteri mielati e delicate spezie di rovere, in armonia con la persistente finezza di mela, pera e tracce di pompelmo.
SNOB Magazine lancia i corsi di autenticazione del lusso a Milano
SNOB Magazine annuncia il lancio di corsi di autenticazione dei principali brand del lusso. Una serie di appuntamenti esclusivi che si terranno a Milano, destinati ad appassionati, professionisti e collezionisti pronti a immergersi nell’arte di riconoscere l’autenticità dei marchi più iconici del mondo.
Ogni sessione, della durata di una giornata, approfondirà tre marchi di lusso selezionati (nel primo appuntamento Chanel, Louis Vuitton, Gucci) esplorando la loro storia, i materiali unici e i dettagli distintivi che rendono ciascuno di questi prodotti un simbolo di status e qualità. Guidati da esperti di settorecertificati, i partecipanti potranno apprendere come individuare segni di autenticità, quali la qualità della lavorazione, le finiture e le specificità di ogni brand, e comprendere le tecniche utilizzate per imitare questi dettagli.
Il corso offre un approccio unico, affiancando teoria e pratica: i partecipanti avranno a disposizione sia prodotti autentici sia repliche per confronti diretti, mettendo subito alla prova le competenze acquisite. Questa esperienza hands-on permette di affinare l’occhio critico e acquisire sicurezza nel distinguere tra vero e falso, un’abilità sempre più richiesta nell’era del mercato second-hand e della rivendita di lusso.
Diviso tra parte teorica sulla storia dei brand e pratica avanzata, SNOB Magazine trasforma il concetto di autenticazione in un percorso di scoperta e competenza, rendendo l’accesso al lusso un’esperienza consapevole e unica. Un’opportunità imperdibile per chi vuole avvicinarsi al mondo dell’autenticità e del lusso con stile e competenza.
Il corso sarà diviso in 2 sezioni – parte teorica e parte pratica – e si terrà nella sede di Piazza de Angeli a Milano. L’appuntamento è fissato per il giorno sabato 4 ottobre 2025 dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00, con un piccolo aperitivo di networking finale.
Il costo totale del corso, che include anche i materiali didattici e un attestato di partecipazione, è di Euro 249,00. I posti sono limitati, per un massimo di 10 persone.
I marchi citati nel corso vengono menzionati esclusivamente per scopi accademici e di approfondimento. Non esiste alcuna affiliazione, partnership o associazione tra i suddetti marchi e questo corso. Tutti i diritti sui marchi appartengono ai rispettivi proprietari.
Sono passati 200 anni da quando il fondatore Alex Reid pose la prima pietra della distilleria Macallan, nel cuore dello Speyside scozzese. Così ha avuto inizio una serie ininterrotta di successi che ha portato Macallan a diventare sinonimo perfetto di eccellenza e di maestria nell’arte della produzione di whisky.
Per celebrare questo importante traguardo, Macallan ha creato la TIME : SPACE COLLECTION, con due nuovi whisky che rappresentano una vera e propria macchina del tempo grazie all’incontro tra un’ingegneria all’avanguardia e un’antica maestria artigianale.
Il primo è TIME : SPACE: un incontro tra l’avanguardia ingegneristica e la maestria degli artigiani. Si tratta di una ruota composta da un doppio scompartimento, che contiene nella parte esterna il Single Malt Whisky più vecchio mai rilasciato da Macallan, che unisce due botti del 1940, per ben 84 anni di maturazione; nel secondo scompartimento si trova invece un Single Malt composto dai primi whisky prodotti nella nuova distilleria, quindi nel 2018. Due mondi completamente diversi, la Storia e il futuro, racchiusi in un’opera d’arte: la capsula del tempo è incastonata in una scultura di rovere americano ed europeo lavorata a mano, con 200 punte a decorarla, in un gioco di spigoli che rievoca l’arte dell’origami. La release sarà disponibile in soli 200 esemplari, uno per ogni anno di vita di Macallan.
Il secondo imbottigliamento è TIME : SPACE MASTERY: un Single Malt molto complesso, prodotto a partire dalla selezione di 14 tipi diversi di botti, incluse quelle in rovere europeo e americano ex-Sherry ed ex-bourbon. Tutte le sfumature organolettiche delle warehouse di Macallan sono presenti in questa release, che ha proprio l’obiettivo di catturare la complessità donata al whisky da tante botti diverse per origine, dimensione e contenuto.
Il 2024 segna un traguardo storico per la Time Records, che celebra 40 anni di attività come una delle etichette discografiche indipendenti più influenti d’Italia e del mondo. Per tutto l’anno, una serie di eventi straordinari hanno omaggiato il percorso dell’etichetta e il suo fondatore, Giacomo Maiolini, celebrando i successi del passato e aprendo le porte a nuove sfide per il futuro.
Durante le celebrazioni, Giacomo Maiolini ha condiviso la storia Time Records e il suo straordinario viaggio personale nel mondo della musica. Fondatore dell’etichetta nel 1984, Giacomo Maiolini è oggi riconosciuto come una figura chiave nel panorama discografico internazionale. Dotato di una visione unica e di una straordinaria capacità imprenditoriale, ha trasformato una piccola etichetta indipendente, con sede a Brescia, in un impero musicale riconosciuto a livello globale.
“Non vogliamo solo celebrare il passato, ma vorrei guardare ancora e sempre al futuro con lo stesso entusiasmo, sorpresa e determinazione di allora” dichiara Giacomo Maiolini.
Grazie alla sua capacità di individuare e valorizzare talenti, ha portato la musica italiana ed europea a livelli globali, aprendo le porte a mercati come quello giapponese con il fenomeno Eurobeat, con oltre 30 milioni di album venduti e 5 Grammy Awards. I suoi successi includono hit senza tempo come “Open Your Mind” degli U.S.U.R.A, “Don’t Stop” e “Boom Boom Boom” dei The Outhere Brothers, “Feel it” di The Tamperer feat. Maya, “You See the Trouble with Me” di Black Legend, “Dragostea Din Tei” degli O-Zone, “Destination Calabria” di Alex Gaudino, “In My Mind” di Dynoro e Gigi D’Agostino e “Nevermind” di DennisLloyd, che entrambi hanno superato un miliardo di streaming su Spotify. Con 120 milioni di dischi venduti e 7 miliardi di stream Time Records è l’etichetta italiana indipendente che ha venduto più dischi nel mondo. Oggi, Time Records è la casa di artisti come Bob Sinclar, Deejay Time e GigiD’Agostino e reduce di successi come le ultime due hit internazionali “T’AMO T’AMO T’AMO” con Ivana Spagna e NUZZLE e la nuova versione di “Amici Per Sempre” dei Pooh, The Cube Guys. Giacomo Maiolini è noto anche per la sua capacità di anticipare i cambiamenti del mercato, passando dal vinile alla musica digitale e ora allo streaming, con una visione verso l’AI.
Giovedì 5 dicembre, presso la Camera di Commercio di Brescia, Giacomo Maiolini ha ricevuto un prestigioso premio per i 40 anni dell’etichetta, conferito a nome della città. Questo riconoscimento celebra non solo l’impatto culturale e musicale di Maiolini con la Time Records, ma anche il suo ruolo personale di ambasciatore di Brescia nel panorama internazionale.
Mentre, il 19 novembre, sempre Giacomo Maiolini, in occasione della Milano Music Week 2024, presso il Castello Sforzesco di Milano, ha tenuto un intervento dedicato alla sua visione dell’industria musicale. Durante l’incontro, ha parlato del suo percorso professionale e delle trasformazioni che hanno caratterizzato il settore discografico negli ultimi decenni.
Il culmine delle celebrazioni è stato il 6 dicembre, con una serata straordinaria che ha riunito artisti, collaboratori e amici della Time Records in una location esclusiva. L’evento è stato un’occasione per esaltare il lavoro, l’impegno e la passione di un team che, sotto la guida di un rivoluzionario capitano come Giacomo Maiolini, ha segnato la storia della musica italiana e internazionale.
“Giacomo è stato un pioniere. La sua capacità di vedere oltre il presente lo ha reso un innovatore, capace di trasformare idee visionarie in successi mondiali,” ha dichiarato Albertino, storica voce di Radio Deejay e amico di lunga data.
Bob Sinclar racconta il suo rapporto con Giacomo: “Giacomo Maiolini è colui che ha portato la musica dance in Italia e nel Mondo. Ho avuto la possibilità di lavorare con lui da 7 anni forse 8, e tutti i singoli e le hit sono magnifiche. Giacomo è la stravaganza, l’esuberanza elegante all’italiana. Se sei amico di Giacomo ti dà tutto. È l’amicizia in tutta la sua totalità!”
Anche Gigi D’Agostino ha ricordato il contributo unico di Maiolini: “Giacomo con le sue visioni, intuizioni, creazioni… Non solo ha realizzato tantissimi grandi successi… ha realizzato sogni per molti… è pazzesco… Quando penso a Giacomo penso ad una persona pazzesca! Giacomo è tanto…”
Con lo stesso entusiasmo che ha contraddistinto i suoi primi 40 anni, la Time Records guarda al futuro con nuovi progetti in arrivo per il 2025. Giacomo Maiolini ribadisce l’impegno dell’etichetta verso l’innovazione e la scoperta di talenti, mantenendo intatta la filosofia di indipendenza e passione che l’ha sempre contraddistinta.