Solo 200 bottiglie per il Single Malt Whisky più vecchio mai rilasciato da Macallan

Macallan compie 200 anni e accende la macchina del tempo

Con la Time : Space Collection, il passato, il presente e il futuro della distilleria si intrecciano in un viaggio affascinante tra whisky e arte

Sono passati 200 anni da quando il fondatore Alex Reid pose la prima pietra della distilleria Macallan, nel cuore dello Speyside scozzese. Così ha avuto inizio una serie ininterrotta di successi che ha portato Macallan a diventare sinonimo perfetto di eccellenza e di maestria nell’arte della produzione di whisky. Il 2024 è l’anno in cui si celebra la storia dell’icona Macallan, ma è anche il momento per chiudere il cerchio del tempo e connettere un heritage glorioso a nuovi orizzonti futuri, a partire dal lancio della straordinaria TIME : SPACE COLLECTION.

In occasione di questo traguardo Macallan ripercorre tutte le tappe che decennio dopo decennio l’anno resa semplicemente The Macallan, ribadisce i pilastri produttivi su cui poggia ogni goccia di whisky che si fregia del suo nome, ma apre anche nuovi scenari: la creazione di whisky dal design futuristico, una rinnovata sensibilità per l’ambiente naturale e nuovi modi di comunicare. E su quest’ultimo aspetto, proprio l’Italia, che con Macallan può vantare una lunga storia d’amore, vede una collaborazione speciale.

Macallan ha infatti l’onore di affiancarsi a figure di riconosciuto prestigio nei loro campi di appartenenza le quali, in un cortometraggio d’autore realizzato da UNFOLLOW adv ed Eliofilm, si interrogano sul senso del tempo. Il tempo come ingrediente fondamentale per raggiungere l’eccellenza e creare prodotti capaci di sfidare il tempo stesso.
La gallerista Lia Rumma, lo scrittore Nicola Lagioia, lo chef stellato Mario Uliassi, lo stilista Ottavio Missoni e il guru dei distillati Luca Gargano ci parlano della loro personale concezione del tempo in un corto diretto da Serena Corvaglia e con la partecipazione di Kasia Smutniak.

TIME : SPACE COLLECTION.
Dove passato e futuro si incontrano

Per celebrare i suoi 200 anni di vita, Macallan ha creato due nuovi whisky che rappresentano una vera e propria macchina del tempo, grazie all’incontro tra un’ingegneria all’avanguardia e a un’antica maestria artigianale. Il primo è TIME : SPACE, una ruota avveniristica con un doppio scompartimento che contiene nella camera esterna il Single Malt Whisky più vecchio mai rilasciato da Macallan, unione di due sole botti con vintage 1940 e 84 anni di maturazione; nel secondo alloggio troviamo invece un Single Malt che contiene i primi whisky prodotti dalla nuova distilleria nel 2018, uno sguardo sul futuro di Macallan, che è garantito proprio dalla qualità eccezionale dei nuovi distillati. I due whisky sono imbottigliati rispettivamente a 43.4% e 54.9%.

Su TIME : SPACE, Kirsteen Campbell, Master Whisky Maker di Macallan, ha commentato: “È stato un assoluto privilegio poter tornare indietro nel tempo e selezionare stock degli anni ‘40 per onorare e celebrare il nostro 200° anniversario. Un’occasione eccezionalmente rara nella vita di un produttore di whisky e di cui farò tesoro”.
Per l’annata 2018 invece “la selezione di una botte più giovane è stata un’esperienza elettrizzante, un’opportunità per mostrare una visione del futuro di Macallan. La prova che, grazie alla fusione di savoir-faire e scienza, abbiamo garantito la continuità del carattere del nostro whisky”.

Sono stati prodotti solo 200 esemplari di TIME : SPACE, uno per ogni anno di vita della distilleria, incastonati in una scultura lavorata a mano di quercia americana ed europea, progettata appositamente per accentuare il colore naturale al 100% del whisky. Nel suo complesso questa opera d’arte simboleggia l’impegno di Macallan a proteggere e coltivare questo mestiere per il futuro e al tempo stesso l’intima connessione circolare tra passato e futuro.

200 punte che riecheggiano l’arte degli origami adornano la scultura, mimando il modo in cui la natura custodisce ciò che è più prezioso e fragile. Allo stesso modo questo intricato gioco di spigoli serve a proteggere ciò che è più prezioso per Macallan, il suo incomparabile whisky.

Il secondo imbottigliamento celebrativo della serie è TIME: SPACE MASTERY, un Single Malt a 43.6% estremamente complesso e ideato selezionando 14 diversi tipi di botti, tra cui rovere europeo e americano ex Sherry ed ex Bourbon. Per Euan Kennedy, Lead Whisky Maker di Macallan, “ispirandoci ai maestri del passato, abbiamo esplorato tutte le sfumature organolettiche presenti nelle nostre cantine per catturare la complessità che botti diverse per origine, dimensione e contenuto possono donare al whisky. Il risultato è un Single Malt davvero speciale, il cui cuore è l’eleganza fornita dalla quercia europea”.

Easter Elchies House

Il passato: una storia meravigliosa

Le origini di Macallan risalgono al 1543, quando le terre di Easter Elchies vengono donate alla famiglia Grant dal Vescovo di Moray. Qui John Grant costruisce la Easter Elchies House, vera e propria casa spirituale del brand ancora oggi rappresentata in etichetta. Nel 1820 l’agricoltore e insegnante Alexander Reid si stabilisce presso la tenuta, prendendola in affitto tre anni prima dell’Excise Act, punto di svolta per la storia del whisky scozzese, grazie al quale vengono concesse licenze per la distillazione legale. Alexander Reid coglie dunque questa opportunità e avvia i lavori per una delle prime distillerie munite di licenza. La produzione di Macallan comincia nel 1824. La proprietà passa poi a James Stuart, che amplia produzione e distribuzione, mentre è il futuro proprietario, Sir Roderick Kemp, a introdurre una novità che diventerà un elemento fondamentale nello stile di Macallan: l’utilizzo di botti che in precedenza hanno contenuto Sherry.

Nella prima metà del Novecento il mondo attraversa le tenebre delle due guerre mondiali. In casa Macallan la figlia di Sir Kemp, Janet Harbison, rimane vedova in giovane età e prende così la guida. Anche lei, come il padre, si dimostra una grande innovatrice, pensando a lunghi invecchiamenti del whisky: decide insomma di investire nel tempo. È l’inizio di una filosofia che sarà davvero una delle caratteristiche fondanti della distilleria. Nel Dopoguerra Macallan consolida il suo status di marchio di whisky più prestigioso al mondo. Gli imbottigliamenti usciti a partire dagli anni ‘70 e ‘80 sono oggi delle leggende liquide, whisky ambiti dai collezionisti di tutto il mondo. Nel 1996 Macallan entra a far parte del gruppo Highland Distillers, che viene poi acquistato da Edrington Group, colosso degli spirits e oggi proprietario della distilleria.

La distilleria Macallan



Il presente: celebrare l’heritage di Macallan

In un momento di grandi cambiamenti per il whisky, che sta vivendo una vera e propria golden age, Macallan lavora ogni giorno per ribadire la sua leadership, da sempre fondata su una doppia aspirazione: da una parte la conservazione dei metodi di produzione tradizionali, dall’altra la ricerca di soluzioni innovative, sempre al servizio della qualità.
E la nuova distilleria di Macallan, inaugurata nel 2018, è l’approdo naturale di questo approccio. Progettata dal noto studio Rogers Stirk Harbour + Partners, è un vero capolavoro di design contemporaneo, un progetto suggestivo finalista al prestigioso Stirling Prize nel 2019. La costruzione ha previsto l’utilizzo di materiali come la pietra locale e il legno, per rendere omaggio alle materie prime usate per la produzione di whisky. Le linee pulite e le ampie vetrate creano un’atmosfera idilliaca. Ad avvolgere l’edificio è lo spettacolare tetto verde, composto da oltre 1800 travi, che si fonde armoniosamente nel contesto naturale. Non manca anche l’impegno verso la sostenibilità: la distilleria utilizza fonti di energia rinnovabile, riduce al minimo l’impatto ambientale e si impegna attivamente a preservare la biodiversità del territorio.

La grandezza di Macallan poggia inoltre su una filosofia produttiva molto rigorosa: piccoli alambicchi che donano grande struttura al distillato bianco; la ricerca dei migliori legni di rovere e l’utilizzo massiccio di botti ex Sherry, un fatto ormai molto raro in Scozia. Per questa ragione nel 2023 Macallan ha acquisito il 50% del Gruppo spagnolo Estevez, proprietario di Valdespino, una delle più antiche aziende vinicole di Sherry. L’obiettivo è chiaro: avere accesso alle migliori botti ex-Sherry. E infine il valore della genuinità: il colore dei whisky Macallan dipende soltantodal processo di invecchiamento, rigorosamente senza aggiunte di coloranti.




(immagini gentilmente concesse da Ufficio Stampa)

Jury Chechi: “Ho aperto un agriturismo e produco vino”

INTERVIEW BY FIORELLA PALMIERI
PHOTOGRAPHY DAVID GLAUSO

Jury Chechi: “Ho aperto un agriturismo e produco vino”

Il campione e l’uomo: la storia di Jury Chechi e della sua vita in equilibrio

Con resilienza e passione dominava la forza di gravità e la trasformava in poesia, un mix di disciplina e grazia che ha reso Jury Chechi un’icona dello sport italiano e mondiale.
Se parliamo del Signore degli Anelli, possiamo qui dire a gran voce che non c’è nulla di fantasy e irreale, ma un grande uomo che ha saputo trasformare le difficoltà in un trampolino di lancio verso la gloria.
Jury Chechi è stato il primo ginnasta della storia a vincere cinque titoli mondiali consecutivi agli anelli al 1993 al 1997, un’impresa che lo ha consacrato come una vera leggenda della ginnastica artistica italiana. Ma non solo, a questi strabilianti successi si aggiungono anche quattro titoli europei nel 1990, 1992, 1994 e 1996, un Oro Olimpico ai Giochi di Atlanta del 1996, e un Bronzo ad Atene nel 2004 all’età di 35 anni. L’immagine di questo campione mentre esegue una routine perfetta agli anelli è incisa nella memoria degli italiani, così come il silenzio gelido e nervoso del pubblico, seguito dal clamore, dall’annuncio del punteggio, da quell’Oro atteso per troppo tempo, anzi no, per il tempo giusto, come lui stesso direbbe. Nessuno, ancora, è riuscio a fare di meglio.

Ma sotto la corazza dura, e baciata dagli abbaglianti dei riflettori, del più grande ginnasta di tutti i tempi, si nasconde un uomo dal pensiero profondo, l’animo buono e una straordinaria intelligenza emotiva. Nel 2000, dopo il grave infortunio che gli chiuse le porte delle Olimpiadi di Sidney, avrebbe potuto fermarsi, eppure ad Atene 2004 riesce ad essere di nuovo protagonista, conquistando una medaglia di bronzo dal sapore aureo. In quel momento Jury Chechi lasciava i suoi panni da atleta per indossare quelli di un uomo coraggioso capace di dimostrare al mondo che la vera vittoria sta nel non arrendersi mai.

Ma Jury è molto più di un campione olimpico, è una vera e propria ispirazione, un ideale, un esempio concreto di come il sacrificio, la dedizione, la pazienza e la fede nei propri sogni possano portare a risultati straordinari.

Oggi si dedica alla famiglia e al suo agriturismo “Colle del Giglio”, aperto nel 2013 a Ripatransone nelle Marche insieme a Silvia Arzillo, e alla sua piccola azienda vinicola. Un amore, quello per il vino, che nasce dal rispetto per il territorio e dalla volontà di fare qualcosa per e con gli altri, un modo per regalarsi del tempo e prendersi cura di ciò che ha un valore più sentimentale che economico.

Ma questo campione è sempre in prima linea anche nello sport con la sua Jury Chechi Academy, dove promuove la ginnastica e il calisthenics, dedicandosi alla formazione di nuovi talenti e alla diffusione dei valori sportivi.



Medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Atlanta 1996, Medaglia di Bronzo alle Olimpiadi di Atene del 2004, Medaglia d’Oro al valore atletico, altri 200 premi vinti. Il re degli anelli. Come ci si sente ad essere il più grande ginnasta di tutti i tempi?

Onestamente non so se questo sia vero, ma a sentirlo ci si sente bene, ed è bello ricordare quei successi, perché sono sempre stati il mio obiettivo, fin da bambino. A nove anni a scuola ci diedero da fare un tema (che tutt’ora conservo) dal titolo: “Cosa vuoi fare da grande?” La mia risposta fu chiara: “Voglio vincere le olimpiadi”.

La tua disciplina e specialità erano gli anelli. Sono passati alla storia i tuoi esercizi fluidi e di una stabilità impressionante come il “cross”, che altri atleti non riescono ad eguagliare. Come si arriva all’eccellenza?

Col lavoro e con l’allenamento. Avevo indubbiamente dele doti, ma se il talento è il 30% del risultato, il restante 70% è lavoro. Per far sembrare fluidi e semplici degli esercizi che in realtà non lo erano affatto, mi sono allenato molto sbloccando la muscolatura del viso rispetto a quella del corpo (cosa non del tutto naturale) per dare l’impressione di non fare fatica e di offrire uno spettacolo ancora più bello. Non è stato facile, ma ho trasformato sfide che potevano sembrarmi difficoltose e cruente in opportunità.

Hai scritto pagine di storia, sei diventato una leggenda e un esempio da seguire per tutti i futuri ginnasti, immaginiamo che lo sport sia per te anche uno stile di vita. Da quando ti sei ritirato qual è la tua quotidianità?

Inizialmente mi sono preso un necessario periodo di pausa. Poi però si è palesata l’esigenza fisica e mentale di riattivare il mio corpo in attività sportive meno impegnative di quelle agonistiche, ma mirate al benessere, ed è stata una meravigliosa sorpresa perché ho iniziato a fare sport non per vincere ma per trovare la serenità.

Sei competitivo anche nella vita?

Sono competitivo solo con Antonio Rossi (ride). Io e Antonio siamo molto amici, ci sfidiamo spesso, è un gioco che ci piace. Gli voglio molto bene, è una bellissima persona estremamente spiritosa ed io ho bisogno di circondarmi di positività. Nel mio passato di agonista l’obiettivo era vincere, non ho mai gareggiato per partecipare. Ora non ne ho più bisogno, il che non significa non mettersi in gioco.


Nel 2022 per aiutare la Società Ginnastica Etruria, la palestra in cui hai mosso i primi passi, hai messo all’asta circa 200 premi vinti in diverse specialità, a eccezione delle medaglie d’oro. A Prato hai poi aperto la Jury Chechi Academy, una scuola per futuri campioni. Sei molto legato al tuo territorio?

Sì, perché devo molto a questa città, qui ho iniziato la mia attività ed ho scoperto la mia passione e il mio sogno. Allo stesso modo mi sento legato al territorio marchigiano, dove ho aperto “Colle del Giglio”, il mio agriturismo. Ma sono legato anche ad altri luoghi visitati in giro per il mondo.

Hai aperto “Colle del Giglio” nel 2013, dove hai anche una piccola produzione di vino, frutto della tua passione. Sappiamo però che durante le gare il vino è un lusso proibito; stai recuperando il tempo perso?

Sicuramente mi piace il vino e mi piace bere in maniera moderata, e qualche volta anche smoderata (ride). La mia è una piccola produzione che mi dà moltissime soddisfazioni. Abbiamo reimpiantato nel 2007 una vigna già esistente, e nel 2011 la prima vendemmia. Pecorino, Passerina, Montepulciano e Sangiovese, solo uve autoctone per una produzione di circa 30.000 bottiglie.

Trovi che ci sia un comune denominatore tra la produzione del vino e lo sport?

Sì, il tempo. Un concetto che spesso non riusciamo a rispettare, ma l’eccellenza necessita di attesa. Agli inizi della mia carriera ero irrequieto e volevo raggiungere gli obiettivi il prima possibile, poi ho capito che quel tempo era necessario. Così è con il vino, per produrre qualità è bene imparare a comprendere quando raccogliere l’uva, imbottigliare e infine stappare una bottiglia.


Il progetto “Colle del Giglio” com’è nato?

È nato da un’idea comune con amici di famiglia. Volevamo una casa da vivere e da aprire anche agli altri. È stata una piccola vittoria anche quella, su cui progettare ancora oggi.

Ti vediamo spesso in tv, come opinionista e ospite, ma com’è la tua giornata tipo e com’è cambiata rispetto a prima?

Prima era tutto programmato, dal risveglio a quando andavo a letto la sera. Alienante ma bellissimo. Ora non ho programmi, la priorità è prendermi del tempo per me, perché tutto nella vita si può recuperare, ma il tempo proprio no.

Abbiamo letto che parteciperai alla prossima edizione di “Pechino Express”, ti va di raccontarci un po’ questa esperienza?

Ho partecipato a “Pechino Express” con Antonio Rossi, un grande amico. Mi avevano chiesto di farlo altre volte con i miei figli (che si tengono alla larga dai riflettori), ma non ho mai accettato. Pensando che Antonio avrebbe rifiutato, ho detto di sì. Peccato che lui abbia fatto la stessa cosa. Ed eccoci qui, ad affrontare nuove sfide con una predisposizione fisica e mentale, ma vi assicuro molto complicate, il che ha stupito entrambi. L’esperienza più grande è stata averla vissuta insieme a lui, sostenendoci nei momenti di sconforto. Abbiamo visto posti straordinari e conosciuto persone pazzesche, che non posseggono nulla, eppure sono capaci di darti molto.

GIANMARCO SAURINO

INTERVIEW BY ALESSANDRO MANNUCCI
PHOTOGRAPHY MARCO ONOFRI
STYLING NICK CERIONI
GROOMING COTRIL
PRESS OFFICE ANDREAS MERCANTE
LOCATION THE DOPING BAR, MILANO
STYLING ASSISTANTS NOEMI MANAGÒ,
NIKO PRETE, MARCO SPAGNUOLO, ILARIA TACCINI

Confesso con un certo senso di colpevolezza di non avere dato recentemente molte chances al cinema italiano. A maggior ragione tenendo conto che non mi ritengo particolarmente schiavo dell’egemonia cinematografica statunitense: guardo molti film coreani, giapponesi, qualcuno indiano (fenomenale), tedeschi, francesi, scandinavi, italiani però pochi, al netto dei grandi autori celebrati internazionalmente, il solito Sorrentino, di cui ultimamente amo ogni intervista molto di più dei film, Garrone, Guadagnino. Sicuramente è colpa del mio preconcetto sull’industria nostrana contemporanea che in passato è stata in grado di imporsi con uno stile e una visione assolutamente peculiare, vitale e iconoclasta mentre oggi mi sembra spesso paludata negli stilemi ben delineati dal meme “Cinema Italiano Starter Pack”: il solito impeccabile Favino, attrici ansiose che strillano, scene girate in interni, ragazzi giovani che parlano romano indipendentemente dal periodo storico o dalla connotazione geografica, qualche faccione televisivo a impreziosire come cameo. Di Gianmarco Saurino ammetto candidamente di non aver mai visto un film o una serie che lo annoveri nel cast, ma basta uno sguardo superficiale e poco esperto (il mio, per esempio) per capire che non si farà perchè si è fatto già, grazie a commedie di successo come “Maschile Singolare,” la miniserie Rai “Per Elisa – Il caso Claps” , la serie storica targata Netflix La Legge di Lidia Poët 2“ e ovviamente “Doc – Nelle tue mani”, la fiction che gli ha regalato una certa riconoscibilità presso il grande pubblico. E l’impressione generale è che Saurino finora abbia solo scaldato i motori e, come diceva un navigato musicista emiliano amante del lambrusco “il meglio deve ancora venire”.

Total look Etro



Ciao Gianmarco, sei nato lo stesso giorno del mio secondo figlio, il 12 dicembre, quindi partirei da qui. Se lui mi dicesse in futuro “papà, voglio fare l’attore” io gli risponderei “ma certo, se è quello che vuoi”. Poi mi chiuderei nel mio studiolo e inizierei a piangere sommessamente senza farmi vedere. Ecco, i tuoi genitori come reagirono?

Ahhaha. Io vengo da Foggia, un paesone di 170mila abitanti, di cui spesso si parla molto male perchè finisce quasi sempre in fondo a quelle classifiche delle “città con la migliore qualità della vita”. Io ci sono affezionato, ci ho vissuto 18 anni della mia vita ed è il posto dal quale vengo, e come dice una canzone molto bella (1984 di Salmo, N.d.A.) “dove cazzo vai se non sai da dove vieni?”. La mia era una famiglia di ceto medio basso: mio padre faceva il ferroviere, mia madre la casalinga ma laureata in psicologia. Dire a Foggia che volevi fare l’attore era come dire “vorrei fare l’astronauta”.

Ti rispondono: “ma non potevi nascere gay come tutti gli altri?

Ahahha, si sarebbe stato forse meglio. Ma ho avuto la fortuna di avere due genitori stupendi e mio padre (che ora nega perché non si ricorda) mi disse “sappi che noi possiamo sostenerti nel tuo trasferimento a Roma, ma se non dovessi farcela potrebbe non essere completamente una tua responsabilità”. Non è una perla detta da un uomo pragmatico che non aveva nessun legame col mondo dello spettacolo.

Tuo padre come il mio, appartiene alla generazione del posto fisso, educata a una cultura del lavoro, giusto?

Sì, a volte non aveva gli strumenti emotivi per gestire la visione artistica del mestiere. Tutta la mia carriera, soprattutto ora, dipende da scelte. E spiegare questo a mio padre che si è sempre spaccato la schiena tirando su tre figli, è molto difficile. Ma sono stato indubbiamente molto fortunato.

Total look MSGM

Ti confesso che ho dei pregiudizi nei confronti del cinema italiano contemporaneo. Come diceva Cobain, “so che è sbagliato ma che posso farci?” Magari posso chiedere a te che ci lavori, in che stato è il cinema italiano oggi? A me pare ci siano da un lato piccoli film cotti e mangiati girati in luminosi appartamenti di Prati, dall’altro i grandi autori innamorati delle loro metafore visive. In tutto questo mi sembra che il nostro cinema fatichi a trovare un pubblico.

Il fatto che nel nostro paese ci sia una donna come Alice Rohrwacher, mi lascia ben sperare. Per me la cosa più importante è raccontare una storia. Ed il modo in cui scegli di raccontarla definisce chi sei.

La mia era un pò un’iperbole, mi piace esagerare. Come scegli i progetti ai quali lavorare?

Ho le idee chiare su quello che non mi va più di fare. Scelgo un progetto sulla base della trama; d’altronde da piccolo volevo fare il cantastorie. Il lavoro non è il fine, è il mezzo.

E cosa non ti va più di fare?

Le cose facili. Sembra una risposta del cazzo ma ha senso. Quando trovo facile una sceneggiatura, perdo interesse. Mi piacciono le sfide, le cose complesse: non intendo i ruoli per i quali devi ingrassare 60 kg, camminare su una gamba sola, usare accenti particolari, ha più a che fare con la complessità del bagaglio emotivo da portare in scena.

Total look Ferrari

Tu ci credi all’esistenza del “cinema italiano starter pack”? Parlo di Savino, Germano, un po’ di attori romani che parlano con forte accento e una storia di papà per caso ambientata in una periferia romana che non esiste veramente?

In questo paese non esiste lo star system. Abbiamo però le nostre star, che sono i cinquantenni Favino, gli Accorsi, Michele Riondino che c’è arrivato tardissimo, e lo stesso vale per le donne. È molto difficile che sui trentenni si riesca a fare un lavoro di marketing importante; sei bello, puoi fare l’amante; sei brutto, puoi fare il caratterista; sei bionda puoi fare la svampita. Non puoi essere cool e allo stesso tempo popolare, e questo è limitante. Josh O’Connor, Paul Mescal, trentenni con una grande responsabilità, mentre noi combattiamo le etichette.

Il tuo aspetto ti ha in qualche modo penalizzato nell’attribuzione dei ruoli?

I no che dici sono dei segnali che mandi al mercato. Ho fatto delle commedie brillanti e sapevo che a un certo punto avrei dovuto togliere la maglietta, Chissà, magari fra due mesi mi vedi fare un cinepanettone, ma in verità la direzione che mi piacerebbe prendere è quella del sociale, che oggi forse hanno solo cinema e servizio pubblico.

Total look Versace

Ti è mai capitato di essere associato dal pubblico a un personaggio che hai interpretato?

Succede continuamente! Nella serie Per Elisa il ragazzo che interpreta Danilo Restivo, l’assassino, mi ha raccontato di aver perso delle possibilità lavorative perché pare che in Italia, sulla tv generalista, il ruolo che ti viene affibbiato diviene quasi un tutt’uno con la tua persona. Nella serie tv su Totti, Gianmarco Tognazzi che interpretava Spalletti, a Roma fu trattato di merda. Eppure sono due persone diverse! Forse dovremmo fare come dice Ricky Gervais: togliere dalla candeggina la scritta “non si beve” e rifare le elezioni.

Tu hai fatto il teatro, il cinema, la grande fiction, le serie sulle piattaforme, qual è il lavoro che ti ha dato il bagaglio esperienziale più grande?

Professionalmente tutte, per essere democristiano, ma la grande fiction, che rappresenta il 65/70% dell’industria di questo paese, è forse la più grande palestra per un attore. Quando ho recitato in “Che Dio ci aiuti”, la nota serie con Elena Sofia Ricci, stavo sul set tutti i giorni a girare una quantità notevole di scene, è un lavoro durissimo di cesellatura e credibilità del personaggio. Se a dirigerti è Scorsese, immagino che il copione sia già perfetto.

Non lo immaginavo. Tutti parlano del teatro come della tana delle tigri di ogni attore capace. Invece è “Gli occhi del cuore” ad essere il vero incubatore e vivaio. Quando ti hanno fatto fuori in “Doc – Nelle tue mani” sei andato dagli sceneggiatori come Martellone a dire “io non posso morire, ho un dono speciale, sono l’unico che può comunicare con la piccola Natalia” ? (Il riferimento ovviamente è a Boris, se non sapete di cosa stiamo parlando non possiamo essere amici).

Hahahahah. Dopo aver palesato agli sceneggiatori la mia volontà di uscire dalla grande fiction (“Io gradirei morire”, disse il compianto Herlitzka a Pannofino), sono stati molto bravi perché hanno evitato l’escamotage “è partito per l’America, chissà se tornerà” . Hanno fatto morire il mio personaggio di Covid.

Hai fatto anche un video con Giancane! C’è un esperienza professionale che ti manca?

Quest’anno ho fatto il mio primo lavoro per una piattaforma americana, una serie francese. Mi piacerebbe però essere diretto da un grandissimo, un regista che amo, Martin Scorsese. Temo sia difficile anche solo per la sua età.

Eh si, bisogna muoversi. Credo sia anche il mio regista preferito. Ricordo, quando uscirono gli ultimi suoi due film, “The Irishman” e “Killers Of The Flower Moon”, la critica si spaccò. Non è più contemplato lo spazio per il dibattito, è tutto polarizzato tra “capolavoro, non lo capite perchè siete idioti!” e “è una merda assoluta, io lo avrei fatto meglio!”

Totalmente d’accordo. Ma poi: come fai a criticare quei film? Il finale di Killers of The Flower Moon è incredibile e Al Pacino da solo in The Irishman è devastante. Io li ho amati incondizionatamente. Ormai la critica mi sembra stia scivolando in questa trappola, curva nord o curva sud.

Jacket Golden Goose
Shirt Etro
Trousers leather Leonardo Valentini

Qual è il più grande pregiudizio sul tuo lavoro?

Se fai l’attore hai i soldi. Non è necessariamente vero. Questo succede perché il pubblico non vede quello che facciamo per i 264 giorni l’anno escluse le paillettes delle Mostre e delle presentazioni, alle quali siamo spesso costretti ad andare. Dietro c’è un enorme lavoro psicologico per tenere insieme la tua struttura mentale e cercare di essere sempre all’altezza.
In una meravigliosa intervista a Tom Hanks, lui dice: “Va tutto male, non ti chiama nessuno, sbagli tutti i provini, ti senti un incapace. Passerà. Sei il numero uno, tutti ti vogliono, sei in cima, hai vinto tutti i premi. Passerà”. È un flusso, è la meraviglia di questo lavoro. La cosa importante per me è cercare di fare qualcosa di rilevante ed essere credibile.

Se passassi dietro la macchina da presa, come tanti tuoi blasonati colleghi, che storia vorresti raccontare?

Bella domanda! Da qualche giorno sto scrivendo una commedia romantica perché tutte quelle che arrivano non mi piacciono. Io voglio parlare delle cose reali, e le relazioni sono le sceneggiature perfette. Vorrei mettere in scena i trentenni perché sono la fascia meno raccontata in Italia, sempre così poco cool per il cinema. Niente effetti speciali, niente americanate. Un esempio? Aftersun di Charlotte Wells. Perchè in Italia non si può fare un film così?

Questo numero di Snob è incentrato sul rapporto Giorno/Notte. Tu che sei giovane, figo, senza figli, insomma il contrario di me, come vivi la notte?

La amo molto, ma la vivo con il senso di colpa perché mi costringe a svegliarmi tardi il mattino. Forse sto invecchiando.

Domanda di rito, quanto sei SNOB?

Se snob significa non temere il giudizio degli altri ma emergere con il proprio pensiero critico, essere se stessi fino in fondo, allora forse qualche volta snob lo sono stato.

Gianmà, com’è andata questa intervista? Ho la sensazione che sia la prima e l’ultima volta che mi chiamano per farne una.

Guarda, ad oggi è la migliore che mi abbiano fatto! Puoi scriverlo!

Antonino Cannavacciuolo lancia CONTRATTINO, il nuovo aperitivo

L’aperitivo rosa che berresti su ogni cosa

Antonino Cannavacciuolo firma CONTRATTINO

Se è sempre l’ora dell’aperitivo, quale miglior momento per lanciare Contrattino? Antonino Cannavacciuolo non ha dubbi e sfida l’estate che arriva con un ready to drink rinfrescante, dal moderato tenore alcolico e in un formato elegantissimo. 

La storia però è molto più lunga di così. 

Per parlare di Contrattino, infatti, dobbiamo tornare indietro negli anni, per un viaggio alla scoperta di un prodotto che ha bruciato i tempi e che ora torna, con nuove ed interessanti vesti, prepotente sulla scena.

Sono gli inizi del 1900 e l’aperitivo diventa un momento importante, di condivisione e chiacchiere, soprattutto nella classe intellettuale e artistica italiana. Qui, nei bar, si celebra un nuovo modo di vivere e assaporare la convivialità. 

Arrivano gli anni ’20 e ’30, la moda dall’aperitivo è popolare e nascono cocktail che faranno la storia, come il Negroni e l’Americano. È in questo momento effervescente che CONTRATTO, cantina vinicola fondata a Canelli nel 1867, inizia a proporre sul mercato due prodotti pensati anche per la miscelazione, il CONTRATTO BITTER (1933) e il CONTRATTO APERITIF (1935). Ma è solo un anno dopo che nasce quello che possiamo definire l’antenato dei moderni ready to drink, L’APERITIVO TONIC NORMAL G. CONTRATTO CANELLI. Il successo è immediato e negli anni ’50 arrivano anche le declinazioni TONIC NORMAL e TONIC BITTER, reclamizzati come “gli aperitivi degli intenditori”, oggetto di un’iconica campagna pubblicitaria dell’artista Mario Gros.

Contrattino Aperitivo Italiano

Contrattino è il frutto della meticolosa e incessante ricerca di casa Contratto che, facendo tesoro della sua storia, propone un prodotto biologico, dal basso tenore alcolico, elegante e fresco, in linea con le attuali tendenze di consumo. 

Un’elegante bottiglia in stile Art Déco da 20 cl, una gradazione alcolica del 5,5%, una gradevole sensazione rinfrescante e floreale. È questo l’identikit del nuovo aperitivo dell’estate, creato da Paolo Dalla Mora imprenditore già fondatore di Gin Engine, Vermouth  & Bitter Strucchi e Sgrappa, Giorgio Rivetti, proprietario di Contratto e Luca Gargano, presidente di Velier. Una compagine di imprenditori di successo a cui si è aggiunto lo chef Antonino Cannavacciuolo, che ha deciso di sposare un progetto che lo vede al suo debutto nel mondo del beverage. 

Che sapore ha Contrattino

Contrattino regala una percezione dolce ed equilibrata e una parte amaricante variegata, che si differenzia dalla classica genziana o artemisia di molti aperitivi. La sua parte floreale è piacevole e decisa, così da amplificare molto il bouquet aromatico. Il colore rosa è assolutamente naturale e gli è donato dal succo concentrato di carota nera. 

Tutto questo mix porta ad una beva coinvolgente, dove un sorso chiama l’altro. Grazie all’ottima gestione del bilanciamento fra dolce, amaro e aromatico, il palato rimane sempre pulito e mai appesantito dalla parte zuccherina. 

L’aperitivo biologico

Contrattino è preparato con zucchero di canna biologico, aromi naturali di piante officinali e agrumi. La gradazione del 5,5% deriva da alcol biologico. 

Il perfect serve è liscio freddo senza ghiaccio, liscio in bottiglia con ¼ di fetta d’arancia (versione birretta) e versione 1×2 (due bicchieri, un contrattino e vino spumante) con metà Contrattino (10 cl) e metà vino spumante (10 cl).

Il brindisi è d’obbligo e necessita di pacca sulla spalla a completamento. 

Nuovo allestimento in Pinacoteca Ambrosiana, alla scoperta di Brueghel

BRUEGHEL 1625-2025

Riallestimento espositivo e installazione multimediale

Pinacoteca Ambrosiana Sala 7

In occasione dei 400 anni dalla morte del pittore fiammingo Jan Brueghel il Vecchio (1568-1625), la Pinacoteca Ambrosiana presenta, con il sostegno di intesa Sanpaolo, il riallestimento della sala 7 dedicata ai pittori fiamminghi – 32 capolavori tra oli su rame e vetro, tele e smalti su avorio – e una nuova installazione multimediale progettata per creare un’esperienza nel contempo coinvolgente e didattica.

Le opere furono collezionate dal Cardinale Federico Borromeo – fondatore della Biblioteca Ambrosiana nel 1607 e della Pinacoteca Ambrosiana nel 1618 – fin dagli anni giovanili in cui viveva a Roma, dove ebbe modo di conoscere personalmente due autori, ai quali resterà particolarmente legato: Jan Brueghel e Paul Brit. Divenuto Arcivescovo di Milano, portò con sé Jan Brueghel, col quale poi mantenne un continuo rapporto di committenza anche quando il pittore tornò ad Anversa, come testimonia il carteggio conservato in Ambrosiana. La straordinaria collezione annovera alcuni capolavori come il Vaso di Fiori con gioiello, monete e conchiglie (1606 Jan Brueghel), l’Allegoria del fuoco e l’Allegoria dell’Acqua (1608-1621 Jan Brueghel ), la Veduta marina (1611 Paul Bril), e persino l’acquasantiera (1606-1607 Jan Brueghel, Girolamo Marchesini) usata da Federico Borromeo.

Jan Brueghel, Allegoria del Fuoco

L’arte dei due pittori era particolarmente congeniale al cardinale Federico, che scrisse: “Dio si rivela non solo nella storia sacra, ma anche nel grande e mirabile libro della natura e della creazione“. Questi dipinti, non sono, quindi, semplicemente quadri di genere, ma intendono essere anche opere teologiche, poiché attraverso la contemplazione della natura tendono a manifestare la gloria del Creatore.

Il riallestimento della sala, progetto dell’arch. Alessandro Colombo in collaborazione con la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, nasce dall’idea di valorizzare il nucleo di pittura fiamminga appartenente alla donazione del cardinale Borromeo del 1618.

La necessità di riconfigurare la distribuzione dei capolavori presenti nella sala dei Fiamminghi posta al primo piano della Pinacoteca Ambrosiana di Milano, ha portato ad una soluzione basata sull’impiego di “piani espositivi a parete” che permettono di circoscrivere gli insiemi delle opere secondo i nuovi criteri curatoriali. Seguendo la direzione di un allestimento che possa scomparire il più possibile e permettere la migliore fruizione delle opere d’arte, è stata scelta una riconfigurazione cromatica di tutta la sala con un blu studiato in consonanza con le tonalità dei dipinti. I piani espositivi si collocano, così, tono su tono sulle pareti in uno spazio rinnovato che rispetta totalmente le caratteristiche architettoniche della sala raccolta ma preziosa.

La scelta della ridistribuzione delle opere per autore anziché per ambito comporta una serie di vantaggi soprattutto in termini di narrazione, valorizzazione e non ultima fruizione.

L’approfondimento monografico permette ai visitatori di comprendere meglio la tecnica e lo stile di un singolo artista favorendo una lettura più intima e profonda del percorso creativo dell’autore. Secondo le parole di mons. Alberto Rocca, Direttore della Pinacoteca: “Siamo molto lieti che la sinergia con Intesa Sanpaolo ci abbia permesso di celebrare questo importante anniversario con un allestimento che non solo valorizza le opere con un nuovo stile espositivo, ma aiuta il visitatore a entrare nei dettagli di questi lavori miniaturistici grazie alle tecnologie più innovative“.

L’installazione multimediale dedicata a Jan Brueghel e al Cardinale Borromeo realizzata da Black Srl con la collaborazione di Limiteazero offre un’esperienza digitale che unisce arte, scienza e spiritualità. Grazie a 3 schermi touch interattivi, i dipinti si rivelano nei dettagli più nascosti, immergendo il visitatore in un percorso interattivo tra bellezza, conoscenza e meraviglia. Un dialogo tra passato e presente che restituisce all’arte il suo potere di ispirare e farci vedere il mondo con occhi nuovi.

SITEROOM ACCENDE I RIFLETTORI SULL’EDITORIA D’AUTORE CON SNOB MAGAZINE 

SITEROOM ACCENDE I RIFLETTORI SULL’EDITORIA D’AUTORE CON SNOB MAGAZINE 

Ospite Miriam De Nicolò, CEO e direttrice di Snob, in dialogo con il critico d’arte e curatore Luca Cantore D’amore: un  dialogo sul valore dell’editoria culturale per raccontare il mondo con stile e profondità

Lunedì 16 giugno 2025 ore 19:00 – Via Washington 106, Milano

Dopo l’incontro con l’artista e la scrittrice, SITEROOM torna ad accendere i riflettori sulle arti e la cultura con un nuovo appuntamento dedicato all’editoria contemporanea. Lunedì 16 giugno alle ore 19:00, negli spazi di via Washington 106 a Milano, ospite della padrona di casa, Maria Grazia Vernuccio, sarà Miriam De Nicolò, fondatrice, CEO e direttrice editoriale del magazine internazionale Snob, in dialogo con Luca Cantore D’Amore, brillante curatore e critico d’arte con uno sguardo innovativo sulla scena contemporanea.

Perché presentare una rivista? Perché SITEROOM è uno spazio dedicato alla cultura in tutte le sue forme, aperto alle sfide e alle trasformazioni del pensiero contemporaneo. Una rivista è un progetto artistico, creativo, complesso, frutto di un lungo lavoro di ideazione, scrittura, ricerca iconografica, progettazione grafica, fotografia e linguaggi visivi. In un momento storico in cui l’editoria è messa alla prova da profonde trasformazioni, SITEROOM sceglie di portare attenzione e rispetto verso l’universo dei magazine indipendenti, da sfogliare – sì – ma soprattutto da leggere, guardare, approfondire.

Snob è un progetto editoriale nato da un’idea precisa: promuovere la cultura come strumento di crescita sociale. C’è qualcosa di forte che spinge al cambiamento. Quella forza è l’amore,” afferma la direttrice. Il magazine, pubblicato due volte l’anno e distribuito in Italia, Europa, USA e Asia, unisce contenuto e forma in un prodotto bilingue di alta qualità. Ogni numero si sviluppa intorno a due tematiche opposte: quello attualmente in distribuzione è dedicato al binomio Night & Day, esplorato attraverso l’arte, la musica, la filosofia, l’immagine e la letteratura.

E intorno a Snob, c’è un universo, perchéè molto più di una rivista: è una community, un club esclusivo di membership, che promuove eventi, mostre e progetti culturali, con l’obiettivo di connettere individui che condividono valori comuni, una visione estetica e un interesse autentico per ciò che si cela dietro l’eccellenza: la persona, prima del personaggio.

SITEROOM, in via Washinton 106 a Milano è il nuovo spazio milanese dedicato all’arte e alla sperimentazione, ideato da Maria Grazia Vernuccio: un laboratorio fluido di idee, linguaggi e visioni nel cuore di uno dei quartieri più vitali della città.

SITEROOM – VIA GIORGIO WASHINGTON 106, MILANO

DATA 16.06.2025

ORARIO 19.00

INGRESSO LIBERO fino ad esaurimento posti 

Per partecipare inviare conferma a: mariagrazia@siteroom.it

IG: @site.room

Press office: mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it

Tel. 3351282864

Danielle, da XFactor alla vita per la musica

Photography Giulia Bianco
Styling Diletta Pecchia
Make up/Hair Alice Bulgarelli

Il suo vero nome è Daniel Gasperini, pesarese, 29 anni e fa musica da quando ha ricordi.
Conosciuto al grande pubblico dopo il percorso al talent show XFactor 2024, Danielle conquista subito il giudice Manuel Agnelli dopo aver cantato Mare d’inverno di Loredana Bertè. Ma già aveva rapito il cuore di chi ama il cantautorato italiano con la sua prima esibizione di “Sfiorivano le viole”, di Rino Gaetano.


1 – Hai partecipato a XFactor 2024 conquistando i giudici con l’esibizione di “Sfiorivano le viole” di Rino Gaetano. Ci spieghi la scelta di questo testo?

Ho sempre ascoltato molta musica straniera nella mia vita, finché non ho scoperto Rino Gaetano. I suoi album mi hanno aperto le porte della nostra storia musicale.
Gli devo molto e ho voluto omaggiarlo cosi, scegliendolo come compagno di quell’avventura pazza.

Il testo di “Sfiorivano le viole” ci racconta il ricordo di una storia d’amore nata in una caldissima estate; quello che più mi colpisce, oltre alla musica che è incredibile, è la delicatezza nelle parole. Un capolavoro.

2 – Il tuo futuro è la musica? 

Assolutamente si.

3 – Oltre al tuo progetto da solista, sei in altri gruppi musicali? Come vivi questo dualismo?

Si certo. Al momento ho altre due band.

“Tangerine Stoned”, è un progetto che ho con mio fratello Christian, facciamo tutt’altro genere rispetto a Danielle. È una delle mie facce, più rock, più internazionale, più psichedelico. Incarna tutto ciò con cui sono cresciuto e mi fa sentire totalmente a casa.
Poi suono nei “Crema”. Da anni ormai; prima ci chiamavamo “I Camillas”. Facciamo pop italiano pazzo pazzo pazzo! Mi diverte molto e mi fa sentire vivo suonare con altre band, mi piacerebbe fare ulteriori esperienze musicali nelle sue infinite sfumature. Sono nato per questo.

4 – Ci sono dei cantautori che ti hanno ispirato maggiormente nella vita? E perchè.

Diversi personaggi mi hanno ispirato. Tra i piu influenti Michael Jackson, che amo totalmente. I suoi show erano pazzeschi, non è mai esistito niente di simile; mi piace pensare sia il mio animale guida, il mio santino.
John Frusciante in età adolescenziale mi ha rapito e mi ha fulminato con i suoi dischi solisti e con il suo modo di suonare la chitarra, da cui ho preso tanto.
Rino Gaetano per i suoi testi, per il suo gusto. Lucio Battisti (in tutte le sue forme) per il genio musicale e ovviamente Vasco per aver dato una nuova sfumatura al solito cantautorato italiano.

5 – Hai sperimentato diverse forme d’arte, tra cui la fotografia. Sappiamo che sei un collezionista ossessivo di macchine fotografiche. Com’è nata questa passione? 

Ahahaha! Si, ho avuto un periodo in cui ero totalmente fissato e compravo un sacco di macchine fotografiche strane ai mercatini. Una passione nata quando studiavo a Urbino quando con gli amici mi divertivo a sperimentare.

6 – Quali altri oggetti collezioni? 

In questo momento non ho particolari fisse se non quella di scrivere più canzoni possibili!
Quindi direi che colleziono canzoni nuove per i miei album.

7 – Quanto è importante comunicare chi siamo attraverso quello che indossiamo? 

Sinceramente io la vivo sempre come un gioco. Per me indossare vestiti di qualsiasi genere è una cosa divertente, non deve necessariamente comunicare chi sono. È bello confondersi, cambiare, evolversi. Voglio dire, adoro Michael Jackson e John Frusciante che sono gli opposti, e un giorno posso decidere d’essere Michael J. e andare in giro con strass e mocassini, e l’altro essere John F. e indossare camice di flanella e jeans larghi ma comunque sarei sempre io. Questo è il bello.

8 – Hai 29 anni, ti riconosci nella storia musicale odierna? O se potessi cambiare qualcosa, cosa cambieresti? 

Non cambierei nulla perchè d’oggi ci sono tutte le scene musicali che uno desidera.  Questo è prezioso e ti permette di suonare tutto trovando il tuo spazio nel mondo.

9 – Credi che in passato ci fosse più autenticità nella scena musicale e oggi, invece, i frontman delle band siano costruiti a tavolino? 

Come in tutte le epoche ci sono scene più autentiche rispetto ad altre. Una cosa è certa, se sei real resti nel tempo, se non lo sei, è difficile.

10 – Quali sono i messaggi che vuoi esprimere/lanciare ai giovani d’oggi con le tue canzoni? 

Io racconto storie nelle mie canzoni, a volte autobiografiche, a volte di qualcun altro, ma sono le storie di tutti in fondo.
Quello che mi interessa è che ci si possa immedesimare sentendosi protagonisti, capiti, sentire di non essere gli unici ma parte di un grande insieme.

La musica, le canzoni, sono state inventate per migliorare le nostre vite, i nostri ricordi, i nostri momenti più intimi.

11 – Cosa ti ha lasciato l’esperienza a XFactor? 

X Factor è stata una bella esperienza, molto intensa. Mi ha permesso di conoscere grandi musicisti, persone stupende e mi sono anche divertito nello scoprire le dinamiche televisive. 
È stata l’ennesima conferma che la musica in tutte le sue forme mi piace ed è ciò che mi tiene vivo.

camicia: Antonio Marras

Pistache, il nuovo sorprendente Eau de Parfum firmato Laurent Mazzone

Un passato nel settore moda, una naturale predisposizione nel riconoscere profumi e sapori da cui continuamente prende ispirazione, come per l’ultima novità in casa Laurent Mazzone – brand che prende il suo nome – PISTACHE, l’eau de parfum omaggio all’oro verde.

La coccola cremosa che si concede in Italia dopo cena (le origine sono del Bel Paese), viene trasformata e trasferita in quella bottiglia squadrata che ricorda gli edifici newyorkesi tanto affascinanti per Mazzone, durante il suo primo viaggio nella Grande Mela.

Del pistacchio, frutto di origini antichissime originario della Mesopotamia e noto rimedio medicinale (è ricco di antiossidanti, vitamine, minerali e fibre, migliora la salute cardiovascolare, il metabolismo del glucosio e la salute degli occhi, ha proprietà antimicrobiche contro alcuni batteri e virus) ha esaltato la sua ricchezza aromatica e sensoriale.
Arricchito da note di cacao scuro e caffè, l’Eau de parfum PISTACHE stupisce per persistenza e quella note dolce ma mai stucchevole, pregio del naso che fa dell’eleganza il suo marchio di fabbrica.

Pistache è un profumo vellutato, caldo ma con una nota di leggera e delicata freschezza data dal muschio bianco e fiori bianchi. Tra le altre note di fondo il legno di sandalo e l’assoluta di fava tonda.
Prezioso, originale, intenso, profondo e persistente con grazia, PISTACHE è davvero una novità in campo di profumi, di quelli che più passano le ore, più ti piace, più l’indossi e più non riesci a farne a meno.



Artisia, la pasta personalizzabile con la stampa 3D

Artisia: Origini e Visione

Artisia è un brand di 3D Food Srl, una startup del Gruppo Barilla, che sfrutta l’innovazione della stampa 3D per creare forme di pasta personalizzabili dal design esclusivo. Le creazioni tridimensionali non sono semplici contenitori di sapore: cavità, torsioni e texture dialogano con il palato, offrendo una percezione completamente nuova del gusto e della consistenza.

Artisia invita a scoprire come la tridimensionalità possa trasformare la cucina in una vera e propria forma d’arte. Grazie alla tecnologia all’avanguardia, è stata sviluppata un’innovazione unica nel suo genere. Non si tratta solo di creare nuove forme, ma di ripensare la pasta stessa—progettandola con intelligenza per coinvolgere i sensi e offrire un’esperienza gastronomica straordinaria. Questa innovazione distingue Artisia dalle altre paste, rendendola pioniere in un settore in continua evoluzione.

Perché Artisia?

Artisia rappresenta un equilibrio perfetto tra tradizione e innovazione, unendo intelligenza, eleganza e visione. Il nome richiama l’arte, l’artigianalità e la bellezza—valori fondamentali che ispirano il lavoro Artsia. Il brand fonde il patrimonio della tradizione italiana con una visione globale, innovativa, audace e contemporanea. Trasformano il cibo in un’esperienza artistica e multisensoriale. Non semplici produttori di pasta, ma innovatori che esplorano nuove dimensioni di gusto e design.

Il pubblico

Artisia si rivolge a due categorie di appassionati del food:

  • Chef e professionisti dell’alta cucina, che utilizzano la pasta per creare piatti visivamente sorprendenti e innovativi, elevando l’esperienza gastronomica.
  • Food lovers e appassionati di cucina, alla ricerca di una pasta unica e personalizzabile per stupire i propri ospiti ed esplorare nuove possibilità creative.

Rendendo la pasta 3D accessibile per esperienze gastronomiche uniche, Artisia colma il divario tra la ristorazione d’eccellenza e la cucina domestica, permettendo a chiunque di creare la propria “signature pasta”.

Un brand italiano con ambizioni globali

Radicato nella tradizione culinaria italiana, Artisia ha una visione internazionale, portando le sue creazioni in tutto il mondo. L’ambizione è crescere oltre i confini nazionali, diffondendo l’eccellenza della pasta 3D italiana a una platea globale. Con una domanda in continua crescita da parte di ristoranti di alto livello e food lovers, Artisia sta espandendo la sua presenza, rendendo l’innovazione accessibile a livello internazionale.

Come funziona?

Artisia utilizza avanzate tecniche di stampa 3D per creare forme di pasta dal design esclusivo. Partendo da ingredienti di altissima qualità, tra cui semola selezionata da grani pregiati, Artisia garantisce un prodotto eccellente.

L’impasto viene lavorato in piccoli lotti, attraverso processi artigianali meticolosi, per ottenere una texture perfetta e costante. 

Ogni forma è frutto di collaborazioni con designer e chef di fama mondiale, capaci di evocare sensazioni uniche in termini di struttura, consistenza e impatto visivo. Le creazioni spaziano da sfere e conchiglie fino a lettere e forme astratte, dando vita a produzioni in edizione limitata che stimolano la creatività in cucina.

La pasta 3D non è solo cibo: è un linguaggio che fonde innovazione e tradizione. Ogni dettaglio è pensato per affascinare e ispirare, trasformando un piatto in un’esperienza multisensoriale. Vere e proprie opere d’arte in miniatura, creazioni che sfidano le convenzioni, portando bellezza e la precisione su ogni tavola.

Quando si gusta Artisia?

Artisia ridefinisce il concetto stesso di consumo della pasta, le creazioni vanno oltre il pasto quotidiano, diventano protagoniste di occasioni speciali, esperienze di finger food uniche, eventi gastronomici d’avanguardia e aperitivi da favola.

Che sia servita in un ristorante stellato, presentata in una degustazione privata o protagonista di una cena raffinata a casa, Artisia trasforma ogni momento in un’esperienza culinaria esclusiva.

Espansione della produzione e investimenti per la crescita

Con la crescente domanda di pasta 3D, continuiamo a investire in tecnologie all’avanguardia per ampliare la capacità produttiva. La nuova macchina di stampa di ultima generazione permette di incrementare la produzione fino a cinque volte rispetto ai livelli precedenti, garantendo una maggiore efficienza senza compromettere la qualità.

A differenza della produzione industriale tradizionale, il processo Artisia è pensato per garantire precisione ed esclusività, assicurando che ogni pezzo soddisfi i più elevati standard di design e qualità. Grazie a investimenti continui in tecnologia e logistica, Artisia è pronta a ridefinire il futuro della pasta, portando innovazione, artigianalità ed espressione artistica sulle tavole di tutto il mondo.

WDRINK, tutti gli usi delle acque aromatiche 100% naturali 

WDRINK, tutti gli usi delle acque aromatiche 100% naturali 

E’ considerata l’elemento più semplice in natura, eppure il più complesso. E’ indispensabile per la sopravvivenza, l’acqua è il fondamento della vita, secondo Cicerone, come il fuoco e l’amicizia.

Con questo elemento nascono gli idrolati WDRINK, una linea single botanical di distillati non alcolici, creati per avere un prodotto versatilebeneficooriginale

IL PROCESSO 

Attraverso una distillazione delicata e specifica di botaniche, si ottiene l’idrolato o acqua aromatica WDRINK, che non contiene oli essenziali, alcol, edulcoranti, conservanti o aromi aggiunti. Il risultato è un prodotto totalmente green, naturale e sicuro. 

Le acque aromatiche WDRINK sono ottenute da fiori e piante biologiche coltivate in Italia, raccolte e immediatamente distillate per mantenerne la freschezzapreservando così il loro profumo intenso e le proprietà nutritive
Bere un idrolato WDRINK alla Lavanda significa regalarsi un sorso di pace, tranquillità, che calma corpo e mente.



IL PACKAGE

Bag-in-box

Gli idrolati WDRINK sono confezionati in contenitori speciali che proteggono il prodotto dalla luce solare ed hanno un proprio rubinetto a chiusura ermetica automatica che garantisce il mantenimento dei costituenti volatili, anche dopo l’apertura. Disponibili in concentrato e in bevanda pronta da bere.


Profumi 

L’elegante package in vetro scuro (nei colori bianco e nero) permette di evitare il contatto diretto del sole e la chiusura ermetica della pompa spray ne mantiene l’intensa fragranza. La forma piccola ed accattivante del profumo consente un utilizzo facile e comodo, un’immagine elegante per poter esporre il prodotto in modo da consentirne la prontezza d’uso. 



UTILIZZI 

1. FOOD 
WDRINK è la linea di prodotti che mantiene tutte le proprietà delle piante e dei fiori, è un’alternativa originale al semplice bicchiere d’acqua, il consumatore avrà la possibilità di scegliere un prodotto versatile, utile in diversi momenti della giornata. Da miscelare alle preparazioni culinarie, la sua idrosolubilità lo rende un facilissimo ingrediente per sperimentare sapori e accostamenti nuovi o da spruzzare su piatti pronti!

2. MIXOLOGY
WDRINK è perfetto come ingrediente all’interno di cocktail e bevande non alcoliche. Per un finishing super glamorous, il profumo WDRINK on top regalerà un aroma più intenso ed una fragranza più persistente, enfatizzando con creatività e carattere il cocktail!

3. WELLNESS 
Da bere così com’è oppure da spruzzare sul viso e sul corpo come un vero e proprio profumo ma delicato e senza alcol, perfetto per dare freschezza, beneficiare dei principi attivi naturali della pianta o per chi ha la pelle sensibile. Non irrita, non macchia i vestiti, possono essere usati insieme effetto layering.

– Per una maschera fai da te: imbevuto su una maschera in tessuto, o miscelato ad altri prodotti, con un dosaggio libero perché non ha alcuna controindicazione.
– In Spa, da utilizzare insieme alla crema specifica per viso e corpo. 




TRATTAMENTI BOTANICHE E CURIOSITÀ

I trattamenti che si possono effettuare con l’utilizzo di WDRINK, sono essenzialmente “terapie dolci“, come quelle omeopatiche, non hanno efficacia immediata, ma visibile nel lungo tempo, per questo è consigliata l’assunzione della bevanda 2-3 volte al giorno, fino al raggiungimento del risultato prefissato. 

Le botaniche di timo e di rosmarino, ad esempio, sono ideali per chi sente stanchezza fisica e mentale, per chi ha difficoltà di concentrazione. Sempre il rosmarino è perfetto sulla cute con tendenza grassa, spruzzato direttamente sul cuoio capelluto, riduce l’eccesso di sebo

La dose perfetta per favorire una più rapida guarigione dell’herpes, sono 1 o 2 bicchieri al giorno di Melissa oppure spruzzato direttamente sulla zona per alleviare i sintomi; mentre l’elicriso è utile in caso di punture d’insetto. Tutte le piante sono antimicotiche, antivirali ed antisettiche; l’ulivo leccino diluito nel latte ha un perfetto equilibrio, ed è un valido sostituto dell’olio per preparare le piadine. Bevuta la botanica scelta tutti i giorni, per un minimo di dieci, è il tempo necessario per verificarne l’efficacia. 


WDRINK SEMPRE CON TE 
I 3 MOMENTI DELLA GIORNATA 

– MATTINA Da bere al risveglio, come aiuto per affrontare la giornata scegliendo la botanica in base alle necessità.

-SERA il profumo da portare sempre con te, per rinfrescarti durante le uscite serali estive. Tutti i profumi sono leggeri, non macchiano, non ungono e hanno delle profumazioni fresche. 

– NOTTE Prima di coricarsi durante la skincare routine, rilassante con la lavanda, lenitivo con la Rosa damascena, un rimedio antico eppur sempre il più efficace. 

Scopri le 12 botaniche, tutti gli usi e le curiosità sul sito.

TEAOLOGY TEA GLOSS: nutrimento, volume e brillantezza in un solo gesto

TEAOLOGY TEA GLOSS: nutrimento, volume e brillantezza in un solo gesto.

Tutto comincia dalla skincare, clean e clinicamente testato. Questa è la filosofia di Teaology che ritroviamo anche in questi nuovi lipgloss dalla texture unica, formulati con ingredienti di origine naturale, estremamente performanti nel pieno rispetto di tutti i tipi pelle.

TEA GLOSS TRATTAMENTO LABBRA VOLUMIZZANTE
con estratto di tè antiossidante + peptidi rimpolpanti

98% DI INGREDIENTI DI ORIGINE NATURALE | MADE IN ITALY | SENZA: PARABENI, PARAFFINA,
OLI MINERALI, PROFUMO | DERMATOLOGICAMENTE E NICKEL TESTED

Tea Gloss contiene un innovativo peptide biomimetico, specifico per l’area labbra, in concentrazione funzionale che stimola la produzione di collagene con un effetto volumizzante e rimpolpante fino al +40%. Una miscela di burri e oli vegetali nutrono e rigenerano le labbra secche mentre l’estratto di tè, naturalmente ricco di catechine antiossidanti, protegge dalle aggressioni ambientali e rinforza la barriera cutanea. Il gloss non contiene profumo ma un estratto di stevia che dona un dolce e piacevole aroma.




I RISULTATI CLINICAMENTI TESTATI

L’effetto volumizzante e idratante di Tea Gloss è stato testato dai consumatori subito dopo l’applicazione e dopo 4 settimane di utilizzo quotidiano:
95% afferma che dopo un solo utilizzo le labbra appaiono visibilmente più rimpolpate
100% dichiara che le labbra sono immediatamente più morbide e levigate
100% dichiara che il prodotto dona un effetto super brillante con una sola passata

3 COLORI CHE STANNO BENE A TUTTE

Tea Gloss è stato sviluppato in tre nuance:
Trasparent – perfetto da usare da solo o sopra il rossetto per un effetto specchio. Ideale anche come maschera-notte per risvegliarsi con labbra toniche e morbidissime
Peach – una delicata tonalità pesca che illumina il viso e valorizza ogni incarnato
Berry – il colore più amato del momento, un rosso scuro con infinite possibilità altamente modulabili.
Tea Gloss è il nuovo rituale per labbra rimpolpate, lucide e idratate.
Nelle profumerie da Maggio | € 16

PER CHI

La pelle delle labbra è molto fragile perché 4 volte più sottile rispetto al resto del viso, priva di film idrolipidico e di melanina, per questo motivo è particolarmente sensibile alle aggressioni esterne. Tea Gloss è adatto a tutti, si applica più volte al giorno, da solo o sopra il rossetto, per labbra lucidissime, polpose e protette.

IL CONSIGLIO
TEA GLOSS nella sua versione Transparent si può usare anche come maschera notte rigenerante. Si applica uno strato più spesso e si lascia in posa tutta la notte, mentre dormi la formula lavora per te e al risveglio le labbra saranno toniche e levigate.

COSA CONTIENE
ESTRATTO DI TÈ BIANCO

È un tè non fermentato ricco di catechine (EGCG), potenti molecole antiossidanti, e di tutte le vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B6), vitamina C, Zinco e Magnesio

BURRO DI KARITÉ E OLI VEGETALI
Naturalmente ricco di acidi grassi, vitamina E e provitamina A che prevengono la secchezza cutanea e proteggono dall’esposizione al sole e agli agenti atmosferici.

STEVIA
Conferisce un sapore dolce e gradevole al gloss e possiede proprietà antinfiammatorie.

PALMITOYL TRIPEPTIDE-1 | (MAXI-LIPTM)
Un peptide biomimetico brevettato che stimola la sintesi del collagene e dei glicosaminoglicani con un’efficacia volumizzante clinicamente testata. Applicato tre volte al giorno, per 4 settimane, Maxilip in dose funzionale (la stessa % contenuta nel Tea Gloss) ha dimostrato:

  • 40% del volume delle labbra
  • 60% miglioramento dell’idratazione
  • 70% della protezione e morbidezza