Vetements x Levi’s: i jeans dello scandalo

Se credevate di aver visto tutto nel mondo della moda, preparatevi ad essere clamorosamente smentiti: un nuovo modello di jeans firmato Vetements x Levi’s vi porterà in una nuova dimensione, in cui lo scandalo è servito. Ora i jeans hanno una zip sul retro, strategica invenzione per osare di tanto in tanto, e decidere di svelare il lato b. Il brand francese si unisce alla tradizione di Levi’s disegnando il nuovo modello: ma il jeans dello scandalo piace e la risposta sui social è più che positiva, a partire da Instagram, dove stanno già conquistando una grande fetta di pubblico. E proprio su Instagram è stata annunciata la collaborazione tra i due brand: Vetements ha postato in esclusiva il primo scatto della collezione, che ritrae due modelli con zip posteriore lasciata aperta, a scoprire il fondoschiena. E se Brooke Shields nei lontani anni Ottanta dichiarava fieramente che tra il suo jeans (firmato Calvin Klein) e la pelle non vi era alcuna barriera, oggi lo scandalo sta tutto in una zip: pantaloni e shorts vengono ora sapientemente abbelliti con la zip sul fondoschiena. Moda o provocazione? Entrambe, purché se ne parli. E se mostrare il più possibile è considerata la nuova tendenza, Vetements si rivela abile a cavalcare il trend, con una collezione esclusiva. La vera pecca del jeans è forse il prezzo, che sfiora i 1.800 euro. Non certo una cifra modica, ma i due brand puntano sulla provocazione insita nel nuovo jeans scandaloso, che si prepara ad essere must have: immaginiamo già uno stuolo di agguerrite fashion blogger e modelle pronte ad indossare il nuovo modello e a postare, condicio sine qua non, le foto su Instagram. La collezione Vetements x Levi’s è già in vendita su mytheresa.com.

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I jeans made in Italy amici dell’ambiente

I jeans made in Italy sono i più ecologici: il segreto? I crostacei. Il gruppo italiano Canepa, assieme a Candiani Denim, ha sviluppato un nuovo composto innovativo derivato dai crostacei per ridurre le emissioni inquinanti nel processo di tessitura del denim. Il risultato è un jeans amico dell’ambiente-

«Il jeans invecchia integrando in sé il cambiamento dell’età, impregnandosi di avventura, della vita di chi li indossa, ogni lavaggio è una pagina girata», così diceva Daniel Friedman in «Una storia di blue jeans» (1987). Ma il procedimento tessile che porta ai jeans era caratterizzato da un alto livello di sostanze inquinanti. Il «denim», tela composta da cotone e lino, prevede una lavorazione che contempla un ampio uso di acqua ed energia nonché di un particolare composto chimico, denominato Alcool Polivinilico (Pva), che serve a compattare al meglio il filo durante la tessitura. Questa sostanza viene poi lavata dal tessuto e rilasciata nell’ambiente con conseguenze dannose.

Il Gruppo Canepa, leader mondiale per la tessitura e stampa di tessuti, insieme a Candiani Denim, il più importante produttore italiano di denim, ha firmato un accordo per l’utilizzo di un nuovo brevetto internazionale, denominato «SAVEtheWATER-Kitotex», che prevede l’utilizzo di una sostanza alternativa all’Alcool Polivinilico: il Chitosano, composto di origine naturale, atossico, biocompatibile e biodegradabile, ottenuto dalla chitina contenuta nello scheletro esterno dei crostacei.

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L’Associazione Tessile e Salute, fondata in associazione con il Ministero della Salute e il Ministero dello sviluppo economico, ha confermato che l’innovativo procedimento che adopera invece il Chitosano consentirà di ridurre i consumi di acqua fino al 90% e di energia elettrica fino al 60%. Alberto Candiani, portavoce di Candiani Denim, ha presentato con orgoglio il nuovo brevetto: «L’applicazione del Chitosano si è dimostrata complementare ad alcune esclusive tecnologie di tintura e finissaggio che abbiamo sviluppato negli ultimi anni e grazie a queste combinazioni innovative possiamo creare un Denim 2.0, dove il rivoluzionario e necessario risparmio di acqua e di energia accompagna lo sviluppo di tessuti dall’aspetto sofisticato».

Pitti Uomo. 2W2M presenta “Le cirque du denim”

2W2M, il marchio prodotto da Compagnia del Denim, presenta durante l’edizione Pitti Uomo 90, la collezione primavera/estate 2017 composta interamente da jeans “couture”.

Il brand, che si ispira al denim Made in Japan, propone una collezione di capi che hanno, come tema, il circo.

L’arte circense, effimera  ma divertente e coinvolgente, si staglia prepotentemente sul jeans con superlativi ricami che rappresentano la donna con il serpente e ancora: la tigre, l’elefante e la foca che gioca con la palla.

 

La collezione P/E 2017 2W2M presentata a Pitti Uomo 90 (fonte 2W2M
La collezione P/E 2017 2W2M presentata a Pitti Uomo 90 (fonte 2W2M

 

 

La presenza del marchio 2W2M a Pitti Uomo, ha raggiunto picchi di spettacolarità, grazie  alle opere dell’artista africano Afran, che hanno fatto da cornice alle creazioni del direttore creativo Alessandro Marchesi e della stilista Chantal Tirelli.

Francis Nathan Abiamba, artista camerunense classe 1987, ha realizzato un’opera in denim dedicata a uno dei più famosi numeri del circo: la tigre che salta nel cerchio infuocato, interamente realizzata in denim.

La peculiarità del brand, è lavorare il jeans come fosse una tela. Diverse sfumature di indaco, vengono ottenute mediante speciali trattamenti che regalano ai capi 2W2M un allure vintage.

I processi produttivi, avvengono esclusivamente nelle Marche (regione che qualche hanno fa, si fregiò dell’appellativo di “Jeans Valley“) rendendo 2W2M, un marchio 100% Made in Italy.

 

 

Fonte cover 2w2m

 

Cavalli: il ritorno di Dundas tra vintage e rock

Fantasie animalier, paillettes e lamé per un effetto rock del tutto inaspettato.

Il ritorno di Peter Dundas in Roberto Cavalli non poteva che portare ad esiti davvero sorprendenti.

Una collezione contaminata, quella dello stilista norvegese che è riuscito a creare un filo conduttore tra wild, rock e vintage senza cadere nella banalità di tale scelta.

Nel prossimo autunno/inverno 16-17 il glam rock degli anni settanta rivive nei jeans leggermente scampanati sul fondo e nelle pellicce over in stampa animalier.

Il velluto è il tessuto principe della collezione seguito dalla pelle, dal popeline, dalla pelliccia, lane e seta.

Cosa dire dei ricami? I fili d’oro disegnano libellule, stelle e fiori di cardi su maglioni e bluse leggere come nuvole.

Abuso di dolcevita e giacche dalla linea slim abbinate sapientemente a maxi sciarpe jacquard: questa è la strada percorsa da Dundas  per un perfetto stile old school dal risultato davvero sorprendente.

Immancabili le giacche in pelle con inserti in pelliccia di leopardo  e i maxi coats con revers in vello di animale.

Gli accessori si presentano in linea con il mood della collezione. Avvincenti risultano le sneakers proposte in velluto ricamato e in patchwork di pelle. Gli zaini in cavallino e gli occhiali squadrati conferiscono un tocco di contemporaneità al lavoro di Dundas.

 

 

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Italy Fashion Roberto Cavalli
Roberto Cavalli by Luca Bruno Ph

 

A model wears a creation for Roberto Cavalli men's Fall-Winter 2016-2017 collection, part of the Milan Fashion Week, unveiled in Milan, Italy, Friday, Jan. 15, 2016. (AP Photo/Luca Bruno)
Roberto Cavalli by Luca Bruno Ph

 

Peter Dundas by Luca Bruno Ph
Peter Dundas by Luca Bruno Ph

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cronache Vintage – Quella incontenibile voglia di JEANS!

Ho acquistato il mio ventitreesimo paio di jeans. Non potevo non prenderlo. Direttamente dagli anni ’80, a vita alta, gamba a prosciutto, strettini sulla caviglia. E blu. Di un blu non troppo chiaro. Nemmeno tanto scuro. Sono completamente diversi dai penultimi jeans, quelli che ho comprato un mese fa, decade ’80, blu, di un blu non troppo chiaro ma nemmeno troppo scuro.


E va bene, d’accordo, lo ammetto: sono Chiara, ho 33 anni e ho una dipendenza da DENIM!


Ora, signori miei, è doveroso che io faccia una precisazione: con il termine “denim” si indica il tessuto (che non è necessariamente di colore blu); con la parola “jeans”, invece, si definisce il taglio (il cinque tasche, per intenderci), impiegato per il confezionamento di pantaloni dai tessuti più svariati e non necessariamente in tela. Il nostro amato denim non è altro che cotone, la cui trama è bianca o écru, tinta poi chimicamente (in passato veniva colorato con estratti di piante).


Per quanto concerne la sua origine, c’è ovviamente lo zampino di LEVI STRAUSS (americanizzazione del tedesco Löb Strauß), un giovanotto di belle speranze che nel 1853 decise di raggiungere la California per vendere i capi di abbigliamento dell’azienda di famiglia. Levi aveva con sé anche dei tendoni da carro, con cui pensò bene di realizzare un paio di pantaloni. Un gran colpo di genio|! Un minatore li indossò, li usò e si entusiasmò: il tessuto in questione era resistente e non esisteva miniera che lo avrebbe distrutto. Quel giorno nacquero i pantaloni Levi’s e in seguito, a San Francisco, venne da lui fondata la sede americana dell’azienda di famiglia, la Levi Strauss&Co. I pantaloni naturalmente vennero perfezionati, fu scelto un tessuto più confortevole, direttamente dalla città di Nimes, in Francia (da cui l’abbreviazione americana denim), dal caratteristico aspetto blu della tinta usata per la colorazione. Nel 1873, vennero aggiunti dei rivetti di rame per rinforzate le tasche (in modo che non cedessero con il peso degli attrezzi dei lavoratori) grazie ad un’idea di Jacob Davis, cliente di Strauss e proprietario di una sartoria a Reno, nel Nevada. E infine, nel 1886, arrivò il marchio di fabbrica, l’etichetta in pelle con i due cavalli che tirano un paio di pantaloni senza che riescano a romperli.


Levi's Vintage Clothing


Dunque, se oggi indossiamo giacche, pantaloni, camicie, scarpe in denim lo dobbiamo al signore crucco di cui vi ho parlato qui sopra. Ma concedetemi un momento di sano patriottismo: a Genova, qualche decennio prima che Strauss realizzasse i jeans, dei marinai crearono qualcosa di molto simile con un telo (in denim o forse di fustagno) usato per le vele delle navi. Da qui l’espressione “blues Jeans”, per il colore blu e per la derivazione genovese (jeans sta per Genes, ossia genovesi).


A questo punto, vi pongo una domanda: quanti jeans possedete voi? E in quale modello? Io non li porto sicuramente in stile fifties, con i grossi risvolti, come la giovane Liz qui sotto, dal momento che sembrerei con ogni probabilità una rosetta farcita!


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Elizabeth Taylor, anni ’50


Preferisco un modello dalla vita alta, dalla gamba regolare, magari indossato con una camicia bianca annodata in vita, come quella bellezza rara di Marilyn Monroe insegna.


Marilyn Monroe, anni ’60


Ma non disdegno neppure i 5 tasche anni ’70 (periodo molto gettonato per le sfilate di questa stagione), vita altissima, zampa, che nel mio caso associo a tacchi vertiginosi e non a gym-shoes, che invece Fara Fawcett prediligeva per ovvie ragioni di altezza e magrezza.


Farra Fawcett
Farra Fawcett


E li posseggo naturalmente anche in versione ’80, con due grossi buchi sulle ginocchia, chiarissimi, cattivissimi, che miss Ciccone avrebbe di certo apprezzato.


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Madonna, 1980


Momento iconico: Kate Moss nella campagna di Calvin Klein del 1990. Adoro quel decennio, le camicie erano larghe, i jeans stretti il giusto, la vita comoda. Il modello in questione è stato bistrattato per tanto tempo, prediligendo vite bassissime che non lasciavano nulla all’immaginazione (che volgarità!). Poi sono tornati, insieme al buongusto. Era ora.


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E degli stessi anni è anche il film Thelma&Louise, in cui le coraggiose Susan Sarandon e Geena Davis fuggono dalla routine familiare e da mariti non proprio esemplari con addosso canottiere gagliarde, sexy jeans e stivali da cowgirl (potete ammirarle in copertina).


Concludo dicendo che io li ho tutti, ma questa non è una ragione sufficiente per frenare la mia voglia di averne sempre di più. O no?

JEANS MANIA: 10 ABITI IN DENIM

Dai “camalli” (scaricatori di porto) agli abiti dei giorni nostri – il jeans è diventato manìa!

Il denim, tessuto utilizzato maggiormente per i pantaloni taglio jeans, per questa stagione si trasforma in abito: mini, lungo, chemisier, taglio vivo, sfrangiato, l’importante è averlo nel guardaroba perché è un vero must!

Perfetto con una cintura in corda o in tessuto naturale e abbinato a sandali color cuoio. Massimo Rebecchi per questa primavera-estate 2015 lo propone impreziosito da colori su collo e orli.

L’abito in jeans è talmente in voga che lo troverete di ogni taglio e di ogni fascia di prezzo. Qui vi proponiamo 10 abiti in denim:

abito a campana denim zara
Abito a campana denim Zara
abito a salopette in denimh&m
Abito a salopette in denim H&M
vestito denim con cintura zara
Vestito denim con cintura Zara
abito h&m
Abito H&M
abito scollo americana zara
Abito scollo all’americana Zara
chemisier H&M
Chemisier H&M
vestito denim con ricamo zara
Vestito denim con ricamo Zara
vestito orlo sfrangiato zara
Vestito orlo sfrangiato Zara
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Massimo Rebecchi SS 2015
massimo rebecchi ss 2015
Massimo Rebecchi SS 2015

CAROLINA WYSER – FW 2015-2016 COLLECTION

Sono gli anni ‘70 i protagonisti della nuova collezione del giovane brand di denim Carolina Wyser. Il mood Seventy-chic esprime una donna consapevole, matura e amante delle sperimentazioni che alternano il moderno al vintage.

La collezione F/W2015-2016 offre un’ ampia declinazione del modello a zampa, a vita alta e proposto in tutti i classici lavaggi che caratterizzano il brand, preziosi ricami in rilievo e stampe. Le nuove colorazioni a contrasto sottolineano l’aspetto cool del fit.

Righe orizzontali in nuance denim, stampe boho-chic e i nuovi “workers” in micro-fibra effetto camoscio. Must have per il prossimo inverno sono le Salopette a zampa che coronano la collezione, con una linea iper femminile, disponibili in eco pelle, velluto effetto vintage e in diversi lavaggi del denim; e la nuova gonna a vita altissima, interamente in denim o eco pelle per uno stile più rock. Ultimo arrivato del brand Carolina Wyser, il modello Gilda caratterizzato da un fitting super contemporaneo, extra large accentuato dal cavallo basso e da stampe Art Decò e ricami in rilievo. Ai modelli Boyfriend, che hanno caratterizzato le collezioni passate, si affiancano i long seller Straight. Intagli e pizzi, strappi e ricami alla caviglia, evidenziano le lavorazioni artigianali che caratterizzano il brand bolognese.

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La moda fatta di HORO 24 kt.

Lo indossiamo come gioiello, lo assaggiamo nel risotto speciale del maestro Gualtiero Marchesi ed oggi, per la prima volta nella storia, lo ritroviamo su jeans e t-shirt: stiamo parlando dell’oro 24 kt.


Il creativo brand HORO, creato da Luca Micco, ha brevettato un metodo che fonde oro puro con altri metalli preziosi come il platino, l’oro rosa e l’oro viola su stampe e tessuti. Il risultato è un indumento-gioiello, un capo unico che indossiamo come una fede, promessa di un sogno che diventa realtà.

HORO è infatti l’unico brand al mondo che realizza capi con stampe in oro 24 kt., e che dall’atelier astigiano ha raggiunto le boutique di  Parigi, Mosca, San Pietroburgo, Hong Kong, Tokyo, Londra.

In occasione della Milano Moda Donna 2015, HORO ha presentato la collezione “Gold Denim Collection”: otto modelli donna e sei modelli uomo in 3 diverse vestibilità skinny, regular e boyfriend, proposti in due lavaggi: carbon black e deep blue. Jeans “sporcati” d’oro, il massimo del lusso per un capo che possiamo indossare quotidianamente.


 

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