Milano Moda Uomo: la sfilata di Richmond

MILANO MODA UOMO: LA SFILATA DI RICHMOND

Partendo dal rigore del nero, Richmond per la collezione primavera estate 2017, si tuffa in un multicolor fluo che tocca il verde acido, il giallo, il fucsia.

Il fitting è comodo e dalla praticità sportiva, con qualche capo sartoriale, soprattutto le giacche.
Materiali ricercati, pelli e stampe dal forte impatto visivo, l’uomo Richmond non passa certo inosservato.

Talvolta scalzo o dimentico di qualche capo, è un uomo attento alle mode ma mai vittima; noncurante del tempo che passa, impegnato, nel suo armadio non mancano mai i capi basic del maschio ribelle, giubbino in pelle compreso.

Guarda qui tutte le foto dalla sfilata Richmond:



(foto ufficio stampa)

 

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MILANO MODA UOMO: ANTONY MORATO E L’UOMO VOGUE PRESENTANO IL CORTO “BISOGNA AVER CORAGGIO”

Milano Moda Uomo: Antony Morato e l’Uomo Vogue presentano il corto “Bisogna aver coraggio”

MILANO MODA UOMO: ANTONY MORATO E L’UOMO VOGUE INSIEME PER PRESENTARE IL CORTO “BISOGNA AVER CORAGGIO”

Si è svolto durante la settimana della moda maschile l’evento esclusivo di presentazione del corto “Bisogna aver coraggio“.

Presso le sale de “La Triennale di Milano” è stato lanciato il cortometraggio “Bisogna aver coraggio”, diretto da Elisa Fuksas e interpretato da Alessandro Roja, attore divenuto famoso grazie alla serie di “Romanzo criminale”.

Il corto, della durata di 5 minuti, prende il nome dalla prima frase della 19ma scena del primo atto del Don Giovanni. Rivisto in chiave moderna, ma utilizzando le musiche mozartiane, racconta dell’uomo dissoluto, in questa fase (im)punito, che sfugge alla vendetta della donne tradite.

Bisogna aver coraggio, o cari amici miei,
e i suoi misfatti rei scoprir potremo allor.

Un groviglio di baci aprono e chiudono il cortometraggio, una manifestazione edonistica della propria personalità che non frena di fronte alla moralità rinfacciata.

“Bisogna aver coraggio” sarà in concorso al Fashion Film Festival Milano, fondato e diretto da Constanza Cavalli Etro, evento internazionale a cui parteciperanno i fashion movies di tutto il mondo, con le loro diversità stilistiche e concettuali.

Antony Morato con queste importanti collaborazioni, vuole sottolineare l’importanza che rivolge al mondo del cinema, già manifestatosi lo scorso anno con il restauro in digitale de “Il Giardino Dei Finzi Contini” di Vittorio De Sica – sempre insieme a L’Uomo Vogue e Istituto Luce-Cinecittà.

Nobili iniziative quindi quelle che spingono il brand Antony Morato, fondato da Lello Cardarelli e che lo  portano  in cima alla piramide del mondo della moda, uno spazio dove l’arte ed il cinema sono gli ingredienti fondamentali di un successo fatto di codici, cultura e innovazione.


Francesco Maria Colombo espone “Gli ori di Parma. L’industria, il cibo, il lavoro”

Sabato 11 giugno alle ore 11.00 si inaugura la mostra “Gli ori di Parma. L’industria, il cibo, il lavoro” presso Palazzo Pigorini, una monografica di Francesco Maria Colombo che racconta le eccellenze del territorio (catalogo Skira Editore).

I prodotti parmigiani sono noti in tutto il mondo: il culatello, il parmigiano, il prosciutto di Parma, ma quanti hanno saputo rappresentarli donandogli personalità? Nessuno finora. E’ la fotografia colta di Francesco Maria Colombo che restituisce a delle cose inanimate la giusta dignità.

E’ l’eleganza armoniosa e semplice di un biondo spaghetto, la croccantezza cristallina del sale, la geometria architettonica delle macchine industriali, la sinuosità levigata delle tome di formaggi, oltre ai ritratti veri degli uomini che vi lavorano, la forza della fotografia di Colombo.

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Gli Ori di Parma


Abbiamo parlato con lui del progetto e della sua ricerca fotografica:

Come nasce il progetto/mostra “Gli Ori di Parma”?

Nasce da una commissione dell’Università di Parma, che ho accolto con grande piacere. L’idea era quella di un viaggio articolato dentro una realtà che coincide con un mito (Parma come capitale italiana del cibo) e che però è molto più complessa di quanto si creda. La tradizione convive con la ricerca scientifica e con l’aggiornamento dell’industria, altrimenti l’eccellenza è impossibile. E come fotografo ho cercato di costruire una narrazione degli aspetti molteplici di questa realtà fatta di tante cose, la materia che diviene nutrimento, il gesto dell’uomo, il valore iconico della macchina.

Come rendere vivi e interessanti degli oggetti inanimati?

In realtà i soggetti non sono sempre inanimati, perché gran parte del progetto è dedicato alle persone che «producono» gli ori di Parma, e dunque ci sono parecchi ritratti, e parecchie foto in cui viene colto l’aspetto gestuale. L’oggetto inanimato ha una duplice valenza: da un lato rappresenta una forma, una struttura, rapporti di colore e di texture che hanno in sé un portato estetico; dall’altro contiene un senso espressivo che sta al fotografo di far sprigionare. Le cose parlano, bisogna solo stare attenti a capirne il linguaggio segreto.

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Gli Ori di Parma


Quanto conta la cultura fotografica per raggiungere tale scopo?

In questo progetto ha contato moltissimo. Credo che fare una narrazione per immagini della realtà industriale senza avere alcuni punti di riferimento in testa, Hein Gorny o Jakob Tuggener per esempio, sia limitativo. Questa mostra è piena di rimandi alle avanguardie informali, in alcuni casi esplicitamente citate.

Parma nei suoi ricordi

Parma è una città che amo moltissimo, è un forziere colmo di arte, figurativa e architettonica innanzitutto, ma anche musicale, poetica e cinematografica (basti pensare a Bertolucci padre e figlio, Attilio e Bernardo). E’ una città dalla quale ho scritto tante volte per il «Corriere della sera» e nella quale ho diretto concerti che ricordo con piacere. Entrare nel mondo della produzione del cibo, che non conoscevo minimamente, è stato un viaggio emozionante.

Qual è il suo genere fotografico preferito e perché?

Mi sento molto libero di seguire i miei interessi, che grazie al cielo sono plurimi (del resto la fotografia è parte della mia vita, ma ci sono anche la scrittura e la direzione d’orchestra!). Nel caso di Parma ho accettato la proposta perché venivo da un libro di ritratti a persone famose («Sguardi privati. Sessanta ritratti italiani», ed. Skira, 2015), e ho voluto cambiare genere completamente, sporcandomi le mani e divertendomi moltissimo. Ma ho già cominciato un progetto completamente diverso, dove l’essere umano sarà del tutto assente.

Copertina 'Sguardi privati'
Copertina ‘Sguardi privati’


Quanto c’è di autobiografico in quello che fotografa?

L’autobiografia del fotografo, soprattutto nel genere del ritratto, è un tema dibattutissimo. Per me la fotografia, che è entrata tardi nella mia attività professionale, dopo la scrittura e la musica, ha significato soprattutto uscire da me stesso, proiettarmi in una realtà che ha qualcosa di indipendente, di oggettivo e di affascinante proprio perché diversa dai miei giri mentali. Ma nello stesso tempo sono io che la vedo così, attraverso una modalità di rappresentazione che contiene certamente una sfumatura autobiografica.

La prima cosa a cui pensa quando sta per scattare una fotografia?

Avrò tolto il tappo dell’obiettivo?

Il tipo di elaborazione che adotta nelle sue foto?

Scatto in digitale e uso varie fotocamere (Hasselblad, Nikon e Leica, secondo i diversi generi di fotografia). Nel digitale l’elaborazione è parte essenziale nella costruzione dell’immagine, pensiamo solo alla gestione del colore o al viraggio in bianco e nero. Cerco di non abusarne, ma se una macchia di colore, in una foto non di reportage ma di fine art, stona col resto, non esito a correggerla.

La sensazione a lavoro finito, dopo una giornata di shooting

Dopo un giorno passato a fotografare cantine e centinaia di culatelli appesi, ti assicuro che ho fame.

Da cosa trae ispirazione per i suoi progetti?

La curiosità verso la vita è una cosa inesauribile dentro di me. Viaggio moltissimo, incontro molte persone, e non ho mai smesso di coltivare quel vizio irresistibile che è lo studio, lo studio della storia dell’arte, della letteratura, della musica, del cinema. E’ facile che nascano idee, quando nulla ti è estraneo.

Ritratto di Francesco Maria Colombo @Monica Silva


Esiste realmente una differenza tra still life e ritratto? O il soggetto è solo un dettaglio su cui far lavorare la luce?

La persona ritratta è autore del ritratto, quanto e forse più che il fotografo. Il ritratto nasce da un’interazione delicatissima che comprende seduzione, sfida, complicità, antagonismo, abbandono. E tutto questo il fotografo da solo non può assolutamente farlo.

Il momento più difficile di una sessione fotografica

Nel caso dei ritratti ho il mio metodo, senza del quale non saprei da che parte cominciare. Ho bisogno di silenzio assoluto, di nessuno intorno, di condividere con la persona ritratta un tempo tutto nostro, che permetta l’emersione dei pensieri segreti e delle emozioni. E ogni volta hai paura di sbagliare, o di fare una cosa ordinaria, perché non sai mai se si stabilirà «quel» contatto che è la sostanza intima di un ritratto riuscito.

Quanto del suo lavoro come direttore d’orchestra ha influenzato il lavoro in qualità di fotografo?

Sono due cose completamente separate e credo che rispondano a due zone del cervello che non si parlano molto fra di loro. Quando lavoro come musicista il fotografo non esiste più, e viceversa. Non ho mai capito perché, ma è così.

La differenza tra dirigere un’orchestra e dirigere un soggetto sul set?

L’elemento comune è semplice: senza un processo di seduzione, che è molto sottile e molto fragile, quasi impalpabile, non riesci a ottenere niente né dall’orchestra, né da chi sta davanti alla fotocamera. Ci sono le resistenze, ovviamente, ed è questione di sapere cosa dire, quando e come, e in che modo (con la parola, con lo sguardo, con un gesto). E quando le resistenze cadono, baby, it’s magic.

Copyright Paolo Dalprato 2015 - 02
Copyright Paolo Dalprato


 

“Gli ori di Parma. L’industria, il cibo, il lavoro”  di Francesco Maria Colombo  a cura di Gloria Bianchino ed organizzata dall’Università e dal Comune di Parma


Palazzo Pigorini – Str Della Repubblica 29 A PARMA

sarà aperta dall’11 giugno al 17 luglio

dal 2 al 25 settembre, con ingresso libero

Il catalogo è pubblicato da Skira, 160 pagine, euro 35,00

Montecarlo Fashion Week 2016 – tutto sui trend P/E 2017

La Montecarlo Fashion Week è l’evento di moda organizzato dalla Chambre Monégasque de la Mode con a capo il Presidente Federica Nardone Spinetta e la direzione artistica di Rosanna Trinchese, in partenariato con il Governo Monegasco, la Mairie di Monaco e l’Ufficio del Turismo del Principato di Monaco.

Quest’anno si è tenuto nelle date 2-3-4 giugno 2016 e si è suddiviso in conferenze, presentazioni, sfilate e cocktail party presso le location del Principato di Monaco.

Il primo giorno della MCFW 16 gli accessori del fashion world sono stati i protagonisti, le esposizioni si sono tenute presso il Cafè de Paris dove è stato allestito uno show-room con: JF London, scarpe dello stilista Joshua Fenu – un mondo rock con richiami fetish, oltre ai marchi Nando Muzi, Abibù Bigiù, Deglupta, Ig Jewels & Mello gioielli, Nebu Milano e Tadini Monte-Carlo.

JFLONDON


sfilata di Isabell Kristensen all’Eliporto di Monaco


Un cocktail party alla presenza del Principe Alberto ha inaugurato ufficialmente le sfilate iniziate con Isabell Kristensen presso l’Eliporto di Montecarlo.

Il giorno 2 della moda monegasca trasforma il Museo Oceanografico nel centro dei défilé, aperti dallo stilista russo Sergei Grinko, Chapurin, gli abiti couture di Alessandro Angelozzi, che propone una sposa moderna, sexy, non necessariamente legata alla tradizione di un abito ingombrante, ma leggero, fatto di tessuti preziosi che aderiscono al corpo senza fasciarlo.

Alessandro Angelozzi


In calendario di MCFW 16 Didimara, Beach & Cashmere Monaco, A’Biddikkia e le proposte di Elisabeth Wessel, con una donna elegante e senza tempo; durante la manifestazione sono stati premiati gli stilisti Stella Jean e Philipp Plein e il fotografo Giovanni Gastel.

Philipp Plein, premiato dalla Principessa Charlene riceve il MCFW International Award, riconoscimento quale designer creativo che ha saputo imporsi nel panorama internazionale del lusso.

Molto attesa la presenza del fotografo Giovanni Gastel che lavora nel panorama fotografico internazionale della moda e ha saputo raccontare con il suo stile elegante e classy un background culturale raro e prezioso.

Giovanni Gastel premiato alla MCFW 16


Philipp Plein premiato dalla Principessa Charlene


Stella Jean premiata da Victoria Silvesrtedt e dalla Presidente Federica Nardoni Spinetta



 

Ogni edizione della MCFW fa da trampolino di lancio a designer emergenti che sfilano con le pre-collezioni o collezioni resort; applauditi in passerella al terzo giorno Eliana Riccio, con abiti bon ton dallo stile romantico, Dress mee, con capi dal taglio fifty e Lolita Shonidi con preziosi kimono e il nuovo must di stagione: il pijama da indossare anche la sera impreziosito da accessori e scarpe col tacco.

Lolita Shonidi


Il pijama proposto da Lolita Shonidi


Lolita Shonidi


Buyers e giornalisti hanno presenziato alle sfilate al Museo Oceanografico per questa edizione della Montecarlo Fashion Week, un progetto in crescita sullo sfondo della città del lusso per eccellenza.

Numerosi i professionisti impegnati nella maratona, tra cui la Renè Olivier Productions e Gabriele Rigon sempre sul set con le modelle per backstage e ritratti.

 

Daniela Gregis si racconta per la prima volta

Ad ogni fine sfilata , i designers escono tra il pubblico per accogliere gli applausi, sempre.
Lei no. Al suo posto, una fila di sarte sorride in passerella. Indossano abiti da lavoro e ringraziano.
Questo è il messaggio della designer di moda Daniela Gregis: la persona viene prima dell’ abito che indossa.

Intervisto Daniela Gregis presso il suo atelier nel centro di Bergamo.

Siamo nel bar storico di Bergamo alta. La piazza è un vociare allegro di ragazzi appena usciti da scuola, siedono sugli scalini accanto ai cafè. Chiacchiero con l’assistente di Daniela Gregis cercando di scoprire qualcosa sul carattere della designer, quando mi appare d’improvviso dietro le sue spalle. Mi venisse un colpo!

Una signora elegante in ambiti semplici, senza un filo di trucco sul viso, con una grande fusciacca al collo e dalla voce sottile mi invita a sedere al tavolino del bar per conversare davanti ad una tazza di tè bollente, che allunga con un poco di spremuta. Magra, capelli castano cenere sulle spalle, ha l’andatura della voce di chi ha il lusso del tempo e mi racconta quand’è nata la passione per la moda:

Mia zia lavorava all’uncinetto, è da lei che ho imparato e da allora porto avanti la tradizione, più per una questione di rispetto che per una vera e propria scelta di stile”.

Ricorda il suo primo scialle, di un arancio forte e di una lana terribile, sintetica, che si usava per fare delle prove, per i noviziati: lo ricorda con ironia e racconta che ogni momento di inquietudine e solitudine lo passava lavorando alla maglia, era il suo modo per allentare le tensioni.

Da allora non ha mai più smesso.

Piazza Vecchia di Bergamo:

 



Daniela Gregis è alla sua 38esima collezione, ha iniziato questo mestiere 19 anni fa, quando nel laboratorio di Bergamo c’erano solo 3 persone; oggi in questa città si trovano i suoi 3 atelier che si affacciano sulla Piazza Vecchia. Il primo spazio è utilizzato come sala riunioni e propone pezzi di modernariato, dove il nuovo incontra il passato; oggetti acquistati nei numerosi viaggi around the world. Il secondo atelier, accanto a questo, è il vero negozio che propone la collezione in corso, una piccola boutique che non ha mai subìto restauri o ritocchi dove lavora la stessa signora da anni,  da anni. Il terzo atelier è una “lavagna bianca”, dove ogni mese il tema cambia e si gioca con gli abiti e oggetti; in questo periodo è dedicato ai bambini, quindi via libera agli acquerelli, ai giochi in legno e mini clothes.

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Mobile in legno intrecciato – atelier Daniela Gregis


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oggetti di modernariato nell’atelier di Bergamo


Tra le più grandi passioni di Daniela Gregis c’è la cultura giapponese con le sue tradizioni.

Nel negozio che propone oggetti di modernariato si possono acquistare introvabili borse japan in legno di noce (resistenti più della pelle mi dice), contenitori di legno scandinavo a incastro, kit giapponesi per oggetti rotti: si tratta di una colla color oro che disegna un tratto elegante su un oggetto che sarebbe destinato alla spazzatura. “Perché dire addio ad un oggetto bello o utile che amiamo? Il recupero è un modo per evitare lo spreco

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borsa japan in paglia lavorata a mano


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contenitore in legno scandinavo a incastro


 

 

Gli atelier di Daniela Gregis nella città di Bergamo:



Nei racconti della stilista Daniela Gregis, che sottolinea “l’eleganza non è eccesso a tutti i costi, trovo sia più elegante un contadino di una signora male agghindata” – si ritrovano l’amore per il proprio lavoro ma soprattutto una filosofia che stimola le scelte che ricadono sulla comunicazione del brand. Lo stesso bizzarro e originale dettaglio di aver fatto sfilare una donna non più giovane come Benedetta Barzini,  modella e giornalista.

Siamo delle maschere e recitiamo sempre una parte, perché mai? Che motivo abbiamo?” si domanda – “siamo così arroganti da credere di essere importanti”: questa la verità che si cela dietro il non apparire di Daniela Gregis, il non voler esporsi, il lasciare piena libertà alle modelle, di sfilare con i loro ritmi, lenti, cadenzati dalla musica, totalmente in contrasto con la frenesia di una fashion week abituale.

La location prediletta per la settimana della moda milanese è un luogo sacro: l’oratorio della Basilica di San Ambrogio, una delle più antiche chiese di Milano.

Le sfilate di Daniela Gregis raccontano una moda senza solennità, colma di spiritualità, come il luogo dove si svolge, un defilé quasi neghittoso, indolente e soprattutto mai autoreferenziale.

Ogni passo della modella libera quel po’ di mistero romantico degli abiti della Gregis, che sono casti ma colorati, moderni ma intrisi di storia – assistervi è come abbandonarsi ad una riscoperta naturalezza.

Il clangore di una grossa campana avvisa che il tempo è finito – una lezione di vita quella di Daniela Gregis: l’essere se stessi, semplicemente.

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collezione Daniela Gregis F/W 16/17


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Benedetta Barzini sfila per Daniela Gregis


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collezione Daniela Gregis F/W 16/17


 

 

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ABSTRACTIONISM

 

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.”

Paul Klee

Photo & Styling Miriam De Nicolo

Model Daria Mikołajczak @Wonderwall Management

Make up Manuel Montanari 

Hair Mattia Flora 

Thanks to: So Sweet PR agency Milano 

Camicia gialla con fiori strass multicolor Blugirl Folies – Gonna frange multicolor Cristiano Burani
Sx Guanti lunghi bicolor Bruno Carlo – Dx Top in corda con frange rosa Cristiano Burani
Per gli occhi – Lip mix light blu + Studio Eye gloss transparent Mac Cosmetics
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Camicia gialla con fiori strass multicolor Blugirl Folies – Gonna frange multicolor Cristiano Burani
T-shirt lino stampato Alysi – guanti gialli in pelle Bruno Carlo
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Maglia bianca con inserti bianchi in paglia + gonna in corda frange blu Cristiano Burani – guanti effetto dripping Bruno Carlo – quadro Maura Bruno
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Maglia bianca con inserti bianchi in paglia + gonna in corda frange blu Cristiano Burani – guanti effetto dripping Bruno Carlo – sneakers con strass Stokton – dx bomber fantasia G2G

Il progetto “Followers” di Marco Onofri in mostra presso Senape

Per la prima volta nel suo studio/galleria SENAPE, per la prima volta a Cesena, Marco Onofri presenta la mostra “FOLLOWERS” con le stampe 60×90, la serie di scatti già esposta in anteprima al Mia Photo Fair di Milano.

Un progetto “aperto” ed in continuo sviluppo che ci racconta cosa succede quando tra modelle e seguaci viene eliminato il computer di mezzo, lo scudo per i critici, lo spioncino per i più timidi, il mezzo dei fanatici e la finestra sul mondo per i più giovani…

Il risultato è uno strabiliante quadro dove i veri protagonisti sono proprio i FOLLOWERS che, intorno ai corpi nudi delle modelle, mostrano le loro espressività senza veli: c’è chi ride beffardo, chi si copre gli occhi, chi si masturba, chi giudica, bambini incuriositi, madri che allattano e addirittura un cane al guinzaglio che alza il muso verso la donna nuda. Sono scene di vita quotidiana che noi stessi viviamo nella penombra e che il fotografo rivela attraverso uno stile personale, fatto di luci soffuse di camere d’albergo.

Marco Onofri è un fotografo che ha esposto precedentemente i suoi lavori al Fotofever Art Fair di Parigi, alle Officine delle Zattere a Venezia, alla Romberg Arte Contemporanea di Milano e in altre prestigiose gallerie; il suo approccio alla fotografia è artistico ed ispirato alle opere di Sarah Moon e Paolo Roversi.


 

Qui alcune foto della serie “Followers”:

 

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Schermata 2016-05-16 alle 16.00.44

Schermata 2016-05-16 alle 16.00.52

Schermata 2016-05-16 alle 16.01.04

Schermata 2016-05-16 alle 16.01.17

 

Diversi gli aneddoti in merito al backstage: boati maschili, donne svenute per l’emozione, panettieri in tenuta da lavoro che hanno raggiunto il set dopo il turno, lo zabettìo delle ragazze, le domande imbarazzanti dei bambini, questo durante i preparativi, fino a quando l’entrata in azione del fotografo obbligava al silenzio, un silenzio meditativo.

Lo stesso Marco Onofri appare in un cameo, interpretando un se stesso “follower” di fronte ad una ragazza nuda che fuma, in una posa naturale, totalmente a suo agio nei panni che non indossa.

Quando gli chiedo in quale tipo di “follower” si riconosce, risponde:

“Amo la naturalezza, non le pose imposte – sono affascinato dalle donne sicure di sé perché sento, in fondo, che “non c’è presa di coscienza senza dolore” – citando Carl Gustav Jung-.

 

 

Qui alcune foto del backstage scattate da Marta Tomassetti:



 

Le foto dell’evento presso lo studio/galleria Senape, Cesena:

 

(reportage di Marco Montanari)

 

Tutto su “Followers” alla pagina Facebook

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PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI – COLLEZIONE AUTUNNO/INVERNO 16/17


Un tocco romantico che lo contraddistingue e quella venatura rock che lo rende moderno: Philosophy by Lorenzo Serafini sfila alla Milano Moda Donna F/W 16/17 con una collezione che non si fa dimenticare.

Dettagli dell’aristocrazia femminile e maschile del XVII secolo, come la gorgiera su camicie ed abiti in pizzo a incorniciare il volto, e perle a impreziosire cinture e polsini – le perle che nel periodo elisabettiano significavano verginità, purezza e venivano utilizzate su spille, collane e anche tra i capelli.

sx gorgiera 1620 - dx Philosophy F/W 16/17
sx gorgiera 1620 – dx Philosophy F/W 16/17


La donna Philosophy è al passo coi tempi ma rimane ancorata ad un passato nostalgico, dove eleganza, grazia, storia e ambizione sono ingredienti preponderanti.

Gracious come una “virgin suicide” e sicura di sé come una donna ritratta da Henri de Toulouse-Lautrec, la protagonista Philosophy indossa pizzi e candidi merletti, ma anche tessuti damascati e velluti importanti. Alterna tra rettitudine e passione, sottovesti di mussola leggera ad abiti strizzati con corsetti per segnare il punto vita, colletti inamidati e rigidi.

Le ruches sono la firma ridondante, vezzo di vanità, nei colori pastello o in total black per le mercoledine. Tra bottines in pelle nera con fiocchi e fibbie e stivali alti e morbidi, il tocco rock Philosophy urla il suo carattere e la sua forza.

Philosophy 16/17 - scene dal film "The Virgin Suicides"
Philosophy 16/17 – scene dal film “The Virgin Suicides”


al centro un dipinto di Henri de Toulouse-Lautrec – ai lati sfilata Philosophy


Day and Night si mescolano nella collezione autunno/inverno 16/17 Philosophy dando vita a chemisier femminili con dettagli in pizzo chantilly.

Fiocchi, plissettature, volumi, piume di cigno si alternano al velluto, allo shearling, alla nappa laccata, al cady, in un gioco di contrasti e opposti che si attraggono, come una Colette âgée ma ancora bellissima che cade in amore per Chéri.

Philophy – dx una scena tratta dal film Chéri


Credo che oggi il coraggio di essere romantici sia davvero un punto di forza. Ho pensato alla volontà che bisogna avere per mantenere un approccio dolce alla vita. Partendo da questo ho esplorato diverse sfumature della spirito romantico che mi appartiene scoprendo una femminilità più forte con una più consapevole innocenza seduttiva” – così racconta Lorenzo Serafini il suo viaggio nella collezione Philosophy F/W 16/17. 

E’ questa la visione della donna del direttore creativo, una donna che sa amare e sa ancora dimostrarlo, una donna forte ma dall’animo gentile e garbato, capace di emozionarsi e recuperare la forza delle tradizioni.

dal film "Legends of the fall" - dx Philosophy
dal film “Legends of the fall” – dx Philosophy


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Arte e Moda vivono da sempre un legame indissolubile; ed è all’arte che la collezione moda donna di Alberta Ferretti Autunno/Inverno 16/17 si ispira.

Dai ruscelli del pittore John Everett Millais, dove si svolge il dramma della povera Ophelia, ai romantici paesaggi della pittura nipponica, dove fiori e uccelli creano una perfetta armonia di colori e forme.

 – C’è un salice che cresce storto sul ruscello e specchia le sue foglie canute nella vitrea corrente; laggiù lei [Ofelia] intrecciava ghirlande fantastiche di ranuncoli, di ortiche, di margherite, e lunghi fiori color porpora cui i pastori sboccati danno un nome più indecente, ma che le nostre illibate fanciulle chiamano dita di morto.
Lì, sui rami pendenti mentre s’arrampicava per appendere le sue coroncine, un ramoscello maligno si spezzò, e giù caddero i suoi verdi trofei e lei stessa nel piangente ruscello.
Le sue vesti si gonfiarono, e come una sirena per un poco la sorressero, mentre cantava brani di canzoni antiche, come una ignara del suo stesso rischio, o come una creatura nata e formata per quell’elemento. Ma non poté durare a lungo, finché le sue vesti, pesanti dal loro imbeversi, trassero la povera infelice dalle sue melodie alla morte fangosa. – 
(Amleto, Atto IV, scena VII)

sx Alberta Ferretti – dx Ophelia 1851 di John Everett Millais


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Alberta Ferretti – dipinto giapponese


Chiave di lettura di questa collezione sono il romanticismo e la sensibilità, presentate da indumenti riassunti con tessuti leggeri, che non stringono e non costringono la donna nei movimenti quotidiani.
Gli abiti in crêpe-satin sono modellati dal taglio a sbieco e impreziositi da pizzi, così come i completi in casacca-pantalone.

Gli chemisier in chiffon stampato a fiori sovrapposti da ricami tridimensionali, le jumpsuits in satin bordate con piping a contrasto, gli abiti bustier di lana o cashmere con ricami, creano una moda di carattere, sensuale, che racconta una donna e il suo background creativo.

E’ la libertà di indossare giacche maschili e tailleur, mischiando diverse lunghezze e tessuti e dimenticando in quale ora del giorno ci si trova, come presi da un incantesimo, non riconoscendo più il giorno e la notte. La donna Alberta Ferretti è sicura nel suo prezioso completo pijama, così come negli abiti sottoveste in pizzo.

nature giapponesi – abito bustier Alberta Ferretti con pelliccia


gli abiti di Alberta Ferretti rimandano alle nature nipponiche


Velluti, pizzi e crêpe-satin tra i tessuti della collezione Alberta Ferretti F/W 16/17


Dalle atmosfere preraffaellite al purismo, la collezione F/W 16/17 di Alberta Ferretti dipinge una donna boldiniana, avvolta in abiti in velluto e satin e in cappotti in tweed bouclé lavorato con inserti di pelliccia. Scevra da ogni strutturazione e libera di stupire, con quel tocco di magia, sfilando su mules e stivaletti di velluto, liscio o ricamato, o con totale nonchalance sul tacco a spillo.

sx Alberta Ferretti – dx dipinto di Giovanni Boldini, La dame de Biarritz, 1912


quadro di Giovanni Boldini, Ritratto di Betty Wertheimer – dx Alberta Ferretti


Con uno sfondo in movimento che richiama una natura incontaminata e ovattata, la collezione Alberta Ferretti Autunno/Inverno 2016/17 sfila trionfante alla Milano Moda Donna.
E’ un défilé dove si incontrano i grandi autori della pittura, da Dante Gabriel RossettiJohn Everett Millais, il sigillo di quanto cultura e arte  siano fondamentali per scrivere nel dizionario della moda il nome, in eterno, di una grande rappresentante del genere: Alberta Ferretti.

sx Alberta Ferretti – dx Venus Verticordia di Dante Gabriel Rossetti 1864-8


Alberta Ferretti – dipinto giapponese


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Tutto sulla vita di Alex Belli, uno degli uomini più belli d’Italia

Conosciuto al grande pubblico come protagonista di Cento Vetrine, naufrago all’Isola dei famosi e ballerino a Ballando con le stelle, non tutti conoscono la vera storia di Alex Belli.

Di Alex Belli si ha quel tipo di ritratto dei personaggi di una soap opera: bello e impossibile.

A vederlo non fa una piega, è bello da irritare, gentile, ma il lato dominante è la voce: baritonale, voluminosa, chiara, disinvolta – una di quelle voci che vorresti ti svegliasse al mattino.

Nell’ appartamento milanese, la sua casa/studio, mi offre un caffè come farebbe sul palco di un teatro – è interessante questo spirito shakespeariano, portamento di marmo da uomo consunto e con la faccia acqua e sapone.

Bevo il mio caffè già zuccherato (è premuroso e veggente) mentre Alex, lasciando cascare la gravità di quella voce tremendamente sexy a terra, si accompagna leggero al pianoforte suonando Satie. Con disinvoltura, facendo trotterellare le dita sui tasti, prima bianchi poi neri, una passione musicale che arriva dal Conservatorio, dove ha studiato per 5 anni.

Satie, tra i miei compositori preferiti, nella stanza del personaggio più gossippato degli ultimi tempi.

Alex Belli indossa un completo smoking con trama damascata Corneliani


Quando la televisione, il mezzo di comunicazione più potente, ti affibbia un ruolo, te lo appiccica talmente bene addosso che è difficile staccarsene, ne rimangono la colla, gli angoli. E allora ti presenti davanti al signor Tal dei Tali e ti aspetti un bel ragazzo, possibilmente stupido e non un uomo dai mille interessi e dalle infinite capacità. Perchè si sa un modello deve essere assolutamente bello ma non è necessario che sappia esprimersi – ci si aspetta che la velina sposi il calciatore e così via. E invece Alex spiazza tutti ! Durante la carriera di modello ( e ricordiamolo ha sfilato per Giorgio Armani e per le più importanti case di moda) non tralascia il suo amore per la musica – si specializza all’Accademia Lirica del Teatro Regio di Parma e si applica su chitarra, batteria, basso.

Completo kimono dal richiamo marino La Perla – Camicia in popeline nera Corneliani


E coltiva l’interesse per la fotografia, prima facendo da assistente ai maestri che lo hanno ritratto, poi in maniera attiva da autodidatta – scatta nel suo studio, gli amici, i colleghi e non ultima Katarina Raniakova, sua moglie. Perchè a differenza di Francesca Woodman – che si lamentava di non avere sempre modelli a disposizione nei momenti di massima ispirazione, – Alex Belli ce l’ha in casa, e condivide con Katarina anche i momenti di lavoro.

Alex Belli indossa un completo smoking bicolor Canali


La loro è una storia pubblica che ha “allungato il brodo” a molti giornali, pettegolezzi che niente hanno di diverso dalle normali vicende matrimoniali – discussioni, tradimenti, riappacificazioni. Lontani dalle telecamere sono complici, flirtano come adolescenti (Katarina è appena tornata da un lungo viaggio) mentre li fotografo per il servizio di moda.

A sx Completo kimono dal richiamo marino La Perla, camicia in popeline nera Corneliani – dx completo smoking con trama damascata Corneliani


Katarina scruta gli ospiti con gelosia felina, in silenzio, affilandosi le unghie – e si dimostra essere un’ottima padrona di casa, cordiale, socievole, allegra. E’ lei a raccontarsi più volentieri, con naturalezza, la passione per la cucina, le cene infinite a casa Belli, l’impossibilità di immaginare una vita senza di lui. Credo sia lei la roccia tra i due Belli.

A sx completo smoking con trama damascata Corneliani – dx Completo kimono dal richiamo marino La Perla, camicia in popeline nera Corneliani


In letteratura, in musica, in storia, quello che mi ha sempre colpito è il “dietro le quinte” – chi era Mozart quando ha composto il Requiem ? Che donna era la regina Vittoria quando regnò nel periodo più florido d’Inghilterra?

Una bella scoperta Alex Belli, contraria alla follia apparente e rumorosa delle masse.

A sx Occhiale da sole tondo con lente a specchio Rayban – dx Giacca da camera in seta e pantaloni in cupro La Perla


Photographer: Miriam De Nicolo’ 

Styling:  Alessia Caliendo

Make up: Paolo Sfarra 

Styling assistant: Caterina Ceciliani / Rebecca Zola

Location: AXB Studio