È stata la donna che, da sola, ha cambiato il corso della moda, inaugurando l’era moderna. Personalità granitica e stile inconfondibile, di Gabrielle Coco Chanel sappiamo quasi tutto, dalla sua infanzia disagiata agli amori turbolenti (qui un articolo sulla sua vita). Ma che cosa amava nella vita di tutti i giorni questa donna a cui dobbiamo tanto? Quali erano le sue letture preferite, quali i testi che componevano la sua biblioteca? Finalmente una mostra risponderà ad ogni curiosità sulla donna che più di ogni altra ha segnato la storia del costume.
Dal 17 settembre 2016 all’8 gennaio 2017 a Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, si terrà la mostra Culture Chanel, La donna che legge. Un evento imperdibile, che segna una nuova tappa nel ciclo di esposizioni inaugurate dalla maison nel 2007. Dopo Mosca, Shanghai, pechino, Canton e Parigi, ora la maison sceglie l’Italia per il nuovo imperdibile evento dedicato a Coco Chanel.
Culture Chanel è il settimo episodio di questo percorso, fortemente voluto da Jean-Louis Froment: un progetto unico che intende indagare alcuni aspetti della vita della celebre stilista, in questo caso il rapporto con i libri, con un occhio di riguardo per la poesia. Dalle opere classiche di Omero, Platone, Virgilio, Sofocle, Lucrezio e Dante fino ai poeti a lei contemporanei, da Jean Cocteau a Stéphane Mallarmé, verrà rivelato l’archivio di letture predilette dalla stilista. Libri ma non solo: anche alcuni oggetti d’arte provenienti dal suo storico appartamento di rue Cambon 31, Parigi, saranno esposti per la prima volta, insieme a gioielli e profumi, per un totale di circa 350 pezzi.
Gabrielle Coco Chanel nel suo appartamento, Parigi, 1965 (Foto di Cecil Beaton)
“Dediche, archivi, fotografie, quadri, disegni, si mescolano con un vestiario di creazioni di moda che svelano, al pari di una biblioteca, il vocabolario estetico di Gabrielle Chanel, il suo gusto per il classicismo e per il barocco, l’amore per la Russia e per gli ori di Venezia”, così la maison descrive la retrospettiva di Ca’ Pesaro. Una mostra esclusiva che intende tracciare un ritratto intimo, attraverso le sue letture e gli oggetti che la circondavano, di una donna che è entrata nel mito.
(Foto cover: Gabrielle Chanel, 1962. Foto di Douglas Kirkland)
È Peter Lindbergh il fotografo scelto da Pirelli per la realizzazione del nuovo Calendario Pirelli 2017. New York la location scelta per parte degli scatti. Il celebre fotografo di moda torna a firmare il calendario patinato più amato dai collezionisti.
Peter Lindbergh, pseudonimo di Peter Brodbeck, è nato a Leszno, in Slesia, il 23 novembre 1944. Dopo essersi trasferito a Duisburg per studiare arte, nel 1978 si trasferisce a Parigi, dove scopre il suo amore per la fotografia di moda. Il bianco e nero iconico diviene la sua cifra stilistica, come certa drammaticità e pathos che lui, maestro della fotografia, riesce a riprodurre ad ogni scatto.
Negli anni Novanta entra nell’Olimpo, fotografando le top model più famose, da Christy Turlington a Kate Moss, da Naomi Campbell a Linda Evangelista, da Eva Herzigova a Cindy Crawford e Stephanie Seymour. Inoltre immortala anche dive del cinema, come Isabella Rossellini, Nastassja Kinski e Monica Bellucci. I suoi lavori sono tra i più apprezzati su Vogue, Marie Claire, Interview e Harper’s Bazaar. Tra i libri pubblicati 10 Women by Peter Lindbergh (1993) e Peter Lindbergh: Images Of Women (2004). È il fotografo dell’edizione 2009 del celebre calendario Dieux du Stade.
Carré Otis per Peter Lindbergh, Calendario Pirelli 1996
Tatjana Patitz per Peter Lindbergh, Calendario Pirelli 1996
Kate Moss in uno scatto di Peter Lindbergh
Per Lindbergh, 72 anni, non è la prima collaborazione con Pirelli. Il fotografo ha infatti già firmato l’edizione 1996 del calendario patinato: impossibile dimenticare le foto scattate in California a bellezze del calibro di Eva Herzigova, Carré Otis e Nastassja Kinski. Nel 2002 è di nuovo dietro l’obiettivo per il Calendario Pirelli: ad Hollywood immortala, tra le altre, le attrici Kiera Chaplin, Brittany Murphy e Mena Suvari. Infine, nel 2014, partecipa al progetto per la celebrazione dei 50 anni di The Cal, insieme a Patrick Demarchelier: realizza in quest’occasione un’immagine iconica con le top model Alessandra Ambrosio, Helena Christensen, Isabeli Fontana, Miranda Kerr, Karolina Kurkova e Alek Wek.
Spegne oggi 70 candeline Cher. Star della musica, attrice premio Oscar, icona della cultura pop e musa fashion, Cherilyn Sarkisian La Pierre, più nota come Cher, è l’ultima diva contemporanea.
Nata in California il 20 maggio 1946, Cherilyn trascorre un’infanzia disagiata. Il padre è un rifugiato armeno che lavora come camionista, la madre Jakie Jean Crouch (in arte Georgia Holt) è un’aspirante attrice e modella. Dal ramo materno la futura diva vanta origini Cherokee, Francesi e Inglesi. Quando i genitori divorziano, iniziano grandi difficoltà economiche per lei e per la madre, che dà alla luce Georganne da un’altra relazione. Le due figlie saranno poi adottate dal successivo marito della donna, Gilbert La Pierre, banchiere.
La piccola Cherilyn soffre di una grave forma di dislessia non diagnosticata, a causa della quale è costretta a lasciare la Fresno High School all’età di 16 anni. Nello stesso anno avviene a Los Angeles l’incontro con Salvatore Bono, detto Sonny: il giovane all’epoca ha 27 anni, e lavora per Phil Spector ai Gold Star Studios di Hollywood. La giovane Cher sogna già di fare l’attrice. I due fuggono insieme e vanno a convivere all’insaputa della madre della ragazza. Nel 1964 convolano a nozze e dalla loro unione, il 4 marzo 1969, nasce Chastity Bono, che nel maggio 2010 ha completato il percorso di cambio di sesso.
Cherilyn Sarkisian La Pierre, più nota come Cher, è nata in California
Cher nel film “Good Times”, diretto da William Friedkin, 1967
Cher ritratta da Richard Avedon per Vogue, 1966
Sonny e Cher ritratti da Richard Avedon per Vogue, 1972
Nel 1965 arriva per il duo di artisti il primo album e la canzone I Got You Babe diventa una hit internazionale. Lo stile dei due e il loro spirito bohémien si impongono sulla scena musicale ma non solo: i due diventano icone della cultura hippie degli anni Sessanta. Basette lui e lunghi capelli neri e pantaloni a zampa d’elefante lei, posano insieme per Vogue ed entrano nel mito.
Cher arriva per la prima volta in Italia, insieme a Sonny, nel settembre del 1966, dove assiste anche ad un’udienza di Papa Paolo VI a Castel Gandolfo, a Roma. L’anno successivo i due tornano in Italia per partecipare al Festival di Sanremo. La cantante si presenta nella gara canora in coppia con Nico Fidenco. Negli anni Settanta conducono insieme uno show televisivo che sdogana Cher come un sex symbol internazionale: i suoi outfit audaci inaugurano una nuova era dello stile. Inoltre la diva fu la prima donna a mostrare l’ombelico. Il suo stilista Bob Mackie ideò per lei degli abiti che lasciassero scoperte alcune parti del corpo.
Foto di Francesco Scavullo, 1974
Cher ritratta da Stephen Paley, Vogue, 1 settembre 1969
Foto di Harry Langdon, 1978
La bellezza di Cher in uno scatto di Avedon, 1974
Cher, foto di Bob Willoughby per Vogue, 1967
Cher in uno scatto di Richard Avedon per Vogue, 1969
Dopo tanti successi, la coppia divorzia nel 1975, dopo 13 anni di matrimonio. Il divorzio ha portato la cancellazione del “The Sonny and Cher Comedy Hour”. Nello stesso anno, Cher sposa Gregg Allman. Dal nuovo matrimonio, il 10 luglio 1976 nasce un figlio, Elijah Blue Allman.
Dopo il divorzio la cantante si concentra sulla propria carriera da solista e passa al cinema, nei primi anni Ottanta. Dapprima è Robert Altman a volerla in “Jimmy Dean Jimmy Dean”, poi in “Silkwood” recita accanto a Meryl Streep e ottiene la prima candidatura all’Oscar. Dopo “Le streghe di Eastwick” e “Presunto colpevole” arriva l’Oscar per “Stregata dalla luna”. Inoltre è stata premiata anche con un Golden Globe e una Palma d’oro.
SFOGLIA LA GALLERY:
Cher è anche un’icona di stile
Cher nel 1964
Vogue, 1969, foto di Richard Avedon
1966
Vogue 1976
Foto del 1966
Vogue 1966, foto di Richard Avedon
Vogue 1966
Cher su Vogue, 1966, foto di Richard Avedon
Foto di Richard Avedon
Cher, Vogue, 1974
Cher su Vogue, foto di Richard Avedon, 1974
Cher su Vogue, 1974
Foto di Arnaud de Rosnay, 1967
Foto di Arnaud de Rosnay, 1967
Cher su After Dark Magazine, 1979
Cher nel 1974
Cher nel 1980, LIFE Magazine
Foto di Herb Ritts
Foto di Harry Langdon/Getty Images
Anni Settanta
Cher nel 1971
Ritratta da Avedon per Vogue, 1972
Cher nel 1986
Foto di Harry Langdon/Getty Images)
Con Nicolas Cage in “Stregata dalla luna”, 1987
Cher e Sonny
Una giovanissima Cher
Anni Sessanta
Foto di Arnaud de Rosnay, 1967
Ritratta da Avedon per Vogue, 1972
Ritratta da Avedon per Vogue, 1972
Ritratta da Avedon per Vogue, 1972
Ritratta da Avedon per Vogue, 1972
Ritratta da Avedon per Vogue, 1972
Ritratta da Avedon per Vogue, 1972
Ritratta da Avedon per Vogue, 1972
Ritratta da Avedon per Vogue, 1972
Foto di Avedon, Vogue 1974
Vogue 1970
Foto di Richard Avedon, Vogue 1971
Foto di Richard Avedon, Vogue, 1972
Foto di Andrew MacPherson, 2010
Foto di Annie Leibovitz, Vanity Fair, 1968
Foto di David LaChapelle, 1996
Foto di Herb Ritts, Vanity Fair, 1990
Foto di Norman Jean Roy, Vanity Fair, 2010
Foto di Harry Langdon, 1978
Foto di David Kirkland, 1975
in “Stregata dalla luna” (1987)
Intanto Cher è diventata un mito: nel 1971 entra nell’International Best Dressed List, grazie ai suoi look iconici. Zigomi alti, lunghi capelli lisci e fisico tonico, la bella Cher unisce in sé il fascino dei Nativi americani e il glamour anni Settanta. Trendsetter ante litteram, la sua impronta fu decisiva per la moda anni Sessanta/Settanta. Cher diviene presenza fissa sulle cover dei magazine patinati e posa per i più grandi fotografi di moda, da Richard Avedon ad Annie Leibovitz, da Francesco Scavullo fino ad Herb Ritts. Icona amatissima dalla comunità gay, nel corso degli anni per inseguire il mito dell’eterna giovinezza si è sottoposta a numerosi interventi di chirurgia plastica.
Cher in una foto di Richard Avedon, Vogue 1974
Divina negli scatti realizzati da Avedon per Vogue, 1974
Foto di Richard Avedon, Vogue 1974
Foto di Richard Avedon, 1974
Con oltre cinquant’anni di carriera, Cher è entrata nella storia della musica, con oltre 100 milioni di dischi venduti nel mondo. Durante la sua carriera, oltre ad un Oscar come miglior attrice, è stata insignita anche con il Prix d’interprétation féminine a Cannes, un Grammy, un Emmy, tre Golden Globe e un People’s Choice Award per i suoi contributi nel cinema, nella musica e nella televisione.
La ritroviamo negli anni Novanta strizzata in bustier super sexy e immortalata da Herb Ritts. Tra i suoi video ad alto tasso erotico, il singolo If I Could Turn Back Time, che viene censurato da MTV. Nel 1999 arriva un successo galattico con Believe: il singolo è il più venduto da una cantante donna in Inghilterra. Nel 2005 l’artista ha concluso il suo Farewell Tour, durato tre anni.
Cher in una foto di Annie Leibovitz, Vanity Fair, 1968
È il gruppo musicale femminile più amato degli anni Novanta: look iconici e hit di successo hanno reso le Spice Girls un vero e proprio fenomeno di costume. Ora una mostra ne celebra lo stile.
Sono passati 20 anni dal lancio di Wannabe, la hit che ha portato al successo internazionale le Spice Girls. Il gruppo, formatosi nel 1994, è passato alla storia anche per lo stile irriverente delle cinque ragazze. Come dimenticare Emma Bunton alias Baby, Geri Halliwell alias Ginger, Victoria Adams alias Posh, Mel C alias Sporty e Mel B alias Scary? Ed è proprio nella città natale di Geri, che verrà presto inaugurata Spiceworld: The Exhibition.
Il Waltford Colosseum dedica una mostra per celebrare il successo mondiale del gruppo, con un’esposizione degli abiti di scena e degli accessori originali indossati dalle ragazze nei videoclip ma anche nei concerti. Dagli stivali iconici di Geri firmati Prada alle scarpe di Mel B, la mostra comprende anche alcuni gadget prodotti nel periodo di massimo successo del gruppo. Spiceworld: The Exhibition sarà aperta al pubblico dal 7 luglio al 7 agosto 2016. Un evento imperdibile per fanatici degli anni Novanta.
Misteriosa, enigmatica, camaleontica: regina della disco-music anni Ottanta e musa di stilisti e fotografi, Grace Jones spegne oggi 68 candeline. Nata a Spanish Town, Giamaica, il 19 maggio 1948, da Marjorie e Robert W. Jones, politico locale e fervente religioso, quando i genitori decidono di trasferirsi sulla East Coast, Grace e il fratello vengono lasciati in custodia ai nonni materni. La piccola cresce sotto la fede pentecostale. Timida e insicura, da bambina viene regolarmente presa in giro dai compagni di scuola per la sua magrezza, ma eccelle negli sport.
Grace e il fratello coltivano un istinto di ribellione nei confronti delle imposizioni paterne, che prevedono una rigida osservazione dei principi religiosi. Trasgredire diventa un modo per affermare la propria identità: Grace inizia ancora giovanissima a truccarsi, a bere e a frequentare locali gay col fratello. Come lei stessa ha dichiarato più volte, durante l’adolescenza comincia anche a consumare LSD.
Nel 1965 si trasferisce negli Stati Uniti, dove inizia la carriera di modella. Alta 1,75 m, un fisico pieno di muscoli e personalità esplosiva, la bella Grace a New York firma un contratto con la Wilhelmina Models. Nel 1970 si trasferisce a Parigi, dove lavora per Yves Saint Laurent, Azzedine Alaïa, Claude Montana e Kenzo Takada.
Grace Jones in un celebre scatto di Jean-Paul Goude, New York, 1982
Grace Jones, foto di Jean-Paul Goude, New York, 1978
Foto di Chris von Wangenheim, 1977
Grace Jones, Antonio Lopez
Grace Jones, foto di Andy Warhol, 1984
Nella capitale francese divide l’appartamento con Jessica Lange e Jerry Hall e viene immortalata su Elle, Vogue e molti altri magazine patinati. Posa per i fotografi più famosi del mondo, da Helmut Newton a Guy Bourdin, da Hans Feurer a Chris von Wangenheim, da Richard Avedon fino a Jean-Paul Goude, che sarà anche suo compagno nella vita. Quest’ultimo forgerà il personaggio androgino e carismatico che la rese mito iconico degli anni Ottanta. Presenza fissa al Palace e allo Studio 54, fu immortalata anche da Andy Warhol. Tra le sue frequentazioni Giorgio Armani e Karl Lagerlfed.
SFOGLIA LA GALLERY:
Grace Jones, foto di Greg Gorman, 1986
Grace Jones era presenza indiscussa dello Studio 54
Body painting di Keith Haring, 1984
Uno scatto degli anni Novanta
Una polaroid di Andy Warhol, New York, 1984 circa
Con Arnold Schwarzenegger, foto di Andy Warhol, 1986
Grace Jones per Vogue México
Una foto del 1977
Grace Jones nel 1978
Uno scatto risalente agli anni Ottanta
Grace Jones nel 1974
Grace Jones per Vogue Paris
La cantante è stata legata sentimentalmente al fotografo Jean-Paul Goude
La cantante nel 1990
Grace Jones per OMM
La carriera di Grace Jones è iniziata come modella
Foto di Herman Leonard, novembre 1974
Lo stile inconfondibile di Grace Jones
Provocatoria e camaleontica
La cantante è stata regina della disco-music
Il corpo sinuoso di Grace Jones
Foto di Antonio Lopez
Con Dolph Lundgren, foto di Helmut Newton, Los Angeles, 1985
Con Jerry Hall, foto di Antonio Lopez, anni Settanta
Foto di Andy Warhol, 1984
Foto di Andrea Klarin, 2010
Foto di Bjorn Tagemose, 2014
Foto di Gavin Bond, anni Duemila
Foto di Greg Gorman, 1982
Foto di Greg Gorman, 1995
Foto di Gustavo Papaleo per il Guardian, 2010
Foto di Mark Sink, 1989
Foto di Sam Bolton, 1986
Foto di Stan Shaffer
Grace Jones in Libertango, foto di Jean-Paul Goude, 1981
Grace Jones per Philip Tracy, foto di Kevin Davies, 1998
In “Conan il distruttore”, diretto da Richard Fleischer, 1984
Foto di Jean-Paul Goude, 1980
Bustier Issey Miyake, foto di Greg Gorman, Los Angeles, 1995
Nel 1977 inizia la carriera nella musica: l’artista giamaicana è artefice della fusione tra la disco-music e il reggae. Tra i suoi successi storici anche alcune cover, tra cui la celebre La Vie en Rose di Edith Piaf, rivisitata da Grace Jones nel 1978. Nel 1981 è la volta di I’ve Seen That Face Before, sulle celebri note di Libertango di Astor Piazzolla.
Negli anni Ottanta è stata anche attrice cinematografica: l’abbiamo vista in Conan il distruttore, accanto ad Arnold Schwarzenegger, e in 007-Bersaglio mobile, accanto a Roger Moore.
Grace Jones, foto di Francis Ing per After Dark Magazine, 1977
La diva con Azzedine Alaïa, 1977
Grace Jones in uno scatto di David Bailey
Grace Jones in una foto di Robert Mapplethorpe, 1989
Felina, aggressiva e prorompente, Grace Jones ha incarnato una bellezza unica nel panorama musicale e nel fashion biz. Innumerevoli le copertine e i servizi di moda. L’artista è attiva ancora oggi: nel 2014 ha partecipato alla colonna sonora di Hunger Games: Il canto della rivolta-Parte 1, accanto alla cantante neo-zelandese Lorde.
È il film del momento, apprezzato dai cinefili ma anche dagli amanti dello stile. The Dressmaker sdogana l’eleganza senza tempo degli anni Cinquanta. La pellicola, uscita nelle sale italiane lo scorso 28 aprile, è una full immersion nello stile Fifties, con una splendida Kate Winslet come protagonista.
Un tocco di rossetto rosso lacca, curve da capogiro strizzate in mise sensuali, tra corpetti ad alto tasso di seduzione e gonne a ruota: Kate Winslet non è mai stata tanto bella. La storia, ambientata nel 1951, descrive il riscatto di Tilly Dunnage, stilista che torna dopo tanti anni nella sua terra natia, in un immaginario paese australiano, popolato da poche anime. Dopo tanti anni trascorsi nella Parigi dell’haute couture, la prorompente sartina destabilizza l’equilibrio dei suoi concittadini, cercando di aiutare le donne a sviluppare il loro senso estetico.
Dopo aver lasciato il Paese molti anni prima, per salvarsi da una situazione pericolosa, la ragazza studia nei più grandi atelier parigini. Tornata a casa, la donna appare oltremodo eccentrica, quasi una minaccia, per l’angusta e provinciale realtà del luogo. L’unica eccezione è Teddy, interpretato dal sexy Liam Hemsworth.
Una sensuale Kate Winslet in “The Dressmaker”
Il glamour dello stile Fifties rivive nel film di Jocelyn Moorhouse
Curve da capogiro e rossetto rosso: nei costumi curati da Marion Boyce rivive lo stile anni Cinquanta
La rivalsa sociale della bella sarta è tutta in una missione: disegnare abiti su misura per mettere in risalto le forme delle donne. La moda diventa quindi un’arma e un mezzo per riscattarsi da un misterioso passato. Il film è tratto dal romanzo d’esordio di Rosalie Ham: la regia è di Jocelyn Moorhouse. Protagonisti assoluti del film sono i costumi curati da Marion Boyce, pluripremiata costumista hollywoodiana. Mirabili i vestiti da lei disegnati per la protagonista del film: il glamour imperituro degli anni Cinquanta rivive sul grande schermo, riproposto con grande dovizia di particolari. Tra guantini e cappellini bon ton c’è spazio per l’esplosione di curve da vere pin up, ad esaltare la femminilità di ogni donna.
Nessuna come lei: un corpo statuario, un volto entrato nella storia ed impresso indelebilmente nella moda del Novecento. Veruschka è considerata la prima supermodella della storia: la nobildonna prussiana ha incarnato infatti una vera e propria rivoluzione, modificando gli standard di bellezza dell’epoca ed aprendo la strada ai canoni attualmente vigenti nel fashion biz.
Celebre top model e attrice, simbolo della moda a cavallo tra anni Sessanta e Settanta e vero e proprio mito vivente: lunghissimi capelli biondi, volto perfetto ed altezza svettante (le fonti dichiarano 184 cm), Veruschka era molto diversa dall’ideale femminile che aveva caratterizzato la moda fino ai primi anni Sessanta. Le donne erano minute e formose. Nulla a che vedere con lei, che faceva fatica anche a trovare le scarpe della sua misura (calzava un 44). Camaleontica, poliedrica, espressiva come poche, Veruschka von Lendorff è entrata nel mito ed ancora oggi la sua stella risplende nella storia della moda mondiale.
All’anagrafe Vera Gottliebe Anna von Lehndorff-Steinort, la modella è nata a Königsberg, nella regione dei laghi Masuri, il 14 maggio 1939. Nelle sue vene scorre sangue blu: la bellissima Veruschka è infatti la secondogenita del conte Heinrich von Lehndorff-Steinort e della contessa Gottliebe von Kalnein, esponenti della nobiltà prussiana. Il padre, ufficiale della riserva, divenne uno degli uomini chiave della resistenza tedesca antinazista. Vera è solo una bambina quando quest’ultimo, accusato di aver fatto parte del complotto del 20 luglio, viene impiccato: è il 4 settembre 1944, e la piccola ha appena 6 anni. La madre, incinta della quarta figlia al momento dell’attentato, viene internata in un campo di lavoro. Vera e le sorelle vengono portate a Bad Sachsa insieme con i figli degli altri congiurati. L’infanzia della futura modella è ricca di traumi e zone grigie: costretta a vagabondare e a chiedere ospitalità a lontani parenti, la giovane nasconde dentro di sé una grande malinconia, la stessa che la porterà, anni dopo, anche a tentare il suicidio.
Veruschka è nata a Königsberg il 14 maggio 1939
Uno scatto di Richard Avedon, 1967
Veruschka in Yves Saint Laurent, 1968
Veruschka in Arizona, giugno 1968, foto di Franco Rubartelli
Veruschka in uno scatto di Johnny Moncada, anni Sessanta
La bellissima Veruschka studiò ad Amburgo e Firenze. Nel 1959 fu fermata per le strade del capoluogo toscano da un giovane fotografo, colpito dall’altezza vertiginosa della ragazza: si trattava di Ugo Mulas. A lui si deve l’inizio di una carriera unica nel panorama della moda. Tante volte la bionda Veruschka tornerà in Italia: dal suo legame sentimentale, sconfinato in proficuo sodalizio artistico con il fotografo Franco Rubartelli, autore degli scatti più belli della modella, fino a Michelangelo Antonioni, che la diresse in Blow up, manifesto della moda negli Swinging Sixties.
Intanto, dopo essere stata scoperta da Mulas, la teutonica modella si trasferisce a Parigi e a New York, nel 1961: qui però non riscuote il successo sperato. Il mondo della moda non sembra pronto a vedere le potenzialità di quella bellezza mastodontica, che incute quasi timore. Tornata a Monaco di Baviera, Vera tenta di trasformare la propria identità e inizia a fingersi russa. Inoltre in questo periodo cambia il proprio nome in Veruschka. Finalmente la moda sembra improvvisamente accorgersi di lei: Veruschka riesce ad affermarsi, collezionando cover e posando per i più grandi, da Richard Avedon a Bert Stern, da Horst P. Horst ad Henry Clarke, da Gian Paolo Barbieri fino a Peter Beard. Ma è in buona parte grazie agli splendidi scatti realizzati dal suo compagno, il fotografo Franco Rubartelli, che la top model entra nel mito. Lui le dedica anche un lungometraggio, intitolato Veruschka, poesia di una donna (1971).
SFOGLIA LA GALLERY:
Una foto in bianco e nero di Veruschka
La supermodella Veruschka
Foto di Bert Stern, 1970
Veruschka, foto di Johnny Moncada, Firenze 1964
Uno scatto del 1965
Veruschka in “Blow up” (1966)
Zigomi alti e labbra carnose
Veruschka ritratta da Richard Avedon, 1972
Foto Franco Rubartelli, Vogue aprile 1967
Foto di Franco Rubartelli
Veruschka
Foto di Johnny Moncada, Vogue 1962
Foto di Johnny Moncada
Veruschka in una foto di Johnny Moncada, Vogue, 1962
Veruschka in Libano, abito Yves Saint Laurent, foto Franco Rubartelli, Vogue Paris, giugno-luglio 1969
Veruschka, maggio 1970 (Photo by Keystone Features/Getty Images)
Veruschka e il compagno Franco Rubartelli, gennaio 1968
Veruschka, settembre 1970 (Photo by Keystone Features/Getty Images)
Veruschka in una foto di Irving Penn per Vogue, 1965
La modella in una foto che ne esalta il fisico statuario
La modella in una foto simbolo degli anni Sessanta
Veruschka con turbante
Uno scatto dal mood wild
Icona di stile e simbolo degli anni Sessanta
La modella in uno scatto del 1962
Veruschka, foto di Franco Rubartelli per Vogue Paris, 1970
Uno scatto nel deserto dell’Arizona
Veruschka in un tutta la sua bellezza
Indimenticabili i paesaggi esotici che la vedono come una dea pagana, sacerdotessa di un nuovo mondo e di una nuova bellezza: Veruschka è un camaleonte, sempre pronta a modificare la propria immagine per entrare nel ruolo. Arriva anche a svenire per il caldo, nel deserto dell’Arizona, durante la celebre sessione fotografica fortemente voluta da Diana Vreeland, con Rubartelli dietro l’obiettivo fotografico e Giorgio di Sant’Angelo nei panni di uno stylist ante litteram. Come una dea, novella Venere, la vediamo uscire dalle acque anche negli scatti iconici, rimasti a lungo inediti, realizzati da Johnny Moncada. La Vreeland la etichetta come una “diva dallo sguardo freddo e dall’irraggiungibile volto”; gli scatti che vedono protagonista Veruschka sono diversi dalle foto che da decenni comparivano sulle riviste patinate. Per la prima volta nella storia della fotografia, si trattava di scatti d’azione, che ritraevano le modelle in movimento. Insieme a volti come quello di Twiggy, Marisa Berenson, Penelope Tree e Jean Shrimpton, Veruschka diverrà presenza fissa su Vogue e sarà la modella più pagata al mondo.
Veruschka in una foto di Franco Rubartelli, maggio 1970 (Photo by Keystone Features/Getty Images)
Veruschka e Hiram Keller vicino una Maserati gialla, foto Franco Rubartelli, 1969
Nel 1966 arriva la svolta cinematografica con Blow up di Michelangelo Antonioni e Salomè di Carmelo Bene. Poche attrici possono vantare tale fama con una sola battuta prevista sul copione: la splendida Veruschka ci riesce e la sua danza conturbante davanti alla macchina da presa, nel tentativo di sedurre l’obiettivo fotografico, sdogana la pellicola di Antonioni come un vero manifesto fashion, in cui moda e costume si intersecano mirabilmente, sullo sfondo di una Swinging London psichedelica ed alienante.
Intanto la modella sviluppa una passione per il body painting: e saranno forse stati gli scatti che la vedono protagonista, camaleontica come poche, a farle amare quest’arte, a cui la modella si dedicherà assiduamente, in un rinnovato amore universale che le fa abbracciare una nuova visione del mondo, in cui il connubio con la natura diviene quasi primordiale.
Veruschka, foto di Horst P. Horst, 1966
Veruschka, foto di Irving Penn
Veruschka, foto di Franco Rubartelli, Vogue, aprile 1969
Veruschka in Giorgio di Sant’Angelo, foto di Franco Rubartelli, Deserto Dipinto (Arizona), Vogue, luglio 1968
Veruschka posa per Genaro de Carvalho, foto di Franco Rubartelli, 1968
Veruschka è una nobildonna prussiana, nata in una famiglia di antico lignaggio
La modella è alta 1,84 m e calza il 44
Veruschka in Balmain, Vogue, gennaio 1968, foto di Franco Rubartelli
Nel 1975 arriva l’addio alla moda per dedicarsi alla fotografia, alla pittura e al cinema. Un piccolo cameo in Agente 007-Casino Royale, nel 1006, la riporta sul grande schermo. Ancora bellissima, Veruschka si è più volte apertamente schierata contro la chirurgia estetica. In una biografia lunga ben 330 pagine, scritta a quattro mani con Jorn Jacob Rohwer ed edita da Barbès Editore, la modella rivela molti aneddoti della sua brillante esistenza, costellata spesso da luci ed ombre, a partire da un’infanzia solitaria. Inoltre è stato anche realizzato un documentario che la vede protagonista, dal titolo Veruschka, una vita per la macchina fotografica, opera di Böhm e Morrissey.
Spegne oggi 51 candeline Renée Simonsen, top model danese che ha incarnato gli anni Ottanta. Impossibile non ricordarla nelle pellicole vanziniane “Sotto il vestito niente” e “Via Montenapoleone”: sullo sfondo della Milano da bere, tra sfilate di moda ed eccessi, spiccavano donne bellissime, valchirie che hanno segnato un’epoca. Renée Simonsen ha unito una bellezza da copertina ad una personalità fuori dal comune che l’ha portata, ad appena 24 anni, a scegliere la strada più difficile, ritirandosi dalla moda e tornando sui libri. Oggi lavora come scrittrice di libri per bambini e sceneggiatrice.
All’anagrafe Renée Toft Simonsen, la top model è nata ad Aarhus, in Danimarca, il 12 maggio 1965. Sua madre era un’infermiera, suo padre uno studente. I genitori divorziano quando lei ha tredici anni. La giovane Renée inizialmente lavora come cassiera in un supermercato. Nel 1981 viene notata dall’editrice Birte Strandgaard, che le fa scattare delle foto da Leif Nygaard. Successivamente la Simonsen arriva seconda al concorso di bellezza Ekstra Bladet e viene immortalata sulla copertina della rivista Fotokino. Nel 1982 vola a New York e vince il concorso Supermodel of the World, in rappresentanza della Danimarca. Inizia così una carriera da top model: nel dicembre dello stesso anno ottiene la cover di Vogue America.
Trae le campagne pubblicitarie a cui presta il volto Avon, Burberry, Coveri, Cover Girl, Dior, Escada, Lancetti, Guy Laroche, L’Oréal, Oscar de la Renta, Renato Balestra, Revlon, Valentino, Versace, solo per citarne alcune. Conquista le cover di Elle, Vogue, Madame Figaro, Cosmopolitan, Harper’s Bazaar, Anna, Mademoiselle, L’Officiel.
Renée Simonsen è nata ad Aarhus, in Danimarca, il 12 maggio 1965
Inizialmente la modella lavora come cassiera in un supermercato
Ad appena 24 anni la top model si è ritirata dalle scene
Nel 1985 debutta sul grande schermo nel thriller patinato Sotto il Vestito Niente di Carlo Vanzina. L’anno seguente recita anche in Via Montenapoleone, nuovo cult vanziniano: le due pellicole testimoniano in modo encomiabile gli eccessi mondani della Milano da bere, divisa tra sesso, droga e sfilate di moda. Il ruolo della modella killer la rende famosa anche in Italia. La vediamo anche madrina dei Telegatti, nel 1987, accanto a Carol Alt e Mike Bongiorno.
SFOGLIA LA GALLERY:
Mélange, Renee Simonsen
Nel 1985 si fidanza con John Taylor, bassista dei Duran Duran, diventando protagonista indiscussa della cronaca rosa. I due formano una coppia da copertina. Ma alla bionda top model la vita sotto i riflettori sta stretta: nel 1988, ancora giovanissima e all’apice della sua carriera, la Simonsen stupisce tutti con la sua decisione di ritirarsi. Dopo aver interrotto la relazione con Taylor, si ritira in un kibbutz in Israele, dove trascorre tre mesi in uno stato di profonda introspezione, insieme alla sorella Heidi. La modella è risoluta, quella vita patinata le sta stretta e arriva persino a rifiutare il ruolo di Bond Girl. Due sole parentesi la riporteranno a posare come modella: nel 1991 è la testimonial di Vichy e nel 1993 diventa il volto di Biotherm. Intanto dopo il ritiro in Israele la modella ritorna a vivere in Danimarca. Si fidanza con l’imprenditore Kristian Sandvad, dal quale avrà due figli, e si rimette a studiare: dapprima tenta la strada del giornalismo, poi studia psicologia. Nel 2002 arriva la laurea. Intanto nel 1997 lavora come fashion editor per il magazine danese Asschenfeldts Magasin, chiuso dopo pochi numeri.
Renée Simonsen per Valentino, foto di Renato Grignaschi per Vogue, 1983
La modella è stata legata sentimentalmente a John Taylor dei Duran Duran
Renée Simonsen in “Sotto il vestito niente” (1985)
Nell’estate dello stesso anno inizia una relazione con il cantante rock danese Thomas Helming, che sposa nell’agosto 2000 e con cui vive tuttora. Nel 2003 firma un contratto con Clarins e presta il volto alla campagna pubblicitaria per cosmetici per pelli mature. Nell’ottobre 2003 pubblica il primo libro per bambini, Karlas Kabale. Nel 2004 vince il BMF Children’s Book Award e nel 2006 le viene conferito il premio “The Most Dynamic Women” di Clarins. Oggi i libri per bambini scritti dalla bellissima ex modella sono sette. Inoltre la Simonsen lavora anche come sceneggiatrice e come consulente per Delebarn.dk, un sito web che offre sostegno online per chi divorzia.
Stampe geometriche e floreali, fiocchi, drappeggi, tripudio di femminilità e sofisticata eleganza e quella sfumatura di rosso che è diventata la sua firma iconica: con una carriera durata più di 40 anni, Valentino Garavani è lo stilista italiano più longevo e più famoso al mondo. Una vita dedicata alla moda, l’arbiter elegantiae italiano è stato l’ultimo imperatore del fashion biz.
All’anagrafe Valentino Clemente Ludovico Garavani, lo stilista è nato a Voghera l’11 maggio 1932. La moda gli scorre nel sangue. Fin da giovanissimo Valentino si sente attratto dalla creatività sartoriale. Dopo aver frequentato una Scuola di figurino a Milano e dopo aver studiato francese alla Berlitz School, si trasferisce a Parigi. Qui studia stilismo alla prestigiosa École de La Chambre Syndicale de la Couture. Negli anni Cinquanta, dopo essersi fatto notare in un importante concorso, indetto dalla Segreteria Internazionale della Lana, viene assunto nella casa di moda di Jean Dessès. Rimasto fortemente colpito dai costumi di scena rosso scarlatto ammirati all’Opera di Barcellona, inizia a concepire nella sua mente il progetto embrionale del rosso valentino, che diverrà la sua firma iconica.
Nel 1955 viene assunto nell’atelier di Guy Laroche, a Parigi. Nel 1957 fonda l’azienda che porta il suo nome insieme ad alcuni soci, tra cui il padre. Tuttavia gli alti costi di gestione portano in breve la casa di moda sull’orlo della bancarotta. Si riuscì a scongiurare il pericolo grazie all’entrata nella società del compagno dello stilista, Giancarlo Giammetti, studente di architettura, con il quale Garavani avvierà una nuova casa di moda, occupandosi esclusivamente dell’aspetto creativo, e lasciando al socio l’aspetto finanziario. I due saranno sentimentalmente legati per oltre dodici anni, vivendo con le rispettive madri.
Valentino Garavani è nato a Voghera l’11 maggio 1932
Isa Stoppi in Valentino, Roma, 1960
Audrey Hepburn in Valentino sul set di “Sciarada”
Valentino e modelle, Roma, 1967
Veruschka in Valentino, foto di Franco Rubartelli, 1969
Nel 1959 l’apertura dello storico atelier, a Roma, in via Condotti. Nel 1962, dopo il trionfo della sua prima collezione a Pitti Moda di Firenze, Valentino diviene in breve uno dei più apprezzati e dei più popolari couturiers del mondo, grazie anche a Consuelo Crespi, editor di Vogue. Sarà però Jacqueline Kennedy a sdoganare le creazioni di Valentino in tutto il mondo: dopo essere rimasta affascinata da un abito del couturier, decide di incontrarlo. Tra i due nasce un sodalizio: li vediamo insieme a Capri, e lui firma per lei lo storico caftano verde acqua, ma anche l’abito per le nozze con Onassis, celebrate nel 1968. Nello stesso anno firma la famosa “collezione bianca”, sulla quale viene impressa la ‘V’ che lo rende riconoscibile nel mondo.
Intanto indossano capi Valentino icone del jet set internazionale, da Sophia Loren a Liz Taylor fino ad Audrey Hepburn. La consacrazione ufficiale avviene su Vogue Paris, che gli dedica ben due pagine. Segue, nel 1967, il conferimento del Premio Neiman Marcus, l’Oscar per la moda. Nello stesso anno arriva la prima collezione uomo. Dagli anni Settanta in poi Valentino veste le donne più famose del mondo ed apre boutique a New York, Parigi, Ginevra, Losanna, Tokyo. Viene creato anche un profumo che porta il suo nome, che nel 1991 sarà seguito dal profumo “Vendetta”. Nel 1971 è ritratto da Andy Warhol. Nel 1985 riceve dal Presidente della Repubblica la decorazione di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito, nel 1986 il titolo di Cavaliere di Gran Croce, nel 1996 è nominato Cavaliere del Lavoro; nel luglio 2006 gli viene conferita la Legion d’onore, la più alta onorificenza della Repubblica francese. Il marchio è stato rilevato nel 2002 dal Gruppo Marzotto.
SFOGLIA LA GALLERY:
Il famoso rosso Valentino
Valentino Garavani e Diana Vreeland fotografati da Tony Palmieri, 1978
Cappotti Valentino, 1968
Valentino, 1967, foto di Pierre Boulot
Valentino, 1969
Una foto del 1980
Nadja Auermann per Valentino, 1995
Gisele Bundchen per Valentino, AI 2004, foto di Mario Testino
Lo stilista e Natalia Vodianova, 2012, foto di Cathleen Naundorf
Valentino Haute Couture, AI 2004
Valentino Haute Couture Autunno 2005
Valentino Haute Couture, Autunno 1995
Claudia Schiffer per Valentino, AI 1995
Helena Christensen per Valentino
Lo stilista e la top model Helena Christensen
Claudia Schiffer in Valentino, foto di Arthur Elgort
Linda Evangelista per Valentino Haute Couture, ai 1991
Karen Mulder per Valentino, PE 1992, foto di Steven Meisel
Naomi in passerella per Valentino, PE 1992
Kara Young per Valentino, PE 1989, foto di David Bailey
Mirella Petteni in cappotto Valentino, foto di Gian Paolo Barbieri, anni Sessanta
Valentino Garavani e Natalia Vodianova
Natalia Vodianova in passerella per Valentino Haute Couture
Valentino, AI 2006
Veruschka in Valentino, foto di Franco Rubartelli, Roma, 1 aprile 1969, Vogue
Valentino PE 2006
Yasmeen Ghauri per Valentino, PE 1992
Valentino nel suo atelier, 1967
Valentino, 1968, foto Henry Clarke
Virna Lisi in Valentino, 1960
Claudia Schiffer per Valentino
Valentino Spring Summer 2008
Paris Fashion Week
copyright Catwalking.com
Valentino, PE 1969
Yasmine Le Bon per Valentino, 1988, foto di David Bailey
Ali Dunne per Valentino, PE 1988, foto di David Bailey
Benedetta Barzini in Valentino, foto di Henry Clarke, Roma 1968
Valentino, 1969
Valentino, 1958, foto di Federico Garolla
Mirella Petteni in Valentino, foto di Gian Paolo Barbieri
Cappotto Valentino, foto di Henry Clarke, Sicilia, 1967
Valentino, foto di Johnny Moncada, 1965
Iman in Valentino per Vogue, foto di Stan Malinowski, 1980
Audrey Hepburn in Valentino, foto di Gian Paolo Barbieri, Vogue Italia, Roma 1969
Veruschka in Valentino, PE 1967
Modella in Valentino, foto di Henry Clarke, 1970
Christy Turlington in Calentino, Vogue Italia 1991, foto di Walter Chin
Cindy Crawford per Valentino, PE 1989, foto di David Bailey
Karen Mulder per Valentino
Valentino AI 1991
Nel 2007 arriva la decisione storica di ritirarsi. Dopo 45 anni di attività, il 4 settembre del 2007 il maestro dice addio alla moda, celebrato con tre giorni di festeggiamenti tra Roma e Parigi, tra il 6 e l’8 luglio 2007. A prendere le redini del marchio è Alessandra Facchinetti, ma dopo due sole collezioni la direzione creativa dello storico brand passa a Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, già alla guida della linea degli accessori del brand da oltre dieci anni. Segue il film-documentario Valentino: The Last Emperor, diretto dal regista statunitense Matt Tyrnauer, pellicola che segue gli ultimi due anni di attività dello stilista. Il 7 settembre 2011 Valentino è stato onorato presso il Fashion Institute of Technology di New York con il premio Couture Council Award 2011.
Isa Stoppi e Janette Christensen in Valentino Haute Couture, foto di Chris von Wangenheim, 1971
Benedetta Barzini e Mirella Petteni in Valentino, foto di Henry Clarke per Vogue, 1968
Mirella Petteni in Valentino, P/E 1967, foto di Gian Paolo Barbieri
Jackie Kennedy in Valentino
Anjelica Huston per Valentino, foto Gian Paolo Barbieri, 1972
Tantissime le collezioni che hanno fatto storia: Valentino è stato protagonista indiscusso della moda italiana ed internazionale dagli anni Cinquanta fino al Duemila. Hanno vestito i suoi capi attrici del calibro di Elizabeth Hurley e Julia Roberts -solo per citarne alcune. La Roberts ha ritirato l’Oscar, nel 2001, in un Valentino vintage. Tra le passioni del couturier l’interior design e il collezionismo d’arte. Lo stilista è stato protagonista del libro “Valentino: At the Emperor’s table”, che raccoglie le foto delle sue sfarzose dimore.
Pat Cleveland in Valentino
Lo stilista si è ritirato nel 2007
Un abito in rosso Valentino
Deborah Turbeville per Valentino, 1977
Christy Turlington per Valentino, Vogue Italia, settembre 1995, foto di Herb Ritts
Yasmeen Ghauri per Valentino, 1991
(Foto cover Lorenzo Agius/Contour by Getty Images)
Occhi da gatta, fisico scultoreo e volto incantevole. Lo charme innato risuona in quel nome italiano, che, dagli anni Novanta ad oggi, si è impresso indelebilmente nella storia della moda. Linda Evangelista, camaleontica diva del fashion biz, spegne oggi cinquantuno candeline. «Non mi alzo dal letto per meno di 10 mila dollari al giorno»: come non ricordare la sua celebre affermazione, marchio di fabbrica di un fenomeno destinato a cambiare per sempre il corso della moda.
Le chiamavano supermodelle: lei, Naomi, Claudia, Cindy, Christy. Niente a che vedere con le anonime mannequin che fino a quel momento avevano calcato le passerelle: ora le modelle divenivano vere e proprie icone. Capricciose, autentiche dive, idolatrate e venerate fino ai giorni nostri.
Nelle vene di Linda Evangelista scorre sangue italiano: nata a St. Catharines, in Ontario, il 10 maggio 1965, i suoi genitori sono due immigrati italiani originari di Pignataro Interamna, in provincia di Frosinone. Linda ha sempre avuto le idee chiare: a soli dodici anni sfoggiava impressionante consapevolezza, dichiarando risolutamente che l’unico lavoro che avrebbe mai fatto in vita sua sarebbe stato la modella. Nel 1978 vince il concorso di Miss Teen Niagara: la perfezione di quel volto non passa inosservata. Un talent scout la nota immediatamente. È un attimo e la ritroviamo sulla cover di Vogue.
Linda Evangelista è nata a St. Catharines, in Ontario, il 10 maggio 1965
Linda Evangelista in una foto di Steven Meisel per Vogue Italia (giugno 1990)
Linda Evangelista in uno scatto di Peter Lindbergh, Vogue 1990
Linda Evangelista fotografata da Patrick Demarchelier per Harper’s Bazaar, settembre 1992
Linda Evangelista in Yves Saint Laurent, Vogue UK, ottobre 1987, foto di Patrick Demarchelier
Linda Evangelista in uno scatto di Herb Ritts, 1991
Vogue settembre 1990, foto di Patrick Demarchelier
Innumerevoli le campagne pubblicitarie, da Chanel a Calvin Klein, da Dolce & Gabbana a Versace, da Valentino a Yves Saint Laurent e Dior. Compare nel video Freedom, di George Micheal, che immortala la celebrità di Linda e delle colleghe top, Naomi Campbell, Cindy Crawford, Christy Turlington e Tatjana Patitz. Insieme a Naomi Campbell e Christy Turlington forma il trinity: sono loro le tre top model che dominano il fashion biz per tutto il corso degli anni Novanta. Nessuna ha incarnato meglio di lei quel decennio. Anni in cui la moda rappresentava ancora un sogno, un’utopica ribellione in nome della bellezza. E le supermodelle erano lì, perfette ambasciatrici del cambiamento, ammalianti valchirie che ancora oggi non trovano eredi.
Linda Evangelista conquista innumerevoli cover, da Vogue Paris a Vogue America, da Cosmopolitan ad Harper’s Bazaar. Nel 1984 diviene il volto di Nina Ricci e Guy Laroche. Nel 1987 sposa Gerald Marie, direttore dell’agenzia Elite: con lui si trasferisce a New York e poi a Parigi. Nel 1989 diviene il volto storico di Versace. Nello stesso anno viene inserita da People nella lista delle 50 donne più belle del mondo.
SFOGLIA LA GALLERY:
Foto di Arthur Elgort
Linda Evangelista
Uno scatto degli anni Novanta
Linda Evangelista in Versace, foto Richard Avedon, 1993
Linda Evangelista, foto di Patrick Demarchelier, 1989
Linda Evangelista, foto di Francesco Scavullo
Foto Patrick Demarchelier, 1989
Foto Rocco Laspata e Charles Decaro
Linda Evangelista, foto di Steven Meisel, Vogue, giugno 1987
In Chanel, foto di Irving Penn, Vogue, 1990
In passerella per John Galliano per Christian Dior
In Lanvin, foto Irving Penn, Vogue 1990
In Yves Saint Laurent, foto Irving Penn, Vogue, 1990
Foto di David Sims, 1996
Foto di Steven Meisel, Vogue, 1993
Foto di Daniele Iango, 2012
Linda Evangelista per Revlon, 1998
Su Vogue, 1987
In Emilio Pucci per Vogue America, maggio 1990, foto di Irving Penn
Foto di Steven Meisel, 1992
Vogur US, maggio 2002
In passerella per Donna Karan, A/I 1994
Elle, 1989, foto Gilles Bensimon
Foto di Steven Meisel
Foto di Steven Meisel
Per Versace, foto di Herb Ritts
In Emilio Pucci, Vogue US, maggio 1990, foto Irving Penn
In passerella per John Galliano, P/E 1995
Foto di Rocco Laspata e Charles Decaro
New York, 1990
Versace, ottobre 1991, foto Patrick Demarchelier
Vogue Italia, 1988, foto Peter Lindbergh
Foto di Peter Lindbergh, Vogue, novembre 1989
Foto di Marc Hispard, Vogue, maggio 1991
Foto di Arthur Elgort, 1987
Per Moschino, AI 2014
Foto di Peter Lindbergh, Vogue America, settembre 1989
Vogue America, settembre 1989, foto Peter Lindbergh
Linda Evangelista nel corso della sua sfavillante carriera ha cambiato tantissimi look: dal caschetto cortissimo, stile tomboy, la ritroviamo bionda, poi rossa, infine nuovamente castana. Tra i tanti brand che se la contendono, diventa testimonial di Donna Karan e Revlon, Jil Sander ed Estée Laurer. La sua vita privata domina sui tabloid: dopo il divorzio da Gerald Marie la top model si fidanza con l’attore Kyle MacLachlan, relazione che durerà per quattro anni. Intanto si aggiudica il Fashion Award. Alla fine degli anni Novanta Linda ha un nuovo amore, con il portiere della nazionale francese Fabien Barthez. La stampa impazzisce e specula anche sul dramma che colpisce la modella, che perde al sesto mese di gravidanza il bambino che aspettava dal compagno.
La top model ha incarnato gli anni Novanta
Vogue Italia 1991, foto di Patrick Demarchelier
Linda Evangelista è stata la top model più camaleontica, giocando molto sui cambiamenti di look
In Versace, foto di Francesco Scavullo, 1990
Linda Evangelista in una foto di Steven Meisel, Vogue Italia, febbraio 1989
Musa di Steven Meisel, Linda Evagelista ha posato per i più grandi fotografi del mondo, da Irving Penn a Richard Avedon, da Patrick Demarchelier a Peter Lindbergh. Dopo una relazione con l’industriale Ugo Brachetti Peretti, si è aggiudicata il Grand Prix Marie Claire Fashion Award come modella dell’anno. Nel 2005 si è legata sentimentalmente a Paolo Barilla. Dopo aver posato per Vogue America alla veneranda età di 41 anni, ha ammesso di essere ricorsa al botox per mantenersi giovane. Nell’ottobre 2006 è nato a New York il suo primo figlio, Augustin James, avuto dall’imprenditore francese François-Henri Pinault. Nel 2007 è tornata sulle passerelle per Christian Dior ed è diventata testimonial L’Oréal.
Spegne oggi settanta candeline Candice Bergen. Attrice hollywoodiana ed ex modella, la sua fama internazionale inizia nei lontani anni Sessanta. Fulgida stella della moda e del cinema, una lunga e prolifica carriera, dall’Oscar sfiorato alla sua interpretazione in Sex and the City, Candice Bergen è uno dei nomi più noti di Hollywood.
Una bellezza algida per cui è stata spesso paragonata a Grace Kelly, la bionda Candice negli anni Sessanta era soprannominata “la principessa di ghiaccio”. Immortalata su riviste del calibro di Vogue, Playboy, LIFE ed Esquire, ha posato per i più grandi fotografi del mondo, da Henry Clarke a Bert Stern.
Candice Patricia Bergen nasce a Beverly Hills il 9 maggio 1946. Figlia d’arte, suo padre Edgar Bergen era un conduttore radiofonico, mentre la madre, Frances Bergen, un’ex modella ed attrice. Bellezza teutonica ma al contempo sofisticata, nelle vene della bionda Candice scorre sangue svedese. La piccola cresce a pane e spettacolo; il debutto arriva a soli sei anni, nello show paterno. A nove anni fa un provino per il programma The Mickey Mouse Club, dal momento che il padre è intimo amico di Walt Disney. Frequentano casa Bergen nomi del calibro di James Stewart, Gregory Peck, Judy Garland. Candice studia nelle più rinomate scuole per ragazze, dalla Harvard-Westlake, a Los Angeles, alla Cathedral School, a Washington D.C., fino alla Montesano School, in Svizzera. Ma i risultati non sono all’altezza delle aspettative dei genitori: la ragazza appare ribelle e poco dedita allo studio, attività alla quale preferisce la carriera di modella.
Candice Patricia Bergen è nata a Beverly Hills il 9 maggio 1946
Candice Bergen ritratta da Bert Stern per Vogue, 1967
Candice Bergen ritratta da Bert Stern per Vogue, 1 luglio 1970
L’attrice in uno scatto del 1965
Candice Bergen ottiene da giovanissima un contratto come modella con l’agenzia Ford
Candice Bergen in uno scatto del 1967 (Foto: Hulton Archive/Getty Images)
Dopo aver lasciato l’Università della Pennsylvania, dove viene incoronata Miss, si dedica alla moda a tempo pieno e firma un contratto con la celebre agenzia Ford. Viso pulito ed impressionante fotogenia, Candice Bergen incarna alla perfezione la bellezza anni Sessanta. Esteta e appassionata di fotografia, la giovane adora le fotografie dell’artista Margaret Bourke-White che firma i servizi fotografici per la rivista LIFE. Grazie ai guadagni ottenuti come modella, acquista delle attrezzature per dedicarsi alla sua passione. Amica dell’attrice Christine Kaufmann, uno dei suoi primi amori è il produttore musicale Terry Melcher, con il quale convive a Bel Air nella stessa casa dove, nel 1969, vivranno Roman Polanski e sua moglie Sharon Tate, teatro del massacro ad opera di Charles Manson.
Bellezza glaciale e sofisticata, Candice Bergen compare su Vogue, Life e molti altri magazine
L’attrice su LIFE Magazine
La fotografia era tra le passioni giovanili della bella Candice Bergen
L’attrice e modella è stata legata sentimentalmente al Segretario di Stato Henry Kissinger
Candice Bergen nel 1969
Il debutto sul grande schermo avviene nel 1966, quando prende parte a Il Gruppo e Quelli della San Pablo, accanto a Steve McQueen. Tenta i provini per il ruolo di Elaine Robinson ne Il laureato (1967) di Mike Nichols, ma al suo posto viene scelta Katharine Ross. Sarà diretta da Nichols in Conoscenza carnale, dove recita accanto a Jack Nicholson. Ottiene la fama mondiale con Soldato Blu. Intanto la sua vita privata è oggetto di gossip sfrenato: negli anni Settanta si fidanza con il segretario di stato Henry Kissinger. Sfiora un Oscar come migliore attrice non protagonista nel 1979, ma quell’anno vince Meryl Streep per Kramer contro Kramer. Femminista e temeraria, è stata la prima donna a condurre come ospite il celebre show televisivo “Saturday Night Live”. Moglie e madre esemplare: nel 1980 convola a nozze con il regista Louis Malle, da cui ha la figlia Chloe, nata nel 1985. Ma quando il marito si ammala di cancro, lei pur di stargli vicino si prende una pausa dal mondo del cinema, dove fa ritorno nel 1995, a seguito della scomparsa di quest’ultimo. Dal 2000 è sposata con il magnate newyorkese Marshall Rose.
Una diciottenne Candice Bergen sorride dopo l’incoronazione come Miss alla University of Pennsylvania, Philadelphia, 9 novembre 1963. (AP Photo)
Candice Bergen ha incarnato la bellezza anni Sessanta e Settanta (Foto Corbis)
Tante le pellicole interpretate dalla bionda Candice Bergen, tra le quali Conoscenza carnale e Soldato Blu
Con Mikhail Baryshnikov in “Sex and the City”
Nel 1985 il debutto a Broadway nella commedia nera Hurlyburly dove sostituisce Sigourney Weaver. Nel 1988 recita come protagonista sul piccolo schermo nella serie Murphy Brown, nei panni di una cinica conduttrice televisiva, ruolo per cui vincerà cinque Emmy Awards e due Golden Globe. Nel 2000 recita in Miss Detective, accanto a Sandra Bullock; nel 2002 in Tutta colpa dell’amore, con Reese Witherspoon; nel 2003 in Matrimonio impossibile con Michael Douglas. Dal 2005 al 2008 ha recitato nel serial televisivo Boston Legal. Glaciale come sempre e antipatica, la ritroviamo in Sex and the City nei panni della direttrice di Vogue, Enid Mead, ruolo che sembra cucito su misura per lei.