A SINGLE MAN – FASHION EDITORIAL
Photographer: Miriam De Nicolo’
Model: Nicola Markus
Styling: Alessia Caliendo
Make-up/Hair: Stefania Gazzi
Styling assistant: Caterina Ceciliani






A SINGLE MAN – FASHION EDITORIAL
Photographer: Miriam De Nicolo’
Model: Nicola Markus
Styling: Alessia Caliendo
Make-up/Hair: Stefania Gazzi
Styling assistant: Caterina Ceciliani






LA GRANDE MADRE – PARTE PRIMA
Si è conclusa la mostra “La Grande Madre”, curata da Massimo Gioni, ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi insieme a Palazzo Reale per Expo in Città 2015.
2000 metriquadri di esposizione per 400 opere di 139 artisti, scrittori, articolato in 29 sale di Palazzo Reale.
La madre come iconografia e rappresentazione della nascita, della vita e a volte della morte. Un tema delicato ma forte che vede, nel corso della storia, la donna protagonista di una serie di fatti e cambiamenti di fortissimo impatto politico, sociale e culturale. Com’è cambiato il ruolo della donna nei secoli, ma diremmo anche negli anni. Per non andare troppo lontano – nella prima decade del 900 Marinetti descriveva nel “Manifesto del Futurismo” una donna mentalmente inferiore, debole e dominata dall’istinto – un atteggiamento misogino che oggi farebbe rabbrividire, ma che ebbe consensi dal sesso maschile a partire dallo psicoterapeuta Otto Woinenger, il cui pensiero divideva la stessa in: prostituta o madre. Le stesse donne che hanno poi fatto ricredere Marinetti, debellando l’originario “disprezzo della donna” in un essere coraggioso e virile quanto l’uomo. Insomma molto fumo per cadere poi nell’origine del mondo.
Le lotte sono state sanguinarie e numerose per arrivare all’emancipazione; una sala della mostra raccoglie una serie di manifesti che rivendicano la libertà femminile, in un periodo storico, dopo le due guerre mondiali, in cui le leggi federali degli Stati Uniti proibivano la diffusione di informazioni sulla contraccezione. Se le donne figliavano, non avevano nessun sussidio da parte dello Stato, se decidevano di abortire, venivano condannate e arrestate. E’ allora che Margaret Sanger, precisamente nel 1916 aprì la prima clinica per aborti degli Stati Uniti, dietro questi principi: “ I figli devono essere concepiti nell’amore, voluti da madri consapevoli e generati in condizioni che ne garantiscano la salute”.
Per fortuna non reale ma frutto di una fantasia apparsa sul racconto “Nella colonia penale” di Kafka, l’Erpice si estende in tutta la sua maestà mista a orrore in una stanza semibuia.
L’Erpice è un letto in cui alcuni condannati erano obbligati a sdraiarsi, sopra cui si erge un macchinario dotato di aghi che attraversano il corpo del prigioniero, ignaro del reato per cui è accusato. La scrittura prevede che, durante l’agonia di 12 ore, l’incriminato intuisse la natura della pena inflittagli, una metafora per urlare sulla situazione in cui lo stato deteneva il controllo sulle persone. Crudele.

Intrisa di nostalgia l’opera di Leonora Carrington, scrittrice e pittrice amante di Max Ernst, ricoverata in un ospedale psichiatrico per esaurimento nervoso quando il compagno fu internato in Francia. Quanto è frutto della sofferenza il quadro “The Giantess (The Guardian of the Egg)” (La Gigantessa – La custode dell’uovo) ? Una creatura femminile che nutre la Luna di stelle, chiusa in una gabbia.
Attraverso il parto, che necessita dolore, nasce un’altra vita, simbolo di gioia e di speranza, è forse indispensabile questo dolore per dare alla luce qualcosa di grande?
Camminando sotto le note di “Amazing Grace” della cantante gospel Mahalia Jackson, l’installazione più commovente della mostra è di Nari Ward. L’artista di origini giamaicane, utilizza per le sue opere materiali di scarto, rifiuti – in questo caso 280 passeggini sono protagonisti dell’opera, rappresentazione della povertà, dell’emarginazione, il vuoto che lascia spazio ad un altro vuoto. La morte dei più deboli, degli indifesi, che torna come una voce di coscienza; in una stanza che fa da passaggio ad un’altra, si attraversa l’opera sopra delle maniche antincendio schiacciate, la forza dell’acqua che si è spenta, ma ancora sorregge, noi, i vivi. Un percorso che non può non farci riflettere, sui temi dell’emarginazione, dello smarrimento, della povertà e su quanto di dignitoso ci sia in tutto questo.
Legata a questi temi non poteva mancare la fotografa Diane Arbus, presente con “Self-portrait pregnant” (autoritratto incinta 1945). La Arbus è nota per aver immortalato soggetti ai margini della società, gli scomodi, i diversi, i reietti, tra nani, circensi, prostitute, transessuali, nudisti, con il suo profondo rispetto. Le viene cucita addosso l’etichetta di “fotografa di mostri”, molto in contrasto con l’intento amorevole dimostrato dalla fotografa nei confronti di questi soggetti. Una donna timida, curiosa, ma che la depressione porterà via. Diane Arbus si suiciderà tagliandosi le vene in una vasca da bagno.

(…continua)
Nell’aria e per le strade c’è già profumo di Natale e l’atmosfera si colora di rosso.
Anche ai piedi quindi il colore si fa strada, le proposte dalla passerelle sono infinite e declinate in tutte le sfumature del rosso.
Ispirazioni dalla lontana Cina per i modelli di Joshua Fenu, dettagli gold con inserti in velluto per O Jour, tacchi vertiginosi – come sempre – per il brand iper-femminile di Casadei, lacci infiniti per Malone Souliers, ottocenteschi gli stiletto Balenciaga, invidiabili e originali i modelli unici di Maison Margiela, con l’utilizzo del dripping sulla punta delle sneakers, quasi un omaggio a Pollock!
Sfoglia qui tutte le nostre proposte in red!

Il Natale è ormai alle porte e Alessandra Zanaria anticipa i vostri dubbi sulle scelte degli accessori. Cosa indossare a Natale? Uno tra i tanti modelli proposti dal brand: dal cerchietto con fiocco in velluto rosso al cappello con alberi e stelline. La ciliegina per completare il vostro total look natalizio!
DONNA AUTUNNO INVERNO 2015 – 16 BRONZE AMBITION

Per l’Autunno Inverno 2015-16, Alberto Guardiani propone due modelli dal design contemporaneo che si fondono a dettagli lussureggianti dall’atmosfera retrò.
I nuovi modelli CLAUDINE e COLLYN sono capaci di regalare ad ogni look quel tocco prezioso per una donna sofisticata e determinata.
CLAUDINE, tacco 30mm e punta squadrata, è un grintoso sandalo invernale a gabbia, adornato da una scintillante catena d’oro.
COLLYN invece è una slipper in vitello laminato con una brillante decorazione di borchie e strass.
Geometrie, linee e dettagli dallo stile forte e femminile, per una donna ambiziosa che ama essere raffinata ed impeccabile in ogni occasione.


FABIO RUSCONI PRESENTA LA COLLEZIONE SPRING/SUMMER 2016
Per la stagione Primavera-Estate 2016 Fabio Rusconi si avventura in viaggi lontani, scegliendo mete affascinanti e colorate dalla natura. Esplora deserti rocciosi, giungle tropicali e souk colorati da spezie profumate e pungenti, lasciandosi affascinare da tutto ciò che incontra.
Il risultato è in una palette di colori che nasce da una base di toni naturali del cuoio, dai chiari color carne alle calde terrecotte e scuri tabacchi, fino ad intingere nel banco completo delle spezie. I colori vegetali opachi sono sperimentati su vacchette e camosci impalpabili e pelli nabukate perforate o lisce. Le nappe sono morbide e le vernici hanno toni naturali, speziati ma anche pop. I metallici hanno tonalità ottone, rame e argento satinato.
Gli animalier sono presentati su basi colorate o sofisticati neutri.
MODELLA DEL MESE D-ART: ANA SUKA
Modella: Ana Suka – @The Lab Models Milan
Foto: Miriam De Nicolo’
Make up: Manuel Montanari
Hair : Mattia Flora
Fashion Designer: Eleonora Azzolina
1. Quando hai iniziato il lavoro di modella?
Sono stata scoperta da un model-scouter, nella mia città natale, a Toronto – avevo 17 anni. Prima di allora non avevo mai pensato di fare la modella, non ero interessata a questo mondo, ma dopo un paio di mesi decisi di fare un tentativo e firmai un contratto con l’agenzia di moda Elite Toronto – la mia agenzia madre. Da quel momento è stata tutta un’ascesa.
2. Qual è la parte migliore del tuo lavoro?
Senza dubbio la possibilità di incontrare sempre persone nuove e stimolanti, da modelli ambiziosi ad appassionati designers. Tante delle cose che ho imparato in questi anni di percorso come modella, lo devo a loro.
3. Come definisci lo stile?
Per me stile è ciò che fai. Le persone hanno come veicolo i loro abiti per esprimere se stesse, l’abito diventa accessorio, diventa opinione. Per me la moda è un mezzo molto potente.
4. E qual è il tuo?
Mi annoierei ne avessi uno. Passo da street rock allo chic urban. Indosso tutto ciò che mi fa sentire bene con me stessa.
5. Esiste una modella a cui ti ispiri?
Coco Rocha – è canadese come me e nota per la sua immensa capacità espressiva. Le sue pose davanti alla fotocamera sono un arte, si muove e recita come un’attrice. Con il volto e con il corpo è in grado di esprimere mille emozioni e “studiarla” è molto stimolante. Oltre ad essere una grande professionista, fuori dal modeling è impegnata con enti di beneficenza.
6. Cosa rappresenta per te la bellezza?
La bellezza non può essere definita. L’uomo ha creato così tanti standard di bellezza, soprattutto nel settore moda, che abbiamo dimenticato il suo valore reale – e cioè quello che viene dal cuore e dalla mente. La bellezza non si trova dentro una rivista patinata. La bellezza è ovunque, se cercate bene.
7. Qual è il tuo fashion designer preferito?
Ci sono così tanti designer di talento che è difficile scegliere, ma i miei preferiti rimangono Alexander McQueen, Yohji Yamamoto e Maison Margiela. Alcuni designer emergenti creano abiti che sono la copia di quelli del passato; le etichette che ho citato invece utilizzano l’abbigliamento come forma d’arte ed evocano forti reazioni tra le folle.
8. La tua top model preferita
Lara Stone: un corpo incredibile, occhi profondi e quel difetto che la rende unica: il divario tra i denti. Dal commerciale alle sfilate, è sempre la migliore!
9. Segui una dieta precisa?
Se vuoi fare la modella, la dieta diventa uno stile di vita! Prima potevo mangiare tutto quello che volevo, ora il mio metabolismo è rallentato, quindi devo fare attenzione. Mangio cibi integrali, frutta, verdura, noci e pesce per pasto; elimino cibi con conservanti e ingredienti artificiali. Quando lavoro fuori casa tutto il giorno e cammino su e già per la città, capita che io faccia una piccola eccezione e mi concedo un cioccolatino!
“Desideravo fermare tutte le cose belle che mi si presentavano davanti, e finalmente questo desiderio è stato soddisfatto” – citava Julia Margaret Cameron, nota fotografa inglese esponente del pittorialismo.
Pare che Giuseppe Di Piazza abbia la stessa attitudine al bello, con la sola differenza che anziché “fermare” le cose, le faccia “sparire”!
Nella sua personale fotografica “Dissoluzione Duomo“, esposta alla galleria Still (via Balilla, 36 Milano) conclusasi il 12 novembre, Di Piazza, come un moderno Houdini, fa letteralmente scomparire il simbolo di Milano: il Duomo.
Cosa ci sia dietro questo gesto, sta a chi l’arte la riceve scoprirlo, non è certo compito dell’autore, che invece lascia molte domande. Lo spettatore quindi, il lettore di queste immagini vede, attraverso una serie di scatti e di aperture progressive a mano libera, un’ondata di luce, un’apparizione che genera una sparizione. La storia di Milano che si sgretola per mano della natura, per opera della luce stessa.
Quanto in queste fotografie c’è di vero, quanto di morale e provocatorio?
Giuseppe Di Piazza racconta di aver avuto l’idea durante una soleggiata giornata meneghina, mentre era in motorino, un pomeriggio di primavera: “Straordinaria l’intensità e il colore di quella luce, voltandomi verso il Duomo, lo vidi inondato da un chiarore così bianco da farlo svanire“.

“Il Duomo, simbolo per eccellenza di Milano, è la prima cosa che cerchi quando ti alzi al mattino e l’ultima su cui lo sguardo si posa la sera. Si dice che il Duomo di Milano venga solo dopo San Pietro in Vaticano. Non riesco a capire come possa essere secondo a qualsiasi altra opera eseguita dalla mano dell’uomo” – Mark Twain
Cos’è “Dissoluzione Duomo“? Il seme, il frutto, il fiore che rappresenta l’immensa storia del colosso milanese? Una Chiesa seconda solo a San Pietro in Vaticano, misteriosa quanto ambigua, di una magnificenza e bellezza che tutto il mondo invidia. O è forse l’amore che un siciliano trapiantato a Milano dimostra per la sua nuova casa? L’amore fotografico che imbandisce tutte le arti e porta a consacrare e sconsacrare, saccheggiare e donare, denunciare e conservare tutto quello che il nostro occhio vede?
Giuseppe Di Piazza, noto giornalista, scrittore e fotografo italiano, ci prende per il naso con questo giochetto irrisolto, forse una provocazione voluta – la dissoluzione del Duomo – blasfemia o premonizione?
A voi la risposta.
Oltre all’opera “Dissoluzione Duomo”, Giuseppe Di Piazza ha esposto 100 pezzi unici 20×30, istantanee ritoccate con pastelli ad olio, delle vedute meneghine da lui rivisitate.
IT SMELLS LIKE FLOWERS
Look of the week
Chi ha detto che i fiori sbocciano solo in primavera? Per le più romantiche ecco arrivare una moda invernale colorata e fresca al profumo di bocciolo.
Tante le proposte in passerella per questo autunno-inverno 2015/16, a partire dalle rose di Dolce & Gabbana che ritroviamo su cappotti, bags, gonne; ma tocca anche alle sportive, Pokemaoke regala dettagli flowers sulle sneakers color cipria, per un ton sur ton impeccabile.
Ce n’è per tutti i gusti!
Sfoglia la gallery con le nostre proposte flowers:

Tutto il meglio sulla Milano Vintage Week 2015
Si è conclusa l’8 novembre la Milano Vintage Week, un evento atteso da addetti al settore ma anche curiosi, che ha visto un’affluenza senza precedenti.
Milano Vintage Week è una mostra-mercato con le più esclusive esposizioni di boutique vintage, dagli abiti d’epoca di Delphine, alla selezione dei classici tailleur di Chanel dalla ricerca A.N.G.E.L.O., uno dei punti vendita vintage più esclusivi d’Europa.
Milano Vintage Week è un’occasione unica dove trovare capi d’annata, i gioielli della nonna che tutte vorrebbero avere, stampe pubblicitarie vintage, alcuni oggetti di modernariato, ma anche un’esclusiva mostra su Valentino (dall’archivio A.N.G.E.L.O) che racconta l’eleganza senza tempo dello stile italiano di un grande couturier, colui che ha fatto sognare le donne di tutto il mondo rendendole ancora più belle e femminili.



La qualità dei tessuti, l’originalità delle stampe, la foggia degli abiti, la precisione sartoriale, l’attenzione al dettaglio, l’unicità dei capi, queste tra le ragioni di chi, amante del vintage, si è lanciato nello shopping all’evento. Ma anche etica del riciclo e solidarietà rientrano tra gli ideali MVW, grazie al progetto Vintage Solidale della Fondazione Francesca Rava infatti, nello stand omonimo, il 100% del ricavato è stato devoluto a sostegno del programma Borse di Studio per ragazzi orfani di Haiti.
Tantissimi gli appuntamenti all’interno dello showroom Riccardo Grassi (via Giovanni Battista Piranesi 4) a cui i visitatori hanno partecipato numerosi: le morbide onde sono tornate tra le acconciature delle signore che nella Beauty Lounge si sono affidate a mani esperte. Coccolate anche dalla make up artist Caterina Todde, i colori e lo stile retrò su occhi e bocche delle fortunate, per poi farsi fotografare nell’angolo di Retroscatto o dalla blogger Serena Autorino di ThePeterPanCollar, che ha aiutato le più indecise negli acquisti, in qualità di consulente fashion.
Divertenti quiz hanno messo alla prova le più esperte con le domande di Margherita Tizzi di Moda a Colazione, tanti i premi vinti da chi il vintage lo ha nel sangue, ma anche tra i libri!
Non poteva mancare l’appuntamento al gioco – “con le mani nel sacco”: l’astuzia e l’ebbrezza di riempire a scelta un sacchetto di carta di 10,15, 25 euro, dietro rispetto di queste regole – 10 minuti di tempo massimo, non rompere il sacchetto e non uscire dall’orlo. Risultato? La gioia delle partecipanti, di tutte le età, di aver scovato la chicca nascosta tra centinaia di abiti!
Il saluto all’uscita di una coloratissima installazione Lomo composta da 3000 foto e dall’organizzatore dell’evento, Andrea Franchi: “Milano Vintage Week è riuso e rispetto dell’ambiente, è qualità, lavoro ma anche divertimento – questo ci preponiamo come obiettivo dell’evento. Le migliorìe arriveranno, stiamo lavorando al prossimo appuntamento, perché vogliamo soddisfare le alte aspettative della clientela, per fortuna sempre più esigente”.
Alcune tra le boutique che hanno partecipato all’evento e gli indirizzi dove scovare delle gioie:
L’isola del tempo perduto: abiti, calzature, merletti, tessuti, lingerie, bijoux, bottoni di Chanel e Valentino, profumi, trousse, cuscini, tendaggi, pizzi, bambole, cartoline, quadri, borse, passamaneria, tovaglie, fotografie, biancheria della nonna – PARIGI – MILANO – MONTECARLO (Tel. 339-2672863)
Spazio 54 : i tanto amati orecchini della nonna, gli eleganti abiti in velluto nero, le borse in gobelin, le spille più preziose, i guanti in pizzo e molto altro. ( via Pegreffi 7/a, Sondrio – tel. 348-6461601 – Pagina Facebook: mercatini vintage di Lucia Negrini)
Collezione Privata: vintage, design, arte e modernariato, due simpatici e gentili signori vi mostreranno la “collezione privata” della figlia Eleonora Grandi, fatta di bauli della nonna, borsette in vera pelle anni ’40, abiti – ’50 – ’60 – ’70, foulards ricamati e originali cappelliere. (Tel. 333 – 5058025 Via Trento 17, Moncallieri – Torino)
Delphine: Una tra le più belle boutique vintage di Milano. Abiti e accessori d’epoca, abiti da camera in velluto, camicette in stile vittoriano, lingerie vintage di seta, un vero angolo di paradiso per le più affezionate.
(Via Cola Montano – quartiere Isola – Milano – shop www.delphinevintage.etsy.com – Tel. 347- 7347030)
Telma Vintage: La più vasta scelta di occhiali vintage dal 1960 fino alla metà del 1990. Accessori d’epoca dal 1900 tra bigiotteria, borse e curiosità. (Tel 393-8898178 – mail: telma.slima@gmail.com)
Shabby Chic Vintage: abiti vintage firmati, cappelli originali anni ’30 – ’40 – ’50, pellicce, accessori, guanti, borse, gioielli, cinture, occhiali, calzature. Un’elegante signora che troverete nelle migliori fiere del vintage italiano (di Bernardelli Nicoletta – Via Argine Po, 649 Tel 320-0836825).
(foto di Miriam De Nicolo’)
BALMAIN PER H&M: IL VIDEO
Conto alla rovescia per la fila fuori dai negozi H&M di tutto il mondo: dal 5 novembre sarà finalmente possibile acquistare i pezzi della collezione Balmain per H&M. Più di 250 negozi aperti alla capsule collection più attesa dell’anno, esattamente dalle ore 10.00 del giorno 5.
Una collezione dal gusto rock and chic dai dettagli luxury, ispirata al glam dei ’70s: giacche dal taglio sartoriale, paillettes, sexy minidress, velluti.
H&M torna quindi a collaborare con l’haute couture e la grande novità è che sarà possibile acquistare anche online, direttamente dal sito del brand low-cost!
Il video ha come protagonista una sexy Kendall Jenner metropolitana che sfila in un’atmosfera futurista, indossando abiti della capsule Balmain.
Una collezione imperdibile che non ci farà dormire, questa notte!
Guarda il video BALMANI PER H&M con Kendall Jenner:
Qui la collezione Balmain per H&M
Qui le foto della sfilata Balmain per H&M