Louis Vuitton presenta la nuova collezione di libri Fashion Eye, una raccolta di volumi firmati da fotografi affermati o emergenti, con un punto di vista personale e molto chic sul mondo. Dopo City Guides, arriva un’altra collezione delle edizioni Louis Vuitton pronta a mostrare scatti e immagini che ispirano e conquistano al primo sguardo. Se i travel books presentavano luoghi insoliti e angoli pittoreschi delle città più belle del mondo, questi nuovi volumi li mostrano attraverso immagini suggestive. Si tratta di cinque album di foto di viaggio, scattate da grandi firme della fotografia nei luoghi più belli del pianeta. Ogni tomo è dedicato a una città, una regione o un luogo visto attraverso lo sguardo di un artista. I volumi sono in vendita da questo mese nei negozi Louis Vuitton e sull’e-shop del brand, anche in un cofanetto in limited edition.

Il primo volume che la maison Louis Vuitton ha presentato al pubblico è quello dedicato a Los Angeles e San Francisco, ricco di immagini uniche scattate dalla fotografa canadese Kourtney Roy durante un affascinante viaggio in California. In queste foto, raccontano dalle edizioni Louis Vuitton, «l’artista, che ama particolarmente l’autoritratto e il parrucchino, si mette in scena rapportandosi al mondo in un modo tanto sfasato quanto fantastico». La collezione Fashion Eye prosegue con un meraviglioso viaggio a Shanghai attraverso l’obiettivo del fotografo cinese Wing Shya; Miami sarà raccontata dalle fotografie glamour di Guy Bourdin e Parigi dallo sguardo del francese Jeanloup Sieff. Un ultimo volume di Fashion Eye raccoglie invece le immagini suggestive e stranianti scattate in India da Henry Clarke durante i suoi viaggi per Vogue negli anni ’60. Ancora una volta Louis Vuitton si dedica a consolidare il suo legame affettivo con il tema del viaggio. La maison francese, nata come valigeria nel 1854, sente ancora un attaccamento molto forte a quei bauli da viaggio che fecero la fortuna del suo fondatore, e non perde occasione per stimolare l’immaginazione con sensazioni tattili e visive che rimandino all’esplorazione del mondo.


Tag: fotografia
“A Different Vision of Fashion Photopraphy”: omaggio a Peter Lindbergh
Al Kunsthal di Rotterdam, dal 10 al 12 settembre 2016, una personale celebra le fatiche del grande maestro della fotografia Peter Lindbergh.
Quarant’anni di carriera nella quale si sono susseguiti suggestive visioni e ritratti elitari.
La fotografia di Lindbergh è riuscita a ridefinire i nuovi canoni estetici della bellezza, straordinaria nella sua naturalezza.


Durante un’intervista rilasciata per la rivista Vogue Italia, il celebre fotografo ha dichiarato: “Tra cent’anni, quando rivisiteranno l’estetica del nostro tempo, saranno esterrefatti dall’artificialità di certe immagini. Penseranno che eravamo dei robot ritoccati senza cuore, non delle persone vere.”
“A different Vision of Fashion Photography” rende omaggio proprio alla sua visione artistica, depurata da artefatti forzati.
Peter Lindbergh, spinge lo spettatore ad immergersi nel suo pensiero coinvolgendolo magnanimamente nei suoi scatti.


La donna, sempre al centro del suo universo, viene raccontata con enfasi e con una sensibilità che solo un grande artista sa imprimere nelle sue opere.
Immagini in bianco e nero, libere da ogni perfezione che quasi vogliono essere un monito per chi, oggigiorno, “deturpa” il proprio corpo per raggiungere qualcosa che di fatto, non esiste.
Per maggiori informazioni cliccate qui
Fonte cover the-innsider.nl
“Women: New Portraits” la mostra di Annie Leibovitz a Milano
Si chiama “Women: New Portraits” la mostra itinerante della fotografa americana Annie Leibovitz dedicata completamente ai ritratti femminili.
Fabbrica Orobia 15, dal 9 settembre al 2 ottobre 2016 ospita 37 nuove opere (più gli scatti appartenenti alle passate edizioni) che vedono protagonisti volti celebri come l’atleta Serena Williams, Caitlyn Jenner, Adele e Anna Wintour (solo per citarne alcune). Ritratti che esprimono la forte personalità di ogni modella che ha posato di fronte all’obiettivo della fotografa.




Il progetto commissionato da UBS è un continuo work in progress perché, come dichiarato dalla stessa Leibovitz, sarebbe sua intenzione ampliare la collezione di immagini inserendo un ritratto di Illary Clinton, secondo il suo pensiero, prossima Presidente degli Stati Uniti d’America.
“Women: New Portraits” si lega alla volontà di UBS di promuovere l’arte contemporanea nel nostro Paese.
9 Settembre – 2 Ottobre
Ingresso alla mostra gratuito
Non è richiesto il biglietto
Orari di apertura della mostra
Lunedi – Domenica, 10:00 – 18:00
(ultimo ingresso alle 17:00)
Venerdì fino alle 20:00
(ultimo ingresso alle 19:00)
Per maggiori informazioni https://www.ubs.com/microsites/annie-leibovitz/it/exhibition.html
“Utopia”. La mostra a Venezia dedicata a René Burri
Visioni istantanee. Oggetti e vita quotidiana fissati per catturare l’attimo. La pura soggettività dell’occhio.
” … Gli enormi cambiamenti sociali che si stanno verificando nella nostra era tecnologica nel campo della musica, della pittura, della letteratura e dell’architettura stanno dando un nuovo volto all’umanità. Seguire questi sviluppi e comunicare i miei relativi pensieri e immagini, è ciò che considero…”
E’ così che René Burri, il celebre fotografo svizzero noto anche per essere stato il Presidente, nel 1982, dell’Agenzia Magnum, raccontò il suo bisogno impellente di spiegare la società, attraverso l’occhio artificiale del suo obbiettivo.

Al grande maestro, la Casa dei Tre Oci di Venezia dedica la mostra “Utopia” legata contemporaneamente alla Biennale di Architettura 2016 grazie all’innegabile passione che Burri aveva nei confronti dell’architettura che lo spinse, sovente, a viaggiare in tutto il mondo alla ricerca delle grande opere di artisti come Renzo Piano, Oscar Niemeyer e Le Corbusier (solo per citarne alcuni).

Le cento immagini del fotografo, esposte nella Casa dei Tre Oci, riportano il bisogno dell’artista di raccontare anche i grandi processi di trasformazione politica, sociale e culturale che hanno interessato tutto il novecento, pure attraverso i ritratti di Pablo Picasso e Che Guevara.
La mostra, realizzata da Magnum Photos in collaborazione con Civita Tre Venezie è stata curata da Michael Koetzle.
Fonte cover droppergen.net
Addio a Bill Cunningham, padre dello street style
È morto ieri all’età di 87 anni Bill Cunningham: celebre fotografo di moda, fu pioniere dello street style. “La moda è l’armatura per sopravvivere alla vita di tutti i giorni”: e proprio nella quotidianità si è esplicata la parabola della sua vita. Indimenticabile e poetica la sua Manhattan, girata a bordo di una vecchia bicicletta. Garbato e sensibile esponente di una generazione che probabilmente non lascerà eredi, lo ricorderemo sorridente dietro al suo obiettivo, rigorosamente avvolto in una delle sue giacche azzurre.
Se pensavate che lo street style fosse un fenomeno relativamente recente, ebbene vi sbagliavate: è solo all’opera di Cunningham che fashion blogger ed influencer di ogni dove debbono la loro presenza sui magazine patinati, immortalati fuori dalle fucine della moda “ufficiale”. Sì, perché proprio grazie al fotografo statunitense la moda si allargò alle strade e alla gente comune, carpendo le nuove tendenze dalla vita quotidiana.
Nato a Boston, Massachusetts, il 13 marzo 1929, Cunningham frequentò la prestigiosa Harvard University prima di trasferirsi a New York all’età di 19 anni. Dopo essersi arruolato nella Guerra di Corea, rientrato negli States nel 1953 iniziò a scrivere di moda, dapprima per il Women’s Wear Daily e poi per il Chicago Tribune. In breve si impose come una delle firme più autorevoli del giornalismo di moda: fu lui a presentare al pubblico americano Azzedine Alaïa e Jean Paul Gaultier. E fu proprio durante gli anni di lavoro al Women’s Wear Daily e al Tribune che iniziò, quasi casualmente, a scattare foto per le strade della Grande Mela. Questi gli albori del fenomeno di costume che oggi imperversa sotto l’etichetta di “street style”. Tra le icone ritratte la splendida Greta Garbo. Alcuni di questi scatti furono pubblicati sul New York Times nel dicembre 1978, dando origine ad una rubrica fissa intitolata “On the street”.
Come immediatamente notò l’editor del Times, Arthur Gelb, si trattava di una svolta epocale per il giornalismo di moda, giacché per la prima volta venivano pubblicate foto di persone famose senza il loro consenso. Inoltre per la prima volta nella storia, la moda usciva dalla torre d’avorio in cui défilé ed eventi blindati l’avevano relegata per decenni: Cunningham fotografava quotidianamente la gente per le vie di Manhattan, focalizzando la sua attenzione sui loro outfit. Gente comune ma anche socialite e personaggi influenti del fashion biz vennero tutti immortalati dal suo obiettivo. Nel 1983 il CFDA, il celebre Council of Fashion Designers of America, lo nominò miglior fotografo dell’anno. Numerosissimi i riconoscimenti alla sua arte. Nel 2010 venne realizzato anche un documentario a lui dedicato, girato da Richard Press e Philip Gefter. Il fotografo ci ha lasciato ieri, 25 giugno 2016, dopo essere stato ricoverato a seguito di un ictus.
(Foto cover tratta da Marie Claire)
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William Klein in mostra a Milano
Si è aperta lo scorso 17 giugno al Palazzo della Ragione di Milano la mostra “William Klein. Il mondo a modo suo”: 150 opere accompagnate da installazioni inedite, per una retrospettiva che si preannuncia già come un evento. Fotografo, artista, cineasta, designer e scrittore, William Klein è delle figure più versatili ed eclettiche della fotografia.
Moda ma non solo, nei suoi scatti iconici: immagini di strada, reportage di scorci cittadini scattati in giro tra Parigi, Roma, Tokyo, avvicinano la moda alla cronaca. Indimenticabili le sue modelle a spasso per la Città Eterna, in bilico tra futurismo e classicità. Ironia e charme senza tempo accompagnano ogni scatto.
Sarà possibile visitare la mostra fino all’11 settembre 2016: già presentata parzialmente alla Tate Modern di Londra e al FOAM di Amsterdam, l’esposizione è completata da un ricco allestimento multimediale.



Nato a New York nel 1928 da una famiglia ebrea di origine ungherese, all’età di 14 anni William Klein si iscrive al City College di New York, dove studia sociologia. Si arruola poi nell’esercito e viene mandato prima in Germania e poi in Francia, dove si stabilisce definitivamente. Nel 1948 si iscrive alla Sorbona, dove studia scultura e pittura, con l’artista Fernand Léger. Le sue opere vengono esposte in diverse occasioni e proprio durante una di queste mostre il fotografo incontra Alexander Liberman, direttore artistico di Vogue, che gli offre una collaborazione.
Nel 1954 rientra a New York, per lavorare ad una sorta di diario fotografico che sarà pubblicato due anni più tardi sotto il titolo “New York” e che gli varrà il premio Nadar. In bilico tra fotografia ed etnografia, tratta i newyorchesi “come un esploratore avrebbe trattato uno zulu”, come spiega lui stesso. Successivamente vola a Roma, dove diviene assistente di Federico Fellini. Alla fine degli anni Cinquanta si avvicina al cinema realizzando diversi film. Intanto collabora attivamente per Vogue, realizzando alcuni degli scatti più famosi della storia della fotografia di moda. E proprio il mondo della moda diviene il soggetto del suo primo film, Who Are You, Polly Maggoo?, una satira declinata nei toni optical degli Swinging Sixties.





Negli anni Ottanta Klein torna ad occuparsi di fotografia e pubblica numerosi libri. Il suo è un approccio ironico ed ambivalente che non disdegna tecniche inusuali per la fotografia di moda e il fotogiornalismo. Considerato tra i padri della fotografia di strada, assieme a Robert Frank, fa ampio uso del grandangolo e del teleobiettivo, della luce naturale e della tecnica del mosso, rifiutando compromessi e regole preimpostate. È stato messo al venticinquesimo posto fra i cento fotografi più influenti dalla rivista Professional Photographer Magazine. Inoltre Klein ha diretto numerosi documentari ed ha prodotto oltre 250 spot televisivi. Nel 1999 è stato insignito della Medaglia del Centenario della Royal Photographic Society, di cui è anche socio onorario. Tra i volumi da lui pubblicati Retrospettiva (2002), Parigi+Klein (2006), Contacts (2008), Roma+Klein (2009), Brooklyn (2014).
(In copertina: Marie-Lise Grès davanti al Teatro dell’Opera, Parigi, Vogue, 1963)
Calendario Pirelli 2017: arriva Peter Lindbergh
È Peter Lindbergh il fotografo scelto da Pirelli per la realizzazione del nuovo Calendario Pirelli 2017. New York la location scelta per parte degli scatti. Il celebre fotografo di moda torna a firmare il calendario patinato più amato dai collezionisti.
Peter Lindbergh, pseudonimo di Peter Brodbeck, è nato a Leszno, in Slesia, il 23 novembre 1944. Dopo essersi trasferito a Duisburg per studiare arte, nel 1978 si trasferisce a Parigi, dove scopre il suo amore per la fotografia di moda. Il bianco e nero iconico diviene la sua cifra stilistica, come certa drammaticità e pathos che lui, maestro della fotografia, riesce a riprodurre ad ogni scatto.
Negli anni Novanta entra nell’Olimpo, fotografando le top model più famose, da Christy Turlington a Kate Moss, da Naomi Campbell a Linda Evangelista, da Eva Herzigova a Cindy Crawford e Stephanie Seymour. Inoltre immortala anche dive del cinema, come Isabella Rossellini, Nastassja Kinski e Monica Bellucci. I suoi lavori sono tra i più apprezzati su Vogue, Marie Claire, Interview e Harper’s Bazaar. Tra i libri pubblicati 10 Women by Peter Lindbergh (1993) e Peter Lindbergh: Images Of Women (2004). È il fotografo dell’edizione 2009 del celebre calendario Dieux du Stade.



Per Lindbergh, 72 anni, non è la prima collaborazione con Pirelli. Il fotografo ha infatti già firmato l’edizione 1996 del calendario patinato: impossibile dimenticare le foto scattate in California a bellezze del calibro di Eva Herzigova, Carré Otis e Nastassja Kinski. Nel 2002 è di nuovo dietro l’obiettivo per il Calendario Pirelli: ad Hollywood immortala, tra le altre, le attrici Kiera Chaplin, Brittany Murphy e Mena Suvari. Infine, nel 2014, partecipa al progetto per la celebrazione dei 50 anni di The Cal, insieme a Patrick Demarchelier: realizza in quest’occasione un’immagine iconica con le top model Alessandra Ambrosio, Helena Christensen, Isabeli Fontana, Miranda Kerr, Karolina Kurkova e Alek Wek.
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Il progetto “Followers” di Marco Onofri in mostra presso Senape
Per la prima volta nel suo studio/galleria SENAPE, per la prima volta a Cesena, Marco Onofri presenta la mostra “FOLLOWERS” con le stampe 60×90, la serie di scatti già esposta in anteprima al Mia Photo Fair di Milano.
Un progetto “aperto” ed in continuo sviluppo che ci racconta cosa succede quando tra modelle e seguaci viene eliminato il computer di mezzo, lo scudo per i critici, lo spioncino per i più timidi, il mezzo dei fanatici e la finestra sul mondo per i più giovani…
Il risultato è uno strabiliante quadro dove i veri protagonisti sono proprio i FOLLOWERS che, intorno ai corpi nudi delle modelle, mostrano le loro espressività senza veli: c’è chi ride beffardo, chi si copre gli occhi, chi si masturba, chi giudica, bambini incuriositi, madri che allattano e addirittura un cane al guinzaglio che alza il muso verso la donna nuda. Sono scene di vita quotidiana che noi stessi viviamo nella penombra e che il fotografo rivela attraverso uno stile personale, fatto di luci soffuse di camere d’albergo.
Marco Onofri è un fotografo che ha esposto precedentemente i suoi lavori al Fotofever Art Fair di Parigi, alle Officine delle Zattere a Venezia, alla Romberg Arte Contemporanea di Milano e in altre prestigiose gallerie; il suo approccio alla fotografia è artistico ed ispirato alle opere di Sarah Moon e Paolo Roversi.
Qui alcune foto della serie “Followers”:
Diversi gli aneddoti in merito al backstage: boati maschili, donne svenute per l’emozione, panettieri in tenuta da lavoro che hanno raggiunto il set dopo il turno, lo zabettìo delle ragazze, le domande imbarazzanti dei bambini, questo durante i preparativi, fino a quando l’entrata in azione del fotografo obbligava al silenzio, un silenzio meditativo.
Lo stesso Marco Onofri appare in un cameo, interpretando un se stesso “follower” di fronte ad una ragazza nuda che fuma, in una posa naturale, totalmente a suo agio nei panni che non indossa.
Quando gli chiedo in quale tipo di “follower” si riconosce, risponde:
“Amo la naturalezza, non le pose imposte – sono affascinato dalle donne sicure di sé perché sento, in fondo, che “non c’è presa di coscienza senza dolore” – citando Carl Gustav Jung-.
Qui alcune foto del backstage scattate da Marta Tomassetti:
Le foto dell’evento presso lo studio/galleria Senape, Cesena:
(reportage di Marco Montanari)
Tutto su “Followers” alla pagina Facebook
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Stefania Sammarro: fotografia come sottrazione
Stefania Sammarro nasce a Cosenza, nel 1988. Si laurea in Dams con indirizzo cinema presso l’Unical, dove consegue il Master in “Tradizione e innovazione nell’editoria”.
Si avvicina alla fotografia in punta di piedi, frequentando alcuni corsi e workshop in Italia. La passione per quest’ arte, diventa sempre più viscerale, fino a che non diventa la sua primaria necessità di vita.
Le sue fotografie, compaiono sul canale Photo Vogue di Vogue Italia e sono state ammesse, nel 2013, anche all’Art + Commerce di New York. Dopo aver vinto il Sony World Photography nella categoria “Youth”, nel 2015 espone nella Crypt Gallery di Londra.
Il 3 marzo 2016, attraverso l’associazione Art Study Space, espone al Museo del Presente di Rende (CS): la personale che la vede protagonista, racconta tutto il percorso dell’artista, ricco di ispirazioni.
In occasione dell’esposizione, Stefania Sammarro, presenta al pubblico il suo libro Oblivion edito da Falco Editore.
Fotografia come arte contemporanea. L’atto fotografico, narrazione visiva, il corpo e l’oggetto.
Fotografia come sottrazione.
Ania, è il personaggio capace di creare un mondo grazie ai suoi scatti. Un mondo che è altro da ciò che vediamo tutti i giorni e, al tempo stesso, lo rivela sotto uno sguardo incantato e nostalgico, desiderante e infante, inquieto e sognante. Il percorso di Ania è infatti quello di una disegnatrice; per lei la macchina fotografica è uno strumento attraverso il quale la realtà viene ridisegnata secondo le direttrici di uno sguardo.
Ma questo non significa coprire o velare, al contrario. Attraverso le sue fotografie noi attraversiamo questo mondo sospeso, riconoscendo desideri e inquietudini, pensieri e ossessioni. Il mondo è lì, riconoscibile e irriconoscibile allo stesso tempo. il mondo in uno sguardo. Ma è un mondo abitato da corpi particolari, caratterizzato da luoghi misteriosi, da gesti ed espressioni non comuni.
È questo mondo che è possibile esplorare, scorrendo le immagini come fotogrammi di un film.
Photo Courtesy Stefania Sammarro
Herb Ritts in mostra a Milano
Il Palazzo della Ragione Fotografia di Milano ospita i lavori del grande fotografo Herb Ritts, in una mostra imperdibile. “Herb Ritts. In Equilibrio” è la prima grande retrospettiva dedicata al fotografo nella città di Milano. Una selezione degli scatti più iconici, in mostra dal 20 febbraio fino al 5 giugno 2016.
Corpi sinuosi dalle forme plastiche, immense distese di spiagge bianche, volti velati e lunghe vesti nere mosse dal vento del deserto; quel bianco e nero così unico, capace di passare con estrema nonchalance dal reportage alla foto patinata; e, ancora, l’Africa, immortalata con i suoi profumi, le sue suggestioni e la sua essenza più primordiale. Herb Ritts è stato uno dei principali esponenti della fotografia internazionale. Definire la sua estetica entro un solo ambito è impresa difficile: sublime interprete degli anni Novanta, nessuno come lui riuscì ad immortalare le top model, contribuendo alla loro fama.
Oniriche come vestali, struggenti nella loro perfezione, le sue supermodelle indossano Versace e Ferré, in un momento storico irripetibile per il fashion biz. Protagonista della moda ma anche mirabile ritrattista della Hollywood più patinata, Herb Ritts ha immortalato personaggi del calibro di Michael Jackson, Madonna, David Bowie, Johnny Depp, Jack Nicholson.


Nato a Los Angeles il 13 agosto 1952 da una facoltosa famiglia ebrea, Herbert Ritts Jr. è stato fotografo e regista. Il più grande di quattro figli, Herb crebbe nel lusso di una villa di ben 27 stanze. All’età di dieci anni gli viene regalata la sua prima fotocamera, una Kodak. Dopo aver studiato Storia dell’Arte ed Economia alla prestigiosa University High School e dopo alcuni tentativi falliti di fare strada nel mondo del rock, nel 1974 conseguì la laurea al Bard College di New Tork. Tornato a Losa Angeles, fece coming out sulla propria omosessualità. Iniziò intanto a prendere lezioni di fotografia.
I primi soggetti ritratti furono i suoi amici. Se vivi ad Hollywood e nella tua cerchia di amicizie spiccano nomi del calibro di Richard Gere il successo è nel tuo destino. È il 1978 quando Herb scatta delle foto a Richard Gere durante una gita nel deserto di San Bernardino: i due giovani si fermarono in una stazione di servizio per cambiare una ruota forata e mentre Richard sostituiva la ruota Herb immortalò l’attore in scatti sensuali in jeans e canottiera. Fu così che nacque un mito: quelle foto nate in maniera del tutto improvvisata furono usate per promuovere il film American Gigolò del 1980 e comparvero come cover di riviste del calibro di Newsweek, Vogue, Esquire e Mademoiselle.


Ad Herb Ritts vennero commissionati lavori da Franco Zeffirelli, Andy Warhol e dalla rivista L’Uomo Vogue. Nel 1979 ritrasse Brooke Shields per Mademoiselle, mentre l’anno successivo ottenne la cover di Elle. Fu presentato a Bruce Weber dal modello Matt Collins, mentre Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, gli fece subito un contratto. Il resto è storia: in breve Ritts si impose come uno dei maggiori fotografi glamour, entrando di diritto nell’Olimpo della moda. La sua era un’estetica particolare, che traeva ispirazione dalla Grecia classica, per le sue celebri foto in bianco e nero. Spesso si trattava di nudi, maschili e femminili, tra pose plastiche e corpi scultorei.
SFOGLIA LA GALLERY:
- Cindy Crawford in Gianfranco Ferré, Malibu 1993
- Drew Barrymore
- Julia Roberts
- Johnny Depp in “Edward mani di forbice2
- Madonna
- Michael Jackson
- David Bowie
- Tatjana Patitz
- Abito Versace, 1990
- Cindy Crawford, 1998
- Cindy Crawford per il Calendario Pirelli, 1994
- Brigitte Nielsen, Malibu, 1987
- Helena Christensen per Vogue Paris, giugno 1993
- Christy Turlington, Hollywood, 1998
- Cindy Crawford e Richard Gere per Vogue US, 1992
- Naomi, Hawaii 1989
- Helena Christensen
- Naomi Campbell
- Madonna
- Jack Nicholson
“Per me, un ritratto è qualcosa attraverso il quale percepisci le persone, le loro qualità interiori, ciò che le fa essere quello che realmente sono”, diceva il grande fotografo, i cui scatti furono pubblicati sulle maggiori riviste del mondo, da Elle ad Harper’s Bazaar, da Rolling Stone a Vanity Fair. Firmò le campagne pubblicitarie di brand del calibro di Giorgio Armani, Gianni Versace, Calvin Klein, Chanel, Gianfranco Ferré e molti altri e ritrasse personalità illustri, tra cui Karl Lagerfeld, Harrison Ford, Jodie Foster, Sylvester Stallone, Kofi Annan, Arnold Schwarzenegger, Julia Roberts, Isabella Rossellini, Robert De Niro, Jennifer Aniston, John Travolta e molti, molti altri. Sua è inoltre la regia di alcuni videoclip di Madonna e Michael Jackson.


Dopo una lunga e sfolgorante carriera, il fotografo si spense a Los Angeles il 26 dicembre 2002 per complicazioni derivate da una polmonite, dopo aver contratto il virus dell’HIV all’inizio del 1989. Impegnato nella causa per combattere l’AIDS, Ritts contribuì a diverse organizzazioni di beneficenza fra le quali amfAR, Elizabeth Taylor AIDS Foundation, Project Angel Food, Focus on AIDS.
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Erika Albonetti fotografata da David Glauso
C’è, nell’assenza di colore, la più grande espressione di un’immagine, che permette di concentrarsi sui particolari, sui dettagli, sui contrasti di luci ed ombre.
E’ così che un fascio di luce mette in risalto gli occhi, i movimenti delle mani o che un vetro appannato diventi la finestra aperta all’osservatore – nelle foto di David Glauso.
Model: Erika Albonetti
Photographer: David Glauso





























































