Uno sguardo innocente, il viso pulito tipico della sua età e lo stesso charme della madre: Lila Grace, figlia di Kate Moss, posa per la prima volta per la cover di un celebre magazine. Lo fa per l’obiettivo di Mario Sorrenti, ex storico della madre nonché firma tra le più autorevoli nella fotografia di moda.
La giovane Lila Grace è stata immortalata per la sua prima copertina accanto alla madre: ad ospitare il fashion shoot è il numero di giugno di Vogue Italia. Scatti intensi e ricchi di amore, che vedono madre e figlia posare insieme, in un bianco e nero patinato. “Love” è il titolo scelto da Sorrenti per l’editoriale di moda.
Nonostante i tredici anni, Lila Grace appare già molto consapevole: perfettamente a suo agio davanti all’obiettivo fotografico, la giovane posa con disinvolta eleganza nelle inedite vesti di cover girl della Bibbia dell’eleganza per eccellenza.
Lila Grace accanto alla madre Kate Moss fotografate da Mario Sorrenti per Vogue Italia, giugno 2016
Lila Grace è figlia di Kate Moss e di Jefferson Hack, editore della rivista Dazed & Confused
Classe 2002, la ragazza è nata dall’unione tra Kate Moss e Jefferson Hack, editore della rivista Dazed & Confused. Il suo è solo l’ultimo di una lunga lista di figli di top model che hanno ufficialmente debuttato nel fashion biz: da Lily-Rose Depp, figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis e neo musa di Karl Lagerfeld, a Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford.
Ha incarnato gli anni Ottanta, tra pellicole scandalose e celebri campagne pubblicitarie: enfant prodige della moda e del cinema, Brooke Shields spegne oggi cinquantuno candeline.
Brooke Christa Camille Shields è nata a New York il 31 maggio 1965 in una famiglia che vanta una relazione con la nobiltà italiana. Origini inglesi, italiane e tedesche, il padre di Brooke era Francis Alexander Shields, membro del partito repubblicano, funzionario della casa cosmetica Revlon e fratello di Marina Shields, e la madre Teri Shields (nata Maria Theresia Schmon) era un’ex attrice e poi manager della figlia.
Forse pochi sanno che la nonna paterna della piccola era la principessa Donna Marina Torlonia di Civitella-Cesi, metà italiana e metà americana, sorella di Alessandro Torlonia, V principe di Civitella-Cesi, marito dell’Infanta Beatrice di Spagna (zia del Re Juan Carlos I). Brooke Shields è inoltre cugina di secondo grado dell’attrice Glenn Close.
Brooke Shields è nata a New York il 31 maggio 1965
Brooke Shields in uno scatto di Patrick Demarchelier, 1983
Uno scatto di Francesco Scavullo, 1983
Foto di George Hurrell, 1981
La carriera di Brooke Shields è iniziata ad appena 11 mesi, e sua madre Teri è stata il suo manager
Da una ricerca compiuta nel 1995 dal genealogista William Addams Reitwiesner si sarebbe accertata la discendenza dell’attrice americana dalle più importanti famiglie italiane, in particolare di Roma e di Genova, tra cui i Grimaldi, i Carafa, i Doria, i Doria Pamphili Landi, i Chigi-Albani e i Torlonia.
L’infanzia della piccola Brookie -soprannome con cui veniva chiamata dalla mamma- è segnata dal divorzio dei genitori ma anche dalla sua incredibile bellezza: con un volto come quello, la strada del cinema e della moda appare quasi scritta nel DNA. La bambina ad appena 11 mesi appare su numerose riviste, immortalata in alcune campagne pubblicitarie. A soli 11 anni è la più giovane modella a firmare un contratto con la celebre agenzia Ford di New York. Tre anni più tardi, non ancora adolescente, è già una star e vanta oltre 300 cover di riviste patinate, tra cui Vogue e Cosmopolitan.
Brooke Shields e Michael Jackson a
Los Angeles, California, 16 gennaio 1984
(Foto di Barry King/WireImage.com)
Uno scatto risalente agli anni Ottanta
Per Versace, foto di Richard Avedon, 1980
Brooke Shields per Wella, foto di Lynn Goldsmith, 198′
Su Harper’s Bazaar, 1981
Una giovane Brooke Shields
Brooke Shields in “Endless Love” di Franco Zeffirelli
In “Sahara” di Andrew McLaglen, 1983
Brooke Shields in giorno della sua laurea all’Università di Princeton, 1987
In Valentino, foto di Rastelli, 1981
Brooke Shields in una foto di Francesco Scavullo
Su Cosmopolitan, foto di Francesco Scavullo
Con la madre Teri allo Studio 54, foto di Robin Platzer, 1977
Brooke Shields in uno scatto in cui posa come modella
Brooke Shields e Willy McCarty, foto di Patrick Demarchelier, Vogue, dicembre 1987
Brooke Shields per Vogue, settembre 1983, foto di Denis Piel, New York
Brooke Shields in uno scatto di Richard Avedon
Una giovanissima Brooke Shields in una foto di Francesco Scavullo, 1975
Uno splendido ritratto dell’attrice
Brooke Shields posa per i più grandi fotografi del mondo, da Richard Avedon a Francesco Scavullo a Patrick Demarchelier, solo per citarne alcuni. Ma sotto gli abiti e il trucco da diva c’è solo una ragazzina indifesa: quella carriera diventa croce e delizia della giovanissima Brooke, la cui infanzia è segnata dall’ingombrante figura materna, che la inizia al mondo del cinema. Acerba veste i panni di una baby squillo nella controversa pellicola Pretty baby, diretta da Louis Malle (1978), scandalizzando intere generazioni. Torbida figura della notte appena 13enne, l’attrice entra nel mito grazie a quella scabrosa interpretazione. La rivediamo poi in Laguna blu, immersa in un paradiso esotico, quasi un mitologico Eden, in cui scopre i primi turbamenti d’amore accanto al biondissimo Christopher Arkins. È il 1980 e la regia del celebre film, simbolo della generazione nata negli anni Ottanta, è di Randal Kleiser.
L’attrice in uno scatto del 1983
La nonna paterna di Brooke Shields era la principessa Marina Torlonia di Civitella-Cesi
La celebre campagna pubblicitaria per Calvin Klein Jeans, in cui la baby modella dichiarava che tra lei e i suoi jeans non c’era che la nuda pelle
Brooke Shields in “Laguna blu”, 1980 (Foto di Michael Ochs Archives/Getty Images)
Musa di numerosi stilisti, da Valentino a Versace a Calvin Klein, indimenticabile è la campagna pubblicitaria per quest’ultimo brand, in cui la splendida baby modella ammicca, dichiarando che tra lei e i suoi jeans vi è solo la barriera della pelle nuda. Presenza fissa dello Studio 54 e intima amica di Michael Jackson, forse quel suo volto perfetto e l’immagine che i registi forgiano per lei, in perenne bilico tra innocenza e perdizione, l’hanno privata dell’innocenza dell’infanzia.
Ma Brooke dimostra di essere una ragazza con la testa sulle spalle: nel 1983 si laurea in Letteratura francese alla prestigiosa Princeton University, prendendosi una pausa dalla sua carriera di attrice. Inoltre ha dichiarato di aver conservato la propria verginità fino ai 21 anni. Le sue storie d’amore divennero argomento succulento per i tabloid di tutto il mondo, a partire dal matrimonio con il campione di tennis Andre Agassi. Nel 2005 l’attrice ha dichiarato pubblicamente di aver sofferto di una grave forma di depressione post-partum, dopo avere dato alla luce la sua prima figlia, Rowan Francis.
Brooke Shields in “Pretty Baby”, scandalosa pellicola diretta da Louis Malle, in cui lei interpretava il ruolo di una baby prostituta (1978)
Su Vogue, immortalata da Richard Avedon, 1980
Brooke Shields in Valentino, foto di Vittoriano Rastelli, 1981
Spegne oggi 46 candeline Naomi Campbell: top model di fama mondiale, entrata nella storia negli anni Novanta. Dagli amori da copertina agli eccessi (denunce comprese), fino all’affidamento ai servizi sociali: la bellezza della Venere nera splende ancora oggi, nonostante una verve talvolta esplosiva. Pelle d’ebano, volto perfetto e fisico atletico, la modella è stata inserita dalla rivista People tra le 50 donne più belle del mondo. Con un patrimonio di 48 milioni di dollari, è una delle modelle più pagate della storia.
Naomi Elaine Campbell è nata a Streatham, Londra, il 22 maggio 1970. Sua madre è la diciottenne Valerie Morris, una ballerina di origini giamaicane. Sconosciuta è invece l’identità del padre, che abbandona Valerie quando quest’ultima è incinta di 4 mesi. Nel certificato di nascita l’uomo non viene nominato e la top model, in accordo con le volontà della madre, non lo ha mai incontrato. Il cognome Campbell è quello del secondo marito di Valerie. Nel 1985 è nato Pierre, il fratellastro della modella.
Ultimamente un certo Errol Campbell, che ha da poco scontato una condanna per stupro, ha rivendicato la paternità, chiedendo a Naomi di sottoporsi al test del DNA. Le affermazioni dell’uomo sono state prontamente smentite dalla madre della top model, la quale invece si è astenuta dal commentare la notizia. Tuttavia secondo alcune fonti la modella vanterebbe origine giamaicana e antenati cinesi.
Naomi Elaine Campbell è nata a Streatham, Londra, il 22 maggio 1970
La bellissima modella è da sempre impegnata nella causa contro le discriminazioni razziali
Naomi Campbell, foto di Herb Ritts, 1990
Foto di Michel Comte, Vogue 1994
Naomi Campbell, foto di Ellen von Unwerth, 2004
Naomi Campbell, foto di Herb Ritts, Hawaii, 1989
Dopo aver vissuto a Roma, dove la madre lavorava come ballerina, la piccola Naomi viene spesso affidata alle cure dei parenti mentre la madre viaggia in tutta Europa. Dall’età di 3 anni la bambina frequenta la Barbara Speake Stage School e all’età di 10 anni viene ammessa alla Italia Conti Academy of Theatre Arts, dove studia danza.
La sfolgorante carriera di Naomi Campbell inizia nel 1978, ad appena 8 anni, quando viene scritturata per il videoclip di Is This Love, di Bob Marley. E numerosi saranno i videoclip di artisti che, in seguito, ne immortaleranno la bellezza, da Madonna a George Michael, da Michael Jackson a Puff Daddy. Ad appena 15 anni inizia a lavorare come modella. In breve il suo volto e la sua bellezza unica si impongono sulla scena del decennio Ottanta/Novanta. Naomi Campbell diviene una delle sei modelle della sua generazione per cui è stata coniata l’espressione di “supermodelle”. Carismatiche e capricciose come vere e proprie dive, iconiche muse per stilisti e fotografi, le supermodelle non sono semplici mannequin ma si impongono all’attenzione dei media come dei personaggi. Nell’aprile 1986 Naomi appare sulla copertina di Elle e, sempre nello stesso anno, è tra le modelle che posano per Terence Donovan per il calendario Pirelli 1987. Nell’agosto 1988 è la prima donna di colore ad apparire sulla copertina di Vogue (prima in Francia e successivamente in Inghilterra) e di Time Magazine.
SFOGLIA LA GALLERY:
Naomi Campbell in una foto di Inez Van Lamsweerde & Vinoodh Matadin
Foto di Herb Ritts
Foto di Terence Donovan per Elle UK, settembre 1988
Naomi Campbell in uno scatto dell’ottobre 1989, foto di Ron Galella
Vogue Italia 1992, foto di Steven Meisel
Foto di Francesco Scavullo
Foto di Iango Henzi, Luigi Murenu per Lui Magazine, ottobre 2015
In Dolce & Gabbana per l’obiettivo di Mert & Marcus
Foto di Herb Ritts, 1990
Vogue maggio 1992, foto di Patrick Demarchelier
Vogue, maggio 1992, foto di Patrick Demarchelier
Naomi Campbell, New York, Agosto 1991. (Foto di Terry O’Neill/Getty Images)
Foto di Herb Ritts, 1990
Foto di Patrick Demarchelier, giugno 1992
Per il Calendario Pirelli 1995, foto di Richard Avedon
Vogue UK, 1992, foto di Bert Stern
Vogue giugno 1990, foto di Peter Lindbergh
(Foto di Terry O’Neill/Getty Images)
In passerella per Versace
Vogue, febbraio 1994, foto Albert Watson
Vogue Portogallo, febbraio 2016
La caduta sulla passerella di Vivienne Westwood, P/E 1993, foto Niall McInerney
Naomi per Azzedine Alaïa, 1988
Naomi Campbell per Valentino, A/I 1995, foto di Walker Chin
Calendario Pirelli 1995, foto Richard Avedon
In passerella per Givenchy
Uno scatto in bianco e nero della Venere nera
Naomi Campbell
Vogue, novembre 1989, foto Arthur Elgort
Foto di Sølve Sundsbø
Naomi per Elle
Con Christy Turlington, foto di Steven Meisel, 1989
Vogue, 1988, foto di Eddie Kohli
Naomi, Vogue Italia, luglio 2009
In passerella per Valentino
Nel corso della sua carriera, Naomi Campbell è stata testimonial nelle campagne pubblicitarie di molte case di moda, tra le quali Fendi, Prada, Roberto Cavalli, Dolce & Gabbana, Chloé, Emanuel Ungaro, Guess, Escada, Pinko. Volto storico di Valentino, Versace, Roberto Cavalli, Yves Saint Laurent, con la sua falcata ha calcato le passerelle delle più grandi case di moda al mondo. Nel 1988 inizia la carriera di attrice, prendendo parte a tre episodi della serie I Robinson. Intanto debutta anche al cinema, nel 1991, nel film Cool as Ice. Nel 1999 è protagonista in Testimone scomoda.
Naomi Campbell, foto di Irving Penn, Vogue, gennaio 1992
Foto di Albert Watson, Vogue, febbraio 1994
Naomi in passerella per Yves Saint Laurent
Naomi Campbell è soprannominata la “Venere nera”
Foto di Jean-Paul Goude per Harper’s Bazaar, 2009
Ritratta da Richard Avedon per il Calendario Pirelli 1995
Al culmine della carriera, nel 1994, Naomi scrive anche un romanzo, ma si rivela un clamoroso fiasco. Nello stesso anno pubblica l’album Baby Woman,che si rivela invece un successo commerciale, soprattutto in Giappone. L’anno seguente si butta in un’avventura imprenditoriale insieme alle colleghe Claudia Schiffer, Christy Turlington ed Elle Macpherson: le top model investono in una catena di ristoranti chiamati Fashion Cafe, ma solo tre anni più tardi l’azienda è sull’orlo della bancarotta. Nel 1998 dalle pagine del Time viene annunciata la notizia che segna uno spartiacque indelebile nel fashion biz: è la fine dell’era delle supermodelle. Naomi intanto si è già quasi totalmente ritirata dalle passerelle mentre continua a posare per i magazine patinati. E nel 1999 firma il suo primo contratto per un’azienda di cosmetici, la Cosmopolitan Cosmetics (una divisione di Wella). Mai dimenticate e senza degne eredi, nel 2008 le supermodelle daranno vita, dalle pagine di Vanity Fair, ad una reunion, per nostalgici orfani di un capitolo sfavillante della storia del costume.
Durante la sua carriera, Naomi ha dichiarato guadagni nettamente inferiori rispetto alle sue colleghe. In prima linea nella causa contro il razzismo, la top model ha denunciato più volte i pregiudizi del fashion biz nei confronti delle modelle di colore. Impegnata sul sociale, la modella supporta il Nelson Mandela Children’s Fund, per cui, nel lontano 1998, ha anche organizzato una sfilata di Versace a scopo benefico.
Personalità ribelle ed eccentrica, la top model ha sofferto di dipendenza da cocaina e per ben quattro volte è stata giudicata colpevole di atti di violenza commessi nei confronti di impiegati e camerieri del suo entourage ma anche paparazzi ed estranei, tra il 1998 e il 2009. Affidata ai servizi sociali di New York, bandita dai voli British Airways, i suoi exploit ce l’hanno resa anche più umana e forse meno irraggiungibile. Forte di un’infanzia trascorsa senza un riferimento paterno, per la top model padri putativi sono stati Quincy Jones, Chris Blackwell e Nelson Mandela. Tra i suoi amori il pugile Mike Tyson, l’attore Robert De Niro, il bassista degli U2 Adam Clayton, l’italianissimo Flavio Briatore e il miliardario russo Vladislav Doronin.
Nessuna come lei: un corpo statuario, un volto entrato nella storia ed impresso indelebilmente nella moda del Novecento. Veruschka è considerata la prima supermodella della storia: la nobildonna prussiana ha incarnato infatti una vera e propria rivoluzione, modificando gli standard di bellezza dell’epoca ed aprendo la strada ai canoni attualmente vigenti nel fashion biz.
Celebre top model e attrice, simbolo della moda a cavallo tra anni Sessanta e Settanta e vero e proprio mito vivente: lunghissimi capelli biondi, volto perfetto ed altezza svettante (le fonti dichiarano 184 cm), Veruschka era molto diversa dall’ideale femminile che aveva caratterizzato la moda fino ai primi anni Sessanta. Le donne erano minute e formose. Nulla a che vedere con lei, che faceva fatica anche a trovare le scarpe della sua misura (calzava un 44). Camaleontica, poliedrica, espressiva come poche, Veruschka von Lendorff è entrata nel mito ed ancora oggi la sua stella risplende nella storia della moda mondiale.
All’anagrafe Vera Gottliebe Anna von Lehndorff-Steinort, la modella è nata a Königsberg, nella regione dei laghi Masuri, il 14 maggio 1939. Nelle sue vene scorre sangue blu: la bellissima Veruschka è infatti la secondogenita del conte Heinrich von Lehndorff-Steinort e della contessa Gottliebe von Kalnein, esponenti della nobiltà prussiana. Il padre, ufficiale della riserva, divenne uno degli uomini chiave della resistenza tedesca antinazista. Vera è solo una bambina quando quest’ultimo, accusato di aver fatto parte del complotto del 20 luglio, viene impiccato: è il 4 settembre 1944, e la piccola ha appena 6 anni. La madre, incinta della quarta figlia al momento dell’attentato, viene internata in un campo di lavoro. Vera e le sorelle vengono portate a Bad Sachsa insieme con i figli degli altri congiurati. L’infanzia della futura modella è ricca di traumi e zone grigie: costretta a vagabondare e a chiedere ospitalità a lontani parenti, la giovane nasconde dentro di sé una grande malinconia, la stessa che la porterà, anni dopo, anche a tentare il suicidio.
Veruschka è nata a Königsberg il 14 maggio 1939
Uno scatto di Richard Avedon, 1967
Veruschka in Yves Saint Laurent, 1968
Veruschka in Arizona, giugno 1968, foto di Franco Rubartelli
Veruschka in uno scatto di Johnny Moncada, anni Sessanta
La bellissima Veruschka studiò ad Amburgo e Firenze. Nel 1959 fu fermata per le strade del capoluogo toscano da un giovane fotografo, colpito dall’altezza vertiginosa della ragazza: si trattava di Ugo Mulas. A lui si deve l’inizio di una carriera unica nel panorama della moda. Tante volte la bionda Veruschka tornerà in Italia: dal suo legame sentimentale, sconfinato in proficuo sodalizio artistico con il fotografo Franco Rubartelli, autore degli scatti più belli della modella, fino a Michelangelo Antonioni, che la diresse in Blow up, manifesto della moda negli Swinging Sixties.
Intanto, dopo essere stata scoperta da Mulas, la teutonica modella si trasferisce a Parigi e a New York, nel 1961: qui però non riscuote il successo sperato. Il mondo della moda non sembra pronto a vedere le potenzialità di quella bellezza mastodontica, che incute quasi timore. Tornata a Monaco di Baviera, Vera tenta di trasformare la propria identità e inizia a fingersi russa. Inoltre in questo periodo cambia il proprio nome in Veruschka. Finalmente la moda sembra improvvisamente accorgersi di lei: Veruschka riesce ad affermarsi, collezionando cover e posando per i più grandi, da Richard Avedon a Bert Stern, da Horst P. Horst ad Henry Clarke, da Gian Paolo Barbieri fino a Peter Beard. Ma è in buona parte grazie agli splendidi scatti realizzati dal suo compagno, il fotografo Franco Rubartelli, che la top model entra nel mito. Lui le dedica anche un lungometraggio, intitolato Veruschka, poesia di una donna (1971).
SFOGLIA LA GALLERY:
Una foto in bianco e nero di Veruschka
La supermodella Veruschka
Foto di Bert Stern, 1970
Veruschka, foto di Johnny Moncada, Firenze 1964
Uno scatto del 1965
Veruschka in “Blow up” (1966)
Zigomi alti e labbra carnose
Veruschka ritratta da Richard Avedon, 1972
Foto Franco Rubartelli, Vogue aprile 1967
Foto di Franco Rubartelli
Veruschka
Foto di Johnny Moncada, Vogue 1962
Foto di Johnny Moncada
Veruschka in una foto di Johnny Moncada, Vogue, 1962
Veruschka in Libano, abito Yves Saint Laurent, foto Franco Rubartelli, Vogue Paris, giugno-luglio 1969
Veruschka, maggio 1970 (Photo by Keystone Features/Getty Images)
Veruschka e il compagno Franco Rubartelli, gennaio 1968
Veruschka, settembre 1970 (Photo by Keystone Features/Getty Images)
Veruschka in una foto di Irving Penn per Vogue, 1965
La modella in una foto che ne esalta il fisico statuario
La modella in una foto simbolo degli anni Sessanta
Veruschka con turbante
Uno scatto dal mood wild
Icona di stile e simbolo degli anni Sessanta
La modella in uno scatto del 1962
Veruschka, foto di Franco Rubartelli per Vogue Paris, 1970
Uno scatto nel deserto dell’Arizona
Veruschka in un tutta la sua bellezza
Indimenticabili i paesaggi esotici che la vedono come una dea pagana, sacerdotessa di un nuovo mondo e di una nuova bellezza: Veruschka è un camaleonte, sempre pronta a modificare la propria immagine per entrare nel ruolo. Arriva anche a svenire per il caldo, nel deserto dell’Arizona, durante la celebre sessione fotografica fortemente voluta da Diana Vreeland, con Rubartelli dietro l’obiettivo fotografico e Giorgio di Sant’Angelo nei panni di uno stylist ante litteram. Come una dea, novella Venere, la vediamo uscire dalle acque anche negli scatti iconici, rimasti a lungo inediti, realizzati da Johnny Moncada. La Vreeland la etichetta come una “diva dallo sguardo freddo e dall’irraggiungibile volto”; gli scatti che vedono protagonista Veruschka sono diversi dalle foto che da decenni comparivano sulle riviste patinate. Per la prima volta nella storia della fotografia, si trattava di scatti d’azione, che ritraevano le modelle in movimento. Insieme a volti come quello di Twiggy, Marisa Berenson, Penelope Tree e Jean Shrimpton, Veruschka diverrà presenza fissa su Vogue e sarà la modella più pagata al mondo.
Veruschka in una foto di Franco Rubartelli, maggio 1970 (Photo by Keystone Features/Getty Images)
Veruschka e Hiram Keller vicino una Maserati gialla, foto Franco Rubartelli, 1969
Nel 1966 arriva la svolta cinematografica con Blow up di Michelangelo Antonioni e Salomè di Carmelo Bene. Poche attrici possono vantare tale fama con una sola battuta prevista sul copione: la splendida Veruschka ci riesce e la sua danza conturbante davanti alla macchina da presa, nel tentativo di sedurre l’obiettivo fotografico, sdogana la pellicola di Antonioni come un vero manifesto fashion, in cui moda e costume si intersecano mirabilmente, sullo sfondo di una Swinging London psichedelica ed alienante.
Intanto la modella sviluppa una passione per il body painting: e saranno forse stati gli scatti che la vedono protagonista, camaleontica come poche, a farle amare quest’arte, a cui la modella si dedicherà assiduamente, in un rinnovato amore universale che le fa abbracciare una nuova visione del mondo, in cui il connubio con la natura diviene quasi primordiale.
Veruschka, foto di Horst P. Horst, 1966
Veruschka, foto di Irving Penn
Veruschka, foto di Franco Rubartelli, Vogue, aprile 1969
Veruschka in Giorgio di Sant’Angelo, foto di Franco Rubartelli, Deserto Dipinto (Arizona), Vogue, luglio 1968
Veruschka posa per Genaro de Carvalho, foto di Franco Rubartelli, 1968
Veruschka è una nobildonna prussiana, nata in una famiglia di antico lignaggio
La modella è alta 1,84 m e calza il 44
Veruschka in Balmain, Vogue, gennaio 1968, foto di Franco Rubartelli
Nel 1975 arriva l’addio alla moda per dedicarsi alla fotografia, alla pittura e al cinema. Un piccolo cameo in Agente 007-Casino Royale, nel 1006, la riporta sul grande schermo. Ancora bellissima, Veruschka si è più volte apertamente schierata contro la chirurgia estetica. In una biografia lunga ben 330 pagine, scritta a quattro mani con Jorn Jacob Rohwer ed edita da Barbès Editore, la modella rivela molti aneddoti della sua brillante esistenza, costellata spesso da luci ed ombre, a partire da un’infanzia solitaria. Inoltre è stato anche realizzato un documentario che la vede protagonista, dal titolo Veruschka, una vita per la macchina fotografica, opera di Böhm e Morrissey.
Spegne oggi 51 candeline Renée Simonsen, top model danese che ha incarnato gli anni Ottanta. Impossibile non ricordarla nelle pellicole vanziniane “Sotto il vestito niente” e “Via Montenapoleone”: sullo sfondo della Milano da bere, tra sfilate di moda ed eccessi, spiccavano donne bellissime, valchirie che hanno segnato un’epoca. Renée Simonsen ha unito una bellezza da copertina ad una personalità fuori dal comune che l’ha portata, ad appena 24 anni, a scegliere la strada più difficile, ritirandosi dalla moda e tornando sui libri. Oggi lavora come scrittrice di libri per bambini e sceneggiatrice.
All’anagrafe Renée Toft Simonsen, la top model è nata ad Aarhus, in Danimarca, il 12 maggio 1965. Sua madre era un’infermiera, suo padre uno studente. I genitori divorziano quando lei ha tredici anni. La giovane Renée inizialmente lavora come cassiera in un supermercato. Nel 1981 viene notata dall’editrice Birte Strandgaard, che le fa scattare delle foto da Leif Nygaard. Successivamente la Simonsen arriva seconda al concorso di bellezza Ekstra Bladet e viene immortalata sulla copertina della rivista Fotokino. Nel 1982 vola a New York e vince il concorso Supermodel of the World, in rappresentanza della Danimarca. Inizia così una carriera da top model: nel dicembre dello stesso anno ottiene la cover di Vogue America.
Trae le campagne pubblicitarie a cui presta il volto Avon, Burberry, Coveri, Cover Girl, Dior, Escada, Lancetti, Guy Laroche, L’Oréal, Oscar de la Renta, Renato Balestra, Revlon, Valentino, Versace, solo per citarne alcune. Conquista le cover di Elle, Vogue, Madame Figaro, Cosmopolitan, Harper’s Bazaar, Anna, Mademoiselle, L’Officiel.
Renée Simonsen è nata ad Aarhus, in Danimarca, il 12 maggio 1965
Inizialmente la modella lavora come cassiera in un supermercato
Ad appena 24 anni la top model si è ritirata dalle scene
Nel 1985 debutta sul grande schermo nel thriller patinato Sotto il Vestito Niente di Carlo Vanzina. L’anno seguente recita anche in Via Montenapoleone, nuovo cult vanziniano: le due pellicole testimoniano in modo encomiabile gli eccessi mondani della Milano da bere, divisa tra sesso, droga e sfilate di moda. Il ruolo della modella killer la rende famosa anche in Italia. La vediamo anche madrina dei Telegatti, nel 1987, accanto a Carol Alt e Mike Bongiorno.
SFOGLIA LA GALLERY:
Mélange, Renee Simonsen
Nel 1985 si fidanza con John Taylor, bassista dei Duran Duran, diventando protagonista indiscussa della cronaca rosa. I due formano una coppia da copertina. Ma alla bionda top model la vita sotto i riflettori sta stretta: nel 1988, ancora giovanissima e all’apice della sua carriera, la Simonsen stupisce tutti con la sua decisione di ritirarsi. Dopo aver interrotto la relazione con Taylor, si ritira in un kibbutz in Israele, dove trascorre tre mesi in uno stato di profonda introspezione, insieme alla sorella Heidi. La modella è risoluta, quella vita patinata le sta stretta e arriva persino a rifiutare il ruolo di Bond Girl. Due sole parentesi la riporteranno a posare come modella: nel 1991 è la testimonial di Vichy e nel 1993 diventa il volto di Biotherm. Intanto dopo il ritiro in Israele la modella ritorna a vivere in Danimarca. Si fidanza con l’imprenditore Kristian Sandvad, dal quale avrà due figli, e si rimette a studiare: dapprima tenta la strada del giornalismo, poi studia psicologia. Nel 2002 arriva la laurea. Intanto nel 1997 lavora come fashion editor per il magazine danese Asschenfeldts Magasin, chiuso dopo pochi numeri.
Renée Simonsen per Valentino, foto di Renato Grignaschi per Vogue, 1983
La modella è stata legata sentimentalmente a John Taylor dei Duran Duran
Renée Simonsen in “Sotto il vestito niente” (1985)
Nell’estate dello stesso anno inizia una relazione con il cantante rock danese Thomas Helming, che sposa nell’agosto 2000 e con cui vive tuttora. Nel 2003 firma un contratto con Clarins e presta il volto alla campagna pubblicitaria per cosmetici per pelli mature. Nell’ottobre 2003 pubblica il primo libro per bambini, Karlas Kabale. Nel 2004 vince il BMF Children’s Book Award e nel 2006 le viene conferito il premio “The Most Dynamic Women” di Clarins. Oggi i libri per bambini scritti dalla bellissima ex modella sono sette. Inoltre la Simonsen lavora anche come sceneggiatrice e come consulente per Delebarn.dk, un sito web che offre sostegno online per chi divorzia.
Spegne oggi settanta candeline Candice Bergen. Attrice hollywoodiana ed ex modella, la sua fama internazionale inizia nei lontani anni Sessanta. Fulgida stella della moda e del cinema, una lunga e prolifica carriera, dall’Oscar sfiorato alla sua interpretazione in Sex and the City, Candice Bergen è uno dei nomi più noti di Hollywood.
Una bellezza algida per cui è stata spesso paragonata a Grace Kelly, la bionda Candice negli anni Sessanta era soprannominata “la principessa di ghiaccio”. Immortalata su riviste del calibro di Vogue, Playboy, LIFE ed Esquire, ha posato per i più grandi fotografi del mondo, da Henry Clarke a Bert Stern.
Candice Patricia Bergen nasce a Beverly Hills il 9 maggio 1946. Figlia d’arte, suo padre Edgar Bergen era un conduttore radiofonico, mentre la madre, Frances Bergen, un’ex modella ed attrice. Bellezza teutonica ma al contempo sofisticata, nelle vene della bionda Candice scorre sangue svedese. La piccola cresce a pane e spettacolo; il debutto arriva a soli sei anni, nello show paterno. A nove anni fa un provino per il programma The Mickey Mouse Club, dal momento che il padre è intimo amico di Walt Disney. Frequentano casa Bergen nomi del calibro di James Stewart, Gregory Peck, Judy Garland. Candice studia nelle più rinomate scuole per ragazze, dalla Harvard-Westlake, a Los Angeles, alla Cathedral School, a Washington D.C., fino alla Montesano School, in Svizzera. Ma i risultati non sono all’altezza delle aspettative dei genitori: la ragazza appare ribelle e poco dedita allo studio, attività alla quale preferisce la carriera di modella.
Candice Patricia Bergen è nata a Beverly Hills il 9 maggio 1946
Candice Bergen ritratta da Bert Stern per Vogue, 1967
Candice Bergen ritratta da Bert Stern per Vogue, 1 luglio 1970
L’attrice in uno scatto del 1965
Candice Bergen ottiene da giovanissima un contratto come modella con l’agenzia Ford
Candice Bergen in uno scatto del 1967 (Foto: Hulton Archive/Getty Images)
Dopo aver lasciato l’Università della Pennsylvania, dove viene incoronata Miss, si dedica alla moda a tempo pieno e firma un contratto con la celebre agenzia Ford. Viso pulito ed impressionante fotogenia, Candice Bergen incarna alla perfezione la bellezza anni Sessanta. Esteta e appassionata di fotografia, la giovane adora le fotografie dell’artista Margaret Bourke-White che firma i servizi fotografici per la rivista LIFE. Grazie ai guadagni ottenuti come modella, acquista delle attrezzature per dedicarsi alla sua passione. Amica dell’attrice Christine Kaufmann, uno dei suoi primi amori è il produttore musicale Terry Melcher, con il quale convive a Bel Air nella stessa casa dove, nel 1969, vivranno Roman Polanski e sua moglie Sharon Tate, teatro del massacro ad opera di Charles Manson.
Bellezza glaciale e sofisticata, Candice Bergen compare su Vogue, Life e molti altri magazine
L’attrice su LIFE Magazine
La fotografia era tra le passioni giovanili della bella Candice Bergen
L’attrice e modella è stata legata sentimentalmente al Segretario di Stato Henry Kissinger
Candice Bergen nel 1969
Il debutto sul grande schermo avviene nel 1966, quando prende parte a Il Gruppo e Quelli della San Pablo, accanto a Steve McQueen. Tenta i provini per il ruolo di Elaine Robinson ne Il laureato (1967) di Mike Nichols, ma al suo posto viene scelta Katharine Ross. Sarà diretta da Nichols in Conoscenza carnale, dove recita accanto a Jack Nicholson. Ottiene la fama mondiale con Soldato Blu. Intanto la sua vita privata è oggetto di gossip sfrenato: negli anni Settanta si fidanza con il segretario di stato Henry Kissinger. Sfiora un Oscar come migliore attrice non protagonista nel 1979, ma quell’anno vince Meryl Streep per Kramer contro Kramer. Femminista e temeraria, è stata la prima donna a condurre come ospite il celebre show televisivo “Saturday Night Live”. Moglie e madre esemplare: nel 1980 convola a nozze con il regista Louis Malle, da cui ha la figlia Chloe, nata nel 1985. Ma quando il marito si ammala di cancro, lei pur di stargli vicino si prende una pausa dal mondo del cinema, dove fa ritorno nel 1995, a seguito della scomparsa di quest’ultimo. Dal 2000 è sposata con il magnate newyorkese Marshall Rose.
Una diciottenne Candice Bergen sorride dopo l’incoronazione come Miss alla University of Pennsylvania, Philadelphia, 9 novembre 1963. (AP Photo)
Candice Bergen ha incarnato la bellezza anni Sessanta e Settanta (Foto Corbis)
Tante le pellicole interpretate dalla bionda Candice Bergen, tra le quali Conoscenza carnale e Soldato Blu
Con Mikhail Baryshnikov in “Sex and the City”
Nel 1985 il debutto a Broadway nella commedia nera Hurlyburly dove sostituisce Sigourney Weaver. Nel 1988 recita come protagonista sul piccolo schermo nella serie Murphy Brown, nei panni di una cinica conduttrice televisiva, ruolo per cui vincerà cinque Emmy Awards e due Golden Globe. Nel 2000 recita in Miss Detective, accanto a Sandra Bullock; nel 2002 in Tutta colpa dell’amore, con Reese Witherspoon; nel 2003 in Matrimonio impossibile con Michael Douglas. Dal 2005 al 2008 ha recitato nel serial televisivo Boston Legal. Glaciale come sempre e antipatica, la ritroviamo in Sex and the City nei panni della direttrice di Vogue, Enid Mead, ruolo che sembra cucito su misura per lei.
Ci sono icone il cui fascino resta indelebilmente scolpito nell’immaginario collettivo di intere generazioni. Modella, attrice, icona di stile, socialite e attivista politica, Bianca Jagger è riuscita come poche a sfatare il vecchio ma sempreverde tabù che guarda con sospetto al connubio di bellezza e intelligenza.
Sopravvissuta brillantemente agli eccessi della New York anni Settanta, la sua bellezza da copertina ha ammaliato fotografi del calibro di Cecil Beaton, Richard Avedon, Patrick Lichfield, solo per citarne alcuni; ma spenti i riflettori sul suo matrimonio celebre con il divo per antonomasia, Mick Jagger, anche dopo essere uscita da anni dalle luci della ribalta, la ritroviamo, senza un briciolo di botox, ancora bella alla veneranda età di 71 anni, in prima linea nella lotta per i diritti umani.
All’anagrafe Bianca Pérez-Mora Macias, la futura icona di stile nasce a Managua, Nicaragua, il 2 maggio 1945. Suo padre era un mercante e la madre una casalinga. I due divorziarono quando Bianca aveva dieci anni e lei e i suoi due fratelli vennero affidati alla madre. Non ancora ventenne, la giovane Bianca ottenne una borsa di studio per andare a Parigi, dove frequentò con profitto il prestigioso Istituto di studi politici di Parigi, conosciuto come Sciences Po. Erano gli anni della Beat Generation e della contestazione giovanile; anni impegnati, anni divisi tra lotte studentesche e vita notturna. Influenzata da Gandhi e dalla filosofia orientale, Bianca si recò diverse volte in India.
Bianca Jagger in uno scatto di Richard Avedon, 1972
Una foto del 1971
Bianca Jagger in una foto di Patrick Lichfield, 1976
Bianca Jagger alla sua festa di compleanno allo Studio 54, foto di Rose Hartman, 1977
Nel settembre 1970 l’incontro della vita: a Parigi, ad un party dopo un concerto dei Rolling Stones, Bianca incontra Mick Jagger. Lei, procace bellezza esotica, sembrava fatta apposta per lui, strampalato e ribelle. Opposti eppure complementari, come accade spesso in amore: e fu certamente amore a prima vista per i due, che convolarono a nozze il 12 maggio 1971 a Saint-Tropez, con rito cattolico. Un matrimonio entrato nella storia: incinta di quattro mesi, il décolleté sembrava sul punto di esploderle sotto al tailleur maschile bianco disegnato per lei da monsieur Yves Saint Laurent. Le foto iconiche degli sposi che lasciano la chiesa a bordo della macchina sono entrate nella storia. Lui, alticcio, perso nei fumi della sua fama, e lei, compagna fidata e fedele, sempre pronta a riportarlo a terra con il suo amore. La loro unica figlia, Jade, nacque a Parigi il 21 ottobre 1971.
In tuxedo, 1979
Bianca Jagger in una foto di Ron Galella, 1974
Bianca Jagger in uno scatto di Terry O’Neill, 1978
Bianca Jagger, foto di Cecil Beaton, 1978
SFOGLIA LA GALLERY:
Bianca Jagger a Monaco, 1980 circa
Foto di Andy Warhol, 1981
Bianca in Yves Saint Laurent, 1978
In Halston, foto di Roy Galella, 1980
Foto del 1974
Foto di Ron Galella, 1979
Foto di Francesco Scavullo
Bianca Jagger e Mick Jagger, foto di Peter Beard, 1972
Foto di Michael Putland, 1974
Bianca Jagger in uno scatto di Mike Lawn, 1972
ARCHIVES – BIANCA JAGGER ET DAVID BOWIE SORTANT D’ UNE SOIREE A PARIS
[NEW YORK CITY – DECEMBER 6: Bianca Jagger and designer Halston attend The Metropolitan Museum Of Art Costume Exhibition of “The Glory Of Russion Costume” on December 6, 1976 at the Metropolitan Museum of Art in New York City. (Photo by Ron Galella, Ltd./Wireimage)] *** []
Bianca in Zandra Rhodes, Sunday Times, 1972
Bianca Jagger, 1989, foto di David Macgough
Foto di Rose Hartman, 1978
Bianca Jagger, foto di Cecil Beaton, 1978
Bianca Jagger, foto di Norman Parkinson
Lee Radziwill, Mick e Bianca Jagger ritratti da Peter Berard a Montauk, 1972
1970
Björn Borg e Bianca Jagger allo Studio 54, 1978
Bianca in una foto di Richard Corkery, Studio 54, 1977
Bianca Jagger, foto di François Lamy per Vogue, 1980
Bianca in una foto di Annie Leibovitz, 1975
Bianca Jagger, foto di David Bailey, Vogue 1974
Bianca e Nathalie Delon, New York, 1974
Bianca allo Studio 54, 1977
Bianca e Mick Jagger, foto di Patrick Lichfield, 1976
Foto di Andy Warhol, 1980
Foto di Cecil Beaton, 1978
Bianca Jagger per Interview, numero di Andy Warhol, foto di Francesco Scavullo, 1973
Bianca Jagger al Bardney Pop Festival, 1972, foto di Leslie Lee
Bianca Jagger in Halston, 1979
Bianca Jagger in Ossie Clark, 1972
Bianca Jagger a Long Island, foto di Harry Benson, 1977
Bianca e Mick Jagger allo Studio Pilar, 1975
Bianca Jagger in una foto di Ron Galella, 1977
Foto di Ron Galella, 1978
Bianca Jagger in una foto di Ron Galella, 1983
Bianca Jagger nel front-row di una sfilata, 1971
Bianca Jagger al tour dei Rolling Stones, 1975
Mich e Bianca Jagger a Saint-Tropez, 1971
Foto di Warhol, 1975
La socialite in una polaroid di Andy Warhol, 1978
Bianca e Mick Jagger, foto di Ron Galella, 1974
Bianca Jagger per il Telegraph, foto di Pat Booth, 1979
Una foto di Bianca Jagger
Bianca Jagger in Zandra Rhodes, Sunda Times, 1972
Bianca Jagger, foto di Francesco Scavullo, 1976
Il matrimonio tenne banco su tutti i tabloid: Bianca e Mick erano la coppia più paparazzata, protagonisti indiscussi del jet set internazionale. Ma le nozze durarono solo otto anni. Nel maggio 1978 arrivò inesorabile il divorzio: Bianca, personalità e grinta da vendere, non poteva certo accettare lo scotto del tradimento di Mick, che ormai faceva quasi coppia fissa con la modella Jerry Hall, biondissima e algida, così diversa da lei. Bianca ricorderà il matrimonio dicendo che si concluse lo stesso giorno in cui venne celebrato.
Intanto lei era entrata di diritto nell’Olimpo dello stile: nessuna riusciva ad unire la sua naturale carica erotica, potenzialmente esplosiva, impressa nel DNA sudamericano, ad una sofisticata eleganza di stampo europeo. Pelle ambrata, labbra carnose e occhi profondi, la vediamo fare un ingresso trionfale allo Studio 54 -di cui era presenza fissa- in sella ad un cavallo bianco, nel giorno del suo compleanno, o in una delle innumerevoli uscite ufficiali al fianco di Mick: belli e dannati, ma anche iconici nel loro stile inimitabile. Musa di designer del calibro di Halston e Yves Saint Laurent, trendsetter ante litteram, il suo era uno stile tipicamente Seventies: tra turbanti e dettagli glam, dai lunghi abiti costellati da profondi drappeggi e scollature mozzafiato, fino all’iconico tuxedo maschile, che non ne offuscava mai la linea sinuosa. Presenza fissa della International Best Dressed List, il suo stile è entrato nella storia del costume, divenendo emblema degli anni Settanta.
Bianca Jagger è stata fotografata dai più grandi, dall’intimo amico Andy Warhol a Cecil Beaton, da Francesco Scavullo a Patrick Demarchelier. Innumerevoli le cover, a partire da Vogue UK del 1974. Inoltre prese parte anche a diverse pellicole come attrice.
In Zandra Rhodes, per il Sunday Times, 1972
Ancora uno scatto per il Sunday Times, 1972
Bianca Jagger in uno scatto di George Hurrell, 1977
Bianca Jagger in una polaroid di Andy Warhol, 1979
Bellezza esotica e charme europeo, Bianca Jagger era richiestissima come modella
Bianca Jagger negli anni Settanta
Mick e Bianca Jagger nel giorno del loro matrimonio, Saint-Tropez, 1972
Non solo mondanità ma anche impegno sociale per la bella Bianca. Dopo aver cominciato, ancora giovanissima, ad interessarsi di cause sociali e di diritti umani, si espresse più volte su temi come il genocidio, la guerra in Iraq, i crimini contro l’umanità e i cambiamenti climatici. Inoltre si schierò apertamente a favore dei diritti delle donne e contro la pena di morte. Nel 1972, dopo il terremoto che distrusse il Nicaragua, organizzò il primo concerto a scopo benefico della storia. Dopo aver istituito la Bianca Jagger Human Rights Foundation, di cui è a capo, dal 2003 è ambasciatrice del Consiglio d’Europa e membro del consiglio esecutivo di Amnesty International. Tra le maggiori attiviste politiche, vanta collaborazioni con diverse organizzazioni umanitarie, tra cui Human Rights Watch. Nonna felice di Assisi Lola (nata nel 1992) e Amba Isis (nata nel 1996), nel 2014 è diventata bisnonna.
Halston, Bianca Jagger e Liza Minelli, foto di Ron Galella, Studio 54, 1978
Bianca Jagger ritratta da Eric Boman per Vogue, 1974
La bella Bianca Jagger fin dalla giovinezza era interessata alle cause umanitarie
Bianca Jagger, foto di George Hurrell, 1978
Bianca Jagger in una foto di Jeannette Montgomery Barron, 1983
La top model Bianca Balti ha annunciato una sua personale iniziativa a favore dei rifugiati siriani in Giordania: appuntamento il 27 aprile a Milano, dove si terrà un’asta di beneficenza in cui la bellissima modella metterà in vendita il suo guardaroba personale. La raccolta fondi sarà devoluta all’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHRC).
Gli antichi Greci la chiamavano kalè kai agathè: che la bellezza esteriore non sia che un riflesso di quella interiore è teoria sostenuta da molti. E Bianca Balti, lodigiana, classe 1984, di bellezza ne ha da vendere: una carriera sfolgorante alle spalle, due figlie e innumerevoli contratti con le maison più famose al mondo, la modella è uno dei volti più noti del fashion biz. Occhi azzurri, labbra carnose e zigomi pronunciati, la supermodella ha un passato da punk.
Scoperta da Dolce & Gabbana nel 2005, è stata nel corso degli anni il volto di brand del calibro di Missoni, Guess, Donna Karan, Roberto Cavalli, Armani Jeans, Antonio Berardi, Mango, Intimissimi, L’Oréal. Numerosissime le cover ottenute sui magazine più prestigiosi al mondo, da Elle a Vogue, da Numèro a Marie Claire. Unica italiana a calcare la passerella di Victoria’s Secret, Bianca Balti ha sfilato praticamente per tutti i nomi più grandi della moda internazionale.
Bianca Balti è nata a Lodi il 19 marzo 1984
Bianca Balti su Vogue Italia, marzo 2013
Bianca Balti in dolce attesa sulla passerella di Dolce & Gabbana
Capi dai 5 ai 500 euro ma dal valore nettamente superiore: questo il guardaroba della modella, raccolto in 11 anni di carriera, che sarà messo in vendita il prossimo 27 aprile. L’evento, aperto a chiunque, avrà luogo al Superstudio13 di via Forcella, a partire dalle ore 15. Ad un certo punto della serata i restanti capi che non saranno ancora stati venduti verranno inoltre scontati del 50%, per venire incontro ai ritardatari. Obiettivo: vendere tutto.
L’iniziativa, che sta particolarmente a cuore di Bianca Balti, vede una collaborazione tra la modella e l’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR). In particolare, la top model sostiene Lifeline Jordan, programma di assistenza economica diretta alle famiglie di rifugiati siriani che hanno trovato asilo in Giordania.
Proporzioni oversize e suggestioni Eighties nella nuova campagna pubblicitaria Saint Laurent, con due volti d’eccezione come testimonial della celebre maison francese: Cara Delevingne e Jane Birkin. Torna il tuxedo da donna, capo simbolo del brand, per La Collection De Paris, con foto realizzate da Hedi Slimane.
Dopo l’addio alla moda, annunciato l’estate scorsa, Cara Delevingne torna a posare per la nuova campagna pubblicitaria realizzata dal direttore creativo Hedi Slimane. Le foto, scattate a New York lo scorso 17 marzo, sono state diffuse mercoledì, e vedono l’ex modella indossare i capi della collezione Autunno/Inverno, che ha sfilato a Parigi lo scorso 7 marzo.
Ispirazioni Eighties, tra pellicce imbottite, paillettes e lui, lo smoking, capo simbolo della maison fondata da monsiuer Yves. Cara Delevingne ha già alle spalle diverse collaborazioni con Saint Laurent, per cui è stata testimonial diverse volte, come nel 2013, quando ha prestato il volto alla collezione Grunge.
Jane Birkin per Saint Laurent, foto di Hedi Slimane
Cara Delevingne posa per La Collection De Paris di Saint Laurent, foto di Hedi Slimane
Ma la giovanissima ex modella, ora attrice, non è l’unico volto voluto da Hedi Slimane: nei giorni scorsi infatti sono state rese pubbliche altre foto che vedono protagonista della nuova campagna pubblicitaria Jane Birkin. La celebre attrice francese, volto storico degli anni Sessanta, musa e compagna di Serge Gainsbourg, alla soglia dei 70 anni torna a posare come modella: è apparsa bella più che mai, vestita con un elegante smoking, nelle foto realizzate dallo stesso Slimane. L’attrice inoltre è protagonista del Saint Laurent Music Project, un progetto musicale lanciato nel 2012, a cui hanno preso parte numerose star, come Courtney Love, Marilyn Manson, Daft Punk, Chuck Berry, B.B King e Jerry Lee Lewis.
Due occhi da cerbiatto verde smeraldo, la pelle ambrata, l’ovale perfetto; una bellezza naturale, ritratta acqua e sapone su spiagge assolate o nel sole di location esotiche, capace di trasformarsi un attimo dopo in una diva dall’allure sofisticata, tra abiti haute couture e party esclusivi: Marisa Berenson è stata una delle modelle più pagate al mondo e ha alle spalle una lunga e prolifica carriera cinematografica, in cui spiccano i film di Visconti e Kubrick.
Definita da Yves Saint Laurent “the girl of the Seventies”, Marisa Berenson ha incarnato la quintessenza del glamour a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Presenza fissa dell’International Best Dressed List, impossibile dimenticare le foto di Slim Aarons che la immortalano a Capri in turbante anni Venti, bella e carismatica, o con i suoi celebri look boho-chic, ritratta dall’amico di una vita, Andy Warhol. Non solo attrice e modella, ma anche icona di stile e protagonista assoluta del jet set internazionale e delle riviste patinate, testimone di una New York fatta di glamour ed eccessi.
Nata a New York il 15 febbraio 1947, Marisa Berenson discende da una famiglia blasonata: il padre è Robert Lawrence Berenson, diplomatico americano di origini ebraiche e lituane, che si era distinto per aver diretto i cantieri navali di Onassis, e che sotto la presidenza Kennedy divenne ministro per i paesi in via di sviluppo. Berenson era nipote del grande esperto d’arte Bernard Berenson, bisnonno di Marisa. Il cognome originario della famiglia era Valvrojenski. La madre di Marisa è la contessa Maria Luisa Yvonne Radha de Wendt de Kerlor, meglio conosciuta come Gogo Schiaparelli, socialite di origini italiane, svizzere, francesi, polacche ed egiziane, figlia della celebre stilista Elsa Schiaparelli, storica rivale di Chanel.
Marisa Berenson in uno scatto di Irving PennMarisa Berenson in una foto di Irving Penn, Vogue, 1965Marisa Berenson in Mila Schön, foto Henry Clarke, 1968Marisa Berenson con gioielli Bulgari, foto di Gian Paolo Barbieri, 1969Marisa Berenson ritratta da Bert Stern per Vogue, 1966
Marisa Berenson in uno scatto di Irving Penn, Vogue 1970
Se tua nonna si chiamava Elsa Schiaparelli lo stile non può che far parte del tuo DNA. È così che la piccola Marisa finisce sulla cover di Vogue America che è ancora in fasce, mentre ad appena cinque anni viene immortalata sulla cover di Elle, insieme alla sorella Berry. Tanti sono gli aneddoti raccontati dall’icona di stile in cui viene fuori un ritratto di Elsa Schiaparelli, da lei affettuosamente chiamata “nonna Schiap”: dai viaggi insieme a Venezia alle amicizie negli ambienti della Parigi intellettuale, dove la piccola Marisa conobbe Salvador Dalí e Alberto Giacometti.
Ma non finisce qui: il nonno di Marisa è il conte Wilhelm de Wendt de Kerlor, teosofo e medium, mentre il bisnonno era Giovanni Schiaparelli, astronomo scopritore dei canali di Marte. La sorella minore di Marisa, Berinthia Berenson, detta Berry, diventerà anche lei modella, attrice e fotografa, e morirà nei tragici attentati dell’11 settembre 2001 al World Trade Center.
Nonostante le prime cover risalgano alla sua infanzia, la lunga e prolifica carriera di modella di Marisa Berenson inizia ufficialmente nei primi anni Sessanta. È Diana Vreeland, celebre fashion editor di Harper’s Bazaar e direttrice di Vogue America, ad intuire per prima l’impressionante fotogenia di quel volto. Venerata da fotografi e stilisti, Marisa Berenson posa per i più grandi, da Richard Avedon a Patrick Lichfield, da Irving Penn a Bert Stern fino a Robert Mapplethorpe e Henry Clarke, che la immortala in foto dal fascino esotico, esaltandone lo spirito gipsy e il carisma. In pochissimo tempo Marisa Berenson ottiene fama internazionale e diviene la modella più pagata al mondo, come lei stessa dichiara in un’intervista al New York Times. Il suo fisico incarna perfettamente gli anni Sessanta: è un’epoca ricca di ribellione. “Noi modelle ci truccavamo da sole. Giravo con un borsone enorme pieno di toupet e cianfrusaglie”, ricorderà più avanti la modella. La consacrazione avviene nel luglio del 1970, quando ottiene la cover di Vogue, e nel dicembre 1975, quando è sulla copertina del Time.
SFOGLIA LA GALLERY:
Marisa Berenson in un caftano Tina Leser. Foto di Henry Clarke Condé Nast Archive/Corbis, 1967
Marisa Berenson ritratta da Bert Stern, Vogue, marzo 1970
Su Vogue, 15 settembre 1966, foto di Bert Stern
Vogue America, dicembre 1969, foto di Irving Penn
Borse Pucci, Vogue 1965, foto di Bert Stern
Marisa Berenson in uno scatto di Slim Aarons, 1968
Gennaio 1968, foto di Gianni Penati
In Sardegna per Vogue 1967, foto di Henry Clarke
Foto di Bert Stern, 1966
Su Vogue in un caftano laminato Chanel, 1 gennaio 1969, foto di Gianni Penati
Marisa Berenson in André Courrèges, foto di Andre Carrara, 1967
In Bill Blass, gennaio 1966, foto Bert Stern
Foto di Henry Clarke, Condé Nast Archive/Corbis, 1969
Marisa Berenson in Giorgio di Sant’Angelo, Vogue 1967, foto di Bert Stern
Ritratta da Patrick Lichfield, 13 giugno 1964, foto Getty Images
In Emilio Pucci, Sardegna, 1970, foto Nello di Salvo
Foto di Bert Stern
Foto di Arnaud de Rosnay, 1968
In Dior Haute Couture, Vogue UK Archive, foto David Bailey, 1965
Marisa Berenson in giacca Halston e cintura Elsa Peretti, foto di Hiro, Harper’s Bazaar, maggio 1972
Marisa Berenson nel 1972, foto di Jeanloup Sieff
Vogue 1967, foto di Gianni Penati
Marisa Berenson per Vogue America, Settembre 1967, abito Yves Saint Laurent e scarpe Roger Vivier, foto di Irving Penn
Vogue America, 15 settembre 1967, foto di Arnaud de Rosnay
Con Benedetta Barzini nell’appartamento romano di Cy Wombly, abito Valentino, foto di Henry Clarke, Condé Nast Archive/Corbis, 1968
Vogue aprile 1970, foto di Irving Penn
Foto di Richard Avedon, gennaio 1966
Ritratta da Cecil Beaton per Vogue, 1966
Marisa Berenson su W Magazine
Foto di Gian Paolo Barbieri, Vogue 1 aprile 1969
In Sardegna, foto di Henry Clarke, 1967
Ancora in Sardegna, abito Emilio Pucci, foto Henry Clarke
Foto di Henry Clarke
Marisa Berenson in Chanel, foto di Arnaud de Rosnay, 1969
In Valentino, foto di Henry Clarke per Vogue, 1968, Condé Nast Archive
In Jack Sarnoff, foto di Gianni Penati, 1968
Foto di Gianni Penati, 1968
In seguito la modella si avvicina alla recitazione. A lanciarla nel cinema non è uno qualsiasi ma Luchino Visconti, che la vuole nel suo Morte a Venezia, nel 1971, dove Marisa interpreta il ruolo della moglie di Gustav von Aschenbach. L’anno successivo recita in Cabaret, nel ruolo di Natalia Landauer, interpretazione che le vale una nomination ai BAFTA e due nomination ai Golden Globe. Impossibile dimenticare la sua interpretazione di Lady Lyndon nel celebre film Barry Lyndon, del 1975. Tra crinoline settecentesche ed estenuanti ore di trucco, è la consacrazione come attrice. Per incoraggiarla, il regista della pellicola, Stanley Kubrick, le dice: “Nessuno, in tutta la tua vita, ti raffigurerà così bella”.
Negli anni Settanta la Berenson diviene famosa grazie ad un nuovo soprannome: “The Queen of the Scene”. Un po’ come il prezzemolo, la Berenson è ovunque, sempre nel posto giusto e al momento giusto, regina della vita notturna e dei nightclub, onnipresente in ogni occasione mondana, seguita da uno stuolo di corteggiatori. Ma non ci sono solo lustrini e paillettes nella sua vita: dietro agli abiti da sera e alle ciglia finte c’è una profonda introspezione. La meditazione cambia la sua vita, come lei stessa dichiara. Si avvicina alla spiritualità nel 1968, quando i viaggi in India divennero l’ultimo fashion trend per celebrities annoiate: dai Beatles a Mia Farrow fino ai Beach Boys, il viaggio in India era l’ultima moda dei protagonisti del jet set. E Marisa Berenson non poteva certo mancare. Di quel viaggio alle pendici dell’Himalaya la diva ricorderà la sua amicizia con George Harrison e Ringo Starr, con i quali trascorreva le giornate in meditazione e le notti seduti per terra a suonare la chitarra.
La modella indossa collier Bulgari in una foto di Gianni Turillazzi, settembre 1970 –Condé Nast Archive/CorbisMarisa Berenson a Capri, in una celebre foto di Slim Aarons, settembre 1968Marisa Berenson immortalata da Arnaud de Rosnay per Lui Magazine, gennaio 1971Marisa Berenson in una foto di Andy Warhol, anni SettantaMarisa Berenson è una delle più grandi icone di stile viventi (Foto Getty Images)
Marisa Berenson in Ungaro Couture, foto di Jean-Marie Périer, 1995
La vita privata di Marisa Berenson è ricca di liaison e corteggiamenti da film: nei primi anni Settanta fu la compagna del barone David René de Rothschild. Celebre la sua relazione con il collega, il bellissimo ed efebico attore Helmut Berger. Lei ed Helmut sono la coppia ideale: bellissimi e fotogenici. Luchino Visconti li incitava a sposarsi, come lei stessa racconta nell’autobiografia Momenti intimi, pubblicata nel 2010 da Barbès editore.
Il suo primo marito fu James Randall, detto Jim, sposato a Beverly Hills nel 1976, da cui divorziò due anni più tardi. Il matrimonio fu regale, l’abito era firmato Valentino e lo stesso stilista si aggirava per casa per dare gli ultimi colpi di ferro da stiro al vestito mentre l’altro inseparabile amico Andy Warhol era intento a fotografare i preparativi delle nozze. Dal matrimonio nel 1977 nacque una figlia, Starlite Melody Randall. Il secondo matrimonio nasconde retroscena dal sapore cinematografico: se in genere le donne ricevono rose rosse, Marisa Berenson ricevette dall’avvocato Aaron Richard Golub due immensi camion per traslocare da Los Angeles a New York, dove lui abitava. Il matrimonio tra i due venne celebrato nel 1982, mentre nel 1987 i due divorziarono.
Marisa Berenson è nata a New York il 15 febbraio 1947Quando Marisa Berenson era ancora in fasce ottenne la prima cover per Vogue AmericaLa classe di Marisa Berenson (Foto Vogue)
Marisa Berenson nel 1973 (Foto di Tony Kent per Vogue Paris)
A New York Marisa Berenson diviene musa ed intima amica di Andy Warhol e Truman Capote, collega di Liza Minelli, con la quale recita in Cabaret, cognata di Anthony Perkins, che sposa sua sorella Berry. Dopo un breve periodo lontano dai riflettori, riprende a recitare: la ritroviamo nell’indimenticabile spaccato di vita mondana Via Montenapoleone, ma anche in pellicole impegnate, diretta da maestri del calibro di Clint Eastwood. Nel 2001 il debutto a Broadway, mentre tra i suoi ultimi film spicca Io sono l’amore, di Luca Guadagnino, e Matrimoni e altri disastri.
Foto di Patrick LichfieldMarisa Berenson in una foto di Arnaud de Rosnay, anni SessantaMarisa Berenson negli anni Sessanta, foto di Jeanloup SieffSu Vogue Italia 2001, foto di Steven Meisel
Marisa Berenson immortalata da Robert Mapplethorpe, 1983
La sua vita ha visto anche momenti molto difficili, come l’incidente automobilistico avvenuto in Brasile in cui la diva è rimasta coinvolta, che le ha sfregiato la parte sinistra del viso. Ma quello che poteva essere un dramma irreparabile, per Marisa Berenson, ha visto invece un lieto fine: l’ex top model è stata infatti una peziente di Ivo Pitanguy, pioniere della chirurgia estetica, che le ha ridato la bellezza. Un’altra tragedia invece ha scosso la sua vita, stavolta senza il lieto fine: l’amata sorella Berry ha perso la vita l’11 settembre 2001, a bordo dell’aereo che da Boston si è schiantato contro la Torre Nord. Lei stessa invece si trovava in volo da Parigi a New York. Una perdita che l’ha aiutata a riscoprire la fede, come raccontato dalla stessa Berenson nella sua autobiografia. Un anello appartenuto a Berry verrà ritrovato a Ground Zero un anno dopo la tragedia.
(Foto cover Irving Penn per Vogue, settembre 1967)
Un’espressività rara, uno sguardo tagliente e una fotogenia unica: sono questi gli ingredienti che hanno aiutato Vittoria Ceretti ad imporsi nel fashion system come uno dei volti più ricercati. Protagonista assoluta delle fashion week, da Milano a Parigi, la giovanissima modella ha già all’attivo una carriera di tutto rispetto. L’abbiamo vista solo pochi giorni fa calcare i défilé più prestigiosi della Paris Fashion Week, dove la baby modella ha sfilato, tra gli altri, per Chanel.
Classe 1998, Vittoria Ceretti è italianissima, nata e cresciuta in quel di Brescia. A differenza di molte sue coetanee, la bella Vittoria non sogna di fare la modella. Decide di partecipare al famoso concorso organizzato annualmente dall’Elite Model Look un po’ per gioco. Certo, le caratteristiche per divenire una top model Vittoria le aveva tutte: 1,76 cm di altezza e misure perfette, e poi quel viso pulito e versatile, che la rende camaleontica come solo le vere top sanno essere. Vittoria vince il concorso: è il 2012 ed ha appena 14 anni quando inizia a calcare le passerelle più famose, da Valentino a La Perla, da Roberto Cavalli a Kenzo, fino a Giorgio Armani e Dolce & Gabbana.
Mora, occhi verdi e bellezza disarmante, è Missoni ad intuire per primo le potenzialità di quel volto, volendola per un servizio fotografico. Inoltre la sua bellezza incanta Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che scelgono il suo volto per la loro linea di make up oltre che per la campagna pubblicitaria in cui la baby modella compare accanto ad icone del calibro di Bianca Balti. In brevissimo tempo Vittoria Ceretti conquista copertine e contratti, divenendo il volto di maison quali Dolce & Gabbana, Emporio Armani e Giorgio Armani.
Vittoria Ceretti è rappresentata dall’agenzia Elite Model LookFoto di Daniela LosiniVittoria Ceretti in una foto di Federico de Angelis per Marie Claire Kuwait & Arabia, luglio 2014Vittoria Ceretti in passerella per Dolce & Gabbana, foto Getty Images
Vittoria Ceretti ritratta da Ellen von Unwerth per Harper’s Bazaar UK, aprile 2016
Apparsa su magazine del calibro di Vanity Fair, Harper’s Bazaar e Amica —solo per citarne alcuni— la baby modella ha un fascino particolare, che unisce il suo sorriso fresco e spontaneo ad un volto capace di emanare da un momento all’altro il sex appeal di una diva. Vittoria Ceretti si è dichiarata più volte ammiratrice della più matura collega Mariacarla Boscono. Nonostante la giovane età, la bella Ceretti ha già posato per l’obiettivo di fotografi del calibro di Ellen von Unwerth. Famosa è la sua professionalità, come anche il suo stile minimal-chic, che l’ha resa anche un’icona dello street style. The next big thing della moda parla ancora una volta italiano.