SNOB e Bentley Milano hanno ufficializzato una partnership che dura dalla prima uscita del nuovo magazine lifestyle, che ha appena annunciato la distribuzione internazionale (Europa, Italia, Usa, Asia, Giappone).
Un progetto nato sulle basi di un comune denominatore, la cultura come crescita sociale. SNOB, che si pone come obiettivo primario l’approfondimento culturale, media partner di Bentley Milano, sposa perfettamente le tematiche di cui il grande brand britannico si fa portavoce, eleganza, stile, classe, originalità, e non ultimo eco-sostenibilità, inserendo nel gruppo la nuova rivoluzione elettrica per un futuro di lusso a basso impatto ambientale.
Con una bellissima Bentayga EWB, Bentley Milano, partner ufficiale di SNOB durante l’Exclusive Party 2023, ha accompagnato i vip all’evento. Bentley Bentayga EWB è il lussuoso e potente SUV del marchio d’auto diventato esclusivo simbolo di trasporto della casa reale inglese e brandizzato SNOB per l’occasione speciale. Durante la Milan Fashion Week, ha scelto come volto rappresentativo il Direttore Responsabile di SNOB, Miriam De Nicolò, che ha raccontato la settimana più attesa dell’anno su di una Unifying Spur, l’opera d’arte a quattro ruote frutto del Bentley Design Team, che veste i nove colori della bandiera Progress con le parole “Love is Love”. Anche qui si intrecciano moda, arte, automotive e parola, all’insegna di uno storytelling che SNOB e Bentley Milano porteranno avanti con una forte visione comune.
“Siamo felici sia nata una così importante collaborazione con Bentley Milano perchè crediamo nell’unione delle forze e delle grandi idee e Bentley Milano è da sempre sinonimo di credibilità, autenticità e integrità. Insieme a Valeria Tommaso, Marketing Manager di Bentley Milano stiamo programmando degli eventi futuri che metteranno in risalto quelle che sono le forze dei due brand. Ci auguriamo che forti princìpi e grande impegno comune, possano raccontare quello che non è solo un’auto e non è solo un progetto editoriale, ma visioni imprenditoriali che mirano a portare per il mondo la profondità della bellezza.” – Miriam De Nicolo’
UNIQLO lancia la collezione “Chainsaw Man x Kosuke Kawamura UT”
Design originali esclusivamente per UT che fondono il mondo di Chainsaw Mancon il talento creativo di Kosuke Kawamura
Il retailer globale di abbigliamento UNIQLO annuncia oggi il lancio venerdì 25 agosto della collezione “Chainsaw Man x Kosuke Kawamura” dal suo brand di t-shirt grafiche UT (T-shirt UNIQLO).
Chainsaw Man è un anime TV prodotto da MAPPA, basato sulla serie manga di Tatsuki Fujimoto. La storia descrive le battaglie di Denji, un ragazzo Devil Hunter, che mentre sta morendo fa un patto con il “Chainsaw Devil” e viene resuscitato come Chainsaw Man. L’anime ha riscosso subito un immediato successo dopo la messa in onda. Questa collezione speciale, in collaborazione con l’artista di collage Kosuke Kawamura, ricostruisce in modo dinamico ed elaborato il mondo dell’anime. Una limited edition con una nuova interpretazione del mondo di Chainsaw Man.
Questa collezione UT di design originali unisce Chainsaw Man, un potente eroe che brandisce una motosega mentre affronta i nemici, con lo stile inconfondibile di Kawamura.
La linea di T-shirt è composta da nove modelli. Per i progetti grafici, Kawamura prende i disegni e le scene dell’anime originale dando loro una nuova espressione usando la sua arte distintiva attraverso lo stile collage. Inoltre, sia la maglietta a maniche corte che quella a maniche lunghe hanno una silhouette oversize in stile street fashion sviluppata congiuntamente da Kawamura e UNIQLO.
Kosuke Kawamura ha dichiarato: “Ho utilizzato molte delle illustrazioni e delle scene dell’anime originale per questa collezione. Grazie ai disegni molto dettagliati, è stato facile ampliare il materiale di progettazione, provando anche vari stili e metodi di collage. Il mio obiettivo era quello di creare modelli che i fan di lunga data di Chainsaw Man potessero apprezzare come qualcosa di leggermente diverso e che anche le persone che non hanno familiarità con l’anime avrebbero voluto indossare”.
Con l’estate e il suo tripudio di luce e colori, U.S. Polo Assn., il marchio del doppio cavallo, è pronto a tuffarsi in un mare frizzante e vitaminico con una collezione di borse glamour dalle palette vivaci e vibranti. Celebre per la sua ispirazione ai valori e alla classe del polo, oltre che per l’attenta ricerca dei materiali e scrupolosa cura dei dettagli, il brand ha fatto del vincente connubio tra sport ed eleganza il proprio tratto distintivo. Tale filosofia prende così forma in modelli di borse e accessori dallo stile casual chic, sempre riconoscibili dall’inconfondibile American Style del marchio.
Bella Vista Polo Club | Santa Barbara, California | November 2022 | Laydown photography of product on location. Featuring handbags. (USAGE: FULL GLOBAL RIGHTS ACROSS ALL PLATFORMS, IN PERPETUITY)
Bella Vista Polo Club | Santa Barbara, California | November 2022 | Laydown photography of product on location. Featuring handbags. (USAGE: FULL GLOBAL RIGHTS ACROSS ALL PLATFORMS, IN PERPETUITY)
Carpenteria Beach | Santa Barbara, California | November 2022 | Lifestyle photography of female model(s) on the beach. Featuring handbag. (USAGE: FULL GLOBAL RIGHTS ACROSS ALL PLATFORMS, EXPIRES 02/15/2025)
Carpenteria Beach | Santa Barbara, California | November 2022 | Lifestyle photography of female model(s) on the beach. Featuring handbag. (USAGE: FULL GLOBAL RIGHTS ACROSS ALL PLATFORMS, EXPIRES 02/15/2025)
Carpenteria Beach | Santa Barbara, California | November 2022 | Lifestyle photography of female model(s) on the beach. Featuring handbag. (USAGE: FULL GLOBAL RIGHTS ACROSS ALL PLATFORMS, EXPIRES 02/15/2025)
Carpenteria Beach | Santa Barbara, California | November 2022 | Lifestyle photography of female model(s) on the beach. Featuring handbag. (USAGE: FULL GLOBAL RIGHTS ACROSS ALL PLATFORMS, EXPIRES 02/15/2025)
Carpenteria Beach | Santa Barbara, California | November 2022 | Lifestyle photography of female model(s) on the beach. Featuring handbag. (USAGE: FULL GLOBAL RIGHTS ACROSS ALL PLATFORMS, EXPIRES 02/15/2025)
Carpenteria Beach | Santa Barbara, California | November 2022 | Lifestyle photography of female model(s) on the beach. Featuring handbag. (USAGE: FULL GLOBAL RIGHTS ACROSS ALL PLATFORMS, EXPIRES 02/15/2025)
Carpenteria Beach | Santa Barbara, California | November 2022 | Lifestyle photography of female model(s) on the beach. Featuring handbag. (USAGE: FULL GLOBAL RIGHTS ACROSS ALL PLATFORMS, EXPIRES 02/15/2025)
Carpenteria Beach | Santa Barbara, California | November 2022 | Lifestyle photography of female model(s) on the beach. Featuring handbag. (USAGE: FULL GLOBAL RIGHTS ACROSS ALL PLATFORMS, EXPIRES 02/15/2025)
Carpenteria Beach | Santa Barbara, California | November 2022 | Lifestyle photography of female model(s) on the beach. Featuring handbag. (USAGE: FULL GLOBAL RIGHTS ACROSS ALL PLATFORMS, EXPIRES 02/15/2025)
Colore e tendenza si riflettono nella lineaSpringfieldche, con le sue borse pratiche, versatili e leggere, sarà la protagonista indiscussa di questa stagione. Modelli in nylon con l’iconico logo ricamato spaziano da shopper e tracolle per la vita in città a trendy marsupi per le passeggiate fino a zainetti e borsoni per le uscite fuori porta dalla spiaggia alla montagna.
Grazie alle palette irresistibili del turchese e del fucsia, oltre alle note istituzionali del nero, beige e blu, fino alla brillantezza del verde, la linea Springfield è una tavolozza di colori variopinta che renderà l’estate un trionfo di briosa energia.
Nel celebrare la Giornata Mondiale del Mediterraneo, il progetto di Gin Mare dedicato alla sostenibilitàcontinua il suo viaggio nelle destinazioni tra le più iconiche del nostro mare
1° giugno – 30 settembre 2023
Mentre si celebra la giornata internazionale del “Mare Nostrum”, istituita per accrescere la consapevolezza sullo stato di salute del Mare Mediterraneo e ricordarci quanto sia fondamentale proteggerlo e salvaguardarlo, Gin Mare, il primo gin che ha racchiuso il sapore della mediterraneità nella sua bottiglia, prosegue il viaggiosulla rotta della sostenibilità.
Partita a inizio giugno e in calendario fino alla fine di settembre, la nuova edizione diMare Mio by Gin Mare, il progetto di pulizia delle acque del mare che il brand dedica alla salvaguardia del mediterraneo.
Avviato nel 2021 a Capri, il progetto – giunto alla sua terza edizione -si rinnovaampliandosie approdando in nuove località iconiche della Mediterraneità. Un’azione concretain cui i marinai del team di Gin Mare setacceranno le acque per recuperare plastiche e scarti galleggianti che infestano le acque dei nostri mari.
Gin Mare porta su nuovi lidi i valori dell’ospitalità, della condivisione e della sostenibilità e sceglie di impegnarsi in maniera concreta e trasparente nella salvaguardia del Mediterraneo, a cui deve la sua essenza.
Mare Mio by Gin Mare: le rotte partono dalla baia di Camogli e Portofino nel Golfo del Tigullio, passando per Porto Ercole all’Argentario per poi dirigersi a sud nell’Isola di Capri e infine approdare a Pantelleria, la perla nera del Mediterraneo. Luoghi che rappresentano al meglio la Med Attitude: il DNA del brand che fa della Mediterraneità non un semplice luogo ma un vero e proprio stile di vita,
Il progetto si avvale della collaborazione con MareVivo – l’associazione nazionale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente, con più di 30 anni di esperienza nella tutela dei mari e delle sue risorse – che analizza e cataloga i rifiuti raccolti attraverso la sua rete di volontari. Un sodalizio importante che, solo nell’estate 2022 a Capri, ha permesso di certificare il recupero dalle acque di oltre 600kg di micro rifiuti galleggianti in plastica come tappi e cannucce che infestano grotte e scogliere.
Quest’anno l’attività si è ancora più strutturata prevedendo oltre 140 uscite in mare su imbarcazioni tipiche delle località coinvolte, personalizzate Gin Mare. Un progetto che ha anche l’obiettivo di sensibilizzaree educare sia gli abitanti del luogo che i turisti sull’importanza della salvaguardia e valorizzazione delle coste del Bel Paese, perché è dai piccoli passi che si attuano grandi cambiamenti.
La rotta di Mare Mio by Gin Mare verrà supportata da una intensa attività di comunicazione: una Call to Action animerà i canali social e la community digitale di Gin Mare, per coinvolgere il pubblico ad unirsi al progetto.
Un invito a disconnettersi dalla vita frenetica e riconnettersi con la natura, godendo del paesaggio che ci circonda abbracciando i principi della Mediterraneità.
Segui il viaggio di Gin Mare sulla rotta della sostenibilità: sostieni il progetto e promuovilo insieme a noi #MareMiobyGinMare
Il progetto “Dal piatto al bicchiere” di tre cugini aretini trasforma i piatti tipici regionali in forma liquida. Lancio il 14 luglio all’Helvetia & Bristol di Firenze.
Trasformare i piatti tipici della tradizione toscana in forma liquida, dalla ribollita alla panzanella, creando dei gin dal sapore unico. E’ il progetto “Dal Piatto al Bicchiere” ideato da tre giovani cugini aretini – Stefano Del Pianta, Leonardo Del Mecio e Tommaso Picchioni – con la passione per il mondo della distillazione. E così, nella regione in cui si raccoglie il ginepro di alta qualità alla base di almeno la metà del gin premium mondiali, debutta una collezione di bottiglie che omaggia le tipicità gastronomiche made in Tuscany, con l’obiettivo di far assaporare profumi e sapori che raccontano la Toscana in un modo decisamente fuori dagli schemi, partendo proprio dagli ingredienti del territorio. “Dal Piatto al Bicchiere” diventa così un invito a scoprire una nuova modalità di concepire gli spirits, dove tradizione, contemporaneità e sostenibilità si fondono per creare quattro declinazioni di gin. Insieme a botaniche come ginepro, coriandolo e angelica, di volta in volta trovano spazio gli ingredienti solitamente utilizzati in cucina, come le verdure rigorosamente fresche.
C’è il “Panmòllo 1912”, un cold compound ispirato alla pappa al pomodoro e realizzato a partire da una singola macerazione a freddo di tutti gli ingredienti (inclusi pane artigianale toscano gluten-free, pomodoro, carote, sedano, aglio, basilico, foglie d’ulivo e pepe nero) ad eccezione dell’acqua di mare che dona la giusta sapidità presente nella ricetta originale del piatto. Oppure il “Ribolgin” che richiama la ribollita, la tradizionale zuppa invernale a base di bietole, sedano, fagioli cannellini, foglie d’ulivo, cipolla, aglio, salvia, rosmarino, pepe nero e timo. Anche qui, la sapidità è data da una parte di acqua marina. Discorso simile per il “Panzagin” ispirato a un piatto fresco e vegetariano come la panzanella, in cui sono presenti gli ingredienti caratteristici, dal pane al pomodoro, dal basilico al cetriolo fino alla cipolla. Sul fronte del fine pasto, invece, ecco il “Ginsanto e cantucci”, un Old Tom che rimanda al dolce tipico di cantucci e vinsanto: qui le note dolci del miele artigianale contrastano con la sapidità dell’acqua di mare, mentre il bouquet è formato da cantucci artigianali gluten free, mandorle, vaniglia, uva sultanina, scorza d’arancia, albicocca secca, fiori di zagara e vinsanto
E non è tutto: la toscanità alla base del progetto “Dal piatto al bicchiere” si ritrova anche nei due premiscelati di vermouth e bitter, utili sia da assaggiare in purezza che per provare un Negroni tutto toscano, e realizzati con una cura particolare al packaging e alla sostenibilità. Si tratta del liquore “Due terzi rosso”, una combinazione di vermouth emiliano affinato in legno e bitter rosso dove note erbacee e amaricanti si fondono per regalare al palato un sapore intenso, e del “Due terzi bianco” (vermouth e bitter bianco) in cui invece prevalgono note fruttate ed erbacee.
“Abbiamo scelto di creare questa linea perché siamo da sempre appassionati di spirits – spiegano i tre – e veniamo da famiglie in cui la cucina e la cura della terra hanno sempre avuto un ruolo importante. Abbiamo immaginato come i piatti della tradizione toscana, protagonisti di tanti pranzi domenicali in famiglia potessero trasformarsi in forma liquida, raccontando i ricordi di nonno Nelusco, che ha fatto del miele e dell’olio Evo una passione, di nonna Alfa e Lisa che ci hanno insegnato che la cucina è prima di tutto un atto di amore”.
Il lancio ufficiale dei gin che compongono “Dal piatto al bicchiere” si terrà venerdì 14 luglio al Winter garden dell’hotel Helvetia & Bristol a Firenze (via dei Pescioni, 2) dove dalle 18 alle 20.30 sarà possibile assaggiare in anteprima le quattro novità, nel corso di un esclusivo aperitivo con drink list.
PHOTOGRAPHY OLIVIERO TOSCANI Text Federico Vacalebre Fashion Editor Tommaso Basilio
A metà anni Novanta cercavo di definire in qualche modo la nuova canzone popolare che impazzava a Napoli, tra radio e tv di quartiere. Su un saggio di Peppe Aiello trovai la parola «neomelodico», me ne appropriai, la iniziai ad usare per raccontare del mucchio selvaggio che impazzava in quel momento: Gigi D’Alessio, Franco Ricciardi, Tommy Riccio, Maria Nazionale, Ciro Ricci, Ida Rendano, Stefania Lay, Luciano Caldore, Lello D’Onofrio… Ogni giorno usciva una nuova star del “basso” accanto, si moltiplicavano i sottogeneri, le sottodefinizioni.
Nel 1999, per iniziare il primo libro mai scritto sul fenomeno, usavo queste parole: «Neomelodico. Do you know what I mean? Sai che voglio dicere? Neomelodico spiega poco, comporta il concetto di uno stile veteromelodico da distinguere da quello neomelodico, è una definizione come le altre… assunta per descrivere un complesso e stratificato fenomeno subculturale napoletano, arrivato negli ultimi anni anche sotto il cono di luce dei mass media nazionali, alla ricerca di una propaggine verace delle tendenze neoromantiche di stampo internazionale. Comunque ricordiamolo: parlare di musica è come ballare l’architettura».
Il discorso regge ancora: vent’anni, e passa, dopo, Gigi D’Alessio è una star nazionale, Franco Ricciardi fa sold out allo stadio Diego Armando Maradona mentre nuove stelline e divette impazzano sui social, insieme attratti e respinti dal movimento. Per qualcuno, anche per mezza Napoli, sono volgari, brutti, sporchi e cattivi, quando non collusi con la camorra. Per qualcun altro, mezza Napoli compresa, sono la colonna sonora preferita della giornata, un fenomeno antico e moderno, frutto di una globalizzazione che ha travolto la melodia classica partenopea come il raï ha fatto con quella maghrebina.
Musica etnica, dunque? Anche. Musica urban, come suggeriscono le sempre più spinte contaminazioni con i suoni rap, reggaeton, elettronici? Certo. Glocal pop? Ma anche sintomo di un cambiamento profondo di normalizzazione (sotto)culturale. In una famosa intervista ad Antonio Ghirelli Pasolini vaticinava di una Napoli destinata ad estinguersi, come certe tribù Tuareg, per la sua volontà ostinata e contraria, anti-storica, resistente, cazzimmosa. Le feste di nozze, ma non solo, che un programma come «Il castello delle cerimonie» porta in tutto il mondo mostrano da un lato quella resilienza, dall’altro l’adeguamento agli stilemi più kitsch del mainstream internazionale, la superfetazione del trash, dell’estetica dell’inorganico.
Gli eredi di Nino D’Angelo, di Gigi Finizio, di Patrizio (ex bambino prodigio morto di overdose di eroina) cantavano una Napoli che era difficile farsi piacere, che viveva sul crinale del malaffare. Ogni canzonetta, anche quella sulla più innocua storia d’amore, lasciava tracce di un disagio profondo, feroce. Mamme di quindici anni, maschi-padroni, vite di strada, corna, sesso veloce e senza precauzioni, tradimenti, auguri per una «presta libertà» appartengono alle cronache di ordinaria marginalità di una città passata dal rinascimento bassoliniano al rimorimento successivo, come nella condanna vichiana dei corsi e ricorsi storici. Il successo di D’Alessio ha spinto i suoi emuli a cantare in italiano, ad annacquare melodie e testi, a confondersi con l’«intronata routine del cantar leggero» (copyright Pasquale Panella per Lucio Battisti). Ma non tutti sono D’Alessio, anzi, lo sdoganamento nazionale non è arrivato, il mercato, che si era fatto fiorente ha vissuto con l’arrivo del nuovo millennio una crisi di identità: il sogno era Sanremo, non più la Piedigrotta.
Dopo Gianni Fiorellino sono arrivati Rosario Miraggio, Gianluca Capozzi, e poi ancora Alessio, Tony Colombo, Marco Calone ed altri si sono fatti largo, tra canzoni e storie kitsch da raccontare in tv. Hanno conquistato la periferia romana, sfondato in Puglia, in Sicilia, a Modena, a Milano… Mentre a Napoli l’emergente generazione postmelò trovava nel web il sostituto di radio e tv locali, ormai in debito di ossigeno, e nelle sonorità emergenti della trap e del reggaeton pane per i propri denti. Un’alleanza post femminista metteva insieme una protagonista della prima ora come Stefania Lay con le nuove star Giusy Attanasio e Nancy Coppola, mentre dietro le regine storiche Maria Nazionale e Ida Rendano spuntava il sex appeal di Marika Cecere. Mentre Francesco Merola manteneva in vita la tradizione melodica di papà Mario Ivan Granatino e i Desideri cercavano di uscire dal ghetto neomelodico, di parlare ad un pubblico più ampio, senza rinnegare, per quanto possibile, le proprie origini.
Tra radici e ali, identità e omologazione, il discorso è aperto e la domanda resta la stessa dell’inizio. Postmelodico. Do you know what I mean? Lo sai che voglio dicere?
La canzone neomelodica, neoromantica, postmelodica, postromantica, urbaneomelò o chiamatela come volete, è canzone verace d’amore per antonomasia. Ma che cosa è l’amore, e che cos’è l’odio? E chi amare e chi odiare nella Napoli in pieno hype del momento? Lo abbiamo chiesto ai magnifici otto ritratti da Oliviero Toscano in una Napoli mai stata di moda come adesso.
IDA RENDANO
Dress Lea Damiano Hair Lorena Sazio Make up Raffaella Pezzella
Ida Rendano è, con Maria Nazionale, la reginetta della canzone neomelodica sin dal primo momento, dagli anni Novanta. Ha cinquant’anni, ma non li dimostra, anzi. È napoletana del quartiere di San Giovanni a Carbonara, è cresciuta nel rione Miracoli ed oggi vive a piazza Cavour. Ha iniziato ragazzina, incidendo il primo disco a 7 anni. Le hanno dato una mano i duetti con Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio, ma anche i testi di Salvatore Palomba e Peppe Lanzetta. Ha cantato con i 24 Grana, recitato Viviani in teatro, scritto un’autobiografia…
Cos’è per te l’amore? E chi/cosa ami di più?
«Sono fatta d’amore, che è sicurezza, fiducia e stabilità per l’anima, tutte cose che cerco sempre di dare a mia figlia, a mia madre ed a mio padre: mia figlia perché è stato il dono più bello che abbia mai avuto, mamma perché mi ha fatto nascere, papà perché mi ha trasmesso l’ amore per la musica. E poi amo gli abiti glamour, il trucco, le scarpe esagerate, mi piace sentirmi femmina».
E cos’è per te l’odio? E chi/cosa odi di più?
«L’odio è la mia risposta al male che ricevo, alla falsità, all’invidia, al perseverare nell’errore. Errare è umano, continuare in quella direzione diabolico».
FRANCESCO MEROLA
52 anni, napoletano, residente a Calvizzano. «L’unico Merolone in una selva di merolini», diceva di lui papà Mario, pensando ai possibili eredi canori. Francesco ha la sua voce scura e verace, il suo portamento ed è stato svezzato con le canzoni di Bovio e quelle di giacca. Ha duettato con il padre, con Gigi D’Alessio, con Valentina Stella. Ha riportato a teatro la sceneggiata ed ha organizzato una crociera nel nome di Mario Merola: a bordo, tutto, dal menù alle canzoni, dai talk show alla passione per il gioco d’azzardo, riporta al culto verace del genitore.
Che cos’è l’amore per te? E chi/cosa ami di più?
«L’amore è mia mamma che mi riporta sempre nella casa di Portici. E lì l’amore è naturalmente papà: tutto intorno mi parla di lui, mi ricorda lui, ammesso e non concesso che me ne dimentichi per un attimo. Amo la mia famiglia, mia moglie Marianna, la musica, la canzone napoletana, quella classica ma anche quella moderna, a cui cerco di contribuire quando trovo un pezzo adatto: faccio un mestiere che mi piace, sono un privilegiato».
E che cos’è l’odio per te? E chi/cosa odi di più?
«Non odio nessuno, o quantomeno mi sforzo di non odiare nessuno, di non trasformare la rabbia per chi ci vuole o ci fa male, per chi non ci considera come meritiamo, in qualcosa di più profondo, pericoloso, violento. Nella sceneggiata sono abituato a mettere in scena l’odio, ma l’ho cancellato dalla mia vita».
GIANNI FIORELLINO
Quarant’anni, di Mugnano, ha vissuto a Giugliano ed ora abita a Portici. Sta girando un docufilm sulla sua vita e carriera, con particolare attenzione alla periferia/provincia napoletana in cui è cresciuto, fiero che vi siano nati anche talenti come Giambattista Basile e Sergio Bruni. Ha iniziato a cantare a 9 anni, è stato Masaniello in un musical e due volte a Sanremo cantando in italiano e collezionando tra le Nuove Proposte un quarto ed un quinto posto, poi ha deciso di tornare al napoletano.
Che cos’è per te l’amore? E chi/cosa ami di più?
«L’amore è l’orologio buono del mondo, senza mi sentirei mancare ogni protezione, vivrei senza un rifugio. Amo mia moglie, i miei figli, naturalmente: solo loro la mia protezione ed il mio rifugio. Poi il mio cane: non mi ha mai tradito, anche se non vive più con me. E il mio pianoforte: mi ha indicato la strada, mi salva quando mi perdo, mi esalta quando mi ritrovo».
E cos’è per te l’odio? E chi/che cosa odi di più?
«L’odio è la peggiore attività dell’uomo. Genera violenza, frustrazioni, cattiverie, malvagità, vendetta, violenza, guerra addirittura. Io detesto tanti, ma non li odio, pur non sapendo porgere l’altra guancia. Odierei me stesso se provassi odio per qualcuno, anche se può sembrare un controsenso».
MARCO CALONE
28 anni, è nato a Pozzuoli e vive a Caserta. Tra i giovani che contano della nidiata postmelodica, ha duettato con Guè in «Tu si’ particolare» ed un suo pezzo del 2020, «T’aggio purtato ‘na rosa», è entrato nel circuito indie grazie alla cover incisa, durante la clausura da pandemia, da Roberto Colella, leader della band La Maschera, che l’ha sdoganato presso un nuovo pubblico.
Che cos’è per te l’amore? Chi/cosa ami di più?
«L’amore per me è vedere la serenità negli occhi di mia madre. Mi stanno a cuore gli amici, Carlos, ovvero il mio figlio peloso a quattro zampe, e la musica: senza di lei non potrei vivere».
E cos’è l’odio per te? E chi/che cosa odi?
«Odio la falsità, che ho compreso strada facendo. La popolarità che ho conquistato non ha cambiato me, ma chi mi stava intorno, per fortuna non ha intaccato le mie amicizie storiche. Odio l’ipocrisia, l’invidia, l’opportunismo. E alcune persone che incarnano questi difetti alla perfezione».
MARIKA CECERE
Ventisei anni, napoletana della Sanità, sex symbol postmelò, appartiene a quella nuova generazione esplosa in rete, attentissima alla comunicazione sociale, quasi una local influnecer.
Che cos’è per te l’amore? Chi/cosa ami di più
«L’amore è bene puro, è il trasporto per la famiglia, è il desiderio del partner, è l’affetto per gli amici. È rispetto, soprattutto. Mia madre, mio padre e mia sorella sono le persone fondamentali nella mia vita, nella mia personale classifica subito dopo metterei la musica, il palco ed il pubblico».
E cos’è l’odio per te? E chi/cosa odi di più?
«La miglior risposta ad un brutto comportamento sarebbe un sorriso. Da buona napoletana questa sono io. Buona, educata, ma non mi faccio passare la mosca sotto il naso e se devo reagire, alla fine reagisco. E inizio a odiare le persone cattive, non solo con me, non sopporto le ingiustizie».
I DESIDERI
Salvatore e Giuliano Desideri hanno rispettivamente 26 anni e 25 anni e sono nati a Marcianise, in provincia di Caserta, dove vivono. Figli d’arte, il papà è Nico, cantante veteromelodico, sono stati lanciati da una collaborazione con Clementino, hanno provato la strada di Sanremo Giovani e visto crescere le loro visualizzazioni sulla strada di un pop sempre più urban. Il prossimo album sarà quello con cui proveranno a conquistare il mercato nazionale.
Che cos’è per voi l’amore? E chi/cosa amate di più?
«È il motore della vita, ciò che ci spinge ad affrontare tutto. Non importa se sia amore per un uomo o una donna, per la famiglia, per le amicizie, per gli animali. Non esiste vita senza amore. Siamo fratelli e compagni di lavoro, l’amore ci cementa e anche per questo le nostre canzoni hanno un sapore speciale. Amiamo nostra sorella, mamma, papà: la famiglia è il luogo dove cerchi conforto quando le cose non vanno bene».
E cos’è l’odio per voi? E chi/cosa odiate?
«Sincerità, umiltà e generosità sono i tre valori nei quali ci rispecchiamo. Non riusciamo a proviamo odio anche se sappiamo che esiste, lo sentiamo anche attorno a noi. Se proprio dobbiamo chiudere i ponti con qualcuno usiamo l’arma dell’indifferenza».
IVAN GRANATINO
IVAN GRANATINO
Ivan Granatino ha 38 anni, è nato a Caserta e vissuto in provincia, tra Aversa e Trentola Ducenta, dove ora vive con la moglie ed i suoi due bambini. Nella sua produzione tiene insieme la temperie postmelo con rap, urban, pop, reggaeton. Visto a «The voice of Italy» ha collaborato con Clementino, Club Dogo, Luchè, Enzo Dong, Franco Ricciardi e Tullio de Piscopo, il suo ultimo singolo è un duetto con Pietra Montecorvino. Attore al cinema per i Manetti bros, presente nella colonna sonora di «Gomorra – La serie, ha milioni di visualizzazioni online. Tra i suoi pezzi anche una versione in napoletano di «Obsesion», hit latino degli Aventura.
Che cos’è per te l’amore? E chi/cosa ami di più?
«L’amore è il motore dell’esistenza. Nessuno può vivere senza amare o essere amato. E’ quel sentimento che fa passare ogni difficoltà e che aluta a fare ogni cosa con leggerezza. E. poi, l’amore è fondamentale nell’arte e nella musica per comporre. Il mio va innanzitutto alla mia famiglia, che mi regala radici e un porto sicuro».
« E cos’è per te l’odio? E chi/che cosa odi di più?
«Diciamo che è un sentimento troppo forte, che non conosco e non mi appartiene. Più che altro non sopporto i cliché, il pregiudizio e gli stereotipi, ma nulla di questo può spingermi ad odiare».
MASATOSHI UEDA, PROPRIETARIO DI SECONDA GENERAZIONE DEL RYOKAN ASEBINO NELLA PENISOLA DI IZU, RACCONTA LA NASCITA DELL’ALBERGO E LA SCELTA DI USARE I MOBILI RITZWELL PER RENDERE ANCORA PIÙ ELEGANTE E ACCOGLIENTE LO SPAZIO.
“Non c’è niente che apprezzi di più della natura rigogliosa di questo luogo. Anche i giorni di pioggia qui sono meravigliosi.”
Asebinoè un ryokan pensato per coppie che prende il nome dall’andromeda giapponese (Asebi in giapponese), una sempreverde originaria dell’Asia che cresce in questa zona fin dai tempi antichi e ha bellissimi fiori simili a quelli del mughetto, velenosi ma dai significati simbolici romantici. Ne crescono molte intorno alla struttura ma svetta tra tutte la pianta di fronte all’ingresso alta più di 5 metri. Il ryokan si trova all’incrocio di due torrenti sui monti Amagi nella penisola di Izu, famosa per le sue sorgenti termali, le splendide coste, l’entroterra montuoso e il clima mite, situata a circa 100 chilometri a sud-ovest di Tokyo.
“I miei genitori hanno fondato Sagasawakan”, racconta Masatoshi Ueda. “Un onsen (centro termale giapponese) a poca distanza da qui nel 1928 che fu purtroppo distrutto da un tifone trent’anni dopo. Mia madre scelse di ricostruirlo e per fortuna la sorgente termale continuò a scorrere quindi gli ospiti tornarono a sostenerci. Asebino aprì nel 2002 dove prima c’era un centro ricreativo aziendale che rilevammo per poter dare un’ospitalità diversa dai grandi gruppi accolti Sagasawakan e riservare un ambiente più intimo a chi viaggia in coppia.”
Un luogo magico dotato di acqua termale calda dove ascoltare il mormorio delle montagne, respirare il profumo dei fiori e godere dei colori della natura che mutano con l’alternarsi delle stagioni, per rivitalizzare corpo e mente. “Il nostro ryokan dispone di 18 camere, tutte dotate di vasca all’aperto affacciata sulla foresta. Per il progetto di Asebino ci siamo affidati a Mr. Suzuki di Ishii Architect & Associates, un designer specializzato in ryokan che conosco dai tempi di Sagasawakan. Sebbene questa locanda abbia la facciata di una tipica antica casa privata (Kominca in giapponese) volevamo creare un’atmosfera il più possibile moderna all’interno, utilizzando pareti di terra e legno di cedro di provenienza locale. Credo che il progetto sia venuto ancora meglio di quanto avessimo immaginato. Nonostante siano passati più di 20 anni dalla costruzione risulta ancora molto attuale.” Costruito su tre livelli sul pendio di una valle che circonda un ruscello di montagna è una struttura in perfetta armonia con la natura rigogliosa che la circonda in cui anche all’interno il protagonista assoluto è il paesaggio naturale che si scorge attraverso le grandi vetrate dell’ingresso.
“Quest’area, la hall, è il luogo in cui avviene il primo incontro tra noi e i nostri visitatori e tra loro e la struttura. L’ospite entra, si siede su una sedia e guarda il paesaggio. Se in quel momento riesce a percepire un relax assoluto si sentirà soddisfatto e completamente diverso.” Con questa sensazione in mente Mr. Suzuki ha proposto a Ueda i mobili Ritzwell.
“Tutto è molto coerente. Il tessuto del divano (LEEWISE EXCLUSIVE SOFA) è stato scelto dall’architetto per adattarsi allo spazio della lobby mentre la struttura ha un design in stile giapponese quindi si è integrato facilmente. I divani e le poltrone (RIVAGE EASY CHAIR) Ritzwell sono davvero molto comodi e credo che la loro introduzione abbia amplificato l’eleganza dell’intero spazio. È importante che i mobili evochino un’atmosfera rilassata. Le poltrone che avevamo in precedenza non trasmettevano le stesse vibrazioni e la loro sostituzione ha fatto una grande differenza. Dato che i nostri ospiti ci visitano con l’intenzione di trascorrere un periodo di relax, si potrebbe addirittura dire che i mobili Ritzwell svolgano il ruolo di un importante membro dello staff di Asebino. I mobili sembrano sorridere l’uno con l’altro, assaporando la brezza della valle mentre l’estate si avvicina”.
Sostenibilità e innovazione caratterizzano i nuovi Levi’s® 501®: a base vegetale, in misto canapa-cotone e circolari
In occasione del 150° anniversario dell’iconico jeans Levi’s® 501®, il brand presenta una nuova famiglia di 501®: un modello plant-based (ovvero a base vegetale), uno cimosato in misto canapa-cotone e uno circolare, risultato di design innovativo e tecnologie d’avanguardia applicati su un classico senza tempo, che guarda al futuro. Il 501® jeans plant-based è realizzato con almeno il 97% di materiali di origine vegetale, con cotone organico certificato, coloranti naturali, back patch a base vegetale e inchiostro ricavato dagli scarti del legno. Questo modello segna la strada al jeans del futuro, con materiali sintetici derivati da combustibili fossili ridotti al minimo e l’aumento della produzione di capi da risorse rinnovabili. È un’evoluzione derivata dall’innovazione del design perseguito dal brand che getta le basi su cui costruire i capi del futuro. “Realizzando jeans 501® da 150 anni, abbiamo l’opportunità e la responsabilità, come azienda, di interrogarci continuamente sul processo di produzione di questi jeans”, afferma Paul Dillinger, VP Design Innovation di Levi Strauss & Co. “Questi jeans sono il risultato delle nostre ricerche passate verso la circolarità e, allo stesso tempo, rappresentano il punto di partenza per le innovazioni future”.
Il denim dei jeans 501® plant-based è realizzato in cotone biologico certificato OCS (Organic Cotton Standard) al 100% e tinto con indaco vegetale prodotto dalla Stony Creek Colors. Il finissaggio si ispira alla tonalità d’archivio del Levi’s®X80. La back patch non è in pelle ma in MIRUM® di NFW, un materiale 100% biologico e plastic free che non genera scarti durante la produzione. La pocket bag interna è 100% cotone e stampata con BioBlack TX, un pigmento nero a base vegetale ricavato dagli scarti del legno e sviluppato da Nature Coatings. Anche etichette e cuciture sono in 100% cotone. Inoltre, grazie ai risultati raggiunti nella cotonizzazione della canapa con le sperimentazioni della linea Levi’s® WellThread™, il brand lancia anche un 501® jeans cimosato in misto canapa-cotone disponibile sia per uomo che per donna in diversi finissaggi, alcuni derivati da tinture naturali. Il tessuto cimosato di alta qualità si unisce alle fibre alternative messe a punto da WellThread™ negli ultimi anni.
Infine, sempre nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario del jeans Levi’s® 501®, viene presentato anche uno speciale 501® circolare, modello lanciato per la prima volta nel 2022. Questo jeans è realizzato con un mix di fibre di cotone organico Circulose®, viscosa ottenuta dall’azienda Renewcell a partire da denim riciclato e altri rifiuti tessili riducendo le risorse naturali e le sostanze chimiche utilizzate nel processo di produzione. Ogni singola fibra consente un riciclo efficiente al termine della vita del capo. Sostituendo le componenti normalmente realizzate con fibre sintetiche – come tasche, fili, etichette – con alternative in 100% cotone, Levi’s® ha eliminato gli elementi che disturberebbero il processo di recupero del cotone. Il risultato è un nuovo jeans fatto con vecchi jeans, progettato per essere riciclabile e trasformato di volta in volta. “Nel nostro lavoro di ricerca e sviluppo, ci sforziamo di migliorare le pratiche di design e di preservare le risorse ambientali in ogni modo possibile” afferma Una Murphy, Levi’s® Design Innovation Director. “Incorporando l’innovazione sostenibile in tutti i prodotti, impariamo cosa è possibile fare e come cercare di risolvere alcune delle più grandi sfide ambientali”.
IL BRAND LEVI’S® Il marchio Levi’s® incarna lo stile classico americano e la moda disinvolta. Dalla loro invenzione da parte di Levi Strauss & Co, nel 1873, i jeans Levi’s® sono diventati il capo d’abbigliamento più riconoscibile e imitato al mondo – catturando l’immaginazione e la lealtà delle persone per generazioni. Oggi, il portfolio del marchio Levi’s® continua a evolversi attraverso un implacabile spirito pionieristico e innovativo che non ha eguali nel settore dell’abbigliamento. La nostra gamma di jeanswear e accessori leader nel settore è disponibile in più di 110 Paesi, consentendo alle persone di tutto il mondo di esprimere il proprio stile personale. Per ulteriori informazioni sul marchio Levi’s®, i suoi prodotti e negozi visita levi.com.
LEVI STRAUSS & CO. LeviStrauss&Co.è una delle più grandi aziende di abbigliamento di marca al mondo, leader globale del jeanswear. L’azienda progetta e commercializza jeans, abbigliamento casual e accessori per uomo, donna e bambino con i marchi Levi’s®, Signature by Levi Strauss & Co.™, Denizen®, Dockers® e Beyond Yoga. I suoi prodotti sono venduti in oltre 110 Paesi in tutto il mondo attraverso catene di distribuzione, grandi magazzini, websites e un’impronta globale di circa 3.200 negozi al dettaglio e shop-in-shop.
Per ulteriori informazioni, visitare il sito http://levistrauss.com, mentre per le notizie e gli annunci finanziari visitare il sito to http://investors.levistrauss.com.
PHOTOGRAPHY Uli Weber STYLING Martina Riebeck ART DIRECTION Roberto Da Pozzo HAIR – MAKE UP Paolo Sfarra PHOTOGRAPHY ASSISTANTGiordano Nagro MODELS Kateryna Zub @ Thanks agency IMG models Thomas Barry Armstrong @ Thanks agency CastingMichele Bisceglia
Total look Dolce & Gabbana.
sx Dress n° 21 Gloves Sermoneta. dx Her dress Amen, blazer Corneliani, earrings Palmiero, stockings Wolford, sandals Evangelie Smyrniotaki for Sergio Rossi. Him total look Corneliani, shoes Gianvito Rossi. Him total look Corneliani. Her top Philosophy by Lorenzo Serafini, jewels Palmiero. Him Total look n° 21, shoes Gianvito Rossi. Her dress n° 21, earrings Palmiero, gloves Sermoneta, stockings Wolford, sandals Gianvito Rossi. Her dress Roberto Cavalli, earrings Palmiero, stockings Wolford. Him total look Tagliatore.Dress Alexander McQueen, jewels Palmiero.
ARZIGNANO: ANDREA BIANCONI DONA LA “POLTRONA DELLE IDEE” ALLA SUA CITTA’
L’opera diventa installazione permanente e simbolica della città natale dell’artista
L’assessore alla Cultura Giovanni Fracasso e il sindaco Alessia Bevilacqua: “E’ un onore poter avere l’opera più celebre dell’artista arzignanese Andrea Bianconi. Un concittadino che ha portato nel mondo il nome della nostra città ed un messaggio ‘Sit Down to Have an Idea’ creando un luogo di arte e pensiero in tantissimi luoghi, con un’opera diventata iconografica che è diventata anche progetto industriale e di marketing, entrando nella visione pop di Andy Warhol”
L’artista Andrea Bianconi dona alla sua città la poltrona d’autore “Sit Down to Have an Idea”. Da oggetto quotidiano utilizzato dall’artista nel suo studio, luogo di fondamentale ispirazione per la sua attività creativa, la “poltrona delle idee” diventerà monumento permanente ad Arzignano in provincia di Vicenza. Domenica 11 giugno alle ore 11.00 in Piazza Libertà, alla presenza del sindaco Alessia Bevilacqua si svolgerà la cerimonia di svelamento dell’opera d’arte realizzata in bronzo.
“Sarà un momento speciale per Arzignano – aggiunge il sindaco Bevilacqua – perché Andrea Bianconi dona alla sua città un’opera concettuale diventata famosa in tutto il mondo. L’opera valorizzerà culturalmente ed esteticamente il centro di Arzignano. Un’opera che è più di un monumento, che è più di un’istallazione da osservare, ma che è un luogo da vivere, in cui pensare e che potenzia e valorizza l’unicità di ciascuno di noi. Siamo grati ad Andrea per questa donazione e per l’amore che dimostra per la nostra comunità. La Città di Arzignano, dunque, mette la poltrona di Andrea Bianconi come opera permanente nella piazza principale della città per l’alto valore simbolico del messaggio che trasmette e perché il suo lavoro è diventato ormai iconografico entrando nel mindsent della nostra generazione. Arzignano non può che essere orgogliosa di quanto sta realizzando e questo riconoscimento rende orgogliosa la nostra città”.
Partita dallo studio di Andrea Bianconi ad Arzignano, la “poltrona delle idee” ha raggiunto numerosi luoghi in Italia e oltrepassato i confini. «Sit Down to Have an Idea è un’opera che ha la dimensione della partecipazione nel suo Dna – afferma il curatore Giuseppe Frangi -. Così è accaduto in tutte le sue apparizioni, a partire dalla prima performance a Bologna seguita dalla salita al monte Carega nel 2020, e poi Tropea, Colletta di Castelbianco, Chiampo, Lodi, Vicenza, Milano, Houston, Savona, Firenze. Ogni volta la poltrona è stata accompagnata nel suo percorso verso i diversi insediamenti da un rito collettivo, quasi si trattasse di un “santo” portato in processione. Poi la poltrona si è disposta ad accogliere la seduta di migliaia di persone con l’obiettivo di stimolare processi creativi. Ora la poltrona si fa “monumento” in una versione in bronzo che Andrea Bianconi ha voluto donare alla sua città. Ma non è monumento a sé stessa, bensì è monumento per chiunque vi si siederà. Quindi monumento vivo, aperto, non retorico, celebrazione dell’unicità che ciascuno di noi è. Attivatore di idee, certamente. Con la sua conformazione così disponibile e accessibile, la prima idea che attiva è un’idea di simpatia e di amicizia».
La performance è uno dei linguaggi con cui Bianconi ha manifestato il valore pubblico dell’arte in molti luoghi simbolici del mondo sensibilizzando l’opinione pubblica su temi di grande valore sociale. Nel 2019 nel carcere di San Vittore, a Milano, mette in scena “Come costruire una direzione”, una toccante performance realizzata con la compagnia teatrale del CETEC Dentro/Fuori San Vittore, di cui fanno parte alcune detenute. È la prima volta che una performance si svolge all’interno di San Vittore. Nel 2018 è stato il primo artista italiano invitato a Davos (Svizzera), durante la 48° edizione del World Economic Forum per presentare ai capi di Stato di tutto il mondo la sua performance “Voice to the Nature”, una denuncia sull’ecocidio in atto per richiamare i leader del mondo all’urgenza di agire “ora e non dopo” per il benessere del pianeta. Per i 150 anni dell’Unità d’Italia (2011) ha realizzato un’opera all’Ambasciata d’Italia a Washington D.C. Nel 2013 ha partecipato alla 5° Biennale di Mosca con una public performance tra la Piazza Rossa e il Cremlino. Per la città di Arezzo in occasione di Expo 2015 realizza Babele, una performance sulla incomunicabilità dove 18 rifugiati, portando in spalla uno stereo con musiche una diversa dall’altra, danzano però nel segno dell’unione. Nel 2010 realizza una performance pubblica a Shanghai: 88 giovani cinesi percorrono le vie con ombrellini e tradizionali sete cinesi, spostandosi in maniera assorta e casuale, cercando un incontro e un riconoscimento. La performance sarà ripetuta nel 2011 e in Piazza San Marco a Venezia.
«Gran parte delle idee che hanno nutrito la mia storia di artista le ho avute tra queste strade, osservando e incontrando le persone: cioè vivendo Arzignano – afferma Andrea Bianconi-. Ho pensato a quest’opera come una restituzione per quanto ricevuto e come espressione della mia gratitudine. È un’opera che invita ad attivare altre idee e per questo mi riempie di gioia. Con quest’opera voglio donare un punto di incontro per uno scambio continuo di idee, di visioni, di obiettivi. È un ‘opera per tutti e di tutti».
Andrea Bianconi
BIOGRAFIA
La sua opera spazia fra le diverse forme artistiche di performance, pittura e scultura con esibizioni in musei pubblici e spazi privati di tutto il mondo.
L’ultimo progetto del 2020, SIT DOWN TO HAVE AN IDEA partito da Bologna in occasione di Arte Fiera, ha contaminato ventiquattro luoghi della città con altrettante poltrone dell’artista a disposizione del pubblico.
Il progetto è proseguito nel Teatro Duse di Bologna, nelle Piccole Dolomiti con l’installazione di un’opera su Cima Carega, a Tropea, a Colletta di Castelbianco, a Chiampo, a Savona.
Nel 2019 nel carcere di San Vittore, a Milano, si esibisce nella performance “Come costruire una direzione”, una toccante performance realizzata con la compagnia teatrale del CETEC Dentro/Fuori San Vittore, di cui fanno parte alcune detenute.
Nello stesso anno a Houston, in Texas, negli spazi della Barbara Davis Gallery, ha dato vita alla mostra “Breakthrough”, che conquista il primo posto tra le “più brillanti esposizioni della nuova stagione”nell’articolo di Meredith Mendelsohn, critica del New York Times. La Barbara Davis Gallery, prestigiosa galleria americana, rappresenta Andrea Bianconi negli Usa da oltre 10 anni organizzando ogni anno una personale dedicata all’artista.
Nel 2018 è stato il primo artista italiano invitato a Davos (Svizzera), durante la 48° edizione del World Economic Forum per presentare ai capi di Stato di tutto il mondo la sua performance “Voice to the Nature”, una denuncia sull’ecocidio in atto per richiamare i leader del mondo all’urgenza di agire “ora e non dopo” per il benessere del pianeta.
Il CAMEC di La Spezia lo ha invitato per una grande personale con un enorme successo di visitatori. Altre performance e mostre lo hanno visto protagonista a Casa Testori, Milano, al VestfossenKunstlaboratorium (Norway)), a Palermo nella Cripta della Chiesa di Santa Maria del Piliere.
Ha recentemente esposto al MSK Museum of Fine Arts di Ghent (Belgio), e ha partecipato alla 5° Biennale di Mosca con una public performance tra la Piazza Rossa, il Cremlino e il Manege e con una wall installation al Manege.
Per i 150 anni dell’Unità d’Italia ha realizzato un’opera all’Ambasciata d’Italia a Washington D.C.; ha esposto alla Boghossian Foundation, Bruxelles; al Museu do Meio Ambiente, Rio de Janeiro; Centro del Carmen, Valencia; Matadero, Madrid; Film Society Lincoln Center, New York; Maraya Art Centre, Sharjah, UnitedArab Emirates; Swiss Architecture Museum (S AM), Basilea; Kunsthal Charlottenburg, Copenhagen; ISCP, Brooklyn, NY; Palazzo Reale, Milano; VestfossenKunstlaboratorium, Norway; Barbara Davis Gallery, Houston, Texas.
Ha realizzato numerose public art performances come Il sogno canta su una corda sola-2021- per la Giornata Mondiale della Poesia nei Navigli di Milano presso lo Spazio Alda Merini nel giorno in cui la poetessa avrebbe compiuto 90 anni; Summer Night Series, Union Square NYC; Italian Cultural Institute, NYC; Postcard People, Hudson Valley Center for Contemporary Art (HVCCA), NY; The Chinese Umbrella Hat Project (Part I), Wujiang Rd West Nanjing Rd, Shanghai, China e (Part II), Piazza San Marco, Venezia.
Nel 2011 Charta ha pubblicato la sua prima monografia; nel 2012 Cura. Books ha pubblicato il suo primo libro d’artista “ROMANCE” e nel 2013 il secondo dal titolo “FABLE”. Entrambi fanno parte della collezione del MoMA, NYC.
Nel 2016 Silvana Editoriale ha pubblicato la monografia sui 10 anni di performance dell’artista “Andrea Bianconi Performance 2006-2016”.
Nel 2017 AmC collezione Coppola pubblica “SOLO”, una monografia con un’intervista della curatrice internazionale Catherine De Zegher.
Nel 2022 Skira ha pubblicato il “Manuale per esercitare la propria stupidità”, libro d’artista di Andrea Bianconi.