Guy Bourdin: moda, provocazione e crudeltà

Guy Bourdin è stato sicuramente uno dei fotografi di moda e pubblicità più influenti del ventesimo secolo. Seppur meno noto rispetto al collega Helmut Newton, il suo stile ha profondamente cambiato il linguaggio pubblicitario della moda, tanto da influenzare molti dei fotografi successivi.


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Nacque a Parigi il 2 dicembre 1928 al 7 di Rue Popincourt. Abbandonato dalla madre all’età di un anno, fu Madame Maurice Désiré Bourdin che se ne prese cura e lo allevò affettuosamente. Sviluppò una particolare passione per la fotografia durante il servizio militare, a Dakar. Quando ritornò a Parigi, conobbe il grande Man Ray che incise indubbiamente sul suo stile conferendogli un tono inusuale. Nel 1961 sposò Solange Marie Louise Gèze, che morì suicida nel 1971. Dal 1955 al 1987 le sue immagini furono pubblicate su Vogue Paris; fu proprio un editore della rivista a presentare Guy Bourdin allo stilista Charles Jourdan, per il quale realizzò le campagne pubblicitarie delle sue calzature dal 1967 al 1981.


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Il fotografo parigino, che rifiutò nel 1985 il Grand Prix National de la Photographie, desiderava che le sue opere venissero distrutte dopo la morte. Durante il corso della sua vita, invece, rifiutò spesso di organizzare mostre o pubblicare libri. Si mantenne sempre ben lontano dalle lusinghe dei suoi tempi e sembra che fosse molto frustrato per la notorietà che aveva acquisito nel settore fotografico. Non fu soltanto un fotografo, ma anche un bravo artista: si dedicò alla pittura fino alla fine.


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Guy Bourdin ha sviluppato nel corso degli anni uno stile provocatorio, caratterizzato da immagini dai toni forti e da accostamenti surreali, in grado di spiazzare ed inquietare profondamente l’osservatore. I corpi femminili appaiono spesso sdraiati disordinatamente o frammentati; gambe che passeggiano, mani che si ripetono, corpi alienati ed elementi allusivi conferiscono una generale freddezza emotiva all’intera immagine che sfocia quasi nella crudeltà. Tale visione femminile deriva quasi probabilmente dal trauma infantile legato all’abbandono da parte dalla madre: sia con le donne a intorno a lui che con le modelle dei suoi shooting, si atteggiava con modi di fare spietati. Le modelle che egli seleziona, inoltre, sono quasi sempre dalla chioma rossa, dalla pelle chiarissima e truccate in maniera esagerata come la madre.


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La personalità enigmatica e ambigua di Guy Bourdin si riflette perfettamente nell’atmosfera onirica delle sue immagini, a tratti disturbante. E’ stato il primo fotografo a frammentare fino all’estremità il corpo della donna e a costruire un linguaggio ricco di metafore sensuali . L’artista francese è stato in grado di assorbire l’influenza di Man Ray e dei surrealisti Magritte e Balthus, creando uno stile complesso, provocatorio, stupefacente e difficile da decifrare nel settore pubblicitario della moda.


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Piero Gemelli: la fotografia di moda racconta un mondo e modi in “apparizione”

Attualmente, Piero Gemelli è considerato uno dei fotografi italiani più importanti a livello internazionale. È noto come fotografo di moda grazie alle innumerevoli campagne e immagini pubblicitarie che ha curato per marchi prestigiosi come Coveri, Shiseido, Revlon, Gucci e Ferrè. L’esperienza a Parigi, New York a Londra è stata particolarmente incisiva per la definizione e il maturare di un linguaggio proprio.


Le sue fotografie trasmettono un senso di solennità ed equilibrio. Qual è o quali sono gli aspetti a cui presta più attenzione mentre fotografa?


Solennità ed equilibrio sono due “sentimenti” che vorrei davvero mi appartenessero. Li sento miei anche se li inseguo e cerco in ogni mia visione e in ogni soggetto che si offre o che scelgo davanti ai miei occhi, ai miei desideri.
La mia formazione è nell’Architettura anche se, appena agli inizi della professione, è stata messa in disparte per la Fotografia; quest’ultima si è offerta come strumento più agile, di grande soddisfazione, di scoperta e racconto di sé.
Io credo che l’attenzione che dai al lavoro che fai debba essere naturale, istintiva e non troppo controllata. L’unico controllo che è giusto e doveroso operare è quello relativo all’esecuzione tecnica di ciò che si produce. Se l’idea ha un valore è anche grazie alla tecnica, corretta e controllata, con cui è prodotto.


2012©PieroGemelli- no any other usage is allowed,image can not be reproduced or downloaded for any purposeÊ without prior written authorization by Piero Gemelli


Quando e come nasce la sua passione per la fotografia? Ce ne può parlare?


Ho iniziato a fotografare da ragazzino per ricordare viaggi, momenti di festa, genitori, per poi passare al liceo, a fotografare compagni di scuola e le prime fidanzatine. In quei ritratti ho introdotto l’emozione e il coinvolgimento emotivo. Oggigiorno, anche nel lavoro più strettamente professionale, cerco di mantenere sempre quello stesso coinvolgimento affinché l’atto fotografico possa essere occasione di conoscersi e raccontarsi.


Quali sono i fotografi che attualmente reputa fonte d’ispirazione?


L’ispirazione credo che nasca da una sintesi di tutto quanto è visto e vissuto, e fare nomi di possibili artisti come fonte di ispirazione non credo sia esaustivo; alla fine, tutto e tutti possono ispirare così come nessuno può risultare fonte d’ispirazione. Ogni lavoro, ogni fotografia, così come ogni prodotto artistico anche di non fotografi, lavorano nel tuo inconscio, ma è solo la tua personale coniugazione che dà a loro un valore nuovo; allo stesso modo, il mio stesso lavoro è stato sin dagli inizi occasione di emozioni e suggestioni per molti che, in un meraviglioso gioco di ping-pong, poi diventano essi stessi fonte d’ispirazione per me ed altri.


Che posizione occupa la creatività nei suoi lavori?


Senza di essa, nessun lavoro potrebbe essere definito creativo.


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MONICA BELLUCCI vs MONICABELLUCCI



Che posizione occupano, invece, i dettagli nelle sue immagini?


L’opera, ossia il prodotto del proprio lavoro di creativo e di artista, contiene nient’altro che i dettagli che tra molti possibili sono stati selezionati ed enfatizzati per comporre il proprio personale racconto.


Come crede che sia possibile conciliare la libertà e la creatività con le richieste dei clienti?


Il valore del professionista dipende proprio dalla capacità di farlo; egli sa fare propria una commessa di lavoro e la sviluppa caratterizzandola con il proprio stile e la propria linguistica; diversamente, sarebbe solo un abile tecnico e un semplice, pur bravo, esecutore di creatività altrui. Infatti, non avrebbe alcun senso scegliere e pagare un professionista.


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ELISA SEDNAOUI



Il suo modo di concepire la fotografia è rimasto inalterato negli anni o ha subìto cambiamenti?


La fotografia, come ogni altra cosa della vita, è concepita in modo sempre dinamico perché la conoscenza, l’esperienza, le gioie, i dolori della vita fanno vedere e valutare ogni cosa in modo sempre diverso ed interessante. Tutto ciò è bello e difficile: coniugare chiarezza e coerenza di pensiero con nuove e diverse opinioni in un modo evolutivo e non condizionante.


Quanto hanno influito le sue esperienze all’estero nell’elaborazione di un linguaggio fotografico personale?


Voglio essere sincero: la mia fotografia, il mio linguaggio personale, la qualità del mio lavoro mi hanno offerto l’occasione di essere apprezzato all’estero, e quindi è forse più giusto dire quanto il mio lavoro e la credibilità professionale abbiano influito nel modo di vivere l'”estero”. Sicuramente molto.


FOTO ARCHIVIO PIERO GEMELLI


Dove si dirige l’attuale fotografia di moda?


La fotografia di moda, come tutta la fotografia non pedissequamente descrittiva, racconta un mondo e modi in “apparizione“. sa leggere i segnali del cambiamento, li cavalca e li comunica fino a diventare racconto di una realtà prossima, di nuovo gusto ed orientamento culturale. Così fa oggi e così farà sempre. L’unica vera evidente novità è che il digitale, gli smartphone, tablet vari hanno dato accesso alla fotografia a tutti, permettendole di divenire un nuovo linguaggio globale e senza eccessivi filtri; tutto ciò da una parte, comporta una valanga di immagini sovrapposte e spesso confuse e non sempre di alta qualità; dall’altra, ha dato però la possibilità di far emergere talenti, quando validi, e di offrire loro un modo migliore di farsi strada e conoscere. Personalmente, seguo i social come Facebook e Instagram poiché sono convinto della loro forza di aggregazione e informazione.


Quali sono i prossimi appuntamenti di questo 2017 che la vedranno protagonista?


Gli appuntamenti migliori sono spesso quelli al buio, dove la sorpresa si arricchisce dell’attesa. Il 23 ottobre, all’interno del programma “Archivi aperti“, ci sarà un evento organizzato da Rete Fotografia (http://www.retefotografia.it/) in occasione della settimana della fotografia a Milano, dal 23 al 29 ottobre.
Gli ultimi mesi di quest’anno saranno invece dedicati all’organizzazione e preparazione di eventi, mostre, interventi e talk che sono in calendario per il 2018. Per aggiornamenti su questi appuntamenti e non perdere le novità si può fare riferimento ai miei account sui social e ai comunicati stampa in rete.


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MARIAGRAZIA CUCINOTTA 1995



La fotografia di Piero Gemelli si contraddistingue per una straordinaria eleganza: in ogni sua immagine è, infatti, evidente la ricerca di equilibrio e geometria dettata dai suoi studi in Architettura. I suoi ritratti sono solenni e intimi al tempo stesso. Egli è creativo ma rispetta la tecnica, e ciò gli dà vanto affermando la sua impronta personale nel mondo della fotografia di moda internazionale.


http://www.pierogemelli.com/
https://www.facebook.com/Piero-Gemelli-1287913677984528/
https://www.instagram.com/pierogemelli/

La donna esotica di Cristiano Burani – collezione SS 2018

La collezione Cristiano Burani Primavera Estate 2018 è l’esperienza di un viaggio, come quella che fece Paul Gauguin quando fuggì a Tahiti per coltivare l’arte come lui la intendeva: selvaggia e primitiva, come le donne dell’isola. Una missione artistica, una collezione che la ricorda con i colori vivaci dei fiori, con la florida bellezza delle donne locali.

sx Cristiano Burani SS18 – dx “Racconti Barbari” di Paul Gauguin 1902


La Primavera Estate 2018 di Cristiano Burani sfugge alla fatica e si rifugia tra le braccia di Madre Natura, godendone a pieno le libertà, la donna veste leggera con i tulle plissettati, le nuance vitaminiche la accendono, i cow boy boots la portano a spasso per le foreste inesplorate.

sx Cristiano Burani SS18 – dx “Girasoli e pere” di Paul Gauguin 1901


I colori neon, come l’azzurro delle gonne plissé, ricordano i cieli oliosi dell’isola polinesiana cara a Gauguin, le stampe floreali la sua nuova casa, le frange multicolor dei maxi marsupi sono le code dei pappagalli.
La maglieria è lavorata a mano ed è la tessitura di reti che lasciano intravedere il corpo della donna, quasi fosse un peccato coprirla; ciò che appare pelliccia in realtà è denim, ciò che sembra non è, una collezione carica di energia e mistero, quasi fosse un messaggio di nuova speranza.
Che sia questa la strada Cristiano Burani?

sx “Montagne a Tahiti” di Paul Gauguin 1893 – dx Cristiano Burani SS18


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Addio a Pierre Bergé: ex socio e compagno storico di Yves Saint Laurent

Lutto nel mondo della moda: si è spento, all’età di 86 anni, il celebre imprenditore francese Pierre Bergé. Malato da anni di miopatia, si è spento nella sua residenza a Saint Rémy-de-Provence, in Francia. A darne la triste notizia è stata la stessa fondazione Pierre Bergé-Yves Saint Laurent.

Bergé, nel 1961, è stato cofondatore della rinomata Casa Yves Saint Laurent Couture. Dopo la sua chiusura, è divenuto presidente della Fondazione Pierre Bergé-Yves Saint Laurent. Oggigiorno, l’imprenditore francese viene ricordato soprattutto per la sua lunga relazione sentimentale con il socio Yves Saint Laurent. Anche dopo la sua fine, avvenuta in maniera ufficiale nel 1976, Bergé rimarrà al fianco del compagno fino alla sua morte avvenuta nel 2008 per colpa di un tumore al cervello. La sua passione per il grande couturier è durata innumerevoli anni, nonostante i vizi risaputi di YSL. In merito al suo amore folle, diceva: «Yves aveva bisogno di fare le esperienze anche estreme che si facevano nella Swinging London. A me diceva sempre che ero noioso, troppo preciso. Mi amava molto, su questo non ho mai avuto dubbi, però io non bevevo, non mi drogavo, facevo una vita molto normale».

Pierre Bergé è stato nel corso della sua vita un uomo provocatorio, amante dell’arte e della cultura. Egli stesso si autodefiniva un “artista mancato”. In occasione di un’intervista, durante la quale gli è stato domandato cosa avrebbe fatto se avesse avuto 20 anni, ha affermato: “Non lo so. Forse farei il terrorista. Poi guardo a quello che succede oggi e capisco l’inconsistenza di questa affermazione. Però ne apprezzo la provocazione. Viviamo in un’era di politically correct, termine odioso che per me rappresenta la morte dell’intelligenza. Bisogna tornare a essere radicali e a seguire le proprie convinzioni senza paure, fino in fondo”.

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In vita, si è molto battuto per la difesa dei diritti degli omosessuali, lottando sempre al fianco del compagno. Sempre durante un’intervista, egli ha dichiarato: “L’omosessualità è quello che è, non è una deviazione o una malattia. Yves aveva un po’ paura a parlare di questo, era un giovane timido venuto dall’Algeria. Ma io l’ho aiutato ad andare avanti per la sua strada. Volevo che diventasse il centro del mondo“.

Katie Grand: chi è la regina delle stylist

E’ in assoluto la stylist più famosa e amata, con una carriera sfavillante alle spalle e un gusto unico: Katie Grand è nata nel 1971 a Leeds da un ricercatore e da un’insegnante. I genitori si separano quando lei ha solo sette anni e da allora abita col padre; cresciuta a Birmingham, la piccola Katie scopre il mondo della moda a dodici anni. Intanto a scuola è bravissima in matematica, storia ed inglese. “Verso i quindici anni decisi che volevo fare qualcosa attinente all’arte o alla moda”, afferma la stylist, che iniziò a prendere lezioni di scultura, disegno e ceramica. Il primo lavoro risale all’adolescenza: “Quando avevo diciassette anni ottenni un internship presso la stilista inglese Katharine Hamnett. Frequentavo il college a Birmingham e andai a Londra per una settimana. Kate Moss era sulla cover di The Face. Pensai che non avevo mai avuto idea di cosa fosse uno stylist prima ma sembrava qualcosa di molto interessante”, così Katie Grand ricorda i suoi primi passi nella moda. “Volevo essere alla moda”, ricorda Katie. Considerata una secchiona, studia alla prestigiosa Central Saint Martins, che abbandona però quando il fotografo Rankin le chiede di aiutarlo con il lancio di Dazed and Confused, magazine dove Katie Grand lavora come fashion director per tutto il corso degli anni Novanta. Nel 2000 lancia Pop, fashion magazine che vede nel quarto numero Madonna in copertina. Il successo è mondiale: vengono vendute 80.000 copie della rivista, che include come cover girl nomi come Beyoncé e Victoria Beckham. Tra le icone di stile predilette dalla stylist la celebre fashion editor Isabella Blow, Lauren Hutton, Carlyne Cerf, Sofia Coppola. La sua carriera fu in costante ascesa fino alla direzione di Love; tante le collaborazioni illustri, da Louis Vuitton a Prada, per cui ha curato numerose sfilate, fino alla linea disegnata per Hogan. Considerata dal Daily Telegraph “una delle stylist più potenti del mondo”, Katie Grand vanta tra le sue amicizie Madonna, Stella McCartney, Luella Bartley, Miuccia Prada e Giles Deacon. Celebre il servizio fotografico in cui riuscì a convincere Elizabeth Hurley a posare nuda sulla cover di Pop a sole sei settimane dal parto. Sposata al bassista Steve Mackey, il suo stile iconico è ancora apprezzatissimo dai fashionisti di ogni parte del mondo.

Maki Oh: quando la moda profuma d’Africa

Un’estetica che arriva da lontano e ci viene tramandata attraverso suggestioni tribali ed atmosfere esotiche: Maki Oh è un brand di womenswear che nasce in Nigeria ed unisce le tradizionali tecniche africane ad un design fortemente contemporaneo. Fondato nel 2010 da Maki Osakwe, il brand esplora le culture tribali in un suggestivo sincretismo con la moda occidentale. Caratterizzato da un forte senso di identità, Maki Oh esplora pattern tridimensionali, in una dimensione ecosostenibile che punta a preservare la cultura d’origine. Una donna innamorata, in attesa del suo uomo, sotto il cielo stellato di Lagos: questo il mood che ispira la collezione autunno/inverno 2017-2018 del brand. Una storia affascinante, che si perde in sentieri inesplorati tra le luci notturne della città. Non mancano pattern iconici, che ricordano i graffiti che impreziosiscono i mezzi pubblici, accanto a slogan come “No Condition Is Permanent”: la palette cromatica abbraccia stampe optical e nuance fluo, tra tocchi metallici dal sapore glam e sparkling che conferiscono ad alcuni outfit uno charme che ben si adatta alle sere invernali. Maxi dress stampati si alternano a capi glitterati, pensati per una donna giovane e seducente. Non mancano suggestioni che strizzano l’occhio alla lingerie, tra colori vibranti e mix & match dal sapore boho-chic. Maki Oh vanta tra le sue fan personalità del calibro di Michelle Obama, Lupita N’yongo, Solange Knowles, Leelee Sobieski, Alek Wek, Thandie Newton ed Azaelia Banks, che ne hanno più volte indossato le creazioni. Le creazioni del brand sono apparse su magazine come Forbes, Elle Magazine, Interview Magazine, The Fader, Glamour, Paper Magazine, Nylon. Suggestioni luxury caratterizzano gli outfit impreziositi da texture metallizzate, che si alternano alle stampe iconiche dei capi da giorno. Nel 2014 la Casa Bianca ha formalmente invitato Maki Oh come designer prediletto dalla First Lady dell’epoca, Michelle Obama, accanto a Diane von Furstenberg e Jason Wu: primo ed unico brand africano ad essere invitato alla Casa Bianca, Maki Oh è stato finalista al primo LVMH Prize per giovani fashion designer.

Lo stile di Sofia Sanchez de Betak

Sguardo penetrante, volto affilato e charme da vendere, Sofia Sanchez de Betak è uno dei volti più amati del fashion system. Icona di stile contemporaneo, regina dello street style con un passato da art director e fashion consultant, ora la it girl è anche il volto di Roger Vivier.

Nata a Buenos Aires, all’anagrafe Sofia Barrenechea (il suo cognome da nubile), l’icona fashion abita a New York. La sua carriera nella moda inizia duranti gli studi universitari in Argentina: dapprima Sofia diviene Junior Art Director per lo studio fotografico di Urko Suaya. Successivamente la giovane lavora per Time Out Magazine, concentrandosi sulle tematiche di viaggio.

Dopo la laurea viene assunta da Lloyd & Co e si trasferisce a New York. La prestigiosa agenzia le commissiona lavori per brand di lusso, da Estée Lauder a Derek Lam, da Marni a Just Cavalli, fino a Chloé, Tiffany & Co, Jimmy Choo, Belstaff, Ermenegildo Zegna, Swarovski, Tamara Mellon, solo per citarne alcuni. Tante le campagne pubblicitarie che l’hanno immortalata; inoltre grazie al suo stile iconico, Sofia è apparsa su Vogue, Marie Claire, Flair, Tatler, Town & Country, Harper’s Bazaar, Vanity Fair e molti altri magazine.

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Sofia Sanchez de Betak è nata in Argentina


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L’icona di stile è influencer e protagonista dello street style


Presenza fissa negli eventi più esclusivi del mondo, è stata inclusa diverse volte da Vogue tra le donne meglio vestite del mondo. Dopo aver lavorato molti anni nel fashion biz, Sofia ha lanciato il proprio shop, sul sito www.chufy.world: da qui l’icona vende le sue creazioni, ispirate dai suoi viaggi in giro per il mondo. Considerata una delle dieci donne più influenti dell’Argentina, il suo gusto unico per la moda l’ha resa brand Ambassador di numerosi brand, tra cui Chanel, Valentino, Rodarte, Chloe, Mary Katrantzou, Peter Pilotto, Michael Kors, Zara, Jason Wu.

Sposata ad Alexandre de Betak, famoso organizzatore di eventi, si è imposta negli anni come una delle it girl più copiate del mondo: protagonista indiscussa dello Street style, l’icona è presenza fissa nei front row delle sfilate e musa di numerosi designer, a partire da Roger Vivier, per cui è la testimonial della collezione Primavera/Estate 2017. Influencer seguitissima su Instagram, grazie al suo stile sofisticato ed eclettico è diventata una icona apprezzatissima dalle fashioniste di ogni parte del mondo.

Immortalata da Quentin Jones per la campagna primavera/estate 2017 di Roger Vivier, la musa interpreta per l’occasione una viaggiatrice indomita, dallo spirito globetrotter. «È bella e intraprendente, iperattiva e calma, argentina e cosmopolita, raffinata e cool. Ed è per questo che è così amata: lei è unica, affascinante, oltre le mode», così ha descritto Sofia Ines de la Frassange, ambassador di Roger Vivier.


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Josephine Skriver: chi è la supermodella nata in provetta

Se la bellezza è genetica, di certo Josephine Skriver ne è l’esempio più illustre. La splendida modella danese, angelo di Victoria’s Secret e paladina dei diritti LGBTQ, è nata in provetta: correvano gli anni Novanta, e la madre, dichiaratamente lesbica, per trovare un donatore pubblicò un annuncio in una newsletter. Fu così che la donna conobbe il futuro padre dei suoi figli: segni particolari, gay. Dai due nacquero due splendidi figli, Josephine ed Oliver, entrambi concepiti con fecondazione assistita e cresciuti tutti insieme. La splendida supermodella, oggi 24enne, è sempre stata molto legata alla famiglia, presente in molti dei suoi post su Instagram.

Josephine Skriver è nata a Copenhagen il 14 aprile 1993. Un metro e ottanta centimetri e un fisico perfetto, la bella Josephine viene scoperta all’età di 15 anni, mentre era a New York in trasferta con la squadra di calcio nella quale gioca: qui viene avvicinata da un model scout, ma la giovane decide comunque di finire gli studi prima di dedicarsi alla carriera di modella. Nel 2010 entra a far parte della Marilyn Agency sfilando nel febbraio 2011 per nomi come Calvin Klein, Prada e Gucci; nello stesso anno posa per diverse edizioni di Vogue.

Tanti i brand che se la contendono sulle passerelle e come testimonial: Josephine ha sfilato per Chanel, Balenciaga, Yves Saint Laurent, Givenchy, Max Mara, solo per citarne alcuni. Nel gennaio 2017 è la cover girl dell’edizione spagnola di Vogue. Dal 2013 la modella sfila per Victoria’s Secret, di cui nel febbraio 2016 è diventata un Angelo.

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Josephine Skriver è nata a Copenhagen nel 1993


La supermodella inoltre è impegnata a favore dei diritti LGBTQ, per cui si batte in veste di ambasciatrice del Family Equality Council. «Sono da sempre in qualche modo un’attivista per la comunità LGBTQ. Fin da piccola ero felice di rispondere a domande sulla mia famiglia. La Danimarca è un paese privilegiato: ricordo quando ho letto per la prima volta che eravamo considerati “sbagliati” da alcuni e addirittura un problema in certe parti del mondo. Le famiglie esistono in molte forme diverse, ma sono tutte unite dall’amore», così la top model si è espressa a questo proposito.

«La mia mamma mi ha sostenuta da subito. Spero di diventare anche solo la metà della splendida donna che è lei. La ammiro molto perché è una donna forte, che mi ha sempre insegnato a difendere quello in cui credo. Oggi ho una piattaforma che mi permette di far sentire la mia voce a molte più persone». Josephine Skriver è una delle influencer più seguite: la modella vanta più di 3 milioni di follower su Instagram e ben 230mila follower su Twitter.

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Yaz Bukey: il lato pop della moda

Suggestioni trompe l’oeil si uniscono ad un’estetica pop, in cui note surrealiste si alternano a colori audaci e tanta ironia: lo stile di Yaz Bukey è diventato iconico. La stilista, protagonista della moda parigina, vanta nelle sue vene sangue blu ed una visione playful della moda, che non smette di affascinare. Pochi sanno che la designer discende da una famiglia ottomana, che vanta tra i suoi avi Mehmet Ali Pasha, principe di Egitto, colui che regalò il celebre obelisco a Napoleone Bonaparte.

Moderna, irriverente ed ironica, la stilista attinge ad ispirazioni eterogenee, che spaziano dalla mitologia greca agli anni Ottanta: ecco che icone glam rock come Prince si alternano a scatole di sigarette e labbra rosse, in un tripudio di colori e suggestioni cartoon. Tra i suoi fan spiccano nomi del calibro di Boy George e Björk.

Iconiche le sue collezioni, con sfilate evento simili a masquerade con perfomance live. Colori audaci e riferimenti pop dominano dai capi d’abbigliamento agli accessori: in un tripudio di plexiglass si alternano riferimenti artistici e alta artigianalità negli accessori rigorosamente handmade. Un mondo ricco di idee e brio, quello di Yaz Bukey: la designer ha fondato un impero e oggi le sue creazioni vanno a ruba in boutique come Colette, Luisaviaroma, Corso Como 10.

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Un ritratto di Yaz Bukey


Tante le collaborazioni con nomi importanti, da Diane Von Furstenberg a Linda Farrow. Yazbukey, il nome del suo brand eponimo, vanta uno stuolo di fan, che ne adorano lo spirito pop e i colori fluo. Gioielli come spille, orecchini e collane, ma anche clutch e pochette, oltre che capi di abbigliamento: le collezioni Yazbukey sono un caleidoscopio di colori e stampe divertenti, che conferiscono un’allure irriverente ad ogni outfit.

Moda mare 2017: il costume è intero

Se fino ad oggi avete sempre prediletto il bikini, preparatevi a cambiare idea: la moda per l’estate 2017 vede un tripudio di costumi interi. Il caro vecchio due pezzi sembra proprio destinato a restare in panchina, in una stagione in cui il costume intero torna ad essere prepotentemente alla ribalta. La parola d’ordine è una, one piece: tanti sono gli stili visti sulle passerelle, che alternano note rétro a suggestioni sporty, fino allo charme timeless di costumi classici. Il costume intero è must have assoluto dell’estate che sta per arrivare, e tanti sono gli stilisti che hanno abbracciato questa tendenza, da Miuccia Prada ad Anya Hindmarch, da Moschino a Fendi. Ce n’è davvero per tutti i gusti, per un trend destinato a raccogliere infiniti proseliti: perché, diciamocelo, se il bikini è perfetto per l’abbronzatura, il fascino di un costume intero ci riporta immediatamente alla mente dive del passato, da Esther Williams a Marilyn. Tanti i brand che hanno proposto nelle loro collezioni numerosi modelli di costume intero, a partire da Calzedonia, che propone un modello classico accanto ad uno ironico, in cui un maxi slogan impreziosisce il decollete. Effetti trompe-l’oeil sfilano da Moschino, mentre balze romantiche caratterizzano il modello firmato Asos. Largo a stampe floreali, come quelle scelte da Fendi e Tory Burch, che punta alla raffinatezza passepartout dei pattern stile maiolica, per un modello chic. A dominare la palette cromatica è il millennial pink, nuance prediletta da gran parte dei brand, accanto al bianco e al nero d’ordinanza. Tra i modelli più in voga il monospalla, accanto a note sporty-chic che strizzano l’occhio agli Eighties. Un esempio è il modello tuta in stile surf, declinata in tessuto scuba con zip frontale: correvano gli anni Ottanta quando la splendida Farrah Fawcett sfoggiò un modello simile in un film. Non mancano inoltre righe in stile mariniere, come nel modello Dolce & Gabbana, e suggestioni vintage, direttamente prese a prestito dagli anni Cinquanta, come nel modello doppiato in tulle, con scollo all’americana e arricciature, proposto da Norma Kamali. Per dive contemporanee.

Tendenze moda PE2017: strati

Se tra i consigli della nonna vestirsi a cipolla era il numero uno, per evitare malanni di stagione ed affrontare le temperature incerte di periodi come la primavera, sappiate che ora è diventato un fashion trend: tra le principali tendenze moda per la primavera/estate 2017 vestirsi a strati è un autentico must have. Una moda all’insegna del costruttivismo e della stratificazione, per capi che strizzano l’occhio alla sperimentazione più ardita. Ecco che top e camicie si indossano ora sopra casacche, le gonne si portano insieme ai pantaloni, in un interessante esperimento stilistico: il comfort sembra essere il valore prediletto, per uno stile che inneggia ad un grunge contemporaneo. Nessuna regola vige in materia, gli strati vengono lasciati al caso e al mood della giornata, ma la comodità sembra essere il fil rouge di questo trend. Da Aalto l’abito lungo si indossa sopra i pantaloni insieme ad un blazer: l’effetto è chic e minimalista, meglio ancora se si sceglie di declinare il tutto in un suggestivo giallo. Femminilità da saloon e strati sono stati protagonisti assoluti sulla passerella di Alberta Ferretti, in una collezione che inneggia ad uno stile gaucho e ad atmosfere coloniali. Grafismi optical e strati su strati anche da Arthur Arbesser e Céline, mentre Carven punta alla sperimentazione, in un tripudio di black all over. Stratificazioni in chiave esotica da Daks, mentre Givenchy by Riccardo Tisci mixa silhouette iper femminili a strati declinati in chiave futurista. Strati in chiave sporty da Gucci e Lacoste, mentre Lanvin punta al classico, in una collezione dall’allure timeless. Stratificazioni e note glam da Mary Katrantzou, mentre Missoni punta al colore e ad inedite suggestioni orientali: mood simile anche da Roksanda, Vionnet e Sportmax, mentre Sonia Rykiel punta alla femminilità, tra giochi di balze e rouches e strati inediti.