Antonio Marras presenta la prima Limited Edition di Profumi

VIAGGIO NELLA SARDEGNA DEI RICORDI IN 9 FRAGRANZE

ANTONIO MARRAS PRESENTA LA PRIMA LIMITED EDITION DI PROFUMI

Nulla sveglia un ricordo quanto un odore. (Victor Hugo)

Inebriante, evocativo, impalpabile. E ancora, sacro, misterioso, epifanico. L’arma non affilata, eppur pungente, della Dea Afrodite. Attraverso la sua storia si può narrare quella del mondo.

Il profumo ha attraversato i secoli umani di cui ne pervade la memoria sensoriale da sette millenni. Per gli antichi egizi era il ponte tra sacro e profano, le fragranze imbellettavano i vivi e mettevano in contatto con i defunti, anello di congiunzione tra la dimensione terrestre e quella divina. Il “per fumum” dei romani, letteralmente “attraverso il fumo” per creare atmosfera, comunicare, conversare, accogliere. L’accessorio liquido e impalpabile più desiderato e amato al mondo, che ancora oggi suscita ricordi ed emozioni e plasma l’immagine che trasmettiamo.

Storie, momenti, luoghi e persone che Antonio Marras ha voluto rinchiudere in 9 fragranze limited edition; sono temporali che irrompono inattesi e furibondi, terreno bagnato dalla pioggia, è lo sventolio di canovacci stesi al sole, il sottobosco, il primo caffè della giornata. È Sardegna. È Alghero.

Ambat è un ciclone tropicale ad Alghero, che interrompe il ritmo lento dell’estate e regala nuove emozioni, brividi ed energia. Un Eau de Parfum dal colore azzurro come il cielo e il mare, capace di donare la tranquillità agli spiriti più avventurosi. Una fragranza ozonata e dal fondo ambrato, le cui note di cristalli di sale riproducono la fresca brezza marina.

Core meu, il cuore della maison Antonio Marras, nel tono del bordeaux, il colore marrassissimo, in grado di trasmettere sensualità e passione da ogni prospettiva. Core meu apre con la familiarità sarda dell’elicriso per poi raccontare il misticismo del patchouli abbandonandosi alla persistenza del ricordo dell’incenso. Amori e passioni, forti e persistenti, ma che rendono la vita lieve e dolce.

Coronada, la natura selvaggia e variegata della Sardegna. Verde come la vita, il profumo ti accompagna in una passeggiata rinvigorente nella natura più intensa. Un’ eau de parfum vivace ed energico grazie al limone e alle erbe aromatiche. L’elegante accordo del gelsomino e l’Elicriso incontrano il calore e la seduzione di un fondo di labdano e muschio. Quando arrivi ad Alghero lo senti subito, è l’Elicriso.

Efix, patrono della Sardegna, nome simbolo della famiglia Marras. In Efix vibra la saggezza di un mondo ancestrale tra il biblico e l’omerico. L’essenza della nobiltà d’animo e dell’ardore. Un profumo dal colore neutro, rassicurante, che riflette raffinatezza e purezza. Le foglie di salvia unite all’incenso, rinfrescati dalla lavanda e dal muschio bianco. È il ricordo di infanzia del salone del barbiere, quello di una volta, con i muri ricoperti di calendari profumati.

Lljua è la parola tipica algherese, di origini catalane, assurta a definire quell’ atteggiamento di chi possiede il segreto della vita e riesce ad essere felice anche se solo sfiorato da un raggiodi sole in una giornata uggiosa. È il giallo di curiosi, ottimisti, gioiosi, allegri e spensierati. È la campagna e le alture vista mare di Alghero, dopo una pioggia di marzo.

Lu sidaru, il tesoro di Alghero; fuoco, legna, pietra, cuoio – terra, pioggia e vento. L’intensità di un profumo, capace di dischiudere la sfavillante moltitudine dell’oro, dell’argento e delle pietre preziose. Il colore arancio cotto, espressione del desiderio, dell’ambizione, e della creatività, per personalità forti, indipendenti, che lasciano il segno.

Perdas, la sicurezza indimenticabile di una sensualità antica, delle case in pietra di Alghero, del fuoco acceso e l’atmosfera della festa. Una fragranza che porta con sé la magia e il fascino di un istante di benessere e felicità. Un Eau de Parfum rassicurante ed equilibrata grazie al mix di zafferano, patchouli e iris, sigillata dall’emanazione sensuale del cuoio più pregiato.

Vaillet si ispira al nome del Santuario di Nostra Signora di Valverde, riferimento fondamentale per la cultura algherese. È un’ode al legno di cashmere, una passeggiata a perdersi nelle campagne verdi di Alghero. La sublimazione di un momento, la magnificazione dell’esperienza. Una fragranza esotica, sensuale, dal sillage intenso e dal colore dell’ambra.

Ziqqurath, chiude il cerchio, allontanandosi con il pensiero verso un oriente che nasce dalle note di caffè, mandorla e bergamotto, per dischiudere un cuore vibrante di geranio e cardamomo arrivando poi ad un sontuoso fondo di benzoino e ambra. Dal color pervinca, delicato e singolare, questa fragranza avvolgente e maestosa, dona eleganza dal fascino nobile. Tempi arcaici densi di storia e cultura, l’unione tra cielo e terra, il punto d’incontro tra uomo e divinità.

Edizioni limitate, come i ricordi, ormai passati, destinati a rivivere grazie ad un profumo. 150 ml per visitare un luogo mai visto o tornare con la mente alla propria infanzia. È la Madeleine di Proust alla ricerca di quel tempo perduto, di colpo ritrovato.

Antonio Marras fa sfilare il cinema alla Milano Fashion Week

LIGHTS, CAMERA, ACTION!
Antonio Marras, a Spring Summer 2024 movie

“Everything I learned I learned from the movies.

Tutto quello che ho imparato l’ho imparato dai film.”

(Audrey Hepburn)


La prima sfilata che vidi, molti anni fa, era di Antonio Marras, sentivo in lontananza cavalcare, un rombo di cavalli che arrivavano non vedevo da dove, era il suono potente del primo fashion show della mia vita. Piansi per la commozione, d’altronde ero una ragazzina, il mondo della moda era ancora un sogno, così algido e chiuso, poi l’ho conosciuto come addetta ai lavori, e la magia è svanita. Ma quell’emozione, quella polverina che tutto avvolge come in una favola, Antonio Marras continua a regalarmela. Perchè? Perchè non è solo uno stilista, è un poeta, un pittore, un artista, un pensatore, ma soprattutto un uomo che mette in luce i nervi, li scopre senza paura delle conseguenze.

Lights, Camera, Action non sarà un semplice fashion show, lo vedo dall’allestimento, una Porsche Speedster del ’57, rossa brillante, un letto con lenzuola inamidate, un grande sofà azzurro Tiepolo accanto ad un carrellino degli alcolici, preziosi servizi da tè in porcellana, candelabri d’argento, un disco dei The Platters, “My Prayer”, e tutto uno staff pronto a girare un film, cameraman, sceneggiatore, regista, suggeritore, comparse, attori. Manca solo la protagonista: la diva!

Vittoria Marisa Schiaparelli Berenson, nipote della nota stilista surrealista, tra le modelle più pagate di sempre, e attrice cinematografica che iniziò la carriera nel ’70 con “La morte a Venezia” di Luchino Visconti interpretando l’elegantissima signora von Aschenbach, è quella diva.

Sulla passerella va in scena “Boom“, il meraviglioso film interpretato dalla regina dagli occhi purple, Liz Taylor, in quella casa da sogno a picco sul mare, sulla scogliera di Capo Caccia, vicino ad Alghero, luogo di Marras che ricorda:

Quando, nel 1967, ad Alghero è sbarcata la troupe di Joseph Losey alla ricerca di un set ideale, io avevo sei anni ma mi ricordo, eccome se mi ricordo. E con il tempo il film, le star, gli avvenimenti, le comparse del luogo, i pettegolezzi, i tentativi di rapimento, il mega yacht Kalizma della coppia stellare con cani, bambini, cuochi, capitani e marinai al seguito, i gioielli di Bulgari della Diva, gli abiti realizzati apposta dall’Atelier Tiziano da un giovane Karl Lagerfeld, copricapi di Alexander da Parigi, il cibo fatto arrivare direttamente da Londra con l’aereo ogni giorno, il tanto alcool, le liti fra i due protagonisti, la falesia di 186 metri di Capo Caccia e la villa bianca stratosferica a picco sul mare che, agitato, continua a sbattere sugli scogli e il vento, hanno assunto un’aurea di mito.

Io uso la moda per raccontare e l’ho imparato andando al cinema.
Il cinema, fonte inesauribile di storie, di sogni, di mood, di personaggi, di costumi, di set, di racconti di esistenze eccezionali o di straordinaria normalità. Il cinema è indispensabile compagno di vita. E ancora di più per me, per il lavoro che mi sono ritrovato a fare. Io, onnivoro di cinema, ho trascorso la mia adolescenza seduto tra il Selva e il Miramare di Alghero vedendo e rivedendo in loop film che ancora ora fanno parte del mio vissuto.


Come Liz, la Berenson indossa un copricapo scintillante che le dona regalità, kimono dai disegni Hokusaiani, che solo la maestria di Marras può accostare a pizzi e merletti; hanno le maniche lunghe come si addicono alle donne impegnate del Giappone; lo staff è in trepidante attesa della diva, che cerca di ammansire con complimenti e frasi sdolcinate.

A sfilare, caftani dai rimandi orientali, fiori e broccati, long dress di seta che sembrano impalpabili e pronti a volare con una folata di vento; il macramè, il vichy, il pied de poule, sono quel pot-pourri delicato e così aggraziatamente antico, che anche se pensato per essere indossato oggi, conserva un fascino e una personalità di un capo ricco di storia.


Antonio Marras, la linea I’m Isola Marras passa sotto la guida del figlio

Efisio Rocco, classe 1991, è il primogenito di Antonio Marras e ha preso le redini della linea contemporary del papà: I’m Isola Marras. Poetica, romantica e ricca di riferimenti colti, la moda di Antonio Marras si apre a una clientela più giovane, ai mercati orientali e a un corso nuovo, guidato dal nuovo direttore creativo. Efisio Marras ha già collaborato alla collezione autunno inverno 2017-18 e pochi giorni fa ha parlato per la prima volta ai media della sua nomina e del rapporto con il papà. «La mia è una sfida stilistica a mio padre – ha spiegato il venticinquenne – con una linea diametralmente opposta a quella che disegna lui, che ha bisogno invece di teatro, poesia, arte».


«Sono contento della decisione di mio figlio – commenta Antonio Marrasche all’inizio rifiutava il mio mondo. Tra noi c’è una visione opposta delle cose. Ma mi sembra giusto perché lui ha il punto di vista di un’altra generazione. Io guardo i tessuti dei miei campionari e mi rendo conto che da 25 anni uso gli stessi». Con la linea contemporary, Efisio Rocco potrà dare una sferzata d’energia all’universo Marras, senza però dimenticare i riferimenti estetici che hanno reso grande il nome del padre nel fashion system. «Certo sono cresciuto respirando la sua moda colta – continua il direttore creativo appena nominato – e amo i tessuti stampati che lui ha sempre utilizzato, ma voglio fare un’altra cosa. Voglio essere diverso e forse l’obiettivo più grande che mi devo porre è quello di trovare un dialogo con mio padre». La linea manterrà le caratteristiche con cui è stata creata: estrosa, divertente e romantica, si indirizzerà a un pubblico giovane, dedito all’easy-to-wear. Efisio, che ha studiato alla Parsons School of Design di Parigi e poi alla Central St. Martin’s di Londra, e si è laureato in Fotografia e Liberal Arts, guiderà I’m Isola Marras nella delicata fase di staccamento dalla linea principale. L’obiettivo infatti sembra essere l’autonomia del giovane marchio: già nel giugno 2016 è stato inaugurato il primo monomarca I’m Isola Marras a Dubai.

Marras sta con gli africani! Antonio Marras SS17 alla Milano Fashion Week

LA SFILATA DI ANTONIO MARRAS SS17 ALLA MILANO FASHION WEEK 

 

Come in fotografia ci sono fotografi che hanno un’ottima tecnica ma nessuna idea, e quelli che hanno qualcosa da raccontare e lo fanno senza pensare alla precisione del dettaglio, dove nascono i mossi, dove le immagini non sono a fuoco, dove i tagli sono sbagliati, e in queste sbavature nasce la forza dell’immagine, allo stesso modo esistono stilisti che raccolgono le mode del momento e ne eseguono alla perfezione un abito, ma mancano di sostanza. E designer che invece l’idea ce l’hanno eccome, che non solo hanno qualcosa da dire, ma hanno bisogno di urlarla, hanno bisogno di “sporcarsi le mani” e far uscire la creatività, hanno quel dono del raccontare perché sanno, perché conoscono la storia del loro paese, le mode, le culture, le tradizioni… Questa voce può avere un solo nome: Antonio Marras!

E commuove ancora alla presentazione della collezione primavera estate 2017 alla Milano Fashion Week.

Il tema? l’indipendenza del Mali nel 1960 dalla colonia francese, insieme ad altri 17 stati africani, un popolo che finalmente festeggia la libertà di cui ogni essere umano avrebbe diritto.

Come lo mette in scena? Con la sua singolare sensibilità, facendo sfilare bellissime donne di colore in gonne ampie e voluminose, altre in abiti fluidi e scivolati, dalle linee morbide e leggermente ondulate. Non mancano i caftani e i completi in denim, parei, tuniche e camicioni. I tessuti vanno dal cotone sangallo bianco alle stampe su duchesse e georgette, dai vichy alle stampe batik fino al lino Prince de Galles.

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sx sfilata Antonio Marras – dx uno scatto di Malick Sibidè



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sx dalla passerella Marras SS17 – dx un celebre scatto di Malick Sibidè


 

Trasparenze, sovrapposizioni, stratificazione e intrecci, la donna Marras mixa il denim con il rosa polvere, il maschile kaki con le paillettes e le applicazioni con fiori di rafia, il bianco e nero a scacchi con le fantasie floreali.

In passerella anche gli uomini indossano gli stessi tessuti delle donne, osando con stampe a roselline da tappezzeria fin de siècle, perché le contaminazioni, le diversità diventino una cosa cosa sola, diventino forza e memoria collettiva che ispira alla libertà.

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sx scatto del celebre fotografo Malick Sibidè – dx l’uomo Marras


 

Una standing ovation a fine fashion show, quando performers di colore si sono scatenati nelle danze, così come fecero i giovani di Mali immortalati dal celebre fotografo Malick Sibidè. Twist e Rock’n’roll per le strade, nelle case, alle cerimonie, in riva ai fiumi ai picnic, tutti a festeggiare la rinascita attraverso la danza, oggi qui, sulla passerella di Antonio Marras, per ricordare.

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sx scatto di Malick Sibidè – dx un momento di danza alla sfilata di Antonio Marras


 

Il finale della sfilata di Antonio Marras alla Milano Moda Donna:


 

 

Sfoglia qui la collezione primavera estate 2017 di Antonio Marras: 

 

 

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Antonio Marras in mostra al Triennale Design Museum

Omaggio ad una creatività dirompente. Un percorso visivo che racconta la capacità di uno stilista, di cogliere diverse forme espressive per convogliarle nella sua grande passione: la moda.

 

Una istallazione Antonio Marras in collaborazione con Carol Rama (fonte immagine artribune)
Una istallazione Antonio Marras in collaborazione con Carol Rama (fonte immagine artribune)

 

Antonio Marras. Biennale Venezia 2011
Antonio Marras. Biennale Venezia 2011

 

 

Il Triennale Design Museum di Milano, dedica ad Antonio Marras, un’esposizione che si prefigge lo scopo di valorizzare l’estro creativo del designer sardo, ossequiato dalla presenza ininterrotta di ogni forma d’arte, rendendo ogni suo progetto creativo, un viaggio onirico nel meraviglioso mondo della moda.

La mostra, che aprirà i battenti il prossimo  22 ottobre 2016 e che si protenderà fino al 21 gennaio 2017, evidenzierà, oltremodo, l’universo poetico di Marras, proponendo opere realizzate dal designer in collaborazione con Carol Rama e Maria Lai.

 

Antonio Marras collezione SS 15 (fonte immagine paolobazzani.it)
Antonio Marras collezione SS 15 (fonte immagine paolobazzani.it)

 

Sfilata Kenzo SS 11. Designer Antonio Marras
Sfilata Kenzo SS 11. Designer Antonio Marras

 

 

L’esagerata creatività di Marras, viene risaltata dalla curatrice dell’esposizione, Francesca Alfano Miglietti, che ha saputo cogliere l’estremo fascino delle opere di Antonio Marras.

 

 

Per maggiori informazioni sulla mostra:

TELEFONO: +39 02 724341

E-MAIL INFO: info@triennale.org

SITO UFFICIALE: http://www.triennale.org/

 

 

Fonte cover grazia.it

 

Antonio Marras: dramma di un’eroina dark

Sfila tra spighe di grano e rimandi ad un remoto passato la donna Antonio Marras: ma dimenticatevi ameni scorci silvestri di virgiliana memoria. L’atmosfera prevalente sulla passerella di Marras è lugubre, a tratti funerea, più simile al ritmo parossistico di una processione o di un rito pagano. Inquietudine, sacrificio, disperazione: queste sono le emozioni predominanti della sfilata Autunno/Inverno 2016-2017 presentata oggi dallo stilista sardo nell’ambito della Milano Fashion Week.

La donna di Marras è pallida e austera: quasi un fantasma, la veletta a coprirle il volto, avanza in una marcia che non lascia scampo. Come in una fotografia sbiadita dal tempo, ella sembra rivivere attraverso i ricordi di un amore ormai lontano, peccatrice condannata alla perdizione eterna, vedova inconsolabile.

Il consueto folclore, parte integrante dell’identità primigenia dello stilista sardo, si arricchisce di nuovi spunti: suggestioni escatologiche nel pizzo nero e negli accessori che questa madonna pagana esibisce tra i capelli, mentre il Mediterraneo tanto caro a Marras rivive nel collo alto di capi castigati, nelle borse a mano rigide, da devota beghina di paese, e nelle calze a rete, declinate anche in versione calzino. I volumi dei colli sono altamente scenografici e barocchi, e si uniscono alle ispirazioni anni Venti degli inserti in pelliccia, vezzi di una femminilità repressa che rivendica la sua ragion d’essere. Cammei come gioielli, piume e nappine barocche, che stridono con la contemporaneità.

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(Fonte Madame Figaro)

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(Fonte Madame Figaro)

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(Fonte Madame Figaro)

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(Fonte Madame Figaro)

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(Fonte Madame Figaro)


Austeri e gotici sono i capispalla, che ricordano certa Inghilterra vittoriana, con il suo carico di pruderie e il marchio infamante a segnare intere esistenze. Cappe ricamate e cappotti dal sapore militare con ampi revers predominano, come le giacche senza struttura che scivolano sul corpo. Sedotta e abbandonata, la donna che calca la passerella attinge a rimandi Ottocenteschi, come i volumi teatrali e gli elementi dark. Tenui fantasie floreali impreziosiscono gli abiti leggeri, ricamati con ruches e bottoni, fino ai broccati di seta.

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(Fonte Madame Figaro)

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(Fonte Madame Figaro)

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(Fonte Madame Figaro)

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(Fonte Madame Figaro)

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(Fonte Madame Figaro)


È una tragica eroina la donna di Marras, appassionata e struggente, proprio come Adele H, celebre protagonista dell’indimenticabile pellicola di François Truffaut. E da questo mix -di cinema, arte, musica, letteratura e teatro- lo stilista sardo trae ispirazione per sfilate che sono dei veri inni al bello, declinato in ogni forma.

“Io vivo di contaminazioni, mutazioni, relazioni. Ma, soprattutto, penso che il mio lavoro, la moda, abbia bisogno, anzi necessità direi, di intrecciare arte, cinema, musica, video, letteratura e teatro per poter restituire le tensioni dello spirito del tempo. Di questo tempo. Dunque fenomeni, stili, tendenze di una dimensione in continua mutazione”: questo è quanto Antonio Marras ha dichiarato. Da Alghero, sua città natale, lo stilista si è imposto come uno degli interpreti più amati della moda, che proprio in essa, luogo ibrido per antonomasia, riesce ad esprimersi pienamente, attraverso inedite contaminazioni tra stili, epoche, luoghi e culture diverse. Il vintage si pone altresì come precisa scelta stilistica che intende enfatizzare l’importanza della contaminazione e della memoria, tra sovrapposizioni temporali e culturali.

Maxi gonne a ruota enfatizzano la femminilità retrò, mentre le scarpe sembrano quelle di una contadina. Intarsi, volants, merletti e pannelli plissettati ed asimmetrici spiccano sui capi, le stampe sono sfocate, volte a rappresentare bouquet di fiori di campo ma anche rovi, rose canine e volti. Presenti anche quadri e gessati, mentre la palette cromatica abbraccia nuance sbiadite e usurate dal tempo, come il verde salvia, il rosa sbiadito e un giallo pallido che sembra rubato alle foto di un album rilegato in pelle che ci parla di un passato ormai lontano. Marras propone una magistrale lezione di stile per una delle sfilate più suggestive della stagione.


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I migliori backstage di Milano Moda Uomo : Antonio Marras

C’era una volta la Sardegna, è così che il Far West contaminato dalla ruralità italiana arriva nel backstage di Antonio Marras.


L’excursus di D-Art attraverso i migliori backstage di Milano Moda Uomo approda nel pieno del deserto della Sardegna, a pochi km da Oristano, dove Antonio Marras decide di ambientare figurativamente la sua prossima collezione Autunno-Inverno.
Balle di fieno sparse, polvere diffusa dal vento e borghi disabitati, come quello di San Salvatore di Sinis, diventano la palette cromatica per vestire i colori della terra sarda: dal verde militare al fango, dal petrolio al grigio piombo, dal rosso al senape.
Tessuti ruvidi e infeltriti, giacconi coperta e pantaloni tartan accompagnano il lato rock di ogni bandito, della Vecchia Sardegna, che si rispetti. Colui che indossa beffardo giubbini in pelle e pitone, salopette e grambiuloni in denim ,come indumenti da lavoro, e jacquard floreale per le celebrazione domenicali.
La camicia diventa capo di punta: rattoppata, intarsiata, ricamata e decorata è pronta a accompagnare le furiose scorribande e le notti trascorse ballando al suono della fisarmonica con le donne più belle del saloon Abraxas.


Scatti in esclusiva di Matteo Di Pippo.


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Milano Moda Uomo: il cowboy di Antonio Marras

Iconica, suggestiva e ricca di spunti la collezione proposta stamane da Antonio Marras nell’ambito della Milano Moda Uomo. Per la stagione Autunno/Inverno 2016-2017 lo stilista ci porta nel Far West: traendo ispirazione dal piccolo villaggio di San Salvatore di Sinis, location di molti film western anni Settanta, Marras propone una collezione pensata per un uomo dallo spirito wild.

L’atmosfera che si respira sulla passerella ricorda i rodei e le feste country dal sapore americano. Camicie in stampa patchwork ripropongono un tartan rivisitato, mentre il paisley tipico dello stile boho-chic degli anni Settanta viene mixato alla stampa floreale e alle decorazioni che fanno capolino dalle giacche. Il mood prevalente è rustico, con dettagli folk, come nei giacconi con inserti in montone. Torna la salopette, e il denim viene ora decorato. Ancora, le giacche in pelle hanno le frange, le decorazioni ricordano certe fantasie tirolesi, mentre tra i materiali usati spiccano tweed e galles, ma anche pitone e coperte ruvide. I grembiuli hanno un’aria bavarese, mentre non manca la presenza del tartan all over, anche come inserto sulle camicie dal sapore rustico.

Un po’ cowboy e un po’ contadino, il fisico dell’uomo che calca la passerella è temprato dalla vita all’aria aperta e dalla fatica del lavoro nei campi. I giacconi per affrontare i rigori invernali sono ricchi di inserti, mentre le cravatte a stampa floreale completano gli outfit con un tocco sofisticato. L’uomo di Marras si copre il volto come un bandito dei Saloon, mentre chiude il défilé una parata di cowboys che si esibisce in danze country.

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MILANO FASHION WEEK: STREET STYLE FOREVER

Vi sono i trend di passerella che anticipano le tendenze del prossimo anno e poi vi sono loro i look del fuori sfilata che più di altri sono da guardare, memorizzare e copiare. Il risultato: vincente.

Non c’è santo che tenga: la settimana della moda milanese non è solo una serie illimitata di sfilate, tutte perfettamente segnate in un calendario quasi impossibile da rispettare anche per la giornalista più efficiente ma è altro, molto altro. Ebbene sì, perché in realtà durante la famigerata fashion week le sfilate le puoi vedere on the road, in ogni zona di Milano tu ti trovi, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Perché in quei “benedetti” 6 giorni la capitale lombarda viene letteralmente presa d’assalto da blogger, buyer, giornalisti cool (o presunti), fashion victim, ognuno con il suo bel bagaglio di outfit perfettamente studiati nei dodici mesi precedenti per stupire, per attirare gli sguardi dei passanti o, meglio ancora dei fotografi.

E di questo ce ne siamo ben accorti al “fuori” sfilata di Antonio Marras dove abbiamo potuto immortalare gli outfit very cool che qui vi presentiamo. Il filo conduttore? Siamo sinceri non c’è perché ognuno qui interpreta la moda del momento (o la moda che verrà) a suo piacimento. Che sia un chimono di paillettes, un dress in jersey a fiori abbinato a stivaletti texani, oppure un paio di short con i tanto amati anfibi slacciati non ha molta importanza se non quella di sentirsi a proprio agio mentre si esce da una delle catwalk più attese come quella di Marras. E tra le tante proposte non possono mancare certo gli outfit di alcune blogger sempre più in ascesa, come Catherine Poulin, che sfoggia uno chemisier con cerniera e, chicca, la borsa a forma di skateboard. Il risultato? Unico. Imitabile? Sì, ma attenzione a non esagerare con gli altri accessori. Perché mai dimenticare il diktat: less is more.

Appuntamento ai prossimi look da “fuori sfilata”.

ph: Daniele Trapletti

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Speciale Fashion Week: Antonio Marras Primavera/Estate 2016

Una triade di visionari al servizio della moda che verrà.


Prendendo l’eclettica veridicità di Antonio Marras e unendo la stessa alle suggestioni provenienti dai lavori del regista armeno Sergej Iosifovič Paradžanov e dell’artista iraniano Mahmoud Saleh Mohammadi si ottiene la miscela esplosiva che ha commosso e incantato gli addetti del settore presenti al fashion show della prossima collezione.
Idee che hanno profonde radici in Oriente e rami in Occidente, parafrasando un’affermazione di Mohammadi.
Tutto nasce da un incontro ispirazionale avvenuto nel 2007. Il girovago Marras si trovava a Parigi e, per puro caso, si imbattè nella personale di Paradžanov, le Magnifique. Il romantiscimo del personaggio, collezionista d’arte e di oggetti ornamentali evocativi, ricchi di folcore caucasico, segnò profondamente il suo animo.
Molti anni, e tanta elaborazione delle informazioni percepite durante la mostra, dopo il designer ha deciso di rievocare l’esperienza vissuta dedicando al regista e a tutti i popoli drammaticamente in fuga la Primavera/Estate 2016.
Contro ogni banalità e uniformità si concede l’eccentricità di dar vita a creazioni ricche di ornamenti, stratificazioni e incrostazioni . La sovrapposizione di applicazioni in tessuto, pizzo e materiali di recupero vede nascere accostamenti anomali, connessioni inedite e intrecci sbalorditivi.
Le linee sono asimmetricamente fluide e contrapposte, molte delle quali arricchite di jabot, balze e rouches e l’elaborazione stessa di tali creazioni ha la maniacalità della couture.
Il baule di tessuti che concede tale vezzo contiene il taffetà, il lino lavato, lo shantung stretch, il rigato stuoia, l’organza, il crepe fluido, il broccato, il damasco e la pelle laminata.


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Come la ricca palette del Gran Bazaar in essa si susseguono colori della terra ossidati alternati da esplosioni cromatiche vive e brillanti.
A arricchire tale sensazione è l’installazione in passerella di Mohammadi, “Touch with Eyes”. Interamente composta da tappeti persiani di varie fogge invita gli spettatori all’utilizzo dei sensi. Il tessuto dei tappeti riesce, infatti, attraverso le percezioni sensoriali a essere vissuto anche solo con gli occhi.
Una violenza visiva che raggiunge il culmine con il gran finale dello show quando, le modelle, in total white, escono trionfalmente confondendosi con l’atmosfera.


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Speciale Fashion Week: I’M Marras Primavera/Estate 2016

Un almanacco per le vacanze da vivere surfando.


Meglio delle onde del Pacifico, quelle incontaminate che circondano l’isola sarda sono le preferite di Antonio Marras che, per la prossima primavera/estate di I’M Marras , immagina le donne come moderne Betty Heldreich. E’, infatti, la pioniera del surf femminile, classe 1913, la sua nuova icona. Tra abiti, grambiuli, gonne, tute e pantaloni, rigorosamente over, vive in una roulotte ereditata dalla zia e balla fino a notte fonda sulla spiaggia. E per il giorno via libera a lunghezze mini e costumi rigorosamente anni ’50.
Le stampe si ispirano alla flora del Pacifico e si arricchiscono di righe e di quadri su cotone, denim, voile e tulle.


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E’ una groupie che ondeggia in un caleidoscopico mondo di colori fluorescenti ma non disdegna il tradizionale bianco e nero.
Grazie ai dischi ereditati dalla mamma ascolta le Bangles e le Cleopatras, che accompagnano ogni passo del defilè.


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