“Attendi a dirci da soli che siamo onesti. Non basta dircelo da soli. Devono dirlo gli altri che siamo onesti. Altrimenti sembra che a furia di dirlo abbiamo qualcosa da nascondere.”
Beppe Grillo. E come dargli torto?
Roma, 05 ago 2016 – “Ricordo con grande nostalgia, e anche un po’ di tenerezza, Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Paola Taverna e Roberta Lombardi, in aula Giulio Cesare, a leggere a gran voce stralci delle intercettazioni dell’inchiesta di Mafia Capitale. Oggi i parlamentari del Movimento 5 Stelle torneranno in Campidoglio a leggere le intercettazioni tra Buzzi e l’Assessora Muraro come fecero nel dicembre 2014? E chiederanno anche le dimissioni dell’Assessora con la stessa veemenza con cui sono soliti scagliarsi contro il Partito Democratico? Attendiamo, fiduciosi, di sapere cosa intende fare la Sindaca Raggi, se preferisce mettere la testa sottoterra o se avrà il coraggio di ritirare le deleghe alla sua assessora che per discontinuità col passato, a quanto pare, non brilla affatto”.
Questa la nota di Giulia Tempesta, consigliere comunale PD di Roma.
E verrebbe da chiedersi, semplicemente e banalmente, come darle torto?
Il titolo è di oggi, 5 settembre, del Corriere della Sera:
L’accusa dei pm: all’Ama era garante del patto segreto con il ras dei rifiuti
La Procura di Roma sospetta di un accordo illecito tra il proprietario di alcuni impianti cittadini, Manlio Cerroni, e l’assessora all’Ambiente, all’epoca dei fatti consulente della municipalizzata del Campidoglio, per spartirsi lo smaltimento della spazzatura.
Continua il Corriere: “Esisteva un accordo illecito tra l’ex dirigenza di Ama e il ras dei rifiuti Manlio Cerroni per spartirsi lo smaltimento della spazzatura. Un patto segreto concluso grazie alla mediazione di Paola Muraro, che negli ultimi dodici anni è stata consulente dell’azienda municipalizzata ed era delegata proprio al controllo di quegli impianti. È questo il sospetto che nei mesi scorsi ha convinto il pubblico ministero Alberto Galanti a iscriverla nel registro degli indagati per abuso d’ufficio e violazioni delle norme ambientali.”
Ecco i fatti, più o meno, per quanto sinora è dato sapere.
Come ricostruito da Repubblica “una telefonata tra le carte di Mafia capitale rivela un inedito rapporto diretto tra l’assessora all’Ambiente di Roma, allora solo consulente della azienda rifiuti, Paola Muraro, e il ras delle cooperative rosse Salvatore Buzzi, in carcere dal dicembre di due anni fa per associazione a delinquere di stampo mafioso.”
Il 20 settembre del 2013 alle 17.08 “Salvatore Buzzi chiamava Paola Muraro di Ama spa”, scrivono i magistrati nell’ordinanza di 88mila pagine sugli intrecci del “Mondo di mezzo”, la ragnatela di rapporti instaurati da Buzzi e dal boss della Magliana, Massimo Carminati. Una telefonata per chiedere lumi sullo stato di una pratica per poter partecipare a un appalto milionario per la raccolta dei rifiuti. La Muraro “gli riferiva che la richiesta di chiarimenti era stata inviata dal Cns di Bologna, ed entro il giorno dopo sarebbero dovuti arrivare i chiarimenti, dal momento che la busta “B” sarebbe stata aperta alle ore 13. Buzzi confermava dicendo che avrebbe avvisato subito”.
Così sempre in quel 20 settembre del 2013, mentre si intrecciavano interessi che hanno portato alla sbarra Panzironi e l’ex dg Ama Fiscon insieme a Buzzi, secondo l’accusa per averlo favorito, dopo le informazioni ricevute dalla Muraro, parte la seconda telefonata. Alle successive 17 e 11, ovvero 3 minuti dopo le informazioni ricevute dall’attuale assessora all’Ambiente, Buzzi invia un sms al suo collaboratore Lucci: “Avvisa Bologna richiesta partita ora” e subito dopo un altro messaggio a uno dei big di Legacoop Lazio, Salvatore Forlenza: “Richiesta partita ora da Ama”.
Il riferimento è a una gara da 21,5 milioni, suddivisa in 4 lotti, per la raccolta dei rifiuti, indetta da Ama e alla quale partecipò il consorzio bolognese Cns di cui Buzzi era consigliere di vigilanza. Ma Buzzi aveva anche un interesse diretto: una volta aggiudicato l’appalto, la gestione dei servizi sarebbe andata alle sigle del suo circuito. Per conoscere i dettagli dell’aggiudicazione e informarsi sullo stato della pratica, ma soprattutto per ribattere in tempo ai chiarimenti chiesti da Ama alla Cns, Buzzi chiama direttamente proprio Paola Muraro, passata da consulente Ama ad assessora della giunta grillina di Virginia Raggi, che non si sottrae.
L’intercettazione evidenzierebbe come la Muraro era molto più che una consulente in Ama. Ed è a lei che Buzzi si rapporta, così come faceva con i vertici delle aziende e addirittura col sindaco di Roma Gianni Alemanno per le questioni più delicate.
Questa telefonata mostrerebbe come la Muraro era un suo contatto in Ama, e che – altro che consulente – era in grado di sapere cose che riguardavano appalti. Non una consulente esterna che nulla sapeva, e che non si è accorta di alcuna anomalia in nessuno dei quattro impianti su cui doveva vigilare e su cui ora c’è un’inchiesta della procura di Roma per truffa e frode.
Bastava Buzzi, su cui per mesi come fosse il diavolo in persona il M5S si è scagliato?
No. Nel mirino della magistratura romana finisce anche un altro rapporto della Muraro, quello con Manlio Cerroni. I dubbi del pm Alberto Galanti è che ci siano stati tra loro contatti da cui l’imprenditore potrebbe essersi avvantaggiato.
Scrive Repubblica “Non è un caso, hanno sottolineato gli investigatori, che indagano sospettando un’associazione per delinquere tanto sull’affare Tmb quanto sul tritovagliatore di Rocca Cencia di proprietà di Cerroni, che proprio due settimane fa, in diretta streaming, contestando l’operato del dg di Ama, Daniele Fortini, la Muraro abbia proposto di rimettere in funzione proprio quel tritovagliatore, dato in affitto a un’altra azienda collegata a Cerroni.”
A porsi la domanda centrale è invece il sito di informazione Linkiesta
“Cos’ha a che fare Manlio Cerroni, «il re dei monnezzari», e il suo business sui rifiuti, con il mondo del Movimento cinque stelle, le sue idee e poi le sue pratiche?”
Questa la ricostruzione.
La domanda che qualunque militante sincero dei cinque stelle si sta ponendo in queste ore per ricostruire il faticoso puzzle che è la verità a Roma, può trovare qualche traccia interessante in una storia illuminante di questi anni, che siamo in grado di svelare. Negli anni a cavallo tra il 2012 e 2013 Gianroberto Casaleggio, in parallelo con la costruzione del Movimento cinque stelle – le avvisaglie del «boom», che in tanti non avevano sentito, c’erano già state nelle amministrative del 2012, e ovviamente in tutto l’autunno e inverno dello Tsunami Tour – fondò assieme ad alcuni suoi amici un network parallelo al Movimento, chiamato Think Tank Group.
C’erano fin dalla fondazione alcuni imprenditori, professionisti, e in seguito anche parlamentari del M5S di strettissima fiducia della Casaleggio (David Borrelli, che oggi è europarlamentare e è forse l’uomo più fidato di Davide Casaleggio, e Vito Crimi) e della Lega.
Ma soprattutto, assieme a Casaleggio e a Grillo – i cui nomi in un secondo momento furono tolti dalla schermata del Think Tank Group – fondatore del gruppo fu Antonio Bertolotto, presidente della Marcopolo engineering.
Marcopolo è l’azienda leader italiana di rigassificatori, anche se ha chiesto da poco il concordato preventivo. Si occupa da trent’anni della «messa in sicurezza della discarica attraverso la captazione, la depurazione e distruzione del biogas che viene valorizzato come combustibile per produrre energia verde». Possiede più di quaranta impianti, e alcuni anche nell’area di Roma. In particolare ad Albano. In pratica Bertolotto ha lanciato il business (pionieristico, trent’anni fa) degli impianti che trasformano in biogas i gas delle discariche e del processo di compostaggio dei rifiuti.
Un’azienda green, cos’ha a che fare con Manlio Cerroni?
Ad Albano la Marcopolo ha, in modo del tutto legittimo, operato in stretta partnership con la Pontina Ambiente, assieme alla Colari una delle società di compostaggio di Cerroni. Cerroni smaltisce i rifiuti, e Bertolotto ci estrae biogas.
Il legame era talmente stretto e strutturale che Marcopolo, che ha sede legale in provincia di Cuneo, a Roma risponde al medesimo indirizzo e numero civico (sulla via Ardeatina) e allo stesso numero di telefono dell’azienda di Cerroni.
Altro particolare interessante, nell’elenco dei fondatori di Think Tank Group Bertolotto compare come presidente di una onlus, la Sosesi. Come se il rapporto tra quel network – così vicino ideologicamente e materialmente al neonato Movimento – e il business dei rifiuti non fosse proprio coincidente con la propaganda cinque stelle sui rifiuti zero e la raccolta differenziata al 90%.
Non c’è nulla di male naturalmente a lavorare con Cerroni (che è indagato per l’impianto di trattamento meccanico di Rocca Cencia, quello che la neo assessora Paola Muraro chiese a Daniele Fortini di utilizzare, ottenendone un sacrosanto, legalitario rifiuto). Ma il cortocircuito è incredibile: il M5S, che ha fatto tutta la propaganda pubblica e l’ascesa politica con le campagna sul blog (della Casaleggio) sui rifiuti zero e la differenziata, ha nel suo network (tra i fondatori) l’imprenditore big dei rigassificatori, amico storico di Gianroberto Casaleggio, con cui cofondò il Group.
Ma il legame Casaleggio-M5S e rifiuti risale a molto prima. Già nel 2004 – ovvero dalla sua nascita – l’uomo marketing nonché socio (non lo è più dal 2013) è Enrico Sassoon, giornalista, dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole-24 Ore, già direttore responsabile di L’Impresa-Rivista Italiana di Management, della rivista Impresa Ambiente e del settimanale Mondo Economico. Da suo curriculum pubblico apprendiamo anche che «è stato direttore scientifico del gruppo Il Sole-24 Ore».
Nel 1998 Sassoon è stato amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali delle corporation americane in Italia.
Enrico Sassoon, con la moglie, Cristina Rapisarda, ha costituito la “Global Trends”.
La signora Rapisarda è stata coordinatrice di Agenda 21 a fianco dell’ex Assessore all’Ambiente della Regione Campania Walter Ganapini il quale ha stipulato protocolli di intesa di vantaggio con la Italcementi (cliente di Global Trends) per gli inceneritori, e in particolare i cementifici a cui si fa riferimento sono l’Italcementi di Pontecagnano, la Cementir di Maddaloni e Moccia di Caserta, (qui la Italcementi è indagata per favoreggiamento mafioso).
Contemporaneamente Sassoon era anche Direttore Responsabile della rivista Affari Internazionali nonché anche “amministratore delegato” di una casa editrice – la “Strategiqs Edizioni Srl” (che non ha nemmeno un indirizzo mail, né un sito internet – ma che pubblica l’edizione italiana della Harvard Business Review in Italia!).
Di questa società è presidente un brillante napoletano, Alessandro Di Fiore, che oltre a presiedere la casa editrice presiede anche l’European Centre for Strategic Innovation.
Nato come product manager della Colgate-Palmolive fonda la Venture Consulting che confluisce gruppo Tefen, oltre a diventare prestissimo Vice Presidente di “The MAC Group” (Gemini Consulting) – gruppo presieduto da Cesare Romiti, anch’egli membro nell’American Chamber of Commerce in Italy e dell’Aspen Institute.
Manco a dirlo, nel comitato di redazione della rivista figura anche “Roberto” Casaleggio.
Nessuno vuole per forza pensar male, ma ricordiamo che il Movimento Cinque Stelle è sempre stato quello “contro le lobby” a prescindere, contro i presunti gruppi di interesse che “governano l’Italia dietro le quinte”.
Eppure è anche l’unico partito politico che non presenta bilanci, che non adempie ad obblighi di trasparenza contabile sui finanziamenti, che di fatto è un’associazione costituita da tre persone a casa di Beppe Grillo, che ne detiene logo e marchio.
Non ha assemblee, organi elettivi, e che è stato recentemente condannato da un tribunale che ha sancito che “essendo di fatto un partito politico come gli altri ha l’obbligo di prevedere forme di gestione interna del dissenso” non potendo semplicemente prevedere un’espulsione per decisione monocratica del proprietario.
Va anche ricordato – a onor di cronaca – che spesso Grillo ha tuonato contro le “cattive municipalizzate” e che le massime tensioni con i suoi amministratori eletti (primo tra tutti Pizzarotti) si sono avute proprio per divergenze sulla gestione di rifiuti e inceneritori.
Oggi tutti questi rapporti – quantomeno strani – rischiano di gettare quantomeno un’ombra di sospetto (onestamente legittimo) tra quali e quanti interessi differenti e specifici i vertici del Movimento (da Grillo a Casaleggio) abbiano invece tutelato e rappresentato in questi anni.
Nulla di male, per carità.
Basta dirlo. Almeno per quella tanto sbandierata trasparenza, onestà, di cui il Movimento si fanno vanto come ne fosse l’unico detentore.
Ora, liberi di chiamarla fumosamente “macchina del fango”, ma tutte queste vicende hanno un concreto odore di spazzatura vera.
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Raggi, M5s e Roma, storia di un disastro annunciato
Raggirati. È questo l’hashtag che, su twitter, sintetizza e racconta le vicende di questi giorni sull’amministrazione del M5S a guida Virginia Raggi.
“Ho capito bene? Il sindaco M5s di Roma ha detto che deciderà sul suo assessore, indagato per falso e abuso d’ufficio, dopo aver letto le carte? A chi si affiderà la Raggi per emettere la sentenza? Ad un giudice, ad un avvocato? E poi quale sarebbe il suo diritto ad avere le carte di una inchiesta, teoricamente coperta in parte da segreto istruttorio? Barzellette capitoline!” sintetizza Fabio Postiglione.
“Il Fatto in edicola dice che la Raggi o si dimette o chiede scusa. Eh no, troppo comodo, miei cari. L’avete creata voi. C’e concorso di colpa. Facciamo che lei si dimette e voi vi scusate, tanto per cominciare.” è il commento di Aldo Trochiaro.
“Nessuna conferenza stampa, non una dichiarazione in consiglio o una spiegazione che sia una in Campidoglio. Arriva un messaggio della sindaca su un blog di un privato, una dichiarazione sterile dove non spiega nulla in merito al caos istituzionale che sta avvenendo a Roma. Uno scempio politico mai visto.” è la chiosa di Tommaso Ederoclite.
Ma un commento apre la questione ad un differente punto di vista, a firma di Andrea Iannuzzi
“Consiglio non richiesto al Pd (romano e non): ma perché invece di assistere buoni buoni ai pasticci che combinano i 5 stelle, bravissimi a farsi male da soli, continuate a parlare male di loro e ad attaccarli? In questo modo ottenete solo l’effetto di ricordare ai cittadini i disastri che avete combinato voi. Godete in silenzio, se ci riuscite”.
La notizia riportata sull’Huffington Post non è un caso isolato. Scrive Gabriella Cerami “L’Armageddon dei 5 Stelle, almeno a Roma, è rappresentato da una mail che la sindaca di Roma Virginia Raggi avrebbe inviato a Luigi Di Maio e al mini direttorio – Paola Taverna, Gianluca Perilli, Massimo Castaldo e Stefano Vignaroli – per informarli che l’assessore all’Ambiente Paola Muraro era iscritta nel registro degli indagati e che l’intenzione del Campidoglio era quello di attendere le carte e “poi prenderemo provvedimenti”. Mail che rappresenterebbe la prova che anche Luigi Di Maio era a conoscenza, da tempo, dei guai giudiziari dell’assessore capitolino, comunicati alla diretta interessata il 18 luglio e appresi dalla sindaca il giorno successivo. E quindi il gruppo dirigente dei 5 Stelle avrebbe omesso e depistato sul coinvolgimento di Muraro, per dodici anni consulente dell’Ama, nell’inchiesta sui rifiuti. E chi attendeva la prima puntata di Politics su Raitre per conoscere la posizione di Luigi Di Maio resterà deluso, perché non si presenterà.”
Qual è dunque il tema di questo Movimento 5 Stelle che si è presentato come “rinnovamento”, fuori dalle logiche della vecchia politica, con “onestà e trasparenza” prima di ogni altra cosa, con gli streaming per tutto e su tutto divenuti sempre più occasionali sino a scomparire?
Conta che “su tutto decide la rete” sia diventato un direttorio scelto da Beppe Grillo che decide in chiuse stanze? Conta ancora che quegli scontrini pubblicati per i primi mesi siano spariti da un anno?
Conta davvero che – ancora – non ci sia un bilancio pubblico del Movimento 5 Stelle, con un tesoriere, che non ci sia un’assemblea degli iscritti, che – nonostante le sentenze dei tribunali – non siano previste forme di gestione e ammissione del dissenso interno?
E le menzogne e le coperture, sono davvero ancora fatti occasionali? Su Parma il direttorio “non sapeva”, e poi Pizzarotti ha reso pubblici i messaggi e le mail inviate, tutte senza risposta, ma in cui informava ampiamente… su Quarto il trio Fico – Di Maio – Di Battista è apparso in streaming per affermare di non sapere, anche qui smentiti da mail e messaggi. Sapevano e come!
Adesso è la volta di Roma.
Si sapevano. Sapevano ogni cosa. Sapevano delle indagini, delle inchieste, e sapevano soprattutto chi erano quelle persone, da quali ambienti provenivano, quali erano i rapporti personali, professionali e politici pregressi. Sapevano. Hanno mentito, nascosto, sino alla farsa del “complotto dei palazzinari pro olimpiadi”. Sino a quel “se indagano altri, dimissioni subito” ma se indagano uno dei loro, allora è bene leggere le carte. Si, e decidere senza competenze, sostituendosi ai giudici.
L’onestà andrà di moda. E la trasparenza pure. Ma il futuro non è adesso. Almeno nelle aministrazioni 5 stelle.
Ma tutte queste non sono buone notizie. Non lo sono per i romani e per Roma. Non lo sono per le persone in perfetta buona fede che, semplicemente, volevano di meglio, volevano altro. Forse solo volevano rispetto. Ma non sono buone notizie nemmeno per i cari vecchi partiti, di centro destra quanto di centro sinistra.
Ancora oggi, nonostante tutto, se si tornasse a votare a Roma (come altrove) i disastri, le menzogne, la mancanza di trasparenza, il piccolo potentato di pochi che ormai è cosa palese, il fatto che Grillo fomenti la folla e poi si lavi le mani di tutto, non sono sufficienti a far cambiare idea alla maggior parte dell’elettorato.
La ragione è semplice ed è politica.
Non si vince per mancanza di avversari o per la scelta del meno peggio.
La chance dei partiti è ampia, ma a quanto pare sarà ancora un’occasione persa per un vero e profondo rinnovamento e per prendere di petto quella questione morale mai affrontata dai tempi di Berlinguer.
Non bastano gli sfaceli, né che il Movimento 5 Stelle, da solo, mostri ciò che è oltre gli infingimenti di una propaganda tossica e violenta della rete.
Occorre un vero, serio, profondo rinnovamento dei partiti, con spazi a persone nuove, senza pensare – con la solita arroganza e presunzione – che “si può fare ancora un altro giro”.
“War, Capitalism & Liberty”: la mostra a Roma dedicata a Bansky
E’ l’artista senza volto. L’anonimo della Street Art.
Di Bansky le uniche informazioni frammentarie sul suo conto, riguardano il luogo e la data di nascita, Bristol (Inghilterra), 1974.
Le sue opere sono dissacratorie, pure; raccontano di guerra e di libertà e nascondo un messaggio positivo, colmo di speranze.
La strada, è il suo habitat naturale ed è proprio sui muri delle grandi metropoli (i suoi murales sono apparsi anche in città della Cisgiordania) che molte delle sue opere sono state compiute.
A Bansky, Roma dedica un’esposizione dal titolo “War, Capitalism & Liberty“: una raccolta di 150 opere proveniente da privati, in mostra dal 24 maggio al 4 settembre 2016, presso Palazzo Cipolla nella città capitolina.
La mostra, rivela esponenzialmente, le doti artistiche dell’autore, risaltando il messaggio di stampo politico-sociale che l’artista intende diffondere.
Tra le sue opere più celebri, la seriografia di alcune scimmie che dichiarano: “Laugh Now But One Day I’ll Be in Charge” (Ridete adesso ma un giorno saremo noi a comandare).
La mostra è curata da Stefano Antonelli, Francesca Mezzano e Acoris Andipa.
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Per maggiori informazioni:
Fendi festeggia i suoi 90 anni con una sfilata Haute Fourrure a Roma
L’appuntamento è per il 7 luglio 2016 in occasione del 90° anniversario dalla nascita della maison romana Fendi.
La sfilata Haute Fourrure che si terrà nella città capitolina, sarà un omaggio ai successi della maison che aprì il suo primo atelier di pellicceria e un laboratorio di pelletteria, in via del Plebiscito a Roma, nel 1926.

Grandi successi coronati da un design italiano riconoscibile in tutto il mondo. Il lusso che si manifesta attraverso la sartorialità dei capi e l’uso della pelliccia: l’icona assoluta della maison.
Fendi rappresenta un colosso del fashion system e questo lo si deve anche al grande apporto creativo di kaiser Karl Lagerfeld che, da più di mezzo secolo, mette a disposizione tutto il suo eclettismo per il marchio romano. Virtuosismo portato ai massimi livelli da Lagerfeld che, servendosi delle mani laboriose degli artigiani, crea capi in pelliccia difficili da imitare.

“Questo evento rappresenta l’occasione unica per esprimere le nostre radici, l’audace creatività e la più elevata artigianalità che da sempre ci contraddistinguono nella pellicceria”, ha dichiarato Pietro Beccari, Presidente e amministratore delegato di Fendi. “Roma è un luogo magico e rappresenta perfettamente i valori di Fendi, la sua tradizione e la sua storia, con uno sguardo rivolto sempre al futuro”.
Per la cover fonte forums.thefashionspot.com
AltaRoma: Greta Boldini presenta “Indecent Beauty”
Eleganza senza tempo e cura nei dettagli allo stremo maniacale: il marchio Greta Boldini fondato dai designer Alexander Flagella e Michela Musco riveste di un’aurea misteriosa una donna che incarna l’idea di bellezza senza tempo.
Presentata durante l’ultima edizione di AltaRoma il 30 gennaio scorso, “Indecent Beauty” racconta il duplice volto di una femmina in grado di vestire i panni della gioventù ma anche di presentarsi agli altri in tutta la sua naturale eleganza.
La leggerezza degli abiti che fluttuano leggeri nell’aria appaiono come accordi di violino sublimi, elevati in volo da raffinati uccelli che disegnano i capi assieme a coloratissime corolle.
Le opere di Costantin Brâncuși, primitive e spigolose, tracciano una cornice geometrica ai capi, coadiuvata dalla presenza del plissé che rafforza i ricami rigorosi progettati dal duo di stilisti.
Accurata la scelta dei tessuti che si fanno nobili sia di giorno, con angore ricamate e tweed strutturati, che di sera, con crêpe de Chine e georgette di seta pura. Attento studio riservato alla selezione dei cristalli bianchi, neri e muschio che disegnano eccelsi fiori in 3D su abiti baby e da grand soirée e su maglioni.
La palette di colori sospinge la collezione all’interno di una poliedrica immaginazione, colma di varianti come elementi faunistici e bucolici.
Greta Boldini dedica questa collezione ad una donna libera e sognante che pone come unico obiettivo la ricerca della bellezza assoluta.
Premium contemporary department store Coin Excelsior 2016
Continua la collaborazione tra Altaroma e il Coin Excelsior con le splendide collezioni dei 7 talentuosi designer
Il successo di Premium contemporary department store Coin Excelsior non si ferma, e così dopo le due precedenti edizioni all’interno di Altaroma, si presenta puntuale anche quest’anno con la sua terza edizione, ospitando i 7 talentuosi designer scelti tramite un’attenta selezione e provenienti per la maggiore dal colorato e glamourissimo mondo di Altaroma.
Una realtà ormai ben consolidata quella tra Altaroma e Coin Excelsior, incentrata unicamente sullo sviluppo a sostegno dei giovani talenti, divenendo un vero e proprio palcoscenico accessibile a tutti per le collezioni di questi talentuosi designer.
Ghisellini
Adriano Franchi, Direttore generale di Altaroma afferma: “Con questa partnership Altaroma conferma il suo ruolo determinante nell’ampliamento delle opportunità di mercato per i talenti emergenti favorendo, grazie alla collaborazione con Coin Excelsior, un link immediato e concreto tra le nuove leve e le realtà commerciali leader della distribuzione a livello nazionale”.
Le collezioni di accessori e ready-to-wear dei designer saranno inoltre protagoniste delle quattro inedite vetrine dall’effetto “Magic Mirror”.
- L72
- Petriglia
- Avanblanc
- Catherine Dè Medici 1533
Al Premium Contemporary Department Store Coin Excelsior, in Via Cola di Rienzo a Roma, esporranno le collezioni Spring/Summer 2016 di: Avanblanc, Catherine de’ Medici 1533, Elena Ghisellini, Federica Berardelli, Giancarlo Petriglia, L72 e Quattromani, che ha presentato inoltre con una splendida sfilata – performance Fall/Winter 2016- 2017.
Le collezioni sono acquistabili presso il Coin Excelsior anche nelle settimane successive!
- Petriglia
- Avanblanc
- Dè Medici 1533
- Dè Medici 1533
- Ghisellini
- Ghisellini
- Ghisellini
- Ghisellini
- Ghisellini
- Quattromani
- Quattromani
Fendi Private Suites: il lusso nel salotto bene di Roma
Sette eleganti Private Suites sono state create all’ interno di Palazzo Fendi in Largo Carlo Goldoni, a Roma.
Ristrutturato di recente, il complesso architettonico eretto nel 1700 ospiterà non solo la più grande boutique Fendi del mondo e le dimore annesse, ma anche Zuma: il ristorante internazionale giapponese che occupa la terrazza della struttura.
I materiali pregiati, come i marmi di Carrara utilizzati per i pavimenti e le pareti del bagno, e il legno di rovere per il parquet delle suites, diventano la cornice perfetta per un soggiorno all’insegna del lusso.
Gli arredi all’interno dell’elegante dimora, sono firmati esclusivamente Fendi Casa.
Ma scopriamo assieme ogni singola luxury room.
Palazzo Suite 1 regala una vista mozzafiato su Trinità dei Monti. Al suo interno, tutto riconduce al savoir-faire della maison di lusso romana: dalle stampe fotografiche al platino che immortalano alcune fontane romane dell’eclettico Karl Lagerfeld alle pareti con le tavolette di lavorazione dell’atelier di pellicceria della Maison.
Palazzo Suite 1 può, peraltro, essere unita all’adiacente Palazzo Suite 2, una magnifica camera con vista su Via dei Condotti e Piazza di Spagna.

Deluxe Suite 3, elegantemente arredata seguendo il gusto estetico delle precedenti suites, si affaccia su Via del Corso e Via Tomacelli. Le ampie finestre permettono alla luce di accarezzare dolcemente il rovere del pavimento e le opere provenienti dall’archivio Fendi.
Deluxe Suites 4 è l’angolo più moderno dell’intero concept dove al suo interno coabitano perfettamente lo stile contemporaneo e pezzi di vintage italiano. Anche in questo caso, per chi desiderasse concedersi il “lusso” di avere un ampio spazio da dividere in compagnia, la suite può essere unificata alla Deluxe Suite 5: un mini appartamento diviso in “zona giorno” e “zona notte” da un pannello in cristallo che aiuterà a preservare l’intimità dei clienti.

Affacciata su Via dell’Arancio, Deluxe suites 6 rispecchia gli alti canoni estetici di Maison Fendi. Un piccolo appartamento che si rivela come uno scrigno prezioso in un angolo di Roma del tutto inaspettata.
Infine, il vero gioiello del primo boutique-hotel di Fendi, Corner Suite. Posizionata tra Largo C. Goldoni e Via di Fontanella Borghese l’elegantissima suite è suddivisa in due ambienti distinti. La camera da letto è dotata di quattro finestre. L’area living è arredata con manufatti di design in limited edition e oggetti provenienti dalla collezione privata di Fendi.
Per conoscere dettagliatamente Fendi Private Suites: http://www.fendiprivatesuites.com
OLIMPIADI 2024: ROMA TRA LE CITTA’ CANDIDATE
Tante sono le prestigiose candidature presentate da diverse città: tra queste c’è anche Roma. Entusiasmo e ottimismo alle stelle per la candidatura della capitale italiana. Presentato anche il logo “Roma 2024”
La lista delle città, le quali si sono definite pronte, anzi prontissime, ad accogliere la prestigiosa manifestazione dei Giochi Olimpici del 2024, è stata già da tempo stilata e consegnata: tra le tante città c’è Roma.
La capitale italiana è pronta a trasformarsi, anche se per poco tempo, nella culla ideale dello sport?
Secondo i nostri rappresentanti, sia del mondo politico, che di quello sportivo, si.
Roma è pronta e vola sulle ali di un solido e forte ottimismo.
La bellezza incantata di una città meravigliosa, la “città eterna”, a far da cornice a quella che tranquillamente può essere definita come la “manifestazione delle manifestazioni” del magico e bellissimo mondo dello sport.
Roma-Olimpiadi: un binomio perfetto, non credete?
Un sogno che presto potrebbe trasformarsi in una splendida realtà: il sogno di ogni amante dello sport, quello vero, potrebbe essere esaudito. I presupposti ci sono tutti.

CHE ARIA TIRA TRA GLI ESPONENTI DEL GOVERNO?
Due parole: convinzione e ottimismo.
È lo stesso Matteo Renzi, presidente del Consiglio italiano, a definirsi come convinto, ai massimi livelli, che la candidatura dell’Italia, presentata sotto il pesante nome di Roma è stata una mossa giusta. La perfetta strategia per creare nuove e più solide basi per lo sport italiano, il quale, soprattutto negli ultimi tempi, a causa di scandali e illeciti, ha mostrato alla collettività diverse falle.
Problemi che devono essere assolutamente risolti al più presto. Portare le Olimpiadi in Italia è, secondo chi ci governa e chi nel mondo dello sport ci rappresenta, la mossa giusta. Bisogna solo posizionare sapientemente le pedine sulla grande scacchiera mondiale e, mossa dopo mossa, eliminare le pedine degli avversari, per gridare scacco matto alle diverse città concorrenti.
Boston, la città rivale che l’Italia temeva di più, si è già ritirata, designando Parigi come la diretta avversaria del Bel Paese.
Tutto questo ha ingigantito l’ottimismo italiano: ci si muove velocemente e a ritmi incessanti, che metterebbero a dura prova chiunque. Si scava, per ora, in un buio tunnel, perché l’Italia non ha ancora in mano niente, nessuna certezza, ma solo tanta voglia di vincere, di prevalere sulle dirette avversarie.
Una piccola luce, però, dalle profondità del tunnel, comincia a vedersi. Proprio quella luce che sta guidando l’Italia e le sta dando la forza e l’ottimismo necessario per puntare alla vittoria.
Immaginare Roma, come l’Olimpo dello sport, è lecito.
OLIMPIADI ROMANE: TRA SPORT E CULTURA
In una situazione così difficile da gestire, come quella che oggi l’Italia, così come ogni singola nazione del mondo si trova ad affrontare, a causa del clima di paura creato dal terrorismo, manifestatosi nei recenti attacchi e che continua ad incutere timore, attraverso continue minacce, lo sport potrebbe essere l’arma giusta da utilizzare.
Lo sport come arma offensiva che, supportata dalla cultura, della quale lo sport è espressione, lancia delle vere e proprie bombe di valori, quelli veri, puri.
Lo sport come arma difensiva, che come uno scudo protegge la collettività, l’intera società, creando in un clima di festa, un’unione solidissima tra i cittadini.
Una manifestazione sportiva per allontanare la paura.
Lo sport è socialità, è vita.
Lo sport è una tessera di fondamentale importanza, senza la quale è impossibile completare il puzzle della cultura. In ogni società, che fa della cultura il collante per unire i singoli consociati, è il rispetto ad emergere come fattore predominante della totalità delle relazioni sociali.
Lo sport insegna il rispetto, il rispetto è cultura.
Inoltre, attraverso lo sport si manifesta l’identità nazionale.
Portare le Olimpiadi in Italia è un segnale forte per i giovani: uno Stato che investe nello sport, è uno Stato che punta sui giovani.
Cultura e sport: sì, suona davvero bene!
INIZIANO I LAVORI
L’Italia può farcela, deve farcela.
Il governo ne è consapevole ed ha dato il suo consenso per ingenti investimenti, destinati a opere sportive e non solo, in vista di una possibile elezione di Roma come città ospitante delle Olimpiadi.
Tantissimi saranno gli impianti che dal nulla nasceranno e altrettanto numerose saranno le azioni di manutenzione e potenziamento di quelli già esistenti. Grandi somme, inoltre, sono destinate al rafforzamento e alla più alta valorizzazione delle periferie, al fine di creare un apparato unico, espressione di efficienza, funzionalità e perfezione. Investimenti per creare quel necessario equilibrio all’interno della società.
Il denaro da investire, la voglia di vincere e l’ottimismo ci sono: ora si lavora, senza mai abbassare la guardia, per sperare di portare a casa uno storico risultato.
L’Italia si sta dimostrando preparata e pronta più che mai ad accogliere i Giochi Olimpici del 2024: tanti Paesi e tanti atleti riuniti all’ombra del tricolore italiano, pronto a sventolare più forte sotto la spinta di un vento di passione.
La passione per lo sport, per la cultura, per la vita.
Chanel Métiers d’Arts: una parigina a Roma
Una Parigi nebbiosa e fumante, intrisa di mistero e charme, persa nelle sue strade, tra atmosfere gotiche e dettagli che profumano di antico. Una donna stretta in un elegante paletot cammina a passi svelti tra le brasserie, inoltrandosi in quelle strade piene di bistrot. Una sigaretta le fuma in bocca, mentre indugia nei pressi della boulangerie, prima di proseguire la sua corsa sui tacchi a stiletto fino alla stazione della metro. Non siamo nella capitale francese, ma nella Roma firmata Chanel. Quasi come in un film, inizia così la sfilata Chanel Métiers d’art Paris-Rome 2016: in una Parigi ricostruita con certosina precisione, sfila all’interno degli studios di Cinecittà la collezione della storica maison.
Dopo aver sfilato lo scorso anno a New York, Karl Lagerlfed ha scelto la città eterna per presentare la collezione annuale di Chanel Métiers d’Art: una sfilata itinerante incentrata sull’artigianato, per autentici gourmet.
La location scelta da Lagerfeld per la sua #ParisinRome vanta una lunga storia: vero e proprio tempio del cinema, lo storico Teatro 5 fu scelto da Federico Fellini per girarvi i suoi capolavori, da La dolce vita a Otto e mezzo.
Protagonista della collezione è una donna romantica e iperfemminile, stretta in tailleurini in jacquard e lunghi abiti in pizzo, tra silhouette bodycon e dettagli urban. Non mancano accessori evergreen, come le maxi collane in perle, simbolo della maison, ma il mood è arricchito da un tocco aggressive derivato dalla pelle, usata prevalentemente su gonne a tubino. Inedite calze in pizzo esaltano le mise, mentre la gonna ora si porta con crop top.
Colletti austeri, camicie con fiocco, lunghi abiti in chiffon impalpabile, e ancora, tweed e lana bouclé: si alternano sulla passerella nomi del calibro di Lara Stone, Freja Beha Erichsen e Bella Hadid. Citazioni vittoriane nei colli alti mentre la vernice nera di alcuni outfit ci riporta nelle atmosfere intrise di passioni estreme di Godard e Truffaut. Una vera chicca è la borsetta a forma di cinepresa vintage, che si preannuncia già must have della prossima stagione.
Karl Lagerlfed ha pensato proprio a tutto: la sua parigina a Roma unisce alla classe tipicamente francese le suggestioni cinematografiche che hanno fatto grande il cinema italiano.
Un film dentro al film: l’apposito cinema d’antan diviene la location in cui viene proiettato in anteprima “Once and Forever”, l’ultimo cortometraggio firmato Lagerfeld. Protagoniste Kristen Stewart e Géraldine Chaplin, entrambe nei panni di mademoiselle Coco. Le due dive siedono in prima fila in un front row ricco di celebrities che applaude con entusiasmo ogni uscita e proclama Lagerfeld nuovo re di Roma.
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Chanel Once and Forever: il trailer
Cresce l’attesa per la sfilata della collezione Chanel Métiers d’Art, che sarà presentata domani nella suggestiva location degli studios di Cinecittà, a Roma.
Un omaggio all’Italia, patria del cinema d’autore: la location scelta da monsieur Karl Lagerfeld per presentare la nuova collezione non è casuale. Qui verrà infatti presentato, insieme alla sfilata, anche il nuovo cortometraggio diretto da kaiser Karl, dedicato alla vita di Coco Chanel.
Once and forever vede tra le protagoniste Kristen Stewart e Géraldine Chaplin, che interpretano due attrici chiamate a misurarsi col ruolo dell’indomabile Gabrielle, che cambiò per sempre il corso della moda.
I celebri studios di Cinecittà, che hanno visto nascere capolavori indiscussi del cinema italiano, dal Realismo ai kolossal storici, si aprono per omaggiare il genio creativo di Lagerfeld. Il nuovo corto è stato girato con una tecnica particolare, che vede continui flashback e flashforward. E se già le prime foto del backstage avevano emozionato, il trailer, appena uscito, non è da meno: splendidi i costumi indossati dalle due protagoniste, l’atmosfera Roarin’ Twenties e la grinta sfoderata dalla Stewart. Impressionante la somiglianza di Géraldine Chaplin con la mitica Coco.
L’infallibile estetica del genio di Lagerfeld sforna un altro piccolo capolavoro stilistico. Ora occhi puntati sulla sfilata di domani sera. Roma sarà più che mai caput mundi.
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La knit couture di EMMElab
La magia di un capo irrinunciabile si unisce alla qualità artigianale del made in Italy per creazioni dall’appeal intramontabile: EMMElab propone una linea per veri intenditori, per un Autunno/Inverno 2015/2016 all’insegna dello stile.
Caldi, morbidi e glamour, i turbanti e le fasce per capelli in maglia sono perfetti per affrontare con eleganza il rigore invernale.
Must have del guardaroba femminile, il turbante vanta una lunga tradizione: a partire dagli anni Trenta si è imposto come simbolo di uno stile sofisticato. Sdoganato da icone del calibro di Diana Vreeland e Loulou de la Falaise, il turbante vede oggi una nuova vita, rappresentando un fashion trend più che mai attuale.
Le collezioni EMMElab propongono pezzi per tutti i gusti: tantissime le varianti di colore e i modelli, perfetti per completare qualsiasi look. Il made in Italy di antica tradizione artigianale trionfa nel brand EMMElab: una attenta e rigorosa selezione dei migliori filati sta alla base della produzione. I turbanti e le fasce sono creati utilizzando esclusivamente filati naturali di pregio prodotti in Italia.
L’anima nonché la mente creativa dietro EMMElab è Francesca Montaldi. Classe 1980, la designer, cresciuta a pane ed uncinetto, mostra rara sensibilità artistica nel progettare pezzi unici che impreziosiscono il guardaroba.
Calda lana merinos declinata in capi realizzati a mano con tecniche artigianali: presentate con successo alle fashion week di Parigi e Berlino, le creazioni EMMElab coniugano stile e qualità. Il marchio, che nasce a Roma, si impone come leader nella selezione di filati per la realizzazione di accessori preziosi e sofisticati, per una vera knit couture.
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