“È solo la fine del mondo”: torna al cinema il genio di Dolan

Xavier Dolan torna al cinema con un melodramma a tinte cupe: enfant prodige del cinema contemporaneo, il giovanissimo regista canadese (classe 1989) mette in scena un dramma familiare basato sull’opera teatrale di Jean-Luc Lagarce. In 90 struggenti minuti ambientati in un interno familiare si consuma un dramma dell’incomunicabilità.

Traendo ispirazione dalla tragica parabola familiare di Jean-Luc Lagarce, celebre regista morto a soli 38 anni, cinque anni dopo aver messo in scena la sua pièce più riuscita, intitolata “Giusto Alla Fine Del Mondo”, Dolan ci fa rivivere in prima persona lo stesso conflitto interiore che si consuma nell’animo di Jean-Luc, trasfigurato qui nel protagonista Louis, magistralmente interpretato da Gaspard Ulliel. “Non accetto un ruolo se non mi commuove”, ha dichiarato l’attore e modello, che, dopo aver vestito i panni di monsieur Yves Saint Laurent nella pellicola di Bertrand Bonello, nel 2014, in questo film si distingue per una prova attoriale encomiabile.

Lucido e sagace, il regista si sente perfettamente a suo agio nel ruolo di deus ex machina, tanto da farci provare fin dalle prime scene del film il tragico senso del non ritorno, chiave di volta dell’intera trama, che accompagna il protagonista nella sua visita alla famiglia, dopo dodici anni di lontananza. Louis ha avuto tutto dalla vita: dopo aver abbandonato gli angusti confini della provincia, per lui si sono spalancate le porte del successo, accompagnato dall’amore, vissuto liberamente, al riparo dalla barriera omofoba intrisa di atavici pregiudizi che caratterizza certe realtà.

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Gaspard Ulliel in una scena del film


Ma, come spesso accade, dietro alla patina glamour che caratterizza l’esistenza di chi ce l’ha fatta, si celano dolori e sofferenze indicibili. Nel caso del giovane scrittore, è la vita che se ne va: dopo aver contratto l’AIDS, il giovane Louis fa ritorno a casa per comunicare ai suoi familiari la sua morte imminente. Ma quel che doveva essere un addio, si consuma in un silenzio assordante in cui affiora in superficie un caleidoscopio di rancori e frustrazioni, gelosie e umane debolezze di quei familiari rispetto ai quali il giovane Louis si è sempre intimamente sentito un estraneo. Lo spettatore viene trascinato in un vortice di sentimenti contrastanti. Umano, troppo umano il fratello (interpretato da Vincent Cassel), che ammette i propri complessi di inferiorità rispetto al talentuoso Louis; innocente ed ancora acerba la sorella minore (interpretata da Léa Seydoux), che per lui prova un’autentica venerazione mista a timore reverenziale. Magistrale l’interpretazione di Marion Cotillard, la sola ad incarnare qualche residua traccia di umana pietas: naïf ed impacciata quanto basta, la cognata di Louis si troverà ad essere suo malgrado testimone unica di un addio che non verrà mai pronunciato. Louis ne esce tramortito, sconfitto, sporcato: infine, libero. Anche di volare via verso il proprio destino.

Renato Casaro in mostra a Cremona

È stata inaugurata lo scorso 3 dicembre nelle sale espositive di Santa Maria della Pietà a Cremona la personale dedicata all’arte di Renato Casaro. La mostra, allestita nell’ambito di ‘CIAK – Mostra internazionale di illustratori contemporanei’, celebra il maestro dell’illustrazione cinematografica con oltre mille locandine realizzate nel corso degli anni.

‘Per un pugno di colori’ -questo il titolo della mostra- ripercorre la lunga carriera dell’artista, nato a Treviso nel 1935, considerato uno dei più grandi realizzatori di illustrazioni per manifesti cinematografici. L’artista ha firmato le locandine dei film più famosi, dalle commedie di Luciano Salce e dai film di Bud Spencer e Terence Hill, fino ai capolavori firmati Bertolucci e Monicelli: un successo anche all’estero per Casaro, che ha disegnato anche per i film con Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone e per pellicole entrate nella storia, per la regia di Claude Lelouch, Francis Ford Coppola, Luc Besson e Franco Zeffirelli.

Esposti a Cremona oltre 100 tra manifesti di film, disegni e locandine. Una sezione apposita è dedicata a Ugo Tognazzi, illustre cittadino di Cremona, con i manifesti che Casaro ha realizzato per alcuni film da lui interpretati, come ‘Amici miei’, ‘Il vizietto’ e ‘L’anatra all’arancia’. Molte opere risalgono agli anni Cinquanta, quando Casaro, ancora giovanissimo, si ispirava già ai grandi cartellonisti del passato, come Averardo Ciriello. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 29 Gennaio 2017.

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Tom Ford torna al cinema con “Animali Notturni”

A sette anni dal successo della sua opera prima, A Single Man, Tom Ford torna sul grande schermo con un noir ad alto tasso di adrenalina. Animali Notturni è un film complesso, ricco di suspense e velato da nostalgici rimpianti per una vita non vissuta: i fantasmi di un passato mai dimenticato tornano prepotentemente a farsi sentire, in un vuoto esistenziale che non lascia scampo.

Prodotta e sceneggiata dal designer americano, la pellicola si ispira al romanzo Tony and Susan, scritto nel 1993 da Austin Wright. L’animale notturno del titolo è un riferimento alla protagonista, gallerista di successo prigioniera di una vita infelice: Susan Morrow (interpretata da una splendida Amy Adams) ai tempi del suo primo matrimonio con lo scrittore Edward Sheffield (Jake Gyllenhaal) era una donna genuina e spontanea. Ma oggi resta ben poco di quella ragazza, che Edward era solito chiamare “animale notturno”: la vera essenza di Susan appare ora sepolta sotto una patina vuota di apparenza e convenzioni sociali. Risposatasi con un uomo che la tradisce, dopo ben diciannove anni dalla rottura col suo primo marito, Susan riceve da quest’ultimo un pacco misterioso: è un manoscritto, forse una rivalsa da parte di quell’uomo che tanto l’aveva amata e che lei aveva tradito in modo imperdonabile.

È un film crudo, Animali Notturni, che prende per mano lo spettatore conducendolo in una inaspettata discesa negli inferi, in cui sperimentare la deflagrante potenza dell’orrore, della violenza più spietata, che tutto calpesta in modo privo di logica. Dietro un’estetica impeccabile, dinanzi alla quale lo spettatore resta quasi sopraffatto, come preda della fatidica sindrome di Stendhal, dietro alle mise sofisticate e agli smokey eyes della protagonista si cela la vendetta più crudele, che si esplica attraverso la sofferta lettura di quel manoscritto: la storia narrata sublima i rancori di vecchia memoria e funge quasi da catarsi, costringendo la protagonista a riflettere sul suo passato e ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Non c’è ritorno, non c’è salvezza, ma solo un’espiazione che, pagina dopo pagina, infligge alla fredda Susan una sofferenza crescente attraverso la narrazione di scene di ordinaria follia che si consumano nella cornice del deserto del Texas.

Amy Adams e Tom Ford
Amy Adams e Tom Ford






Tom Ford si conferma arbiter elegantiae per eccellenza. Nessun particolare sfugge al suo controllo, tutto appare perfettamente bilanciato, tutto è pervaso da bellezza, a partire da Amy Adams: nessuno prima dello stilista era riuscito ad esaltare in maniera tanto potente l’allure dell’attrice. Tra i volti che non scorderemo lo sguardo enigmatico di Michael Shannon, che ci regala una toccante interpretazione nei panni del controverso sceriffo.

Brutale ed angosciante, il film è un crescendo di emozioni, fino alla sete di vendetta e di giustizia, da ottenere a qualsiasi costo. Come inghiottiti dentro una vertigine, diviene talvolta difficile distinguere la dimensione dell’onirico e quella del reale, in una successione catatonica di eventi narrati dallo scrittore. Magnificenza e sublimi virtuosismi stilistici dominano l’intera pellicola, tra incursioni fetish in cui trova spazio l’Unheimlich, il perturbante di freudiana memoria: Tom Ford diviene mirabile deus ex machina di un film potente ed affascinante in cui la bellezza diviene beffarda ingannatrice e al contempo porto sicuro in cui rifugiarsi dinanzi alla violenza. Le forme plastiche evocate dalla sceneggiatura vengono dilaniate da un’autentica crudeltà, mentre suggestioni post-apocalittiche si alternano a sublimi exploit estetici.

La locandina del film
La locandina del film

Woody Allen torna al cinema con Café Society, gli abiti si ispirano a Chanel

Woody Allen torna nelle sale cinematografiche con una pellicola nostalgica dedicata al bel mondo, quello dell’alta società.
Café Society” si intitola il film che colleziona i temi cardine della produzione Alleniana: fede e ateismo, ironia e nostalgia, nevrosi.


I due protagonisti ruotano attorno a una figura potente e agiata di Hollywood, il signor Phil Stern che accoglie suo nipote Bobby (Jesse Eisenberg) a Hollywood e gli consente di lavorare per lui e al quale presenta Veronica ‘Vonnie’ Sybil (Kristen Stewart), sua segretaria.
I due si innamorano ma lei nasconde un piccolo segreto che sconvolgerà le vite di entrambi riducendoli a intraprendere dei percorsi differenti, disincantati e inibiti dal rimpianto.
Un loro futuro incontro riporterà il ricordo della passata gioventù insieme, ma ormai entrambi cambiati dai rispettivi matrimoni, si concederanno il lusso di sognare una vita che non li vuol vedere vicini.
A riunirli solo la sovrapposizione del loro sguardo durante la notte di Capodanno in un vorticoso senso di inadeguatezza e tristezza che lascia spazio al susseguirsi dei titoli di coda.


Si alternano durante la narrazione filmica i due ambienti principali: Los Angeles, sempre adornata da una fioca luce crepuscolare e New York, fredda e scura.
I personaggi si muovono a ritmo di jazz costruendo passo dopo passo il racconto filmico tra un travolgente cocktail party in case di star o nei locali notturni.
Fa da cornice la storia gangster del fratello omicida di Bobby che finisce il suo percorso con una condanna a morte sulla sedia elettrica.


Gli anni ’30 sembrano cavalcare agilmente tutto il film ben rappresentati dagli abiti ispirati a Chanel.
Gli abiti sartoriali che hanno vestito la Stewart, rievocavano perfettamente i lustrini, le luci, il clamore di quegli anni soprattutto nel suo comporsi in stile prettamente bon ton, con camicette cropped e guanti in nappa.
La stylist Benzinger si è dovuta destreggiare tra gli abiti di Chanel e di Schiaparelli per fornire un look unico, inconfondibile ed eterno.

fonte foto: www.lucanianews24.it
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Morto Gene Wilder: da Willy Wonka a Frankenstein, i film cult dell’attore

Quando uscì al cinema nel 1971, Willy Wonka e la fabbrica del cioccolato non ebbe un gran successo: bocciato dal pubblico e dalla critica, rinnegato dall’autore dell’omonimo romanzo Roal Dahl. Più di quarant’anni dopo, un fotogramma di quel film è uno dei meme più condivisi al mondo, un vero tormentone social. Questo accade quando la personalità di un attore trasforma un fiasco in una pellicola cult. Gene Wilder, con il suo incredibile talento, la sua ironia pungente e la sua indimenticabile mimica facciale, è stato un grande protagonista della storia del cinema tra gli anni ’60 e la fine degli anni ’80. Jerome Silberman, vero nome di Wilder, è morto ieri all’età di 83 anni a Stamford, nel Connecticut, in seguito a gravi complicazioni dovute all’Alzhaimer che lo tormentava da tempo.


Gene Wilder è morto“: quando Associated Press ha diffuso la notizia, confermata da uno dei nipoti dell’attore, il web si è riempito ancora una volta di meme e video, gif animate e citazioni dai suoi film cult. Il primo in ordine di tempo, Per favore non toccate le vecchiette (1968) ha segnato la nascita di un sodalizio creativo difficile da eguagliare: quello con Mel Brooks. I due si erano conosciuti nel ’63 quando Wilder, protagonista dello spettacolo teatrale Madre Coraggio e i suoi figli, era stato presentato a Brooks dalla futura moglie del regista. La sintonia è stata subito palpabile e Gene Wilder si è assicurato il ruolo di Leo Bloom nella pellicola d’esordio di Mel Brooks. Il regista parlò di lui come “L’uomo della strada con tutte le sue vulnerabilità ben visibili”. Il duo collaborò ancora in Mezzogiorno e Mezzo di Fuoco (1974), ma la vera consacrazione arrivò lo stesso anno con Frankenstein Jr. Fu lo stesso Wilder a scrivere la sceneggiatura e a proporre all’amico questa parodia dei film horror degli anni ’30, una pellicola di culto che ottenne immediato successo.


Gene Wilder è famoso anche per il suo divertente ruolo del dottor Doug Ross in Tutto quello che avete sempre voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere), film di Woody Allen del 1972 che mise in luce le sue capacità nella commedia brillante. Attore, sceneggiatore e regista, Wilder diresse tra gli altri La signora in rosso, che nel 1984 gli valse un Golden Globe. Il web però lo ricorderà sempre come lo strambo e geniale Willy Wonka, e come il dottor Frankenstein che urla “Si può fare!

Antonio Banderas interpreterà Gianni Versace

Secondo le prime indiscrezioni sarà Antonio Banderas a vestire i panni di Gianni Versace nella pellicola in prossima uscita diretta dal regista danese Bille August. L’attore spagnolo interpreterà lo stilista scomparso nel 1997 in un film che sarà girato tra Milano, Reggio Emilia e Miami. Le riprese dovrebbero iniziare a dicembre.

Banderas, che proprio oggi spegne 56 candeline, è già stato diretto da Bille August nel film La casa degli spiriti ed ha recentemente creato una sua collezione di menswear in collaborazione con il brand scandinavo Selected Homme, dopo aver studiato moda alla prestigiosa Central Saint Martins di Londra.

Poco o nulla si sa della trama del film: Gianni Versace, ucciso il 15 luglio 1997 a Miami, rivivrà in una pellicola che tuttavia non ha ad oggi avuto alcuna autorizzazione da parte della maison Versace. Come rilasciato in un’intervista al magazine WWD, la casa di moda ribadisce di non aver avuto alcun coinvolgimento nella realizzazione del film, che dovrà quindi essere considerato solo alla stregua di un’opera di finzione. Stessa sorte ebbe The House of Versace, discusso TV movie realizzato nel 2013, che raffigurava la vita di Donatella Versace.

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Antonio Banderas vestirà i panni di Gianni Versace nel prossimo film di Bille August



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Dieci anni fa usciva “Il diavolo veste Prada”

È la pellicola che ha portato ufficialmente la moda nel mondo del cinema: Il Diavolo veste Prada ha compiuto 10 anni. Era il giugno del 2006 quando il film usciva nelle sale cinematografiche, riscuotendo un successo senza precedenti, con incassi che superarono a livello mondiale i 300 milioni di dollari.

Il Diavolo veste Prada è la trasposizione cinematografica del romanzo scritto da Lauren Wesiberger, pubblicato nel 2003: la regia di David Frankel ha saputo dipingere mirabilmente gli eccessi e la dura disciplina delle fashion editor. Il film lanciò la carriera di Anne Hathaway: grazie alla sua interpretazione dell’imbranata Andrea Sachs, la giovane attrice ottenne la fama internazionale. Inoltre il film valse a Meryl Streep la quattordicesima candidatura all’Oscar.

La giovane Andy Sachs è la tipica ragazza della porta accanto: il sogno di diventare scrittrice la porterà ad entrare quasi per caso nella redazione della rivista più venduta al mondo, “Runway”. Qui la ragazza si troverà ad affrontare la tirannica Miranda Priestly, interpretata da una sofisticata e cattivissima Meryl Streep. “Tutti vogliono essere noi”: così tuona Miranda Priestley, indossando capi haute couture ed occhiali da diva. Tra capricci di ogni sorta, la temibile direttrice insegnerà alla giovane Andrea i segreti dello stile, iniziandola ad una vita patinata e ad una carriera nel fashion biz.

Anne Hathaway nei panni di Andrea Sachs (Foto Movieplayer)
Anne Hathaway nei panni di Andrea Sachs
(Foto Movieplayer)


(Foto cover Vogue.it)


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Cinema: è morto Bud Spencer, aveva 86 anni

Quando il Padreterno mi chiamerà, voglio andare a vedere che cosa succede. Perché se non succede niente, m’in****o. M’hai fatto alzare ogni mattina per ottantasette anni per non andare, alla fine, da nessuna parte? Io, di fronte a tante cose enormi che non comprendiamo, mi posso attaccare solo a lui. E sperare che quando mi chiamerà, mi si chiarirà tutto. Perché oggi, mi dia retta, non si capisce proprio più niente”. Così parlava in una delle sue ultime interviste Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, il gigante buono del cinema italiano. A diffondere la notizia della sua morte è stato ieri sera il figlio Giuseppe: “Papà è volato via serenamente alle 18.15. Non ha sofferto, aveva tutti noi accanto e la sua ultima parola è stata ‘grazie“.


L’attore era nato a Napoli il 31 ottobre del 1929, e aveva vissuto innumerevoli vite. A Napoli, poi a Roma, poi in Sudamerica seguendo gli spostamenti del padre, si appassiona al nuoto conseguendo importanti risultati. Il debutto sul grande schermo nel 1951 con una piccola parte in Quo Vadis?, poi l’abbandono delle scene e della piscina per tornare in Sudamerica. Lì si sposa con la fidanzata storica Maria e diventa padre di Giuseppe, Christiana e Diamante. Ma il suo ritorno al cinema avviene in grande stile, e lo trasforma nell’idolo di grandi e piccini: è il 1967 e sul set di Dio perdona…io no! incontra Mario Girotti. Ai due viene suggerito di adottare nomi più internazionali, così nascono Bud Spencer e Terence Hill. La coppia funziona da subito e i successivi trionfi al botteghino lo dimostrano. Nasce un genere, quello del western comico, che conquista tutti. C’è l’azione, ci sono (tante!) scazzottate ma c’è sempre una morale. Bud Spencer e Terence Hill raccolgono successi ovunque vadano, in coppia o separatamente: sono gli anni di Lo chiamavano Trinità (1970), Più forte ragazzi (1972), Altrimenti ci arrabbiamo (1974), della serie di Piedone. Ma Spencer si cimenta anche in altri generi, dal thriller alla denuncia sociale. Intanto, trova il tempo di fare un po’ di tutto. In pochi anni fonda una compagnia aerea e una linea di jeans, prende il brevetto di pilota di elicottero, scrive canzoni, pubblica una biografia (Altrimenti mi arrabbio: la mia vita), si diletta anche con la filosofia. Nella mia vita ho fatto di tutto – raccontava Bud Spencerma proprio di tutto. Solo due cose non ho potuto fare: il ballerino classico e il fantino”. Vive i suoi 86 anni al massimo, divertendosi e facendo divertire. Fino a ieri, quando ha lasciato questa terra. Adesso possiamo dire veramente che “Anche gli angeli mangiano fagioli“. 

Buon compleanno, Isabella Rossellini

Spegne oggi 64 candeline Isabella Rossellini. Attrice, modella, musa per intere generazioni, la bellissima icona ha alle spalle una lunga carriera divisa tra moda, cinema, cultura e stile. Fascino mediterraneo sapientemente smorzato dall’allure svedese di mamma Ingrid, Isabella è figlia d’arte per eccellenza, nata dall’unione (scandalosa per l’epoca) tra la diva svedese Ingrid Bergman e il regista Roberto Rossellini. Isabella ha una sorella gemella, Isotta, e un fratello, Robertino.

Nata a Roma il 18 giugno 1952, la giovane respira fin dall’infanzia le patinate atmosfere del mondo del cinema, grazie ai suoi genitori. Ma i due si separano quando lei ha appena 5 anni. Isabella all’età di 13 anni viene sottoposta ad un delicato intervento chirurgico per la correzione di una scoliosi ed è costretta a portare il busto per oltre un anno, dopo l’operazione. Amante fin da piccola della moda e dei costumi, frequenta l’Accademia di Costume e Moda di Roma e collabora con Marcella de Marchis, prima moglie del padre nonché celebre costumista.

A 19 anni il trasferimento a New York, dove Isabella inizia a lavorare come giornalista per la RAI. L’impressionante fotogenia e la grande espressività la lanciano nel mondo della moda: a 28 anni comincia a lavorare come modella, posando per Bruce Weber, che pubblica le sue foto sull’edizione inglese di Vogue, e per Bill King, che la introduce nell’edizione statunitense dell’omonima testata. Volto perfetto e charme sofisticato, per la giovane non si contano le collaborazioni: Isabella Rossellini ha posato per Richard Avedon, Helmut Newton, Steven Meisel, Herb Ritts, Norman Parkinson, Peter Lindbergh, Francesco Scavullo, Annie Leibovitz e Robert Mapplethorpe, solo per citarne alcuni. Immortalata sulle cover delle maggiori riviste patinate, da Marie Claire ad Harper’s Bazaar, da Vanity Fair ad ELLE, è stata volto storico di Lancôme.

Isabella Rossellini, foto di Terry O’Neill, 1984
Isabella Rossellini, foto di Terry O’Neill, 1984


Isabella Rossellini by Norman Parkinson, 1982
Isabella Rossellini in uno scatto di Norman Parkinson, 1982


Isabella Rossellini e David Lynch immortalati da Helmut Newton, 1988
Isabella Rossellini e David Lynch immortalati in un celebre scatto di Helmut Newton, 1988


Nel 1976 l’esordio al cinema, con un piccolo ruolo accanto alla madre. Nel 1979 il debutto vero e proprio, nel film Il prato. Ma tutti la ricordiamo per la sua apparizione da femme fatale in Velluto blu di David Lynch, che fu anche suo compagno di vita. Nel 1979 l’attrice ha sposato il regista Martin Scorsese, con il quale si è stabilita definitivamente a New York. Nel 1982 è seguito il divorzio e, un anno dopo, le nozze con il modello Jon Wiedemann, dal quale nel 1983 nasce Elettra, oggi affermata modella. Inoltre Isabella Rossellini ha anche adottato un bambimo, di nome Roberto (nato nel 1993).


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Charme innato e personalità da vendere contraddistinguono da sempre Isabella Rossellini, che appare ancora oggi radiosa: piglio intellettuale e volto naturale, l’attrice rivendica con orgoglio i segni del tempo, che non ne scalfiscono in alcun modo la bellezza. Sarà anche per questo che, a distanza di 30 anni, l’attrice è tornata a prestare il volto a Lancôme, firmando un contratto nuovo di zecca come modella, alla veneranda età di 63 anni compiuti.

Isabella Rossellini in uno scatto di Horst P. Horst, 1980
Isabella Rossellini in uno scatto di Horst P. Horst, 1980


Isabella Rossellini per Dolce & Gabbana, foto di Steven Meisel, 1989
Isabella Rossellini per Dolce & Gabbana, foto di Steven Meisel, 1989


Isabella Rossellini a Los Angeles nel 1985, foto di Michael Tweed/AP/dapd
Isabella Rossellini a Los Angeles nel 1985, foto di Michael Tweed/AP/dapd


Isabella Rossellini in uno scatto di Herb Ritts, 1994
Isabella Rossellini in uno scatto di Herb Ritts, 1994


Nel 1987 l’attrice è stata premiata con l’Independent Spirit Awards come migliore attrice protagonista per la sua interpretazione in Velluto blu. La Rossellini è anche autrice di tre libri: nel 1997 è uscita la sua autobiografia, Some of me, nel 2002 Looking at Me, con una raccolta delle sue foto più celebri. Nel 2006 è uscito In the name of the Father, the Daughter and the Holy Spirits: Remembering Roberto Rossellini, tradotto in italiano come Nel nome del padre, della figlia e degli spiriti santi , volume che è stato accompagnato dal cortometraggio di Guy Maddin Mio padre ha 100 anni, in omaggio alla figura del padre. Versatile, curiosa e sperimentatrice, nel 2006 la Rossellini ha iniziato una nuova avventura in televisione, con alcuni documentari dall’eloquente titolo “Green Porno”: qui l’attrice indagava con elegante ironia le dinamiche dell’accoppiamento nel mondo animale.

(Foto copertina: Irving Penn, New York, 1997)


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Parata di stelle al Taormina Film Fest

È iniziata pochi giorni fa la 62esima edizione del Taormina Film Fest. Grande successo di pubblico e critica per le prime giornate del festival, che ha già visto sfilare numerosi volti noti del piccolo e del grande schermo e si riconferma come uno degli eventi più glamour.

E Tiziana Rocca, General Manager di Taormina Film Fest dal 2012, di successi ne ha collezionati parecchi, a partire, lo scorso anno, dalla presenza di Ellen Pompeo, la celebre protagonista di “Grey’s Anatomy”, a conferire un respiro internazionale alla manifestazione cinematografica che ha sede nella splendida cornice del Teatro Antico di Taormina. L’edizione di quest’anno non è da meno: tantissimi i divi presenti nella Perla dello Ionio, in primis Richard Gere. L’attore hollywoodiano, presidente onorario del Taormina Film Fest 2016, ha presentato il suo nuovo film “Gli Invisibili”, in cui veste gli inediti panni dell’homeless.

Il divo si è presentato bello come il sole dall’alto dei suoi 66 anni: occhi puntati su di lui e sulla sua compagna, la 32enne spagnola Alejandra Silva. L’attore ha monopolizzato l’attenzione di tutti i presenti alla cena di gala, che ha avuto luogo nella prestigiosa cornice dell’Hotel San Domenico.

Richard Gere accanto a Tiziana Rocca (Fonte: Corriere.it)
Richard Gere accanto a Tiziana Rocca (Foto: Corriere.it)


Susan Sarandon a Taormina (Fonte: Siciliaedonna.it)
Susan Sarandon a Taormina (Foto: Siciliaedonna.it)


Altra grande stella hollywoodiana che ha brillato al Taormina Film Fest è stata Susan Sarandon: l’attrice Premio Oscar ha presentato il film “The Meddler” di Lorene Scarafia ed è stata premiata con l’Humanitarian Taormina Award per l’impegno a favore della popolazione di Haiti, riconoscimento conferitole da David Bell, membro del board of directors di APJ Artist for Peace and Justice, organizzazione no-profit fondata da Paul Haggis nel 2009 per promuovere pace e giustizia sociale nel mondo attraverso l’emancipazione di comunità povere.

Altra presenza femminile internazionale è stata Rebecca Hall. L’attrice londinese, classe 1982, è stata protagonista di pellicole come “Frost/Nixon”, “Dorian Gray” e “Iron Man 3”. Figlia d’arte (suo padre è Sir Peter Hall, fondatore della Royal Shakespeare Company), la giovane interprete è stata insignita del Promesse Award ed è stata protagonista di una Tao Class.

Ma non sono mancate le dive nostrane, come la sempre splendida Monica Guerritore e Violante Placido, alla quale è stato consegnato il “Premio Città di Taormina”. Sabrina Impacciatore e Stefania Rocca sono state invece insignite del “Premio Cariddi”.

(Foto cover: Richard Gere immortalato da Myrna Suarez)


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Parte domani la 62° edizione del Taormina Film Fest: la rassegna cinematografica ospiterà quest’anno ventuno Paesi, rappresentati nei film in programma, tra cui Finlandia, Albania, Cina e Nuova Zelanda. Tantissime le star che saranno ospiti della kermesse, in un programma ricchissimo. Sarà Richard Gere a presenziare la giuria, mentre calcheranno il palcoscenico del Teatro Antico Susan Sarandon, Bianca Balti, Monica Guerritore, Rocío Muñoz Morales, solo per citare alcuni nomi.

La kermesse cinematografica si terrà dall’11 al 18 giugno: domani sera inaugurazione con un galà esclusivo a Messina, nella suggestiva location del Monte di Pietà. Venerdì mattina si terrà inoltre una conferenza stampa nel capoluogo siciliano, a cui saranno presenti Tiziana Rocca, general manager del Festival; Filippo Romano, commissario straordinario della Città metropolitana; Renato Accorinti, sindaco di Messina; Eligio Giardina, sindaco di Taormina; Michel Curatolo, direttore relazioni esterne ed eventi speciali Taormina Arte e Maria Celeste Celi, presidente del Cirs Onlus di Messina.

Il programma di questa edizione del festival prevede oltre 100 titoli tra anteprime, cortometraggi e documentari, ma anche pellicole che hanno fatto la storia del cinema italiano. La produzione è firmata Agnus Dei: Tiziana Rocca supera ancora una volta se stessa, assistita da Chiara Nicoletti e Jacopo Mosca, co-direttori del comitato artistico.


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